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C’è un nuovo raddrizzatorti in città: The Equalizer – Il vendicatore

The-Equalizer_Denzel-Washington_Guest-Post

La versione di Nanni Cobretti

Quando lo incontriamo, Bob McCall non è nessuno.
Lavora in un grande magazzino, è presumibilmente sull’orlo della pensione, e sembra avere come hobby preferito quello di aiutare la gente.
Ha sempre una buona parola incoraggiante per tutti e non solo quella: sta aiutando concretamente un suo collega ciccione a dimagrire. Concretamente nel senso che perde tempo a suggerirgli la dieta, a farlo correre, a spronarlo anche severamente.
Poi lo vediamo leggere un libro in una tavola calda, e fare due chiacchere con una prostituta russa barely legal, interessarsi a lei e alla sua vita, ai suoi sogni.
Bob soffre anche di mal camuffati disturbi ossessivo compulsivi.
La diagnosi: è evidentemente un uomo molto solo. Ti incuriosisci genuinamente alla sua storia, ti chiedi perché si è ridotto così.
Il film si gioca quasi tutta la prima mezzora in questo modo.
Io non ho mai visto la serie tv The Equalizer, passata in Italia come Un giustiziere a New York. Non mi sono informato, e non ho nemmeno visto il trailer di questo film. So solo che, in un qualche modo, a un certo punto il nostro protagonista stripperà e scatterà la violenza. Ma per mezzora non sai nulla, non sospetti nulla.
Poi i papponi russi mandano all’ospedale la prostituta barely legal.
Bob li va a trovare, con l’intenzione di provare a trattare civilmente.
I papponi russi non trattano.
Benvenuti al Manuale di Costruzione del Secret Badass.

Denzel Occhio Lungo

Denzel Occhio Lungo

Un film d’azione non ha bisogno di essere tutto ritmo alla Crank, io non sono un 15enne malato di ADD. Un film può prendere la rincorsa, se sa quel che fa.
E Il vendicatore sa come rendere il personaggio di Denzel Washington interessante.
E Denzel ovviamente sa come sorreggere un film da solo.
E quando ti sei fatto un’idea di lui, e quando la prima volta che entra in azione questa idea di lui ti si frantuma davanti agli occhi, il gioco è fatto: ad Antoine Fuqua basta mostrartelo minaccioso e sicuro di sé una seconda volta per conferma, e da lì in poi può fare quello che vuole.
Da quel momento, ad ogni situazione di pericolo i tuoi occhi sono fissi su Bob McCall.
Da quel momento, ti basta vederlo buttare un occhio all’orologio e quel piccolo gesto è già l’equivalente adrenalinico di un Van Damme che si strappa la maglietta e si mette in posa.
Da quel momento a Fuqua bastano tre inquadrature: la mano di Bob prende un martello, la vittima di turno ritrova la refurtiva, la mano di Bob ripone il martello e lo ripulisce degli schizzi di sangue. E tu esulti e non hai bisogno di sapere altro.
Ma c’è un’altra cosa importantissima che Fuqua inserisce, e che normalmente gli altri film dello stesso genere trascurano: affiancare al Secret Badass un cattivo all’altezza.
Da una parte quindi abbiamo Denzel Washington nel suo ruolo più cazzuto dai tempi di Man on Fire; dall’altra spunta Marton Csokas, una carriera da villain del discount tra xXx e La leggenda del cacciatore di vampiri, qui in stato di grazia totale, che si inventa un incrocio fra l’intelligenza calcolatrice di Kevin Spacey e l’implacabile efficacia di un Anton Chigurh. Dalla prima scena senti che guarderesti tranquillamente anche un film solo sul suo personaggio; dalla seconda pregusti lo scontro con Denzel con addosso una fotta senza senso.
Eppure, in tutto questo a trionfare sono la la regia attentissima di Antoine Fuqua e la sceneggiatura dosata di Richard Wenk – uno che due anni fa era stato pagato per tradurre la testa di Stallone in The Expendables 2, per dire. La quantità di dettagli che contribuiscono alla costruzione dell’atmosfera e alla loro spettacolare esecuzione è micidiale: il numero di scene a cui basta il gesto o la parola giusta per cogliere nel segno è da standing ovation.
Reazionario e fiero come se fossimo nel 1983, lento e violento in totale controtendenza con quanto va di moda oggi a Hollywood, Il vendicatore non è sicuramente perfetto, ma per quel che mi riguarda si pappa tutti i film di Liam Neeson al telefono in un sol boccone ed è la cosa più esaltante prodotta quest’anno nell’emisfero occidentale.

