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Ricercati Ufficialmente Morti: 1941 – Allarme a Hollywood

Questo lungo post su 1941 inizia nel 1942.

1942.
Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio del 1942, meno di tre mesi dopo Pearl Harbor (il bombardamento, non il film) e l’ingresso in guerra degli USA, a Los Angeles si diffonde la voce che i giappi stiano per sferrare un attacco aereo sulla città. Tutto falso, ovviamente; che sia colpa di un pallone meteorologico disperso, degli UFO o semplicemente di un’intera metropoli ossessionata dallo spettro dell’invasore, l’unica cosa certa è che l’allarme antiaereo risuona in tutta la città e i militari passano la notte a tartassare i cieli deserti a colpi di mitragliatrice e granate da 5.8 kg. Blackout in città, riflettori che setacciano lo spazio aereo, soldati appiedati che sparano per aria a casaccio con le pistole, cinque civili morti d’infarto o per il fuoco amico – e gli americani hanno ancora il coraggio di chiamarla LA BATTAGLIA DI LOS ANGELES.

1943.
Un anno dopo, i più ribelli tra i giovani neri e latinos svicolano l’arruolamento e se ne vanno in giro a ballare il jitterbug indossando zoot suits, ossia quegli abiti ridicoli tipo Cab Calloway o The Mask, simbolo di anticonformismo e fotti-il-sistema. I veri patrioti americani non possono tollerare un simile affronto: sprecare in abiti di lusso i soldi che si potrebbero usare per sgominare Hirohito! Gozzovigliare nelle sale da ballo mentre i soldati muoiono come le mosche! Hitler minaccia il mondo con i suoi dettami razzisti e questi sporchi messicani si permettono di prenderci per i fondelli? A Los Angeles scoppiano le zoot suit riots: bravi soldati e patrioti in uniforme VS. minoranze etniche di “furfanti e vagabondi” in brache di raso. Il consiglio comunale proibisce gli zoot suits in tutta Los Angeles. Le tensioni razziali vanno avanti per qualche mese. Nonostante la lontananza dai teatri di guerra, gli USA sono una nazione sull’orlo della crisi di nervi.

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1978 / 1979.
Ci sono due giovani sceneggiatori che forse conoscete: si chiamano Robert Zemeckis e Bob Gale. Sono freschi di scuola di cinema alla University of Southern California e hanno da poco scritto una commedia molto bellina, I wanna hold your hand, che Zemeckis ha anche diretto. In breve tempo Bob & Bob sono entrati nelle grazie di altri due registi che forse conoscete, John Milius e Steven Spielberg. Vi ripeto i nomi di questi ultimi, qualora non avessi reso l’idea: John Milius e Steven Spielberg. Del primo abbiamo ampiamente parlato. Il secondo, per non saper né leggere né scrivere, è reduce da Lo squalo e Incontri ravvicinati del terzo tipo – una combo che mi tremano le gambe solo a pensarci – e a poco più di trent’anni si è meritatamente ritrovato l’intero pianeta Terra come zerbino. Zemeckis e Gale hanno appena scritto il soggetto per una commedia bellica dal titolo The night the Japs attacked, a cui ha contribuito anche Milius, il quale vorrebbe intitolarla semplicemente JAPS – e ditemi voi se c’è un titolo più Milius di questo. Japs era una satira ispirata almeno in parte ai due episodi storici di cui vi ho parlato poco fa, e questo dovrebbe darvi l’idea dell’approccio dissacrante di Bob & Bob al tema WW2: le zoot suit riots (cioè l’opposto del patriottismo a stelle e strisce tutto d’un pezzo) e la battaglia di Los Angeles (cioè una plateale figura di merda) come pretesto per accumulare scene catastrofiche e divertenti come avrebbero potuto scriverle due giovani sceneggiatori entusiasti, cazzari e ancora poco esperti, ossia: buttiamo dentro tutto quello che ci piace senza minimamente pensare alla reale fattibilità di un progetto del genere. Un blockbuster multimilionario per mettere alla berlina i gloriosi USA di Roosevelt? Sembrerebbe proprio il classico script che chiunque rifiuterebbe o quantomeno ridimensionerebbe a colpi d’accetta. A meno che la sceneggiatura non capiti nelle mani di, non so, un giovane e potentissimo Re Mida di Hollywood che, guarda caso, proprio in quel momento sta attraversando la sua fase #berneunpaio. Un bel giorno, Milius e Spielberg stanno sparando ai piattelli nel loro club di tiro, quando i due Bob arrivano con la prima stesura di Japs per farla leggere ai loro mentori. Ecco come Spielberg descrive quel momento della sua vita:

Devo ammettere che c’è una parte di me, pur nel mio stile di vita moderato e tranquillo, che forse è pazza quanto Milius e i due Bob. Mi sarebbe piaciuta una bella opportunità per fare a pezzi un sacco di mobili e spaccare vetri.

