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Speciale San Valentino: Audition (1999, di Takashi Miike)

È appena passato San Valentino! Come ogni anno abbiamo pensato che non potevamo proprio lasciarvi senza un film dove l’amore regna sovrano sopra ogni sentimento, e quest’anno abbiamo approfittato dell’imminente uscita Arrow Video di Audition per parlarvi di uno di quei capolavori moderni facili facili che uniscono nella grande gioia dell’amarsi senza limiti. Nessun motivo per iniziare a sudare freddo. Kiri kiri kiri kiri!

ban-sval14 copiaQuello che si dovrebbe fare con Audition, sempre, è farlo vedere a qualcuno spacciandoglielo per film romantico. Bisognerebbe preparare la scena, organizzare una bella giornata. Andare al mare, mangiare fuori e stare bene. Passare una di quelle giornate che fanno pensare “ah, che bella giornata”, poi proporre alla vittima, o alle vittime, un film leggero, “giapponese ma simpatico”. Allorché sedersi sul divano, o sul letto, abbracciati, perché no, e mantenere alta la leggerezza con sorrisetti e battuttine e aspettare così che qualcosa inizi ad andare storto, che l’inquietudine s’instilli piano piano nell’immagine, e guardare le facce degli ignari spettatori quando parte l’inferno, il vomito, gli aghi e il fil di ferro che sega come burro carne e ossa. A questo punto, capire quanto si è rovinata la giornata alla vittima, capire se si è rovinata un’amicizia o una relazione, magari la storia appassionata dei vostri migliori amici. Sedersi un attimo lì a guardare le loro facce stupite, schifate o sconvolte, fare un sorriso soddisfatto e pensare “Takashi, sei solo un genio”.

Audition [Odishon] (1999) (1)

Per chi non ne fosse al corrente, Audition è un film di Takashi Miike, genio incontrastato del cinema giapponese, e racconta lo storia di un uomo che 7 anni dopo essere rimasto vedovo decide di organizzare delle audizioni per trovare la ragazza giusta per lui. Si fissa con Asami, ci esce e scopre a sue spese i segreti che nasconde. Se tu che stai leggendo non ne eri davvero al corrente, però, dovresti chiudere qui e andarlo a vedere il prima possibile.
La cosa incredibile è che Audition come film romantico normale fino a una certa funziona davvero. Forse non è nemmeno così incredibile, insomma, Takashi Miike è un genio e immagino sia una precisa scelta stilistica per confondere e dare ancora più potenza al finale, ma è pur sempre pazzesco quando ci si pensa a conti fatti. Parte con un melodramma, si concentra su un rapporto padre-figlio tra il tenero e il malinconico e sfocia nella commedia con la carrellata di donne all’audizione (che comunque è un concetto di per sé abbastanza inquietante), tutto seguito da una colonna sonora che utilizza il piano come strumento principale per dettarne il tono, passando per melodie prese direttamente dal manuale per la perfetta commedia romantica e trasformandosi quando, nel momento rivelatore (se così si può chiamare), il piano è suonato da una delle vittime di Asami. È anche un dramma bello peso sugli abusi sessuali e le conseguenze psicologiche sulle vittime, ma le carte a un certo punto si mischiano in un’ambiguità dove lei sì è una psicopatica che tortura chiunque non dimostri di amarla esclusivamente, ma lui, il protagonista, sembra avere un passato non del tutto chiaro. È un film che a un certo punto ti sbatte in faccia talmente tanta roba che ti gira la testa e non capisci più cosa stai guardando. Quello è anche il punto in cui dovete girarvi verso i vostri compagni di divano e pregare per loro. Per capirci, sono andato a cercare teorie riguardo ai flashback onirici che introducono il finale e sono finito nell’internet di 14 anni fa dove la gente scriveva cose tipo “sono andato a comprare il DVD e posso dirti che” o “ho dovuto noleggiarlo perché non l’ho trovato” o “mi è toccato vederlo in VHS”, ma l’ossessione per i dettagli e le teorie fuori di testa era sempre la stessa. E sul film alla fine non ho scoperto nulla di nuovo, se non che l’effetto sulla gente è sempre stato lo stesso: “wow”.
E se vogliamo fare i sentimentali, vista l’occasione, questo è pure un film sulla solitudine. Anzi, sulle solitudini. Quelle brutte e quelle orribili. Quelle che portano a scelte di vita assurde: torturare uomini, ad esempio, o cercarsi una donna utilizzando una truffa bella e buona. Sembrerà, in partenza, pure un film semplice, dal buon cuore, con un’idea sì strana ma accettabile nel contesto della finzione, ma quando ci si ragiona su ci si rende conto che tutti, tutti, sono pazzi. L’unico personaggio buono e puro è il figlio di lui, incastrato in questo incrociarsi di sfighe e malessere, ed è pure l’unico che, alla fine, fa qualcosa per salvarlo.
Potrebbe pure essere che sono tutti pazzi perché sono tutti giapponesi, ma io questa battuta non la volevo fare.

