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Traumi infantili: Brisby e il segreto di NIMH (1982)

Prologo autobiografico: ho pochi anni e sono al mare con mia madre; al cinemino del paese danno un film per bambini a cartoni animati e io chiaramente voglio vederlo. Andiamo al cinemino. E vediamo Brisby E Il Segreto Di NIMH. E CI SPAVENTIAMO UN CASINO. Dopo il film torniamo a casa abbastanza terrorizzate, prendiamo l’ascensore, le luci si spengono e l’ascensore si blocca. E CI SPAVENTIAMO UN CASINISSIMO. Urlo, piango, mia madre schiaccia qualche bottone a caso e finalmente l’ascensore arriva a destinazione. Questo film è insomma legato a una delle esperienze più traumatiche della mia infanzia; grazie Don Bluth!

Ma poi, chi è Don Bluth? Talento ribelle della scuderia Disney, poi diventato l’anti-Disney in persona, autore di film di animazione non esattamente calcistici come Tutti I Cani Vanno In Paradiso e Anastasia, Bluth esordisce nel lungometraggio nel 1982 proprio con Brisby. E qui dovrebbe essere già chiaro che l’etichetta di “anti-Disney” è l’understatement del secolo: diciamo piuttosto che è un pazzo sadico alla stregua di un Lars von Trier, e che in questo film fa esperimenti sul terrore dei giovani spettatori così come gli scienziati del film fanno esperimenti su topi e ratti, così come lo psicologo pazzo di Peeping Tom torturava il figlio per vedere se impazziva anche lui o no.

Roba da bambini, sì, certo

Roba da bambini, sì, certo

La signora Brisby è una umile e gentile topolina che vive coi suoi piccoli sul limitare del campo della famiglia Fitzgibbons. E’ vedova, ma non ha mai saputo come suo marito è morto. Con l’avvicinarsi della stagione dell’aratura Brisby deve prepararsi a traslocare, ma il figlio minore, Timothy, è gravemente malato di polmonite. Che fare? Brisby, terrorizzata ma senza scelta, si rivolge al Grande Gufo, il quale le consiglia di andare dai ratti che abitano il cespuglio di rose vicino a casa Fitzgibbons. Intrufolandosi nel cespuglio, Brisby scopre che, a seguito di una serie di esperimenti di laboratorio effettuati dal National Institute of Mental Health (NIMH), i ratti sono diventati animali altamente intelligenti e organizzati: rubano energia elettrica agli umani, sono governati dal saggio Nicodemus secondo una precisa gerarchia politica e soprattutto, quella gerarchia è minacciata da oscure trame ordite dal perfido Cornelius. Il defunto Jonathan Brisby, egli stesso vittima degli esperimenti, aveva aiutato i ratti a creare la propria civiltà fino a dare la vita per loro: in segno di gratitudine  Nicodemus accetta di aiutare la vedova Brisby a trasferire la propria casetta in un punto più sicuro del campo, senza che Timothy debba muoversi; le dona inoltre un amuleto luccicante che la aiuterà a portare il piano a compimento – non prima che le lotte intestine alla comunità dei ratti facciano varie vittime.

Il perfido Cornelius

Il perfido Cornelius

Roba per bambini un bel paio di palle, dicevamo. Eppure, cosa c’è di più spaventoso per un bambino che il tema della vivisezione? L’idea che i crudeli Adulti in camice bianco prendano animaletti graziosi e indifesi per torturarli a piacimento è giustamente una prospettiva aberrante e spaventosa. Poi il bambino cresce, impara a compiere riflessioni complesse e con un po’ di fortuna comincia ad interessarsi di medicina, di scienza, di metodo scientifico, finché capisce che la storia e la realtà della sperimentazione animale sono decisamente diverse da quelle propagandate da qualsiasi media (sorry popolo di Facebook). Ma secondo Don Bluth, ai piccoli spettatori il doveroso rispetto per gli animali va inculcato a suon di sequenze allucinate, scene di dolori atroci, musica drammatica, e senza andare tanto per il sottile.

ZAC!

ZAC!

