Crea sito

Chappie, du du du, in cerca di guai. Humandroid che non cambi mai.

Magari li conoscete tutti e io faccio la figura di quello che vuole spiegare tutto a tutti passando per noiosone. Però c’è anche la possibilità che voi non li abbiate mai sentiti nominare, per cui oggi a Chez i400CALCI parliamo di… Die Antwoord. Trattasi di un duo di rap sudafricano che formatosi nel 2008. I componenti sono due: Ninja e Yolandi Vi$$er. Poi c’è Dj HiTech ma non si vede mai, per cui va bene anche così. Ninja è uno zarro sudafricano brutto sporco e cattivo: è dotato di quella magrezza tipica di chi esagera con le droghe sintetiche, ha il corpo pieno di tatuaggi aggressivissimi, pochi denti, la faccia da pazzo e una lingua rapida e cattiva. Yolandi è una sorta di ninfetta sexy e provocante nel corpo di una techno raver, canta con voce da bambina cose che una bambina non dovrebbe mai cantare. Ma neanche pensare. I loro dischi suonano come un intruglio di rap e musica zarra, tipo quella che ascoltano quelli che rubano i motorini alle giostre. Niente di che? Boh, sì, si potrebbe archiviare così la questione – qualcosa di interessante in un mare di robaccia che invecchia alla velocità della luce – ma dalla loro hanno una pacca estetica unica al mondo.

Die-Antwoord

I Die Antwoord hanno elevato il loro essere la parte più estrema della feccia white trash sudafricana a forma d’arte. Il primo loro video che ho visto inizia con loro che ballano in mezzo alla strada tra delle baracche nella periferia di Johannesburg. Sembrano dei drogati con cui non vorresti mai litigare. Poi la camera stringe e si vede il cazzo di Ninja che si agita al rallentì sotto un costume da bagno con la cover di Dark Side of the Moon. Bum! Make up estremissimi, gente travestita da aborigeni che balla come se fosse strafatta di mdma ad un rave, gangster neri bellissimi e con gli occhi azzurri che limonano ragazzine che hanno il poster di Twilight attaccato al muro, scritte e murales che sembrano fatti dalla versione maraglia del cugino di Keith Hearing. Questa roba qui si chiama Zef: una controcultura del posto e  il nome della loro etichetta discografica, la Zef Recordz.

I Die Antwoord, che sembrano i più grossi scappati di casa del pianeta, sono due mezzi geni che sanno perfettamente quello che stanno facendo e che anzi da tempo si circondano di un’elite artistica di tutto rispetto. Nel loro video Enter The Ninja, quello che li ha fatti conoscere al mondo, si può vedere Leon Botha, artista sudafricano scomparso nel 2011 affetta da progeria. Sono amichetti di Aphex Twin che compare travestito in un loro video. Il loro immaginario è curato da un fotografo con i controcazzi che si chiama Roger Ballen. La gente giusta al momento giusto. Ora nel loro cv possono pure aggiungere “protagonisti assoluti dell’ultimo film di Neill Blomkamp, il più famoso regista sudafricano di film forti”. Non male, no?

Passiamo al regista. Anche qui: inutile che stia a farvi la lezioncina su Neill Blomkamp, no? Amichetto di Peter Jackson e genio degli effetti speciali, dopo il fail del progetto di Halo, finisce a dirigere quel culto che è District 9. La formula con cui Hollywood lo inquadra è “fantascienza politica”. Più nel dettaglio si potrebbe articolare: inserimento fluidissimo e stupefacente di effetti speciali digitali in contesti fantascientifici esteticamente simili a quello che noi intendiamo per documentario. District 9 è una bombetta e il passaggio successivo è Elysium: budget più alto, attori fighi, effetti speciali migliori. Il film – pur essendo un divertentissimo paciugo action sci-fi – viene spacciato come “alta riflessione politica con qualche inserimento di adrenaliniche scene action”, quelle cazzate che scrivono quelli che han visto due film action in vita loro ma devono scrivere mezza cartella per qualche quotidiano. Il miracolo avvenuto per District 9 non si ripresenta e Neill non nasconde una certa frustrazione. Addirittura chiede scusa dicendo che ha sbagliato e che la colpa è solo sua.

