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Darth Von Trier

In due su True Detective 2

La diffusa levata di pernacchie verso la seconda stagione di True Detective ha portato noi due -i redattori più coriaceemente fan del poliziesco qui sopra- ad una lunga chiacchierata sulla serie, su cosa pensiamo della serie, di certi atteggiamenti e sconfinando più in generale sul noir e l’hard boiled oggi. Il risultato valeva la pena di essere condiviso qua sopra, nonostante qui non si parli di norma di Serie TV.

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“Wim sediamoci un attimo e parliamo di ‘sto True Detective…”

WIM – Allora, mettiamo in fila un po’ di cose. È notizia di un annetto fa che Fincher ed Ellroy stanno sviluppando (per HBO) una serie TV sugli anni cinquanta a Los Angeles, vale a dire grossomodo lL.A. Quartet; abbiamo avuto la prima stagione di Bosch prodotta da Amazon; si vocifera di una serie prodotta/diretta da Friedkin e tratta da Vivere e morire a Los Angeles, e poi abbiamo la seconda stagione di True Detective che sembra presa di peso dalla trilogia di Lloyd Hopkins di Ellroy e sembrava il fiore all’occhiello. Come dire, sembrava il momento di tornare sugli scudi con il noir classico. Poi la seconda stagione di True Detective è stata sommersa dalle pernacchie e –di punto in bianco- ho questa sensazione in cui sembra tutto improvvisamente rientrare nei ranghi. Mettici anche che Bosch, pur essendo una serie TV di cristo, non ha fatto nessun casino sui social network, e secondo me è abbastanza emblematico di una situazione di stallo. Ho come questa idea che, pur essendo roba che sarà sempre popolare e avrà sempre un pubblico di riferimento, il noir televisivo non riuscirà mai davvero a sfondare fuori dal muro dei fanatici. Che mi dici?

DARTH  Sono un po’ più ottimista di te. Guardando fuori dall’Italia vedo che per ognuna di queste cose che hai citato, negli USA, c’è molto interesse e nel caso di Bosch anche un’ottima resa di ascolti con una seconda stagione confermata già da poco dopo l’uscita della prima.

Chiaro che la roba di serie TV che monopolizza i social network è altra, e sappiamo anche che molto di quel vociare è dato da un effetto “the place to be“, per cui anche chi non sa che dire dice qualcosa per partecipare al rito collettivo. I numeri per Bosch e True Detective non sono nemmeno poi così bassi e il fatto che ci sia una generale corsa televisiva agli armamenti sul noir all’antica, con investimenti e nomi sostanziosi, non può essere solo frutto di sentimento o caso: c’è un pubblico e un mercato che lo vuole, che lo trova ormai di rado al cinema e che ha nella TV – ormai come tutti i pubblici- un alleato per avere quello che il cinema non ha più le risorse – e nemmeno le palle – per dare.

La prima stagione di True Detective ha fatto i numeri che ha fatto con sorpresa di tutti e poi è diventata un fenomeno di costume di cui si doveva parlare anche se non se ne erano capiti i due terzi della trama. Sono miracoli dati da troppi fattori e casualità, di base sono ascolti che True Detective per quanto potrà viaggiare alta non riavrà più con nessuna stagione. È come le milioni di copie di dischi dei Melvins vendute negli anni novanta, che ti chiedevi “ok capisco perché io ci sto in fissa, ma perché quel fagiano del mio vicino fissato con i Dire Straits ha la maglietta di Houdini?”. Capita.

La seconda stagione di True Detective ha prevedibilmente – almeno per me – creato la forbice che un prodotto così comporta. Mi aspettavo una serie diversa e che avrebbe disorientato -ingenuamente- molti, lo hanno fatto anche più del previsto. Se la prima serie aveva catturato l’interesse degli appassionati di noir nel suo essere noir vero, interessante, particolare, pieno di idee ben piazzate, ha catturato molto del grande pubblico per molti suoi lati fondamentalmente qualunquisti, piacioni ed estetizzanti. La seconda serie, nel suo essere incompromissibilmente L.A. Crime disperato e livido come è, ha messo in chiaro che True Detective con buona pace di tutti è un progetto mutevole, che può incarnare tanti noir diversi in tanti registri e stili diversi, che non vuole inseguire gli ascolti leccando il culo al pubblico con quello che si aspetta; e nel suo essere diversissima dalla prima ha scremato naturalmente gran parte dei fan d’accatto, sicuramente tutti quelli che erano saliti sul carrozzone per partecipare al rito collettivo di cui sopra.

