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Film che non assomigliano a Tekken: Tekken 2 – Kazuya’s Revenge

t2_posterNon sono un grande fan dei picchiaduro, ma che cazzo dico, sono stato cresciuto dai picchiaduro.
Nell’estate del 1995 avrei potuto trovarmi in Puglia come in Cambogia, l’unica cosa che ricordo sono le ore passate dentro la sala giochi (pugliese o cambogiana) davanti al cabinato del primo squadratissimo Tekken: ci stavo investendo tanto di quel tempo, energie e gettoni che dopo una settimana mio padre concluse che era economicamente ed emotivamente più vantaggioso comprare direttamente a me e mio fratello Quasar Tarantino una PlayStation. Perciò fidatevi se vi dico che per me Tekken è una cosa fottutamente importante: è una cosa fottutamente impottante.

Sapete invece per chi non è affatto importante?
Steven Paul, il manager di Jon Voight e l’autore di blockbuster come “Un genio in pannolino” e “The Karate Dog”, che avendo messo (sa Dio come) le mani sul franchise di Tekken all’epoca in cui produsse il primo film, si deve essere detto “ehi, si poteva fare di peggio, perché non abbiamo fatto di peggio?”.

Il curriculum di Steven Paul

Il biglietto da visita di Steven Paul

Se il Tekken del 2009, con tutti i suoi difetti e la sua goffaggine, fu una fracassonata tutto sommato fedele, se non altro nei costumi, allo spirito del gioco, Tekken 2 è a mani bassissime la più gigantesca, disonesta, pretestuosa cazzata da dilettanti che abbia visto quest’anno.
E non c’entra nulla con Tekken.

La storia dietro Kazuya’s Revenge è una specie di Future Cops al contrario: Wong Jing teneva così tanto, senza averne i diritti, a fare un film su Street Fighter che rinunciò al titolo e ai nomi dei personaggi, pur di portare a termine la sua strampalata fanfiction con Guile, Chun-Li e Vega interpretato da Andy Lau; venti anni dopo, a Steven Paul frega così poco di Tekken che scrive e produce un action-thriller di quarta categoria completamente autonomo e a riprese finite, già che i diritti ce li ha, butta lì un ah, a proposito, il protagonista è Kazuya e questo è un prequel di Tekken.

Spoiler: non si vendica.

Spoiler: non si vendica.

Un tizio si sveglia in una camera d’albergo e non sa chi è, perché è lì, come ci è finito, non sa neanche come si chiama e non fosse per il fatto che è al centro del poster di un film che si chiama “Kazuya’s Revenge”, il dubbio sfiorerebbe anche noi spettatori. Come logica conseguenza della perdita di memoria, “K” viene arruolato suo malgrado da un clan di assassini guidato dall’enigmatico “Reverendo”, un Rade Šerbedžija a cui vorresti solo urlare COSA DIAVOLO CI FAI QUI che parla come se stesse dicendo messa in slavo e si muove costantemente accompagnato da due troioni vestite una da dominatrice S&M e l’altra da liceale porca.

Chi di loro è Tekken?

Chi di loro è Tekken?

Uccidi oggi, uccidi domani, “K” finisce per scoprire che “il Reverendo” e il suo clan di assassini, tenetevi forte, sono cattivi (ve l’avevo detto di tenervi forte), una cosa che già prima un po’ sospettava, ma poi gliela dice ad alta voce pure l’ex campione di kickbox Gary Daniels, che nel primo Tekken interpretava Brian Fury e quindi immagino sia Brian Fury pure qua, anche se non viene detto nulla in proposito e ce lo presentano semplicemente come un picchiatore senza nome. Fun fact: non lasciatevi ingannare da quello che scrivono su IMDb, in questo film quasi nessuno ha un nome, o se ce l’ha è impossibile scoprirlo, dato che i personaggi, quasi mai in più di due nella stessa inquadratura e quasi mai tutti e due madre lingua inglese, si esprimono al 90% a gesti e tra di loro si chiamano semplicemente “ehi tu”.

Forse Tekken è uno di questi..?

Forse Tekken è uno di questi..?

