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Tecnica della trasmigrazione attraverso Satori o, come la chiamano i cinesi, The Wrath of Vajra

Non so voi, ragazzi, ma io mi gaso un casino quando vedo il trailer di un film e non capisco un cavolo. O meglio, mi incazzo come una biscia quando non si capisce un cavolo perché il trailer non ti mostra nulla di significativo, tipo il primo trailer di Dark Knight Rises o quello di Giorni di un futuro passato, ma quando non si capisce un cavolo perché nel trailer c’è così troppa roba che è impossibile darle un senso, caspita, lì mi esalto come un bambino. Prendiamo The Wrath of Vajra, per esempio: cosa non c’è in meno di 3 minuti?

Ci sono le botte? E’ un fantasy? E’ cinese? E’ giapponese? C’è l’uomo bianco? Ci sono i fantasmi? C’è un gigante giapponese? Ci sono i ninja? E’ ambientato ai giorni nostri? O nel passato? Ci sono i viaggi nel tempo?
Capite che questa roba deve essere mia.

Ci sono cascato come il pollo che sono, il plot di The Wrath of Vajra è molto più lineare di quanto il trailer lasci sperare, ma questo non lo rende necessariamente un brutto film.
E’ un brutto film per un sacco di altri motivi.

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Un dialogo tra due uomini apre il film e ridefinisce il concetto di didascalico, dato che vede i due personaggi (che non rivedremo mai più) ripetere, letteralmente, ad alta voce quello che è appena stato annunciato da una vera didascalia: esisteva un tempo in Giappone una setta segreta inspiegabilmente votata al culto di Ade (!) e al nobile scopo di distruggere la Cina nel corpo e nello spirito attraverso un complesso schema piramidale che consisteva nel rapire bambini cinesi, far loro il lavaggio del cervello, sottoporli a inaudite crudeltà e trasformarli in spietati assassini del loro stesso popolo; resa illegale nel momento in cui l’esercito giapponese decise di distruggere la Cina nel corpo e nello spirito, ma con più garbo, la setta viene nuovamente istituita durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’Impero sente che l’operato dell’esercito non è più sufficiente, dato che, sì, stiamo massacrando un sacco di cinesi e impossessandoci di un sacco di territori cinesi, ma non li stiamo veramente distruggendo nello spirito.

A una prima occhiata The Wrath of Vajra parrebbe l’ennesima parabola propagandistica sui cinesi buoni e giapponesi cattivi tipo Ip Man 0, ma dopo il primo combattimento diventa chiaro che ci troviamo di fronte all’ennesima parabola propagandistica sui cinesi buoni e giapponesi cattivi ma con delle buone coreografie, tipo Ip Man e Ip Man 2.

Sai cosa stai comprando quando un film comincia così

Atti di crudeltà ingiustificati del Giappone sulla popolazione cinese a parte, la trama di Vajra ha quella semplicità che possono permettersi solo gli adattamenti brutti e svogliati di un videogioco di combattimento, in cui l’eroe partecipa suo malgrado a una sorta di torneo che lo vedrà affrontare una varietà di avversari/boss in una varietà di arene/livelli senza tanti orpelli o spiegazioni: “K-29” (Xing Yu, ex monaco Shaolin diventato attore, al suo primo ruolo da protagonista) è un ex membro della setta (vedete che cattiva, la setta? Priva i bambini cinesi della loro identità trasformando il loro nome in un numero!) in cerca di redenzione, che alla notizia della sua riapertura vi si fionda a gamba tesa e ci resta, tipo, 15 giorni con vitto e alloggio spesati per massacrarne uno a uno gli adepti, scalando la gerarchia fino ad arrivare all’attuale capo supremo, l’immancabile amico d’infanzia che ha abbracciato il lato oscuro (interpretato dal rapper/ballerino/artista marziale americoreano Steve Yoo).

Questo lo scheletro, pochi e un po’ scemi i tentativi di dargli sostanza, più che altro digressioni che portano innecessariamente il minutaggio del film a quasi due ore: c’è il sopraccitato boss finale che è sì un nemico ma anche un fratello (apri il rubinetto dei feelings e dell’omoerotismo), c’è la figlia del vecchio capo della setta che da un lato è votata alla Causa ma dall’altro ne vuole un casino dal protagonista e le vengono i sensi di colpa quando i cattivi maltrattano i bambini, ci sono dei soldati americani che recitano MALISSIMO, inseriti un po’ a casaccio (forse per ricordare al pubblico occidentale che nella Seconda Guerra Mondiale cinesi e Alleati stavano dalla stessa parte; che babbi: sarebbe stato molto più efficace ricordarci che i giapponesi stavano coi nazisti) e mandati a farsi massacrare dai vari boss per far capire allo spettatore che per il protagonista sconfiggerli non sarà una passeggiata (spoiler: sarà una passeggiata).

Veniamo quindi a quello che ci interessa veramente: le botte.

