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Suburra: no pun intended

suburra

Parlando di Suburra e di un regista come Stefano Sollima, si può fare a meno di ritirare fuori per l’ennesima volta l’annoso – e pure un po’ noioso – discorso sulla scomparsa del cinema di genere in Italia? No, è praticamente impossibile. Perché? Perché Stefano è figlio di Sergio Sollima, tristemente venuto a mancare quest’anno all’età di 94 anni, un Uomo di Cinema che tra la fine dei Sessanta e la prima metà dei Settanta ha detto la sua con una manciata di western e noir di quelli che levati. Faccia a Faccia, Corri Uomo Corri, Città Violenta, Il Diavolo nel Cervello, Revolver. Successivamente passò alla televisione con Sandokan, il famoso sceneggiato televisivo con Kabir Bedi, Philippe Leroy e Adolfo Celi che ha cambiato la vita dei nostri genitori e in parte anche la televisione italiana. Un regista estremamente capace dal punto di vista tecnico e che, come pochi altri attivi in quel periodo, riusciva ad inserire nei suoi film d’intrattenimento anche un approccio politico.

Il Cinema. Tipo. Te lo ricordi, signò?

Il Cinema. Tipo. Te lo ricordi, signò?

Sergio Sollima è stato uno dei protagonisti di “quel cinema che non esiste più”, quello di cui abbiamo letto, di cui altri personaggi si sono riempiti la bocca. Quel cinema di genere che ad un certo punto abbiamo smesso di fare – ed evidentemente di guardare – e che poi è finito in televisione in forma sbiadita, perdendo di mordente, di tecnica, di personaggi, di tutto. Avevamo Mark Il Poliziotto, ci ritroviamo Don Matteo. La colpa di chi è? Sicuramente anche un po’ tua che non ti batti per un mondo migliore, ma è una cosa molto complessa e articolata che ha a che fare con problemi di ordine economico e produttivo, con i mutamenti dei gusti del pubblico, con l’avvento di un concetto di Autorialità tutta italiana (che ha fatto più danni della grandine), con la politica… Il risultato però è uno e uno solo. In Italia il cinema di genere non esiste più. Non esiste più da così tanto tempo che sembra quasi impossibile che qui un tempo fosse tutta campagna e che il grande schermo non fosse riservato solo a film intensissimi, in cui Sabrina Ferilli e Margherita Buy lottano nel 2015 contro i pregiudizi dei cattivoni. Ma quali cattivoni? Ah, sì, scusa, gli stessi che fomentiamo da anni con televisione e film di merda prodotti esattamente con gli stessi soldi e gli stessi attori.

W.I.P.

Cinema di genere: W.I.P. Women in Pinkwashing

In questo disastro culturale, in questa palude fatta di commedie con Raul Bova che ormai non si vede più neanche Enrico Brignano, abbiamo due speranze. Da una parte Matteo Garrone, uno che ha deciso di approcciare il genere, film dopo film, in maniera sempre più astratta e personale, partendo da un giallo girato tra le nebbie del cremonese fino ad arrivare a quel gioiello che è Il Racconto dei Racconti. Ma voi vi ricordate le reazioni sdegnate dei vostri amici che sono andati a vedere Il Racconto dei Racconti e poi non c’hanno trovato dentro Ambra Angiolini che ha un amico gay con la libreria della sua casa al centro piena di libri di poeti sudamericani che poi si fanno una storia? Uno che in Italia si permette di fare un film in costume, con Toby Jones e con gli effetti speciali non fatti con un VIC-20, che cita Game of Thrones nelle interviste, che ci piazza draghi, nani, streghe e sangue… rischia di essere internato, regaz.

Pacati editoriali.

Pacati editoriali.