Un’altra serie di salti logici che sono certo funzionassero perfettamente nella testa di Steven Paul, e “K” scopre finalmente il segreto del suo passato: il suo nome è Kazuya Mishima ed è il figlio di Heihachi Mishima, due informazioni che non significano assolutamente nulla nell’economia di un film in cui entrambi i personaggi non sono mai stati nominati fino a questo punto. Frustrato da questa consapevolezza, Kazuya affronta nuovamente Gary Daniels (e un altro tizio che, tanto per cambiare, non si è presentato) in un combattimento finale così poraccio che l’highlight dell’intera coreografia è Kazuya che dà un colpo di reni al rallentatore per rialzarsi dopo essere stato atterrato.
Finale aperto con cattivi che scappano e Kazuya che giura vendetta (riuscendo così a tradire persino la promessa fatta nal titolo), non prima di aver fatto un colpo di telefono a Cary-Hiroyuki Tagawa, che per 5-minuti-5 veste nuovamente (lo aveva già fatto nel primo film) i panni di Heihachi ma senza la straordinaria capigliatura, entra in scena in ciabatte e recita un monologo imbarazzante con le mani in tasca e la faccia di chi spera che Steven Paul si scordi il suo numero.

Vigliacco.

Vigliacco.

Di fronte a una roba del genere io, onestamente, non so neanche che dire. All’inizio pensavo sarei finito a lamentarmi del clamoroso miscasting che vede quel mona di Kane Kosugi nel ruolo di Kazuya: figlio d’arte tra i più inutili di sempre (il padre, Sho Kosugi, è uno dei più grandi attori/artisti marziali degli anni 80, Kane fa il concorrente professionista di Ninja Warrior), atleta completamente privo di personalità e della massa muscolare necessaria, Kane è stato messo a interpretare un personaggio che trasuda carisma pure dallo schermo di un videogioco in cui non ha una sola linea di dialogo, grosso il doppio e caratterizzato da uno stile di combattimento feroce e brutale che niente ha in comune con il ninjitsu elegante e ballerino della famiglia Kusogi — questo, però, ora della fine del film, è veramente l’ultimissimo dei problemi.

Anche se qualche perplessità resta comunque.

Anche se qualche perplessità resta comunque.

Che senso ha chiamare un film “Tekken” quando non si ha la minima intenzione di fare qualcosa che assomigli a Tekken?
Perché fare un prequel che non vuole avere nulla a che fare col film originale?
Riservato al mercato dell’home video, non esisteva alcuna necessità di “smussarne gli angoli” per renderlo fruibile a un pubblico più ampio, di non-iniziati, si chiama Tekken 2, per Dio, la vendetta di Kazuya: chi cazzo volete che se lo guardi se non qualcuno che ha visto il primo Tekken o sa chi è Kazuya? Perché appropriarsi del nome di un franchise tra i più famosi nel mondo dei videogiochi e tra i più infarciti di personaggi (la saga di Tekken ne conta quasi 70, e buoni pressoché per qualunque spunto narrativo), tenerne 3 — snaturandoli completamente ça va sans dire — e affiancandoli a una camionata di altri tizi privi di qualsiasi senso e inventati di sana pianta (il Reverendo, i due troioni, l’assassina inglese, la vicina di casa… Il bidello..?!) all’interno di una sceneggiatura scritta a metà che sembra arrivare per direttissima dal lato oscuro degli anni 80?

E se Steven Paul è la mente, non possiamo non spendere due parole (quindi due di troppo rispetto a quanta attenzione meriterebbe) sul braccio: ben nascosto dietro la macchina da presa c’è Wych “Kaos” Kaosayananda, regista thailandese famoso per tutti i motivi più sbagliati, la cui carriera è iniziata e finita nel 2002 con Balistic, inqualificabile action con Antonio Banderas e Lucy Liu universalmente ricordato come uno dei film più brutti mai realizzati. Kaos non delude chi lo considera l’anti-cinema, tirando fuori dal cilindro trovate visive che farebbero arrossire uno studente di regia alle prime armi (su tutte la scena di sesso tra Kazuya e la sua vicina di casa) e sostanzialmente rovinando gli unici due combattimenti di tutto il film lunghi più di 15 secondi con un montaggio così insicuro che per non sbagliare elimina direttamente i momenti di raccordo tra un cazzotto e l’altro.

Che stile! (No.)

Che stile! (No.)

Non siamo in area Constantine, in cui per stare più simpatico al pubblico USA un inglese biondo che non usa le armi veniva trasformato in un americano bruno col mitragliatore, e neanche in area Legend of Chun-Li, in cui un cretino, facciamo pure in buona fede, prese mezzo cast di Street Fighter decidendo che poteva essere un’idea vincente calarlo in un contesto urbano realistico e verosimile.
Siamo in area “associazione a delinquere”, siamo in area “c’avevo i diritti che mi stavano per scadere”.

