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Questa è la recensione di un film che si intitola Self/Less

In questa foto c'è l'attore del cinema che si chiama Ryan Reynolds.

In questa foto c’è l’attore del cinema che si chiama Ryan Reynolds.

C’è questa cosa che se fermi l’uomo della strada fuori da un festival dal cinema e gli dici “regista indiano scarso” lui quasi sicuramente tira fuori il nome del peraltro americanissimo M. Night Shyamalan, e aldilà del fatto che a riguardo potrebbero presto arrivare gradite sorprese, mi sembra che ci sia un’ingiustizia in questo preconcetto, in un mondo in cui Tarsem Singh è in circolazione.

Senza addentrarsi nel discorso The Fall, un pasticcio ultrakitsch senza grosso costrutto che però ad alcuni/molti – immagino siano quelli che quando leggono “regista visionario” e “sequenze lisergiche” si cartonano le mutande – è in qualche modo piaciuto, stiamo parlando comunque dell’uomo che ha fatto The Cell, un presunto thriller psicologico con Jennifer Lopez del quale ricordo con piacere i titoli di coda, e Immortals, una porcata uscita dal bloc notes di uno studente di arte appassionato dei Cavalieri dello zodiaco, oltre a Mirror Mirror, un piccolo capolavoro di idiozia che ti lascia con il cuore leggero il sorriso sulle labbra e la giornata migliorata di colpo, il che va un po’ contro il punto che stavo cercando di fare, quindi forse non avrei dovuto scriverlo.

Resta che, con tutto l’affetto che si può riservare all’uomo che ha girato il video di Losing My Religion, Tarsem è un regista con qualche buona intuizione visiva e un’ottima capacità di comporre le inquadrature – soprattutto quelle statiche, i campi lunghi a effetto, quella roba da foto promozionali che circolano sei mesi prima dell’uscita del film e ti fanno gridare al capolavoro espressionista prima di renderti conto che il regista si è dimenticato di costruirci un film intorno

Una foto che illustra le capacità del regista indiano che si chiama Tarsem Singh.

Una foto che illustra le capacità del regista indiano che si chiama Tarsem Singh.

ma che non è ancora riuscito (si parlava di Tarsem) a dimostrare, o almeno a dimostrarmi, di avere granché in mano il concetto di “come si gira un film”. Colpa di chi glieli scrive, si potrebbe dire, e di chi glieli monta, e insomma sarebbe il caso piuttosto che Tarsem si assumesse le sue responsabilità e decidesse finalmente di portare al cinema un’opera che comincia, si sviluppa in modo interessante e avvincente, finisce.

Una cosa di Self/Less la posso dire senza tema di smentita: comincia, si sviluppa, finisce. Non garantisco su “interessante” o “avvincente”. Sigla!

La cosa che rimane più dentro alla fine della visione di Self/Less è che non è rimasto un cazzo. Sto faticando, a poche ore dai titoli di coda, a ricordare qualcosa di più che non sia “ci sono degli attori” o “c’è una trama”. Un guizzo, un momento, un’idea controcorrente, un’idea scontatissima ma eseguita in modo originale, perdìo Tarsem dacci QUALCOSA!

Non è un film di fantascienza stupido e brutto tipo In Time, che ti fa girare i coglioni e non vedi l’ora di infamarlo con gli amici. Non è neanche un film di fantascienza stupido in modo adorabile come Lucy, che per tutti i suoi difetti ci (mi, almeno) ha regalato un finale con Scarlett Johansson che diventa Dio che è una chiavetta USB – roba memorabile, a modo suo. No, Self/Less è un film insipido, un compitino scolastico che procede dritto come un fuso, terrorizzato dall’idea di sbagliare qualcosa ed esporsi al pubblico ludibrio e quindi incapace di osare qualcosa di più del semplice venire messo in scena.

In questa foto c'è ancora l'attore del cinema Ryan Reynolds che recita nel film Self/Less.

In questa foto c’è ancora l’attore del cinema Ryan Reynolds che recita nel film Self/Less.

