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The Visit: lo Shyamalan Twist definitivo

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Il pezzo di Nanni Cobretti

Se c’è un lato positivo dell’essere dei vecchi cinici pessimisti e stronzi, è che ogni tanto capita di essere positivamente sorpresi.
E quando capita credetemi: è bellissimo.
Che io non ami Marlon Night Shyamalan è risaputo.
Voglio dire: è facile sfotterlo per The Last Airbender, ed è facilissimo sfotterlo per le cretinate che dice, ed è divertentissimo vederlo bersagliato di pernacchie. Per circa una decina d’anni poi è stato esilarante storpiarne il cognome, ora invece ha rotto il cazzo tanto quanto quelli che sono ancora lì a dire “e i marò?”.
E pensate: a me veniva persino più facile di tutti prenderlo per i fondelli, perché non mi è mai piaciuto neanche Il sesto senso. E mi sono addormentato in mezzo ad Unbreakable. E ho riso fortissimo in Signs. E da lì in poi – lo sanno tutti – è stato sempre più difficile difendere il suo talento mal sfruttato.
Ma nonostante tutto sono stato capace di vedermi una puttanata come After Earth e scrivere che alcune scene “ti fanno sognare che un giorno il nostro Shyamalan si accontenti di fare il bravo mestierante e ci spari fuori un bel thrillerone coi controcoglioni”.
Beh, indovinate?
L’ha fatto.

Fin qui, tutto bene

Fin qui, tutto bene

The Visit, se lo chiedete a me, è una bomba gigantesca.
È un film girato da un regista talentuoso, Montgomery Night Shyamalan, che conosce il mestiere ad occhi chiusi, conosce il genere in tutti i suoi dettagli e convenzioni, e per una volta finalmente abbandona le pretese, pensa a divertirsi, e di colpo tutti i suoi punti di forza vengono valorizzati e i difetti svaniscono.
The Visit è un found footage, ma Melvin Night Shyamalan non è il primo pirla che passa e deve nascondere la propria incapacità: anzi, al contrario, è lui l’esperto che deve nascondere i difetti del found footage. E lo fa innanzitutto giustificandolo, tecnicamente, narrativamente e moralmente. Lo fa insistendoci, mettendolo al centro di una sottotrama tutt’altro che secondaria. E lo fa, soprattutto, con la cognizione, il buon senso e il gusto di uno che ha nella messa in scena il suo punto di forza.
E qual è l’altro famoso punto di forza del nostro amico Maximilian Night Shyamalan?
Il Twist.
Ma il bello di The Visit è che il Twist non ti interessa.
Per oltre metà film, Mirco Night Shyamalan gioca con tutte le regole e le attese dell’horror divertendosi a rispettarle, tradirle e sfottere a piacimento. Sa che tu, spettatore, sei lì concentrato a tentare di capire cosa sta succedendo. Sa che non sei uno sprovveduto, e che magari hai visto horror a dozzinecentinaia, e allora ti frega proprio giocando con la presunta riconoscibilità delle convenzioni. E no, non lo fa come i più scarsi della classe che per farti vedere che conoscono gli horror non sanno fare altro che infilare, ehm, un personaggio che va in giro a dire che conosce gli horror. Macché! Fa tutto come insegnava il maestro Hitchcock: con inquadrature e montaggio.
E mentre c’è, ti toglie ogni punto di riferimento e ti fa cagare addosso con qualsiasi cosa: quello che vedi, quello che non vedi ma temi di poter vedere, quello che conosci, quello che credi soltanto di conoscere, quello che non ti succederà mai nella vita, quello che purtroppo succede quotidianamente a tante persone.
Era una vita che non mi divertivo al cinema così tanto.
Bravo Marveluniverse Night Shyamalan: da oggi, di colpo, ti voglio tanto bene.