Dall’altra abbiamo Stefano Sollima. Uno che ha preso Romanzo Criminale, l’ha portato in televisione e gli ha dato quella marcia in più che il film di Placido non aveva. Uno che in due stagioni ha dimostrato a tutti di aver capito i meccanismi della serialità, di riuscire a lavorare con attori sconosciuti, di fare tanto con poco, di avere il gusto per la costruzione della sequenza perfetta, di avere dalla sua fantasia ed inventiva. Ma soprattutto Sollima Jr. ha subito fatto capire a tutti una cosa essenziale: la roba italiana può essere di nuovo figa. Quelli che all’epoca si sono guardati Romanzo Criminale ci sono andati sotto. E non parlavano d’altro. Ma non solo perché “Wow! I pantaloni a zampa e le macchine di mio nonno!”, ma perché era un prodotto credibile e che se paragonato a corrispettivi esteri non sfigurava. Poi è arrivato A.C.A.B., film sottovalutatissimo e letto molto male dal pubblico che arrivava a farti pensare all’assedio di Distretto 13 di Carpenter ma con una storia di celerini e fascistelli. E noi ancora ad aspettare il film con il tronista trasformato in attore da Ozpetek.

Roba figa.

Roba figa.

Poi c’è stato Gomorra e allora tutto quello che abbiamo detto fino a qui s’è fatto più chiaro. Da Milano fino a Napoli, tutti che parlavano citando Genny, Donna Imma, Ciro o Don Pietro. Gomorra era la roba cool del momento. Se ne parlava bene nei salottini della sinistra che si sballa per Gramellini, ma allo stesso tempo faceva citare The Wire ai regaz. Ha convinto quelli che se vedono una pistola in un film sono pronti a dire: “Americanata!”, come quelli che per partito preso non guardano nulla d’italiano. Ha colto di sorpresa tutti e ha fatto capire a chi mette i soldi in cose del genere che il pubblico c’è. (Non hanno capito invece che se la prima stagione va bene, non è che posso aspettare tre anni per vedere la seconda… ma quello è un altro discorso). Sollima, da solo, è riuscito in cinque o sei anni a fare quello che nessun altro è stato in grado di fare: resuscitare il cinema di genere. Grazie al suo lavoro, ora in televisione vediamo cose come 1992 o Non Uccidere. Grazie a lui, se andate in sala a vedere i suo film Suburra, potrete vedere il logo di Netflix prima dei titoli di testa. Sapete perché? Gliel’ho chiesto direttamente quando ho avuto la fortuna di incontrarlo. “Grandissimo, ma ‘sta cosa di Netflix… adesso farete la serie di Suburra: che figata!”. Risposta: “Mah, sai, non è che abbiamo fatto chissà che. Però è chiaro che se devono produrre qualcosa, questi mettono i soldi in cose di gangster. O se no fanno quello col Papa”.  Che cazzo gli devi dire?

Roba ancora più figa.

Roba ancora più figa.

Suburra è una bomba di film. Ambientato nel novembre del 2011, racconta i giorni subito precedenti alle dimissioni di Berlusconi da Presidente del Consiglio. Lo fa partendo dall’entrata in crisi del potere religioso – la crisi di coscienza di Papa Ratzinger –  e mettendo in scena poi una storia di malavita che ha a che fare con la classe politica dirigente di quel periodo e il suo codazzo di servetti e comprimari, la nuova malavita romana fatta di zingari e teste calde senza l’Onore della vecchia guardia, la Vecchia Guardia della Banda della Magliana che ancora dice la sua. Una storia complessa che, come già Romanzo Criminale, viene trasformata in un’ottima sceneggiatura – firmata da Rulli & Petraglia (Yep!) insieme a De Cataldo e Bonini – capace di partire dal particolare come il piccolo caso di nera fino a farci abbracciare un quadro generale, quella che qui viene chiamata l’apocalisse. Un Armageddon che unisci i puntini da 1 a 100, tracciando una linea tra la politica, il potere nella sua accezione più ampia, la Storia, il sangue e il crimine. Una rilettura credibile e senza sconto del nostro passato più recente che non ha paura di essere schiettamente politica e al tempo stesso d’intrattenimento.

Badaboom, cha cha!

Badaboom, cha cha!