Cioè, Self/Less è un film. Ci sono degli attori: Ben Kingsley che illumina la scena per una decina di minuti prima di diventare Ryan Reynolds, Matthew Goode nel suo solito cosplay di Ozymandias questa volta arricchito di un paio di occhialetti da intellettuale, quella bella sgnacchera latina di Natalie Martinez. Ci sono delle scene, nelle quali succedono delle cose, e quali cose siano lo si intuisce dopo un quarto d’ora e si passa il resto del film a giocare al gioco del non venire smentiti mai. Ci sono, forse, credo, immagino, deduco?, delle riflessioni sull’identità e sull’etica della ricerca e sui limiti e sul solito revival del Frankenstein di Mary Shelley che è la scorciatoia degli scemi quando si vuole parlare di

LA SCIENZA CATTIVA VS. IL BUON CUORE DELL’UOMO

Funziona che Ben Kingsley è un miliardario morente che si sottopone a una procedura chiamata shedding, che consiste nel trasferimento di coscienza in un corpo nuovo e scintillante, creato in laboratorio per ottenere la massima perfezione, o quantomeno le fattezze di Ryan Reynolds, che non sono tutto sommato un cattivo punto di partenza.

Solo che ovviamente [SPOILER? credo? succede dopo mezz’ora di film, vedete voi] Ben Kingsley che si chiama Damian ma si fa chiamare Edward dopo essere morto e risorto in Ryan Reynolds comincia ad avere delle vivide visioni vivissime di una vita passata che chissà da dove arriva, e guarda un po’, il corpo non era stato sintetizzato in provetta ma appartiene a un tizio che ha venduto se stesso per salvare la vita della figlia malata e ommioddio, OVVIAMENTE Ben Kingsley, magnate senza cuore e senza scrupoli che ha alienato persino sua figlia da tanto è stronzo, ha all’improvviso una crisi di coscienza ora che abita un corpo giovane e bollente quando le sabbie del Sahara e invece di diventare una specie di Dan Bilzerian in incognito va in cerca di risposte e si mette contro il dottore pazzo cattivo che è Matthew Goode, un tizio che ha a disposizione tecnologie Cylon e un esercito di sgherri armati fino ai denti pronto a proteggerlo ma per qualche motivo riesce a farsela mettere nel cacapranzi da una one man army che in passato ha indossato il costume di Lanterna Verde. La scienza cattiva perde, l’amore vince!

Tutto quello che vi ho raccontato sopra… succede. Semplicemente succede. Si limita a succedere. Non fa nulla di più che succedere. La vita di Ben Kingsley non è interessante, la vita dell’uomo di cui è andato ad abitare il corpo lo è ancora di meno, le motivazioni del dottore cattivo sono le stesse del già citato Dr. Frankenstein e l’approccio non-etico del “sacrificare qualcuno per il bene dell’umanità” era già vecchio quando era presidente Roosevelt (dico Teddy). I flashback e le visioni visionarie e lisergiche e anche un po’ psichedeliche che perseguitano il nostro? Sono credo cinque o sei in tutto il film, e sono poco più che montaggi lievemente più frenetici della melassa che è il resto del film, con qualche filtro e un paio di distorsioni e in generale paiono una roba messa in piedi da uno youtuber dilettante che pitocca con i preset di Sony Vegas. A fare da collante tra primo e secondo atto c’è un montaggione anni Ottanta con musichina moderna e accattivante che è mio piacere riproporvi qui sotto per intero:

Se non avete mai provato a scrivere la recensione di un film che non ha assolutamente nulla da dire forse non avete idea di quanto sia difficile sostituirsi al regista e agli sceneggiatori e fare quello che avrebbero dovuto fare loro in primo luogo. Cioè scrivere una roba interessante.

