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Siamo tutti gay per Deadpool – La recensione rated R

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A 12 anni, Deadpool era la mia cosa preferita. Non il mio fumetto, la mia cosa preferita. Col suo umorismo dissacrante e politicamente scorretto, l’ultraviolenza e il continuo sfondamento della quarta parete, nella mia personale scala di valori Deadpool batteva tutto: batteva le ragazze, batteva gli amici, batteva l’approvazione di mio padre e batteva qualunque altro fumetto avessi letto fino a quel momento. Se qualcuno mi avesse chiesto qual era il futuro dei comics americani, non avrei avuto dubbi: era Deadpool.

Prove fotografiche attestano che nel 98 non correvo il minimo rischio di toccare una ragazza.

Ogni tanto mi capita di riprendere in mano quegli unici 5 numeri della serie regolare usciti in Italia nel 98 (a cui sono affezionatissimo) o di sfogliare uno a caso dei trecentocinquanta volumi usciti in America negli ultimi quindici anni e, beh, per quante volte ci caschi, rifaccio ogni volta sempre la stessa scoperta: le storie di Deadpool, rilette oggi, mi fanno cagare.
Inizialmente questa cosa mi mandava ai matti, ma dopo averne parlato con psicologi, sociologi e sciamani mi sono reso conto che la spiegazione era abbastanza ovvia: non ho più 12 anni.

Diciamo che quel tipo di umorismo non è più la mia cosa, che la grana è un po’ più grossa di come la ricordavo, o che la rottura della quarta parete inizia a perdere un po’ di verve alla, boh, milionesima volta. Diciamo che, narrativamente parlando, Deadpool non esiste, non ha mai avuto molto da dire, e non è un caso che le sue storie siano quasi esclusivamente crossover con altri supereroi, perché è più facile dare di gomito al lettore dicendogli che sì, il mondo Marvel è un po’ una telenovela e tu e Deadpool siete gli unici ad esservene accorti, che sforzarsi di inventare qualcosa di nuovo.
Su una cosa, in ogni caso, ci avevo preso: il futuro dei comics americani è effettivamente diventato Deadpool, che ora ha circa tre serie regolari e fa guest starring in praticamente qualunque altra testata; solo non è gratificante come pensavo da bambino.

Per ragioni anagrafiche, dunque, culturali, politiche e sociali, nonché una leggendaria predisposizione a farmi guidare dai pregiudizi, aspettavo il film di Deadpool già col cazzo girato, pronto a lamentarmi sia quando avrebbe tradito il fumetto originale, sia quando lo avrebbe rispettato, ma nonostante le mie peggiori intenzioni, sono uscito dalla sala con gli occhi a cuoricino. Sigla!

Come per praticamente qualunque altro film di superereoi, c’era in ballo una compravendita di diritti da parte di studios medi e medio-minori e un profluvio di soggetti fin dai primi del 2000. Nel 2009 i diritti sul personaggio sono in mano alla Fox che, con mossa scaltra di chi fiuta il successo a chilometri di distanza e cambia strada, ne stravolge ogni caratteristica, cambiandogli aspetto, storia, poteri e persino il nome (che diventa “Weapon XI”, mentre “Deadpool” viene retrocesso a soprannome), e lo piazza completamente a casaccio come cattivo finale nel primo film di Wolverine. In tutto questo Ryan Reynolds, che c’è finito sotto come un eroinomane, sgomita per la parte ma ci rimane malissimo perché il ruolo non c’entra niente col fumetto e passa i successivi sette anni a rompere le palle a chiunque affinché si faccia un nuovo film che raddrizzi i torti e renda onore al personaggio.

La parola che stai cercando NON è “Deadpool”

E a forza di rompi oggi e rompi domani, Ryan ce la fa, grazie anche a un video-test misteriosamente leakato in cui un Deadpool in CGI fa a botte con un gruppo di stronzi su un’automobile (la stessa scena, rigirata, diventerà la sequenza iniziale del film) che manda in delirio i fan e convince il tizio alla Fox ossessionato con Wolverine che magari prima di buttare una quantità imbarazzante di soldi nel terzo fallimentare film su Wolverine, potrebbe valere la pena di investirne un po’ meno in una roba che a qualcuno potrebbe piacere anche se non c’è Wolverine.

Il passo successivo è più spinoso, perché la storia di Deadpool, non ci puoi girare attorno, è quella di un assassino pazzo e amorale col potere di rigenerare qualsiasi ferita e menomazione: sappiamo bene quanto diventa schizzinosa Hollywood quando si tratta di robe in un film che potrebbero “impressionare i bambini”, ma evidentemente nessuno se la sente di dare un altro dispiacere a Ryan Reynolds, che a questo punto della sua carriera ha già girato Lanterna Verde e divorziato da Scarlett Johansson, e così la Fox, come sotto l’effetto di una droga da stupro, acconsente senza rendersene conto alla realizzazione di un film con rating R, vale a dire vietato ai minori di 16 anni — una roba che con un titolo Marvel non si vedeva dal 2008 col flop clamoroso di Punisher: War Zone.