In fondo, come hanno fatto i Melvins con Prick.

Comunque, oh: il network difende e loda la serie nonostante i piagnistei, gli ascolti sono comunque buoni, e c’è più di una voce autorevole a difendere questa stagione. Palla al centro e tornassero tutti a postare le gif di Game of Thrones sui social network.

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Bosch ci piace.

WIM – Non riesco ad abituarmi alla critica televisiva. Quando ti vedi un film e scrivi la recensione, diciamo così, hai più o meno fatto la critica del film. Per True Detective, più o meno a metà della seconda stagione, sono usciti articoli che si dissociavano fortissimamente dalla serie, oltretutto tirando badilate di odio ferocissimo e –credo- più o meno a caso. Per certi versi leggere queste critiche così partigiane a metà serie sembra come aspettarsi che sia normale che un critico esca dal cine durante l’intervallo e scriva la recensione (e magari rientri a vedere il secondo tempo di un altro film). A fine serie, tra l’altro, il consenso critico era cambiato molto. Quelli schierati sul no deciso e inappellabile sono ormai pochissimi, molti concedono il beneficio del dubbio alle ultime puntate, “si è un po’ ripresa”, eccetera.

E a molto contribuisce l’aria che tira. L’anno scorso la gente si è esaltata per settimane per il piano sequenza alla fine del quarto episodio della prima serie. Quest’anno la sequenza alla fine del quarto episodio era molto meglio, la sparatoria intendo. Una delle cose più grosse che abbia mai visto in una serie TV. E la gente in giro è stata tiepidissima: l’hanno accusata di essere gratuita (ma il pianosequenza nella prima era molto più gratuito), pretestuosa, di non riuscire a risollevare la noia della serie fino a quel momento. E poi sono stati maltrattati gli attori, la regia, i BUCHI DI SCENEGGIATURA (che voglio dire, confronto ai crateri nel finale di True Detective 1 questa serie sembra la cosa più solida e circolare mai scritta). Ho letto anche qualche sfottò alla prova di Colin Farrell. A un certo punto sembravano andare avanti per inerzia, come se dovessero vendicarsi di qualche offesa passata o non so nemmeno io cosa. Personalmente ho messo insieme una specie di idea sul fatto che la prima serie fosse una sorta di trailer, un catalogo delle potenzialità di una serie noir classica ma di alto profilo. Quindi diciamo un intreccio abbastanza semplice in cui far sfogare gli attori con quei monologhi infiniti e scene di vita privata/famigliare (su cui si aprivano alcune sottotrame che poi hanno dovuto andarsene affanculo). Lo svolgimento di True Detective invece è la stagione 2: Ellroy, Raoul Walsh, Howard Hawks, gli attori perfetti, la struttura a blocchi, i tempi lunghi.

DARTH – Sono d’accordo su tutto. Pure sui nomi citati alla fine, a cui aggiungerei Friedkin e Mann per certe atmosfere. La sparatoria che citi, che anche secondo me è girata di cristo -sai in ogni momento dove è ogni personaggio e che cosa sta facendo, per dire- potrebbe averla fatta uno dei due. Quel colpo in fronte a Dixon, secco e un po’ per culo, ha lo stesso sapore del tipo fucilato per sbaglio dal ponte in Vivere e morire a Los Angeles per dirne una. A me, più che le galassie al ralenti prese dal tumblr di una hipster sedicenne di Stoccolma della prima serie o le frasi di Nietzche prese dalla Smemo della darkettona de I ragazzi della terza C, mi ha fomentato il fatto che come cifra stilistica ci stanno delle carrellate aeree sulle aree suburbane e industriali fuori da Los Angeles. Hanno una potenza nel veicolarti il malessere di cui è intrisa la terra pazzesco. Forse perché sono posti in cui sono passato di persona e in cui mi sono trovato a pensare che Dio era distratto quando le persone hanno tirate su, boh. Come location capisco che siano meno evocative -e ruffiane – delle paludi southern gothic della prima serie ma plaudo alla scelta con tutto il cervello.

