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Ammiratelo! La recensione di Mad Max: Fury Road

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Il pezzo di Casanova Wong Kar-Wai

Non ricordo. Forse ve l’ho già raccontato, forse no. William Friedkin – il regista de L’Esorcista, di Killer Joe, di Vivere e Morire a Los Angeles – usciva con la figlia di Howard Hawks. Non mi metto neanche a scrivere “il regista di…” perché non voglio pensare di avere a che fare con persone che non sanno chi sia Hawks. È il 1970, Friedkin ha 35 anni ed è tutto innamorato di Kitty Hawks. Lei anche, tant’è che una sera lo porta a cena a casa. “William, ti voglio presentare ai miei!”.  Friedkin si comporta benissimo: è galante con la moglie di Howard, è educatissimo e arriva pure con una buona bottiglia di rosso. La cena è un successo e dopo il dolce gli uomini si ritrovano nel salotto di casa a fumare un sigaro e a parlare della loro grande passione: il cinema. William racconta ad Howard Hawks che lui è un regista, ha fatto già un bel po’ di roba, sia per la televisione sia per il cinema. Insomma, non è nessuno confronto a chi ha davanti, ma sta ingranando, por ninìn. E, complici quei due bicchierini di whisky in più del dovuto, chiede: “Cosa devo fare secondo lei?”. Howard Hawks si zittisce. Tira una lunga boccata dal suo sigaro, lo appoggia nel pesante posacenere, guarda dritto negli occhi il giovane ragazzo innamorato di sua figlia e gli dice: “Fai un inseguimento”. Un anno dopo, nel 1971, William Friedkin dirige Il Braccio Violento della Legge.

"Così, mi ha detto! Te lo giuro!"

“Così, mi ha detto! Te lo giuro!”

È il 1994 e i miei amici sono dei drogati. Due dei migliori, fanno bizzarri esperimenti con gli acidi: ne prendono uno e poi vanno al cinema. Il giorno dopo arrivano a scuola che sembrano pazzi. Durante l’intervallo, curiosissimo, chiedo: “Ma cosa avete visto?”. Erano andati a vedere Stargate, il vecchio film di Roland Emmerich con Kurt Russell e James Spader prima che diventasse Ultron. “No, non hai capito. La scena che entrano nello Stargate è un trip che, minchia, ce ne siamo andati ammale. Tutto lucine che sembrava di essere dentro il film. Paiura!”. Sì, i miei amici parlavano così. Che vi devo dire? Dopo qualche giorno vado anche io al cinema a vedere Stargate. Ci vado dopo aver bevuto un Billy, ma quando arriva la scena del tunnel spaziotemporale pentadimensionale che ti porta nel Club Med in Egitto, rimango esterrefatto. Quelle lucine, quel senso di vortice che ti tira dentro lo schermo… Penso ai miei amici che hanno visto quella roba assurda tutti fatti, un po’ li invidio e mi diverto a immaginare un film in grado di prendere il tuo cervello e di pucciarlo dentro al pentolone di Obelix ma pieno di latte più di Aldous Huxley.  Ah, all’epoca avevo 16 anni. Se adesso arriva qualcuno che mi dice: “Seeeeee Stargate. Ma allora 2001: Odissea nello Spazio?” richiamo i miei amici drogati e ve li mando sotto casa, ok?

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Trentasei anni fa nasceva il mondo di Mad Max e il cinema di George Miller. Ve ne abbiamo parlato a lungo nello speciale (unoduetre) che abbiamo confezionato per voi in previsione dell’uscita di Fury Road. In questi 36 anni, giustamente, è successo di tutto. Quel tipo specifico di cinema ha fatto scuola, è diventato un genere a sé stante, un Mondo che il regista ha modificato a suo piacimento. Ha inserito il western più crepuscolare, l’epica, i riferimenti messianici, ha reso via via più spettacolari e incedibili gli inseguimenti, ha reso immortale un certo tipo di estetica ed è riuscito – con un anticipo mostruoso – a dare un senso al connubio cinema/motori. Poi, boh, sono arrivati i maialini parlanti, i pinguini ballerini e un Oscar. Quando ci si trovava tra di noi, si parlava del vecchio George come di uno che ad un certo punto aveva mollato tutto per dedicarsi ad altro. Un po’ con quel rispetto che mostra Vin nei confronti di Paul alla fine di Furious 7. Ha dato tanto, tutto quello che poteva. Ma ora il suo posto è qui, coi pinguini danzanti. Ciao George.

It's been a long day, without you my friend...

It’s been a long day, without you my friend…

Nel frattempo abbiamo letto tante volte di un possibile Mad Max 4. Con Mel Gibson, senza Mel Gibson. Con George Miller e pure senza George Miller. Io mi ero abituato all’idea Max fosse rimasto lì, nel destro fuori Bartertown, abbandonato da tutti e costretto a vagare in quel Nulla del deserto post apocalittico. E invece, dopo 30 anni, arriva un trailer. Ci esaltiamo, gioiamo, ci diamo i cinque alti… ma dentro il mio cuore, celo un orribile dubbio. Vuoi vedere che è solo ed unicamente un reboot, un remake del secondo film della saga con del digitale saturone in più? Ok, non che fosse proprio una cosa brutta, ci saremmo anche accontentati, ma la cosa che ci fece amare (e odiare) George Miller era proprio la sua capacità di mutare il proprio cinema, adeguandolo all’epoca. Sarebbe stato deludente ritrovarlo ancora alle prese con un cinema post anni Settanta oggi totalmente finito e fuori tempo massimo, già messo in crisi da quello spielberghiano degli Ottanta. E invece, fortunatamente, non è andata così. E George Miller, data strale 2015, mette a segno un colpo straordinario che gli apre definitivamente le porte del Valhalla.

