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L’Amore Bugiardo: roba da sbobinare il cervello

L’ultimo Fincher, che chiamerò con titolo originale Gone Girl per protesta contro la versione italiana “L’Amore Bugiardo”, roba di un’imbecillità özpetekiana, si apre con la voce di Nick Dunne (Ben Affleck, un uomo qualunque sconsolatamente ottuso – se dopo questo ruolo riesce ancora a essere un Batman credibile, diventa direttamente il più grande attore di tutti i tempi) che accarezza dolcemente la testa della moglie, e si chiede cosa succederebbe a “sbobinarle il cervello” (“unspool her brain”). In realtà quello di Amy (Rosamund Pike) non è l’unico cervello del film che avrebbe bisogno di una bella sbobinata, anzi Fincher e Gillian Flynn, che ha steso la sceneggiatura partendo dal proprio romanzo, sembrano dirci con estrema amarezza che tutti fingiamo, che la verità non esiste, che l’amore è la bugia più grande e più indecente di tutte. Non il tipico materiale calcistico, è vero, ma pur sempre un thriller solidissimo con due scene in particolare contenenti una più che discreta quantità di sangue.

Tipico marito distrutto dal dolore

Tipico marito distrutto dal dolore

Dal momento della scomparsa di Amy, regna una freddezza insostenibile. Nessuno sembra poi così preoccupato per lei: né il marito, né la cognata, né i genitori. Se fosse sparito il gatto di casa, c’è da scommettere che sarebbero stati tutti più traumatizzati; ma della bellissima, intelligente, dolce Amy dopotutto non frega un cazzo a nessuno. Marito e cognata passano il tempo a raccontarsi quanto Amy in realtà fosse una stronzetta insopportabile, i genitori più che altro sono preoccupati per il destino dei loro libri per ragazzi, la collana “Amazing Amy” ispirata a una versione ultra-idealizzata della figlia. Fermiamoci un attimo e facciamoci una domanda puramente incidentale: se una bambina nasce da due genitori psicanalisti altoborghesi che scelgono di ignorare la sua vita reale e preferiscono ricrearla attraverso disegnini e storielle edificanti, quante possibilità ci sono che quella bambina da grande diventi una psicopatica sfrenata? Ecco. Andiamo avanti: insomma Amy pare davvero essere un personaggio letterario e niente più, un ologramma collettivo. Nella prima parte del film l’interrogativo pare essere non solo “è stato il marito a ucciderla?”, ma anche “esiste davvero?”.

O forse esiste solo Amazing Amy

O forse esiste solo Amazing Amy

Poi la versione dei fatti cambia di colpo e i piani temporali si incastrano, la vicenda è raccontata dal punto di vista di Amy stessa, e diviene evidente che la sua grama sorte è il frutto estremo di una temeraria ricerca della propria identità che non si ferma davanti a nulla: uccidersi, uccidere, giocare col destino proprio e altrui, assumere ruoli di volta in volta diversissimi, sono per Amy niente più che un esercizio di stile. Niente e nessuno ha valore per lei, defraudata affettivamente, sessualmente, finanziariamente; i due personaggi maschili principali, pur diversissimi, la trattano allo stesso modo: la danno per scontata, pensano di “possederla” grazie all’anello nuziale o o al denaro, ma non riescono a renderla una figura meno sfuggente; anche quando vogliono imporle un destino finale scritto da loro, le cose non vanno come previsto. Amy è un costrutto mentale celato da innumerevoli strati di finzione, allo stesso tempo vittima sacrificale all’altare della frustrazione e fredda calcolatrice; possiamo fare il tifo per lei? Sì. Possiamo fare il tifo per il marito assassino? Sì. E senza alcuna contraddizione.

In definitiva, ciò che è veramente successo nel passato dei coniugi Dunne rimane ammantato di mistero, poiché dipende dalle ricostruzioni di due personaggi per niente attendibili. Nick è davvero un marito violento che picchia la moglie? Prima sembra di sì; poi sembra tutta una balla; poi però lo vediamo in azione. Il discorso vale per molti elementi della narrazione, continuamente rivoltati e svuotati di credibilità: sta allo spettatore decidere a che cosa credere, in quale proporzione. Da questo punto di vista, Gone Girl è il perfetto punto d’incontro del noir anni ’40 con la femme fatale, il sospettato ambiguo e polizia che brancola nel buio, e la narrazione postmoderna polifonica in cui la verità è ciò che ognuno fa di essa, da Pirandello a Rashomon a I Soliti Sospetti. Con sentiti ringraziamenti al gatto di Schrödinger, che potrebbe proprio essere il gattone di casa Dunne (oppure no).