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“prendete e imparatene tutti”

WIM – Vivere e morire a Los Angeles effettivamente sembra essere il libro di testo per la fotografia di True Detective, anche secondo me e forse a posteriori è il motivo per cui sono stato preso bene fin dall’inizio. Magari quello che cercavano era più un effetto sofisticato tipo Drive, ma alla fine cambia poco o niente. Tra l’altro se ci pensi le location non sono poi così differenti da quelle di Bosch.

DARTH Sì, le location sono quelle di Bosch, tipo Laurel Canyon e quella parte più verde e amena  di Los Angeles ad esempio, ma ci sta anche quella suburbia di Heat e di Vivere e morire a Los Angeles che dicevamo prima.

L’unica concessione che faccio ai detrattori, a quelli più moderati almeno, è che la serie con le sue tre linee narrative e i suoi venti personaggi principali – spesso solo nominati – è veramente difficile da seguire se vuoi capirla davvero a fondo e stare dietro agli eventi colpo su colpo. Che però è esattamente come seguire Ellroy su carta, è solo spiazzante trovarlo nel formato televisivo e non mi viene in mente un esempio così paragonabile. Probabilmente il pubblico televisivo che non è abituato a leggere certo noir – che forse è la gran parte – è rimasto con l’impressione di non aver capito nulla o -ancora più probabile da quanto leggevo in giro- che la serie sia scritta male. Rispetto alla prima serie invece ci vedo un’attenzione evidente al mettere meno roba in ballo e a gestirla fino in fondo. Al termine della serie nessuna cosa è rimasta in sospeso e questo non può che essere conseguenza del fatto che i primi a non essere convinti della struttura narrativa della prima serie siano stati proprio i suoi autori. Di sicuro per la terza stagione aiuterà la ricezione positiva il rimanere più asciutti con le trame e sotto-trame, senza fare una Law & Order, beninteso. Si migliora col tempo alla fine.

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Ray Velcoro da un consiglio ai detrattori

WIM – Forse è per via del fatto che leggo soprattutto questa roba, ma io non sono d’accordo nemmeno sul principio. Mi infastidisce l’equazione complicato=incasinato=mal scritto. Non faccio l’autore televisivo, non so cosa significhi “mal scritto”, ma non mi sembra questo il caso. Forse avrebbero potuto lasciar perdere una o due sottotrame, ma per il resto la serie si difende da dio. Mi piace tantissimo soprattutto la struttura a blocchi con le pillole avvelenate in mezzo, quegli stralci di un minuto che sembrano stronzate senza senso e invece portano a qualcosa; è un grosso punto a favore della serie. A me personalmente rivederla (l’ho vista due volte) ha riportato alla mente, scusa l’esempio stupido, il ciclo degli X-Men di Claremont. Quello dove si permetteva di inserire ogni tanto una paginetta smerdata con una sottotrama che rimaneva senza senso per due o tre anni, poi veniva ripresa in mano e diventava uno sviluppo centrale.

DARTH – Ma sono d’accordo, chiaro. Intendevo dire che capisco se un pubblico generalista televisivo che è meno abituato a seguire questo tipo specifico di intreccio molto letterario e specifico poi si perda e  che magari sull’onda della frustrazione sia portato a pensare “è colpa sua!”. Fregarsene di quella critica sarebbe una scelta autoriale integerrima e che rispetterei, ma capirei anche se decidessero di farla un po’ più semplice per non far morire la serie. Io l’ho seguita tutta e mi sono perso poche volte, principalmente per via della settimana di buco tra un episodio e l’altro. Se me la fossi sparata in quattro sessioni consecutive da due puntate al giorno come faccio con i libri, sarebbe stata liscia come l’olio. L’esempio con Claremont poi è tutto tranne che scemo eh, anzi è emblematico anche della confusione che può portare questo approccio se non lavori da solo, perché a causa del suo amore per le sottotrame e i sottotesti due cose su tre gliele facevano troncare i vertici dopo. Penso alla relazione omosessuale tra Mystique e Destiny che fece scalpore… E poi sparì insabbiata poco a poco.

Ma poi oh, uno dei fascini del noir per me è che a un certo punto le vicende diventano così complicate ed escono talmente tante scatole cinesi che ti senti perso assieme ai protagonisti, irrimediabilmente soli, per poi ricomporre il puzzle ma non necessariamente. È il debito con l’Esistenzialismo di cui è intriso il genere, come mi faceva notare giustamente un lettore su Twitter e pure la sua parentela con la tragedia classica. Prendi Nicholson in Chinatown, per fare un esempio: parte seguendo una cosetta, ne scopre dodici e affonda via via in pantani apparentemente scollegati tra loro e sempre più grossi.