Charlize Theron, George Miller e la controfigura di Tom Hardy.

Charlize Theron, George Miller nel Valhalla e la controfigura di Tom Hardy.

Mad Max: Fury Road non è l’ennesimo accomodante reboot fatto per aggiornare ai giorni nostri le Figure del Cinema che fu. È un altro film, un altro mondo, un altro modo di fare cinema rispetto a quello che abbiamo imparato ad amare. Miller ha capito perfettamente che non era il caso di accontentarsi e ha fatto di testa sua. Il post-apocalittico nel frattempo era finito, morto e sepolto. Negli ultimi anni abbiamo avuto qualche piccolo esempio – Stake Land, The Rover, The Book of Eli – ma gli anni Ottanta e Novanta non l’avevano risparmiato. Ora invece, sfortunatamente, la catastrofe sembra sempre più imminente e una certa visualizzazione del futuro è tornata ad essere centrale e puntuale. Un futuro ancora una volta caratterizzato da un deserto dove nulla può crescere, fatto di reietti, mostri e pazzi. Un Nulla che avvolge tutto e in cui non si può andare da nessuna parte. Cioè, puoi pure andarci, eh? Ma tanto è uguale: si corre, si scappa, si fugge per poi tornare sempre e comunque al punto di partenza. C’è ancora forte quell’impossibilità materiale di spostare più in là quel limite. Quello che chiamavamo Frontiera.

01

C’è una nuova mitologia: Immortan Joe, un capo tribù (Hugh Keays-Byrne, il Toecutter del primo film) è riuscito a costruire una cittadella dove c’è acqua e verde in abbondanza, grazie a un esercito di poveri pazzi kamikaze, i War Boys, che è riuscito a soggiogare. Immortan Joe ha dei figli – l’enorme Nathan Jones e un nano pazzeschissimo – due fratelli pazzi, delle donne a cui fa aspirare il latte dal seno, un’imperatrice senza un braccio che è la migliore driver su piazza (Charlize Theron) e delle mogli bellissime che tiene segregate in un’ala della cittadella e che ingravida a suo piacimento. Ci sono poi altre tribù: le valchirie, i porcospini, i motociclisti che saltano, quelli ad Est e pure quelli ad Ovest. Insomma, un nuovo mondo che non vediamo l’ora di esplorare.

FURY ROAD

In un contesto del genere, George Miller prende il cinema d’azione moderno, lo frantuma in mille pezzi, lo stende come se fosse un pezzo di cocaina e lo fa pippare al Cirque du Soleil sotto anfe. Vi hanno già detto che è un’esperienza visiva irripetibile, emozionante, sfiancante, elettrizzante? Bè, ragazzi: è così. Una furia punk di rara precisione che si lascia andare a una fantasia creativa che ad oggi non ha eguali. Non c’è un momento di stanca in un film che è l’esatta unione di quei due piccoli aneddoti con cui ho aperto questo discorso: un lungo inseguimento intinto nell’acido lisergico. Due ore di invenzioni e rilanci continui che hanno il merito di elevare il grado di spettacolarità dell’action moderno e di fare poltiglia di ogni possibile eredità malinconica, spianando di fatto la strada a una nuova saga.

Cirque du Bamba

Cirque du Bamba tagliata anfe

Tom Hardy, un eroe in costante pericolo per due ore di film e capace solo di grugnire, è un Max Rockatansky perfetto. Hardy è un attore di razza ed è capace di sfumare un monolite del genere fino a farci emozionare nel rapporto che riesce a instaurare con la vera e assoluta protagonista del film: Charlize Theron. Ragazzi, senza un braccio, rasata a zero, con del grasso in faccia e gli occhi chiusi dalle botte, mette in ombra anche l’allegra furgonata di gnocche che le hanno messo a fianco. Era dai tempi di Aliens che non si vedeva una guerriera così su grande schermo. Non male anche il personaggio di Nicholas Hoult e stupore, maraviglia e lagrime per l’entrata in scena di Megan Gale. Nuda su un traliccio dell’alta elettricità.

ed è solo amore se amore sai dare.

“Ed è solo amore se amore sai dare”.

Il pezzo di Stanlio Kubrick

«Sì, ma».

Ci avete fatto caso? Sono le due parole più insidiose e onnipresenti degli ultimi anni, quelle che tarpano le ali di qualsiasi entusiasmo a sfondo cinematografico e lo sacrificano sull’altare del ragionevole dubbio, del perfezionismo, dell’è questo quello di cui avevamo bisogno. Avengers 2? Sì, ma le motivazioni di Ultron e la storia d’amore tra Hulk e Vedova Nera… Interstellar? Sì, però la libreria pentadimensionale e poi quando si scopre che è tutto merito dell’amore, insomma… Dark Knight Rises? Sì, ma quelli escono da tre mesi di fogne che sono lindi e puliti…

Non dico sia colpa nostra che siamo diventati adulti cinici e incapaci di goderci l’ondata di entusiasmo perché ci rifiutiamo di lasciarci andare. Né che sia colpa loro che, in assenza di idee d’impatto, uniformano la narrativa di ogni film tripla A in uscita sullo standard del «non avete mai visto nulla di simile, un film che vi cambierà la vita!» appiattendo di fatto la discussione e trasformandola in una gara a chi piscia più lontano.

Dico solo che quando sono uscito da Mad Max ho speso una buona mezz’ora intriso di sano cinismo per capire cosa ci fosse che non andava, dove fosse il trucco, quale fosse la fregatura che ci avrebbe fatto derubricare collettivamente anche il ritorno di George Miller a «sì, ma».

Non ce l’ho fatta, non l’ho trovata. Fanculo il cinismo. Fanculo il siamo tutti Roger Ebert. Fury Road è un film clamoroso, sublime e assurdo. Fanculo ai «sì, ma».

