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“Guerra d’eroi”, ovvero: “Siamo nella merda, signore”. Breve guida ai soldati allo sbaraglio.

Molti anni addietro esisteva una folta produzione di narrativa bellica, non circoscritta al solo cinema ma anche per i fumetti, racconti, romanzi e quant’altro, persino in musica. Sigla.

Chi oggi si trova in zona quaranta e passa -ma anche chi è più giovane se era solito ricevere le buste sorpresa del giornalaio- di sicuro ricorderà testate come L’ Eroica, Super Eroica, Prima Linea, Reportage e in seguito Guerra d’Eroi, periodici che presentavano storie d’avventura ambientate durante la seconda guerra mondiale realizzate in Inghilterra, Stati Uniti e anche in Italia, a volte con dei giovani come Hugo Pratt a disegnare sotto pseudonimo. La guerra, soprattutto la recente guerra mondiale, era un territorio avventuroso per i ragazzini dagli anni cinquanta agli ottanta tanto quanto il western o il poliziesco e come questi macinava soldi al cinema e nei fumetti.

Negli Stati Uniti ad esempio, complice prima la propaganda interventista  prima e durante il conflitto e poi la baldanza per la vittoria post-conflitto, si è prodotto materiale bellico fumettistico praticamente senza sosta dagli anni trenta agli anni ottanta. Poi arrivarono il buonismo e il politicamente corretto: oggi è sconveniente regalare un fuciletto di plastica ad un bambino e i film di guerra sono spesso liquidati intelligentemente con “no, brutto, cattivo, cacca” a meno che non siano una accorata apologia antimilitaristica, non importa se magari venuta male o troppo retorica. Accortezze culturali queste che hanno permesso l’evidente riduzione dei conflitti in atto in ogni parte del mondo da decenni.

una sintesi

L’epica di testate come le succitate però non era indirizzata ad una analisi della guerra, della politica dietro al conflitto o dei tempi in cui questo si svolgeva e, per quanto accurate come scenario, costumi ed equipaggiamenti, erano storie finalizzate prettamente al lato avventuroso della faccenda. Di solito i protagonisti delle vicende erano gli alleati ma non mancavano storie tra le fila giapponesi o tedesche e nessun terreno di competenza era lasciato scoperto: fanteria, marina, aviazione, servizi segreti, tutto era buono per raccontare storie di guerra.

Un grande topos narrativo ricorrente per tutti era quello del manipolo di soldati sperduto, dimenticato, rimasto da solo per qualche ragione sotto il tiro del nemico. Del resto dalla Anabasi di Senofonte, ai fumetti dei The Losers, fino a Behind the Enemy Lines il tema dell’essere sperduto in guerra, del cercare di tornare sfidando le possibilità, del manipolo di eroi in balia degli eventi è un classicone della narrativa bellica di ogni media ed epoca.

pattuglia

Più didascalici di così

Io personalmente amavo molto i fumetti di guerra, giocavo spesso allo sbarco in Normandia e quando trovavo delle raccoltone di Guerra d’Eroi me le accaparravo subito per rifare le storie coi soldatini ma nonostante queste mie pericolose inclinazioni di conflitti non ne ho mai scatenati né combattuti. I miei film di guerra preferiti, come i racconti del resto, erano appunto proprio quelli incentrati sulla “missione disperata”, sul manipolo di sparuti valorosi in missione contro ogni avversità.

Fury di David Ayer è incentrato proprio su di una squadra di soldati e del loro carro, il Fury del titolo appunto, che si ritrovano nei guai in territorio nemico. È l’ultima pellicola ad affrontare il tema di cui sopra e già dal leggere la trama mi sono ritornati in mente dei grandi film del passato.

Purtroppo il film sarebbe dovuto uscire in Italia a fine Gennaio ma, notizia recentissima, è stato cancellato a causa del fallimento della sua società di distribuzione quando ormai già le città sono tappezzate di manifesti.

Ma non è da noi demordere e so che in qualche modo lo recupererete, seppur non nella potenza della sala.

Per farvi arrivare motivati e preparati abbiamo pensato di consigliarvi una breve filmografia di sparare sul tema “manipoli di soldati in situazioni critiche durante la seconda guerra mondiale”. Senza pretese di completismo ma per farvi scoprire o rivedere alcuni vecchi classici del genere, spesso invecchiati molto bene.

I cannoni di Navarone (1961)

Iniziamo giustamente con un film ormai leggendario e pietra miliare del genere, uno dei classici del genere bellico e del sottogenere “Commandos nella merda fino al collo”.