Il risultato di questa ripartenza da zero, di questo ritorno alle origini, è Chappie, da noi uscito – per evidenti motivi – come Humandroid. Siamo sempre a Johannesburg in un imminente futuro. Per le strade si riversano gangsterini senza alcuno scrupolo e la situazione non è delle migliori. Per questo, al fianco delle forze dell’ordine, scendono in campo gli Scout, dei robot. Non sbagliano mai un colpo, servono da scudo, sono sacrificabili, costano poco. Li ha creati il peggior attore della nostra generazione, quel Dev Patel che abbiamo imparato ad odiare da quando ha fatto il protagonista per The Millionaire di Danny Boyle, un giovane scienziato che non dorme mai e che ha in mente la salvaguardia del pianeta. Lavora per una multinazionale diretta da una Sigourney Weaver talmente svogliata che secondo me a fine riprese non ha neanche dovuto farsi la doccia. E pensare che il suo progetto ha avuto la meglio contro quello di Hugh Jackman che qui interpreta un ex militare cattivissimo con tanto di mullet che al posto degli Scout metterebbe il suo Moose, una specie di ED209 ancora più letale.

amorone, lui! <3

amorone, lui! <3

Dev Patel sta lavorando fortissimo contro tutto e tutti per sviluppare un’intelligenza artificiale fortissima, perfettissima, pazzeschissima. Sai cosa? Penso che potremmo chiamarla “Anima”. Già. Basta con questi freddi robot che eseguono solo gli ordini. Il mondo è pronto per una nuova generazione di robot dotati di anima, che riescano a sviluppare un’intelligenza propria, che siano in gradi di apprendere e crescere. Ma Sigourney non è per niente amused, visto che a lei e alla multinazionale i robot servono per spaccare la faccia alla feccia gangster che infesta Johannesburg e in più c’è Hugh Jackman con il mullet che rosica. E allora Dev Patel fa di testa sua (grazie a un poster con tipo un gattino che ti dice: “fai di testa tua! sei unico!”) e inserisce il chip dell’anima in uno Scout mezzo scassato. Poi, com’è come non è, finisce rapito dai Die Antwoord e insieme (prima ti odio, poi ti amo, poi ti rispetto) crescono Chappie, l’ex Scout N°22. Ma il mondo è pronto a una rivoluzione del genere? Non penso proprio. È infatti viene fuori un casino.

Alla voce: Fantasia portami via

Alla voce: Fantasia portami via

Humandroid è un filmetto carino. Non mi viene in mente un altro modo per definirlo. Comincia proprio come Distrcit 9, con le finte interviste a scienziati e giornalisti, che sembrano ormai essere il biglietto da visita di Blomkamp quando vuol far vedere che lui è un regista serio. Poi si sviluppa e sembra essere la versione aggiornata di Corto Circuito, il vecchio film del 1986 di John Badham. Nel momento in cui nasce Chappie, ci si trova di fronte a un film che punta tutto sulla tenerezza. Chappie è un’anima bella in un corpo meccanico. Un bambino – che si comporta esattamente come un bambino – alle prese con un mondo cattivo che non lo vuole e che non lo capisce. O che ancora non è pronto per accettarlo. La discussione “politica”, il lasciapassare da Autore di Blomkamp è fondamentalmente riassumibile in una frasina da Smemoranda, qualcosa di simile a “E se i robot avessero un’anima? Saremmo in grado di andare contro le apparenze o il nostro freddo cuore umano sarebbe talmente miope da non vedere dove si nasconde il Bello?”. Il resto è l’ennesimo buon esempio di interazione tra CG raffinatissima e live action con un grande crescendo finale e un po’ poca sostanza – narrativa e registica – in mezzo. Certo, anche se sembra un lungo spot ai Die Antwoord, non ci fossero loro…

Il robot che accarezzava i cani

Il robot che accarezzava i cani

DVD-quote:

Il miglior remake di Corto Circuito che vedrete quest’anno
Casanova Wong Kar-Wai, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

Peccato non poterlo vedere in lingua originale, visto che la parlata dei Die Antwoord sarà sicuramente pazeschissima, così come la voce di Sharlto Coopley, attore feticcio di Neil, qui in veste di doppiatore di Chappie.

