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GODZILLA: LA RECENSIONE

Disclaimer: non ci saranno spoiler clamorosi ma, qua e là, due dettagli sui mostri li sparerò. In ogni caso nulla di quello che scriverò vi rovinerà la visione. Degli spoiler tosti invece ne discutiamo nei commenti, statene lontani. Cercherò di ripetere il meno possibile quanto già detto nella mostrologia dedicata e nella recensione del primo film. Ciao.

Spanish_Godzilla_2014_PosterLa sfida dello scrivere e girare un Godzilla adesso, 60 anni dopo la sua nascita, 10 dopo la sua ultima apparizione, e tra l’altro in America, stava tutta nel riuscire a fare giustizia all’eredità e alla leggenda senza però cadere nei soliti territori dei blockbuster più facili, senza finire nel piattume di chi se ne frega del cinema e preferisce ruttare mentre esplodono le cose. In altre parole, era importante approcciarsi al soggetto partendo da quello che è stato e non da quello che avrebbe potuto essere. Il punto fondamentale dell’operazione era prendere un genere inflazionato come quello dei monster movie e ricordare alle persone che anche quello è un cinema che, quando fatto a dovere, non dovrebbe avere nulla da invidiare ai film tanto esaltati come d’arte e d’autore; che proprio una saga come quella di Godzilla, nonostante i sequel a tratti ironici, sbulacconi e a volte ridicoli, è nata dall’urgenza di fare qualcosa di nuovo, spettacolare, serio e dal messaggio socialmente significativo. Godzilla nasce da un’avanguardia cinematografica con pochi precendenti, da una tecnica sconvolgente e da una narrativa che prendendo il punto di vista umano e mettendolo a confronto con quello della natura stessa è finita per diventare la madre di tutte le metafore quando ancora le metafore potevano essere usate senza sembrare facilonerie letterarie per i poveri di gusto. Per riuscire a tornare a queste idee e in qualche modo ripartire, ridando al mostro un contesto e una forma al passo coi tempi, era necessario lasciare il progetto nelle mani di qualcuno che capisse profondamente il significato di un mostro come Godzilla e che avesse un visione distruttiva chiara, precisa e fatta di quei dettagli che fanno la differenza tra il finto e il reale.
Un soggetto come quello di un Godzilla qualsiasi, alla fine, dovrebbe essere facile da trattare. Come si fa a sbagliare un film in cui un mostro atomico gigante deve combattere con altri mostri atomici giganti mentre le città e le persone ai loro piedi vengono spazzate via nelle più spettacolari delle distruzioni? Come si può dopo così tanti anni, prove fallite ed esempi da cui trarre ispirazione? Sì può, perché sulla carta, Godzilla, ha sempre aggiunto un clausola in piccolo, là nell’angolo, facile da tralasciare. Diceva più o meno sempre la stessa cosa: FILM DRAMMATICO – PERSONAGGI AL CENTRO DELLA STORIA. NO MOSTRO. RIPETO. NO MOSTRO. Nonostante il caps-lock si leggeva poco comunque e la gente ha iniziato a dimenticarsene. Nella cultura popolare di chi non ha mai visto un film di Godzilla si dà per scontato che le sue storie girino tutte intorno a dei mostri grossi sempre più buffi ma spesso e volentieri è proprio il contrario. Ci sono dei concetti grossi quanto il mostro per cui l’uomo è causa del proprio male, e tralasciarli sarebbe come andare al cinema e dimenticarsi come ci si siede. In tutto questo nasce il problema di trovare un regista adatto che sappia gestire sia il lato umano che il lato mostruoso della storia senza trattarli come fossero due cose diverse, e chiunque abbia visto Monsters ha capito subito che la scelta poteva essere solo una.

