“Le origini del male”, the honest ones

Innanzitutto: sigla.

Eccoci qui, gli Iron Virgin ci portano nell’inghilterra dei primi anni settanta ovvero dove si svolge questo The quiet ones, tradotto in italiano con il loffio Le origini del male, titolone ad effetto perché non si corra il rischio di non confonderlo con una delle dozzine di pellicole bruttarelle a tema “possessione demoniaca” che negli ultimi anni -assieme a quelle di zombie- ci hanno sfranto un pochino il beneamato.

Una delle cose di cui qua sopra eravamo un po’ tutti contenti era il graduale ritorno della Hammer la quale aveva fatto il miracolo nel 2007 tornando dalla tomba -anche se solo come studio creativo e non come vera e propria casa di produzione- e doppiando il miracolo nel 2012 lasciando i redattori de i400calci increduli ma concordi nel gradire un film dell’orrore come The woman in black, in cui non si vede una stilla di sangue e il cui protagonista è Harry Potter da vecchio alle prese con un sacco di cose cigolanti. Sulla carta non ci avremmo creduto e invece fu uno dei nostri film dell’anno.

The woman in black insomma segnava il ritorno di qualità non solo di una certa Hammer, quella più gotica, ma in generale di una certa sensibilità horror britannica, quella per capirci anche di Tigon e Amicus, incarnandola con dovizia e mutuandola per il cinema odierno. Da grande appassionato di quel cinema lì ero molto curioso di vedere come sarebbe proseguita l’avventura della neo-Hammer con The quiet ones, ora che avevano assestato un film forte di critica e botteghino su cui appoggiarsi.

“E come è andata?”, vi starete chiedendo. “È andata, dai. Si può tranquillamente fare”,  vi rispondo io.

Per cominciare però vediamo di che tratta.

In una disabitata casa di campagna nell’Inghilterra dei primi anni settanta un gruppo di studiosi, un professore poco ortodosso e tre dei suoi allievi, studiano un caso di possessione demoniaca che ha per oggetto una ragazzina lì rinchiusa come un animale in una stanza blindata e nella quale periodicamente affiora violentemente un demone che si chiamare Evey ma che i più scettici optano per liquidare come un disturbo dissociativo della personalità. Scopriranno che, malata o meno, con la ragazzina c’è di mezzo una setta ormai distrutta chiamata “the quiet ones” ed il loro culto mesopotamico devoto a Lilitu, demone che è in parte alla base della nostra Lilith e che non è esattamente un tranquillone.

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Non è che solo il demone qui sia quello poco tranquillone eh.

“Tutto qua?”. Sì,  Tutto qua.
Alla fine nello stile di certo horror inglese non c’erano solo le ambientazioni e le atmosfere ma anche una certa concisione, un puntare su storie efficaci per quanto semplici, un focalizzarsi sui personaggi, sui dialoghi e sui dettagli più che sul girare in molti ambienti ed usare molti effetti speciali, una dimensione a volte praticamente teatrale dovuta anche al dover contenere i costi ma che così facendo non mostrava eccessivamente la corda del budget esiguo -come invece è più frequente nel vecchio cinema a basso costo statunitense- ed accortezza questa che ha permesso alla Hammer di girare in quaranta anni tanti film quanti una casa di produzione normale girerebbe in un secolo.

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Negli anni settnta fare i found footage era impossibile da quanto era scomodo. Ecco perché è stata una decade d’oro.

Le origini del male è un film alla fine onesto che però qui da noi viene venduto in maniera cialtrona, ad iniziare dal succitato titolo, per poi arrivare ad un poster dozzinale e fuorviante che nulla ha a che spartire con quello originale -o tentomeno col film- e per culminare in un trailer un po’ ingannevole in cui un montaggio accurato di alcune scene ce lo incarta come uno di questi spaventerelli sugli esorcismi e le possessioni con tanto di momenti found footage. E poi quell’eccessivamente altisonante “Un’esperienza al di là di ogni immaginazione”, ripetuto ovunque e che ricorda i battage dell’ horror da drive-in di quaranta anni fa, avete presente: “Non dormirete mai più!”, “Continuate a ripetervi che è soltanto un film!”. Quel tono lì ma senza averne alcuno spirito citazionista, detto credendoci, nel 2014 fa sorridere noi smaliziati ma fa probbilmente sentire preso per il culo lo spettatore quando ovviamente non avrà alcuna esperienza fuori dalla sua immaginazione.