Suburra prima di tutto è un film di gangster di più di due ore che vola via. Con personaggi memorabili, belle sequenze action e una confezione estetica più che soddisfacente. È un film figo, che ha dalla sua un budget evidentemente più alto di quello di A.C.A.B. e che sa come usarlo. C’è una sparatoria in un supermercato con decine di comparse, esplosioni, inseguimenti che fanno venire le vertigini, coltellate, risse… Tutto quello che ci dev’essere in un film di gangster, insomma. Sollima si conferma capace di gestire attori nuovi o sconosciuti in maniera egregia (vedi il lavoro fatto con Adamo Dionisi, Alessandro Borghi, Greta Scarano) e al tempo stesso di far splendere di luce nuova talenti già affermati come Favino o Germano. Il miracolo però lo si fa proprio con il Samurai di Amendola: una parte difficilissima e potenzialmente soggetta a milioni di semplificazioni o luoghi comuni che invece è proprio uno dei punti di forza del film. Amendola arriva sotto la pioggia, si toglie un impermeabile che arriva diretto da I Cavalieri dalle Lunghe Ombre di Walter Hill, e si scrolla di dosso in una sequenza tutti i Cesaroni di questo mondo.

Coolness.

Coolness.

Forse l’unico appunto che gli si può fare è che la struttura è fin troppo simile a quella di Gomorra, inteso come puntata di una serie televisiva, con continui cambi e stacchi da un personaggio o da una storia all’altra, cosa che castra un po’ le ambizioni del film e non consente al regista di arrivare alla costruzione di una sequenza finale degna di questo nome. Cioè, ci sono due o tre scene in cui per la felicità ti viene da sciabolare una bottiglia di Champagne in sala, ma manca la Sequenza Madre.  Questo e una colonna sonora a tratti veramente invadente. Ma, porco cazzo, registi come Stefano Sollima oggi in Italia non ce n’è. Diciamogli grazie e andiamo a vedere il suo film.

I400Calci presenta: Il santino di Sollima da tenere sempre con Voi nel portafoglio!

I400Calci presenta: Il santino di Sollima da tenere sempre con Voi nel portafoglio!

DVD-quote:

Vorresti fare come me, ma sai non ce la fai
Volevi dei problemi e ora problemi avrai
Stefano Sollima

“Film dell’anno. Senza se e senza ma.”
Casanova Wong Kar-Wai, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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164 Commenti

  1. Sara

    Io non sono stata fan né di Romanzo Criminale, né di Gomorra ispirato all’opera del nostro compagno di banco copione Saviano, né di Suburra. Uno dei motivi è che Sollima mi sembra semplicemente Sorrentino della sequenza iniziale de Il Divo, però con i colori virati sul rosso e più budget. Il secondo è che, diofuretto, gli attori italiani, protagonisti compresi (vedi Amendola e Favino) sono abbastanza cagnacci e quando cercano di non esserlo scadono nella macchietta di brutto e cattivo. Quanto a roba di menare boh, una puntata a caso di Daredevil ne ha di più, e meglio coreografata. E non mi ritrovo i cretini diciottenni a fare i mafiosi con l’occhiale da sole al supermercato citando il regista del momento. Ma bella pe’ tte che te piace coso, eh? Davero.

    • Axel Folle

      no ma bello che tra le argomentazioni ci sia un confronto Suburra-Daredevil sul livello quantità di botte e coreografie, per lo meno fa luce sulle tue considerazioni attoriali. Oh ieri ho visto Goodfellas, che palle non si menano mai e i pestggi sono pure male coreografati, BUU BOCCIATO.

  2. Bobby Han Solo

    Dimenticavo… Suburra, cioè La Grande Bellezza in versione Pulp…

  3. overdoze

    Scusate è, ma un film di gangster deve per forza parlare di MAFIA, chiamandola col suo nome? Parlare di politica attuale chiamandola col suo nome? Un film di gangster può essere anche un heist movie su una rapina in banca, su gente che non c’entra niente con l’attualità, una storia estemporanea e funzionare alla grande comunque. Solo in italia ste storie devono essere sempre collegate a Berlusconi, alla mafia, a fatti di cronaca che fanno tanto film di denuncia che sinceramente ha anche un po’ rotto i coglioni. Questo mi chiedevo e chiedevo nel mio post precedente, ovunque si vada a parare sempre ombelicocentrici rimaniamo, il respiro per così dire internazionale ce lo sogniamo. Ha fatto bene Garrone, almeno ha fatto un fantasy e sticazzi o ci sono riferimenti a Berlusconi e allamafia anche li?

