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O tutto o niente: Over the Top

Menahem Golan è responsabile di una fetta enorme dell’immaginario action anni ’80. Grazie alla casa di produzione co-gestita insieme al cugino Yoram Globus, la gloriosa Cannon, ha incarnato quello che oggi possiamo riconoscere e definire come il più classico spirito old school fatto di eroi silenziosi e letali e vendette su piccola e larga scala.
Come regista, Golan ha riservato per sé i progetti non necessariamente migliori, ma sicuramente più ambiziosi.
Questo, nella teoria, era il suo più grande contributo all’umanità.

Over-the-top

E quindi insomma, ve lo raccontavo già, un pomeriggio del 1987 vedo Pippo Baudo intervistare un mocciosetto americano a Domenica In, salta fuori che il regista di Over the Top con quel film puntava a portare le gare di braccio di ferro alle Olimpiadi. Scopro Menahem Golan, scopro la Cannon, scopro che i miei film preferiti sono di responsabilità sua.
Se The Apple voleva incrociare Grease col senso stesso della vita, se L’invincibile ninja voleva creare un nuovo genere di action, se Delta Force voleva scioccare ed esaltare, Over the Top voleva far fede al suo titolo e puntare al jackpot: record di incassi, incette di premi, storia dello sport. Poco importa che L’invincibile ninja, il meno ambizioso del gruppo, diretto quasi per caso, fosse anche stato l’unico a centrare più o meno il suo obiettivo.
Stavolta Golan aveva l’asso nella manica: non più Chuck Norris, il divo che gli aveva regalato i successi economici più importanti ma che non riusciva a sfondare oltre una certa soglia, bensì Sylvester Stallone in persona.
I due si erano conosciuti quando Golan era riuscito a salire a bordo del progetto Cobra e a co-produrlo con la Warner: ora toccava a Sly ricambiare il favore.
L’idea che piace a entrambi è quella che vede un camionista riconquistare il proprio figlio grazie alla magia portiva del braccio di ferro.
Sly accetta, ma vuole riadattarsi la sceneggiatura da solo (l’originale era del grande Stirling Silliphant) e soprattutto vuole lo stipendio allora record di $12 milioni, praticamente metà budget.

PSYCH UP

PSYCH UP

Menahem Golan, come già dimostrato in Delta Force, è il tipo di regista che non solo non bada alle sottigliezze, ma che si approccia all’action hollywoodiano con lo spirito dello straniero cresciuto con il mito degli eroi americani “larger than life”. Il tipo che ne ha assorbito le storie come favole mitologiche di luoghi lontani, e che con Stallone a libro paga può prendere la sua visione riflessa, che ha imparato soprattutto i trucchi che trasformano un personaggio regolare in uno straordinario, e farle fare il giro completo creandone una nuova che diventi esempio per le nuove generazioni. Rocky visto da chi è cresciuto a migliaia di chilometri da Philadelphia, filtrato e rimasticato e risputato fuori con lo stesso attore, e limato da quest’ultimo. Insomma: una storia terra terra, tranciata con l’accetta, con un protagonista che si chiama Lincoln Hawk.
Lincoln Hawk.
Lincoln: come Abraham Lincoln, il Presidente più amato d’America.
Hawk: come il falco, il simbolo dell’America.
Siamo dalle parti di “Max Power“. Sicuramente un gradino più su di “Topper Harley“.
LINCOLN. HAWK.
Prima del tracollo di Jimmy Bobo Stallone ne aveva avuti di nomi cazzuti in carriera, tra John Spartan e Frank Leone, ma questo continua a batterli tutti.

Lincoln Hawk è un camionista.
Sul cofano del camion, lo stemma del falco.
In cabina, il calendario sexy di Abramo Lincoln (ok non è vero).
Il film inizia con una ballata clamorosissima scritta da Giorgio Moroder (ingaggiato per curare l’intera colonna sonora, sia canzoni che musiche, e possibilmente bissare il successo di Top Gun) e interpretata da Robin Zander dei Cheap Trick: il tema è ovviamente patriottico.
Sly si fa bello, mostra i muscoli alle masse, e infine parcheggia il camion a un’accademia militare dove lo attende il figlio Michael, interpretato da Miley Cyrus.

