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All’inizio c’era… Howard (e il destino del mondo)

LO SAPEVATE? Steve Gerber, creatore di Howard the duck, lavorò anche ai primi numeri dei Guardiani della Galassia quando, nel 1976, furono promossi da personaggi secondari a protagonisti di avventure tutte per loro.
Per questo motivo (e nessun altro che mi venga in mente) oggi, mentre finalmente esce anche in Italia il film di James Gunn che vi abbiamo già recensito tre mesi fa, vi raccontiamo di questo famoso/famigerato film dedicato a Howard nel 1986 da un’idea di George Lucas in persona.
Buona lettura.

Cartel-Howard

Il contesto fumettistico, di Darth Von Trier

Orestolo il papero, perché così annomato arrivò nelle mie mani da bimbetto, fu uno dei più grossi squarci del fumetto mainstream statunitense sull’underground che da qualche anno imperversava nei fumetti statunitensi che di fatto stava rivoluzionando molti canoni tradizionali, nicchia dopo nicchia, tenendosi ben lontano dal Comics Code Authority.
C’era un gran proliferare di animali antorpomorfi nella grafica della controcultura della fine degli anni sessanta e dei primi settanta, spesso prendendo ovviamente di mira l’establishment Disney per ribaltarne i contenuti: da Alice rivista in chiave lisergica fino ai fumetti erotici clandestini con Biancaneve e i sette nani. Fritz The Cat di Robert Crumb è forse l’emanazione pura più celebre di quella ondata.
Orestolo nasce da Steve Gerber, lo stesso che più tardi ribadirà quanto non abbia mai toccato uno spinello in vita sua curando i primi numeri dei Guardiani della Galassia nel 1976.
È in tutto e per tutto un papero disneyano, un cugino pusillanime, pieno di vizi ed intriso di sarcasmo da knickerbockers di Paperino. Un Walter Matthau dei paperi, ecco.
Non arriva agli eccessi di sesso droga e alcol di Fritz, siamo pur sempre alla Marvel, ma costituisce nel 1973 una piccola rivoluzione culturale come tanti suoi colleghi animali antropomorfi più marci e scassoni: Orestolo infatti, oltre a portare la controcultura dei suoi anni nel mainstream. segna la nascita dell’autoparodia da parte del colosso editoriale di New York, che poi proseguirà con una vena più o meno demenziale per decenni a seguire trovando il culmine con gli spassosi What The…?! a fine anni ottanta.
Il nostro eroe piomba sul nostro mondo da una dimensione di paperi, non ha alcun potere straordinario ­anzi è uno smidollato cronico,­ ma il fatto che sia strano su un un pianeta popolato da supereroi fa credere a tutti che lui abbia qualcosa di speciale, deve avercelo per forza, quindi si trova suo malgrado a vivere avventure da eroe, trascinato dal caso o da altri supereroi in imprese che vanno dal ridicolo, al surreale, all’avventuroso. Questi all’inizio sono ovviamente principalmente pretesti per mettere alla berlina i cliché e gli status del fumetto supereroistico, usandone tutte le carte ­da quelle grafiche a quelle narrative­ ma ribaltandole, creando uno dei personaggi più sovversivi, folli e divertenti della Casa delle Idee e che negli anni troverà una sua dimensione ed importanza al di là della sua chiave parodistica, diventando un personaggio di tutto rispetto nel cosmo Marvel senza mai abbandonare il suo umorismo.

Dal prestigioso 1976: Orestolo e gli autoadesivi

Dal prestigioso 1976: Orestolo e gli autoadesivi

Il contesto filmico, di George Rohmer

Dopo cotanto sfoggio di cultura fumettistica tenterò di mettere in evidenza un dato su cui pochi si soffermano: Howard e il destino del mondo fu il primo film tratto da un fumetto Marvel apposta per essere distribuito al cinema, se escludiamo un serial di Capitan America uscito negli anni ’40.

