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Perché Il discorso del re e Rocky sono lo stesso film ma Rocky è meglio

A Lucca, come ormai saprete, si è tenuto il primo convegno mondiale del cinema di menare, interamente a cura di i400calci.com che poi siamo noi. All’interno dell’evento, alla presenza delle massime autorità dello stato e delle più importanti cariche di menare, abbiamo cominciato a fare un discorso sul cinema d’azione e di combattimento dal nostro punto di vista. Abbiamo smentito luoghi comuni, preso posizioni scomode, elencato i paesi del mondo secondo una gerarchia di botte e infine fatto un confronto tra due film, uno di menare e uno “d’autore” (virgolette d’obbligo) per dimostrare quanto il cinema più serio e impostato prenda da quello di menare e quanto in realtà il cinema di menare rimanga migliore.

Tramite un sapiente montaggio video di scene e un racconto fatto dal vivo di quel che accade in esse, abbiamo dimostrato la nostra tesi. Da quel discorsone è stato tratto questo post, che è un adattamento, con i frame chiave al posto delle singole scene (che se volete vi andate a guardare). Non cambia la sostanza, cambia solo come è raccontata.
Siccome sono certo che tutti abbiate visto Rocky ma non che tutti sappiate cos’è Il discorso del re, per quest’ultimo mi dilungherò un po’ di più sulla trama.
A voi.

Innanzitutto dove e quando

Innanzitutto dove e quando

Entrambi i film cominciano con la data, che vuol dire tutto e non vuol dire niente, subito dopo Il discorso del re (da qui in poi IDDR) mostra immagini di un microfonone e poi il principe triste e mogio che attende spaventato di fare il suo primo discorso, mentre Rocky (da qui in poi ROCKY) parte con un immagine ad allargare dal faccione di Nostro Signore Gesù Cristo (da qui in poi Jesus) e subito del movimento, cioè un incontro. Questa sarà tutta la fondamentale differenza tra i due, ROCKY è un film di movimento e di corpi che ciò che ha da dire lo fa poco a parole e molto con la maniera in cui gli attori abitano e smuovono le scene; IDDR è un film di parole che però vuole raccontare la stessa storia di ROCKY, cioè un uomo che migliora umanamente superando una questione di fisico.

Uomini soli

Fase spogliatoio 1: Uomini soli

IDDR dunque mette prima il principe con la moglie nella più totale solitudine e poi mostra la mestizia del suo primo discorso, il suo problema infatti è che è balbuziente e la cosa non si addice ad uno della casa reale, ma più di tutte lo rende incapace di avere quell’aura di cui necessita per infondere fiducia al popolo. Il primo discorso è quindi un momento di sconforto.
ROCKY ribalta la questione e mostra prima il movimento, cioè il suo triste incontro e poi la mestizia e la solitudine nello spogliatoio. Le ho messe a confronto direttamente, le parti di solitudine e quelle di incontro per mostrare come siano presenti entrambe anche se poi nei film sono invertite.

L'incontro fallimentare, la vita triste

L’incontro fallimentare, la vita triste

A questo punto entrambi i film introducono i diversi personaggi. ROCKY parte subito con il pappone (che è una figura assente in IDDR) e poi a scalare Adriana e Mickey, mentre IDDR mette la moglie del principe di Galles a confronto con Geoffrey Rush che assume in sè sia la figura di Adriana che quella di Mickey, cioè è l’allenatore e anche l’artefice del risveglio sentimentale.
Come ROCKY infatti anche IDDR racconta di un uomo che trova equilibrio e svolta la sua vita (perchè prima era solo Principe della monarchia più importante del mondo, pora stella) grazie ad un allenamento propedeutico al raggiungimento di un obiettivo. Migliorare se stessi per credere in se stessi. La forza di volontà che piega il fisico.

L'introduzione dei personaggi

L’introduzione dei personaggi

Quel che accade in IDDR è che il re in carica muore e il legittimo erede al trono sarebbe il fratello del protagonista, non fosse che questi, per una serie di storie qui inutili, abdica. Dunque il principe che non aveva nessun piano di diventare re di colpo si trova con tutti i suoi problemi di balbuzie alla guida di una nazione, ha la grande occasione che nessuno credeva avrebbe mai avuto.
Dall’altra parte ROCKY viene scelto da Apollo come suo sfidante. Proprio consultando un librone di gente da pestare Apollo decide che sarà lo stallone italiano la sua vittima. Questo è il momento in cui si concretizza il destino in entrambi i film e che mette in moto realmente la trama, c’è un obiettivo per cui prepararsi. Solo che IDDR usa una serie di montaggi per enfatizzare la solitudine del protagonista mentre ROCKY usa un’inquadratura fissa con Apollo in primissimo piano e tutti dietro a muoversi, fino a che il suo preparatore non si sposta dal fondo fino a dove sta lui per sconsigliarli quello stallone italiano.

