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Speciale 1984: Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione

Sono usciti un miliardi di film fighissimi nel 1984, e noi – grazie alle nostre straordinarie capacità divinatorie – siamo stati i primi ad accorgerci che quest’anno ne sarebbe caduto il 30esimo anniversario.
Di conseguenza, alcuni li abbiamo riguardati insieme grazie a un’opportuna rassegna di #400tv.
Altri invece cercheremo di coprirli con un bel post completo che vi aiuti a riscoprirli a modo.

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1912

Edward Rice Burroughs pubblica su The All-Story, a puntate, il primo volume delle sue Barsoom stories, che sarebbero passate alla storia come “i libri con John Carter”. Non per la prima volta (ci aveva già pensato H.G. Wells con La guerra dei mondi), un terrestre si ritrovava a contatto con una razza aliena; per la prima volta, però, gli extraterrestri – visitati a casa loro, non invasori – dovevano fronteggiare una creatura loro pari se non superiore. Le storie di John Carter segnavano, nell’immaginario collettivo, l’inizio della riscossa della specie umana contro i mostri dello spazio, emersi come minaccia dal fondo dei telescopi e dalla soluzione delle equazioni che stavano cominciando a raccontarci un universo molto diverso – e molto meno antropocentrico – da come ce l’eravamo immaginati fino ad allora.

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1933

Henry Ralston inventa Doc Savage, l’anello mancante tra l’eroe da romanzo pulp e l’ormai classico supereroe da fumetto – completo di squadra di superamici, poteri al limite del sovrannaturale, soprattutto, dettaglio da non sottovalutare, prototipo dell’uomo a tutto tondo: bello, intelligente, colto, esperto di fisica, chirurgia e arti marziali. Savage usava gadget in stile Bond/Batman, picchiava come uno Sherlock Holmes incrociato con, be’, Batman, saltava come un Tarzan – tutti nomi che non invento io, ma dichiarate ispirazioni di Lester Dent, principale scrittore della saga. Savage comparve ovunque: in fumetti, film, show radiofonici. Un (super?)eroe creato per essere brand. Era il 1933.

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1972

In Tarzan Alive, finta biografia del tizio delle liane scritta da Philip José Farmer, l’uomo che introdusse il sesso nella fantascienza, viene teorizzata l’esistenza della fittizia Wold Newton family, guarda caso citata anche in un’altra finta biografia di Farmer dedicata a Doc Savage. L’idea? Il 13 dicembre 1795, a Wold Newton, nello Yorkshire, un meteorite cadde dalle parti di una fattoria; essendo radioattivo, la sua vicinanza causò una serie di mutazioni incontrollabili nei passeggeri di un autobus che passava di lì per caso. I loro discendenti acquisirono così forza e intelligenza straordinarie. Tra i membri della famiglia Wold Newton, Farmer annoverava Savage e Tarzan, e Sherlock Holmes, e Arsenio Lupin, e perfino vivaddìo la cugina di Doc Savage.

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Flashback anagrammatico: 1927

Anche Howard Phillips Lovecraft, in Il colore venuto dallo spazio, aveva immaginato qualcosa di simile alla Wold Newton, con conseguenze piuttosto opposte però.

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1984

W.D. Richter, autore tra le altre cose degli script di Grosso guaio a Chinatown e Terrore dallo spazio profondo, ed Earl Mac Rauch, autore tra le altre cose dello script di New York, New York, mettono insieme tutto quanto hanno imparato fino ad allora in ambito cinematografico (fantascienza, commedia, azione, romanticismo, assurdità, satira) e chiudono il cerchio iniziato da John Carter e Doc Savage, decorandone poi la circonferenza con ghirlande di spacconeria e synth presi di peso dal decennio delle power fantasies, al tempo nel pieno del suo splendore (avete presente, no?, lo speciale 1984 dei 400calci.com?), e dando vita a Buckaroo Banzai, l’eroe definitivo, ideale conclusione di un percorso al quale mancava solo il superamento del dualismo fascino animale/raffinata intelligenza per compiersi.

Sherlock Holmes o Batman? Lo swag di James Bond o le rudi botte di Tarzan? Holmes è un sociopatico, e Batman un disturbato, Bond troppo sfuggente, Doc Savage forse troppo vintage. Buckaroo Banzai ha tutto, in un secchio, con un uovo in cima, e ha il carisma dell’intrattenitore e i talenti dell’artista, è una popstar e uno stuntman, un fisico nucleare e un tamarro di periferia. Buckaroo Banzai non è l’uomo che chiunque vorrebbe essere: è l’uomo che chiunque dovrebbe essere. E ha un problema con gli alieni.

Sopra: e con John Lithgow.

Sopra: e con John Lithgow.

Ispirato alle grandi storie pulp del pippone introduttivo, spruzzato di glitter per adeguarlo ai tempi, Buckaroo Banzai è una creatura molto strana, un film riguardo al quale amo spesso immaginare le reazioni al primo screen test effettuato all’incirca quando io venivo al mondo: tutti con la faccia di John Lithgow qui sopra, e un illuminato a sussurrare, accarezzandosi i baffi, «questo flopperà e diventerà successivamente un cult grazie alle VHS». Ancora una volta, non invento: furono le prime parole di Gene Siskel dopo la visione. E in fondo erano gli anni dei grandi classici che nessuno capisce finché non ci si ferma un attimo a riflettere e solo allora se ne coglie la vera grandezza.

