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Le Basi: Sylvester Stallone. John Rambo (2008)

È uscito in Italia Creed, l’attesissimo spin-off ufficiale di Rocky, saga leggendaria cominciata quasi quarant’anni fa.
Per celebrare l’evento abbiamo trattato a mitraglia tutti i film di Rocky uno dietro l’altro, e poi ci siamo concentrati su tutti i film scritti e/o diretti da Sylvester Stallone, autore completo, nume tutelare del cinema da combattimento, eroe.
Questo è l’ultimo numero: in coda al pezzo trovate la lista completa.
Buona lettura.

Chi se lo aspettava, nel 2006, che Rocky Balboa sarebbe stato un trionfo?
Voglio dire: c’è gente che non si è fidata finché non ha letto la nostra rece il mese scorso…
Ma insomma: il film incassa bene, e Sly cavalca l’onda preparando una chiusura degna anche al suo altro personaggio famoso, John J. Rambo, anch’esso lasciato in sospeso da un ultimo capitolo poco riuscito.
Rambo ha un percorso non troppo dissimile da Rocky: un primo capitolo drammatico, serio, dai nobili scopi, e una svolta anni ’80 baraccona che ne tradisce il tono, lo trasforma in un supereroe e lo fa entrare dritto nella leggenda e nell’immaginario globale con caratteristiche che annullano le raffinatezze dell’esordio. Nel senso: tutti conoscono Rambo, ma prova a spiegare a qualcuno che ne conosce solo l’immagine di guerriero vendicativo imbattibile che il primo film finisce con lui che si arrende frignando, e poi dimmi che fazza fa…
Come Rocky, Rambo ha un background serio e umano, che gli permette di tornare alle basi e farti incuriosire di come un personaggio simile possa affrontare la vecchiaia (cosa che manca a Cobra, per fare un esempio).
Un primo ostacolo però è Sly stesso, che invecchiando ha mantenuto sì un fisico impossibile, ma mostra anche tutti i segni dei ritocchi di bisturi al volto. E passi per Rocky, che non è impossibile che un pugile voglia darsi una sistemata per rimediare agli effetti di qualche cazzotto di troppo, ma ce lo vedete uno come Rambo dal chirurgo plastico? Ce lo vedete, a 60 anni, a preoccuparsi di tingere il capello lungo? Cosa se ne fa?
Ma questi erano problemi purtroppo inevitabili.
Nel primo film Rambo si lega una fascia rossa in testa per proteggere una ferita, ma i dettagli iconografici che entrano nell’immaginario pubblico sono incontrollabili, ed ecco che dal secondo film in poi la fascia diventa puro vezzo estetico inseparabile, pure a un passo dalla pensione. Tocca starci.

La commissione dice che è buona

La commissione dice che è buona

Nelle interviste, Stallone lo dichiara apertamente: qual è il posto più pericoloso e violento del pianeta? Alcune ricerche lo avevano portato a individuarlo nella Birmania, con la sua guerra civile che durava ormai da decenni.
Narrativamente parlando, è una scelta spettacolare.
Rambo ha l’istinto di isolarsi dal mondo, ma nel terzo film si era rifugiato in un pacifico monastero in Tibet ed erano andati a rompergli i coglioni pure lì: la giungla della Birmania era il tipo di posto in cui solo uno come lui poteva sopravvivere e solo uno come lui poteva tollerare, e in cui bisognava essere pazzi per andarlo a disturbare.
Succede lo stesso, o non avremmo un film, ma succede nell’unico modo possibile: pazzi idealisti con aspirazioni da missionario che hanno bisogno di una guida.
Lo trovano perché sanno che è lì: Rambo evidentemente l’ha lasciato detto, “fottesega, venitemi a prendere se avete le palle”, deve aver pensato.
Rambo è il lato oscuro di Stallone: quello che lo porta a tirare fuori tutto il suo pessimismo cosmico, il suo più violento nichilismo. E in questo senso, John Rambo è il progetto in cui gode di maggior libertà, in cui sente il bisogno di usare la violenza come non come mezzo per fare spettacolo come nei due film precedenti, ma come preciso stile narrativo che veicola sia la descrizione dello stato psicologico del suo protagonista che la descrizione dell’ambiente e del messaggio ultimo, che lascia ben poca speranza.
La storia di John Rambo prevede che gli spacchino i maroni per convincerlo ad accompagnare i pazzi missionari in un villaggio povero in piena zona militarizzata; prevede che lui non abbia un cazzo di voglia di farlo ma che si lasci convincere dalla patata del gruppo, la più incrollabilmente idealista e per coincidenza anche attraente; prevede che l’intensità della speranza che vede in lei gli entri lentamente sottopelle; prevede che nell’istante stesso in cui i Rambo scarica i missionari al punto concordato essi finiscano puntualmente nei guai e l’ambasciata mandi un gruppo di trucidi mercenari a recuperarli; prevede un massacro totale in cui ovviamente è Rambo a dover salvare tutti; prevede che i missionari imparino che certe situazioni sono più grosse e complesse di quanto un pugno di samaritani possa sperare anche solo di influenzare; prevede che Rambo capisca che è arrivata l’ora di smettere di scappare e nascondersi, e tornare a casa.