Amy Dunne is alive or dead

Amy Dunne is alive AND dead

Quanto al presente filmico, la versione che alla fine viene accettata è anche la più debole e facilmente smontabile dalla logica – ma è anche quella che piace di più al pubblico. L’affresco tremendamente misantropico e nichilista dipinto da Fincher abbina alla freddezza dei congiunti di Amy anche la grettezza morbosa dei media: l’avvocato di Nick dice chiaramente che la sorte del suo assistito non dipende dalla verità ma dall’opinione del pubblico televisivo (lunghe sequenze sono dedicate alla partecipazione di Nick a talk shows tipo Bruno Vespa ma senza il plastico di Cogne), ed è questa stessa opinione, alla fine, a permettere il trionfo di tutto il peggio possibile: la finzione, i ruoli sociali, l’ipocrisia, la sfiducia – cioè la normalità. La schifosa normalità dei bugiardi, degli idioti e dei vigliacchi. La schifosa normalità di gente che considera la figa depilata una roba da depravati. La schifosa normalità che la gente chiama “matrimonio”.

Gone Girl, nel suo incedere da thriller a whodunit a slasher, scivola progressivamente verso una sgradevolezza pesantissima e lascia la sensazione di una patina di fango gelido attaccata addosso. Raggelante, angosciante come e più di Zodiac, è un film dissanguato, arido; Fincher fa recitare i suoi protagonisti come rettili visti dall’interno di un terrario, facendoli muovere meno possibile, rendendoli asettici, antipatici, volutamente bidimensionali. Persino la scena più cruenta (l’unica veramente calcistica, in effetti) è concepita, svolta e presentata in modo freddo e utilitaristico, senza sorprese, senza emozione né catarsi. Non c’è nulla di totalmente vero o totalmente falso nel mondo di Gone Girl, e niente per cui valga davvero la pena vivere, morire, uccidere o uccidersi. Che non sono due cose così diverse.

Sì o no? Deciditi!

Sì o no? Deciditi!

PS: qua in UK ci si dà un gran daffare per decidere se Gone Girl è un film femminista o maschilista e se Gillian Flynn stessa è una femminista o una misogina sotto mentite spoglie. Non ho affrontato la questione perché secondo me non ha senso; se volete approfondire, qui c’è una parte di dibattito ma anche molti spoilerzzzzzzz.

DVD-quote:

“Ti lascia la sensazione di una patina di fango gelido addosso”
Cicciolina Wertmüller, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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74 Commenti

  1. BellaZio

    ovviamente ho pensato che lei ammazza lui fosse più probabile e non vice versa come ho scritto…

  2. Ceramiche Kobayashi

    Dai certi commenti letti all’inizio sono rimasto stupito del fatto che molta gente non abbia capito il fulcro del film soffermandosi sull’implausibilità di certi indizi ma, come hanno poi osservato altri, questo è parte integrante del significato del film. La legge dei film pari di Fincher colpisce ancora (per me l’unica eccezione è The Game)!

    Come al solito la recensione è veramente ottima.

  3. annaMagnanima

    @Ceramiche Kobayashi:
    qual’è la legge dei film pari di fincher?

    • Ceramiche Kobayashi

      Rispondo con un filo di ritardo alla domanda: si tratta della teoria per cui Fincher alterna un film buono (direi monumentale) ad uno scarso.

  4. marco

    Il film nell’insieme è godibile e fatto bene (anche la prima parte un pò lenta server al crescendo del climax), ma il finale è scarso,o lo tagliavano 10 min prima o doveva essere diverso… e poi le incongruenze investigative sono molte:
    (spoiler)
    non verificano neanche gli spostamenti del presunto rapitore per verificare se coincidono con le date ed il racconto di amy

  5. 6e6e6e

    Concordo sui alcuni punti un po’ fumosi dove scrittore e regista hanno fatto come volevano ma rimane un filmone;)

  6. ehi.
    Bravissima Cicciolina, come al solito. So che sulle tue recensioni posso sempre contare.
    Approvo anche il commento di Lars Von Teese – ma credo di dover sbacchettare chi ha fatto i commenti disgustati sull’interpretazione del finale “l’amore vince tutto”.
    Ok, presa letteralmente la frase è ovviamente sbagliata, ma attenzione: è sempre stato uno dei punti ricorrenti di Fincher il valore dei significati che vengono attribuiti alle situazioni.

    potenziali SPOILERONI/on
    Una nota a parte: a Fincher in questo discorso non gliene frega una sega di “che cosa è vero e cosa no”, di gnostica memoria, anche se il rimando a Rashomon c’è, il fulcro del film (dei film?) è come la condivisione di certe interpretazioni leghi le persone tra di loro.