La sceneggiatura, benedetta dalla Fox, da Reynolds e anche dai fan perché tanto per stare sul sicuro era stata leakata pure quella, è dei due che hanno scritto Zombieland (wow!) e G.I. Joe 2 (boh?), Paul Wernick e Rhett Reese, mentre alla regia c’è il megaesordiente Tim Miller, che non ha mai diretto gente in carne e ossa ma, porca puttana, ha fatto i titoli di testa di The Girl with the Dragon Tattoo e quindi è il mio migliore amico a prescindere.

La storia è sorprendentemente lineare, nonostante la narrazione a singhiozzi, piena di interruzioni a uso ridere, e la struttura su due diverse linee temporali. Ragazzo incontra ragazza, ragazzo ottiene superpoteri, ragazzo sconfigge cattivo e salva ragazza: una commedia romantica a tutti gli effetti e di stampo piuttosto classico, cosa che fa super ridere considerando quanto disperatamente si sforzino di apparire tenebrosi e maledetti film che poi non hanno il permesso di mostrare un cazzotto o usare imprecazioni più audaci di “porca vacca”.
Con questo non intendo dire che Deadpool sia un film superiore perché può permettersi sangue, parolacce e teste mozzate. Deadpool è un film superiore perché ha le idee ben chiare su cos’è e cosa non è, non smette per un solo minuto di essere divertente (molto più, ad essere onesti, di quanto non lo sia il fumetto) e gestisce alla grande i suoi personaggi, stabilendo evidenti gerarchie fra loro, ma senza mai trascurare o lasciare indietro nessuno. In più può permettersi sangue, parolacce e teste mozzate, che è comunque sempre un gran divertimento.

Divertimento!

A una prima occhiata, Deadpool potrebbe apparire come il suo protagonista: pazzo e spericolato, uno che fa quello che gli pare e a cui non frega niente di cosa pensano gli altri. In realtà è una produzione studiata con cura certosina, fin nel minimo dettaglio, perché rappresenta l’ultima possibilità di fare film in una certa maniera, una scommessa che non può essere persa, pena la fine di quel poco che è rimasto nel cinema mainstream di divertente, indipendente e coraggioso e l’ingresso ufficiale e obbligatorio in una distopia fatta di sole saghe young adult, remake e reboot che trattano il proprio pubblico da completo ritardato e decidono al posto suo cos’è meglio per lui. Dite che sto esagerando? Riguardatevi, ora che è scemato l’entusiasmo, le scene “d’azione” di Age of Ultron.

In un’industria cinematografica sempre più vigliacca, con l’atteggiamento spavaldo e da tutto o niente che gli si confà, Deadpool si è investito del compito di dimostrare che un attore come Ryan Reynolds, a 40 anni e una serie infinita di scelte disastrose alle spalle, può ancora avere qualcosa da dire, che un film di supereroi non deve necessariamente assomigliare o ad Iron Man o a The Dark Knight, che una buona idea può funzionare anche se non ci metti dentro Wolverine a tutti i costi e che un film vietato ai minori di 16 anni, oggi come negli anni 80, può ancora generare ricchezza.

“Un film senza Wolverine?! Ma è legale?”

La scommessa è vinta, in una settimana Deadpool ha infranto una quantità tale di record di incassi che Wikipedia gli ha aperto una sotto-sezione a tendina perché se no la pagina veniva troppo lunga, Buzzfeed smetterà di parlarne attorno all’anno prossimo e a noi non resta che aspettare l’imminente sfilata del carro dei vincitori in cui tutti all’improvviso l’hanno sempre voluto fare, il superhero movie rated R.
Com’è potuto succedere questo?

Grazie a un attore protagonista entusiasta in maniera quasi molesta.

Grazie a un marketing furbo e invadente il giusto, in cui per mesi abbiamo visto Deadpool, perfettamente in character, fare qualunque cosa — dal fornire tutorial di autopalpazione per lui e per lei all’aggredire Mario Lopez — tranne che promuovere il suo film.

Grazie a un budget modesto, che non è la solita “limitazione che costringe ad aguzzare l’ingegno”, ma una vera e propria benedizione che solleva una volta tanto il cinecomics di turno dall’onere insopportabile di rendere tutto epico e grandioso e universale (e di distruggere una città; geniale l’idea di ambientare il combattimento finale in una discarica dove è già tutto rotto!).