Potremmo interpretare Self/Less come una sorta di resa di Tarsem, che dopo aver provato a plasmare un angolo di Hollywood a sua immagine, o quantomeno a farsi accettare come filmmaker con idee visive interessanti e controcorrente e “se voglio sono capace di farti un blockbuster che infrange la norma perché sono uno con una personalità forte”, getta la spugna e dirige senza alcun guizzo un thrillerino che se non avesse lo starpower e tre-montaggi-fighetti-tre-in-croce faticherebbe a guadagnarsi un’ora e mezza nel palinsesto domenicale di Canale Cinque.

Daje Tarsem, dopo questa sei pronto per diventare un regista di servizio.

In questa immagine tratta dalla pellicola dal titolo Self/Less potete vedere LA NOIA.

In questa immagine tratta dalla pellicola dal titolo Self/Less potete vedere LA NOIA.

IMDb | Trailer

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«È un film»
(l’autore della citazione)

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31 Commenti

  1. John FrancaRame

    Copiare il capolavoro Operazione diabolica (Seconds) di Frankenheimer e pure male. Ma perchè?

  2. Zen My Ass

    Un tizio muore e si risveglia con la fazza di Ryan Reynolds… piu’ che un film, mi sembra una trollata…

  3. Past

    Daje reynolds! Che quando uscirà deadpool si ricrederanno tutti!

    • Past

      Anche perché non si vedrà mai in tazza e quando lo sarà c’avra make up a buttare.

      Su tarsem poi se non gli permetti di mettere in piedi il suo baraccone di costumi, set e colori variopinti e’ come uscire con una strafiga solo per fare una passeggiata…

  4. M.Night Shyamannat

    Di Tarsem è apprezzabile l’estetica, a me piace, ma ormai dovrebbe essere palese che come regista non vale molto. Un’analisi di coscienza servirebbe a capire che in una produzione cinematografica il suo apporto dovrebbe rimanere nell’ambito della fotografia.

  5. Faccio una cosa quasi illegale, perché il film non l’ho visto, ma ho visto quasi tutto il resto di Tarsem (beh, so’ quattro cose e il thriller con JLO non me lo sono mai inflitto), quindi qualcosa lo posso dire lasciando un memento sul suo ignobile destino e… Mi dispiace, porello. Regista di servizio è una brutta sorte per uno che in fondo un po’ di bene ce lo voglio, perché quando ero pischello era quasi riuscito a convincermi che poteva esserci qualcosa per me di interessante nel giuoco del balòn (spoiler: no).

    Tutto quanto detto sul fatto che è un talento visivo (ma oggi, forse, a diversi Sin City di distanza e moltitroppi cortometraggi su Youtube in After Effects finiamo effettivamente per trovarlo anche un po’ stucchevole), che sul lungometraggio narrativo noooooon ce la fa e che dovrebbe esserci qualche altro professionista (sceneggiatore o montatore) in grado di mettegli la briglia lo abbraccio (e quest’ultima non è bellissima da dire a uno che dovrebbe aver raggiunto la maturità, è tipo andare in motorino con la marmitta bucata quando dovresti sfrecciare in Ferrari).

    Ecco, una in più la dico, magari: che ho imparato a non pensarci e a vivere meglio con Tarsem quando ho cominciato a interpretarlo come un fatto etnico. In buona sostanza, uno che a Hollywood fa i film di Bollywood (non ho ancora avuto il coraggio di mettermi lì e vedere sistematicamente i film bollywoodiani per una sessione intera, quindi sgridatemi pure se la sparo fuori della tazza). Mirror Mirror musicarello e Immortals che è un melodrammone operistico travestito da mito greco, ma è un’oscura e acidificata trasposizione di qualche episodio per noi completamente opaco del Ramayana.

    Boh, sarà che son Madreteresodicalcutto e ogni tanto voglio salvare l’inqualificabile…

    • AnnaMagnanima

      gran bello spot quello lì.

    • Werzan Herzpetek

      Di Tarsem ho visto solo The Cell e… il trailer di Mirror Mirror ma qualche film bollywoodiano da tre ore (minimo) me lo sono sciroppato e per quello che ne so ti posso dire che sono prodotti molto diversi. In India se ne fregano abbastanza di tutta quest’estetica ma si limitano ad infilare canzoni, balletti (variopinti, ma non allucinogeni), una storia d’amore e qualche morale scontata facendoti comunque divertire.

