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Farsi le pugnette colorate: The Guest

THE GUESTL’idea di cinema di Adam Wingard sembra molto semplice: prendere un genere, prenderne un altro, catalogarne i topoi, esaltarne l’estetica e spingere tutto verso limiti dove il riferimento didascalico e l’ispirazione più brillante si mischiano diventando qualcosa di molto moderno e nuovo, solitamente delineato da una costante comica infallibile. Lasciando che Simon Barrett scriva le sue sceneggiature, Wingard può dedicarsi esclusivamente allo studio sui generi modellando attraverso questi la solida base narrativa, finendo per portare la storia dove vuole il genere e non viceversa, cosa che in The Guest sembra essere alla base di qualsiasi scelta estetica, stilistica e di produzione. La forza, poi, sta nel non fare di tutto questo una macchinetta automatica di cliché ma un’occasione per ricordare che il vecchio è vecchio solo se lo si tratta come tale, perché se lo si tratta come nuovo, allora, The Guest.
Che questo film sia una dichiarazione d’amore agli anni ’80 al limite del morboso probabilmente lo sapete già. Non è solo quello, ma più che altro sì. Ad Adam Wingard piace farsi le pugnette, sapete anche questo: gli piace farsi le pugnette e appiccicare al muro le foto dei suoi miti con il liquido risultato, e qui a numero di foto per pugnetta Carpenter vince a mani basse con un totale di tante pugnette a molte foto. Nel film, si viaggia tra lo slasher più delicato e la dicotomia rurale/governativo degli sci-fi più classici, quelli in cui succedono cose in un posto e poi tutto taglia su gente in cravatta che discute della fine del mondo. Quindi diciamo Halloween e They Live, più o meno, nell’idea generale del fare le cose, nulla di troppo specifico. Halloween è forse l’unico film veramente palesato come riferimento, visto che The Guest si svolge poco prima di tale festività e ogni singola inquadratura contiene almeno una zucca, della caramelle, delle decorazioni, degli spaventapasseri vestiti a festa. Come una dichiarazione d’intenti, anche la più accogliente delle case ha qualcosa di sinistro attaccato al frigorifero. Il resto poi è tutta una gara a chi s’inventa il pretesto migliore per innondare i protagonisti con luci colorate, zoomare il più possibile e sparare sintetizzatori a manetta. Per quest’ultima è stata scritta un’intera sottotrama riguardante una playlist. A MANETTA. BLU ROSSO VERDE BLU BLU BLU ZAN ZAN ZOOOOM BUUUM ROSSO GIALLO VERDE BLU I COLORI POWER RANGERS. Tutto, ovviamente, è stupendo (un saluto al direttore della fotografia, Robby Baumgartner, uno che ha fatto il tecnico luci in un botto di roba figa, e si vede).
The Guest è fondamentalmente due cose: una parte ovvia, intuibile già dal trailer, e una meno palese, che non vi starò a raccontare. La prima è la premessa, e vede David andare a casa della famiglia del collega militare morto in Afghanistan, diventare amico di tutti coi suoi modi da vero americano e iniziare a proteggere i più deboli. Nel frattempo, gente in città inizia a morire e sorella di tizio morto sospetta cose. Questa è la parte facile, in cui tutto è ovvio come Van Damme tra i cinesi ma divertente proprio per questo. La parte successiva è quella dove esplode tutto, e vi ho già detto fin troppo: questo è un film che, più di altri, è meglio se affrontato il più possibile  nell’ignoranza, lasciando che i misteri vengano svelati nell’asciutta comicità che a Wingard riesce bene quanto le luci colorate. È divertente? Sì. È un po’ thriller psicologico e un po’ horror? Sì. È action? Oh, sì. Questo dovete sapere, questo avrete, e poi qualcosa in più. Dan Stevens nei panni di David è più sorprendente di quanto mi sarei mai aspettato da uno che è famoso per Downton Abbey, ma è quando condivide la scena con Maika Monroe, la sorella di tizio morto, che le scintille saltano, la recitazione vince, l’armonia trionfa tra le luci e le tastiere: se dovete girare un film coi neon colorati scegliete dei protagonisti coi capelli biondi e il resto verrà da sé (pensa, lo insegnava anche Drive). Ricordatevi le parole che sto per dirvi, come Dolores Point Five le ha dette a me, come sua madre prima di lei, e sua madre prima ancora: SCENA DI DOCCIA.
La vera sorpresa di The Guest, comunque, è quanto sia davvero divertente, quanto ogni scelta, anche la più ridicola, funzioni grazie a un contesto costruito in maniera impeccabile. Forse, finita la visione, tende a sfumare via come succede con le cose più leggere, come un’ubriachezza al neon che svanisce appena si esce a prendere una boccata d’aria, ma non importa: finché dura è una figata.

And now, vaginas.

And now, vaginas.