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pantani grossi

WIM – Degli attori che mi dici? Per me è il principale punto a favore della stagione. Cerco di spiegarmi: i  personaggi della prima serie di True Detective sembravano scritti apposta per gli attori che li hanno interpretati -non a caso, se ci ripensi, della prima serie uno si ricorda soprattutto i monologhi nella sala interrogatori, o le chiacchierate al bar. Qui invece sono quasi tutti buttati fuori dalla loro zona di sicurezza, e sono costretti a costruire il loro personaggio dalle fondamenta in su. A parte l’adorazione che nutro per Colin Farrell e il fatto che -a conti fatti- Velcoro è la sua miglior parte di sempre, Rachel McAdams e Vince Vaughn sono irriconoscibili; ma tu immaginati le battute razziste di Frank Semyon in bocca a qualunque altro attore.

DARTH Il casting secondo me è ottimo, punto. Con Vaughn, come per McConaughey, mi levo il sasso dalla scarpa. Per il secondo dopo una vita che dicevo che era un grande attore sprecato in molti film scadenti si sono svegliati tutti per la sua intepretazione in True Detective, buona ma molto sopra le righe e quindi per me un po’ “regalata” se la confronto con le sue prove in film come Killer Joe o anche il meno citato Lincoln Lawyer. Anche per il primo dico che è un attore ottimo da sempre, pure lui sprecato in ruoli idioti in film scarsi e che con questo True Detective ha fatto dei numeri pazzeschi, secondo me a livello di finezza recitativa una spanna sopra al precedente McConaughey. Passa da un tono di grigio all’altro subdolo quasi come un Joe Pesci che fa funny how?!” in Goodfellas.  Su Farrell alzo le mani, tra il personaggio e la sua interpretazione abbiamo di fronte un mio nuovo eroe. Molti si sono accaniti con Taylor Kitsch ma io l’ho trovato in parte, il suo era il personaggio più difficile da rendere forse.

Ma tu come la vedi questa palese accentuazione dell’aspetto tragico di tutti e tutto? Questa palesemente forzata e teatrale assenza di qualsivoglia gioia? Molti l’hanno criticata, additandola come paradossale ed esagerata. Per me da lettore di hard boiled americano è sembrata assolutamente nel canone: una tragedia annunciata dall’inizio con una spirale di nichilismo che concede solo un incerto spiraglio di speranza sul finale. È come lamentarsi del finale di Carlito’s Way dai, accettare che nella crime story praticamente tutto finisca male, o che potrebbe tranquillamente farlo, è il minimo di spirito richiesto per sedersi al tavolo.

WIM – Secondo me da quel punto di vista le serie sono abbastanza una svolta, o almeno molte serie hanno abbastanza abituato il pubblico all’idea che sia possibile far finire malissimo le cose -meglio ancora, che ci siano personaggi che agiscono spinti da motivi che non hanno quasi mai a che fare con l’autoconservazione e l’interesse personale –Luther, 24 e altre serie finiscono quasi sempre molto male. Ok, qui forse siamo a un altro livello rispetto alla media, ma non credo che sia un elemento di disturbo. A volte penso che per quanto riguarda le serie il pubblico abbia fatto proprio il giro, e che in una certa misura abbia bisogno che le serie finiscano con almeno uno psicodramma e un personaggio chiave che ci lascia le penne. Però, siccome True Detective2 ha molti aspetti ellroyani, questa cosa si ripercuote un po’ nel modo in cui le cose finiscono in tragedia nel finale, quel bisogno autodistruttivo dei personaggi. L’intreccio ha moltissimo di LA Confidential (costruttori di autostrade, festini porno, il personaggio interpretato da Rick Springfield è ricalcato su Pierce Patchett); Ray Velcoro è vicinissimo a Dave Klein, il pre-finale si risolve esattamente come in White Jazz. Frank Semyon molla battute razzistissime a mitraglia che sembrano uscire da Sei pezzi da mille.