Prima di allora, gli eroi Marvel erano già stati trasposti in versione live action, ma solamente in televisione. Il primo ad approdare sul piccolo schermo nel 1977 fu The Amazing Spider-Man , seguito da L’incredibile Hulk e dai pilot di Dr. Strange e Captain America (con Reb Brown). Tutti partoriti da un accordo tra Marvel e CBS, tutti rigorosamente falliti tranne il fortunatissimo Hulk. Una striscia negativa che non può che essere attribuita a chi stava a capo dei progetti alla CBS: era un’altra epoca e mancava totalmente il rispetto per la fonte, i fumetti erano giudicati intrattenimento per bambini e perciò traditi o semplificati all’eccesso. Pensate che nel pilot di The Amazing Spider-Man non c’era alcun accenno allo zio Ben, una svista colossale che la dice lunga: chiaramente alla CBS non volevano “tediare” il pubblico a casa con risvolti deprimenti o drammatici. Fa strano pensare che, nello stesso periodo, la rivale DC portava con successo al cinema Superman, mentre la Marvel era relegata alla televisione…

Cito Nanni Cobretti perché in un recente scambio privato ha colto alla perfezione il momento storico: “In quel periodo Marvel vendeva Spider-Man e Capitan America alla Cannon, quando Lucas ha chiesto Howard secondo me hanno festeggiato per due settimane in stile Wolf of Wall Street”. Con tutto il bene che possiamo volere a Menahem Golan, se scegli una nota casa di produzione di B-movies per produrre i film dei tuoi due personaggi-bandiera, vuol dire che stai sbagliando qualcosa. Persino i diritti dei Fantastici 4, il primo fumetto dell’era Marvel, vennero dati via a una compagnia tedesca nel 1983 per appena 250.000 dollari (e da quella disgraziata transizione sarebbe poi nato, nel 1994, il film prodotto da Roger Corman e mai distribuito). Flashforward a trent’anni dopo, quando la cifra ipotetica che Marvel/Disney dovrebbe pagare alla Sony per riavere i diritti cinematografici dell’Uomo Ragno si aggira intorno ai due miliardi di dollari.

In tutto questo, Howard fu il punto di non ritorno, ma forse anche a causa del suo insuccesso i personaggi Marvel ci avrebbero messo un’altra decina d’anni prima di cominciare a popolare le sale, se escludiamo il Punisher del 1989, quello con Dolph Lundgren (da noi Il vendicatore), e il Capitan America del 1990, fedele sulla carta ma scadente nei risultati. C’è da aspettare il 1996 prima che, con Blade, inizi l’era dei Marvel Studios. Ora l’unica cosa che separa la Marvel dalla conquista del mondo sono quei due contrattini capestro stipulati con Sony e Fox, che li privano di due universi fondamentali come quelli di Spider-Man e X-Men. Ma già nel primo caso si parla di possibili accordi.

Vedremo mai un altro film su Howard? Qualche anno fa avrei risposto sicuramente di no, ma se c’è una cosa che il successo di Guardiani della Galassia ha dimostrato una volta per tutte è che la Marvel di oggi può permettersi di scommettere su personaggi sconosciuti e vincere il jackpot. Tanto ormai non conta più il singolo film: conta il brand.

Rock'n'Roll

Rock’n’Roll

La recensione, di Nanni Cobretti

“Ma non capisci, è un papero che si comporta come una persona!!!1!”

