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Vieni qui che ti faccio il cyberpunk degli italiani – Nirvana di Gabriele Salvatores

Per essere un Paese da sempre immerso fino ai gomiti nel cinema di genere, non si può dire che l’Italia abbia mai frequentato più di tanto la fantascienza: come si spiega questa macchia imbarazzante in un curriculum altrimenti perfetto fatto di poliziotti coi baffoni, delitti efferati e spiare Edwige Fenech dal buco della serratura?

Soldi, principalmente, perché pure con tutta la buona volontà e l’ottima tradizione di artigianato, la science fiction fatta bene (il che esclude quella fatta nella cucina di Ed Wood) richiede un’effettistica non esattamente affordable e per questo, oggi come allora, appannaggio quasi esclusivo dei porci capitalisti americani. E comunque ammettiamolo, noi italiani siamo sempre stati troppo occupati a guardarci l’ombelico per rivolgere lo sguardo alle stelle, troppo occupati a rimuginare sul passato per immaginare il futuro.

Da una scena di “Terrore nello spazio”: italiani #114 nella fanascienza, ma sempre #1 nello stile.

Da una scena di “Terrore nello spazio”: italiani #114 nella fantascienza, ma sempre #1 nello stile.

Chiunque mastichi l’argomento — o sia capace di cercare “cinema italiano di fantascienza” su Wikipedia — sa che per fare bella figura a una serata elegante con tutti i cineblogger che contano basta fare due nomi: Mario Bava e Antonio Margheriti. Del primo si ricordano le inevitabili contaminazioni horror, il genere che lo ha reso decisamente più famoso e leggermente meno povero, e un titolo in particolare, Terrore nello spazio (1965), il film che ha sostanzialmente offerto su un piatto d’argento a Ridley Scott la trama di Alien; il secondo ci sta troppo simpatico perché era fissato con le astronavi che si sfrociano contro pianeti (e viceversa), si firmava “Anthony Daisies” per darsi street cred ed è stato “interpretato” da Eli Roth in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.

eliroth-antoniomargheriti

In entrambi i casi si tratta, senza cattiveria, di autori di un cinema oggettivamente minore. E contando che in produzioni più ambiziose come, per esempio, La decima vittima di Elio Petri l’intento satirico scavalcava così platealmente la cornice fantascientifica da garantirgli l’appartenenza al genere del cinema politico, la prima vera pellicola italiana di fantascienza, pura e “di serie A”, è Nirvana del 1997, di Gabriele Salvatores.

Non è che non esista una saggistica, anche piuttosto vasta, attorno a Nirvana. Il fatto è che l’unica cosa che sembrava premere ai critici che se sono occupati era dimostrare che nonostante si fosse “sporcato” col cinema di genere, Salvatores continuava a essere un Autore.
Ho rivisto Nirvana di recente, e ci tenevo a tranquillizzarvi: nonostante ci abbia messo le mani un Autore, anche la fantascienza continua a essere una cosa divertente.

Luisa Corna truccata da dea Kali, da bambino mi faceva paurissima

Luisa Corna truccata da dea Kali, da bambino mi faceva paurissima

Blade Runner è dell’82, Neuromante di William Gibson dell’84 (si racconta che dopo 20 minuti di Blade Runner, Gibson uscì dal cinema incazzatissimo perché quella roba volevo scriverla lui): le istanze contenute nei due pilastri del genere cyberpunk hanno messo radici nell’immaginario collettivo per tutti gli anni 80, e nei 90 la comparsa di film come Johnny Mnemonic, Il tagliaerbe, Strange Days hanno convinto definitivamente il mondo che nel terzo millennio gli hacker sarebbero diventati i padroni di tutto e che internet fosse un reticolato nero e verde all’interno del quale avremmo surfato a bordo di tastiere e fatto sesso sicuro previo utilizzo di guanti e caschi per la realtà virtuale. Nirvana, che è del 1997, è figlio di tutto questo e, assieme, di un’attrazione morbosa nata in quegli stessi anni per le filosofie orientali, a causa di vari eventi atmosferici, il fallimento del capitalismo e Roberto Baggio.