    Il Fight Club è un progetto nonsense, ma quelli che hanno l’intuizione sul significato nascosto del Fight Club sono uniti tra di loro, in una specie di cospirazione. Ok, nemmeno tanto sui generis: è proprio letterale.
    The Game propone una situazione simile: il protagonista è bersaglio di criminali pericolosi, ma non agli occhi di chi condividerà con lui i retroscena del gioco.
    Persino Zodiac è riconducibile allo stesso tema

    Allo stesso modo in “gone girl” il succedersi degli eventi, e la loro conclusione, unisce indissolubilmente i personaggi in una complicità di interpretazione degli eventi che si oppone alla banalità del mondo.
    potenziali SPOILERONI/off

    Questo tema ne fa un film romantico zuccheroso con unicorni rosa a pasta filante?
    NO
    È inevitabilmente un film d”amore’ tra virgolette, crudele e ambiguo e intelligente?
    Cazzo, sì.

    Magari

  7. schiaffoni

    Film splendido,Fincher raramente delude.

  8. Elbravodelsolar

    Il commento che ho preferito è quello che dice che il film dopo qualche giorno non è scivolato via.
    E forse proprio questo significa che ha fatto parte del suo dovere.
    Ma da qui a dichiararlo “spettacolare”…

    Nessuno si è messo ad analizzare la serie di incongruenze disseminate qua e là? (seguono SPOILER)
    1) l’uso dell’urina della vicina di casa: una donna al termine della gravidanza (la vicina) ha livelli ormonali diversi da quelli di una alla terza settimana (Amy);
    2) la casa dell’ex da cui fugge Amy è costellata di telecamere: possibile che nessuno abbia verificato i video x testimoniare che non veniva stuprata?
    3) Amy ingrassa visivamente di diversi kiki in poche ore mangiando junk food (bah…)
    4) l’agente della CIA abbandona troppo facilmente il caso nonostante la versione data da Nick, e nonostante pure il fatto gli credesse!
    5) l’incontro di Nick con l’ex di Amy, quello fallito, non il ricco, infarcisce il film di dettagli poi abbandonati. Ma soprattutto
    6) perchè cazzo Nick al termine del film non se ne va di casa? (Prima che lei lo incastri con lo sperma congelato)

    Insomma, se vuoi realizzare un thriller basato su indizi e incastri certosini fa almeno che tutto sia “verosimile”. E riguardalo qualche volta prima di renderlo pubblico.

    • Laura

      Io l’ho visto ieri e benchè possa concordare sugli altri punti (ma ci tengo a precisare che secondo la mia umile opinione, resta un film in cui i dettagli, gli indizi e tutti i vari elementi che ne costituiscono la struttura sono dosati magistralmente) non concordo con la tua 6) domanda. Tuttavia ne sono felice, perchè significa che l’autore del commento non ha mai avuto a che fare, o non ha mai visto all’opera dei manipolatori:) Non se ne va di casa perchè si sente chiuso in una duplice gabbia fatta di pressioni sociali (quello che la gente direbbe, come farebbe a giustificare il proprio gesto) e psicologiche (lei che incredibilmente riesce a plagiarlo, seppur nonostante le resistenze di lui, convincendolo che in fondo il loro è amore). Inoltre ha paura di possibili azioni da parte di lei – che comunque, anche se il film si interrompe prima, sappiamo – essendo lei psicopatica – ci saranno, inevitabilmente. Il film mostra una realtà che è insieme assurda e vera, anche se magari non nei termini specifici in cui la mostra il film. Vale a dire, ti mostra come gli psicopatici possano riuscire nell’incredibile intento di realizzare situazioni impossibili, che si tramutano in veri e propri incubi e gabbie dalle quali è difficilissimo uscire per chi è vittima. Sono come ragni, e per quanto la “mosca” possa essere intenzionata ad allontanarsi, talvolta viene intrappolata in una tela fatta di un lenta e quotidiana distruzione delle proprie sicurezze, dei propri punti di riferimento esterni, di isolamento, di sentirsi “in pugno” dell’altro che con le proprie azioni, capacità manipolative, assenza di scrupoli e abilità nel muoversi diventa così onnipotente. E’ materialmente difficilissimo otlre che possibile e reale svincolarsi da queste situazioni, per quanto da fuori possano apparire incredibili. Perciò ok, è un film, ma trarne insegnamento per la propria vita non è male.

