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Non è un paese per calci: la recensione di Il ragazzo invisibile

Non vi dovete vergognare se quando avete saputo che sarebbe uscito un film italiano sui supereroi avete sentito una strana sensazione in petto, qualcosa di sopito che non sapevate nemmeno di avere nel cuore, un sentimento che mescola il tradizionale hype da “film atteso” con un inedito senso patriottico. In molti vi chiameranno stolti per aver avuto fiducia in un film di Salvatores che voleva fare quello che fanno gli americani, vi diranno che era ovvio già da Nirvana, che bastava guardare il trailer, che “te pare?!? Ma co’ Valeria Golino ma che t’aspettavi??”. Sembrerà che l’avevano sempre saputo e che solo voi siete stati così fessi da cascarci e addirittura (magari) pagare un biglietto per un film italiano.
Non vergognatevi, perchè i veri eroi siete voi con il vostro cuore sempre pronto.

Infrango le vostre speranze dal 1997

Infrango le vostre speranze dal 1997

C’è una puntata dei Simpson, la prima in cui viene affrontata direttamente la scelta vegetariana di Lisa, in cui Homer sta preparando un maiale intero con mela in bocca e se lo vede sfuggire per la solita catena di eventi disastrosi. Mentre il maiale su un carrello a rotelle svicola, scappa, finisce in strada, si bagna e miracolosamente sembra sempre salvarsi nel suo procedere a gran velocità in mezzo alla città, Homer lo insegue con la macchina osservando tutto preoccupatissimo e ad ogni cosa che gli accade dice tra sè e sè: “È ancora buono! È ancora buono!” nel disperato desiderio di passare sopra a tutto, sperando che nulla di davvero irrimediabile accada e non rendendosi conto che in realtà l’accumularsi degli eventi lo sta già rendendo immangiabile. Il maiale sul carrello lanciato ormai a velocità folle arriverà al molo della città sbattendo contro di esso e schizzando via in aria, ormai irrecuperabile.
Ecco è così che è andata la proiezione di Il ragazzo invisibile per me, un continuo: “È ancora buono! È ancora buono!” mentre cose sempre più irrimediabili accadevano fino a che il film non è schizzato via. Irrecuperabile.

L’operazione, dovete saperlo, è anche più all’americana di come non immaginaste già. Il ragazzo invisibile è un prodotto crossmediale (vi ricordate gli anni ‘90?), cioè ne sono stati fatti anche un romanzo e un fumetto. Come accade ad Hollywood è stato pensato per uno sfruttamento commerciale ampio, tutte le proprietà intellettuali come simboli, marchi e costumi sono state registrate per farne merchandising e la trama è pronta per diversi sequel in caso gli incassi (globali, non solo italiani) fossero buoni. I soldi vengono da La grande bellezza e poteva essere il primo caso di film d’autore che ne finanziava uno supercommerciale, una cosa senza nessun senso che poteva acquistarne giusto da noi.
Dunque anche la testa era quella giusta, non fare un film fine a se stesso ma un’impresa più grande, commerciale e spietata, che piaccia. E sempre come si fa ad Hollywood ci hanno messo uno sconosciuto protagonista, attori noti a fare le parti comprimarie più un regista noto, uno dei tre noti all’estero che abbiamo: Salvatores.

Andiamo forza! Questo film non si reciterà con intensità da solo!

Andiamo forza! Questo film non si reciterà con intensità da solo!

Ma ho perso tempo a sufficienza. Il film ha tutti i difetti che temete e immaginate più alcuni che nessuno poteva aspettarsi (l’imprevedibile cinema italiano): è troppo intimista, troppo ripiegato sugli attori, poco avventuroso, un po’ ridicolo e con una concezione di “cool” più simile a quella di mia madre che alla mia. Per farvi soffrire vi mostrerò come le cose, in fondo, potevano andare meglio di come non siano andate: la trama con dovizia di spoiler.

C’è un ragazzo di circa 13 anni a Trieste che un giorno si sveglia ed è invisibile. La sera prima era andato ad una festa in maschera con un costume ignobile, comprato a 4 soldi dai cinesi (che essendo tali sono misteriosi). Ovviamente si spaventa e pensa che sia stato il costume a renderlo invisibile. Non è uno molto inserito a scuola ed è vessato da due bulli di infima plausibilità dunque la prima cosa che fa è andare alla sua scuola e vendicarsi in maniere comiche che non lo sono, paurose che non lo sono e sadiche che non lo sono. Infine in un impeto di originalità va nello spogliatoio delle ragazze per dar vita ad una delle scene di evocazione sessuale con meno sesso suggerito di sempre, una delle più ammoscianti mai viste tra quelle che coinvolgono scolarette poco vestite. Ce ne voleva eh!