Fosse uscito con lei sarebbe stato tutto più facile. Pure un film del cazzo però.

Fosse uscito con lei sarebbe stato tutto più facile. Pure un film del cazzo però.

Ovviamente questo è un film che si ricorda soprattutto per quella scena di tortura finale con ago e filo che durerà sì e no 20 venti minuti uno peggio dell’altro, e a parlarne mi sento quasi superficiale, perché se un film è complesso, costruito magistralmente su un’idea di cinema eccezionale, i motivi per ricordarlo dovrebbero essere molti, e non uno solo. Ma ammetterlo è sano: è una sequenza incredibile, e arriva dopo un lavoro sul sonoro che trasforma i rumori del dentista in una soave sinfonia di tranquillità. Un lavoro partito, come si diceva prima, da una colonna sonora costruita a tavolino per creare armonia e finito per descrivere ogni passaggio del fil di ferro sulla caviglia del nostro protagonista, così come ogni ago infilato kiri kiri nel suo addome. Quando il film svolta definitivamente verso l’orrore, il suono fa più paura di tutte quelle immagini lì. Quando Asami vomita nella ciotola quello che fa davvero schifo sono i conati che tira fuori, non tanto la scena dopo, quando l’uomo mutilato lo beve tipo cagnolino affamato, facendo pure lui dei versi che se stanno su questo mondo stanno in un posto in cui non voglio andare (fun fact: leggenda metropolitana vuole che quello si davvero il vomito dell’attrice – non voglio pensare sia vero, quindi spero non sia vero). Miike utilizza queste cose come il suo personalissimo strumento di tortura: cerca reazioni e le ottiene stimolando sensi ben precisi, accompagna gli spettatori dove vuole lui, toccandoli qua e là, sempre con gentilezza, ma mai nella direzione indicata, come farsi dare un passaggio da uno sconosciuto, indicare una svolta a destra e vedere la macchina andare a sinistra.
Quello che Audition ha fatto per l’horror non si può nemmeno spiegare, non è nemmeno una rivoluzione, un punto di non ritorno o un esempio per chi è venuto dopo. Se n’è sempre parlato come un capolavoro, ma non ha avuto lo stesso rinculo sul genere che ha avuto ad esempio Hostel col suo tanto celebrato torture porn: banalmente, un film come quello lo potevano girare e copiare tutti, mentre un film come Audition lo poteva girare solo Miike, e il livello di irragiungibilità è quello di chi se ne fotte di te, di San Valentino e del tuo stomaco la sera di un maestro che non ha nulla da insegnare, tanto non siete capaci.

Facciamo kiri kiri insieme.

Facciamo kiri kiri insieme.

DVD-quote:

“Morite soli che è meglio”
Jean-Claude Van Gogh, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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32 Commenti

  1. Pezzo geniale!!!!

    Sopratutto nella considerazione finale: davvero, copiate tutti Roth, che tanto non siete capace di fare meglio.

  2. Ez

    Gran pezzo che riassume benissimo le diverse anime di sto filmone, che la prima volta lo vidi mi espolse la testa.

    La DVD quote me la tatuo sulla faccia.