DVD-quote:

“A MANETTA”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com

>>IMDb | Trailer

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71 Commenti

  1. annaMagnanima

    @Steven Senegal & @Ciobin Van Persie
    secondo me ci state prendendo per il culo perchè nopn è possibile che due esseri umani a caso (anche scemo e più scemo, solo per esempio) litighino per – cazzatona delle cazzatone – IL CAMPIONATO DELLE FRONTI
    bravi. per un attimo ci ho creduto. poi mi sono rotta di seguire questo biutiful

  2. Disco Stu

    Dio che film di merda, ancora peggio di quella merda fumante di You’re Next.

  3. Il Reverendo

    @anna

    da quanto ho capito io lui ci tiene a proteggere la famiglia del soldato perchè gliel’ha chiesto il soldato ed erano amici.

    SPOILER

    più o meno l’idea che mi ero fatto è che ci fossero questi supersoldati in laboratorio stile universal soldiers, e scappano. solo che la fuga non ci viene mostrata, un po’ come la fuga dei nexus 6 in blade runner. nella battaglia della fuga il nostro amico david è l’unico che si salva, il suo amico viene sparato malamente e mentre gli sanguina tra le braccia gli dice ”dì a mia mamma che le volevo bene e aiuta quei pezzenti dei miei famigliari”. e lui ci va perchè comunque pure adesso che è libero resta sempre uno psicopatico di supersoldato che ha bisogno di obiettivi nella vita, di una missione da compiere e anche di un posto dove andare.

  4. annaMagnanima

    reverendo, grazie della spiegazione. diciamo che la frasetta (una sola ce n’era) in cui lui spiega a tutti che è stato l’amico a chiederglielo l’avevo sentita. quello che mi mancava era proprio una visualizzazione o meglio una trasposizione su pellicola di questa visione di fuga dal corpo speciale che descrivi proprio come l’ho pensata anch’io. ecco, se ci avessero dedicato un paio di scene e non avessi dovuto immaginarmelo io, il film sarebbe stato un pò migliore. anche alla fine, far vedere l’ospedale, non so…ci mancava qualcosa. era questa l’idea che volevo esprimere.

  5. Il Reverendo

    @anna

    quello che dici è un po’ quello che dicevano i miei amici dopo il film. e lo capisco. però d’altra parte non lo so, mostrare più di quello che viene effettivamente mostrato sarebbe stato divertente ma un po’ fine a sè stesso.
    di fatto nulla di ciò che non ci viene mostrato è qualcosa che non abbiamo già visto in altri film, tipo appunto universal soldiers o the manchurian candidate. e da un altro punto di vista avrebbe un po’ rotto la ”magia” di quello che il film costruisce, e cioè il passaggio da una dimensione realistica quasi drammatica ad un balzo totale nel cinema di genere. ora, se facessero il seguito, e io spero tanto che lo facciano, il seguito non potrebbe seguire questo schema e dovrebbe per forza essere un film di genere al 100%. e allora sì che potrebbero metterci sia le scene della fuga sia david che combatte altri supersoldati come lui, o dei cyborg, o altre cose fantasiose. oppure tipo david che combatte gli unisol.
    però per come l’ho visto io, più di così, in questo film, sarebbe stato troppo.
    ma forse sono solo io che sragiono da quanto sono rimasto soddisfatto da questo film.

  6. Il Reverendo

    @Disco Stu

    vieni qua a dirlo, ti spacco la faccia

  7. Disco Stu

    @Reverendo: LOL

  8. Schiaffi

    La versione mostrata al pubblico di prova o come si chiama aveva tutta la spiegazione del perchè e del percome ma è stata tagliata dato che quel pubblico lì, selezionato evidentemente da rincoglioniti, ha suggerito di toglierla perchè a loro dire “spiegava troppo”. Purtroppo nn trovo + il link a quell’intervista

  9. zen my ass

    Appena visto: divertente, qualche momento di tensione, alcune belle scene d’azione (quella del bar mi ha garbato), ma nulla più’. Il mio problema con questi film che vogliono recuperare le atmosfere degli anni ’80 e che poi ne copiano anche gli errori e il tono un po’ idiota. Secondo me, Wingard ha fatto un passo indietro rispetto a You’re Next, dove almeno univa il genere horror a un tono mumblecore nel ritrarre i personaggi, e difatti il film quando decide di accelerare lascia veramente di sorpresa. Questo The Guest non accelera, ma si mantiene su un tono piatto per tutta la durata, non c’e’ veramente nessuna sorpresa. E’ ben fatto, diretto da uno che sa cosa vuole, pero’ si dimentica in fretta.

  10. Danny Mejo

    recupero lampo post-nominations…
    Bene benissimo le bbotte, spari alla cazzo come da prassi anni 80, synth che boh la new wave se la sentivano in 7 all’epeca, ho apprezzato parecchio il thumb up comodamente adagiato sulla balla di fieno, scena dell’anno, Dan Stevens che vuole fare il robottone alla terminator, ma riesce solo a strappare un paio di mutandine probabilmente dalla clamidia in persona.