Miley Cyrus

Miley Cyrus

“Lo attende” è impreciso: Lincoln Stelle e Strisce Hawk non vede il figlio da 12 anni. Hannah Montan Michael è stato cresciuto dalla madre e dal ricchissimissimissimo nonno, il cui odio per il genero fu causa determinante per la separazione. Ora la madre, a letto in ospedale col morbo della morte, si è organizzata affinché figlio ed ex-marito si ricongiungessero all’insaputa di tutti.
Lincoln si trova quindi davanti un 14enne viziato, spocchioso, piagnucoloso e soprattutto ostile: riuscirà a conquistarlo? O griderà il più sacrosanto dei “ma chiccazzo me lo fa fare”?
Nel frattempo, il suo piano educativo consiste in:
– iniziarlo alle gioie del junk food da autogrill
– fargli guidare un mezzo di categoria C sulla statale nonostante la minore età
– insegnargli a sfidare coetanei a gare di forza per soldi
– come rimorchiare zoccole e disfarsi del cadavere (ok questa no)
E il braccio di ferro? Ah già.
Per arrotondare, Lincoln Monte Rushmore Hawk partecipa a sfide di braccio di ferro per soldi.
Per la precisione, è l’unico campione nazionale di braccio di ferro ad essere basso, magro e non psicotico.
Il braccio di ferro è simbolo dell’ottenere le cose della vita unicamente con le proprie forze.
Il junk food è simbolo del fatto che il cibo che fa male alla salute è meglio di quello che fa bene alla salute perché le persone che mangiano sano tendono ad essere antipatiche.
Far guidare un camion a un minorenne è puro “fottesega”.
Questi gli insegnamenti principali del film.

"Fottesega"

“Fottesega”

Insomma, è chiaro che la trama di per sé non presenta molte opzioni per scene action, ma è qui che la coppia Golan – Stallone entra in perfetta sintonia.
Per Golan è semplicissimo: basta gonfiare ogni conflitto all’esasperazione.
Miley Michael è a disagio col padre? Piangere e innervosirsi non è sufficiente: deve scendere dal camion in corsa e buttarsi in mezzo alla tangenziale a sei corsie come un cervo impazzito.
Il suocero odia Hawk? Non si accontenta certo di brontolare in poltrona, ma gli scatena dietro i suoi scagnozzi (tra cui Terry Funk!) provocando inseguimenti, scazzottate, auto che si ribaltano, vetri e muri sfondati.
Da parte sua Sly si riaggiusta il personaggio a piacere, e insegna a Menahem il trucco imparato su Rocky IV: montaggi musicali come se piovesse (che è anche la ragione che ha portato all’ingaggio di Moroder). I temi portanti sono l’eroica ballata di Robin Zander in apertura e chiusura, la sentimentale Meet Me Half Way (metaforone del rapporto tra padre e figlio) dell’immancabile Kenny Loggins e usata addirittura due volte, e il rockettone Winner Takes It All, cantato da Sammy Hagar con assolo (di basso!) di Eddie Van Halen.
Per una serie di circostanze che non sto a raccontarvi il film minuto per minuto, Lincoln Alamo Indipendenza Hawk e figlio/a si separano. Il piano di Sly, che non sono sicuro di aver mai capito, consiste nel vendere il camion per guadagnare i soldi per iscriversi al torneo mondiale di braccio di ferro in cui in palio c’è un camion.
E qui è dove il film fa letteralmente acrobazie per rendere dinamico e cinematografico uno sport in cui due persone comodamente sedute cercano di piegare l’avambraccio dell’avversario di 90 gradi nell’unico modo che il regolamento consente: spingendo dritto.
Non c’è tattica, non c’è varietà: solo due braccia, di dimensioni sopra la media, che si muovono come lancette inceppate mentre i due sfidanti sudano e grugniscono.
Espressione di pura forza, condita da un 20% di determinazione e un 5% di trucchetti psicologici intimidatori.
Lo scopo: rendere questo elogio della staticità il catalizzatore di interesse e centro nevralgico di un film che ambisce a trionfare al botteghino, e possibilmente non solo quello.
E sapete cosa?
Il duo Golan – Stallone gonfia, tira, piega, mischia, pompa, colora, stira, ammira e alla fine ce la fa.