Ah no, è un altro film. Errore mio

Un altro film

Viene ben presto contattato da un uomo misterioso e cieco che gli rivela di essere il suo vero padre (dunque è adottato dalla donna amorosa che credeva sua madre). Lui è figlio di due “speciali”. Gli speciali sono un gruppo di persone della Russia rurale che in seguito ad esperimenti legati alle radiazioni o simili (non mi ricordo bene ma ci siamo capiti) hanno subito mutazioni ai loro geni, cioè sono mutanti come gli X-Men, ognuno con un potere diverso. Un esercito privato li aveva radunati in un campo di prigionia per studiarli, di certo non potevano riprodursi ma non si sa come mai il cieco è riuscito ad ingravidare Kseniya Rappoport (l’unica faccia credibile di TUTTO il film) e così è nato lui, con lo stesso potere della madre che si è manifestato ora. I due amanti sono infatti fuggiti con il bambino perchè non lo avessero le autorità e arrivati a Trieste l’hanno depositato davanti all’uscio di una donna (sul serio, sullo zerbino!).

Intanto qualcuno sta rapendo tutti i bambini della città: sono i russi (quelli cattivi) che hanno scoperto che il bambino figlio di speciali sta a Trieste, ma non sanno chi sia e vanno per esclusione. Tra i rapiti c’è anche la bambina che sarebbe il tenero inconfessato amore del protagonista, il quale prenderà il coraggio a due mani assieme ad una tuta nera datagli dal padre, fatta di un tessuto che reagisce al potere (dunque diventa invisibile anch’essa come in Gli incredibili), e con una goffagine unica farà questo grottesco salvataggio richiamato da una specie di Bat-segnale da scuola media.
Nel finale diversi ami per un possibile sequel vengono distribuiti a piene mani mentre il padre cieco (che è telepate) cancella la memoria a tutti i testimoni così che nessuno sappia che lui è: Il ragazzo invisibile!!!

Sad CG

Sad CG

Fermandoci per un attimo di fronte al fatto che praticamente non c’è un’idea originale (ma va bene eh! Fosse stato quello il problema!) e si chiude con un deus ex machina degno delle telenovele dell’America latina di fine anni ‘70, l’impianto generale non è malissimo, cioè ci si poteva lavorare. Senza stare a fare gli snob: CI SI POTEVA LAVORARE CRISTO!
Invece è stata fatta una scelta chiara come il sole: “Questo film avrà un protagonista di 13 anni e sarà raccontato come se fosse un buon padre di famiglia a spiegare tutto, con il medesimo sguardo indulgente e quieto” quando la cosa che ci piace del cinema supereroistico (se uno dovesse dirne proprio una sola) è che nei casi migliori è raccontato con il fomento del coetaneo del protagonista, con l’incazzatura e la foga di chi brama essere quella persona lì e non con chi gli vuol bene teneramente. Dietro a tutto non si sente una voce che dice “Che carini….” ma una che urla “ODDIO CHE FICATA CAZZOOOOOO!!!”.
Salvatores gli vuol bene teneramente a quel personaggio come fosse il suo figlioletto: ”guarda quant’è adorabile quando diventa invisibile”. Ed è finita lì, ancora prima di battere il primo ciak era finita. È finita quando ancora c’era qualcuno che indefesso ci voleva credere.

DVD-quote suggerita:

“A chi ha creduto in questo film fino a che non l’ha visto. Siete voi i veri eroi”
Jackie Lang, i400calci.com

>> Trailer | IMDb

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209 Commenti

  1. Uollass

    visto ieri con figli di 10 e 12 anni. scelto perchè nel mazzo dei film disponibili al cinema sembrava uno dei più potabili da vedere con ragazzi di quell’età.

    complessivamente sono state due ore piacevoli, una trama abbastanza semplice con mille “già visto” ma che si è seguita senza necessità di prendere appunti.

    certo, non ho mai pensato di andare a vedere un film con target calcista, ma un film per quasi teenager.

