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“È quello della Lola!”: Liberaci dal male

Intro di Nanni Cobretti Boh, avrò sbagliato io a dire “oi ragazzi, c’è il nuovo film del migliore amico di Asia Argento! Chi lo vuole vedere?”, fatto sta che nessuno ha risposto.
Allora ho mentito a Daria Argento (già Blood & Tears, e nessuna parentela con Asia) e ci ho mandato lei.
Ecco il suo pezzo:
deliver-us-from-evil “The medium is the message”, diceva il buon McLuhan.
Ecco, mettiamola così: il mezzo più appropriato per recensire Liberaci dal male non sarebbe un post sui 400. Né tanto meno una pagina del Mereghetti o un virgolettato in chiusura del trailer.
No: il mezzo ideale sarebbe la vignetta del Cucciolone.
E tra un morso al biscotto e una leccata allo zabaione, probabilmente vi trovereste a leggere una roba così:
“Qual è la differenza tra una mucca e il tema della possessione demoniaca?”
“Non lo so, Zebra!”
“Che prima o poi la mucca smetti di mungerla.”
Per carità: anche la mungitura è un’operazione complessa. Servono mani esperte e delicate, è un attimo ritrovarsi lo zoccolo della Lola stampato in faccia.
E Scott Derrickson nel campo sa il fatto suo: ce l’aveva dimostrato con L’esorcismo di Emily Rose, ce l’aveva confermato con Sinister, ce lo vuole ribadire con Liberaci dal male.
Che c’è di male, direte voi.
C’è che le mammelle della Lola si sono prosciugate da un pezzo.

Nella foto, un’elegante metafora dell’approccio di Scott Derrickson al topos della possessione demoniaca.

Nella foto, un’elegante metafora dell’approccio di Scott Derrickson
al topos della possessione demoniaca.

Liberaci dal male, tanto per spenderci un parolone e innalzare il livello del discorso, è in fin dei conti un paradosso cinematografico.
L’unico spettatore che potrebbe apprezzarne la visione è qualcuno che non ha mai visto un horror in vita sua; ma questo qualcuno, durante la proiezione di Liberaci dal male, si troverebbe nella sala accanto, a ingozzarsi di pop corn davanti a Step Up All In.
Chi invece ha una vaga, vaghissima cultura del genere, guardando Liberaci dal male vede solo un susseguirsi di stereotipi, squadernati con la diligenza di un Astariti qualunque.
Qualche esempio.

  • Prete che nonostante sia prete nasconde delle magagne abilmente sfruttate dal demone come punto di debolezza alla Perchèmifaiquestodamian. Celo.
  • Poliziotto che si è allontanato dalla fede perché durante gli anni di servizio ha visto troppi orrori, ma alla fine capisce che la fede è l’unica via. Celo.
  • Male che si scatena in una terra lontana ed esotica e viene poi importato in patria attraverso strani meccanismi, qui non perfettamente chiari. Celo.
Faccio il prete ma indosso una giacca di pelle. Così capisci subito che sono un personaggio multisfaccettato come una tinta L’Oréal.

Faccio il prete ma indosso una giacca di pelle. Così capisci subito che sono un personaggio multisfaccettato come una tinta L’Oréal.

Da notare che, stavolta, la liberazione del demoniaco avviene nell’Iraq a scapito dei Marines.
Capita la sottile critica alla politica guerrafondaia degli USA? Il MALE si scatena durante una MISSIONE IN IRAQ e si impossessa DEI MARINES. Ammicco ammicco.
E così abbiamo smarcato la trama.
Che altro, vediamo. Ah si, tra gli stereotipi minori ricordiamo: “quello che vedrete è ispirato a una storia vera”; carillon che quando la storia inizia a farsi scottante si mette a suonare da solo; demone che per sacrosante questioni di privacy tentenna a svelare il suo nome, dando così origine alla scena di esorcismo più lunga e noiosa che abbia mai visto; scritta in latino, che anche un pluribocciato al classico decodificherebbe al volo come evocazione maligna, ma qui siamo negli States e quindi vai di mezzora di facce basite dinnanzi all’arcano “Invocamus qualcosa ab inferis”.

“F4: va in automatico”

“F4: va in automatico”

Ora, per non far torto a nessuno, vorrei sottolineare che in effetti in Liberaci dal male un dettaglio originale c’è.
Un piccolo dettaglio, una cosina quasi da nulla, ma che assume una grandissima importanza nel momento in cui si debba giudicare questo film.
Perché è il dettaglio che fa da discrimine tra “Ahhh, ma allora ha scherzato! Guarda quant’è autoironico questo Scott!” e “Buon dio, pure la comicità involontaria”.
Per farla breve: una volta diventati motel del demone, i posseduti sviluppano un’ossessione per le canzoni dei Doors.
Perché? Perché, ecco…perché in quel momento essi rappresentano delle PORTE tra il nostro mondo e quello infernale.
E qui bruscamente lo schermo va a nero, mentre entrano le prime note di The End.

DVD-quote:

“Muuu”
Lola, i400formaggi.com

Daria Argento

Daria Argento

>> IMDb | Trailer

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11 Commenti

  1. Past

    volevano spacciarlo come il the conjiuring di quest’anno ma mi fa che gli è andata assai male…molto altalenante sto derrick, da un lato sinister ed emily rose, ma pure hellraiser 5,chi riesce a fare roge guardabili con i DTV è sempre degno di stima e dall’altra ultimatum alla merda…adesso è entrato nelle fauci della marvel con doctor strange, personaggio che potrebbe aprire letteralmente un mondo di roba…

  2. Ma sbaglio o sui titoli di coda andava Break On Through e non The End?

    Cioè, all’inizio dei titoli, perché non sono rimasto fino alla fine, poi magari cambia.

  3. Nicolas Gabbia

    Il film di suo non è male, il suo unico “piccolo” difetto è appunto quello di arrivare dopo 30/40 anni di stereotipi, e di non farsene scappare neanche uno, tra l’altro…

  4. Bruce Duke

    una prece per eric bana

  5. Aldo Jones

    Scusate ma la cosa dei Doors è vera ? Cioè…. ce l’hanno messa davvero o è una presa per il culo ?

  6. Daria Argento

    @Aldo Jones È tutto drammaticamente vero. L’unica licenza poetica è sul “The End” finale, metafora della mia pazienza.

  7. @Daria Argento, ah ecco, per un attimo mi son sentito scemo ad aver confuso le due canzoni.

    Comunque The End ci sarebbe stata bene alla fine del film :)

  8. Jadhead

    A me non è dispiaciuto. Confermo la presenza di tutti gli stereotipi,non è un capolavoro, ma l’ho trovato piacevole. Probabilmente sono una ragazza con poche pretese..

  9. Nico La Scheggia

    Film che non vedrò.
    Complimentissimi al ritratto di Daria Argento :D

  10. Denis la minaccia

    Mcluhan non era il professore di Cronenberg che lo cita in Videodrome nel personaggio di Oblivion?

  11. John Blacksad

    Sì, è quel professore e studioso dei mass media lì

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