Grazie a Colosso, la linea comica all’interno di un film comico, un personaggio sul quale temevo sarebbe gravato l’ingrato compito di rompipalle moralizzatore e che invece si è rivelato una delle scelte più azzeccate e più divertenti dell’intero film (accento ridicolo dell’edizione italiana compreso).

Se l’anno prossimo i Sylvester non li vince tutti lui, pianto un casino

Grazie a Morena Baccarin, che sa Dio come, è più bella e più sexy adesso di quattordici anni fa. Quando era comunque già parecchio bella e parecchio sexy.

Grazie alla promessa, mantenuta, di mostrare qualcosa che nessun altro film di supereroi aveva ancora mostrato (e no, non parlo della tetta di Gina Carano).

DVD-quote:

“Finalmente, cazzo!”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Oh, certo, pensavate che fosse finita qui?
Pensavate che avremmo fatto i superiori, le persone mature, e avremmo ignorato l’elefante nella stanza?
Non credo proprio.

Questa, ragazzi, ve la fate spiegare dalle vostre fidanzate che guardano Sherlock.

Insomma, ‘sta cosa che Deadpool sarebbe gay, io mica l’ho capita.

E non intendo nel fumetto, dove ok, lo spettro delle sue preferenze sessuali mi pare sia stato negli anni abbastanza chiaramente definito da “tutto quello che si muove”, dico proprio nel film, dove sono gli indizi di questa sua incontenibile pansessualità? Quali aspetti del personaggio mettono in crisi i valori tradizionali della mascolinità? Quando verrebbe cavalcata la famigerata “moda della bisessualità”? Dove si nasconde la minaccia gender che ha messo in allerta i media italiani?

È perché fa un sacco di battute (bellissime) sul cazzo?
Perché si masturba stringendo un unicorno di peluche?
Perché prende in giro — e neanche nel film, ma nei poster pubblicitari! — una certa estetica machista?
Perché nella scena di sesso con Morena Baccarina, quella che dura circa un quarto d’ora e in cui provano tutte le posizioni del kamasutra, a un certo punto, lei lo penetra con uno strap-on?
Cioè, secondo voi fare sesso con Morena Baccarin è una cosa gay?
Ragazzi, voi state male.

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129 Commenti

  1. MichaelMcFly

    Soltanto un’esibizione di frastuono cinematografico…corro a riguardarmi il bluray di Die hard

  2. Jarni

    Io me lo farei mettere in culo da Morena Baccarin.
    Ma tutta la vita.

  3. MICHAEL KNIGHT SHYAMALAN

    Ma dico io…..come si fa a recensire deadpool e non nominare nemmeno una volta (leggonsi “una” ndr) Brianna Hildebrand? Solo per il fatto che esiste. Brianna Hildebrand, sposami.

  4. Maia-lone

    I MOBILI DELL’IKEA.

  5. Secondo me, Lobo fanno ancora in tempo a cambiarlo, non necessariamente in meglio però (magari da emo a hipster).

    Deadpool mi é piaciuto, ero con la morosa, mercoledì sera, e a due file di distanza un bimbino di 9/10 anni accompagnato da un fratello/zio di 25/30… chissà cos’avrà raccontato alla mamy… il bimbino, no il frato-zio.

  6. Enrico

    Peccato che non ho più sedici anni altrimenti sono sicuro che mi sarei divertito da matti

  7. Poisoned Ivy

    Finalmente l’ho visto ieri.

    Bello, ben fatto, divertente. Giusto una caduta di ritmo, a mio avviso, sulla parte della genesi dell’eroe, che [SPOILER]

    insomma, dopo un po’ l’ho capito che je devono menà per attivare la bazza superpoteri, mo’ basta, taglia.

    Per il resto un gran divertimento.

    Se poi penso che sono riuscita a vedere in meno di un anno ben 2 film Rated R non horror al cinema quasi piango.

  8. Dama Arwen

    Bellissima rece! :-)
    Anche il commento finale sulla gaytudine.
    Il film mi ha molto divertita, geniale la scelta della discarica alla fine, come detto nella rece.
    Ah, ho 40, sono donna, non leggo fumetti Marvel e DC ma me lo son proprio goduta.

    Mi cospargo il capo di cenere perché non ho riconosicuto l’attrice di Firefly…

  9. Zen My Ass

    Visto finalmente. Divertente, sopra le righe, scorretto: finalmente un film di supereroi un po’ diverso dal solito. A mio parere, il miglior film degli Xmen, e non e’ che ci volesse molto.
    Primo e terzo atto ottimi, tutta la parte centrale (dalla diagnosi di cancro fino a quando si libera dalla prigionia) e’ noiosetta qua e la, e stona col resto del film, ma va bene cosi’.
    Se qualcosa di positivo verra’ fuori da questo Deadpool, un terzo Wolverine rated R finalmente.