‘spetta che metto il mio Casco Per L’Internet e controllo un attimo la posta

‘spetta che metto il mio Casco Per L’Internet e controllo un attimo la posta elettronica

Jimi (Christopher Lambert da giovane) vive nel grande “Agglomerato del Nord”, una megalopoli multietnica, inquinatissima e distopica che Salvatores ha ricavato dagli stabilimenti abbandonati dell’Afla Romeo dell’area Portello di Milano. Jimi fa il programmatore di videogiochi, che in ottemperanza delle regole del cyberpunk è circa il mestiere più rispettato e meglio pagato dell’universo, ma è depresso perché la morosa (Emmanuelle Seigner da giovane) l’ha lasciato e non si decide a finire il gioco, “Nirvana”, che dovrebbe consegnare per Natale.

Milano, area Portello prima della disintossicazione.

Milano, area Portello prima della disintossicazione.

Quando un virus infetta la versione beta di Nirvana, il suo protagonista (Diego Abatantuono da serio) acquista inspiegabilmente coscienza di sé, si prende malissimo e chiede a Jimi di ucciderlo/cancellarlo. Per fare ciò, Jimi mette assieme una banda di hacker composta da Sergio Rubini (con gli occhi bionici) e Stefania Rocca (coi capelli blu) per aiutarlo a penetrare nella blindatissima banca dati della Okasama Starr, la zaibatsu che ha prodotto Nirvana e ne conserva l’unica copia di backup.

Nominatene uno qualunque, i topoi del genere ci sono t-u-t-t-i: la megalopoli fascistoide e la periferia brulicante di emarginati, la “Matrice”, l’idea rozzissima e un po’ ingenua di come si sarebbe evouto internet, le riflessioni sulla vita dentro e fuori di esso, le intelligenze artificiali e gli innesti cybernetici, gli hacker trattati come rockstar, le multinazionali che se sono magnate tutto, Giappone ovunque, soldati armati ovunque, le droghe psichedeliche, il senso costante di paranoia e di mancanza di un futuro perché il futuro è già lì — e fa schifo.
Dal punto di vista della sceneggiatura Nirvana è a dir poco derivativo, può facilmente passare per un freddo compitino scritto col manifesto del cyberpunk a fianco, e i “prestiti” non si fermano alla trama: suggestioni visive prese di peso da Blade Runner riempiono, anche con una certa arroganza, quasi ogni inquadratura.

Manifesti pubblicitari animati.

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Non stai facendo bene il cyberpunk, se non ci metti il noodles bar per strada aperto tutta la notte.

Il colpo di genio, però, ciò che distingue Salvatores da un Antonio Margheriti e che ti ricorda, questo sì, che hai a che fare con un Autore, arriva a scoppio ritardato: pur con lo sguardo costantemente rivolto all’America e al suo cinema, Nirvana è un film profondamente, intrinsecamente italiano.

Attorno a Christopher Lambert, con la sua dizione e i suoi denti perfetti, elegante e posato in qualsiasi situazione, orbitano gli sgraziatissimi interpreti della commedia italiana coi loro tic, le loro battutacce, il loro accento e le facce da galera. “La commedia italiana è morta”, dichiara Salvatores nel 97, quindi per sopravvivere i suoi personaggi non potevano che migrare nella fantascienza. Se come doppio virtuale del protagonista, Salvatores sceglie un un Diego Abatantuono incredulo ed esasperato che affronta yakuza e cacciatori d’organi con una faccia di chi non ha la minima idea di cosa stia facendo, la spalla di Lambert per quasi tutto il film è un altrettanto improbabile Sergio Rubini con occhi bionici, che sproloquia sull’hacking e sbraita in barese contro le multinazionali.

“Forse vi ricorderete di me per Manuale d’amore e Manuale d’amore 2”

“Forse vi ricorderete di me per Manuale d’amore e Manuale d’amore 2

Se dovessi organizzare un cineforum domani, non avrei dubbi: il selling point di Nirvana è vedere la crème de la crème del cabaret milanese anni 90 interagire con Connor MacLeod truccati da cattivi di Kenshiro: da Claudio Bisio (tassista e spacciatore) con la faccia tatuata a Paolo Rossi (recensore di droghe sintetiche) con una cresta rossa e nera, passando per Bebo Storti col terzo occhio e Silvio Orlando col turbante. Meravigliosi, dal primo all’ultimo.

“Nanni Moretti? More like Nanni Cobretti.”

“Nanni Moretti? More like Nanni Cobretti.”