  9. Elbravodelsolar

    Concludo scrivendo che anche a me il film è in parte piaciuto…(SPOILER) fino a quando Amy sgozza il tipo e torna a casa.
    Poi immane cagata.

  10. solero

    @Isa: Non penso assolutamente sia colpa tua (anche perchè ho letto il libro) ma la doppiatrice di Amy ad un certo punto dice “fedigrafo” HA HA HA.
    spoilerz
    cmq nel film manca un sacco di roba che nel libro riesce a dare un senso al tutto: molte incongruenze hanno una spiegazione credibile e Amy viene spiegata meglio alla luce del suo passato, dei suoi genitori e del personaggio Mitica Amy; inoltre lo stesso rapporto tra i due protagonisti è confezionato in maniera più approfondita.
    Il limite più grosso della trasposizione cinematografica per me è però che manchi quasi completamente la sensazione della malafede del marito, del fatto che abbia qualcosa da nascondere nella prima parte e sinceramente con quella faccia da tonno non gli vuoi male e la storia perde uno dei suoi punti cardine, il non sapere di chi puoi fidarti (nessuno completamente ok, ma neanche così)

  11. Zen My Ass

    Piaciuto molto: teso, mai un momento morto, colpi di scena ben gestiti, regia fredda ed elegante, colonna sonora perfetta. Dopo la marchetta di The Girl with Dragoo Tattoo (bellino, ma anonimo), un ritorno di forma: un storia alla Douglas Sirk diretta da Hitchcock.

    Due cose a livello sceneggiatura non mi sono piaciuto, e purtroppo abbassano il giudizio generale del film: da capolavoro a ottimo intrattenimento:

    1) Amy e’ in fuga da poco tempo, si rifugia in un resort e diventa amica con una scoppiata locale e col suo fidanzato buzzurro. Una sera escono insieme e ad Amy scivola per terra la cintura dove tieni i suoi soldi. I due ovviamente la notano e decidono di rapinare Amy. Come dice un mio amico e’ “lazy storytelling”. Se sei in fuga, ti tingi i capelli e usi un nome diverso, l’ultima cosa che vuoi e’ farti notare e uscire con gente che potrebbe riconoscerti, specialmente se la tua faccia e’ dappertutto. Il trucchetto dei soldi e’ troppo facile.

    2) Desy, l’ex di Amy, e’ un imbecille che si beve tutto. Davvero troppo, il tipo non si fai mai domande (e Kevin era andato a cercarlo poco prima) e la sua morte e’ ottima a livello visivo, ma un’altra forzatura.

    Due difetti non piccoli, peccato.

  12. zioluc

    Concordo con tutti i commenti di quelli a cui il film non è piaciuto: troppe implausibilità in un plot in cui il cattivo ha ordito un piano “perfetto”, ma soprattutto personaggi privi di qualunque spessore ed empatia, a partire da quello di Amy. Che poi il tema sia interessante concordo, ma ci si poteva fare un lavoro migliore.

    La tensione durante la visione c’era, ma tutto è evaporato uscendo di sala.
    Per me il peggior Fincher (non ho visto Panic Room e Millennium).

  13. azz

    Si però basta citare il paradosso del gatto senza avere neanche minimamente idea di che cazzo voglia dire, continuandolo a usare a cazzo di cane secondo l’interpretazione internettiana che completamente non c’entra un cazzo di nulla, probabilmente presa da 9gag o qualche cazzo di immaginetta su facebook e da quel cazzo di big bang theory. Grazie.

  14. banasci

    @azz raccontaci del gatto che poi facciamo i bulli al bar.

    Film bello, bellissimo e il fatto che i dettagli non combacino ma il popolo ama, odia, ama Nick e Amy senza logica lo rende ancora più bello.

  15. Tom Bruise

    Visto appena or ora (io i film li vedo solo in blue ray), e in pratica la trama per me si può riassumere in “idiota di turno sposa psicopatica da gara e i media sono una merda e la polizia è incompetente e il matrimonio è la peggio stronzata ever”.