Fai brutto, nonna

Fai brutto, nonna

Il pezzo di Jackie Lang

Io The Visit sono andato a vederlo a Londra qualche mese fa. Ero lì per altri motivi e solo per due sere, così la seconda cosa che ho fatto appena atterrato (la prima è sempre andare ad omaggiare il capo supremo) è stata vedere dove lo programmavano. Per vederlo ho pagato un biglietto con un tale costo che ho dovuto chiedere conferma due volte e poi precisare “No guardi, non voglio tutti i posti della sala, solo uno!”. E l’ho fatto perché non ce la facevo ad aspettare l’uscita italiana né ad attendere che mi arrivasse su di un mulo che procede a fianco di un torrente. Perché io in M. Night Shyamalan ci ho sempre creduto, anche negli anni bui (praticamente l’80% della sua carriera), e non ho mai smesso di aspettare il ritorno. E poi perché io a Jason Blum gli voglio proprio bene. E The Visit praticamente è Jason Blum che fa Apollo Creed in Rocky III e porta Night (ma è Night il nome di battesimo? O è M.?) nella vecchia palestra per tornare quello di una volta. Gli leva il budget, gli leva le comodità e gli leva le location, tutto si fa in stile Blum: una casa, attori sconosciuti e massimo 5 milioni di dollari. Spoiler: l’incasso del film ad oggi è di 68 milioni, un margine del 1300%. Bentornato tra i vivi.

Niente, chiede nonna se per favore entri nel forno per aiutarla a pulirlo fino in fondo. Nulla di che...

Niente, chiede nonna se per favore entri nel forno per aiutarla a pulirlo fino in fondo. Nulla di che…

Quel che ho visto mi ha ripagato dell’attesa. E l’ha fatto principalmente per due motivi. Il primo è che The Visit non è un film con i remi tirati in barca, ma un film audacissimo che mescola tante cose: il found footage, lo Shyamalan twist, la paura vera e un senso dell’umorismo che sta sempre al limite, pronto a rovinare tutto senza farlo mai, anzi. Il found footage di questo film poi non solo è giustificato bene nella storia, ma soprattutto ha senso nella messa in scena; questo film è bello perché filmato in questa maniera e Shyamalan si inventa mille trovate che sono possibili solo con il found footage, e qui arriviamo al secondo punto per cui il film mi è piaciuto.

Mi è piaciuto perché fa delle cose che nessuno può copiare, si fa venire delle idee che hanno senso e funzionano solo in questo film, cioè solo in un’opera con questa storia e che è filmato in questa maniera. Fonde davvero storia e realizzazione.
Agevolo esempio: l’inseguimento sotto la casa.

Tra The Ring e Lo squalo

Tra The Ring e Lo squalo

I fratelli protagonisti si mettono a giocare (badate bene, di giorno!) infilandosi in quella parte delle case americane che sta tra lo scantinato e la casa vera e propria. Non ho mai capito perché esista e sia accessibile: so solo che solitamente lì ci si nasconde per non essere trovati quando qualcuno viene a fare fuori la tua famiglia, ma anche per poter guardare tutto per poi ricordartelo, a decenni di distanza, quando concretizzerai la tua vendetta. Lì, a sorpresa, trovano la nonna e comincia un inseguimento senza senso, non motivato da nulla ma tremendamente spaventoso che si conclude con un paradossale nulla di fatto che altrove farebbe incazzare ma qui è genio. Perché è la vera potenza della tecnica di Shyamalan: creare paura autentica con niente, stabilire un legame con lo spettatore che sta nella forma e non nel racconto, costruire un clima di terrore che prescinde dalla logica e la supera. I due sono dai nonni, che sono anche amorevoli, ma ogni cosa mette paura.

DVD-quote:

“Shyamalan Twist! È un filmone”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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75 Commenti

  1. bea

    La scena del sottocasa? Ma scusate, quella della ragazzina che rimane nella camera della nonna la tralasciamo così? Magistrale a mio dire

  2. Totalmente d’accordo con te, gran film questo, nell’ideale top 3 di Shyamalan! Funziona tutto dall’inizio alla fine, anche se capisco chi non abbia accettato la premessa della mamma un po’ poco prudente, diciamo così!

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