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Citazioni addirittura da “L’esorcista II: l’eretico”, i miracoli del postmoderno.

Per fortuna dietro questo brutto marketing il film non è terribile.
Al di là della trama, in sé molto lineare e semplice, l’aspetto più interessante secondo me è quello dell’usare un caso di possessione demoniaca per raccontare i personaggi coinvolti e cercare poi di raccontare la possessione attraverso i loro punti di vista: chi la studia, chi è posseduto e in parte anche il demone che possiede.
Il regista John Pogue  si vede che viene dalla sceneggiatura, basa sui dialoghi e i personaggi gran parte del film e gestisce con economia tempi e dettagli per far accadere più cose possibili nel minutaggio a disposizione, cerca una via personale al tema, cosa per me sempre lodevole, per almeno i primi due atti del film per poi scivolare in alcune scelte un po’ di routine anche se non eccessivamente scontate.

Ho apprezzato l’assunto storico che viene posto tra le righe all’inizio e che funge da filo rosso al film, ovvero che nel vicino oriente venivano ascritte all’intervento sovrannaturale dei demoni le malattie mentali, e Lilitu veniva tirato in mezzo soprattutto nel caso di squilibrio di giovani donne. Questa cosa nei confronti della ragazzina in questione nel film verrà lasciata per gran parte del film nell’ambiguità, nel dubbio tra la balla, la malattia mentale o la reale possessione di un demone. Sarà per l’ambientazione british ’70s, sarà per il tono misurato e i colori spenti, ma mi ha ricordato a tratti un misconociuto film inglese, When the light went out, che racconta di una famiglia inglese alle prese con un poltergeist parecchio stronzo nel 1974. Non era un granché eh, ma aveva una certa atmosfera che gradii.

“Vabbè, e quindi?! Ce lo andiamo a vedere o no? Merita?”, direte a questo punto voi, giustamente. Ecco, qui casca l’asino.

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“Vi ero mancato?”

The quiet ones non è un film che consiglierei a tutti i calcisti lì fuori: è un film che se la prende calma, in cui si parla molto, in cui la tensione e l’inquietudine li vuole far scaturire dall’atmosfera e che a volte ci riesce pure.
Non c’è uno schizzo di sangue, ci sono cinque personaggi per tutto il film, alcune morti avvengono fuori inquadratura e addirittura c’è una componente romantica, non melensa e non banale ma c’è. Inoltre, anche per chi non ha problemi con queste cose sopra elencate, pur avendo un suo perché ed una sua classe non è comunque il nuovo Omen.

Potrebbe quindi non essere la cup of tea per molti di voi che leggete, neanche per venti minuti… Vi ho avvertiti eh, poi non dite che vi aspettavate una roba da Diavologia e invece parlano un sacco e non succede niente e non si spanza nessuno.
Se siete invece come me bendisposti all’horror vecchio stampo, quello al limite col thriler sovrannaturale, se tollerate le lungaggini quando il film vi interessa, allora dategli una possibilità per passare un pomeriggio al cinema in questa estate senza uscite. Quantomeno per premiare l’ottima senza colonna sonora di grandi classici del rock inglese, dai T-Rex agli Hawkwind passando per i doverosi Slade.

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non il nuovo Omen.

Concludendo: non è di sicuro il miglior film che possa venire fuori dal marchio Hammer, non è all’altezza di The woman in black -come se poi la Hammer dei tempi d’oro sfornasse solo classici dell’orrore uno di fila all’altro- e con gli stessi elementi si poteva fare di sicuro di meglio, ma è un film passabile e onesto… A differenza dei distributori italiani.