  2. 'Lies

    Prima volta qui sopra e già vi amo. Il mio primo incontro con questo film è stata una pubblicità/trailer su YouTube, saltata il prima possibile (“no non voglio vedere questa ennesima figura di merda italiana, non ne voglio sapere niente”). Poi, la mia ragazza “ma hai sentito del film fantasy di Salv…” “Taci ti prego, non ne voglio sapere niente” e, Dio la benedica, mi ha capito al volo. E poi coi film andiamo poco d’accordo, lei dà ancora speranza alle cose italiane, per fortuna della nostra relazione la sto convertendo alle serie TV. Poi è arrivata la speranza. Una mia cara amica che ne condivideva notizie, ed è stata la sua speranza accolturata a contagiri, perché lei ne sa, è anche i suoi amici. Al che ho deciso di non lasciarmi influenzare da nessuna recensione o altro amico, “gli darò una possibilità”. Oggi purtroppo però ho scoperto questo posto cercando una recensione fuori dai denti di Insidious, e dopo averla apprezzata non ho resistito quando ho visto questa, e quel sottotitolo che mi ha letto dentro. E i 200 commenti annessi (ho pensato subito ai commenti fake e alle controrecensioni, il che vuol dire che avete vinto tutto, fino al tipo indignato per le chiappette, Best Troll of the Year riprovate nel 2016). Tutto fottutamente prevedibile, fanculo il budget (perché battlestar galattica ad effetti speciali mi fa vomitare ma non mi fa vomitare), fanculo il “non lo abbiamo mai fatto” perché gli americani ne hanno fatti 1000 e 990 fanno vomitare e comunque non ci credo che due stronzi che siano in grado di farlo non ci siano, quali scusanti ci sono per la visione da Marcellino pane e vino che non sta né in cielo né in terra? Porca troia adesso a 13 anni si scopa per 5 euro di ricarica in discoteca e si gira con la 9 mm, ma anche 10 anni fa i miei bulli usavano gli estintori come armi improprie. E i dialoghi. La storia. Perché davvero, gli effetti speciali alla Power ranger li avrei capiti e accettati, il resto no.
    Ho letto cose tipo “non è un film di supereroi ma sul disagio giovanile”. No, porca troia. È stato presentato e pubblicizzato come film sui supereroi e ora non provate a pararvi il culo. Di disagio giovanile moderno poi, c’è solo quello degli spettatori in sala.

  3. mi

    A me é piaciuto

  4. Giusto Per Precisare

    La Grande Bellezza è di Sorrentino, non Salvatores. Visto che ci si atteggia a critici cinematografici, almeno l’ABC, santoiddio

    • Precisino

      A comprensione del testo stiamo piuttosto indietro.
      Visto che ci si “atteggia a critica critici” suggerirei la parolina magica “MEDUSA”

  5. carmail64@gmail.com

    Visto a casa con DVD noleggiato. Ho passato una piacevole serata, e il film mi è piaciuto. Nonostante tutte le idee che mi ero già fatto, in parte è riuscito a sorprendermi. Non è un capolavoro, ma non è assolutamente brutto come i critici nostrani esterofili vogliono far credere.

  6. Efi

    Concordo pienamente con te. Mi è piciuto molto. Il fatto che non sia il tipico film di super eroe non solo non mi dispiace ma anzi mi ha reso ancora più piacevole e meno scontata la narrazione. Preferisco empatia e tenerezza di questo film che le solite (quelle si!) scontate americanate . È inutile, i film Italiani hanno quel che in piu.

  7. LeChuck

    Oh, noto con piacere che, a distanza di un anno, la macchina pubblicitaria è ancora in moto.
    Continuano a difendere ‘sto film (si, l’ho visto un pomeriggio che non c’avevo niente da fare e l’ho beccato su Sky), riciclone di tutto quanto è scontato nel mondo dei supereroi, pieno di gente che non c’aveva voglia di parteciparci, e, in sostanza, sintesi di tutto quello che NON si dovrebbe fare per fare un buon film sul tema quando si ha pochezza di mezzi. Come hanno detto altri, quando si ha a disposizione un budget risicato, si può tirare fuori un “Unbreakable” o un “Automata”, e non una copia mal riuscita di ciò che si può fare solo quando ci sono le centinaia di milioni di paperdollari della disney dietro. E mi dispiace dirlo perché odio disprezzare il lavoro altrui, perché c’è chi ci ha lavorato, ci si è messo, ci ha provato… Ma il risultato è veramente senza arte né parte, indifendibile da ogni punto di vista.

  8. Enrico

    Il problema di Salvatores è che doveva battere il ferro finche era caldo, con Nirvana aveva avuto un ottima intuizione e tutto sommato il fim è andato, ma mi ricordo per esempio che uno di questi nostri registi del cinema italiano dei tempi d’oro, cioè di un cinema finito nel 1979, mi sembra che fosse Ettore Scola ma non sono sicuro andò in una università a dire ai giovani registi di lasciar perdere i film di fantascienza e di fare film sui portinai dei loro palazzi, quindi è chiaro che il cinema di fantascienza italiano non si evolverà mai e sarà sempre ostacolato, del resto ormai il nostro cinema come tutto in italia si regge sugli aiuti statali, che infatti vanno ai figli raccomandati dei nostri ex maestri degli anni 70, che fanno film che nessuno guarda, lo stesso “Lo chiamavano jeeg robot”, non a caso sta venendo boicottato dal sistema, non sia mai che tocca fare lavorare i registi bravi e con talento.

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