Ma ciò che più spaventa nella vicenda dei ratti da laboratorio è la loro scoperta di avere una coscienza, di sapere improvvisamente pensare, leggere, comunicare: attraverso gli esperimenti, i ratti mangiano il frutto dell’albero della conoscenza, cadono dalla condizione edenica di beata ignoranza e si trovano a fronteggiare per la prima volta i dilemmi etici delle creature più complesse. L’intelligenza, dice giustamente Bluth ai piccoli spettatori, è difficile da gestire e porta inevitabilmente sia conseguenze positive (la gratitudine e l’equanimità di Nicodemus; la lealtà del suo scudiero Giustino) sia negative (la demagogia e la sete di potere di Cornelius). Quando Giustino spiega a Brisby “non possiamo continuare a rubare elettricità”, quando Nicodemus dice “non possiamo più vivere come ratti”, i due si fanno portavoce della stessa crisi di identità di un altro famoso ratto del cinema animato: Ratatouille, diviso fra l’affetto per il cuoco Linguini e la fedeltà alla propria specie, chiaramente diffidente verso gli umani.

Quello lì è il capo dei buoni. Immaginatevi i cattivi.

Quello lì è il capo dei buoni. Immaginatevi i cattivi.

Per Brisby si apre un mondo del tutto sconosciuto: semianalfabeta, timida, la protagonista è l’antitesi della tipica eroina dei film d’azione/avventura/horror; è una vedovella un po’ in su con gli anni, dal mantellino sdrucito, che deve battere tutte le sue paure per salvare la vita dei figli. Fin dall’inizio, la trama le impone di passare attraverso riti iniziatici e imprese temerarie: la sequenza nella tana del Grande Gufo, temutissimo perché si ciba di topi come Brisby, ricorda i momenti migliori di Indiana Jones E Il Tempio Maledetto ma senza il divertimento, la musica strappa-applausi e l’eroe adorabile farabutto; cosa rimane? Ah sì, la paura. La topolina si muove costantemente contro sfondi bui o infuocati, spine, intrichi, minacce ovunque. La sua esperienza si fonda solo in parte sulla solidarietà inter-specie, ma anche e soprattutto sulla legge naturale mors tua vita mea, senza sconti zuccherosi in stile Disney. Persino la spalla comica, il buffo corvo Geremia, quando vede l’amuleto di Brisby scopre la sua anima amorale, diventa improvvisamente drogato di possesso, sgrana gli occhi minacciosi e allucinati e sbatte in terra la povera Brisby minacciandola col becco chiaramente fallico.

Mai fidarsi degli amici

Mai fidarsi degli amici

Elencare tutte le scene spaventose di questo film equivarrebbe a scriverne la sceneggiatura: il regista crea sequenze d’azione tesissime, sceglie prospettive espressioniste e colori violenti, rende il percorso della protagonista irto di difficoltà fino alla fine, quando Brisby si ritrova con le mani ustionate e spellate dal magico amuleto diventato incandescente. Il finale sembra dire ai piccoli spettatori che sì, il bene e la pace sono possibili, ma raggiungerli costa coraggio, fatica e dolore; e che l’alternativa è la morte per mano di chi è più forte. Alla fine, bisogna ammetterlo, il sadico esperimento di Don Bluth è pedagogia d’assalto.

DVD-quote:

“Un sadico esperimento sui giovani spettatori”
Cicciolina Wertmüller, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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128 Commenti

  1. Francis Ford Fiesta

    @lars von teese Valzer con Bashir è una specie di documentario/intervista cartone animato sulla strage di Sabra e Shatila. Capolavoro assoluto ma devastante da vedere. Calciabilissimo

  2. Bakahero

    Un altro dei miei film dell’infanzia…Indimenticabile!