Non sono un fan del cinema italiano, o dell’Italia in genere, ma ormai sono qua: va bene aspirare a mete più esotiche, ma cerchiamo di non farne un dramma. Non c’è niente di cui vergognarsi nell’essere nati nella periferia dell’impero e, francamente, non riesco a immaginare un setting più decadente della Lombardia per raccontare un mondo in rovina. Salvatores batte Margheriti perché non ha bisogno di firmarsi “Gabriel Savers” per fare la fantascienza.

Oh sì, con Nirvana Salvatores affronta una quantità di temi che gli sono cari e che ritornano ossessivamente in tutta la sua filmografia (la fuga, il viaggio, l’amicizia virile, dare da lavorare a Diego Abatantuono), reinterpreta con ingegno e sensibilità principi della filosofia orientale, riflette sul senso dell’esistenza e permette a tutti gli insicuri cronici di potersi dire che il film è bello perché nonostante il genere è anche profondo. Ma Nirvana è principalmente un atto di sfida verso il cinema italiano, che guarda al resto del mondo ma non rinnega la sua italianità. È un mostro mutante che si imbuca a un party elegante, si mangia tutte le tartine (il film è costato circa 17 miliardi di Sesterzi o “vecchie Lire”) e poi sale in piedi sul tavolo e canta Anarchia in Italìa.
La storia ci dice che pochi minuti dopo quel mutante è stato portato via dalla security e gli invitati hanno continuato a sorseggiare prosecco facendo finta che non fosse successo niente, ma, ehi, è il pensiero che conta. Prima di essere cyber, bisogna essere punk.

DVD-quote:

“Il miglior film di fantascienza italiano di sempre. E, tipo, l’unico.”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

120% done with sci-fi

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80 Commenti

  1. Doctor Woo

    Sì, così derivativo e citazionismo così esibito che le immagini fregate a Blade Runner le coglieva anche chi Blade Runner non ‘ha mai visto ma c’ha ragione Quantu. E alla italianità da lui affrontata affiancherei il quesito sulla natura della realtà e il richiamo alla lanterninosofia de “Il fu Mattia Pascal” ché Matrix non ha inventato un cazzo e c’era prima Pirandello.

    Ah, e naturalmente le zinne della Rocca. Ah, quanti ricordi….

    Bonus: quando uscì al cinema mi comprai anche la OST per avere John Barleycorn must die”, nel ’97 l’internet non sapevo cosa fosse.

  2. Lars Von Teese

    @doctor woo

    si ma anche la supercazzola prematurata con lo scappellamento a destra e` tutto un gran dire eh. Vedi? Lo vedi che stuzzica? Come fosse antani, potrei anche dirti quacosa come vicesindaco, sbiliguda.

  3. Doctor Woo

    @Lars
    Tarapìa tapiòco!

  4. Marco (valori.m60)

    Posso fare una battutaccia, fine a sé stessa, nel segno di Dave e nel rispetto di Kurt? In questo àmbito, al di là di tutto, “Foo Fighters” battono “Nirvana”.

  5. Woody Alien

    @Dèvid Sfinter
    Il film di cui parli tu dovrebbe essere “Happy Family”, e in effetti ricorda davvero parecchio “I Tenenbaum”: il personaggio della figlia emo/punk non ha altro senso di esistere se non quello di essere una sorta di citazione umana al personaggio interpretato da Gwyneth Paltrow nel film di Anderson.
    Nel film inoltre De Luigi sembra sempre rifare il se stesso della pubblicità del detersivo, ma penso sia una cosa voluta. Spero.

    Oh, e pure lì c’è un bel paio di tette, quelle di Valeria Bilello, che ai tempi di MTV speravo spesso di poter vedere ignuda…

  6. annaMagnanima

    @John 4°Di Milius: scusa ma ho perso il filo…

  7. LaurenceOliverOnions

    in teoria, se ascolti l’intervista di Salvadores, l’idea di applicare la filosofia indiana ai videogame non è tanto campata in aria…cioè il personaggio di un videogame (ma anche il programmatore depresso), muore e torna a vivere, muore e torna a vivere, e a seconda delle sue azioni passate si determinano le sue azioni future (praticamente la reincarnazione), e l’unico modo per porre fine a questo ciclo infinito, è raggiungiere il Nirvana, un non luogo in cuii non si è niente, ma alla fine non si prova piu dolore (praticamente la morale del film).