Tenersi per mano

Tenersi per mano

Sly tira fuori uno sguardo pazzo che non aveva dal primo Rambo, gira il berretto al contrario e fronteggia avversari che paiono usciti dal manicomio criminale e sono puntualmente grossi il doppio di lui: fisici impossibili, occhi spiritati, pettinature pazze, freaks rubati alla WWE, persino donne! Su tutti “John Grizzly”, che beve l’olio del motore e si ingoia un sigaro acceso (in momenti rigorosamente diversi).
Gli incontri sono un’ammucchiata di “Premio Bravo” senza precedenti, con scene di isterismo fuori controllo e certi ceffi a cui non basterebbe un sonnifero per orsi.
Un normale match viene reinventato per la macchina da presa e i concorrenti si agitano, tirano, strappano, ribaltano, si esibiscono in impossibili rincorse, e su questo, Golan mette il rockettone di Sammy Hagar a palla e monta come un ossesso patinando i colori e moltiplicando i lens flare come un piccolo proto-Abrams. E non contento ci mette pure tamarrissimi intermezzi con interviste ai partecipanti riguardanti stato d’animo e tattiche per vincere, in cui tra una dimostrazione di arroganza e l’altra Sly se la gioca di modestia e contrasto dichiarando di essere lì solo per il camion e raccontando la mossa del cappellino rigirato.
E ovviamente non è tutto: ci sono ribaltamenti di regole, colpi di scena, proteste, suspance, cinghie in pelle per tenere ferme mani sudate e sul più bello – ma giuro che me ne sono accorto solo ieri – un plateale e ripetuto product placement dell’Alka Seltzer. Non l’Harley Davidson o la Patriot Beer o che ne so: l’Alka Seltzer. Gente che lo beve, gente che ne indossa la maglietta… Boh.
Trattandosi poi di un film sportivo anni ’80 non può mancare La Mossa. Che in questo caso consiste in Stallone che imbroglia platealmente con il consenso degli arbitri e cambia la presa per portare quattro dita a schiacciare il pollice dell’avversario, il quale di colpo ulula come se gli fosse passato un camion sui coglioni e tanto basta a ribaltare una situazione sfavorevole.
E c’è poco da fare: funziona tutto che è una meraviglia.
Si ha l’impressione che l’intero potenziale cinematografico del braccio di ferro venga succhiato e prosciugato per quei 15 minuti finali non lasciando spazio ad eventuali bis, ma porca miseria, quei 15 minuti fanno il loro mestiere coi controfiocchi.

L'ammazzacaffè

L’ammazzacaffè

Il film floppò clamorosamente, inaugurando al secondo posto dietro a Mannequin nonostante fosse distribuito nel doppio delle sale, e mise a repentaglio la situazione economica della Cannon che, complice un altro paio di disastri grossi (Masters of the Universe e Superman IV) fallì pochi anni dopo.
E nonostante l’homevideo e i passaggi televisivi abbiano ridato al film il posto che si merita nei grandi classici di quel decennio, oggi Sly tende a rinnegarlo pubblicamente.
Golan, che nello stesso anno da produttore aveva lanciato la carriera di Jean-Claude Van Damme, da regista abbandonerà l’action e tornerà a girare i suoi piccoli filmettini di stampo autoriale a cui si dedicava con una certa regolarità prima di alzare la posta con The Apple.
Il suo contributo al mondo era già stato più che abbondante.