Paul, Kaos: la peste alle vostre famiglie.

DVD-quote:

“La peste alle vostre famiglie.”
Mercuzio Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Nota: per rendersi conto di quanta cura c’è dietro, su IMDb il film è erroneamente chiamato “Tekken 2: A Man Called X” perché qualcuno ha fatto confusione tra questo e un alto film in cui Kusogi ha recitato nello stesso periodo, intitolato “Agent X”. Nessuno è ancora andato a correggere.

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14 Commenti

  1. AndreaGnarluz

    per cui siamo tutti dell’avviso di accusarli di fronte al tribunale dell’Aja per “Crimini Contro La Cinematografia” ? Già la locandina di Karate Dog ti fa rivalutare Hollywood Chihuahua….

  2. Past

    speravo che da quando boll ci aveva dato un taglio con le trasposizioni videoludiche il peggio fosse alle spalle e invece gli accattoni non mancano mai…

  3. Oliver Die Hardy

    Come stracazzo si fa a sbagliare un film tratto da un videogioco?
    No, davvero: “Come stracazzo si fa a sbagliare un film tratto da un videogioco?”.

    Dovrebbe essere facile come fare un porno: sai esattamente cosa vuole il tuo pubblico, e tutto lì, già collaudato, testato, CONSUMATO!!

    Ti devi IMPEGNARE per sbagliare un film così, devi voler dimostrare che sei uno che “non si accontenta” di trarre un film da un videogioco, che sei un “autore”… insomma, devi essere uno che, alla fine, i videogiochi li disprezza.

  4. Jean Pieri

    vabbè dai, ma nella lista dei film più brutti mai realizzati ci sono pure Showgirls e Striptease, due dei migliori film della mia adolescenza pruriginosa…

    comunque mi unisco sulla fiducia alla maledizione di Quantum: “La peste alle vostre famiglie”

  5. John Matri

    Siamo onesti però, la stragrande maggioranza dei videogiochi c’ha narrative di merda, anche quelli che i recensori vorrebbero far credere siano roba adulta, per cui non è così difficile fare un brutto film.
    C’ho comunque non spiega perchè ci siano solo film di merda e ci sia roba come max payne con marky mark o il prince of persia disney, film non esattamente rovinati perchè “d ‘autore”. La verità è che i videogiochi vengono visti come roba buona per il marchio famoso, il cui pubblico di riferimento non interessa, un po’ come hanno fatto con i tanti film di merda tratti da grandi fumetti(e lì è anche peggio, visto che hanno spesso grande materiale di partenza).
    Poi va beh, coe si fa a fare un film di tekken senza King…(parlo del primo film, perchè questo è vergognoso).

  6. Ace Sventura

    Prince of Persia lo reputo un film carino e lo rivedrei volentieri.
    Max Payne ho faticato a riconoscerlo, ma m’ha intrippato con le visioni indotte dalla tutafaddezza. Mark non è però Max.

  7. Giovi 88

    Non so voi ma per me l’unico film tratto da un videogioco (che poi centrava poco o nulla) davvero meritevole è Hitman. Poi salverei il primo e il terzo capitolo di Resident Evil e stop. Il resto oscillano tra il modesto e la schifezza.

  8. Leonardo Di Capri

    Balle. L’unico film vagamente decente tratto da un vg è Silent Hill. Il primo.

  9. mki

    mortal kombat, il primo.

  10. Kyo

    Puttanata incredibile…la vera protagonista è la noia ..um film così inutile e de contestualizzato, tale da far sembrare Dead or Alive un capolavoro.

  11. Alessandro

    Non sarei potuto essere più d’accordo….na cagata allucinante…da amante di Tekken dico che sto film mi ha rovinato la serata

    • K

      Ti stimo. Hai ragione

    • Alessandro quello che rompe il cazzo da mesi risponde ad uno nuovo che si firma come me

      Ciao Alessandro
      Non ti ho mai visto finora tra le firme ma io mi firmo Alessandro da un paio di centinaia di commenti ormai

      Ti va di aggiungere qualcosa al tuo nick per distinguerti da me?
      Anche perché io sono un rompiballe difendi-film-brutti, minaccio la gente che fa il troll, smoccolo, pratico l’occulto da vent’anni e scrivo parecchi offtopic.

      Non sono sicuro che ti convenga essere scambiato per me.

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