È uno one-man show firmato Peter Weller, uno degli attori più inespressivamente carismatici della storia del cinema, intorno alla cui sicumera viene costruito un personaggio che combina Marlon Brando, Elvis e Clint Eastwood. Scienziato ed eroe – il presidente degli Stati Uniti lo chiama spesso per chiedere consigli –, è sul punto, quando lo incontriamo, di compiere un’impresa: penetrare l’immenso spazio vuoto di cui è composta la materia, zuppa di nulla nella quale galleggiano, a distanze siderali, elettroni, neutroni e protoni, e venire in contatto con altre dimensioni. Nel frattempo, attraversare una montagna guidando un pick-up Ford F-350 sul cofano del quale è montato un razzo nucleare e un oscillation overthruster, utile ad attraversare la materia.

Sopra: sì, c'è scritto quello.

Sopra: sì, c’è scritto quello.

Nel frattempo, in un ospedale psichiatrico…

… il professor Emilio Lizardo, il primo a infrangere la barriera tra le dimensioni e per questo rinchiuso al mattatoio, riceve notizia dell’impresa di Buckaroo. È qui che entrano in gioco gli alieni.

Sopra: alieni.

Sopra: alieni.

Quale sia il legame tra questi tre elementi lo lascio volentieri scoprire a tutti quelli che non hanno mai visto Buckaroo Banzai e che lo faranno stasera. Tutti gli altri già sanno che [EHI, SPOILER!] Lizardo, sentito a un certo punto del film gridare PORCO GIUDA!, è in realtà John Worfin, capo dei ribelli Lectroidi e sanguinario guerriero, e che la sua eliminazione per mano di Buckaroo Banzai prima che possa venire in possesso dell’overthruster è condizione irrinunciabile affinché i Lectroidi buoni non facciano esplodere la Terra, attaccando la Russia e provocando così la fine della Guerra Fredda e l’arrivo della Terza Guerra mondiale.

Questo è Buckaroo Banzai: un’avventura come si raccontava negli anni Venti, tanto letteraria e raffinata negli spunti quanto cafona nella messa in scena, e meno male. È un potpourri di generi e immaginari che funziona perché tenuto insieme dal collante che è il suo protagonista, l’uomo a tutto tondo che nobilita la fisica delle particelle con un paio di occhiali da sole e conquista le pupe con uno sfavillante assolo strappalacrime. È Avengers con le maschere di gomma al posto della CGI e dei costumini, e con l’inimitabile assalto visivo ottantiano che trasforma ogni scena in un’orgia – quello che per esempio Manborg ha colto alla perfezione e ha saputo riprodurre fedelmente, quello che fa di Killer Klowns un grandissimo film e quello che, nel cinema sci-fi più o meno mainstream, hanno solo Joss Whedon (con Firefly, soprattutto), James Gunn e, perché no, Edgar Wright.

Sopra: tipo.

Sopra: tipo.

La marcia in più arriva perché Richter e Mac Rauch sanno come combinare i fuochi d’artificio del tempo in cui vivevano con l’approccio raffinato, intelligente (un tempo si sarebbe detto “nerd”, o “geek”, ma Big Bang Theory ha rovinato tutto) e soprattutto curioso della fantascienza classica. Buckaroo ha un network di comunicazioni grazie al quale può ricevere notizie in tempo reale da tutto il mondo: si chiama World Watch Wire, e il World Wide Web verrà proposto solo cinque anni dopo. La dimostrazione che BB è un film science-approved? La presenza di Jeff Goldblum nei panni di uno scienziato vestito così:

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Sopra: così.

Per chi ama le facce da cinema è una festa: Christopher Lloyd è l’alieno John Bigbooty, Clancy Brown è Clancy Brown, Ellen Barkin anticipa Jennifer Lawrence di trent’anni

Sopra: gnam.

Sopra: gnam.

, compare persino, per la gioia di voi giovani, Mike di Breaking Bad

Sopra: #tudofado.

Sopra: #tudofado.

, e c’è un umorismo basilare ma consapevole (senza mai scadere nel solito, noioso meta-) che prende un pizzico di satira alla Mel Brooks

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WHO WANTS TO BUY SOME FREEDOM?

e la miscela con gag da cartone animato

eheheheh cum

eheheheh cum

Sapete cosa? C’è persino il finto annuncio di un ipotetico sequel intitolato Buckaroo Banzai vs. The World Crime League prima dei titoli di coda, con tanti saluti a Tarantino&Rodriguez per dire.

Più che un film, Buckaroo Banzai è un’enciclopedia, una cronistoria del nostro viaggio fino alle stelle e ritorno, con tutta la consapevolezza nei nostri mezzi e nella nostra unicità che questo comporta. Non una semplice celebrazione del macho, però, piuttosto un’ode all’ingegno, all’intelligenza, al sapere oltre che al saper menare. A posteriori, è una power fantasy molto più moderna di un Rambo o di un Die Hard, e quindi necessariamente incompresa al tempo, perché esponeva concetti alieni e coraggiosi con mezzi e toni assolutamente contemporanei e puntuali. Nel 1984, forse, sembrava solo un pastiche senza costrutto. Oggi che ci tocca convivere con questi orrori

ORORE

ORORE

Buckaroo Banzai è soprattutto un grande rimpianto: perché non ce ne siamo accorti prima e ci siamo fatti fregare da Hello Kitty?

Sopra: ecco perché.

Sopra: ecco perché.

VHS-quote suggerita:

«Cosa ci fa un’anguria qui?»

Stanlio Kubrick, Hong Kong Cavaliers

IMDb | Trailer

 

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52 Commenti

  1. Anal Smithee

    /Richard Benson Mode ON

    IO C’HO IL DI VU DIIIIIIII!!!

    /Richard Benson Mode OFF

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