Godzilla-2014-Roar

LA VISIONE

Passato: Gareth Edwards gira Monsters con 15mila dollari e un bagaglio tecnico della madonna, facendo capire a tutti che il futuro del cinema di mostri fosse tutto lì. Forse non se ne accorse nessuno ma, già allora, il regista gridava “GODZILLA” da tutte le parti. Il tono, il messaggio, i personaggi e la computer grafica erano al loro posto. Bastavano solo qualche milione di dollari in più e un mostro gigante.
Presente: Gareth Edwards gira Godzilla con 167 milioni di dollari, spazzando via qualsiasi esempio di mostro in CGI e ponendo le basi per un futuro fatto di mostri che sembrano esistere davvero.
Futuro: Gareth Edwards è il capo dell’universo.
Capisco chi non ha amato Monsters: è una storiella d’amore, a tratti ripetitiva e stagnante, che mostra il suo potenziale più alto solo nelle sequenze finali. È un film che nelle premesse inganna, fa venire il nervoso, e alla luce di questo capisco, fino a un certo punto, chi non ha amato Godzilla o chi è sempre stato scettico. Questo Godzilla parte dal presupposto che per girare un buona storia ci sia bisogno di raccontarla creando un contesto adeguato, cosa che, inevitabilmente, richiede del tempo. Capisco quindi chi è andato al cinema ancora pieno di Pacific Rim aspettandosi la stessa esuberanza e lo stesso tipo di spettacolo. Capisco, quindi, chi aveva voglia di vedersi il solito blockbuster con le cose grosse e, per lo stesso motivo, capisco anche che chi si aspettava qualcosa del genere non aveva alcuna idea di cosa fosse Godzilla e cosa comprendesse il suo immaginario. La differenza, sostanziale, è che Godzilla non è e non è mai stato il vostro solito film con il mostro grosso. È sempre stato qualcosa in più, che fosse nell’esagerazione o nella serietà.
Quello che leggerete da tutte le parti è che Godzilla ci mette un vita ad arrivare. È vero, la prima ora è tutta storia, una storia che funziona perché pulita da tutto l’esuberante che il cinema d’azione ama. Nulla è raccontato per il semplice piacere di farlo così come nessuna azione è mostrata per il piacere dello spettacolo. Non vediamo militari sparare razzi a caso distruggendo più città dei mostri perché sono belle le cose che esplodono. Non vediamo azioni insensate dirette da dei generali che sembrano usciti da Avatar. Non esiste, qui, lo stereotipo action dell’azione militare arrogante, della scienza lasciata per ultima, dell’eroe in quanto unica persona a capire davvero cosa stia succedendo. Non esiste, a dirla tutta, alcun stereotipo sui generi. A far da padrona qui è la ricerca quasi maniacale del realismo e, di conseguenza, del giustificato, con l’unico obbiettivo di immergere gli spettatori in un mondo talmente verosimile da non permettergli di sospendere l’incredulità quando entrano in gioco dei mostri atomici giganti, qui giustificati da un contesto nucleare in cui la nostra dipendenza da quella energia non è differente dai bisogni biologici dei mostri risvegliati. Gli unici difetti, quelli più evidenti, vengono da una scrittura forse troppo legata all’immaginario americano per cui il trasporto emotivo verso un giovane militare dalla famiglia perfetta, qui gran protagonista, è dato per scontato. Non è un personaggio estramemente approfondito, come del resto tutti gli altri, ma in ogni caso vengono mostrati i giusti dettagli per comprenderne la posizione nella storia e le motivazioni, senza ripiegare su trame parallele insignificanti per aumentare dell’empatia non necessariamente richiesta. La tanto ricercata carica emotiva verso i protagonisti è riuscita in almeno un paio di occasioni, tutte nella prima ora, e inizia a fallire solo quando Godzilla diventa il grande protagonista della storia. Lì tutto si carica sulle sue spalle, la missione dell’eroe diventa la sua missione; tutte le emozioni e le aspettative vengono sfogate in un unico, lunghissimo, ruggito.

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Questo.