Sopra: il rumore di una mano sola che applaude a cartoni in fazza.

Per essere un’opera bulimica e affollatissima che dura due ore piene, Fury Road ha il pregio che dovrebbero avere tutte le grandi storie post-apocalittiche: è essenziale ai limiti dello stilizzato. Dovendo raccontare un mondo in cui la poca umanità rimasta si ricorda com’era la civiltà ma è condannata dalle circostanze a regredire allo stadio primitivo, Miller prende quelli che considera i pilastri di una società semi-civile, li spoglia di orpelli e ce li sbatte in faccia nella loro crudezza.

L’uomo ha bisogno di ordine, e quindi di un dittatore. L’uomo ha bisogno di cibo, carburante e strumenti per difendersi: a rifornire la Cittadella dove risiede il potere sono posti che si chiamano Bullet Farm e Gas Town. L’uomo inteso come XY è forte, cacciatore, guerriero; la donna intesa come XX è madre, incubatrice, portatrice di vita. Chi è debole è schiavo. La lingua neoprimitiva che si parla nel deserto è fatta di invocazioni (“Witness me!”), lessico e sintassi elementari (soggetto, verbo, predicato, la parsimonia linguistica dei dialoghi di Fury Road è un meraviglioso contraltare all’orgia visiva: se la civiltà crolla, le azioni tornano a contare più delle parole).

Potendo appoggiarsi, poi, a trent’anni di letteratura, cinema e videogiochi costruiti (anche) sul modello da lui stesso creato con Mad Max 2, Miller può permettersi di dare molte cose per scontate – non serve dirci cosa sia successo prima, non serve spiegarci che il mondo è radioattivo e ti fa venire i tumori, non serve spiegare perché nascono figli sterili e deformi – e capitalizzare in un certo modo sulla paziente opera collettiva di creazione di un immaginario postapocalittico standard, opera per l’appunto cominciata anche da lui, ed è quindi solo giusto che, non dovendo pagare debiti o mettere in chiaro alcunché, Fury Road sia un film di un’arroganza e di un menefreghismo senza pari. Se volete salire a bordo del War Rig (in italiano tradotto con un’incredibile BLINDOCISTERNA) con Furiosa e Max siete i benvenuti, ma non aspettatevi un comitato d’accoglienza. È la post-apocalisse, baby, e qui succede solo casino.

Sopra: a volte ritornano.

Sopra: a volte ritornano.

Stanti i presupposti, costruiti con un paziente e certosino lavoro durato trent’anni, Fury Road è esecuzione pura. Chiunque veda questa roba in azione e abbia anche solo lontanamente a cuore cose come ritmo, intuizioni, montaggio, composizione dell’immagine, amore per i dettagli, fotografia, costumi, tutto quello, insomma, che si vede, non può non riconoscere la prepotenza con cui Miller ci dimostra che, per certe cose, è ancora il migliore di tutti.

Chiunque si interessi a dettagli come “sceneggiatura” o “costruzione dei personaggi”, poi, non può non ammirare l’essenzialità McCarthy-ana della trama, gli evidentissimi metaforoni – Fury Road parla di vita vs. morte, di oppressione vs. libertà, di patriarcato prepotente vs. matriarcato supposto illuminato, e sì in questo senso è anche una celebrazione della donna intesa come portatrice di vita contro il maschio distruttore e capace solo di generare mostri, se non ci fossero di mezzo anche Max e Nicholas Hoult a redimere il genere e a riportare il discorso sui più generici binari dell’oppressore sconfitto dagli afflati rivoluzionari di un pugno di coraggiose –, lo sforzo di utilizzare la fantascienza per dire cose senza la sfacciataggine di girare un film a tema in cui “il genere” è appiccicato sopra a forza.

Witness me!, grida Fury Road a ogni inquadratura.

Porca puttana se l’ho fatto.

Il pezzo di Jean-Claude Van Gogh

Una delle cose che preferisco dire è “gli australiani sono matti”, perché è vero, gli australiani sono matti. C’è stato un periodo in cui le loro produzioni horror sembravano dover prendere l’industria e capovolgerla a suon di idee tutte matte e coraggiose, un periodo in cui The Loved Ones e Primal erano sulla bocca di tutti. Si parla di cose moderne, girate da gente relativamente giovane, ma il motivo per cui gli australiani sono matti è perché hanno imparato tutto da una persona: George Miller. Miller è uno che un giorno ha deciso e s’è inventato un futuro apocalittico assurdo fatto di macchine e clan di persone vestite di borchie e pelle, ha girato tre film a riguardo e poi ha preso ed è andato dritto verso i maialini coraggiosi e i pinguini che ballano. Se non è l’archetipo del matto australiano lui, non saprei chi altro. Fury Road è la risposta definitiva a quanto possa essere matto un australiano, lo sfogo di una mente fissata con un’idea e disposta a tutto pur di realizzarla nel più autentico e inflessibile dei modi, facendone quindi l’unico vero esempio di cinema d’autore australiano contemporaneo. I francesi si siedono al bar e parlano di filosofia, i russi bevono vodka e si chiedono perché tutto vada male, gli americani camminano in carrellate laterali e gli australiani fanno esplodere macchine nel deserto per due ore mentre persone pitturate di bianco urlano VALHALLA e si fanno saltare in aria tra veicoli a tavoletta. In tutto questo non c’è mai un sentore di compromesso, non c’è alcuna ricerca evidente di voler piacere a tutti, anzi, in certi momenti è talmente sopra le righe e stracciamutande che quasi stupisce quanto stia davvero piacendo a tutti, anche a chi solitamente davanti a macchine che volano da un palazzo all’altro sbadaglia infastidito. È proprio la visione autoriale di Miller a fare la differenza tra un blockbuster qualsiasi e la storia del cinema, una visione che comprende tutte le parti dell’opera dalla genesi di ogni singola macchina alla mappatura di un mondo che è sempre quello che ci ricordavamo, ma giusto messo un po’ peggio. Se l’action moderno a cui siamo abituati fa parte di un meccanismo più grosso, allora Mad Max è il meccanismo stesso di una macchina tutta sua, guidata probabilmente da un invasato adoratore del Dio dei Volanti.
Fury Road ha segnato quel punto di non ritorno dell’action che Fast & Furious sta provando a raggiungere dal 2011, c’è solo voluto un settantenne che ama i pinguini.