"Ti voglio bene"

“Ti voglio bene”

È una storia impeccabile in cui, come in Rocky Balboa, Stallone riesce a mettere da parte tutto il suo narcisismo – fascia rossa e capelli tinti esclusi, questione di riconoscibilità – e dedicarsi a ciò che ritiene drammaticamente appropriato per il personaggio.
Accetta a suo modo l’età: se da una parte l’intelligenza tattica, la freddezza e la precisione di Rambo superano quella dei mercenari che lo affiancano, non c’è nessuno stunt impossibile.
Rambo si nasconde nella notte; Rambo ti centra con una freccia a decine di metri; Rambo ti spunta da dietro e ti strappa la gola con una mano perché vaffanculo, è Rambo, è incazzato, non ne può più, non ha più tempo da perdere a fare le trappoline alla Mamma ho perso l’aereo di quando era ancora un giovane frizzante e creativo, vuole solo efficacia definitiva e istantanea e farla finita il più presto possibile.
In quella che è l’idea migliore del film dopo l’ambientazione in Birmania, Sly decide di far trovare a Rambo un mitragliatorone d’assalto gigantesco, di quelli che non puoi tenere in mano ma devi lasciare appoggiati a un apposito supporto, e nell’ultimo quarto d’ora lo piazza lì, a massacrare tutti da fermo.
È lo sfogo definitivo.
Rambo si mette comodo e devasta di proiettilazzi decine di nemici come se fosse l’ultima volta nella vita che si gode un po’ di azione, ed è il miglior finale di carriera che si possa chiedere.
I risultati al botteghino sono decorosi, ma le reazioni generali sono meno entusiaste rispetto a Rocky Balboa, per cui Sly finirà per minacciare periodicamente un nuovo capitolo, buttando fuori pubblicamente come suo solito le prime idee che gli vengono in mente per vedere che effetto fa, in un range che va da una nuova guerriglia urbana (il top) a una deriva fantascientifica con un avversario alieno (ma qualcuno poi deve avergli detto che era già stato fatto nell’87 col nome di Predator).
L’ultima che ha dichiarato è che, dopo la deriva decadente Creed, forse non è più il caso di tornare su Rambo (sono d’accordissimo), ma c’è una serie tv in preparazione pronta ad andare avanti con o senza di lui, e da qui alle riprese ha il tempo di cambiare idea tutte le volte che vuole.

Vogliamo ricordarlo così

Vogliamo ricordarlo così

DVD-quote:

“Buon ritorno a casa, eroe”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

I film scritti e/o diretti da Sylvester Stallone

Epilogo:

Quando ho aperto il sito, il mio fine ultimo era rivalutare il nome del cinema da combattimento agli occhi della critica generalista e dello spettatore medio.
In questi sette anni ne ho combinate tante e ne ho osservato con orgoglio i devastanti effetti: film con Steven Seagal che aprono il Festival di Venezia, nani che ottengono ruoli per cui non era necessario essere nani, Michael Bay riconosciuto come autore, la nonna di Jason Statham finalmente alla ribalta, la sottomissione degli Stati Uniti alla Cina.
Ma sapevo che prima o poi avrei dovuto confrontarmi con quel falso idolo conosciuto con il nome di “Oscar”.
Ogni anno accolgo con stupore la miracolosa capacità con cui, nonostante i criteri inscrutabilmente arbitrari con cui seleziona i destinatari dei suoi favori, il premio patrocinato dall’Academy rimanga il più potente veicolo di magica sincronizzazione dell’attenzione e dell’opinione pubblica.
Quest’anno, le stelle si erano congiunte come non mai: Mad Max Fury Road, trionfatore ai nostri indiscutibili Sylvester, aveva ricevuto ben 10 nomination, ma soprattutto lui, Sylvester Stallone, aveva ottenuto quel riconoscimento per le sue qualità di attore che gli era stato ingiustamente negato per 40 anni.
Mad Max Fury Road ha vinto sei statuette, tutte tristemente tecniche.
Sly ha perso.
Più di così non posso fare.
È giunto il momento per me di abdicare la postazione di comando, cedere i poteri esecutivi alla mia valorosa redazione, e ritirarmi nel ruolo di Dittatore Onorario e guida spirituale.
È stato un viaggio bellissimo amici, non posso essere più orgoglioso.
Non vi abbandono, la lista di pezzi che ho sempre sognato scrivere non è ancora esaurita, ma è ora che sia qualcun altro a guidarvi verso nuove ed entusiasmanti vittorie.
Che il cinema da combattimento trionfi, sempre.

Nanni Cobretti

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135 Commenti

  1. don toretto

    Grazie Nanni. Ora anche noi, tuoi lettori, vivremo “a quarter mile at a time” https://www.youtube.com/watch?v=9P2b_ygxIRY

  2. Gabriel Puntello

    Intervengo poco ma ti leggo spesso, caro Nanni, vorrei tanto dire qualcosa di… “dirompente”, una frase epica, o qualcosa del genere… ma non sono il tipo (o per lo meno, mi vengon sempre fuori dei trojai….)