In realtà è una specie di sogno occulto. Quando ho letto American Tabloid ho pensato che sarebbe stato un film pazzesco ma avrebbe dovuto durare quindici ore come una seire TV. Erano tempi in cui le serie non erano manco lontanamente le cose cool che sono oggi, e in prospettiva True Detective è davvero la sega mentale di quelli come me a 22 anni – un testo di Spillane o Ellroy girato da Friedkin o Michael Mann, dicevamo. A pensarci bene è evidente proprio dalle premesse che la seconda stagione non avrebbe incontrato manco un decimo del successo della prima: voglio dire, quanti saranno quelli come noi in giro per il mondo? Blackhat ha preso le bastonate sulle riviste e al botteghino non più tardi di 4 mesi fa…

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qualcosa di Mann lo hanno guardato secondo me.

DARTH – Eppure le prime critiche che lessi dai giornalisti che già a Giugno avevano visto i primi episodi in anteprima erano proprio, assieme al fatto di essere “overwrought”, riguardo il fatto di avere personaggi e situazioni “eccessivamente caricati e cliché”. Cliché può anche darsi, però sono cliché -di struttura e di personaggi- che non appartengono alla TV e ormai da molti anni appartengono poco anche al cinema; quelli di True Detective sono tutto sommato “debiti letterari”, come giustamente il tuo parallelo con L.A. Confidential e White Jazz – che è stato il mio primo Ellroy, pensa te – mette in evidenza.

Il cliché è parte integrante dei generi quindi il fatto che ce ne siano -e ce ne sono- a me non disturba affatto, anzi sono contento che arrivino per la prima volta in una serie TV che è orgogliosamente di genere. Ma ce ne erano anche nella prima serie eh, è un manabile di southern gothic for dummies. Più sbobino le critiche alla seconda serie e le analizzo più vedo che hanno senso di esistere più che altro nell’ottica di “non ho voluto che mi piacesse perché sono rimasto sotto con la prima e meno il can per l’aia”. Pensa che su Variety dissero in tono diminutivo che True Detective 2 sembra un’opera minore di Mann distribuita in più ore, che voglio dire è veramente una critica da stronzi se pensi che per loro il “Mann minore” potrebbe essere quello di Blackhat o Miami Vice.

Ho letto critiche tutte piccatine tipo: “Hm! Blue balls in the heart non è certo la stessa cosa di Time is a flat circle!“. Una incapacità così conclamata nel saper riconoscere i registri diversi di un dialogo non può essere frutto di “non capire” per me, è proprio “non voler capire” perché hai deciso che non ti deve piacere. Le persone cercano costante compiacimento delle proprie aspettative su sé stessi, essere troppo indulgenti tra di loro nel darsele è un pompino a girotondo che a me non piace. In più farlo così ciecamente e tutti assieme è un po’ un mobbing/bullismo, che mi piace ancora meno. Non sono particolarmente ansioso però, anzi sono fiducioso: portare le dinamiche convulse à la Ellroy in TV non era mai stato fatto e gli ascolti comunque sono stati buoni, fino a pochi anni fa sarebbe stato proprio impensabile una cosa così e serie che hanno provato un approccio più ostico\letterario -penso alla bella e super forsythiana Rubicon del 2010- sono state segate ingiustamente.

La serie scritta da Ellroy su L.A. negli anni cinquanta potrebbe levare a noi appassionati “la sete col prosciutto” come si dice, e –ripeto- sono sufficientemente sicuro che di gente come noi ce ne è veramente tanta in giro per il mondo. Alla fine Ellroy e Connelly vendono come matti senza sosta, serie TV noir e affini vengono ordinate e rinnovate al rialzo, i classici di Chandler, Hammet, Spillane sono sempre in ristampa. Per la legge del mercato questo non può essere un caso o una coccola ad un genere del cuore, non dico che siamo una maggioranza schiacciante di chi guarda la TV ma nemmeno una nicchia di fan disperati. È molto da giocare bene sull’interesse di chi non è abituato o affascinato da certa narrativa per portarlo nella rete e sulla qualità della realizzazione onde farlo. E comunque non faranno gli ascolti della roba generalista, che fondamentalmente sono tutte soap opera con un vestito nuovo. Ma del resto in Italia nemmeno Ellroy fa le vendite di Fabio Volo.