Pazzi.

Pazzi.

Il pezzo di Cicciolina Wertmuller

Ciao, sono la redattrice femmin(ist)a dei 400 Calci e sono qui per parlarvi delle femmin(ist)e di Mad Max: Fury Road perché questo è il ruolo a cui la gerarchia patriarcale del sito mi ha obbligata.

Sì, lo so che non ci crede nessuno. Andiamo avanti.

George Miller, come dice il mio esimio collega Jean-Claude, è un australiano pazzo; sì, ma c’è di più, perché quell’australiano pazzo in realtà è prima di tutto un greco pazzo nato col cognome di Miliotis. Goerge Miliotis chiaramente conosce bene la mitologia del suo paese d’origine, al quale si ispira non per riprenderne i personaggi, ma per ricrearne l’afflato epico, le gesta belliche, la kalokagathìa, le malformazioni fisiche e le caratterizzazioni esteriori tirate fino allo spasmo; ha inoltre chiesto aiuto alla scrittrice Eve Ensler per creare i personaggi di Furiosa e delle Spose ed essere sicuro di farle comportare in modo coerente e non fintamente eroico: una scelta perfetta, visti i risultati. Ecco perché i film di Mad Max vengono così bene a Miller/Miliotis, ed ecco perché non ha problemi a usare personaggi femminili in ruoli molto più vari di quelli tradizionalmente associati alla dicotomia spiccatamente cristiana di Madonna/puttana.

Ma no, che cosa avete capito?

Ma no, non questa, che cosa avete capito?

Come ha notato chiunque abbia un buon rapporto con la propria sessualità, in effetti non c’è nessun discorso apertamente femminista nel film, ci sono solo personaggi che hanno la patata e personaggi che hanno l’uccello. Tutti questi personaggi vengono trattati allo stesso modo, hanno le loro caratteristiche, a volte muoiono male, a volte sopravvivono. Piccolo inciso: vi sento, voi, che state pensando ad Alien e a Ripley; ma cosa ci volete fare?, i tempi si sono involuti parecchio negli ultimi 36 anni e nulla è andato come si sperava. Per cui ci troviamo qui a parlare di politiche di genere nel 2015 come se questo scoglio non avesse potuto e dovuto essere stato superato già da un bel po’. Fine dell’inciso.

Questo modus tollens risulta molto più potente, intelligente e innovative del classico trattamento della “donna forte che però alla fine si concede all’eroe”. Qui ci sono un paio di situazioni alla “ba-cio! ba-cio!” che però, per il nostro sollievo, non si risolvono in bacio. Ma il modus tollens investe anche il destino di alcuni personaggi chiave che muoiono in fretta, senza scene madri o ralenti (haha che ridere, come se Miller contemplasse la balzana idea di rallentare – quando invece molte sequenze del film sono lievemente velocizzate per esasperare il dinamismo). Esemplare in questo senso è il destino di Immortan Joe, uno che prima dell’inizio del film si è preso di tutto e di più senza chiedere: e allora Miller gli toglie minutaggio, gli toglie la dignità che lui non è riuscito a togliere alle spose che stupra, se ne sbarazza col giusto disprezzo che merita. Forse è proprio questo il momento più femminista del film.

Meravigliosa Furiosa

Meravigliosa Furiosa

Theron è ovviamente perfetta nel ruolo di Furiosa: non solo perché ha già interpretato tanti ruoli di donne problematiche e coraggiose, ma anche perché da ragazzina ha visto la madre seccare a fucilate il marito che la stave picchiando a sangue come suo solito – vedi alla voce “esperienze formative”. In mano a lei, Furiosa è una guerriera incredibile ma non è un maschiaccio, è bella e sentimentale a modo suo, anche quando pesta durissimo. Le spose le sono ovviamente inferiori fisicamente e sono vestite da oggetti sessuali perché tali sono nelle intenzioni di Immortan Joe: è da manuale la loro prima entrata in scena, quasi da commediola scollacciata, cinque figone biancovestite che si lavano con uno zampillo d’acqua; Max le adocchia straniato e desiderante per un attimo, poi la sequenza cambia registro e il fugace momento di tradizionale incontro fra i due sessi viene rivoltato come un calzino: come a dire “No, anche se siamo bellissime e sexy non giochiamo a quel gioco lì. Prima dobbiamo metterci in salvo, poi vediamo se abbiamo voglia noi”. Dopo anni passati indossando cinture di castità dentate (una delle innumerevoli invenzioni visive che lasciano a bocca aperta), una sadica appropriazione maschile del concetto di vagina dentata di cui solo Immortan Joe possiede le chiavi, e che perciò impediscono anche a loro stesse l’accesso ai loro corpi, non si può dire che abbiano torto.