Un gruppo di militari della marina reale inglese deve infiltrarsi su di un’isola greca e mettere fuori uso delle batterie di cannoni situate all’interno delle scogliere, impossibili da raggiungere con dei raid aerei e che rendono impossibile l’avvicinarsi delle navi.

Con l’aiuto di un ufficiale dello sconfitto esercito greco e di un criminale locale diventa una lotta metro dopo metro per espugnare la fortezza naturale.

Gregory Peck, David Niven, Anthony Quinn, già a leggere i nomi dei protagonisti io salto sull’attenti ma oltre questo c’è un film magistrale con tutte le caratteristiche carismatiche tipiche del caposaldo.

L’inferno è per gli eroi (1961)

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Uno dei primi ruoli importanti del supremo vate di ogni valore virile, Steve McQueen, in un film diretto da uno dei padri dell’action moderno, Don Siegel.

Di ritorno dal fronte verso il rimpatrio una squadra di fanteria si trova circondata dai tedeschi dietro le linee nemiche e costretta ad uno snervante assedio impari per ventiquattro lunghissime ore in attesa dei rinforzi. Completamente soverchiati di numero e senza vie di fuga dovranno contare sul gioco di squadra e sull’astuzia per resistere e cruciale per questo sarà la figura del solitario John Reese interpretato da McQueen, un decorato al valore ma degradato per alcolismo e insubordinazione.

Un classico dei classici in cui eroismo e intelligenza vengono soppesati senza retorica, un ritmo micidiale che regge botta anche oggi e l’inizio di una delle icone più grandi della sua generazione.

Quella sporca dozzina (1967)

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Anche qui un film talmente iconico, il cui titolo è diventato di uso nel parlare comune.

Una squadra di volontari, dodici disperati detenuti senza nulla da perdere, viene addestrata per una missione praticamente suicida: al fine di avvantaggiare l’imminente sbarco in Normandia espugnare un castello in Francia dove si terrà un meeting di altissimi rappresentati dell’esercito tedesco.

Il maestro Robert Aldrich dirige una squadra di attori pazzeschi in uno dei film cruciali del cinema d’azione: Lee Marvin a livelli di badassness ineguagliabili ma anche Telly Savalas, Charles Bronson, Ernest Borgnine, Donald Sutherland, George Kennedy. Un film perfetto, pietra angolare di due generi -il bellico e l’action- e ancora oggi valido.

Micidiale la precisione con cui Aldrich dirige un cast gigantesco di star dando ad ogni personaggio la sua personalità e ritagliando ad ogni attore il suo spazio. Gli Expendables non lo vedono neanche col binocolo un risultato del genere.

Dove osano le aquile (1968)

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Uno dei film più celebri del cinema a colori sul secondo conflitto mondiale, un cult assoluto per tre generazioni.

Un commando di paracadutisti americani deve farsi lanciare dietro le linee nemiche e, infiltrandosi travestiti da nazisti, liberare il generale Carnaby che è una delle menti dietro il piano di di invasione del’ Europa e che è tenuto prigioniero dai tedeschi in una inespugnabile fortezza bavarese.

Assieme a Quella sporca dozzina è il film che ridefinì un’estetica ed un’epica all’interno di un genere, un ritmo che ancora oggi regge benone e colpi di scena continui con una coppia Clint Eastwood e Richard Burton da applausi. Appare anche Ingrid Pitt, l’icona del vampirismo sexy britannico nei film della Hammer.

Personalmente un mio classico di sempre, lo riguardo periodicamente come si riascoltano certi dischi.

I Guerrieri (1970)

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In seguito alla cattura di un contingente tedesco, una pattuglia dell’esercito statunitense scopre l’esistenza di un enorme tesoro rilevato dai tedeschi, una montagna di lingotti d’oro custodita in una piccola banca di un paesello francese, Clermont, controllato dai nazisti.

Con la scusa di una missione per neutralizzare le truppe nemiche un assortito gruppo di pronti a tutto parte alla conquista del malloppo. Si può considerare per alcuni versi un parente stretto del nostro Fury perché il gruppo che via via si stringe alla fine impernia tutta la sua missione su di un carro armato, col quale si lancia ad espugnare le linee nemiche.

Un classico che unisce commedia e dramma bellico in una formula piuttosto inedita per i tempi e messo al sicuro da un cast stellare che comprende Clint Eastwood, Telly Savalas, Guy Rickles ed un giovanissimo Donald Sutherland.

Non è più tempo di eroi (1970)

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Alcuni anni dopo il seminale Quella sporca dozzina di nuovo Aldrich e di nuovo alle prese con una dozzina di eroi in una missione disperata.