  3. Marlon Brandon

    Ora capisco il perche’di tante amicizie perse, di saluti con sguardi spaventati o sorrisi di circostanza dopo che con schietto entusiasmo l’avevo indiscriminatamente consigliato a tutti quelli che conoscevo…

  4. marfi

    Ogni tanto è bene sfrondare amicizie inutili: fatelo in allegria, con Takashi Miike!

  5. Lars Von Teese

    lo vidi al cinema una vita fa. Ne ho vaghe reminiscenze, pero` ricordo che mi piacque (e per un film giapponese ce ne vuole) e mi lascio` una certa sensazione disturbante. Se non sbaglio aveva anche questa messa in scena “arty” che andava tanto all’epoca.

  6. Devil Dark Slayer

    Madonna audition CHE CAZZO DI CAPOLAVORO.

  7. AnnaMagnanima

    Applausone!

  8. Ryan Gossip

    Mi avete dato un’idea per la prossima volta che invito la tipa a casa mia. Prima però mi assicuro di fare tutto prima (ammicca ammicca) che dopo il film di sicuro non mi parlerà per giorni.
    Ottima recensione che condivido in tutto e per tutto.

  9. 20 minuti di torture?
    Io mi ricordo al massimo una decina di minuti e non ricordo la scena del vomito… non ditemi che ho visto una versione censurata (su Fuori Orario una decina di anni fa)!?!

  10. Michael Mannaro

    pure io non mi ricordo il vomito
    e a dire il vero non mi ricordo parecchio, forse ho rimosso i dettagli, però mi ricordo che mi piacque parecchio ma parecchio (unico caso di film di Miike: all’epoca me ne sparai una quindicina passando per lo più dal boh al mah)
    mi ricordo giusto il più grosso bubu7ette della mia vita: quello del sacco

  11. pasqualobianco

    Ma i gadget quando servono, dove sono?

    https://www.youtube.com/watch?v=9JDkyxSOX34
    (00.43 min)

  12. andrea

    I suoni li ricordo bene, e a tal proposito venitemi incontro, non ricordo più il titolo di una trilogia in cui un episodio narrava di speciali dumplin ( ne hanno pure fatto un film intero da quel pezzo) che scrocchiavano un pochino mentre li mordevi. E quel suono di croccantezza era terrificante. Mi dite qual’era il film?

  13. Sergio Leone di Lernia

    Non c’avevo mai pensato, ma è il film PERFETTO per trollare qualcuno

  14. Film assoluto.
    Lo andai a vedere in solitario, dopo aver visto il poster e pensando “toh, un film giappo alternativo su amori nati da incontri programmati”.
    Io adoro i film di azione e mi piaccioni i thriller. I film horror non li reggo, mi fan troppa paura. Specialmente quelli dove l’orrore e’ seduto sul posto accanto del bus, in fila davanti a te alla posta, non in mezzo alla foresta (dove io non andro’ mai).
    Ho ricordi vaghi perche’ mi son autoflashato con la penna di MIB, nonostante ne avessi visto la maggior parte coprendomi gli occhi (ma i suoni quelli non potevo!).
    Pero’ mi aveva affascinato perche’ oltre la coltre spessa della paura totale avevo capito che era un gran film e con finale da rompicapo (piu’ o meno tipo Mulholland Drive), alla faccia dei shalamani twist.
    Non lo rivedro’ mai piu’, peccato.

  15. Past

    il film in questione mi fa venire in mente il periodo d’oro dei dvd in italy, con case come mikado e dolmen (che probabilmente ora saranno fallite) portavano svariati titoli asiatici di film di genere: horror, action, thriller di cui si ignorava totalmente l’esistenza…bei tempi…

    ah, comunque filmone, di quando miike ne faceva minimo 3 l’anno e tutti pure belli…

  16. Axel Folle

    Mi manca cazzarola. Onestamente perché quel poco che ho visto di Miike non mi ha mai fatto impazzire e visto scherzavo titoli spiccava pure qualcuno dei suoi capolavori riconosciuti ho pensato che non fosse nelle mie corde e allora non ho insistito. Ma se esce il dvd quasi quasi….

  17. Tom Bruise

    Audition è il film che più mi ha disturbato negli ultimi 15 anni (ne ho 31), e non è che mi abbiano disturbato tanti film. Hostel al confronto è un film per bambini.