Io sono un fermo sostenitore del bastone e carota verso il pubblico: se gli dai troppo quello che vuole ti arrotoli piano piano in un lenzuolo di cellophane cosparso di merda e se gli dai quello che non vuole ti molla e perdi una bella occasione. Cercare la mediazione è una trincea difficile e pericolosa ma in questa fase di transizione sarà probabilmente necessario e il risultato anche qui sarà comunque una novità perché non ci si è trovati mai in questa situazione. Bosch potrebbe essere un buon esempio di fare una serie con quei personaggi  quei registri senza partire in quarta e senza tradire lo spirito. Pure lì Welliver è bravo forte, neanche al cinema c’è molta gente a recitare così.

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capolavoro

WIM – La sfiducia è che vada tutto come ai tempi di Rubicon (che era bellissima, è vero): mentre le puntate di Rubicon stavano uscendo internet era fomentatissimo, e ha chiuso comunque per i bassi ascolti. Se uscisse oggi forse verrebbe ignorata in blocco, o trattata peggio di True Detective 2. Mettici pure che i due principali film scritti da Ellroy per il cinema (Street kings e Indagini sporche) sono stati un moderato successo e un fallimento al botteghino, pur essendo tranquillamente tra i migliori film degli anni duemila. Forse hai ragione, siamo tantissimi, ma quanti siamo in realtà? Compriamo abbonamenti via cavo?

C’era una roba che diceva Bukowski in Hollywood Hollywood, cito a memoria: “e poi tutto ferisce o insulta il pubblico dei film, mentre al pubblico dei libri piace molto essere ferito e insultato“. In Italia negli anni settanta producevamo film tipo Milano Odia, ora vai a vedere le critiche a 1992 e sono tutte grossomodo “boh, per essere una fiction italiana non è malaccio”. Non parlo del pubblico generico, parlo anche e soprattutto dell’impianto critico legato. Leggo le recensioni delle serie TV e non capisco.

La questione per me sta anche qui, la sfiducia viene soprattutto dal fatto che le cose come l’ultima stagione di True Detective sono –da molti punti di vista- esattamente il contrario della roba che funziona ora. mica solo qui, in tutto il cinema, in tutta la tv. ora funzionano le cose ultra-scritte, quelle con la trama a orologeria, oppure quelle con il piede calcato a manetta -supereroi, fantascienza distopica, game of thrones eccetera. secondo me davvero true detective conviene tenerselo come una specie di summa, di estemporaneo contentino a noialtri. Poi tipo mi prendo bene anche io a scoprire cose tipo che Frankie Machine di Winslow è stato ripreso in mano e sarà diretto da Friedkin (una volta si parlava di Michael Mann ma mi sa che dopo il buco che ha fatto Blackhat gli faran dirigere sì e no la pubblicità della saponetta). Ma secondo me questa vibra c’è sempre stata, questi progetti ultra-ganzi. bisogna vedere anche cosa uscirà fuori da tutto questo parlare, diciamo.

DARTH – Guarda, messa così sì, è chiaro che con questo secondo True Detective hanno voluto fare quello che “non funziona” ma credo/spero nei corsi e ricorsi e molti si rimangeranno questi giudizi nella migliore delle definizioni “affrettati”. E credo che ci siano margini di assestamento per “quello che piace a noi” presso il pubblico non dico generalista ma solo un po’ più allargato, perché ti ripeto: True Detective non rifarà più i  numeri della prima stagione.

Secondo me, per dire, Rubicon oggi sarebbe tratta meglio invece, perché ci avrebbero investito più mirati. Probabilmente verrebbe concepita come una miniserie autoconclusiva dall’inizio invece che chiuderla in fretta e furia con l’accetta… Ma anche no poi, visto che Homeland ha imperversato e non stava lontanissima da quel tiro lì. Credo che più di tutto True Detective 2 l’abbia ammazzato True Detective 1 e la feroce voglia dei fan di avere ciò che si aspettano, compresa una delusione cocente per provare che la loro fissazione per la prima serie era fondata e sentirsi molto acuti.

Comunque sarebbe da alzarci e contarci davvero, tipo: “Chi si è rotto il cazzo delle sit-com sagacette per far ridere Zooey Dechanel, del poliziesco dozzinale autoconclusivo, dei supereroi e vuole del sano vecchio hard boiled nichilista, irredimibile e violento?”. Per me alzano la mano in più del previsto.