Dev’essere così che reagiva George Lucas a chiunque gli chiedeva di cosa si volesse occupare dopo la trilogia di Guerre stellari e i primi due Indiana Jones e, davanti alla risposta “Howard il papero”, si esibiva nello stesso sguardo perplesso/frastornato che avete voi ora che vi ho ricordato la vicinanza temporale con appunto Guerre stellari e i primi due Indiana Jones.
Ed è questo che Lucas deve aver capito di Howard/Orestolo, a giudicare dalle mostruose differenze tra il suo film e il fumetto di Steve Gerber.
Eppure ci credeva a pacchi. E con lui la Universal, che gli affidò un budget di 35 milioni di dollari (un termine di paragone? Appena tre anni prima, Il ritorno dello Jedi ne costò 32).
Howard e il destino del mondo nasceva spacciato per un motivo ben preciso: il pupazzo faceva abbastanza cacare.
Non c’erano le tecnologie necessarie per renderlo credibile, punto e basta.
All’epoca te la potevi cavare con alieni semi-muti come gli Ewoks, perché nessuno aveva pretese o particolari riferimenti, ma Howard doveva ricordare un papero, doveva muoversi, chiaccherarsela ed essere espressivo come un umano, e in più era completamente bianco, non si potevano metterne in ombra i difetti. Era troppo.
La Industrial Light & Magic era l’azienda leader dell’Universo per questo tipo di missione, ma nel 1986 questo superava anche loro: messi alle strette, se la giocarono con un trappolone di costume dentro al quale si alternavano otto nani capitanati da Ed Gale (che si becca il nome nei credits), più una maschera semi-meccanica capace di qualche abbozzata espressione.
E il problema, puro, semplice e insormontabile, è che se non ti bevi il costume ti fotti almeno il 60% del film. E se hai più di otto anni, bersi quel costume è un’ardua impresa. Non ardua quanto bersi Benigni che fa Pinocchio, ma quasi.
L’altro grosso problema è che Lucas aveva un’idea del target che cozzava completamente sia con i problemi tecnici di cui sopra, che di base con la sceneggiatura che aveva fatto scrivere ai fidatissimi Willard Huyck e Gloria Katz, ex-compagni di Università (lo stesso corso da cui uscirono Milius, Coppola e compagnia) a cui aveva già affidato lo script di American Graffiti e Indiana Jones e il tempio maledetto, e che lui ricambiava regalando a Huyck anche la regia di questa tragedia annunciata.
Guardate come lanciarono il film:

E il trailer seguente insiste sul lato adulto (“passatempi preferiti: sigari e sesso”) senza mai mostrare il protagonista in faccia.
E in più, Howard fuma dritto nel poster.
Immaginate quindi un adulto che va al cinema aspettandosi una specie di live action di Fritz il gatto misto a Star Wars e si trova davanti invece una strana versione di E.T. che al posto dell’alieno ha un nano a disagio vestito da papero smargiasso, e al posto del bambino una cantante new wave mezza scema.
Perché alla fine è così che se la giocano: una grande avventura super easy della domenica pomeriggio per tutta la famiglia, in cui ogni occasione è buona per doppi sensi papereschi tipo “sono cintura nera di quack-fu”, e ogni tanto si strizza maldestramente l’occhio agli adulti non con canzonette e citazioni pop stile Shrek, ma con schizzi di brutale inappropriatezza tipo papere in topless, preservativi trovati nel portafoglio e un’intera scena ambientata in una sauna per scambisti. È come vedere un episodio delle Winx in cui a un certo punto, così, en passant, e senza cambiare di una virgola il tono del racconto, le dolci fatine vanno a pigliarsi un cocktail in un locale di striptease.
Ad aumentare il disagio, il fatto che i personaggi di contorno non sappiano come reagire a Howard: chi urla e scappa, chi non ci fa caso, chi lo scambia per un bambino, chi per un adulto eccentrico, chi addirittura lo tratta come un comunissimo papero nonostante l’abbia appena sentito parlare e ragionare.

Howard il papero e il futuro regista di Dead Man Walking

Howard il papero e il futuro regista di Dead Man Walking

E sapete qual è il punto? Il punto è che se bypassate tutte queste (gravissime) cose – il brutto costume, gli sbalzi di target – Howard e il destino del mondo è un film tanto convenzionale quanto infondo onestissimo e realizzato con seria competenza.
Lea Thompson era una delle giovani attrici più spigliate della sua generazione e infila il giusto equilibrio fra simpatia, ingenuità e tocchi sexy a tradimento, facendo letterali acrobazie per rendere vagamente credibile la sua progressiva infatuazione per Howard; Tim Robbins, allora emergente, ce la mette tutta e dimostra il suo talento comico nei ruoli dell’entusiastico tontolone; Jeffrey Jones divora le sue scene di competenza accollandosi una sequenza di possessione spaziale retta unicamente dalla sua mimica e dai suoi sbalzi di voce, e resa ulteriormente (e volutamente) esilarante dall’assenza di qualsiasi effetto speciale; Howard stesso, limiti meccanici a parte, è recitato con la giusta dose di carisma per reggere il film da protagonista (la voce originale è di Chip Zien, quella italiana di Vittorio Stagni).
Non è esattamente la sceneggiatura più ispirata dell’Universo, ma c’è un team di professionisti impegnato a realizzare il miglior film possibile chiudendo entrambi gli occhi sui grossi problemi di sospensione dell’incredulità riguardanti l’eroe della vicenda e filando dritti, spediti e sicuri come se tutto fosse normale. E la loro coraggiosa faccia tosta paga definitivamente nel secondo tempo, praticamente un’unica impeccabile, energetica, divertente sequenza action non-stop che va dalla distruzione di una tavola calda a un inseguimento terra/aria al finale nel mega-laboratorio spaziale chiuso da uno splendido mostrone in stop-motion.
Il flop a suo tempo fu memorabile, e portò alle dimissioni forzate del CEO della Universal. Ma il film rimase nel cuore di chi all’epoca aveva sia l’età giusta per fottersene di un costume da papero inverosimile, che genitori abbastanza svegli da non fare una tragedia sulle scene equivoche mentre i loro figli diventavano grandi anche grazie al glorioso sedere di Lea Thompson.