  18. Latte

    Ecco, questo è un film che ai tempi della sua uscita i pochi ad averlo visto in anteprima ai festival (all’epoca non era reperibile tutto subito come oggi) ne parlavano come di una cosa, ma una cosa…CHE DAVVERO NON CI SONO PAROLE PER DESCRIVERLO, e non puoi incasellarlo in un genere un film così, e come fai a spiegarlo un film così, una cosa che davvero ridefiniva TUTTO quello visto fino a quel momento…oltre a tracciare nuovi confini della violenza vista sul grande schermo, ovviamente. Quindi capirete la mia delusione quando, vistolo su sky (e, si, era integrale) mi sono trovato davanti Attrazione fatale versione arty con la variatio del finale a spillonate nelle carni. E come me diversi altri, tant’è che da quel momento, e dall’uscita in dvd, il culto del film ha cominciato a sgonfiarsi come un soufflé, così come ha cominciato a sgonfiarsi l’aura di mito intorno a quel simpatico minchione di Miike quando un po’ tutto il suo cinema (beh, tutto è impossibile, fa tipo 200 film all’anno) ha cominciato a girare in dvd e ad essere reperibile un po’ ovunque…tra le lagrime del fandom festivaliero che vedeva sbiadire il mito del suo tesssoro finalmente consegnato al pubblico che poteva giudicarlo per quello che era : un simpatico minchione cui comunque va riconosciuto l’immenso merito di un’ inesausta prolificità…Miike è una macchina cagacinema come pochi…ma diobono, ricordo ancora una recensione di Bocchi all’uscita in dvd di Gozu dove tra le righe (ma manco tanto) esprimeva il suo stupore che la disrtribuzione italiana facesse uscire uno tra i titoli “meno accessibili” di Miike oltre alla roba come The call…e proprio si capiva che c’era rimasto male…anyway, la recensione è bella, ma va da se che sono abbastanza in disaccordo, e a proposito di “drammi belli pesi sugli abusi sessuali e le conseguenze psicologiche sulle vittime” consiglierei a tutti di recuperare qualche film di Takashi Ishii, uno degli autori più immensi degli ultimi decenni di cinema e il più sottovalutato, uno davvero che ha trattato e tutt’ora tratta il tema con una crudeltà, una profondità e una disperazione che Audition si sogna. E a Miike lascerei le scorreggionate grottesche e/o splatter, che quelle gli riescono meglio…a volte…Hostel invece lo lascerei proprio perdere in un discorso dove si parla di exploitation giapponese…non è lo stesso campo da gioco, non è lo stesso campionato etc. etc.

  19. Botte & Costello

    Dopo tanti anni dalla visione ho ancora gli incubi. Non solo per il finale, ma soprattutto per la scena in cui il sacco sullo sfondo si muove…
    Grande idea quella dello scherzo agli amici, la metterò in pratica il prima possibile

  20. saccosky

    andrò contro tutti , ma me ne frego. Un film di merda. IL peggiore di takashi mike.
    Sarà che a me vedere torture fa schifo e pena, ma per me rimane un film spazzatura.

  21. Cicciput

    Salve a tutti, scrivo per la prima volta ma leggo da un bel po’ questo magnifico spazio.

    Riguardo Audition, ho sperimentato quasi esattamente la situazione descritta: era in programma una maratona horror con degli amici che, per così dire, non masticano molto cinema al di fuori di quello che spopola in multisala, ma insomma Miike non è proprio sconosciuto quindi mi sono detto ma sì proviamoci e ho portato Audition. Non sono finite amicizie, ma per qualche mese hanno preferito scegliere loro i film. Ma non tanto per le scene forti, ma proprio perché non l’hanno capito, succede.
    Non lo rivedo da anni ma lo ricordo abbastanza nitidamente, e più che le scene in sé a me colpì proprio il cambio di registro. Grande film.

  22. ray harryhausen

    Erano anni che volevo vederlo, grazie per il pezzo così l’ho recuperato comprando la vhs. Gran film che – oltre ai traumi della tortura e del sacco che salta – offre un finale che da’ da pensare grazie alle ambiguità ricordate dall’ottimo JC Van Gogh.

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