La grande opportunità inattesa

La grande opportunità inattesa

A questo punto bisogna allacciare i rapporti con l’allenatore e in entrambi i film si inizia con una litigata. IDDR mette il principe arrogante a confronto con il logopedista e lo fa infastidire perchè lui gli chiede di leggere un brano con la musica in testa. Il principe che sta per essere incoronato, lo fa controvoglia, a metà si stufa e se ne va. In seguito ascolterà la registrazione e sentirà che non ha balbettato, cosa che gli farà decidere di tornare indietro con la coda tra le gambe.
ROCKY fa tutto questo con una raffinatezza decisamente superiore. Perchè dopo che Mickey si reca a casa sua, saputo dell’occasione che gli è stata data, e che Rocky lo caccia malamente, in un’unica inquadratura fissa li fa muovere lungo la strada, dal primo piano fino allo sfondo (in diagonale) e poi di nuovo Rocky da solo verso il primo piano. Non sentiamo parole ma dal linguaggio del corpo e dalla musica capiamo che hanno fatto pace. Stesso risultato, metà del tempo e tutto con il linguaggio delle immagini e dei movimenti. Un altro passo proprio.

La litigata con l'allenatore

La litigata con l’allenatore

Non solo, mentre IDDR fa partire il montaggio dell’allenamento senza particolare enfasi ma badando alla propria boria (è fatto come un finto pianosequenza), ROCKY proprio da quel bel momento di calma, con la musica lenta e molto sentimentale, in cui due omini sono inquadrati nella grandezza della città e delle zone di periferia, stacca di colpo sulla sveglia del giorno dopo e si gioca una delle scene migliori, quella delle uova, cioè parte in quarta. Seguirà il papà di tutti i training montage, talmente famoso e influente che neanche lo voglio trattare, sarebbe ingiusto.

Il training montage

Il training montage

Come si diceva poco sopra Geoffrey Rush non è solo l’allenatore in IDDR ma anche assolve anche al ruolo di Adriana, cioè nella storia di un uomo che migliora se stesso tramite la dedizione, questo miglioramento prende sia la direzione della conquista fisica sia quello di una maturazione umana. Quindi c’è la scena del confronto, in cui logopedista e Re, si parlano, si misurano e l’uno entra dentro l’altro scendendo nell’intimità. Seduti.
In ROCKY invece il primo appuntamento è una bomba di puro cinema. L’idea pazzesca di mettere questi due tristoni su una pista da ghiaccio vuota e di riprendere tutto (o quasi) con un piano sequenza all’indietro dà un dinamismo pazzesco a quella che dovrebbe essere una scena di soli dialoghi. In questo film anche la parte sentimentale vive di movimento. I due si muovono per tutto il tempo e lo sfondo cambia costantemente, Rocky sembra scivolare ogni due passi e ogni tot si sente la voce del custode che punteggia e ritma la scena. Addirittura anche a guardare le sole battute queste sono molto più raffinate in ROCKY, perchè il confronto con Adriana non avviene esplicitamente come in IDDR, ma metaforicamente. In quel primo incontro infatti Rocky le racconta di pugili del passato, eppure nel dire questo è come se si dichiarasse, se si aprisse. Sublime.

La parte sentimentale

La parte sentimentale

Un momento bellissimo di Rocky è la sera prima dell’incontro quando lui si reca nella grande arena vuota per guardare il posto in cui il giorno dopo si deciderà la sua vita. IDDR lo riprende pari pari con il Re che va nell’abbazia di Westminster prima dell’incoronazione, quanto tutto è in costruzione. Solo che come al solito mentre IDDR cerca di tenere impalati gli attori Rocky compie scelte ardite facendo prima dialogare il personaggio a distanza con un’altra persona e poi inquadrando tutto da lontano, lasciando che Stallone cammini dallo sfondo fino al primo piano per sottolineare l’ampiezza di ciò in cui si sta per buttare.