Dvd-quote:

“Il miglior film sul braccio di ferro mai girato”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

Ciao Menahem

Ciao Menahem

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73 Commenti

  1. Cleaned

    Che da ragazzini odiavate il ragazzino ci sta. Ma che non lo rivedete da 10 anni non si può sentire ragazzi!

    @Nanni
    invece il nonno è uguale a Carletto Mazzone

  2. Bravo Vin che mi ha anticipato.

    Che poi era anche la sigla agli ultimi Sylvester, eh.

  3. Giorgio Clone

    Scusate, chiedo umilmente venia, quel giorno mi stavo sicuramente lavando i capelli, o c’era una invasione di cavallette non ricordo.

    Per rimediare ora me la metto come jingle di apertura windows.

  4. Biscott Adkins

    Ultimi Sylvester che, ricordiamolo, hanno appena ottenuto il loro meritato spazio banner.

  5. valori.m60

    Nella sua cazzuta semplicità, il mio botta-e-risposta preferito è quello che chiude una discussione fra il suocero Robert Loggia ed il genero Sylvester Stallone, in procinto di lasciare la stanza:
    – …NON HO ANCORA FINITO!
    – …MA IO SÌ!

    Con il giro di boa (abbondante) Seventies-Eighties, la figura del camionista secondo Sly trasferisce la lotta-dura-senza-paura dall’àmbito sociale e politico a quello familiare e sportivo: personalmente, amai «Over the Top» quanto avevo amato «F.I.S.T.» (acronimo, com’è noto, di “Federation of InterState Truckers”; Norman Jewison, 1978), nel quale il Nostro impersonava un autotrasportatore anni ’30 e quindi carismatico leader del loro sindacato, Johnny Kovak (con trasparenti allusioni al controverso Jimmy Hoffa; “Santo o mafioso?”, si chiedeva – nel sottotitolo italiano – un successivo biopic).

    Per salutarvi con qualcosa di più ameno, a margine del film di Menahem Golan (e scusate se èsulo dalla materia dei “400 Calci”), mi piace ricordare che il mantenimento del titolo originale consentì a Massimo Boldi – in «Montecarlo Gran Casinò», Natale ’87 – l’immancabile battutaccia a presa rapida: “…e stasera, Over the Top, anzi Over the Topa!” (Florence Guérin).

  6. BellaZio

    Capolavoro.

  7. DoneBabyDone

    Vabbé capo, la recensione del millennio. Cheers.

  8. vespertime

    Quando passa in tv lo riguardo volentieri. Anche in tempi recenti, con la mia ragazza che non lo aveva mai visto e nonostante avesse molto da dirne male è finita che se lo è visto tutta appassionandosi alla storia mentre io le facevo la mossa del cappellino. Quella cosa delle quattro dita che si spostano l’ho imparata da Sly e da ragazzetti la facevamo tutti come se fosse OBBLIGATORIO farla perché si. Gran classe. Certo, a rivederlo oggi il bambino con la faccia da lesbica l’avrei preso a badilate sulla faccia ma non sono sicuro che anche in giovane età non lo odiassi molto. Comunque Sly padre dell’anno.

  9. Daniele

    L’ho visto al cinema. E subito dopo desiderai diventare un campione di braccio di ferro, cosi come dopo holly e benji andavo giù a fare due tiri a pallone

  10. Ciak Norris

    Incredible come molte espressioni, gesti e parole di Sly nei suoi film possano poi entrare così tanto nell’immaginario collettivo.
    come appunto il gesto del ruotare il cappellino e tanta altra roba.