    • Axel Folle

      “Scusate è, ma un film di gangster deve per forza parlare di MAFIA, chiamandola col suo nome?” ci batteremo tutti perché venga chiamata con un nome dverso, chessò, tipo : Calorifero. Calorifero ti garba? Gia mi immagino i futuri processi: “lei è condannato per estorsione aggravta da metodo caloriferoso!” Dai la sentenza prende unapiega meno tragica, bella idea, BRAVO!

  4. Lucas Fulci

    Problema numero 1 dei film Italiani:
    Vedo trailer, Favino parla e non sento bene quello che dice.
    Almeno Gomorra aveva i sottotitoli.
    Con speranza confido in attori come Germano e Timi, ma la media imo e’ tecnicamene mediocre.
    In italia ci sono bravi attori…ma in genere fanno i doppiatori.

    • Axel Folle

      ecco con la frase finale hai riassunto perfettament il motivo per cui in media gli italiani non capiscono un sega di prov attoriali. Decenni di (ottimo) doppiaggio hanno ftto più danni della peste.

    • Lucas Fulci

      Invece e’ proprio da amante del cinema italiano he lo penso. Prendiamo un vecchio film Italiano anni 60 o 70 quando eravamo all’ apice degli incassi.
      Manfredi, Tognazzi,Volonte’ ( Romolo Valli, Tino Buazzelli…non fatemi fare liste).
      Degli stadivari

      Oggi devo fare sforzi. Con “Favino devo interpretare il labiale, con Accorsi devo mettere il tasto play rallentato per capire.
      Sono sfiatati e sostanzialmente recitano come il mio cane quando cerco di toglierli l’osso..
      ” ghrmrmergghhrehhm”
      Forse dovro’ prendere un appuntamento alla Amplifon di certo non portero il mio didietro al cinema per roba cosi.

    • Past

      quotone…a qualsiasi aspirante attore imporrei come prima cosa un corso intensivo di dizione.

    • Axel Folle

      si ma tu mi citi Accorsi e io che ti debbo rispondere…capisci amme….

      che di raccomandati cagnacci ne abbiamo a pacchi nessuno lo nega, solo che non è questo il caso.
      comunque ad onor del vero il film ha avuto problemi col missaggio e spesso il sottofondo copre le voci e in effetti si fatica a capire, non lo sto inventando ora ma se giri qualche forum lo trovi scritto un po ovunque ma questo è un problema puramente tecnico che spero aggiustino nel formato digitale..

    • Lucas Fulci

      un mio amico fonico mi aveva spiegato (in termini più tecnici e accurati di quelli che ora usero io) che i metodi di registrazione anteguerra tendevano a registrare i toni alti, ecco perche i vari Ciano e speaker dell’istituto Luce avevano quelle vocine azzimate mentre sul grande schermo dominavano le vocioni baritonali di Gino Cervi e Amedeo Nazzari (anche Sordi esordì negli anni 40).
      E’ possibile che a partire dagli anni 80 circa, molti attori abbiano abbandonato le tecniche vocali (dizione, respirazione etc) in favore di uno scimmiottamento del metodo borbottato alla Actor Studio’s. che può andare bene per un Al Pacino o Brando, ma credo sia tragico per le Fiction agiografiche di Raiuno o un Squadra Antimafia 7.

    • Axel Folle

      sì, quello che hai scritto sul cambio di tecnica/scuola attoriale a quel poco che ne so io è vero e infatti qui volevo arrivare, poi magari non è il tuo caso ma siamo sicuri che chi confronta gli attori italiani con quelli americani non prenda in considerazione quest’ultimi già doppiati? c’è poco da girarci attorno anche tra gli appassionati di cinema (poi dipende in che misura) la maggor parte tende a vedere un film doppiato se possibile e chiaro che poi dare giudizi sia quantomeno azzardato. Tu stesso mi dici che questa scuola per un Brando e un Pacino va bene e per i nostri attori contemporanei no, magari abbiamo veramente solo attori cagnacci come qualcuno ha scritto sopra, a me pare anche assai probabile che abbiamo un pubblico che ancora mal recepisce da attori nostrani questo tipo di recitazione….poi magari mi sbaglio io ma in sto film gli attori principali mi sembra che alla peggio abbiano offerto tutti almeno delle buone prove attoriali…

  5. ciccio lo stallone

    Boh ma che problemi. Sto film é una bomba. C’è una sparatoria alla coop. Alla coop!! Ma che minchia volete di più?