    Detto questo, l’ho visto a 13 anni, e rimasi deluso perchè speravo battesse di piu sul tema del’intelligenza artificiale. Questa parte invece viene liquidata in 10 minuti in maniera allucinante…..
    programmatore:” perchè il videogame reagisce così?”
    casa:”un virus gli ha dato coscienza”. E il programmatore fa spalluccie. Cioè non ti sorprende che un virus abbia creato per caso l’intelligenza artificiale cosciente????

  8. Dèvid Sfinter

    @Woody: esatto! E anche la regia, i movimenti di macchina (il classico carrello) e la fotografia parevano spesso una scopiazzatura di Anderson. E le copiava anche benino eh…

  9. John 4°Di Milius

    @annaMagnanima
    Errore mio ho confuso i post di Lucy di Poisoned Ivy!

  10. opellulo

    Quant’è radical chic dare addosso a Nirvana 15 anni dopo… Specie in coda ad un articolo che ne ricorda il coraggio e, purtroppo, l’unicità.

    Con Salvatores sono di parte, a me è piaciuto persino Happy Family, l’ennesimo chiodo sulla bara della commedia all’italiana: in sostanza dice che chiunque voglia scrivere un film del genere è uno sfigato segaiolo… Poi ti ricordi le interviste a Pieraccioni e non può che salirti l’astio.

  11. aisai

    @opellulo
    Guarda, io lo schifo dal 1997, da quando sono uscito dal cinema rabbuiato, quindi al massimo sono radical chic da allora :-)
    Non credo di avere un pregiudizio su Salvatores, che ha fatto molti bei film (io personalmente ho amato molto Turnè).
    E non avrei neanche particolari problemi a premiare il coraggio di fare qualcosa di raro nel panorama italiano. Il fatto è che io non ce lo vedo, questo coraggio.
    Quando è uscito Nirvana avevo 20 anni. Il revival di un certo tipo di fantascienza distopica era partito, credo, dalla director’s cut di Blade Runner del 1992, cui seguirono Strange Days e l’Esercito delle 12 Scimmie. Il quinto elemento è del 1997, come Nirvana.
    Insomma, era un periodo in cui c’era il mercato per questo genere di film, Salvatores si era guadagnato lo status per riuscire a disporre di un budget dignitoso, e ha provato a prendere la scia. Secondo me non c’è riuscito. E mi fa rabbia, perchè quello che manca al film non è tanto la messa in scena (i soldi sono stati spesi piuttosto bene), quanto la sceneggiatura. E per quella non servono 17 miliardi. Nirvana è pieno di soluzioni dozzinali, e in un film di fantascienza basato più sull’ambientazione che sull’azione, non puoi proprio permettertelo. Ci vuole una cura del dettaglio minuziosa, che Salvatores semplicemente mostra di non avere. Come è già stato detto, quando un protagonista di video game acquisisce coscienza con un virus, apri un portone con dentro un mostro fantastico. Non puoi fare spallucce e andare avanti. O ancora, per ricordare la cosa che mi ha fatto più incazzare: a un certo punto Rubini deve pagare non ricordo più che cosa, e per pagare tirano fuori il “chip di credito”. Ossignore, il chip di credito. Ma perchè? Inventati qualcosa, cazzo, oppure lasciagli le carte di credito. Sciatteria.
    Insomma, se dobbiamo dare la medaglia a Nirvana a questo punto perchè non dare anche una coppetta al da te citato Pieraccioni, che con Veronesi ha fatto quella epocale puttanata western con Bowie e Keitel (per fare un esempio di budget usati a cazzo)?

    Nell’articolo personalmente non ho gradito i riferimenti a Bava, Petri e Margheriti. Autori che con budget insignificanti facevano grandi film, degni di quelli anglosassoni. Qui celebriamo un prodotto di sottomarca che non ha nulla, ma proprio nulla – se non forse qualche caratterista – della qualità dei suoi modelli.

  12. Lars Von Teese

    @opellulo

    Nirvana sarebbe coraggioso perche` copia in maniera spudorata (e anche male sinceramente) un tot di film mainstream a tematica cyberpunk? E` questo il coraggio per te? O il coraggio consiste in quel coglione che parla barese contro la multinazionale?

    Sul fatto che sia unico: se intendi che e` l’unico film italiano di quel tipo (se questa per te e` SF mi sa che possiamo chiudere la discussione qui) siamo d’accordo. Sul fatto che questo sia un merito, NO

    ora pero` mi devi spiegare perche` sarebbe “radical chic” schifare un cesso di film come Nirvana girato da uno degli ALFIERI del cinema radical chic in italia…

    A proposito: Europa Report, film di FANTASCIENZA, budget: 10 milioni di $. A occhio, diciamo la meta` di Nirvana? The Cube, FANTASCIENZA, budget: 350000$. Potrei continuare.