DVD-Quote suggerita:

“Non la miglior Hammer possibile ma neanche la peggiore Asylum”
Darth Von trier, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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16 Commenti

  1. L’ho trovato un film tremendo.
    Gli approfondimenti dei personaggi non li ho visti e, anzi, mi pare avanti a furia di soliti cliché horror, dai personaggi, appunto, fino agli oggetti di scena: la bambola spelacchiata, originalissimo!
    Insomma, una noia mortale dove almeno la violenza e un po’ di sangue poteva salvarlo nel finale, visto che la tensione bisogna portarsela al sacco da casa, e invece PG13.

    Secondo me fa coppia con quell’altra schifezza di Oculus. A questo punto mi chiedo: ma ‘sta gente, prima di fare un horror, può almeno documentarsi su come si scrive e come si gira un film di questo genere?

  2. vespertime

    @MrChreddy se pensi che Oculus faccia cagare forse di horror, o almeno di un certo tipo di horror, non capisci nulla. Nulla di male, basta starci lontano MA è un problema tuo. L’ho intuito dal tuo “se ci fosse stato sangue si sarebbe salvato” che fa capire che NO.

    Detto questo VORREI PARLARE DEL FILM QUINDI FACCIO UN SACCO DI SPOILER.
    Magari non ho capito io cose che l’amico Darth ha compreso. Comincio col dire che il film non mi è piaciuto particolarmente anche se Olivia Cooke nuova (migliore) Christina Ricci moderna abbastanza #wouldbang. COMUNQUE il film secondo me ha della confusione proprio in scrittura. Mi spiego. Oliviona è una ragazza , a inizio film, fragile forse malata, forse posseduta forse con dei problemi mentali. Ci viene presentata rinchiusa perché potrebbe essere pericolosa (per se e per gli altri). Quando l’esperimento si sposta nel Casone non capisco il criterio con cui alle volte la troviamo rinchiusa in modalità NON TI AVVICINARE ALLO SPIONCINO A GUARDARE CHE SE NO SONO CAZZI ENORMI a GUARDALA DA SOLA INOLTRARSI IN GIARDINO MENTRE GUARDA I FIORI CON LO SGUARDO TRISTE. Perché a volte chiusa e a volte no? Questa cosa mi ha creato confusione sopratutto verso la fine, quando salta la luce e se ne va in giro tranquilla con annessi e connessi della scena finale. Altra cosa che mi ha lasciato un po’ così è stata che quella è in studio da mille mila anni e ci voleva il cameraman studentello per fare 2+2 e scoprire la verità su di lei? che il suo vero nome era quello di quell’altra la? Mi è sembrato alquanto stupido. Questo ha reso il finale un po stupidotto mentre poteva seguire strade più interessanti. La storia è tratta da alcuni esperimenti (reali) fatti negli anni NON RICORDO dove, dati degli indizi fasulli durante delle sedute spiritiche avvenivano eventi soprannaturali (o presunti tali) in realtà impossibili perché riguardavano eventi e persone inventate (da pochi organizzatori). Sarebbe stato interessante buttarla molto più su quel frangente, sulla questione della mente che crea anche cose inesistenti e robe così. Il ragionamento alla base era molto più interessante. Il film invece finisce sui soliti lidi, una classica possessione con contro-finale dove Oliviona a fatto CELAI al ragazzotto che BENVENUTO NELL’AIDS. Il film si salva senza elevarsi per tutto il resto, le ambientazioni, alcuni dialoghi, un bel girato e tanti piccoli particolari che creano atmosfera. Poteva uscirne una cosa meglio.