Milius offre qualche dettaglio in più:

Steven aveva una vecchia cinepresa in Super-8 e girava un sacco di filmini con noi che mangiavamo hamburger da Tommie’s e ci imbrattavamo tutti di salsa chili e vomitavamo sulla macchina facendo l’imitazione di Bigfoot, delle perle favolose. Passavamo tante di quelle serate spettacolari al poligono di tiro, roba da spaccarsi dal ridere. 1941 è nato così.

Appunto.

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1994.
Nel 1994 ci sono io in quella delicata fase di passaggio tra le medie e il liceo, la fase in cui inizio a lasciarmi alle spalle il cinema obbligatorio e generazionale che ha segnato a fuoco la mia gioventù e quella di chiunque (nel mio caso, ossessivamente, Spielberg e Zemeckis) e mi addentro a tentoni verso altri panorami cinematografici che mi distinguano dalla massa, che si addicano di più a questa mia tormentata sensibilità, a questi nascenti turbamenti che ribollono solo dentro di me e che voi non potete capire.
Il 1994 è forse l’anno in cui inizio a diventare una spocchiosa testa di cazzo, e una sera del 1994 ci siamo io e altri due amici sul divano del salotto. Serata cinema. Gli altri due non sono come me: loro hanno gusti dozzinali e, anziché esplorare nuovi orizzonti, passano il tempo a cercare di scopare, il che fa di me (1) lo sfigato del trio e (2) quello che sceglie il film da vedere. Scelgo 1941 perché con Spielberg si va sempre sul sicuro con tutti. E poi qui ci sono esplosioni, umorismo facile, grandi fracassonate e una donna nuda nella prima scena. Garantito al 100%. «Vedrete», dico.
Dopo dieci minuti è già calato un silenzio di tomba. Gli altri due non ridono, non emettono un suono, pietrificati in un torpore che sta – lo sento – per rivoltarsi contro di me e contro le mie scelte sbagliate. Nessuna reazione. A me il film sta piacendo come è sempre piaciuto – certo, mi rendo conto che è uno Spielberg poco convenzionale, ma è ancora la commedia-blockbuster bislacca e chiassosa e crassa che è sempre stata… E la citazione iniziale da Lo squalo è talmente smaccata che di certo l’hanno colta anche loro… Speriamo che almeno John Belushi… Niente. Dopo 20 minuti di disagio spengono il videoregistratore, mi dicono “Fa cacare”, passiamo ad altro.

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La reazione

Quei due stronzi si saranno dimenticati tutto dopo cinque minuti, ma per me “la grande débâcle di 1941” è stata un momento molto importante, direi formativo. Da un lato è lì che ho capito che la via che mi ero scelto, pur giusta, sarebbe stata lastricata di solitudine, incomprensioni e “fa cacare”; dall’altro, che Iddio mi perdoni, quella è stata forse l’occasione in cui mi sono definitivamente lasciato alle spalle il cinema della gioventù per passare a lidi più arty, più adulti, che mi facessero sentire più fico. Forse avevano ragione i miei due amici? Forse 1941 faceva davvero cacare? Baracconesco, sconclusionato, scemo… Forse ero io che dovevo crescere. Dopotutto, 1941 era stato l’unico vero flop di Spielberg. Il pubblico americano non aveva mai apprezzato quell’umorismo applicato a quei temi, non era riuscito a digerire la farsa e la guerra nello stesso film. Gli stessi Spielberg e Zemeckis, intervistati a proposito, si paravano il culo da anni: in fase di pre-produzione il film era cresciuto a dismisura – spiegavano – e l’entusiasmo del momento aveva trasformato l’originaria satira guerresca in un accumulo incontrollato di attori, sottotrame, spettacolarità sempre più esasperata, effetti speciali sempre più costosi, fino a sfociare nel caos. Insomma tutti, dal grande pubblico ai miei compagni di classe fino a Spielberg stesso, tentavano di convincermi che 1941 facesse cacare.
Oh, insomma, che dovevo fare? Ho dato retta a loro, e per vent’anni son passato ad altro.