    Le idee ci vogliono, cazzo. Nirvana non ha un’idea che sia una sola. Arrendetevi.

  13. John Matri

    @aisai: ” perchè non dare anche una coppetta al da te citato Pieraccioni, che con Veronesi ha fatto quella epocale puttanata western con Bowie e Keitel”
    Maledetto , che cazzo m’hai ricordato.

  14. Magari

    Io per anni ho riassunto tutto in una parola: “provinciale”

  15. LawrenceOliverOnions

    no, dai. Almeno Salvatores non e´Veronesi. Cioe´gia´solo lßimmagine della dea Kali animata (che anche a me da bimbo faceva paurissima) ha un suo perche´, un suo effetto. Impressiona insomma. E vedere nei titoli di coda Pieraccioni venire prima di Keitel, ti fa capire che qualcosa non va. Salvatores copia…ma “copia bene”. Cioe´capisce a che servivano alcuni elementi di balde runner e li reutilizza. Non come veronesi, che fa un bignami dello spaghetti western senza averci capito nulla del western. Veronesi e´tipo un americano che vede un italiano condire gli spaghetti col pomodoro, e credendo di fare bene decide di utilizzare il ketchup. Copia ma copia male, perche´non ci ha capito nulla.

    Ma il punto e´che li´il problema e´Veronesi….quel film li´e´il tipico film alla Veronesi, ma western. Questo e´il tipico film alla Salvatores, ma cyberpunk.
    E io, come ho ribadito a furia di beccarmi i vaffa nei vari post su burton, apprezzo chi cerca di mantenere n proprio stile abbracciando generi diversi. in sostanza, il film puo essere un pacco per chi ama la fantascienza, ma diventa una conferma per chi segue salvatores.

    Sottolineamo poi una cosa. Salvatores veniva dallóscar…questo e´il suo secondo film post oscar dopo “sud” (che forse era in preparazione da prima dell oscar, quindi consideriamo Nirvana il film post oscar di Salvatores”. Meglio Salvatores che fa Nirvana dopo lóscar che non Benigni che fa Pinocchio, La vita e´bella anche in Iraq, lettura di Dante, lettura delal costituzione, lettura della bibbia etc. etc.
    Meglio Salvatores che fa Nirvana, che non Sorrentino che fa this must be the place e la grande bellezza (due film imho fatti apposta per piacere agli amereggani, dopo il successo a cannes).

    probabilmente la necessita´di agganciarsi al cyberpunk, piuttosto che, dico per dire, alla space opera, e´dovuto a questioni commerciali (in pratica allépoca tirava il cyberpunk, e quindi e´piu facile vendere il cvberpunk).

    Sulla mancanza di idee:
    nel suo giocare coi topoi classici, elencati nella recensione e prensenti nel 80 per cento del cinema di fantascienza, cvyberpunk o meno, delle idee le usa. Il parallelismo tra filosofia indiana e informatica ad esempio. Piu la tua vita si digitalizza, piu diventa una non vita, come se la tua vera vita non fosse quella che stai vivendo ma fosse tenuta in standby. Il parallelismo tra reincarnazione e lßacquisizione della memoria di una defunta, da impiantare nel corpo della Rocca. Il parallelismo tra karma e videogame.

    Vero, la sceneggiatura fa spalluccie sul tema dellíntelligenza artificiale, ma probabilmetne non gli interessava approfondire tale tema, e in cambio perö´mette un parallelismo triplo tra Solo, Jimi e la fidanzata…tutti depressi, tutti intrappolati in azioni ripetitive senza senso, tutte marionette, tutti in viaggio per raggiungiere qualcosa che non sanno.
    Sono idee…..sfruttate male e spiegate peggio in una sceneggiatura colma di maccosa, ma ci sono. Probabilmente, uscisse oggi, con tutta sta moda di puntare il dito sulle multinazionali, sul far vedere come pochi eletti vivono in bunker dorati mentre il resto dell occidente si terzomondizza, sulla gente che passa la vita su facebook con gli avatar, sulla gente che va sempre piu in depressione e si suicida…ora che il cyberpunk non e´modaiolo….forse sarebbe rivalutato.