  11. Dr. Stranamorte

    Che dire, The Guest è un film sicuramente superiore alla media. C’è qualcosa però, che ancora non ho focalizzato, che non me lo fa diventare una bomba.
    Voglio dire, è tutto molto bello e divertente, però rimane fine a se stesso, un po’ come se Wingard ci dicesse: vi ho abbastanza convinti con il thriller? Beccatevi una rissa al bar vecchio stile. Più azione? Tiè guarda che sparatoria! E l’horror? Bum, becca che finale tipo slasher!
    Che poi detto così uno dice mbè, dov’è il problema? boh non l’ho ancora capito, forse insieme a tutto questa egregia riproposizione di diversi generi mi manca il guizzo di originalità che gli avrebbe potuto assegnare il titolo di film bomba.

    Forse proprio perchè all’inizio mi aveva convinto fino in fondo con il thriller misterioso, mi aspettavo il colpo di scena. Ad esempio che David nascondesse, oltre l’identità ovviamente, anche un obiettivo. Ecco mi manca la ragione di tutto ciò. Senza la ragione rimane un film tecnicamente fichissimo, in cui però la perfetta commistione di svariati generi ha come fine “farsi le pugnette colorate” con gli anni 80.

    Qualcuno mi sembra l’ha paragonato a Gone Girl. Ecco Gone Girl lo ritengo superiore a The Guest, sebbene quest’ultimo sia dichiaratamente più dalle nostre parti.

  12. sick a Rio

    MINI-SPOILER

    concordo col Dr. Stranamorte… bel film, ma non essendo molto valide le motivazioni del Supersoldato, si perde un po’ l’idea della necessità della trama

    francamente ho un paio di dubbi anche sulla questione della plastica facciale: ma nella foto sul caminetto a inizio film, non era identico? cosa cazzo ha cambiato con l’operazione?

  13. Benedict Moriarty

    ok ma che bombone non è questo film? stevens potrebbero prenderlo al posto di tanti cartonati che ci tocca sorbire.
    in tutto e per tutto d’accordo con la rece specialmente sulle pugnette colorate e soprattutto al paragone con Essi Vivono.

  14. Marlon Brandon

    Grande omaggio agli slasher anni 80. Ed esattamente come loro godibile ma leggerino. In ogni caso strapromosso, un film che si fa i cazzi suoi, alla grande! Il nero sembra lo stesso di Shining…ma non puo’essere lui…oppure si?

  15. alan bleach

    Non riesco a capire l’entusiasmo per questo film. Davvero.

    Cosa c’è di bello? Gli anni ottanta?

    Tutto è telefonato con mezz’ora di anticipo, ma non è tanto questo in problema, quanto che tutto quello che succede quando succede (e tutti sanno che succede) fa discretamente cagare:

    [SPOILER]

    la scazzottata nel bar (Il supersoldato contro tre minorenni coi brufoli? Ma davvero?)

    la compravendita di armi (anche in un film mediocre come the jackal sono riusciti a farla meglio)

    il finale nel luna park (va bene è la fiera del citazionismo anni ottanta, GENIO!, ma è proprio sottotono)

    Un film che sfido chiunque a ricordarsi mezza scena dopo un mese dalla visione.

  16. ho the guest nella lista dei film da vedere da quando è uscita queste recensione.
    l’ho visto stasera.
    ed è una bombissima, porca puttana!
    quindi sono venuto a rileggere la rece e renderti omaggio per avermi messo la pulce nell’orecchio. grazie!
    e “ovvio come Van Damme tra i cinesi” è la mia nuova espressione preferita di sempre.

  17. Shu-shá

    Visto solo oggi e dico solo che questo film andrebbe sbattuto in testa a tutti quelli che “eh ma non si possono riproporre gli anni 80 sono poverate basta”.
    CERTO che li puoi riproporre, se attualizzi e fai le cose per bene come in questo caso.
    Non grido al capolavoro, ma avercene.

  18. Appena visto, passato su rai4 in prima serata, che bombetta! Come hanno detto in parecchi, avercene di film così

  19. Stefano 73

    All we love Carpenter!
    Modesto come film del 2014 ma adorabile e commovente nel suo esplicito amore per Carpenter. W gli horror anni ’80! W The fog!

  20. Ok la regia, la recitazione e la fotografia, ma io ci sono arrivato in fondo solo ridendo fortissimo della scrittura. E’ un universo di babbi incredibili, dove succedono cose random e la gente ragiona davvero male.

    SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER:

    La famiglia ha una foto di lui col compianto, ma hanno tutti l’ansia di indagare su di lui (senza per altro arrivare a niente). Il figlio, definito addirittura “genio” all’inizio, quando capisce che lui ammazza tutti non trova di meglio da fare che sputtanare la sorella con lui, dicendogli anche con quale sua amica lei ha parlato dei suoi sospetti. Tutto il finale è un MACCOSA continuo, specialmente dopo la mega sparatoria. Ma la scena più incredibile è quando prende le armi dai due trafficanti più tonti di sempre in una scena boh, diciamo demenziale ma non saprei.

    FINE SPOILER

    Io se il buon Simon Barrett cambia mestiere ne stappo un paio.

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