Don't fuck (with) us

Don’t fuck (up with) us

Che a Miller ed Ensler importi fare strage non tanto dei compiti tradizionali femminili, quanto dell’apparato socioculturale sotteso in ambito patriarcale, è evidente nelle figure delle vecchiazze motocicliste, una delle quali è vagamente in odore New Age ma glielo perdoni perché la sua valigia piena di semi è realmente una speranza per il futuro dell’umanità. Anche le nutrici all’inizio del film sono strattate alla stregue di mucche da latte in un allevamento industriale; alla fine sono ancora nutrici ma il loro compito è espletato in maniera diversissima, sana, giusta – non cambia la funzione, cambia il modo. questo è un messaggio importantissimo per coloro che credono che femminista = arcigna, (f)rigida, invidiosa, rancorosa. In realtà Miller dimostra di aver capito benissimo che cosa è il femminismo: parità dei diritti e uguaglianza, pur mantenendo le inestinguibili differenze, che sono meno di quanto si pensi. E mentre le false femministe, frignone insicure che si nascondono sotto l’egida del femminismo per comodità ( analogamente ai frignoni insicuri della Men’s Rights Association che vogliono boicottare il film a causa del personaggio di Furiosa e si nascondono sotto la risibile egida di “maschi alpha”), si sbracciano a invocare la censura per manifesti che ritraggono donne più belle di loro, le vere femministe non hanno tempo per queste cazzate: sono troppo impregnate a spaccare il culo con classe.

Con classe.

Con classe

Il pezzo di Nanni Cobretti

Qualche giorno fa recensivo ROAR, un film interamente girato in mezzo a tigri e leoni non ammaestrati, raccontando che avevo passato tutto il film a chiedermi “ma siete pazzi?”.
Le due ore di Mad Max: Fury Road le ho passate invece a chiedermi “ma come cazzo hai fatto?”.
Non è un blockbuster come quelli che avete visto negli ultimi tempi: è un altro campionato.
È una roba che ci avevano raccontato che non si poteva più fare, di cui tanti – anche gli addetti ai lavori, anche nomi illustri – avevano già celebrato il funerale.
È il film di un settantenne che prende un centinaio di milioni di dollari e racconta il cazzo che gli pare come cazzo gli pare.
In un mondo di sequel, reboot, remake e universi condivisi, prende la sua non-saga con protagonista il suo non-eroe, e la ripropone con le stesse non-regole.
A me viene da ridere pensando a quelli che ragionavano su questo quarto capitolo, il primo senza Mel Gibson nel ruolo che dà (quasi casualmente, a questo punto) il titolo alla saga, in termini di coerenza. Ma quale coerenza? Tra il primo e il secondo film esplode il mondo, e la cosa viene lasciata fuori quadro alla voce narrante, e da un futuro tutto sommato prossimo ci si ritrova in un’ambientazione completamente aliena. Nel terzo film non solo la portata viene gonfiata esponenzialmente rispetto al capitolo precedente inventando praticamente un’altra mitologia da zero, ma il protagonista viene chiamato per nome una volta sola.
Max potrebbe essere tre (quattro) personaggi diversi e non cambierebbe nulla.
La prima avventura è quella che gli regala il soprannome, nelle altre è poco più che un testimone, il fil rouge: è solo uno che cerca di sopravvivere (ed è piuttosto bravo a farlo), e che si ritrova coinvolto nei problemi di qualcun altro in cui, per esigenze condivise e per quello straccio di umanità che gli è rimasto, finisce per essere parte determinante della soluzione.
Ma la storia, in questo quarto capitolo più che mai, non è la sua.
E quanto sia un non-eroe – che è diverso da anti-eroe – lo si capisce prima di tutto dall’assenza totale del benché minimo narcisismo, non solo suo ma anche proprio della narrazione e della regia nei suoi confronti (aspetto che forse più di ogni altra cosa distingue il film come australiano e non americano). Il momento in cui George Miller decide di didascalizzare la situazione per quelli ancora frastornati dal bordello di una prima mezzora a cui ancora stento a credere, è quello in cui Max ha solo tre proiettili per centrare il faro di un’auto in lontananza, e dopo due colpi a vuoto cede il fucile a Furiosa.

Il nome non importa.

Il nome non importa.

Se penso a cosa si vede in un minuto a caso di Fury Road e poi a un povero guaglione come James Gunn (scuola Troma!) che dichiarava tutto felice “ho fatto esattamente il film che volevo fare senza compromessi” riferendosi a quel concentrato di opprimente timidezza Disney/Marvel che è I guardiani della galassia, che può sembrare coraggioso giusto nei confronti degli Avengers, mi rendo conto che ci siamo dimenticati cosa può essere il cinema. Per fortuna, George Miller lo sa ancora e – soltanto lui sa come – ha trovato il modo di ricordarcelo.
E alla fine, è impossibile dirla meglio di Joe Dante:

DVD-quote:

“AMMIRATE!”
Casanova Wong Kar-Wai, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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1020 Commenti

  1. Imperatrice Pucciosa

    Presto avremo anche la versione in bianco e nero muta, in puro stile cineforum fantozziano. Sono sicura che sarà il miglior film del 2016
    http://birthmoviesdeath.com/2016/01/25/were-getting-that-black-and-white-version-of-mad-max-fury-road-after-all

    • Bud Spacey

      non è che mi sembra una grandissima idea. Una delle cose migliori del film sono gli effetti visivi, i colori vivaci

    • Imperatrice Pucciosa

      Io sono curiosa, vuoi vedere che Miller rilancia la moda dei film in bianco e nero dopo la moda degli effetti speciali pratici?

    • samuel paidinfuller

      se b/n muto deve essere, b/n muto sia

      il Mastermind sa cosa è meglio per noi

  2. Past

    occhio che è uscito un fumetto prequel su alcuni personaggi a cui ha contribuito pure miller e già si fa fatica a trovarlo…

    http://www.rwedizioni.it/negozio/dc-universe/videogames-limited-06-mad-max-fury-road/

    • Imperatrice Pucciosa

      Già letto. Si salva solo l’episodio su Max, il resto fa schifo, quello su Furiosa poi è terrificante, l’ha scritto Adinolfi secondo me. Sono riusciti a renderla antiabortista!