    L´´uso di comici e´un azzardo, e infatti non e´riuscito. Ma leone nei suoi film, usava Brega e Giuffre´ non dimentichiamolo. Forse li´la cosa riusciva grazie al doppiaggio. O forse erano attori di altra razza. Fatto sta che dopo Mediterraneo, avere abatantuono aiutava ad alzare due lire coi produttori.

    Il film allépoca, ripeto, non mi piacque. Potrei rivederlo…cé´una versione su youtube in inglese con sottotitoli spagnoli (cacchio abatantuono in inglese…..fa le faccette da “ma che succede qui” ma la voce e´tutta seriosa..). Pero´meglio che gli autori si prendano certi rischi, meglio che parlino di filosofia attraverso il genere, che non facendo i film due camere e cucina. Almeno provano che il flm di genere si puo fare, si puo fare in economia, si puo fare con intenti alti, si puo ottenere un buon incasso. Poi magar il film viene male….ma ci hanno provato.

    ps. chiedo scusa per gli errori, sto usando una tastiera tedesca, e c´´ hanno le lettere diverse….

  16. blueberry

    a me il film piacque. pensavo fosse un film sui nirvana inizialmente. e siccome all’epoca amavo kurt…

    comunque non capisco perché un film di fantascienza deve spiegare tutto quel che mostra. non si possono assumere le cose come “assiomi”? c’è un virus che può donare un “io” ad un personaggio videoludico (e a me è sempre sembrato fighissimo il diegotispiego in quel ruolo. per è stato come se il tizio senza nome di quake si mostrasse e mi dicesse <>. come se il tizio di mdk mi dicesse <<>>. come se t(r)omb raider mi dicesse <>. etc) e non viene spiegato come e perchè e nessuno nel film ci si stupisce (a parte che se emanuelle seigner sta nella vasca non è che mi faccio le pippe su diegoNONtispiego) e allora? secondo questa logica i film dovrebbero durare 20ore allora. e inoltre nel 99% dei casi vi lamentate degli spiegoni e quando non ci sono volete spiegoni. mah

    e paolo rossi è un grande divulgatore scientifico

  17. LawrenceOliverOnions

    @blueberry

    la fantascienza fatta bene ti fa capire le cose senza spiegoni. spesso utilizza esempi e analogie, ma non gli spiegoni.
    il punto non e´solo lo spiegone, ma che un programmatore (ok depresso) trova un´intelligenza artificaile coscente sul suo computer e fa spallucce. ok forse e´depresso e non gli interessa la scoperta scientifica o i soldi hce potrebbe farci o i modi con cui la multinazionale cattiva potrebbe usarla…..
    ma….fa spallucce!

    cmq ho notato un altro parallelismo interessante. Nel film, quando per la prima volta Jimi gioca al videogame, Abatantuono sente degli ordini provenire da non sa dove, e agisce di conseguenza. Un attimo prima abbiamo visto Jimi fare grossomodo lo stesso, con la sua casa intelligente. Lo stesso Solo, dopo, gli rinfacciera´che lui, pur essendo libero, passa le giornate a “prendere ordini da una casa”.
    parallelismo.

  18. blueberry

    @Lawrence
    Ma sì io non dico che “nirvana” sia “IL Film” di fantascienza.
    dico solo che ok ci sono delle cose molto campate in aria ma basta dire “oh fa spallucce si vede che in sto futuro è normale che dei virus regalino anime a personaggi videoludici e che, in quanto PG o NPG, ovviamente non possono nuocere a nessuno”
    al massimo che so potranno leggerti le mail… ti pare?

  19. Lars Von Teese

    comunque mi fa impazzire sta cosa

    si fanno le strapulci a un film onestissimo come guardiani della galassia e poi si parla con un’indulgenza disgustosa di sta vaccata

    no ma ci rendiamo conto?

    basta, vado a ubriacarmi e a scatenare una rissa

  20. LawrenceOliverOnions

    @lars,

    ma guarda..qui bene o male ne stanno parlando tutti abbastanza male (me compreso), almeno sulla qualita´della riuscita finale. Pero´, onestamente, e´un bel tentativo…..cioe´sulla carta poteva venire bene, e ocn uno o due correzioni qui e li´si portava a casa il film. Il confronto cno un film come i guardiani, costato un pacco di soldi, prodotto dallßindustria hollwodiana che, risottolieamolo, e´da il cinema in maniera industriale, non casereccia come noi italiani, in un periodo in cui i fumetti strafunzionano a botteghino, con un procione armato di mitra e´ingiusto.
    e´come paragonare le paraolimpiadi con le olimpiadi.