  11. Ale

    Ragazzi ma Sly E’ il cinema. La quantità di roba immensa che ha fatto Lui non la potrà rifare mai nessun’altro.
    Sbaglia chi lo vede ora e lo giudica male. Questo tizio qui se ne sbatte i coglioni delle critiche e va avanti a 70 anni a fare quello che a Noi piace che un tizio faccia al cinema.
    E se sbaglia qualche film pace. Provateci voi a indovinarne così tanti nell’arco di una vita sola.
    Nessuno la può indovinare ogni volta che ci prova.
    Per il resto Over the Top grandissimo film. E Sly vende il camion non per iscriversi ma per fare all-in su se stesso. Era dato ovviamente clamorosamente sfavorito, tipo 70 a 1, e mettendo tutto su se stesso, oltre al nuovo camion si porta a casa anche un patrimonio!

  12. annaMagnanima

    capo, su, non ti arrabbiare, io sono arrivata solo a luglio…che ne sapevo dei sylvester??

  13. BellaZio

    Io la mossa delle dita l’ho sempre interpretata come “cambio impugnatura” e l’ho applicata al biliardino potenziando il mio polso sinistro. Ora c’ho una legna da centrocampo che levati… Grazie Sly per l’ispirazione.

  14. LeeChristmas

    “Quando parto capirai com’è fatto il dolore”

    Oppure

    “Voglio storpiarlo, spazzarlo via dal tavolo. Non deve più provare a competere con me”.

    Gran film, Stallone è Dio in Terra per me.

  15. ziolai

    Nel film compare anche per chi è di Livorno Riccardo Nicolini maestro di lotta libera alla popeye e campione di braccio di ferro.

  16. jimmi fontana

    Nella mia salagiochi di fiducia..una delle poche che resiste adesso.
    C era un braccio di ferro alimentato da un iveco di tot cilindrata.
    Rigorosamente pr persone calve pochi capelli e con occhiali alla bono vox..

  17. Pado

    Letta la magnifica recensione mi è venuta voglia di andare a vedere un pò che fine hanno fatto gli attori e a parte scoprire che Bull Hurley è morto 11 anni fa :( ho trovato questo sulla storia del torneo che pare molto interessante
    http://www.bracciodiferrocesena.it/over-the-top-licona-del-braccio-di-ferro/

  18. John Matri

    Grandissima rece per un classicone che non il coraggio di rivedere per intero.

  19. Brini

    Sono assai parco di commenti ma quando vengono toccate le mie milestone cinematografiche non posso astenermi!! Moccioso tra i più odiosi dopo quello -OT- di 7kg in 7gg con pozzetto e verdone -fine OT- epperò film fondamentale.
    Ma il vero motivo del mio 70 commento è: nei precedenti 69 com’é possibile che nessuno abbia citato la macchina da allenamento braccio NELLA CABINA DEL CAMION??!!! Io l’ho sognata per anni come optional nell’auto aziendale, ammorbando di questo disio pure uno dei miei ex colleghi…

  20. Fra X

    Non il miglior Sly, ma comunque un film carino e godibile con gli ultimi minuti adrenalitici!
    Ricordiamo che “La notte dei fanchi” di Golan venne nominato come miglior film straniero nel 78!
    Ho letto che venne trasmesso su Odeon nell’ 89 o nel 90 e fece un botto per la rete: circa 3 milioni di spettatori!

  21. Fra X

    In Europa ebbe più successo che in patria.
    Fighissimo il poster! ^^ Com’ erano belli all’ epoca!

  22. Questo post mi ha fatto morire:)) prendi una trama che quasi strizza l’occhio a Rosamunde Pilcher, dalla in mano a Golan e Sly e avrai comunque un action cazzuto dall’americanismo sfrenato; nonostante ciò mantiene il lato sentimentale: da piccolo mi faceva commuovere, oggi penso che questo è il modo in cui crescerei i miei figli e che alcune delle frasi pronunciate da Stallone in Over the top valgano più di un anno di scuola pubblica.
    PS: il camion l’ha venduto per scommettere il ricavato sulla vittoria di se stesso: essendo dato vincente con una probabilità su millemila (quello che è), in caso di vincita avrebbe incassato il ricavato del camion moltiplicato per millemila, e così è successo.

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