La sera prima nel teatro dello scontro

La sera prima nel teatro dello scontro

Tornano gli spogliatoi ma, rispetto all’inizio è tutto diverso. IDDR è giunto al suo momento topico, il re deve fare un discorso fondamentale alla radio, uno che infonda sicurezza al popolo perchè è iniziata la seconda guerra mondiale, il fronte interno non deve crollare e ci vuole una voce che sappia dare fermezza, che sappia rincuorare. Non bisogna mai balbettare e non si può registrare niente, bisogna andare in diretta con un unico grande discorso perfetto. Il film dunque mette allenatore e “atleta” insieme in una scena carica di tensione, ROCKY invece monta incrociati i due pugili che vengono preparati, in silenzio, solo con i rumori di scena e poi lo fa inginocchiare davanti allo specchio. Per entrambi i film si riprende la scena iniziale ma con un tono di rivincita, di nuovo però il film di menare compie una scelta decisamente più ardita.

Fase spogliatoio 2: la tensione

Fase spogliatoio 2: la tensione

Lo stesso si può dire dell’ingresso nell’arena. IDDR necessariamente mostra un momento di moderato entusiasmo, si tratta pur sempre della monarchia inglese, ROCKY ne fa un’occasione di chiassoso spettacolo, prima con lui che arriva e uno scambio comico con Paulie e poi con il grande ingresso di Apollo. Entrambi i momenti devono creare tensione ma è evidente che ROCKY, insistendo sulla portata dell’avversario e la difficoltà della sfida, riesce a crearla meglio di quanto non faccia IDDR che invece punta sul luogo angusto e gli sguardi tra attori.

L'ingresso

L’ingresso

Per entrambi l’incontro è un momento che si divide tra protagonisti e pubblico. IDDR inquadra sia il re che parla, sia il popolo che ascolta e usa la tensione della balbuzie, la speranza che non sbagli, come mezzo per andare avanti. ROCKY invece utilizza la voce dei commentatori per intrattenere il pubblico durante la festa delle mazzate. In entrambi i casi all’interno dell’incontro c’è una narrazione, cioè non è solo il confronto o la prova ma accadono cose, c’è un andamento non lineare tra alti e bassi, momenti di esaltazione e altri in cui si teme il peggio. In entrambi i casi il protagonista fa la sua prova ma ha accanto allenatore e supporto sentimentale.

L'incontro della vita

L’incontro della vita

Infine la soddisfazione finale. Questo è l’unico punto in cui i due film divergono e in cui IDDR fa una scelta molto più scontata e facile, cioè sceglie il percorso dritto. Il Re ha fatto il suo discorso alla nazione e non ha balbettato: felicità. Ha vinto. Leggendo le immagini da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, il logopedista si congratula con sguardo di fiera ammirazione, la moglie lo ama e le figlie lo abbracciano. Soddisfazione umana e professionale, è un vero re, tanto che alla fine esce al balcone e saluta i sudditi ma mentre lo fa, l’ultima inquadratura è dietro di lui, al logopedista. Nel grande trionfo, nella folla, in realtà queste due persone sono collegate più di tutte le altre. FINE

La grande vittoria finale

La grande vittoria finale

Invece ROCKY compie uno scarto grandioso, non procede dritto, lo vedete nel video qua sotto che ho messo anche se la scena la sapete a memoria ma serve ad intenderci con il minutaggio. L’incontro finisce e parte la musica. Cioè non c’era musica durante l’ultima ripresa che pensavamo fosse il momento risolutorio, questa parte alla fine, al minuto 8.15, ed è anche una musica incalzante, d’azione, perchè è lì che sta iniziando la vera scena finale, non c’è da rilassarsi, il film non è per niente terminato, anzi, il bello deve ancora venire. L’arbitro comincia a leggere il verdetto e Adriana tenta di raggiungere Rocky che la sta chiamando. È tutto concitato, tutto corpi stretti, manca l’aria. IDDR fa camminare il re negli ampi saloni per prendersi il suo moderato giro di gloria e poi il bagno di folla mentre qui c’è un montaggio alternato tra la stasi di Rocky, immobile e il movimento di Adriana che deve attraversare l’arena e la sentiamo effettivamente la sua difficoltà nel farsi strada tra la gente, a 8.56 perde anche il cappello nel tentare di passare senza curarsene.
Siccome questo è un film di corpi e non di parole Rocky è visibilmente a pezzi, con gli occhi chiusi, sudato marcio e lo stanno assillando ma lui quasi piange perchè vuole Adriana. È connotato fisicamente in una maniera fortissima, non ha niente di normale. È diventata iconica la maniera in cui urla “ADRIANAA!!” e per certi versi anche un po’ ridicola ma il punto è questo: un omone massacrato di botte che urla come un bambino. Si era cercato l’effetto forte.
A quel punto arriva la sorpresa: ha vinto Apollo, cioè il protagonista ha perso l’incontro, ma la vittoria di Apollo la vediamo malissimo, a 9.07 lui è inquadrato in mezzo a mille persone che esulta, non è importante, la regia ci si concentra il minimo indispensabile per rimarcare come la vera storia non fosse quella, quanto ciò che si sta svolgendo da un’altra parte, del resto l’avevano detto che l’obiettivo era arrivare fino alla fine e non vincere. Così mentre la musica giunge al finale, a 9.27 Adriana raggiunge Rocky e gli occhi cominciano a sudare a tutti quando lei gli dice il più banale degli “I love you”, perchè questa frase di una banalità sconvolgente stavolta ha un senso che è stato caricato dalla difficoltà di tutta quest’impresa, una difficoltà sentita sul corpo e non nelle parole.