Venendo ai difetti invece, se dovessi fare le pulci che cosa non ti ha entusiasmato? A me un po’ il finale, intendo proprio le ultime scene, questa sorta di spirale di martiri e sfighe e simbolismo un po’ povero con uomini che muoiono\si sacrificano perché le donne e le criature vadano avanti. Un po’ regalato, ma non troppo eh, lo dico giusto per fare le pulci e non fare il fan esagitato.

Chiaro che di fronte ad una sequenza onirica indotta da alcool e bamba, in cui in compagnia di Conway Twitty parli con tuo padre (che tra l’altro è Remo Williams) della vita e della morte, questa roba viene spazzata via.

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“mind blowing”

WIM – A me il finale è piaciuto molto, magari nonostante l’ultimissima scena che sembra messa lì per chiudere il cerchio in quel modo un po’ gratuito -senza voler fare spoiler. Se ti devo dire il principale difetto, forse ci sono alcune sottotrame abbastanza pretestuose, tipo l’infanzia di Bezzerides, che nell’intreccio finale è molto secondaria e in prospettiva sembra essere servita solo a dare al personaggio una nota scura di carattere da traumi passati -che a posteriori avrebbero potuto tranquillamente lasciare tutta alla recitazione di Rachel McAdams. Poi direi il personaggio di Woodrough non ha il carico drammatico degli altri, anche a prescindere da quanto possa esser bravo o non bravo Taylor Kitsch, quindi le scene con lui tendono a generare meno interesse delle altre. Ma forse sono ipercritico perchè secondo me uno dei corrispondenti più immediati del suo personaggio è il Val Kilmer di Heat, e lì stiamo parlando di un figo assoluto nel ruolo della sua vita, quindi forse è un po’ ingeneroso da parte mia. A parte questo io ci vedo solo dei lati ultrapositivi.

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“…Va bene Wim, penso che ci siamo detti tutto. Alla prossima”

DARTH – Ma sì per me pure il bilancio è nettamente positivo, sulla serie e pure sulla vita una volta tanto. Ci sarà una True Detective 3, una Bosch 2, una serie di Ellroy, una di Friedkin e poi mentre parlavamo ho scoperto che TNT ha messo in onda da poco una serie ambientata in una squadra della buoncostume nella New York del 1967, Public Morals, in cui tutti sono degli sbirri irlandesi alla Popeye Doyle e dove vizio e violenza imperversano sulle note di Dirty Water degli Standells.

Alla fine, di che cazzo mi devo lamentare io se non di chi non se le guarda.

DVD-Quote suggerita:

“Sembra scritto dal James Ellroy della Trilogia di Lloyd Hopkins.”

Wim Diesel & Darth Von Trier – i400Calci.com

IMDb | Trailer 

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112 Commenti

  1. Bradlice Cooper

    Conversazione coltissima e appassionante, a cui non posso che applaudire ammutolito. Però mi sembra che si eluda una semplicissima verità di fondo: che la serie era semplicemente molto noiosa. Che l’enorme apparato di citazioni, rimandi, stile, fotografia, attori non salva un prodotto finale sbrodoloso, fiacco e sfocato.

  2. giorgio

    SPOILER
    Ma solo a me l’esplosione durante la sparatoria mi è sembrata una porettata inguardabile?
    Non intendo il suo effetto nella scena ma la CG con cui è stata realizzata che non è all’altezza

  3. Aldo Jones

    Signori, è per cose come questa che siete il miglior sito di cinema di tutti i tempi ( anche se si parla di una serie TV ).

  4. M.Night Shyamannat

    sulla citazione del ciclo di Claremont ho smesso di leggere… è ho pianto un po’.

  5. Gianni Carpentiere

    Allora: arrivo un po’ in ritardo ma, visto che si parla di una serie che ho MOLTO amato devo dire la mia.;:(e anche un altro punto&virgola, facciamo vedere che abbondiamo – https://www.youtube.com/watch?v=SzrEfkjdzgw);
    dopo aver visto TD1 pensavo che fosse una delle cose più “alte” mai viste in TV, ma TD2 è, incredibilmente, un gradino sopra.
    – storia veramente intrigante e noir.
    – Attori perfetti (Rachel e Colin fantastici e un Vince – che normalmente non amo – immenso).
    – La regia di due episodi affidata a Justin”Fast&Furious”Lin (scusate se è poco).
    – Una sparatoria (quella del 4o episodio) da mozzare il fiato e da annali del cinema.
    – Buchi di sceneggiatura? Boh, sarà che l’ho vista tutta in 4 giorni, ma a me pare che filava perfettamente…
    – riferimenti e aria alla Mann e Friedkin: cosa si può chiedere di più a una serire TV?