  21. Lars Von Teese
  22. blueberry
  23. Molto carino questo articolo. Nirvana è certamente un film di scarso successo e “per pochi” ma solo perché “per pochi” è il suo genere, il Cyberpunk “puro”. Perché Matrix e Blade Runner sono Cyberpunk ma solo per brevi tratti, per il resto seguono canoni stranoti e familiari. Se andate a leggere “La notte che bruciammo Chrome” ciò che trovate non sono figate epiche a tutto tondo e super-simboliche come Blade Runner, che anche mia nonna può guardare e apprezzare, sono cose invece come Johnny Mnemonico e come appunto Nirvana.
    È il genere Cyberpunk “puro” che fa un po’ cagare ai più e per venderlo bene va amalgamato a cose note tipo il noir (vedi Blade Runner) o l’azione/arti marziali (vedi Matrix) altrimenti c’è solo da rompersi i coglioni come è accaduto con Nirvana appunto.

    Come genere Cyberpunk “puro” Nirvana è uno dei pochi, anche a livello mondiale… ed è di serie A. Poi che il genere piaccia o meno è un altro paio di maniche.

    Ulteriore nota: il film di per sé non sa di italiano se non per il fatto che riconosciamo benissimo gli interpreti di contorno. All’estero, dove non conoscono Aaaaat-la e i comici milanesi in generale, il film non viene etichettato come “italianetto” perché non sembra affatto “italiano”.

  24. Jarni

    E’ e resterà un film di merda.
    Jarni ha parlato.

  25. Kurtz Waldheim

    Un film che ho sempre amato molto: al di la’ dei suoi difetti (Lambert e soprattutto Seigner veri cani, l’innesto “comico” non sempre riuscito, una fotografia eccessivamente fumettistica) ha almeno avuto il coraggio di avventurarsi in territori ignoti all’italico cinema (il cyberpunk puro, la metafisica nell’era del computer). A me l’idea di immaginare il futuro cyber del nostro paese – multietnico eppure ancora “pizza e madolino” – senza scimmiottare l’America ha divertito molto. E poi in questo film c’e’ un Sergio Rubini (da me mai amato) GRANDISSIMO, da premio Oscar, che si porta il film praticamente sulle spalle. Se qualcuno lo ha trovato irritante e’ proprio perche’ ha fatto alla grande il suo mestiere …

  26. lastshaman

    Nessuno, ma proprio nessuno, ha notato che Nirvana è del 1997 e Matrix del 1999?
    Chi ha copiato cosa?

    http://it.wikipedia.org/wiki/Matrix

    http://it.wikipedia.org/wiki/Nirvana_%28film%29

    Se volete cagare a ogni costo su uno dei più bei film di fantascienza in assoluto, almeno documentatevi prima.

    • Lars Von Teese

      “uno dei più bei film di fantascienza in assoluto”

      mi stanno ridendo pure i peli delle ascelle

  27. luca

    In Nirvana si rivede il Neuromante di Gibson e non Blade Runner, e’ un ottimo titolo e merita del plauso e non di essere deriso da chi evidentemente di cinema capisce molto poco, se non quasi nulla. Perniante di citazioni e tributi con gli attori cari a Salvatores calatisi in ruoli difficili, insoliti. Leggendo il Neuromante ho pensato tutto il tempo a Jimmy e a Silvia Rocca. La scena dei noodles derisa dall’autore dell’articolo e’ anch essa nel libro che ha profonde influenze orientali in una fusion di giappotecnologie tanto care ad ambientazioni cyberpunk.

    • Lars Von Teese

      leggere Neuromante e farsi venire in mente sta minchiata di film sta a mangiare una pizza pensando a quanto sono buoni gli spaghetti in scatola della heinz

  28. Shu-shá

    Ho ripescato questa rece per caso, vorrei solo dire che, per essere su i 400 calci, ho letto nei commenti la parola “fantascienza” usata riferendosi a un genere, anziché a una ambientazione, circa 100 volte di troppo.
    Qualcuno ha addirittura detto “questo non è altro che una film che della fantascienza prende solo l’ambientazione”. Ma va’? Come ogni altro film “di fantascienza”.

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