E voi, che siete arrivati a leggere fin qua, vi meritate una pausa. Eccovi il teaser di 1941, diretto (si vocifera) da Milius:

2014.
Quando ho proposto di scrivere questo post, ben DUE redattori dei Calci hanno espresso il dubbio che 1941 non fosse un “film da Calci”. «Ma non è una commedia?», mi chiedevano. Domanda legittima; ma adesso che sono passati vent’anni da quella fallimentare serata con i miei amici (molto più del tempo intercorso tra quella stessa serata e la data di uscita del film) sono pronto a rispondere. E la risposta è: secondo me, da un certo punto di vista, 1941 è uno dei film più calcisti di sempre.
Della genesi di 1941 come film votato all’eccesso si è già detto: uno Spielberg in fase up che per un fortuito allineamento astrale incontra una sceneggiatura che è un delirio maniacale dall’inizio alla fine. E posso capire che il delirio maniacale non sia roba per tutti i gusti: questo è un film dove tutti i personaggi urlano fortissimo e ripetutamente strabuzzando gli occhi in primo piano. È fracassone, è terra terra, è elementare, sembra scritto da un bambino di cinque anni. “Fa cacare”.
OK.
Però sentite una cosa. Anziché pensare che sia scritto da un bambino di cinque anni, fatemi un favore: smettetela VOI, di guardarlo con gli occhi di un bambino di cinque anni. Ci troverete una cosa che non si è mai vista: uno stravolgimento demenziale (pre-Zucker-Abrahams-Zucker) di tutto il cinema che vi piace, però diretto, scritto, musicato e interpretato dal cazzo di PANTHEON di quello stesso cinema che vien messo alla berlina. Un parco giochi per i migliori. Come se Balle Spaziali l’avesse diretto Lucas, e Lucas fosse ancora un regista rispettabile. Cose incredibili, appunto.

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1941 è una farsa che ricerca l’effetto comico amplificando, parodiando, esasperando e deformando una caterva irripetibile di elementi del cinema bellico, avventuroso, action. Certo, il risultato ha tutte le caratteristiche della commedia, ma gli ingredienti sono il greatest hits del cinema americano dalla Seconda Guerra Mondiale agli anni Ottanta, sparati a volume undici – spingendosi molto più in là (e molti anni prima) di tutti gli action meta- e post- dell’ultimo decennio. Nell’epoca di Expendables e di stanchi sequel che si ostinano a fare seghe a nerd impotenti piazzando cataste immotivate di vecchie glorie di fronte alla macchina da presa e poi dimenticandosi di girare del cinema d’azione come cristo comanda, fa un effetto incredibile e rinfrancante vedere un film che attinge a piene mani da un immaginario ciclopico ed esaspera ogni cosa per il gusto di farlo, raggiungendo un ridicolo inevitabile ma assolutamente volontario. Il tutto – particolare non secondario – diretto da un regista talmente in formissima che solo due anni dopo avrebbe girato non sto nemmeno a dirvi cosa.

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Sul serio, quanti altri esempi simili vi vengono in mente? True Lies? OK, True Lies erano Cameron e Schwarzie al top della forma che partivano da un canovaccio di commedia francese e dettavano legge senza prendersi sul serio; ma, senza nulla togliere a True Lies, «non prendersi sul serio» è un po’ diverso da «Dan Aykroyd che si infila una calza in testa e dice BZZZ SONO UNA MOSCA con due arance al posto degli occhi durante un attacco giapponese su Los Angeles». Se devo dire la verità, il film che mi è venuto in mente più spesso rivedendo 1941 – e non l’avrei mai immaginato – è Project A di Jackie Chan e Sammo Hung. Stesso gusto per la distruzione tramite sequenze elaborate, stesso uso dell’azione per fini comici, stesse coreografie matte. Non mi ricordavo la quantità infinita di disastri/esplosioni/incidenti, spesso buttati sullo sfondo con nonchalance, gratuitissimi. Non c’è carro armato che entri in campo senza sfasciare qualcosa, non c’è camionetta che parcheggi senza rovesciare un’impalcatura piena di gente. Stunt a buttare. Ovvio, manca un campione delle arti marziali come Jackie Chan. Però abbiamo un campione del cinema d’azione e avventura come Spielberg, va bene lo stesso? Quindi, al posto delle arti marziali, a perseguire i fini comici ci sono sequenze come la distruzione di un parco giochi da parte di un sottomarino giapponese COMANDATO DA TOSHIRO MIFUNE, e un incredibile inseguimento finale tra due cacciabombardieri che piroettano e si sparano l’un l’altro sopra Hollywood Boulevard, con John Belushi ai comandi di uno dei velivoli e, sull’altro, una coppia che cerca di scopare. Sul serio, io non so come sia possibile non amare questo film anche solo leggendone una descrizione.