    Le tue (le vostre), più che recensioni sono sempre state per me come piccoli faretti che m’illuminano un pochetto la vita… ma con angolazioni decisamente singolari.

    Virtuale o meno, è stato un onore “conoscerti”, e spero ancora di continuare a leggerti! Complimenti sinceri a te e alla crew che hai tirato su xD!

  3. Pronto MacReady

    il capo è sempre il CAPO! sarà sempre (e ancora di più) avvincente leggere i tuoi pezzi. buon fortuna e grazie!

  4. Spitefix

    Mi unisco al coro: ammiratelo!

  5. Landis Buzzanca

    addio, e grazie per tutte le pizze.

  6. mark bellocchio

    a presto nanni, sappiamo che ti godrai la pensione come nessuno di noi potra mai fare!

  7. C.i.o.b.i.n.

    Nanni, sono davvero devastato. Ancora non mi sono ripreso dallo choc.
    Non c’era bisogno di annunciare che la missione era finita. La missione poteva proseguire lo stesso senza spezzare il cuore ai tuoi figli di guerra. Se avevi deciso di scrivere di meno a noi andava bene lo stesso. Ma andartene via, dirci addio così seccamente, no. Questo non dovevi farlo. È stata una crudeltà inutile. Tu non puoi farci piangere. Nanni, noi abbiamo solo 7 anni. Ci hai messi al mondo tu e non puoi abbandonarci ora. Siamo ancora troppo piccoli.
    Non sono lacrime queste. Non sto piangendo.

  8. Walterence Hill

    Grazie Nanni, sappiamo che lasci il sito nelle migliori mani possibili, ma questo resta pur sempre un evento di portata storica.
    AMMIRIAMO

  9. mark bellocchio

    @Nanni Voglio aggiungere che trovo l uscita di scena con John Rambo quasi commuovente: lo spirito del Capo cosi affine allo spirito del film, un accadimento sicuramente voluto che chiude un cerchio, un gran bel cerchio…..

  10. Marfi

    Nanni….if you go, where shall I go, what shall I do?

  11. Imperator

    Nanni, non commento molto ma sono un assiduo lettore, e…insomma…volevo ringraziarti, accompagnato da virilissimo sudore oculare, per quello che hai creato e fatto crescere con tanta rabbia e calci volanti.
    I 400 calci sono per me un bell’appuntamento quotidiano, una fonte inesauribile di film da scoprire e riscoprire, una redazione imballata dura di gente che ne sa a pacchi, dei maestri che mi hanno aiutato a vedere i film che contano (e anche quelli che non contano, quando entro in fase masochismo) con un occhio più critico, una community che esplode regolarmente l’internet…insomma una cosa enorme…

    Attendo con trepidazione tue nuove recensioni e interventi.

    Da mito è diventato leggenda (ma con un nome molto più migliore di Jimmy Bobo), witness him!

  12. nekobrain

    Come Imperator qui sopra non commento molto (a dire il vero quasi mai) ma voglio ringraziarti per la dedizione che hai messo e che sono sicuro continuerai a mettere come guida spirituale in questo sito.
    Come Quantum Tarantino, anche io nel 2005 guardavo i film in cui la gente parlava un botto perchè pensavo che fossero MEGLIO degli altri dove la gente parla con le mani. E’ anche grazie a questo sito (oltre che a una buona dose d’Oriente) se sono rinsavito, perchè scrivere di cinema da combattimento come ne scrivete voi è una roba oserei dire coraggiosa.
    Ad ogni modo, grazie, sono sicuro che la scelta è stata difficile e sono altrettanto sicuro che la redazione non farà rimpiangere la tua assenza dal sito. WITNESS!

  13. milian kundera

    Ciao e a presto.
    Occhio che nell’eremo sull’isoletta verde c’è già Luke Skywalker

  14. Clint Hitchcock

    Nanni, l’Oscar per il miglior montaggio non si può definire un premio tecnico! È vero per tutti i film, ma a maggior ragione per i film d’azione, che è con il montaggio che si racconta un film. Con quel premio Fury Road ha dimostrato di essere il migliore di tutti!

  15. samuel paidinfuller

    MA DAI?!?
    ho letto adesso l’epilogo.

    grazie di tutto @Nanni e vaya con diablos

    (non fate le merde e ringraziate Nanni che tocca arrivare ai 300 commenti minimo per il Dittatore Onorario)

    • AnnaMagnanima

      si però tocca sempre a noi il lavoro sporco!!! XD

      ciao nanni ti facciamo impazzire dì la verità

  16. Dial1800

    Grazie Nanni!! Onore e Rispetto!!

  17. Cubic

    Sei andato via e i tuoi eredi manco sono stati nemmeno capaci di recensire i primi 4 film di Batman…solo i primi 2…e quelli di Schumacher ? Con Arnie, poi !!! Tristezza

  18. Anonimo

    Adesso aspetto il vostro articolo per Rambo V.

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