  3. bella

    Gli unici quiet ones meritevoli che ho visto erano quelli che dormivano in sala durante la proiezione

  4. @Vesper, quello che intendevo è che è così una noia che almeno nel finale speravo di vedere qualcosa che valesse i soldi del biglietto che ho speso, perché per il resto è piattume/pattume generalizzato, proprio come Oculus.
    Non c’è tensione, quello di cui parlano lascia il tempo che trova, anche perché non porta a niente di concreto e non dice niente di concreto, quando non c’è niente in un “horror”, che almeno la buttino sul sangue.

    Poi, oh, de gustibus, purtroppo non sono un intellettualoide che si esalta per queste poverate, ho bisogno di altro, tipo una sceneggiatura, dialoghi decenti e un regista capace di dirigere il genere di film che sta girando.
    Sono uno ad alto mantenimento. :)

  5. samuel paidinfuller

    FALLEN DONKEY IS BACK!!

  6. Viktorward

    Un horror fiacco. Sceneggiatura piuttosto stiracchiata e probabilmente sarebbe stato il caso di realizzare un found footage movie.

  7. vespertime

    @MrChreddy su Oculos ci ho trovato un buon lavoro di sceneggiatura invece come speravo in questo. Personalmente il genere “chiuso” mi è sempre piaciuto. Pochissimi personaggi in uno spazio chiuso dove la fanno da padrone i dialoghi e il non visto. Ti West ci ha fatto Inkeepers (molto piaciuto). Non è questione di intenditori è forse questione solo di generi (o sottogeneri). C’è a chi piace e a chi no. Detto questo i molti difetti di questo film li ho elencati sopra.

  8. @Vesper, Inkeepers non l’ho visto, ma, per rimanere in tema, The Conjuring dà la paga a questo film pur con tutte le minchiate del finale.
    In quel film c’è una buona sceneggiatura fatta di dialoghi, con bei personaggi in un ambiente chiuso.
    In Oculus no, è idiota fin dalle premesse. A che serve lo specchio? A niente, fosse stata una lampada da tavolo posseduta, o un posacenere sarebbe stato lo stesso. Questi si accorgono all’inizio che già “lo specchio” li manipola e non fanno niente per distruggerlo, no, devono andare avanti per dimostrare che cosa? Che lo specchio è maledetto? Ma andiamo.
    Mi dici che lo specchio prende possesso delle creature più deboli e invece mi fai vedere che i bambini non vengono manipolati, ma gli adulti sì. Ma chi l’ha scritta ‘sta merda?
    Sul fronte tecnico, dov’è la tensione? Io ho sbadigliato tutto il film.

    Tutte le “cose interessanti” di Le Origini Del Male che ha elencato il buon Darth sono liquidate con una battuta. I personaggi sono scritti male. L’operatore si innamora della ragazza nel giro di una scena. Il ricciolone a un certo punto sparisce, cribbio, devi gestire 5 personaggi e riesci a perdertene uno per strada?
    La storia tra la figonza bionda e il professore che fine fa? Come si evolve? Spiegato in una scenetta sola di loro che parlano sulla porta blindata, wow, che costruzione dei personaggi.
    Il professore che senso ha? E’ professore di cosa? Ha la cattedra in esoterismo a Oxford? Ha la cattedra di parapsicologia? E’ un dottore?
    Tu dirai che sono domande inutili e che ci possono non interessare, ma invece sono fondamentali quando questo scientificamente spiega che: “Devono focalizzare l’energia negativa della ciccia per estirparla come un tumore!” Ma chi cazzo sei Wanna Marchi?!

    Io capisco che può piacere il genere, ma bisogna anche essere un minimo obiettivi per capire che certi film non stanno in piedi nemmeno impalati.

    Poi ripeto, de gustibus, uno può anche vederci l’oro dove meglio crede, ma dovrebbe parlare per sé stesso, senza dire agli altri: “Non capisci nulla” solo perché l’altro ha idee diverse dalle tue. Eccheccazzo, scendi dal piedistallo e porta rispetto, se non a me che nemmeno mi conosci e nemmeno ti sei sprecato a chiedere spiegazioni sulle mie affermazioni, almeno al fatto che qualcuno possa non pensarla come te.