    Ma bello, mi sarò chiesto chissà come finisce almeno 10 volte dopo la prima ora e mezza, anche se devo unirmi a quelli che dicono che il finale sia un po’ deboluccio.

    Io il dibattito maschilista vs femminista lo lascio ai benpensanti, ma mi pare evidente che nel film la vittima sia il marito scemo. Io personalmente avrei preso a cazzotti tutti (TUT-TI) i personaggi tranne il lawyer – che “casualmente” è anche l’unico personaggio di colore – segno evidente per me che il messaggio voglia essere un attacco al matrimonio e basta.

  16. Tom Bruise

    Ah, e ho dimenticato di aggiungere “minchia le tette di Emily Ratakkowski”. Mi ha ricordato la D’Addario in True Detective.

  17. alucab

    Mah

    insoddisfacente al massimo per me, un thriller di rai 2 con i soldi e qualche furbata per essere più cattivo e quindi “alternativo”

    Inizio lentissimo per almeno 50 minuti non succede nulla poi inizia a crescere un pò e speri in qualcosa, poi il nefando colpo di scena (studiatissimo, cercatissimo ma vabbè) dopo semplicemente ridicolo fino al finale dove al ridicolo si sostituisce l’esasperazione.

    E non mi parlate della gabbia del matrimonio e simili menate, ci ha lavorato gente seria su questi temi e comunque ha sempre fatto due palle così, figuriamoci un thrilleraccio con Ben Affleck (che mi è piaciuto stranamente).

    Mi ha obbligato mia moglie a vederlo e alla fine non è piaciuto manco a lei che del thriller di Rai2 è cultrice come io dei film di hong kong degli anni 70

    E ho detto tutto

    SPOILER SPOILER

    Lasciamo perdere i dettagli (MADDECHE hai fatto un thriller a incastro e non tornano i dettagli ?) ma a parte i redneck è tutto un MACCOSA

    Il demente che prima sta da parte per vent’anni poi è un maniaco poi muore ? MACCOSA ?
    Ma quando lui entra nella doccia con lei alla fine ? MACCOSA ?
    La faccenda della gravidanza finale per tirare il mulino dell’ingabbiamento ? MACCOSA ?

  18. Tano Statham

    Tecnicamente perfetto.

    La figa depilata non è da depravati, è di classe.

  19. GGJJ

    Applausi a scena aperta per Emily e le sue tette, personaggi che avrebbero potuto essere sfruttati di più nel film.

    Per il resto, a me è piaciuto molto. E’ vero che il piano di Amy non reggerebbe ad un esame vero, ma è altrettanto vero che il bello del film sta proprio nel fatto che il “processo” vero è quello mediatico, e li le prove interessano fino ad un certo punto. Non concordo invece sull’equivalenza tra i due personaggi e quindi la plausibilità delle rispettive storie. Se si fosse voluto fare un film su due personalità che si scontrano in maniera paritaria si sarebbe dovuto fare un lavoro diverso. Cosi abbiamo un marito fedifrago e un pò coglione, sicuramente non una bravissima persona, che però si confronta con un pazza del tutto andata di cervello, lucidissima e pericolosissima.

    Il finale invece è più aperto, nel senso che lascia l’idea che qualcosa di brutto prima o poi ri-accadrà. Ma non è detto che sia lei a farlo. Lui ha dimostrato che, messo alle strette, sa essere cinico e determinato, ed ormai si è “svegliato”.

  20. 22

    Oggi riguardavo questo bel film mentre scrivevo al computer e boom improvvisamente il ricordo della frase di Tyler Durden (Fight Club) che metteva dei membri sessuali nei film. Attimo di dubbio e conferma: anche qui non manca con l’inquadratura del membro-missile di Ben Affleck che vedi per un secondo e istantaneo arriva il ricordo della coppia Brad Pitt ed Edward Norton e della loro tecnica segreta. Stasera riguarderò il film di Fincher.

  21. Imperatrice Pucciosa

    Io ho letto Nei Luoghi Oscuri di Gillian Flynn e posso dire che non è per niente misogina. Certo, se piacciono le Mary Sue lei è Francesco Parolisi, se invece piacciono i personaggi donne con pregi, difetti e tette, allora è una grandissima. Non ho visto questo film ma lo farò perché adoro Fincher.
    P.S.
    Avremo mai la recensione di Dark Places, a proposito?

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