  3. Bud Spacey

    Sicché anche in originale è ACQUA cola… Pensavo fosse la traduzione italiana, invece è proprio acqua, e non water. Così come Furiosa non è la traduzione ma è proprio l’originale.
    Si vede che nel post atomico l’italiano va di moda

  4. Imperatrice Pucciosa

    Noi ridiamo e scherziamo, ma la fuori Lapo Elkann ha fatto un’alfa romeo ispirata all’Imperatrice Furiosa -_-

    http://www.omniauto.it/magazine/35933/garage-italia-customs-unenergia-unica-grazie-a-lapo

  5. Bud Spacey

    Sarebbe bello se il sequel di Fury Road fosse un The Raid apocalittico. La scusa per non usare le armi ce l’avrebbero, stavolta. Forse somiglierebbe troppo a Ken il Guerriero, ma così il cerchio si chiude.

  6. Zen My Ass

    Nel frattempo, George Miller e’ stato nominato presidente della giuria al prossimo Cannes Film Festival: non male per un regista di inseguimenti e botte… ;)

    http://deadline.com/2016/02/cannes-film-festival-names-mad-max-fury-road-director-george-miller-jury-president-1201694650/

  7. Poisoned Ivy

    Non mi sorprende.
    Amici che erano alla proiezione per la stampa l’anno scorso di Fury Road mi hanno raccontato di standing ovation di tutta la platea.

  8. samuel paidinfuller

    scoperto grazie ad un tweet dei 400c

    http://www.scpr.org/programs/the-frame/2016/02/02/46162/mad-max-sound-designer-mark-mangini-was-inspired-b/

    Dall’intervista a Mark Mangini sound designer di Fury Road:
    “I had this notion that the truck itself was an allegory for “Moby Dick.” If you think about this a little bit, we saw Immortan Joe — the leader of the war party — as [Captain] Ahab. He’s hellbent on killing the great white whale — the War Rig”

  9. Imperatrice Pucciosa

    Stamattina pensando a the hateful 8 pensavo che Deathproof-A prova di morte ha la stessa trama di questo film.
    Un lungo inseguimento di macchine pazzesche tra un pazzo sadico e un gruppo di fimminazze incacchiate.
    (dai che manca poco ai 1000 commenti!)

  10. Phon Connery

    Ragazzi, volevo segnalarvi che lunedì 22 Fury Road sarà proiettato nei cinema uci come primo film della rassegna sugli Oscar. Chi non l’ha ancora visto rimedi, e chi se lo vuole rivedere su grande schermo sa cosa fare!

    • Mi sembra corretto dare il giusto eco alla notizia.

      E fare fortissimo il tifo per MAD MAX!

    • AnnaMagnanima

      wow! ottima notizia!
      c’è un mio amico che non l’ha visto e glielo faccio sapere subito.
      grazie!

    • Phon Connery

      Di nulla :) diffondete la novella notizia e andate tutti al cinema!

    • Imperatrice Pucciosa

      Io penso che vivo nell’unico posto al mondo in cui l’unico multisala è gestito da Massimo Er Viperetta Ferrero. Infatti spero sempre che la Sampdoria finisca in serie D

  11. Poisoned Ivy

    Giusto che non sapevo che fare lunedì. Dovremmo fare una 400Cinema!

  12. Zen My Ass

    6 Oscar finora, tutti tecnici ovviamente, ma gran bottino: Costumi, Scenografia, Trucco, Montaggio, Sonoro e Montaggio Sonoro.

    Credo che si fermera’ qui, ma per quest’edizione e’ il film ad aver ricevuto piu’ premi.

    Se Miller vincesse anche come miglior Regista (ma sono sicuro che non capitera’) sarebbe una rivoluzione :D

  13. supertramp

    Ma che bello è fare le 6 del mattino tifando MAD MAX, 6 Oscar beh è andata alla grande,sono felicissimo soprattutto per l’oscar al miglior montaggio.

  14. Imperatrice Pucciosa

    Naturalmente mica potevano dare il premio come migliore regista a Miller!
    O come miglior film!
    Ma non importa! L’academy è la giuria di sanremo del cinema mondiale, premiano sempre il film più paludata e tradizionalista
    Ma ditemi: Forrest Gumo ha vinto 5 premi oscar, Pulp Fiction 1. Quale di questi oggi a distanza di venti anni è meglio ricordato?

    • Zen My Ass

      L’Academy e’ notoriamente in mano a vecchi bianchi rincoglioniti e non si smentiscono mai: Miller era di gran lunga il regista da premiare, ma hanno preferito gli alberi e le montagne dell’altro coso li’. Stessa cosa per Stallone: 40 anni di carriera grandissima e danno il premio a un attore di teatro che fa un film ogni tanto… contenti loro.

    • Imperatrice Pucciosa

      Ho letto comunque che la composizione dell’Academy sarà rivoluzionata l’anno prossimo perché ormai con questa storia che a prescindere non si devono premiare i blockbuster a favore dei drammy sta veramente coprendo di ridicolo questa manifestazione.
      Cioè Miller presiederà Cannes e l’Oscar lo danno a Inarritu. Vabbè.

    • AnnaMagnanima

      speriamo davvero.
      nonostante la netta supremazia di mad max io lo volevo un premio da sbandierare ai soliti coglioni che corrono dietro solo ai “grandi temi di attualità accazzo”.
      spero si smuovano davvero le acque.ma credevo fosse già stato fatto da MMFR

    • Imperatrice Pucciosa

      A quelli che parlando di “attualità>intrattenimento” dico sempre che Mad Max è così bello ed è piaciuto non solo al pubblico da film Marvel proprio perché è una storia emblematica. Ci puoi trovare tutto dentro: da una critica al capitalismo, all’ecologismo, al femminismo… Tutto!
      Ti dico solo questo: una volta ho visto su Skytg24 un documentario sulla fuga delle donne yazide dai territori dell’ISIS per non essere più le loro schiave sessuali e riproduttrici.
      Mi sono venuti i brividi: stavo vedendo Mad Max Fury Road a documentario! Quindi chi dice che questo film è solo un inseguimento davvero, è solo prevenuto
      Stessero zitti tutti, Spotlight domani sarà solo nei cineforum seguirà dibattito, Mad Max è già storia del cinema.