Inquadrature eroiche 101

Inquadrature eroiche 101

La versione di Darth Von Trier

The Equalizer era una serie televisiva che durò per tutta la seconda metà degli anni ottanta e con un certo successo negli Stati Uniti, da noi venne tradotta come Un giustiziere a New York e non ebbe lo stesso successo. Anzi: probabilmente oltre i pochi che la ricordano dall’epoca quelli che ne hanno scoperto l’esistenza lo devono alla simpatica comparsata che ha fatto di recente in The Wolf of Wall Street. La serie consisteva nelle vicissitudini di Robert McCall, un ex agente segreto di un’ agenzia ombra in alcun modo identificata con i servizi segreti ufficiali, il quale ormai ritiratosi si prodiga per aiutare a titolo gratuito persone in guai molto più grandi di loro per riscattare il suo passato fatto di ombre e pentimenti, persone che riuscivano a contattarlo attraverso un ambiguo annuncio sul giornale. Il tono della serie era tra il poliziesco televisivo e lo spionaggio cinematografico, con una propensione al realismo e alla violenza inusuale nei prodotti di prima serata televisivi dell’epoca. A me piaceva più di Hunter ma meno di Kojak, probabilmente oggi la gradirei di più; diciamo quasi quanto Agenzia Rockford ecco, o Quincy.

Che il film di Fuqua sia tratto da quella serie l’ho dovuto leggere, visto che oltre a non essere materiale popolarissimo qui da noi quello che potevo vedere, dal titolo italiano agli elementi più evidenti, in nulla richiama il materiale originale. Per dirne alcune facili: il protagonista è nero anziché bianco, sta a Boston invece che a New York, fa prevalentemente a pizze invece di usare un segreto arsenale privato, è sempre da solo dove nella serie invece aveva una fitta rete di contatti grazie ai suoi trascorsi di agente operativo, e che fosse un ex agente segreto non trapela minimamente dal trailer.

Quindi? Che film è questo? Perché scomodare dalla tomba una serie così vecchia e misconosciuta se poi non ci sta niente di questa? Perché il film, cambiando alcuni aspetti del protagonista e dell’ambientazione, è in pratica un prologo sulla nascita del personaggio, i mesi a monte della nascita del giustiziere privato della serie televisiva. Mossa molto interessante, perché da un “ma sicuri che è tratto da The Equalizer?”, se conosci un po’ la serie, cominci a mettere assieme i pezzi durante il film e sul finale ti è assolutamente chiaro cosa avverrà dopo i titoli di coda, chi diventerà il protagonista e cosa farà. Un rimaneggiamento interessante, ben gestito, elegante e pieno di understatement ma che si porta dietro l’ovvia conseguenza di creare aspettativa di un sequel, cosa che data la presenza del suo protagonista lascia ben poca speranza di accadere: Denzel Washington è il Paganini di Hollywood, non ripete e non gira sequel dei suoi film. Che ne sarà di questo personaggio allora? Diventerà una saga inaspettata o rimarrà un buon esercizio di stile sul raccontare una storia già raccontata senza ripetersi per nulla? Staremo a vedere.

Se ci riesce ancora Steven Seagal...

Se ci riesce ancora Steven Seagal…

Venendo al film invece: The Equalizer mi ha spiazzato. Non necessariamente in un senso esclusivamente positivo o negativo. Sono stato stupito positivamente da come viene costruito un personaggio così sfumato e particolare per un film d’azione, su quanto tempo si prende il film per raccontarci i dettagli e far crescere da un lato la curiosità su chi cavolo è questo tizio e dall’altro la difficile empatia verso di lui, che con il suo stile di vita da disturbato ossessivo compulsivo non è facile da instaurare.  Fuqua si prende i tempi del film drammatico, fa interagire il personaggio col suo mondo, racconta origine e missione del protagonista diluendola durante tutto il film arrivando al culmine solo verso la fine e contravvenendo ad ogni regola del film d’azione che vuole la pratica sbrigata in poco tempo e ad inizio storia. È un ritratto coinvolgente di un uomo normale ma che palesemente ha molto di più dietro di sé, vestito male e con un fisico nella norma seppur in forma, un tizio con un passato recente doloroso e violento ed un passato remoto invece molto divertente. Insomma: non il vostro solito eroe d’azione, per quanto di azione ne compia. Ed è con l’azione che casca l’asino, per me.