Insomma nel momento che conta più di tutti, quello che deve tirare le fila della grande sfida annunciata e gestire quel sentimento molto complesso che è “la soddisfazione” dello spettatore, invece che andare dritto per dritto alla vittoria più facile e scontata, ROCKY sceglie la via più originale. Compie questa finta di corpo, si sposta, fa perdere l’eroe per affermare con ancora più forza che in realtà ha vinto l’unica battaglia che contava, quella con se stesso per cambiare la propria vita. Non era la vittoria dichiarata dai giudici a importare ma quella del protagonista con se stesso e ci convince di tutto ciò con un trucco di puro cinema.
Chapeau al cinema di menare.

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77 Commenti

  1. marfi

    E da qui a Vogler il passo è breve, e anche agevole!

  2. qualcuno di rai3 deve aver letto l’articolo: ieri sera è adnaot in onda rocky.
    Bravo Jackie, articolo interessante.
    Se ci sono altri paragoni di questo tipo dovete farne una rubrica!

  3. Fortebraccio

    Mamma mia.
    Complimenti, ecco perchè il web ha un senso.
    Grazie.

  4. LeChuck

    Per non saper né leggere né scrivere, io la butto lì…
    #400tv con Rocky?

  5. Dr. Stranamorte

    Fantastico! Magnifico!
    Confermo la lacrima alla fine.

  6. Marco (valori.m60)

    Non potrei essere più d’accordo.
    Bei tempi quelli di «Rocky», 1976 e dintorni. Negli Stati Uniti che, lasciati alle spalle Vietnam e Watergate, festeggiavano il Bicentenario dell’indipendenza dalla monarchia di Giorgio III (con annesso quadrangolare di calcio cui parteciparono gli azzurri di Bernardini-Bearzot, ma soprattutto Pelé e Bobby Moore nel Team a stelle e strisce), il grandioso apologo pugilistico di Stallone & Avildsen venne a celebrare un American Dream che non era ancora “made in China”, come oggi sentenzia il pescecane dell’imprenditoria Christoph Waltz nella più brillante battuta di «Horrible Bosses 2».

    Colin Firth, è già stato ricordato, vive buona parte dell’anno in Italia e conosce quanto basta la nostra lingua: a me piace pensare che, ove gli capitasse di scorrere la geniale disamina Langhiana, anche lui troverebbe estremamente suggestivo il confronto ed altrettanto persuasive le conclusioni, con il rammarico di non aver potuto fare una puntatina in quel di Lucca (come invece aveva fatto qui, almeno una volta, per il Palio).

    Ho detto ciò tenendo conto di una ragione precisa. Sappiamo bene che il distinto gentiluomo non solo è passato in pochi anni dal ruolo di «KING (‘s Speech)» a quello di «KINGSMAN (- The Secret Service)», abbracciando con tutti i sentimenti la causa del cinema di menare, per giunta nella declinazione più fumettistica ed esplosiva; ma lo ha pure fatto quale mèntore – inizialmente respinto a muso duro – di un promettente «Jesus of Suburbia», al quale offrire un’irripetibile occasione di palingenesi (per riconoscenza verso il padre, un amico e collega caduto combattendo), da giovane borderline in balìa di un pappone a gentleman artefice del proprio destino.
    Significativa, nel perseguimento della mèta, la citazione di Hemingway che viene elargita: “There is nothing noble in being superior to your fellow man; true nobility is being superior to your former self”.

    L’altro motto che, in momenti diversi, tanto il super-agente veterano quanto il suo ricettivo allievo scandiscono ad alcuni bulli da pub, prima di ricondurli a più miti consigli, è invece “Manners – Maketh – Man” (Do you know what that means? Then let me teach you a lesson…).
    E se le maniere definiscono l’uomo, il menare definisce il cinema; e Sylvester è il suo profeta.

  7. Amen

  8. Barlafuzzy

    92 minuti di applausi!

  9. Dama Arwen

    :-)
    Bell’articolo, grazie per l’analisi!

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