    P.S.
    bravissimi Darth e Wim: all’altezza della serie

  6. John Matri

    Interesse nullo dopo il finale della prima, recuperata dopo ‘sto pezzone.
    Serie gigantesca, Colin l’adoravo pure in Miami Vice, dove fa la voce da dure e viene in macchina, ma qua si supera con il grande Delcoro.
    Bravi tutti, se devo essere picky non ho apprezzato il finale
    SPOILER una dei due si meritava il lieto fine, per me FINE SPOILER
    e alcuni momenti dove il pilazzo della prima stagione fa capolino.
    Ah, mi son pure dovuto googlare chi cazzo fosse Stan.
    Detto questo, tutti quelli che paragonano questa stagione alla prima sfavorevolmente devono andare a quel paese.

  7. Joe Manzillo

    Siete fantastici. Leggo con colpevole ritardo. Ma sono d’accordo su tutto: grande stagione, enorme Colin. In effetti non capisco come mai Quentin sia stato così categorico. Avrà le sue cose. Suppongo. A me, devo dire, la seconda stagione è sembrata molto migliore della prima, avendo più azione e meno dialoghi filosofici. Ma nel complesso riesce meglio del precedente a disegnare le vite dei personaggi come stelle cadenti in un mare blu cobalto al tramonto di una notte d’inverno. Quell’inverno arido che Velcoro si porta addosso come un accappatoio bagnato. Lei è stata una gran sorpresa per me che non la conoscevo frequentando poco il mondo delle commedie. Se ci ripenso, a distanza di tempo questa stagione 2 di TD è il miglior film noir che abbia visto da parecchi anni a questa parte. Non c’è nessun paragone con altri film da me visti tranne forse Non è un paese per vecchi, che però colloco più in basso nel mia top ten di noir grossi che non puoi dimenticare mai di rivedere.
    Ah, la discussione è molto colta e mi trova d’accordo praticamente su tutto. Anche io andavo da tempo in giro a dire che Colin era una bestia d’attore. Ora s’è visto chi aveva ragione. E anche io mi tolgo il sasso dalla scarpa.
    Concludo dicendo che l’unico difetto della stagione 2 è il finale, dove succede tutto troppo in fretta e si chiudono vicende e vite troppo sommariamente. Velcoro aveva ancora il fucile carico e si fa impallinare un po’ gratuitamente. E anche la morte del suo collega avviene in modo decisamente forzato. Ma forse sono scelte volute per fare arrabbiare un po’ lo spettatore. Un po’ come la morte di John Snow in Got. Non lo sapremo mai con certezza. Eppure…

  8. Rocco Alano

    Finito di vedere ieri: mi è piaciuto molto. Se gli devo trovare un difetto, però, è Taylor Kitsch. Forse non è neanche colpa sua, ma del personaggio che interpreta (il macho-gay represso? Tanto macchietta!). Per il resto, bravi tutti!

  9. jax

    Ritorno sulla discussione solo per dire che alla fine ieri sera davano in TV Lincoln Lawyer e ragazzi che bombetta ogni volta. Mi sembrava giusto citarlo in questa discussione.

  10. axel spinelli

    Finita oggi. Ho deciso di vederla a distanza di tempo dalla prima per avere la mente sgombra e abbandonare il più possibile il fomento derivato dalla stagione uno. Una stagione volutamente meno “ruffiana” della prima (che comunque è splendida sia chiaro), un racconto labirintico che come viene giustamente fatto notare qui affonda le mani nel noir americano più classico di Chandler e compagnia. Personaggi fortissimi, costruiti con perizia a mio avviso più profondi della coppia del primo TD e una storia meglio costruita (onestamente il finale di TD1 mi fece storcere il naso mica poco). Sono due cose diverse chiaramente e sminuire ora TD1 sarebbe ingiusto ma a gusti ho preferito questa seconda stagione.

  11. Leonardo Di Capri

    Tutto giusto, solo che il personaggio di Rick Springfield di TD2 si ispira chiaramente a Terry Lux più che a Pierce Patchett di Ellroy

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