Qua sono rimasto stupito in senso più negativo. Chiariamoci: non perché sia brutta o troppo poca, ma semplicemente perché è talmente fuori tono col resto del film che pur divertendomi mi ha lasciato un senso di delusione. La maniera praticamente supereroistica, sovrumana, con cui il nostro esplode la sua vendetta è tanto liberatoria e divertente sul momento quanto non intonata con la progressione e taglio del resto del film e, per me, deludente a posteriori. Il personaggio viene rispedito nell’ambito del blockbuster d’azione in due secondi quando per più di un’ora sembrava voler costruire un film certamente d’azione ma di tipo diverso, con delle ambizioni interessanti. Più che un disappunto col film, che è solido e divertente, ho avvertito la spiacevole sensazione di “occasione sprecata per fare qualcosa di meglio e di nuovo”.

Ci sono tutti i pregi che ho elencato e Denzel Washington è bravissimo da inizio a fine film, a guardare la sua filmografia meriterebbe un ingresso negli Expendables molto più di gran parte di chi è nel cast al momento, ma il disappunto su come è concepita l’anima action del film mi rimane, e potete immaginare quanto mi possa dare fastidio avere un problema con la parte d’azione di un film e non con la parte drammatica/sentimentale. Non rovina la visione ma un po’ mi ci rode.

Esplosioni alle spalle: check

Esplosioni alle spalle: check

DVD-quote:

“Il film occidentale dell’anno”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

“Un solido film d’azione, a due mazzate dal capolavoro”
Darth Von Trier, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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64 Commenti

  1. Dr. Stranamorte

    Questa cosa mi ha sempre incuriosito: Ma sul serio incide così tanto il pubblico adolescente negli Usa?? Sono così tanti? No perché a questo punto dobbiamo sul serio puntare sui mercati esteri sperando che abbiano gusti migliori. Ma nei cinema controllano la carta d’identità?

  2. Erri De Lucas

    Esaltante no, ma più che buono sicuramente. Le scene che preparano l’azione sono in genere migliori dell’azione, ma i dialoghi funzionano, la tensione non cala mai e Denzel è in forma smagliante. L’unico appunto sul cattivo, peraltro ottimo, è che SPOILER
    quando si capisce che non sta in cima alla catena delle carogne e deve rispondere a qualcuno perde un po’ di carisma. Comunque, 7 (+).

  3. Biscott Adkins

    @Stranamorte praticamente l’industria tira avanti grazie a loro…

  4. Pier Paolo

    Denzel è tornato! Un film che di sicuro vedrò! A proposito di vendicatori di recente ho visto Death Sentence con Kevin Bacon, che per quanto standard l’ho trovato molto cazzuto e con delle buone scene d’azione, l’avete visto?

  5. Michele

    Citazioni di mamma ho perso l aereo a gogo

  6. samuel paidinfuller

    alla fine l’uniche vere sgravate del film sono la scena della petroliera (che secondo me è tipo le scene della doccia nelle commedie italiote anni 80 che erano il pretesto per farci vedere tette e culi solo che qui è il pretesto per infilarci il cool guys don’t look at explosions) e il prefinale/finale con moe ripulita (che però ho apprezzato non essermela ritrovata prezzemolino nel film) e con tutto il metaforone sul fresh new start con tanto di alba sulla spiaggia.
    menzione speciale alla fotografia con il giallo sparato e l’ultissima inquadratura presa pari pari da edward hopper.
    più di una volta mi ha ricordato molto payback (anche con un paio di battute sui 9800$) che però gli resta superiore.

  7. Marlon Brandon

    Visto con colpevole ritardo, ma necessariamente perche’ sara’ ai Sylvester! Sposo in toto la recensione del capo e i commenti alle scene specie quella della prostituta russa, che tensione! Filmone.