    • AnnaMagnanima

      ma tu ti rendi conto di come mi sono incazzata stamattina quando non so quale signorina buonasera diceva alla radio parlando al suo collega “Caro collega quest’anno non c’è stato un film che ha fatto asso-piglia-tutto collezionando più di una statuetta, vero? sono andati ben distribuiti”
      CHEEEEEE??? SEI STATUETTE LE VEDIIII???? QUANTE NE DOVEVA PRENDERE MILLER????

      sto troppo male, guarda.

    • Imperatrice Pucciosa

      Ah be io ho sentito anche TRIONFO di Revenant?
      Trionfo? un film che è costato più di Mad Max, concepito per essere il tipico oscar bait (cioè il film da settordici premi oscar)… se ne porta a casa 3, di cui solo uno meritato (Lubezki è Dyo, inutile girarci attorno)
      Lasciamo stare guarda. Pensavo che con Gravity la tendenza si fosse invertita, che finalmente si guardasse all’essenza del film e non alla sua ruffianeria, a quanto sono stata felice a vedere premiato Cuaron come regista… Poi mi sono ricordata che 12 anni schiavo era comunque un film fatto da un regista nero.
      Se lo girava Revenant Ava Duvernay a Miller davano anche il premio come Miglior Bacio

  15. Ruggero Deodorantato

    Sono l’unico che quando danno “miglior montaggio” e “miglior regia” a due film diversi, si mette a ridere forte? Miller scartato in favore di Inarritu parla da solo

    • Imperatrice Pucciosa

      Secondo me è stata una cosa molto democristiana questa notte degli Oscar. Oggettivamente il miglior film tra gli otto era Mad Max per storia, recitazione, comparto tecnico, tematiche… MA era un blockbuster hollywoodiano. Non un drammah.
      Inarritu aveva gia sbancato l’anno passato e soprattutto ha ricevuto critiche molto eterogenee, non ha soddisfatto tutti in america. Ma comunque ha fatto un film tecnicamente stupefacente
      Spotlight era quello più in linea con i gusti dell’Academy: un dramma, impegnato, desinistra, con gli attori giusti, le tematiche ecc ecc Ma è stato un fiasco al botteghino e la stessa critical’ha trovato nient’altro che il pilota di una buona serie tv
      Come fare allora?
      A Mad Max la gioia di avere avuto più oscar di tutti
      A The Revenant la regia (SACRILEGIO)
      A Spotlight miglior film

    • Ruggero Deodorantato

      Hai detto tutto: “cosa molto democristiana”. Ma del resto è stato così anche per le precedenti edizioni, mi meraviglio di me stesso che mi incazzo ogni volta. Resta il fatto che per me montaggio e regia sono due cose talmente collegate e talmente in simbiosi, che non riesco proprio a capire come si possa premiare due film diversi.. mi sa di presa in giro

    • Zen My Ass

      Capita che qualche volta film vincano solo per il montaggio e basta (mi pare sia successo con The Girl with the Dragon Tattoo e Bullit), ed e’ sempre parecchio strano… Mi viene da pensare che abbiamo dato a MM tutti i premi in cui non centrasse la politica o logiche di scambio (vedi il premio a Dicaprio che era abbastanza scontato). Il premio a Spotlight invece e’ un mistero.

    • Imperatrice Pucciosa

      Per me sarà sempre un mistero il premio e tutte ste candidature a La Grande Scommessa. Per capirlo devi avere un master alla bocconi in finanza, è incomprensibile! Ma puoi fare una commedia su gente che parla di Credit Default Swaps, percentuali, cartolarizzazioni… Boh.

    • Ruggero Deodorantato

      Il punto è che se anche ci capisci qualcosa (io studio economia, per dire) il film è una noia mortale. Però anche qui: siccome è totalmente inoffensivo una statuetta se l’è presa, Wolf of Wall Street manco una..

  16. AnnaMagnanima

    scusa @imperatrice ma a “spotlight […] con gli attori giusti” mi sono messa a ridere perchè pensavo a hulk ogni volta che vedevo… com’è che si chiama bruce banner? a quel punto per me doveva vincere la grande scommessa che almeno tifavo per Batman/mongoloide. scusa ovviamente il gergo cafone mio solito.

    • Imperatrice Pucciosa

      Be Mark Ruffalo è il prototipo dell’attore impegnato che fa i film scomodi ma belli (The Normal Heart per esempio)
      Poi vabbè con The Avengers si paga il mutuo, mica sono tutti Edward Norton che ha fatto The Italian job e ci ha tenuto a dire sempre che l’ha fatto solo e solamente per obblighi contrattuali, sennò manco morto!
      Comunque hai visto la polemica di Inarritu che guarda malissimo e manco applaude Jennifer Beaven, la costumista di Mad Max, perché era vestita con il chiodo?
      Che rosicone demmerda.

  17. AnnaMagnanima

    @Nanni, scusa, ma prima di andare ufficialmente, lo vieni a fare il COMMENTO NUMERO 1000 A MAD MAX FURY ROAD???

    ce lo devi. credo.