Gareth Edwards, nel frattempo, fa miracoli. La sua visione della distruzione è chiarissima, precisa e satura di dettagli. Ogni immagine, ogni relitto, ogni paesaggio desolato e ogni palazzo in rovina è un dettaglio che si aggiunge a un altro. La ricerca maniacale del realismo di cui prima è qui sfogata nella più precisa e minuziosa devastazione che abbia mai visto su uno schermo. Il cinema di Gareth Edwards è un cinema di dettagli, di cose apparentemente piccole e inutili ma che nell’insieme creano un mondo che esiste davvero. La precisione nel mostrare uno sfondo, un punto in lontananza, una televisione accesa, fa in modo di dare vita a un mondo che potrebbe benissimo essere il nostro. Non c’è, nella sua visione, alcuna sbavatura, alcuna ricerca dell’esagerato, solo la grande ambizione di riprendere cose che non esistono come se ci fossero sempre state. È un processo di continuo perfezionamento della finzione verso il realismo che il cinema ha iniziato nel momento in cui è nato e che ora sta ottenendo i suoi risultati più spettacolari.
Concentrandosi sui dettagli Edwards fa in modo che l’azione sia limitata in momenti ben precisi, costruiti nel tempo con la minuziosità di chi vuole che questi abbiano effettivamente l’importanza che si meritano. L’apparizione di Godzilla, le sue caratteristiche più conosciute, le sue mosse più iconiche; tutto viene mostrato dandogli un peso ben specifico, garantendo spettacolo e stupore nonostante l’ovvietà di quello che sta succedendo. Descrivere un mostro nella sua più classica delle forme riuscendo comunque a lasciare a bocca aperta è forse la più grande conquista del regista. Questo, e la grafica dei mostri.
Appena lo vediamo Godzilla è talmente grosso da non stare, letteralmente, nell’inquadratura. La prospettiva umana diventa lo strumento principale per descriverne la possenza e solo in lontanza, sullo sfondo, il mostro può essere visto nella sua interezza. Edwards ci mostra lui e i due MUTO (le cui teste dal design quasi robotico mi sono piaciute più del dovuto) concentrandosi prima su dettagli e parti del corpo, ostendando inquadrature per lunghi secondi che, semplicemente, urlano “guardate come sono bravo”, per poi lasciarsi andare in sequenze di assoluta calma in cui le creature, ferme, vengono mostrate con tranquillità, con la coscienza di non aver sbagliato nulla. Non s’erano mai viste in un monster movie sequenze silenziose in cui gli unici protagonisti sono due personaggi e una gigante testa di mostro, né inquadrature lunghe e statiche su due mostri intenti a uccidersi.
Le scelte riguardanti Godzilla, nello specifico, oltre ad azzeccatissime sono state anche molto coraggiose. Qui non è quell’invincibile creatura che si potrebbe credere, qui è un animale scritto in quanto tale, mosso da istinti primordiali che lo portano a volere solo una cosa, la sua preda, e poco importa quindi se mentre nuota verso l’America una flotta di portaerei lo sta praticamente scortando. In qualsiasi altro film, in qualsiasi altro film americano, Godzilla le avrebbe prese e usate come stuzzicadenti, ma qui, dove regna la ragione, non avrebbe avuto senso. Godzilla è un animale, un animale grasso e pesante, e gli animali faticano, si stancano, combattono fino a non poterne più e, come tutto, hanno dei limiti. Quando Godzilla le prende soffre, incassa, e sul suo volto il dolore è evidente. Godzilla qui è costretto a combattere, risvegliato e governato da un istinto più vecchio di lui, costretto ad esaurire le sue forze e a usare ogni arma in suo possesso. Questo Godzilla, una volta esausto, crolla a terra sotto il peso della sua forza. È anche un Godzilla palesemente scazzato, infastidito a morte dalla presenza di queste due creature che non vede l’ora di rimandare da dove sono venute.

Elizabeth Olsen

Io, al cinema (se fossi una figa).

La sequenza più iconica della pellicola vede un’inerme Elizabeth Olsen ritrovarsi in mezzo ai due mostri, ribaltando la premessa di Monsters per cui erano gli alieni ad essere finiti tra gli umani. Qui sta il film, i suoi concetti; un’inquadratura dal basso, due mostri imponenti; un epico mezzogiorno di fuoco, e noi là sotto, come al cinema, a guardare.
Questo Godzilla, come il film, è l’esempio di mostro più vero e filologico che sia mai sbarcato al cinema. Questo Godzilla, come il mostro, ha posto degli standard tecnici e narrativi che, per ora, solo Gareth Edwards potrà soddisfare.
Forse il film più coraggioso da un po’ di tempo a questa parte, pieno di scelte controcorrente che faranno incazzare tantissima gente ma che, se tutto andrà bene, cambieranno un po’ la faccia di questo tipo di cinema. Il futuro comincia anche un po’ qui, e chissà che non sia il caso, come nel 1965, di aspettare la risposta di Gamera per vedere smuoversi ulteriormente le acque.

DVD-quote:

“Più grosso, più bello, più scazzato”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com

>>IMDb | Trailer

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364 Commenti

  1. samuel paidinfuller

    il finale se vuoi lo puoi interpretare anche come coglionella agli umani subito appecoronati al potente di turno che manco se li caca

  2. Nexx999

    Bello!! Finalmente qualcuno è riuscito a riproporre Godzilla come deve essere.
    Dopo l’americagata del ’98 dove più che Godzilla a sbancato ai botteghini Buff Teddy e il Principe di Ball’air, Gareth Edwards si è messo d’impegno e ha iniziato col rispolverare il mito di quando era piccolo. ‘Vi racconto la storia di un mostro che non esiste, ma che esiste da 60 anni…’.
    Per me la voglia di ‘rivederlo’ incalza col passare dei minuti e la trama gira sapientemente intorno a lui, con la sua natura animalesca e incontrollabile, e ruota anche intorno agli altri 2 mostri giganti che si ‘cercano’ per il semplice istinto di accoppiamento per preservare la propria specie. Questa natura in ‘formato gigante’ ha come contorno tanti piccoli esserini impotenti che, un po’ come le formiche, si difendono e cercano di nascondersi nei loro metroformicai finchè la devastazione non passa. Godzilla alla fine è un guerriero che cade sfinito dopo un lungo combattimento con l’altra coppia di giganti. E’ unalotta alla sopravvivenza anche per loro. E’ reale e nello stesso tempo verosimile. La spettacolarità della distruzione fa da contorno ad un mito che non muore mai e che molto probabilmente ritornerà perchè Gareth Edwards sarà in grado di migliorare quanto fin ora ci ha fatto vedere. Almeno, lo spero.