  3. Giulio

    L’articolo è scritto bene, ma non concordo minimamente con esso… diamine, ero un ragazzetto sensibile, eppure non sono rimasto traumatizzato né terrorizzato… Brisby è sicuramente un cartone per adulti, e al limite per bambini più grandi, diciamo pure per pre-adolescenti (anche se io l’ho visto a poichi anni). Poi ognuno è diverso, e chi ha scritto l’articolo ci è rimasta sotto niente da dire circa la sua esperienza personale. Brisby è stupendo, con stupendi personaggi, una storia pazzesca, e una regia da Oscar… che i cartoni devono essere tutti divertenti o se no non sono cartoni? Il corvo come minaccia fallica non si può sentire… ci sono delle donne per cui basta puntare una matita verso di loro per sentirle gridare alla minaccia fallica… -_- ..dai sù..

    • Sul becco fallico forse concordo un po’ che non è così inequivocabile, preso da solo, però c’è tutto un intorno di sottintesi sul corvo che rende l’interpretazione se non altro legittima. Posto che a me durante la visione non è sembrato così simpa, ma proprio un rompicazzi di prima categoria, e uno di cui spaventarsi; tutti i sottintesi che si porta dietro puntano ad uno che il Sexual Harassment se lo porta dietro con fierezza come voce nel curriculum: è un vagabondo che non si sa da dove viene, non si sa dove va, appena gli si dà corda te lo ritrovi accollato appresso e non riesci più a scollartelo, ridacchia sempre nervosamente in modo inquietante, ti fissa strano, non rispetta mai la prossemica.
      I figli di Brisby, bontà loro, appena se lo ritrovano a casa la bisbetica tutrice legale lo lega e lo imbavaglia, e quattro chiacchiere appena si convincono che ha ragione lei.
      Mi si perdoni se sembra scritta da Salvini, inseritela nel contesto, è pure nero.
      Bontà sua, prima di congedarsi sul finale del film, regala alla figlia minore di Brisby la prima scena rubata di camporella della sua vita – nei limiti della metafora, quando un corvo incontra una corva e ci si arrotola nello spago.

      Insomma, se lo facevano doppiare da Bill Cosby, non cadeva tanto lontano dal corvo, la granaglia…

    • Anonimo

      A me ha terrorizzato invece, ed anche tanto
      Ero davvero troppo piccolo per vedere un cartone del genere

    • Francesco

      perchè l’autrice vede cazzi ovunque: basta leggere le altre sue recensioni. non parla d’altro. insopportabile.

      credo comunque che questa sia la sua prima recensione che trovo gradevole e azzeccata (stronzata del becco fallico a parte), per una volta: brava.

  4. Rieccomi! Visto che avevo questo debito di re-visione con il mio amico e l’occasione buona la recensione me l’ha data, ho deciso di riverniciare la mia memoria di pesce rosso un po’ più rossa, ho riguardato il film con occhi di adulto, e… e niente, l’ho trovato plumbeo, lento e incessante E noioso, purtroppo.

    I meriti tecnici ci sono tutti eh. La fascinazione di questo universo cupo, gotico, di ampio respiro (persino un po’ tolkieniano, se penso ad alcune illustrazioni classiche di Mordor) c’è ancora tutta, vive soprattutto nei fondali, nelle scelte di colori, in moltissimi chiaroscuri ed effetti di luce tuttora molto avanti e molto incisivi. Così come ci sono rimandi mitologici gustosi, in particolare nel gufaccio che (dopo aver spiaccicato Shelob ehm ehm) riprende il tema classico dell’aiutante magico pericoloso che dona la conoscenza a caro prezzo: le Norne, Baba Yaga, le Graie (UN TITANO PER UCCIDERE UN ALTRO TITAN… scusate), il Diavolo…

    Però tuttora sento che la storia procede con tutta la grazia di un numero di Torre di Guardia. Sarà che Don Bluth è un Mormone: non ne so molto della Chiesa dei Santi dell’Ultimo Giorno, ma un’incursione sulla sola Wikipedia – il che vabé, non vuol dire molto – mi regala alcune chicche inaspettate e l’impressione che Brisby si presti a venir letto come un metaforone che lèvati (ci sono matrimoni oltre la morte, paradisi-a-tre-stadi, pellegrinaggi in terre promesse ed estasi), perseguito con quella coerenza con cui Travolta cercava di convincerci che Scientology ha ragione con film demmerda e Cruise fa lo stesso mostrando che è diventato sovraumano tra plàsteghe e stunt-della-madocina.