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La vostra prima erezione

(sì, il finale di articolo mi piace così)

DVD-quote:

“Fossero davvero questi i ‘film più brutti della storia’, vivremmo in un mondo meraviglioso”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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80 Commenti

  1. Vin Diesel30€grazie

    Ragazzi non so cosa scrivere, avete detto tutto voi. Vi voglio un fracco di bene.

    Sono d’accordo con Anna, spero in un altra 400tv anni80inside. Se fosse stato proiettato Howard, avremmo mandato in tilt la rete tipo millennium bug.

  2. Jean Pieri

    scoprire che sia costato più del Ritorno dello Jedi mi ha appena causato un’emorragia cerebrale…

    comunque filmissimo (che purtroppo non vedo da parecchio tempo)

  3. Biscott Adkins

    Non so voi ma io in giro ho visto più volte dei sosia di Howard…

  4. X Meh

    la prima e per quanto mi riguarda anche quest’ultima dai
    Howard è tra i film da rivedere, anche se un po’ temo

  5. Lars Von Teese

    Sinceramente, con gli occhi di uno spettatore del 1986 il pupazzo/costume non mi sembra cosi` brutto, anzi. Quello che non funziona veramente di questo film e` il papocchio clamoroso che hanno fatto mescolando una storiella per ragazzini con cose totalmente SBAGLIATE tipo la papera con le tette o la thompson che fa petting col nano/papero, o il mostro con il tentacolo che gli esce dalla bocca tipo film horror. Un altro enorme problema di Howard e` che non fa ridere manco per il cazzo, non fa una battuta manco a sparargli, non e` mai simpatico o accattivante, fa il bulletto con tutti ma poi finisce sempre a fare la figura del paperino piccino che le prende e va a nascondersi dietro le sottane della ragazza. Ricordo che da bambino lo trovavo veramente patetico. Poi Tim Robbins come attore mi ha sempre fatto cagare a spruzzo. Comunque chi ha visto i Guardiani della galassia sa gia` che hanno qualcosa in comune con il buon Orestolo…

    • Fra X

      Si, concordo. A parte l’ uscita su Robbins, che non mi aspettavo così terra terra e volgare visto il tono del commento. XD

  6. Arnold Spazzaneve

    il film della mia infanzia, avevo la vhs della registrazione su italia 1 e da piccolo me lo son sparato più e più volte. sapete se gira un’edizione dvd region 2 fatta bene?

  7. @arnold: l’edizione inglese ha anche dei bei contenuti extra

  8. Arnold Spazzaneve

    @nanni sottotitoli ENG ci sono? perché se fosse così la compro instant!

  9. Non ti dico “sì” nel senso che ci ho guardato e ci sono (non ci ho badato) ma ti posso dire “sì” nel senso che i sottotitoli in inglese ci sono nel 99,9% dei dvd inglesi in commercio.

  10. Arnold Spazzaneve

    bella, anche se tremo nell’ipotesi 0,1% (memore di quanto successo con il dvd di bronson preso su amazon UK un paio di anni fa).