  3. berto

    ma quanto cazzo scrivete stronzi maledetti? ma, soprattutto, dov’è SCHIAFFI???

  4. IRIZA

    Visto due volte e alla fine m’è piaciuto pur con tutti tutti i suoi difetti. Ma giungo qui troppo tardi e mi limiterò a scrivere che l’espressione di Watanabe è del tipo “Ma perchè ho a che fare con degli idioti?” (sopratutto quando scopre che “mamma MUTO” è stata portata in un deposito di scorie nucleari…te credo)

  5. sodom

    a me, mi ha fatto cagare

  6. Tom Bruise

    Visto solo oggi con colpevole ritardo, a me è piaciuto.
    Dirò solo che questa mania per il realismo non l’ho vista più di tanto, almeno nel comportamento. Voglio dire:
    – tutto il film a dire che Godzilla insegue la sua preda e poi quando finalmente la atterra se ne va contento di averla semplicemente uccisa – e di che si ciba Godzilla? I MUTO di radiazioni e ok, mangiano per tutto il film, e Godzy?
    – i due MUTO presentati come classici insettoidi che però hanno una struttura familiare tipica dei mammiferi (mamma e papà che difendono i figli e che palesemente soffrono della loro sorte).
    – l’ammiraglio che propone di allontanarli dalla città con lo scienziato che poi dice “no, meglio farli combattere usando la città a piacimento”, il tutto senza un minimo di discussione logica.
    – l’autista dell’autobus che forza il blocco, che non si capisce perché sia in mezzo ad un ponte, senza nessuno che nel panico gli copi l’idea.
    – la maestra all’inizio del film che evacua la classe ignorando bellamente l’unico ragazzino americano che se ne rimane lì come un ebete.
    Sarà che la psicologia è il mio mestiere ma in quell’ambito di realismo in un blockbuster americano non ne vedo da un bel po’.

    A parte questo, film riuscitissimo senza problemi.

  7. Sergio Leon

    @Nanni: è un casino arrivare a 400 commenti…

  8. Sergio Leon

    @Jean-Claude: scusami scusami scusami, la recensione era tua! il commento di cui sopra era per te.

  9. Past

    ecco sta discussione (non la rece) la saltai a piè pari…ma il cassettino che fine ha fatto…vi è venuta anche a voi l’annuncite…

    comunque a me era piaciuto, quei 3-4 minuti lì sono stati una delle cose più belle viste negli ultimi anni, un pò faticoso arrivarci lo ammetto ma che goduria signori miei, da me applausi ad ogni mossa di godzilla, sembrava di stare a vedere il wrestling tra mostroni.

  10. @Jean-Claude Godzilla è davvero un gran film, ne hai colto tutti gli aspetti alla perfezione. Aggiungo che l’attualizzazione delle fobie da catastrofe è perfetta, c’è Fukushim, lo tsunami, le Torri Gemelle. Uno spettacolo, davvero.

  11. banasci

    La cosa più bella del film sono questi commenti, di certo è un film che fa discutere

  12. banasci

    [DOMANDA NERD] i personaggi di un film di godzilla ambientato ai giorni nostri hanno visto le altre sessanta pellicole sul mostro? O dobbiamo immaginare un mondo parallelo dove il film non è mai uscito?

  13. Enrico

    Il Godzilla riffato dai tedesco/americani nel 98 ha funzionato perché era qualcosa che non si era mai vista nel cinema moderno, sfruttava in parte la scia dei vari jurassic park, ma era qualcosa di nuovo sopratutto negli effetti speciali e poi non aveva questa retorica da quattro soldi, perché io sono il primo a dire che horror e la fantascienza per funzionare devono veicolare messaggi più profondi, sociali e non, tipo Elysium che era un messaggio terzo-mondista e socialista, oppure Zombi di Romero che non era altro che una critica al consumismo.
    Ma qui non basta prendere lo scienziato giapponese farli il primo piano e fargli dire la frase fatta che la natura controlla l’uomo e non viceversa, primo perché purtroppo è tremendamente falso e secondo perché non ci crede nessuno; il film è uscito tardi sulla scia dei Pacific rim o dei film della Marvel, qui mi aspettavo da un momento all’altro un robottone di Pacific rim che usciva fuori, anzi mi aspetto un film alla “Pacific Rim meets Godizilla”.
    Insomma molta noia poca azione e la parte umana e di denuncia sociale davvero scarsa.

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