    Il problema è che i tipi così non sono famosi per il loro senso dell’umorismo, e se togli dalle pose e dalle faccette del Robin Hood della Disney (Bluth ci ha lavorato: si vede) l’irriverenza e la sfacciataggine e gli sostituisci toni moraleggianti non è che proprio il risultanto sia vivacissimo e alle volte svuota il personaggio scavandogli la schiena con il cucchiaino, altre risulta lezioso. Qui e là la vedovella mi viene fuori pure un po’ una Lucia Mondella attempata, sempre all’altezza della situazione, ma lacrimevolmente.

    Il fatto che stilisticamente Bluth guardasse con convinzione e talento al gotico Disney di Grimilde e di Bambi da un lato costituisce uno dei più grandi punti di forza del film, dall’altra gli riversa addosso un’antiquatezza (non antichità) senza tempo. Arriva in un momento di vuoto cosmico dell’animazione Disney, ma, anche se sono più che pronto a liquidare il mio ricordo di gioventù di Bluth come di un Disney-Wannabe come un peccato di gioventù, perché ero uno sbarbatello zarro nutrito di robòtti giapunesi, ma quando, sette anni dopo Brisby, ricomincerà la stagione di successo degli Studios la strada e i valori che seguiranno saranno molto diversi per ritmo e passo della storia.

    Comunque: ho notato anche la sagra dello Who’s Who nei doppiatori, ci sono varie generazioni di attoroni e attorini, da Derek Jacoby a Dom DeLuise, da John Carradine a Shannen Doherty e Wil Wheaton,,,

    • Anonimo

      Ma vedi di andartene affanculo, te e ste cazzate da intelletualoide fallito…
      Don Bluth FOREVER!!! Va a riguardarti i rigurgiti “dreamworks”, sono l’unica cosa che tu è ‘sta troia fallomaniaca potete concepire in teremini di cinema d’animazione! L’arte lasciatela a chi la sa apprezzare!

  5. BIoS

    Boh… per me è semplicemente il più bel film animato di tutti i tempi… mai fatto paura, era una poesia a cartoni…

  6. Mi piacciono moltissimo le tue analisi, mi ci ritrovo con l’unica differenza che la “paura” che mi lasciavano mi “piaceva”.

    Direi che per la tag #traumi_infantili rimango in attesa di un analisi di “Taron e la Pentola Magica” (The black cauldron)

  7. Che dire, uno dei film della mia infanzia, lo beccavo spesso di passaggio in tv e ogni volta ne ero incantato, forse proprio perché era tutto fuorché l’animazione per antonomasia (disney) che tutti mi propinavano.
    Non mi faceva terrore, ma forte inquietudine, era sconvolgentemente intrigante, quel tipo di timore che però si tramutava in fascino per il dark e il gotico, che ancora mi porto dietro da allora, e sono sicuro che in qualche modo mi abbia indirizzato verso un certo tipo cinema.

  8. maria grazia

    Tanto che sono rimasta traumatizzata da piccola (il cartone è “nato” con me… io sono del 1982) che a 11 anni i miei mi hanno regalato un coniglio e l’ho chiamato così (Brisby)…. :-D ora vorrei rivedere il film a distanza di tanti anni. Ho dei bei ricordi a riguardo (povero mio papà che se lo vedeva sì e no 2 volte al gg. per 4 anni.. ihihi)

  9. Dio mio!!! Questi kativi antisperimentazzione, ke antiscentifici! Io sì che sono razionale eh, mica sto ripetendo come un qualunque normie dei 4553267 su Facebook le stesse cose. Qst animalisti!!! Come sono diverso dagli altri. Vedi, tutta propaganda contro la sciènza! Ke skifo il popolo di feisbuc. Mica io sono il suo ennesimo esponente ritardato. No, no.
    Già.
    Comunque gli avverbi non si usano in questo modo. Fa tanto inglese, lo so, ma uno deve pure saper distinguere fra scrittura decente e doppiaggese da quattro soldi.

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