  8. Maurizio Margaglio

    Il film mi è piaciuto. Volevo non pensare troppo e sono stato accontentato. Il problema non è il “tono” dell’azione ma l’accumulazione dell’azione. Perché la prima volta in cui gli si scatena la violenza, la scena è perfetta. Il fatto è che una volta che hai visto come funziona Denzel-violenzo non c’è più effetto sorpresa e non te la puoi giocare tutta in quel campo. Invece Fuqua dedica poco alla “preparazione” e molto all’artigianalità cumulativa. Una volta dato il via alla valanga di mazzate non ti puoi più fermare. Com’è stato notato quando giungi alla scontro finale -giàssai- e il tutto risulta stucchevole, lungo e pensato maluccio (alla luce della splendida scena al ristorante che ha descritto anche Cobretti). Cioè sono al Bricofer in sei con i mitra e nel tempo che Denzel e pizzetto fanno all’amore tra i vetri urlando, sparando e spaccando gli altri avrebbero dovuto arrivare lì in qualche secondo. Invece si pigliano a mazzate per mezz’ora e addirittura gli arriva Sancho Panza a salvarlo. Fuqua è bravissimo a creare un’epica del personaggio ma poi la sfrutta male. Ci dà quello che vogliamo ma cuoce tutto troppo e troppo a lungo. Mi sta bene l’onnipotenza del personaggio eh, non contesto questo.

  9. annaMagnanima

    questo film mi è piaciuto un sacco. il finale l’avrei cambiato. ma mi è lo stesso piaciuto in sacco. ottimo il cattivo. davvero cattivissimo. peccato che alla domanda del cattivo “ma chissseiiii???” lui non ha dato risposta. avrei tanto voluto sapere come definiva se stesso.

  10. axel folle

    ho appena rivisto la prima scena in cui Danzel stermina il gruppo di russi papponi ma questa volta a rallentatore…mamma mia Fuqua è da applausi, un connubio di regia-montaggio spaventoso, veramente quella parte è un gioiello di tecnica e stile. Il film comunque è una bella bomba anche se inevitabilmente lascia quel sapore di gia visto e sembra l’ennesima ripresa di “Death Wish” aggiornata ai giorni nostri. Niente di sorprendente quindi per quel che riguarda la trama, lo svolgimento è pure molto lineare, però la regia è di gran smalto e l’occhio tiene pure conto del fattore umano e la costruzione del tutto ha il raro pregio di regalare momenti di tensione. Fuqua ama il genere e si vede, ha gia dato anche tanto coi suoi action, personalmente vedo la sua figura come quella di un moderno McTiernan seppure non abbia ancora imbroccato due capolavori totali come “Caccia a ottobre rosso” e “Predator” il livello generale della sua filmografia, pur con qualche scivolone, è di tutto rispetto e soprattutto qua dentro obbligatoriamente da tenere d’occhio.

    • axel folle

      ah personalmente pur riconoscendo il cambio di tono tra le scene action e non, non le ho trovate affatto fuori contesto (non da infastidirmi almeno).

  11. GGJJ

    Il film l’ho visto solo ora, con il passaggio Sky, e devo dire che mi è piaciuto parecchio, Denzel è gigantesco (tra l’altro pare che, NOTIZIONA, abbia accettato di fare il sequel che è in produzione perchè, grazie a Nyarlathothep, il film è andato bene al botteghino) e la regia di Fuqua è fantastica. Soltanto due appunti:

    – per una volta che effettivamente in un film del genere si costruisce un cattivo duro e carismatico l’occasione è un pò sprecata. Da metà film in poi è continuamente umiliato-ridicolizzato-sconfitto dall’eroe, che si capisce essere cmq di un altro livello persino rispetto a lui. Concordo con il Dr. Stranamorte su questo. Sarebbe stato meglio se, almeno nel regolamento di conti finale, avesse messo in maggiore difficoltà il protagonista.

    – Si vede troppo poco Chloe Moretz. Lo so che ha 18 anni da pochissimo. Però è oggettivamente una gnocca da competizione con un sex appeal, per la sua età, clamoroso. Una delle poche baby-fregnette che sono cresciute senza tradire le aspettative.

    • Axel Folle

      Sottoscrivo in toto.

      Ah il film è una bomba, dei film uscitio negli ultimi 2-3 anni è quello che ho rivisto il maggior numero di volte (con questo non dico che sia il migliore)

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