MPW-33889E sempre parlando di Project A, che dire della giustamente famosa, splendidamente interminabile sequenza della rissa nella sala da ballo, in cui Treat Williams e Bobby DiCicco fanno a botte a ritmo di swing in mezzo ai ballerini, tra caprioloni sui tavoli e coreografie acrobatiche studiate al millimetro, fino a innescare una megarissa tra marinai e soldati a cui non ci credo che Jackie Chan non si sia ispirato quattro anni dopo per la sua megarissa tra marinai e poliziotti in Project A.

Un’altra cosa magari più scontata, ma che non mi ricordavo: 1941 ha un ritmo pazzesco. Tutti hanno criticato la sua struttura confusionaria, con le trame che si intrecciano a rotta di collo e i mille personaggi che spesso compaiono di punto in bianco senza uno straccio d’introduzione. Il problema è dovuto ai tagli (imposti dalla produzione dopo le prime, fallimentari proiezioni-test) che hanno ridotto la durata del film da 146 a 118 minuti. Esiste una director’s cut in Blu-Ray, ma a me – sarà che ci sono affezionato – la versione tagliata non dispiace. Non dico che renda migliore il film, ma di certo non stona: è appropriatamente caotica e crea un’accelerazione esponenziale del ritmo fino a un finale in cui tutte le catastrofi vengono al pettine. Inoltre, quasi tutti i personaggi sono interpretati da attori abbastanza famosi e/o carismatici da non rendere indispensabile una presentazione. E qui vi volevo.

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Siamo tutti d’accordo, credo, che 1941 assembli uno dei cast più pazzeschi del mondo. Scusate se mi accanisco, ma quando parlavo di “esasperazione farsesca di svariati immaginari cinematografici” e dicevo “Expendables vergognatevi”, pensavo proprio a questo cast.
Boom: sul sottomarino giapponese ci sono TOSHIRO MIFUNE che fa l’ammiraglio giapponese e CHRISTOPHER LEE che fa il nazista, portando con sé un’eredità sterminata di vampiri Hammer, cattivi bondiani e samurai influenti (sappiamo bene che senza La fortezza nascosta non ci sarebbero Star Wars né il cinema avventuroso come lo conosciamo oggi). Sul versante comico: Belushi e Aykroyd, divinità del Saturday Night Live, più John Candy e John Landis (nel ruolo del motoclcistia polverosissimo), tutti futuri artefici dei Blues Brothers, esperti portatori di anarchia e – immagino – di una quantità inverosimile di sbarellamento sul set sotto forma di sostanze al gusto di droga. Il parco caratteristi, poi, è un paradiso di commozione: il prediletto di Peckinpah Warren Oates; Elisha Cook Jr., faccia di mille noir degli anni Quaranta; Slim Pickens, che ululava seduto sulla bomba in un’altra satira bellica che non sto a dirvi, e che qui FA LA CACCA; Robert Stack, attor drammatico-militaresco degli anni Cinquanta, qui nel ruolo del generale che Spielberg aveva pensato per John Wayne o Charlton Heston, i quali rifiutarono sdegnati di fronte a un film che ritenevano antipatriottico. Poi tutto il gusto di Zemeckis e Gale per l’umorismo basato sull’anacronismo “col senno di poi” (la scena con i giapponesi e la radio prefigura già cento gag di Ritorno al futuro) e Spielberg che prende per il culo sé stesso in maniera fin troppo smaccata, dall’ovvia scena iniziale fino alla stazione di servizio di Duel, con tanto di Lucille Benson.