Botte

Ora, o il livello delle scene d’azione nei film di arti marziali cinesi è sceso drasticamente senza che ce ne accorgessimo, o io ho letto 18 recensioni di gente palesemente scema, perché i combattimenti di The Wrath of Vajra, pur fantasiosi (vince il premio bravo il boss “Crazy Monkey”, versione maschile della bambina di The Ring) e ben coreografati dall’onnipresente Sammo Hung (o chi per lui, andiamo, non è fisicamente possibile che curi le scene d’azione di 128 film all’anno), sono abbastanza deludenti, completamente dipendenti da un montaggio così invasivo che pur di nasconderne i trucchetti ed espedienti del caso — l’inevitabile momento in cui gli attori prendono fiato, in cui entra in scena lo stuntman, in cui qualcuno viene agganciato a un cavo eccetera — arriva a eliminarne interi segmenti col risultato che personaggi un attimo prima in piedi si ritrovano l’attimo dopo a terra senza neanche averci fatto vedere il momento in cui il calcio volante dell’avversario li ha colpiti in da la fazza. Lo scotto da pagare, immagino, se il tuo protagonista è un ex monaco Shaolin ma due cattivi su tre sono dei ballerini.

Merita una menzione la Mossa Speciale che dà il titolo (e, nelle speranze malriposte dello sceneggiatore, un’identità) al film, “The Wrath of Vajra”, la supertecnica che K-29 imparerà a padroneggiare giusto in tempo per il combattimento finale (sotto la pioggia e in slow-motion come si conviene a ogni produzione senza idee degli ultimi 20 anni) e dal nome stupidamente fuorviante: con supercazzola chiarificatrice da Kenshiro del discount, la “Rabbia” di Vajra è un stato di consapevolezza che non nasce dalla rabbia (dafuq!), bensì dalla calma e dalla purezza dello spirito, una risolutezza, una superforza innescata dai buoni sentimenti e non dall’intenzione di ferire. In Ken si chiamava “Trasmigrazione attraverso Satori”, e potevo tollerarla perché era il 1987 ed era un cartone animato — anzi, rivediamoci direttamente lo scontro finale tra Ken e Raoh, tratto dal film del 2009 perché non riesco a trovare la serie originale su YouTube:

Tornando alla Cina, nel combattimento finale in cui il buono vince perché è il buono (e il cattivo riconosce di non poter vincere, perché non è il buono) c’è tutta la filosofia di terz’ordine in cui sguazza da sempre questo cinema di propaganda, un manicheismo sguaiato e involontariamente comico (sul serio, se sento ancora una volta la leggenda metropolitana dei bambini cinesi rapiti dai giapponesi, sottoposti al lavaggio del cervello e rimandati in Cina come agenti dormienti, inizierò a chiedermi se non ci sia una base storica) che manco la Hollywood più becera: dimentico delle sue tradizioni, il popolo a cui dobbiamo non solo il kung fu ma anche, e soprattutto, il fichissimo concetto di yin e yang oggi sembra capace di vedere solo in bianco e nero, e questo mette una certa tristezza.

Politica, scie chimiche e sociologia della domenica a parte, The Wrath of Vajra è in fondo un film un po’ meglio più che mediocre, da guardare magari con tutti e due gli occhi solo durante le mazzate. Il già citato Ip Man 0, per esempio, altro portavoce del delirio paranoide anti-nipponico che mi è capitato di recensire tempo fa, era molto peggio. Vajra può quantomeno vantare livelli produttivi nella media e una giusta dose di spettacolarità. L’avessi visto al FEFF sarebbe potuto essere a il piatto forte in una giornata particolarmente fiacca.

Menando sotto la pioggia

DVD-quote

“55 minuti di propaganda e 55 minuti di botte. Per chi si accontenta.”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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9 Commenti

  1. Alex

    La realtà è che i cinesi precettavano dai 10 anni, vedi prima foto qui: http://en.m.wikipedia.org/wiki/Military_use_of_children

  2. Ciak Norris

    Avrei solo voluto che la recensione del sempre ottimo Quantum si prolungasse all’infinito.
    Ps. Ma a quando una mega produzione sull’ultimo discendente della scuola di Hokuto?

  3. Poisoned Ivy

    Niente. Ho letto male il titolo, The Wrath of Vajina.

    Da lì in poi no sono più riuscita a leggere dal ridere.

  4. Rocco Alano

    Il sentimento anti-nipponico in Cina è storico e radicato (e non del tutto ingiustificato). Il problema è che il cinema di propaganda o è così tamarro da fare il giro a 180° e sembrare una presa in giro (Chuck Norris, Rambo III…) o straccia le balle.

  5. Ace Sventura

    A parte Salt.

  6. Past

    Ma nel banner l’ultimo a destra che fazza ha…?

  7. Matteo Pascal

    Contributo dalla serie originale: http://www.youtube.com/watch?v=yUwSYtCPPso

  8. Bruce Wheelies

    L’ho visto in volo da Pachino verso Francoforte. sarà che venivo da 9 giorni di jet lag in Giappone, e che mi svegliavo TUTTE LE MATTINE alle 4:30. Sarà quel che sarà, è stato il primo film di questo tipo in cui ho rischiato di addormentarmi. Il cattivo non troppo cattivo ha una fisicità notevole ma la palla al cazzo di tutto il resto di film…ecco non il pezzo migliore a dare della gente che deve stare con il culo sul sedile per 9 ore. in prede alla disperazione mi sono riguardato Elysium anche se l’avevo già visto, giusto per vedere qualcosa che mi piacesse.

    ps: a parte me e il mio capo, il resto del 777 era tutto esaltato da sto film o quasi…inutile dirvi che erano tutti cinesi.

  9. MasterPaskua

    ed ecco l’intero scontro tra ken e raoh nel cartone originale:
    https://www.youtube.com/watch?v=UlVDidbdYr8
    da imparare a memoria, discepoli dei 400 Calci

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