  18. Imperatrice Pucciosa

    Comunque questo è il 997esimo commento.
    Appena arriviamo a mille la smetto di tempestare di sproloqui questo post (credo)

  19. Ruper Tevere

    In ogni caso credo che questa sera rivedrò Mad Max

  20. Ruper Tevere

    Sugli Oscar io non commento, uno scempio e una presa per il culo

  21. Imperatrice Pucciosa

    Nel frattempo siamo giunti nel Valhalla dei mille commenti!!11!!!

  22. Poisoned Ivy

    Gli Oscar sono andati come dovevano e come ci si aspettava: credere in qualcosa di diverso era difficile, sebbene un barlume di speranza c’è sempre.
    Probabilmente andrà come tutte le altre volte, penso a quando Tarantino ah cominciato a girare per festival come Cannes e Venezia: l’Europa fa da apripista, e poi a Los Angeles si svegliano e dicono che certe cose le hanno scoperte loro.
    Se Miller facesse un film quest’anno sono certa che lo metterebbero in lizza ai prossimi Academy e che il premio miglior regia glielo darebbero, fosse anche per Happy Feet 14 (vedi Di Caprio che invece che beccarsi l’Oscar per una magistrale interpretazione di pazzo drigato furioso se la becca per un film che se ascolti ad occhi chiusi non sono proprio certa che non passerebbe per un porno sadomaso.)

  23. Bud Spacey

    @ quelli che non si capacitano per i premi Oscar
    I Premi Oscar servono solo per avere qualcosa da dire nei trailer dei film più da latte alle ginocchia: “Dal premio Oscar x, con il candidato all’Oscar y, il nuovo capolavoro acclamatissimo dalla stampa parrocchiale, Orchiclastus”. Per questo vengono premiati e candidati gli attori meno famosi (e forse meno meritevoli). Ad esempio quest’anno non sono stati candidati Ridley Scott (per The Martian) e Steven Spielberg (Il ponte delle spie) i cui film erano entrambi tra gli 8 candidati a Miglior film. Senza contare magari Todd Haynes e Quentin Tarantino. Questi sono i motivi ‘politici’. Da un punto di vista ‘artistico’ quello che succede ogni anno al Dolby Theater di Los Angeles non ha a che fare esattamente con l’industria cinematografica hollywoodiana, ma con la sua rappresentazione. L’elenco dei film di maggior successo dell’anno è sempre distante dai premi dell’Academy, soprattutto perché il cinema spettacolare viene in genere ignorato, non ci sono Avengers, Fast & furious, Star wars, perlomeno non nelle candidature pesanti. L’Academy racconta una faccia pulita, colta, adulta, generalmente molto più seriosa di Hollywood. Lo fa in genere con l’aiuto di un presentatore comico che sappia stemperare il peso dell’auto-rappresentazione. Le ricadute più assurde di questa impostazione moralistica spettacolare sono state due. La prima è quella per cui il tema femminista che percorre sottilmente un grande film come Mad Max: Fury Road sia stato offuscato da altre impostazioni etiche più smaccate, più sottolineate, meno divertite nell’esposizione. Per questa ragione il film di George Miller si è fermato al montaggio nell’ascesa verso gli Oscar principali, mentre Revenant ha goduto della violenza della sua retorica etnica, etica, storica e sociale, contro tutti i ricchi, bianchi e potenti, a favore dei nativi, poveri e oppressi. E poi c’è il tema degli attori, che diventano corpo sacro di questa voglia di sacrificio, di espiazione della colpa, di lavaggio della coscienza rispetto a tutti i soprusi e le sopraffazioni della storia. Un tempo bastava il dolore morale, bastavano le “parti drammatiche” per vincere degli Oscar. Da qualche anno a questa parte bisogna soffrire nella carne, bisogna avere handicap fisici gravi, essere feriti, a terra, morti e risorti. Così (al di là del merito maturato da DiCaprio in decine di film) strisciare nella neve grugnendo per tre ore finisce per meritare il più grande dei riconoscimenti.

  24. Phon Connery

    Con un po’ di ritardo, mi sono accorto solo adesso che oggi è il compleanno del MASTERMIND, che compie 71 anni.
    Auguri Mastermind, e cento di film come questo! Al prossimo voglio vedere il boxoffice frantumato e gli Oscar pesanti in mano al nostro.
    Lunga vita a Miller! LO AMMIROOO!!!!

  25. jax

    L’ho rivisto in blu-ray ieri sera…incredibile anche ad una seconda visione.

  26. Pete Bondurant

    Domani il grande Miller ne compie 72

    Rivisto per la. Quinta volta e’ un film che alza la asticella a limiti assurdi……

    Cinema da amare senza riserve.

  27. Pete Bondurant

    Oggi George Miller compie 72 anni.
    Buon Compleanno MasterMind.

  28. Fra X

    O.K. lo stile, ma certe espressioni e frasi fatte sono proprio necessarie? XD L’ aneddoto su Stargate… ma dai! XD
    Comunque questo film sin’ ora cos’ ha lasciato? Il 2 ha creato un genere in pratica. Questo? Leggo solo parole di entusiamo, anche un pò spicciolo. Sembra veramente un fumettone a prima vista! °_O O.K. rifare bene il già visto, ma a quando nuove ed interessanti reinvenzioni? Boh! Speriamo nel prossimo decennio! XD

    “Ve ne abbiamo parlato a lungo nello speciale (uno – due – tre) che abbiamo confezionato per voi in previsione dell’uscita di Fury Road.”

    Come va abbastanza di moda sul web. XD

  29. Fra X

    Almeno ci ha fatto sapere che fine avesse fatto Megan Gale! XD

  30. Fra X

    “a quel concentrato di opprimente timidezza Disney/Marvel che è I guardiani della galassia”

    Il vero GS di questi anni. XD Almeno ci ha regalato qualche icona comunque. XD Un cinecomic che manco sembra esserlo! XD

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