  9. vespertime

    @MrChreddy ma su Le Origini del Male hai ragione. Ci sono errori in scrittura, come ho detto e molte cose sono confuse. Io ne ho elencate alcune, tu ne hai elencate altre (giustissime). Per dire la tizia si scopa prima il ragazzo e si fa il professore per fare intenderci che è una che la da facile. Lei è li quindi perché la da al professore? Quindi immagino che questa “squadra” sia composta da gente a casaccio. Anche sulla questione che si innamora in 5 minuti hai perfettamente ragione. Succede, nonostante gli venga chiesto di non farlo e da quel momento fino a quando il professorone decide di “cacciarlo” ammiccano mille volte senza neanche nascondersi gran che e nessuno dice NULLA. Il film non mi è piaciuto gran nonostante il buon girato e alcune belle trovate (poche). Su Oculus è un discorso diverso. In teoria nel film dovevano fare 2 cose. Distruggere lo specchio e provare che sia malvagio per eventualmente scagionare il fratello o gli altri. Insomma, una prova. Per farlo registra il messaggio iniziale dove dice cosa dovrebbe succedere sperando di registrare in video proprio quello elencato. Spingere quindi lo specchio a manipolarli e per farlo ci vuole tempo. Confidavano nella scorciatoia sul tetto ma lo specchio ha trovato il modo di fotterli. Di base è questo. Sul perché da bambini NO diciamo che loro con lo specchio non ci avevano quasi mai nulla a che fare, gli era vietato entrare nello studio e quando hanno avuto un confronto diretto, tentando di romperlo, lo specchio li ha manipolati quanto basta per non essere distrutto e per incolpare il fratello dell’omicidio del padre. Ha perfettamente senso, piaccia o meno.

  10. vespertime

    Sul fatto del portare rispetto ci si confronta e i toni, con risposte e discorsi reali sono andati a posto da soli. Per il resto si commentano film, l’offendersi non credo che sia contemplato.

  11. samuel paidinfuller

    mettete spoiler porcocazzo!

  12. anna magnanima

    a me è piaciuto oculus. questo qua invece non l’ho visto e credo che non lo vorrò vedere.

  13. Barone Meshuggah

    Visto appena uscito a Londra, mi è piaciuto un sacco. Belle atmosfere, inquietudine palpabile, fatto “alla vecchia maniera” e con stile. Non sarà un classicone ma merita. Questo tanto citato Oculus, invece, a parte l’idea di base interessante, è stata un’occasione cannata in pieno, nemmeno lo farei il paragone.

  14. Nicolas Gabbia

    Giudizio tendenzialmente positivo, onesto horror di genere “possessione” con una buona regia, attori decenti e mai sopra le righe, come il film stesso… Le scene di paura, così come il finale, non hanno mai quella voluta “esagerazione” riscontrata in molti filmetto di genere usciti in questi anni…

  15. Sarò concisa.
    spazzatura

  16. Enrico

    Questo rimane un film medio, un film dell’orrore medio, quindi non deve essere per forza un capolavoro, ma solo una produzione senza troppe pretese.
    Per il resto fa bene il suo lavoro, con una buona regia, attori decenti e una sceneggiatura che non fa niente per essere sopra la media, anzi ricade in tutti i stereotipi del genere; con il professore carismatico e autoritario, il giovane studente un po’ nerd, la gnocca bionda di turno che usa il trucco della tv italiana degli ultimi 40 anni, cioè mostrare le cosce in mini e pantaloncini sexy non sempre appropriati, ma utili per per alzare l’attenzione maschile e sopratutto non lasciare un cast di soli uomini; invece la storia si dimostra la solita banalità, parte subito bene e con un ottima intuizione, dando la possibilità allo spettatore di pensare se il film sia su un caso psichiatrico un po’ come nell’ultimo film di Carpenter, The Ward, oppure se sia un emule dell’Esorcista, allo fine si risolve in niente di entusiasmante e molto già visto.

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