1941

E guardate chi c’è in alto a sinistra

È un caos, certo. «Caos» è la parola che si leggeva più spesso nelle recensioni dell’epoca, per lo più in senso negativo; le stesse frasi di lancio sulle locandine ripetevano «Paranoia meets pandemonium», ed è un riassunto efficace. Il punto, però, è che al netto dei tagliuzzamenti e della struttura traballante, il caos di 1941 non è un caos sciatto, non è il caos della “situazione sfuggita di mano” che lo stesso Spielberg si rimproverava. 1941 è un caos sistematico e metodico che procede a balzelloni verso l’obiettivo di creare ancora più caos. È un film che è stato creato con il principio della valanga dei cartoni animati, che rotola sempre più veloce inglobando abeti e sciatori e tutto quel che capita, finché non diventa abbastanza grande da travolgere tutta la cittadina a fondovalle. Ma non è una calamità naturale (quella, sì, sarebbe una “situazione sfuggita di mano”); qui è un atto distruttivo deliberato. 1941 dà la spintarella iniziale alla valanga, poi si diverte a buttarci dentro le cose più disparate per farla ingrandire, e nel frattempo costruisce, arreda e popola tutta la cittadina a fondovalle al solo scopo di devastarla con più gusto alla fine. Non è un caso che per realizzare la sequenza (poi mai girata) del siluro impazzito fosse stato chiamato proprio Chuck Jones, il re dei Looney Tunes.
Certo, è scemo, è elementare, è zoppicante – ma è anche una goduria infinita, il frutto di un momento irripetibile nella vita e nella carriera del regista. Anzi, uno dei vantaggi di vedere 1941 nel 2014 è la possibilità di paragonare quello Spielberg impazzito e spensierato all’idea di Spielberg che ci siamo costruiti nel ventennio successivo: bambini in controluce, sentimentalismo, patria, nazisti, Tom Hanks. Chissà che direzione avrebbe preso la sua carriera se il film avesse avuto successo.

Dimenticavo: dite quel che vi pare, ma la marcia di 1941 è il mio tema di John Williams preferito in assoluto, e prevede I CANNONI nella partitura. Cioè, è un pezzo che va suonato anche SPARANDO I CANNONI, tipo l’Ouverture 1812 di Čajkovski. Fate voi, eh. Ma provate ad ascoltarlo mentre vi preparate a uscire il venerdì sera: sarete più ringalluzziti, più aitanti, più belli, e mi ringrazierete.
Sempre che non abbiate sprecato tutto il weekend a leggere questo post.

DVD-quote suggerita:

«Il caso forse unico di un film che poteva essere un capolavoro, non c’è riuscito, e ha finito per essere un capolavoro lo stesso»
Luotto Preminger, i400calci.com

>>IMDb | Trailer

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53 Commenti

  1. Skalda

    Ricordo benissimo questo film perché piaceva molto a mio padre e lo riguardavamo ogni volta che “passava”. Penso che sia un po’ difficile dire che una cosa faccia ridere e cosa no, perché io per esempio lo ricordo molto divertente. John Belushi per me era un mito anche e soprattutto per questo film.

    p.s.
    Risentendo la marcetta di Williams mi è venuto in mente un programma RAI anni’80 che la riciclava bellamente, era Colosseum, qui un promo pubblicitario in cui si vede un pezzo della sigla:
    https://www.youtube.com/watch?v=U52pcY_gHJY

  2. Fra X

    Quanto spacca questo film! ^^ Anarchico, assurdo, divertente… Toshiro Mifune e Christopher Lee che si prestano a tutto ciò! :lol: C’ è una comparsata anche per Samuel Fuller! ^^
    Ma come mai da noi Wild Bill Kelso è diventato Toro Bill!?! °_O Boh!

    “concordo: il film di Spielberg più sottovalutato e dimenticato; viene frainteso solo perchè sui credits c’è il suo nome: se ci fosse stato quello di Landis o di Ivan Reitman avrebbero gridato tutti al capolavoro.”

    Quoto! Può essere anche per questo! Fino a IPD’P è uno Spielberg piuttosto diverso.
    Bello e poco conosciuto anche “1964:…” di Zemeckis! Proprio divertente! ^^
    Pensa che dopo il flop de “La fantastica sfida” quest’ ultimo rischiava di diventare una meteora! Meno male che c’ ha pensato Michael Douglas!

    “Questo film mi ha sempre dato l idea di qualcosa che non poteva esistere in quanto contraria a qualsiasi logica, qualcosa proveniente da una realtà alternativa dove è normale che Spielberg produca robba simile e che Lee e mifune la interpretano, Hitler è stato fatto saltare in aria in un cinema a Parigi e Marcel marceu parla”

    :lol:

  3. Peldrigal

    Dopo aver letto questa recensione, ho provato a guardare il film. Fin verso metà la storyline principale riguarda uno stupratore seriale violento che intimidisce e picchia ripetutamente un ragazzo che cerca di evitare che la sua ragazza venga violentata. Il resto sono gag di valore persino inferiore. Ora, il film è del 79, ma dubito che fosse divertente anche allora, ed il pubblico mi da ragione.
    Questo film è meritatamente spazzatura.

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