 

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

130 Commenti

  1. schiaffoni

    Non è certo un capolavoro,ma nemmeno quella schifezza che traspare da certi commenti….c’è di molto peggio in giro.

  2. BellaZio

    Avevo zero aspettative. L’ho trovato splendidamente simpatico e godibile. Roba che dovrebbero far vedere a qualsiasi ragazzino (e fanculo il rated R), roba che mi ha fatto tornare ragazzino. Veramente un prodotto di livello, non come quella merda pretenziosa di Elysium. Bravo Neill, cazzo.
    Poi i Die Antwoord spaccano il culo in tutto ciò che fanno a prescindere.

  3. Baldazzar

    Lo scrivo, vaffanculo Blomkamp.

    Effetti speciali da urlo e commozione per quanto siano così reali e “banali”, nel senso di perfetti. però il resto, perché? I tamarri vabbeh, sono tamarri, ma c’era proprio bisogno di usarli così tanto?

    Blomkamp non deve fare più il regista, ma affiancare qualche regista serio e fare quello che sa fare benissimo, gli effetti speciali.

  4. Imperatrice Pucciosa

    Questo film me lo sono visto per un motivo molto nerd: il robot Chappie è ricalcato su Briareos,l’androide militare di Appleseed.
    Ah si e poi anche per i die antwoord che io adoro
    Per il resto mi sembra come Prometheus: partito alla grandissima, poi boh diventa una sorta di Ghost in the Shell in salsa idiota (tra l’altro le scene degli inseguimenti nei furgoncini ricalcano quelle del film di Oshii)
    Poi ci sono delle cose per cui tu dici MACCOSA tipo urlando
    Una fra tutte
    SPOILER
    Deon è ferito e Chappie cosa fa? Chiama un’ambulanza? No, gli digitalizza l’anima. Boh.

    Devo dire che mi ha veramente delusa, almeno Corto Circuito era divertentissimo, questo no

  5. Visto tardivamente su Sky, concordo alla grande con i commenti positivi.

    Secondo me grande film.
    Evitato con maestria l’overacting possibile di Jackman, tizio indiano del milionario reso sopportabile e non è poco.
    Sarò un sentimentalone, ma in alcune scene Chappie mi ha fatto quasi piangere, come mi aveva fatto piangere a otto anni Numero/Johnny-5.
    Die Antowoord non lui conoscevo: fantastici.

    E poi diciamolo: i veicoli/aeronavi/armi di fine di mondo, nei film di Bloomkamp spaccano sempre alla grande! Anche in quella appunto merda pretenziosa di Elysium.

    Unico neo, secondo me, il deus-ex finale, cosa alla quale il tizio alla regia pare non saper rinunciare (ben due deus e mezzo su tre film in carriera).

  6. Zen My Ass

    I due Die Antwoord ammazzano il film: hanno un fortissimo e insopportabile accento sudafricano e sono generalmente due attori dilettanti e abbastanza incapaci. Il film non e’ granche’, peccato, ma trasformarlo in una favoletta e’ stato il colpo di grazia: Blomkamp sa filmare paesaggi urbani disastrati e integrare la realta’ con effetti speciali sempre realistici e visivamente eccellenti, dovrebbe anche imparare a scrivere sceneggiature decenti… Se questi sono i presupposti, non mi sorprende che il suo Alien non sia andata da nessuna parte…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.