  11. alan bleach

    LA MAMMA DEI GOONIES! Hahaha

    Comunque questo film in famiglia ce lo ricordiamo tutti: io, i miei e lo psicologo. Ogni volta che praticavo le tecniche di submission su mio fratello gridando ‘CHI E’ UN OCCULTOSUPERSOVRANO?! DILLO! CHIII!?’ mia madre prendeva uno xanax.

  12. Nicola Gabbia

    Fu il primo film che registrai su vhs.
    Non so quante volte l’ho riguardato..

  13. @Lars Von Teese
    hai perfettamente ragione, il problema di quel film non era la credibilità del pupazzo che nel 1986 non dava grandi problemi ed era comunque sufficientemente espressivo. Il problema era il tono del film, confuso a dir poco. Dalle “duck tits” (https://www.youtube.com/watch?v=KoqyhrGtfOA) all’avventura per bambini, alla storia amorosa tra un papero alieno e la protagonista femminile (credo che sulla carta era un “must” avere i due personaggi principali che si innamorano ma ovviamente quando uno è un papero si sarebbe dovuta fare un’eccezione) e sul finale una trasformazione dell’umano posseduto da un alieno che forse era un po’ troppo paurosa sotto una determinata età… e le battute una peggiore dell’altra.

    Il costume del papero era il problema minore di questo film. Anzi non era proprio un problema.

  14. Vi ricordo per sicurezza che se nell’86 avevate otto anni i discorsi sulla credibilita’ del pupazzo non valgono. Non e’ certamente brutto come Il mio amico Mac, ma era largamente inferiore a cio’ che gli si chiedeva di fare.

  15. @Nanni

    Ahah!
    Dubito che ci sia gente che lo abbia visto per la prima volta DOPO gli 8 anni… a parte i gonzi che si fecero infinocchiare all’epoca con la réclame “per adulti” del film.
    Poi è anche vero che guardo i film ancora con una mentalità anni ’80 dove certi effetti risultano nella mia testa ancora più realistici di molti esempi moderni di CGI.

    Siamo comunque a livello delle tartarughe ninja anni ’80. Se vanno bene quelle va bene anche Howard. Non credo che volessero (né potessero) fare di meglio. Il personaggio è scritto male, l’aspetto estetico è perdonabile.

  16. Barone Meshuggah

    @Schiaffi: scusami per questo commento in ritardissimo ma… Concordo pienamente con te su TED! Ci tenevo a dirlo, ecco.

  17. zioluc

    Lo vidi a 13 anni… All’epoca mi piacque il giusto, pur non convincendomi fino in fondo per il presonaggio un po’ mal calibrato come avete già detto. Ricordo che avevo tenuto per un po’ i numeri di Ciak con foto di Lea Thompson <3

  18. Marunator

    io ricordo solo che non dormì per diverse notti, vedendo la parte della trasformazione in alieno.
    Ero un bambino, mi spaventò moltissimo.
    Forse, avrebbero dovuto calibrarlo meglio.
    Solo questo film, e il terribile Yago di Ghostbuster 2, mi fecero questo effetto!

  19. Fra X

    Pensare che solo l’ anno prima Lucas aveva prodotto “Mishima”! E viene ricordato in quel periodo per Howard, la sua unica vera cantonata a quei tempi. In quegli anni produsse “Labyrinth”, “Willow”, Tucker e la valle incatata tra gli altri!
    A me non dispiace neanche dopo aver visto la recensione del mitico Nostalgia critic. XD Detto ciò, i seni della papera… oh, mamma! °_O
    Comunque resta un film godibile e divertente.

    “Il flop a suo tempo fu memorabile, e portò alle dimissioni forzate del CEO della Universal.”

    Addirittura!?! °_O

    ““Beh, E.T. fa piangere, Howard fa ridere, mamma, secondo te cosa scelgo?””

    Non fa una piega!

  20. Fra X

    “’80 dove certi effetti risultano nella mia testa ancora più realistici di molti esempi moderni di CGI.”

    Non è un fatto di testa, ma oggettivo perché diversi effetti si facevano dal vero.

  21. F.R.

    Quando ho visto il film avevo credo 8 anni e di tutto questo non m’ero mai accorto.
    Grazie dell’illuminazione!

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