  10. MICHAEL KNIGHT SHYAMALAN

    Visto, neh! A parte un paio di scende divertenti…orripilante. Cioè….. The Amazing Spiderman sembra Full Metal Jacket a confronto. E non ho altro da dire su questa faccenda.

  11. Shu-Shá

    Sto per andare al recupero, ma ho trovato solo una versione ITA… mi suggerite di attenderne una in lingua? Vale la pena, fa la differenza?

    Grazie.

    • Gringo

      La versione ita ha degli accenti stranissimi (alcuni si sono infuriati per sta cosa, a me ha fatto parecchio ridere), a livello di adattamento però è abbastanza ok.

    • Shu-Shá

      Ah, uhm, ok.

      Perché mi sono sentito un pezzo a caso in mezzo al film per controllare che l’audio non fosse cinema rip e che fosse in sincrono, e porca zozza, Deadpool è doppiato da Francesco Venditti… che è tipo la voce che daresti a uno Spiderman adolescente.

    • Shu-Shá

      Alla fine l’ho visto ITA, non potevo più aspettare, magari ora che è uscito mi compro l’ENG in DVD.

      Alla fine concordo con chi si è incazzato per gli accenti: Colossus funziona col suo russoski, ma il tipo inglese è pessimo, alla prima scena sembra slavo porca troia. E vabbe’, my choice.
      La voce di D’Pool invece alla fine l’ho trovata azzeccata, deve essere infastidente e lo è.

  12. Ilmoralizzattore

    Giudizio negativo, ad un certo punto pensavo che stessi vedendo “Amici di letto” più zozzo, più rozzo, ancora più idiota. Ma a qualcuno interessa la vita sessuale di un super eroe?
    Poi parte la pippa del tumore e, nel peggior ospedale di Caracas, vai a rompere le palle all’unico Direttore Medico.
    Trovo il film inadatto e inadeguato a <18 anni.
    Mah.

  13. Shu-Shá

    Io alla fine mi sono divertito per due ore e questo va bene.

    Peccato perché la sensazione generale è di un film il cui tono è stato rovinato dal dovere essere “l’eccezione” in questo mondo di merda fatto di PG-13 e parkinson cam… una sorta di responsabilità troppo grossa per quello che avrebbe dovuto solo essere un film semplice, simpatico e onesto, nel suo genere, in un’epoca maggiormente civilizzata (ormai passata).
    Invece gli tocca il peso della responsabilità (a un film così’ cazzone) e ne risente.

    In generale sono d’accordo con le critiche e le lodi fatte da altri, aggiungo una valutazione su due aspetti caratteristici del film: lo sfondamento della quarta parete e i riferimenti.
    La prima cosa è gestita bene, l’ho trovata forzata solo quando guarda in camera e dice “sto parlando con loro”.
    La seconda è esagerata nel battere su Wolverine/Jackman: ma quanto cazzo di volte viene citato? Cinque, sei, dieci? Così facendo hanno rovinato la gag della maschera sotto la maschera alla fine per raggiunto limite di sopportazione.

  14. Shu-Shá

    Ah, la gara delle battute per me la vince quella su Neeson, di un soffio su quella di su Stewart/Mac Avoy.

    Mentre alla gara degli attori vince la Hildebrand (tra l’altro perfetto anche il suo personaggio).

  15. supertramp

    Deadpool sembra un personaggio uscito da un noir di Johnnie to tipo
    The longest nite e (in modo geniale) piazzato in un cinecomics. Ok aspettate, riformulo, è un personaggio che se lasciamo da parte (per un attimo) il lato fantascientifico e l’assurdità che abita il suo cervello, ma guardiamo solo il suo percorso abbiamo un uomo molto distante dall’essere un eroe, che pensa solo a i cazzi suoi, che non gli interessa minimamente migliorare nel corso della storia, che ci dimostra più volte di non essere meglio di quelli che affronta, ma anzi potrebbe benissimo essere uno di loro e che fa di tutto per raggiungere il suo obbiettivo ad ogni costo.
    L’UNICA differenza è che lui non può (praticamente) morire.
    Niente salvare il mondo, niente redenzione solo pura e semplice vendetta personale, una cosa fantastica.

  16. AndreaGnarluz

    il teaser trailer di Deadpool 2: https://www.youtube.com/watch?v=QPXXGWzpDHw

  17. Axel Folle

    È un film potenzialmente bello per regia e narrazione, difetta proprio nella sua peculiarità: l’umorismo. Che Poi non è proprio un difetto magari è quel genere di umorismo che a tanti puo divertire a me ha solo fatto venire il prurito.

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