Questa volta sono un ufficiale americano e undici militari britannici stanziati nel Pacifico, inviati a distruggere una postazione radio giapponese nascosta nella giungla più fitta. Ci riusciranno ma tra l’andata e il ritorno, trasformatosi in un crudele gioco del gatto col topo da parte dei giapponesi che conoscono quella giungla a menadito, sarà un massacro.

Un film avventuroso ma che sposta il fuoco della vicenda più che sull’epica bellica sul cinismo, sulla disillusione e sulla fragilità delle dinamiche umane, come il titolo ampiamente anticipa. Un film bellissimo di suo ma già solo l’idea di “Micheal Caine contrapposto a Ken Takakura” dovrebbe farvi correre a vederlo.

Forza 10 da Navarone (1978)

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Sequel de I cannoni di Navarone in cui due dei protagonisti del primo film, qui interpretati da altri attori, continuano le loro azioni sullo scenario europeo tra Italia e Juogoslavia. Qui la squadra multinazionale capitanata dal maggiore Mallory, intepretato da Robert Shaw in sostituzione di Gregory Peck, dovrà scovare ed eliminare una spia tedesca durante la missione denominata Forza 10. Con lui ci sono Il Tenente Colonnello inglese Barnsby interpretato da un Harrison Ford fresco di Star Wars e Carl Weathers nel ruolo del sergente Weavers dei Marines. Parte della missione si avvale della collaborazione della partigianeria Jugoslava in cui militano Barbara Bach, famosa Bond Girl dei settanta e futura moglie di Ringo Starr, e Richard Kiel il colossale Jaws sempre dal James Bond di Roger Moore. Corona uno dei casting più surreali di sempre il nostro Franco Nero.

Tra azione e spionaggio un film solidamente classico ma che gode del ritmo ormai moderno degli anni in cui venne girato.

Ardenne ’44, un inferno

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Una squadra di marines trova rifugio in un castello delle Ardenne di proprietà di un ricco uomo e della sua bella moglie, coppia di collezionisti d’arte in crisi coniugale. Il nemico non saranno solo i nazisti che avanzano ma le stesse dinamiche tra i membri della squadra, divisa da gelosie, differenze inconciliabili, brame, follie e diserzione. Sarà il guercio Maggiore Falconer intepretato da Burt Lancaster a dover tenere coesa la squadra e al contempo studiare una contromossa per lasciare il castello.

Il film di Sydney Pollack e un film più complesso degli altri, in cui la guerra, le esplosioni, lo sparare e l’eroismo ci sono ma il cui perno sono le vicende umane in una situazione di pressione ed isolamento allucinanti che portano il film ad un’atmosfera di totale alienazione.

Quel maledetto treno blindato (1978)

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Non potevo non includere il più celebre esponente del maccaroni combat, piccolo orgoglio patrio del cinema di genere. Una eterogenea compagnia di detenuti militari condannata alla fuciliazione per disparate insubordinazioni gravi si ritrova unita dal fato quando il loro convoglio che li sta portando all’esecuzione viene attaccato dai nazisti. Approfittando della confusione formano una squadra di pronti a tutto e tentano la fuga verso la neutrale Svizzera, fuga che diventerà via via sempre più un bagno di sangue.

Enzo G. Castellari mette a segno il suo film più famoso all’estero trattando alla perfezione ogni argomento topico del filone e conferendo al film quel ritmo che in Italia pochissimi registi del cinema di genere hanno avuto ma che lui ha portato a standard internazionali.

Come vi dicevo prima questa è solo una manciata di titoli significativi per ripassare o per iniziare, senza alcuna intenzione completista, sono alcuni dei film affini a Fury e che rivedo periodicamente quando mi sale la febbre bellica. Ora che il film di Ayer potrete vederlo quando vorrete avete tutto il tempo per recuperarli.

Ci vediamo presto, proprio con la recensione di Fury.

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54 Commenti

  1. Lars Von Teese

    Darth ti voglio bene no homo

  2. Gianfrank Miglius

    Non vedendolo citato, mi permetto di suggerire “I sette senza gloria”, con Michael Caine, e, anche se sfugge al comun denominatore della lista (collocazione storica), Belva di Guerra. E mi unisco ovviamente al coro di quanti reclamano “La Croce di Ferro”.

    @ the Bat(Mat)
    Penso tu ti riferisca a Sven Hassel, dai cui romanzi venne poi tratto un film, “Wheels of Terror”, nel 1987. Una trasposizione che, pur simpatica, non rende totalmente giustizia alla controparte cartacea.

  3. Dr. Stranamorte

    Grazie Darth! Ogni qual volta vi venga in mente di riproporre simili consigli per la visione, sappiate che saranno bene accetti!

  4. schiaffoni

    Articolo da applausi.

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