  6. Magari

    E merda. Con tutte le mie idee e i pregiudizi (già espressi più sopra, credo), alla fine sono andato a vedere Subburra.

    Merce: è bello. È proprio bello. Ma bello che me lo riguarderei, che ci sto pensando ancora il giorno dopo, che i personaggi spaccano, che gli attori spaccano, che la regia mi è piaciuta, che il ritmo non cala un secondo.

    Insomma: devo rimangiarmi tutti i commenti sul cinema italiano e i pregiudizi e dirlo forte che Suburra magari non è un capolavoro, ma è un GRAN BEL FILM.

    Magari

  7. Stavrogin

    Bell’articolo, d’accordo su tutto…tranne sul fatto che secondo me Il Racconto dei Racconti è un film mortalmente noioso, vedi accoglienza gelida ricevuta a Cannes, segno evidente del declino registico di Garrone dopo il capolavoro Gomorra. Ciao

  8. Bradlice Cooper

    A me è piaciuto moltissimo.
    L’unica nota negativa l’ho trovata sul finale che non solo è un po’ affrettato, come avete già fatto notare, ma che contiene una nota buonista di riscatto

    SPOILER COME SE PIOVESSE COME A ROMA IN SUBURRA

    il fatto che personaggi così spregevoli vengano ammazzati in quel modo da quelle persone suona come un desiderio di voler castigare i cattivi, di voler mettere le cose a posto, di dare la piccola morale…. ecco a me è un po’ dispiaciuto perché l’ho trovata un’uscita debole rispetto al film che era riuscito a stare in piedi senza un solo personaggio positivo, una sola figura a cui affezionarsi.

    Bello però, avanti così.

  9. Imperatrice Pucciosa

    Bello, bello, bellissimo
    Fotografia, colonna sonora, attori, storia… Tutto.

  10. Axel Folle

    Bom me lo sono rivisto. Si riconferma una bombetta. Scorre via che è una favola, due ore che non le senti. Ha una storia scritta veramente bene, un film corale dove ogni personaggio e ogni azione di quedto è parte di un mosaico precisissimo. E ogni ruolo è tratteggiato con estrema cura, bastano vestiti, linguaggio del corpo e ambiente a definire con maestria personaggi che certo non hanno spessore ma che nella loro monodimensionalita graffiano l immaginario dello spettatore lasciando trasparire la loro personalità. Un lavoro egregio quello sui personaggi e l avere a disposizione dei bravi attori ben diretti sicuramente ha aiutato. Musiche anche meravigliose. Rivederlo mi ha fatto bene, mi ha convinto ancor più della prima visione.

  11. FORMAGGIO
    FORMAGGIO
    PARMIGIANO REGGIANO
    SUPPLI
    PARMIGIANO REGGIANO
    MAIONESE

  12. Rivisto 2 anni dopo, madonna che cazzo di perfezione, peccato per la mancanza di una scena davvero DAVVERO grossa grossa, poi tutto perfetto.

    Inizio a credere che abbia il potenziale per diventare un mega cultone, abbiamo bisogno di qualche youtuber che lo spinga però, porco giuda (giuda non l’ho citato a caso)

  13. Gesù Christmas

    òòòòòòòòòòòòòòòòò

    Rivisto 2 anni dopo, madonna che cazzo di perfezione, peccato per la mancanza di una scena davvero DAVVERO grossa grossa, poi tutto perfetto.

    Inizio a credere che abbia il potenziale per diventare un mega cultone, abbiamo bisogno di qualche youtuber che lo spinga però, porco giuda (giuda non l’ho citato a caso)

  14. jax

    Ho visto anche la serie, molto interessante e divertente, anche se la parte comune/vaticano è abbastanza noiosetta mentre tutto quello che riguarda la famiglia Adami e la famiglia Manfredi è moooolto meglio (bravissimi tutti gli attori).

    Spero in un pezzettino al riguardo (magari una blanda conversation con Casanova e Darth e Jackie)

    • jax

      Ieri sera per caso ho rivisto il film e devo dire che rispetto alla serie risulta quasi depotenziato e frettoloso ma sempre divertente.

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