    • cinepathia

      ho viusto film bolliwooidani e di tarsem, c’entrano ‘n cazzo.

    • ermenton kazzuriza

      Alzo il colletto e ti sparo un grazie indapanza.
      Ma di che hanno era lo spot?

  6. spitefix

    Ho il lattante di due mesi in ufficio oggi che – giustamente! – non ne vuole sapere di stare buono e zitto…
    Si è fissato sul monitor del PC mentre scorrevo le immagini del film a corredo della rece di Stanlio e mi si è appena addormentato di botto!
    True story!

  7. BlackPorkismo

    The Cell e una vera stronzata perchè la trama poteva essere risolta in 5 minuti,The Fall forse e il suo film migliore,i film non sono fotografie da ammirare in un libro hanno bisogno d ritmo e coerenza e poi Tarsem ha fatto la stessa scuola di regia di Bay e Sneider.
    O forse io non sono abituato alla sua estetica?

  8. Jack Brutton

    l’accenno di sinossi nella rece mi ha subito riportato alla memoria Freejack e un (brutto) libro di Wes Craven: Incubo…

    mi sa che anche a originalita’ siamo messi maluccio…

  9. Mi dispiace perfino che un attore come ben Kingsley si sia fatto convincere a partecipare ad un film come questo.

  10. Nessuno

    Mirror Mirror è un film più che caruccio col finale bollywoodiano, Immortals andrò controcorrente ma bellino pure lui, meglio di un 300 o Scontro di Titani, certo è l’estetica a farla da padrone e a pesare maggiormente sulla bilancia ma se a Singh gli togli quella come mi pare da capire della rece gli stai togliendo tutto, per forza che il risultato non sa di niente.

  11. Marlon Brandon

    Kingsley in effetti e’gia’un po’che lo si vede in qualunque film di serie a, b, c…oppure siete come i miei che ogni volta che lo vedono dicono “o quanto e’bravo l’attore di Gandhi!”

  12. Djenco Unchained

    Madonna Tarsem Singh, sottoscrivo il giudizio complessivo sulle sue capacità della rece. The Fall era di una demenza visionaria, The Cell forse quello con più storia, che è quanto dire. Più che un regista un gran generatore di sfondi per desktop.

  13. Rocky Escobar

    Comunque com’è che quando si parla di amore per gli 80′ e si mettono in mezzo anche i videogiochi nessuno mi cita quel capolavoro di Hotline Miami ? dai su…

  14. pasqualobianco

    Ma il Tarsem Singh è fratello, o cugino di Talvin Singh?
    https://www.youtube.com/watch?v=_ePlKJfWtaM

  15. Lucas Fulci

    Concordiamo che non sono d’accordo.
    Ottimi film come “In Time” o ” Gattaca” stanno al cinema sci-fi per nerd annoiati saturo di effetti speciali , come un buon caffe’ sta all’ “orange moka frappuccino”

  16. Ron Jeremy Irons

    Mamma mia com’è caduto in basso Tarsem Singh…

  17. opellulo

    Boh, dare addosso a Tarsem e Andrew Niccol mi sembra fuori luogo; se non altro sono registi con uno stile e delle idee interessanti. Certo se poi metti il primo a dirigere un film di gente in giacca e cravatta che parla in ufficio e il secondo in un action senza lotta sociale la colpa mi sembra più dei produttori che altro.

  18. Potassio

    ” Aldilà del fatto ”
    Al di là

  19. cinepathia

    i film di Tarsem sono una sòla, vero. ma quelli di Shyamalan son peggio. Non riconoscerlo inficia tutto il lavoro a seguire.

  20. Cristoforo Nolano

    Tutto sommato onesto, si lascia guardare e per tutte e due le orette non ho avuto voglia di andare avanti veloce. Ho visto di molto peggio spacciato per thriller fantascientifico…

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