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Captain America: Civil War – La recensione del vero Avengers 2

Non sono un fan della saga a fumetti della Marvel Civil War, il che si sposa alla perfezione col mio non essere un fan nemmeno di Capitan America: “che bello — pensavo mentre andavo a vedere, per l’appunto, Captain America: Civil War — finalmente potrò dire anch’io che un film Marvel non mi è piaciuto!” ma, ancora una volta, Kevin Feige aveva altri progetti per me.

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Ora, io non so quanti di voi abbiano letto Civil War, ma a tutti gli altri risparmio la fatica con un riassunto sintetico e per niente di parte: in poche parole succede che un gruppo di supereroi (minori, sconosciuti e poco simpatici) fa una cazzata e un sacco di gente crepa, a fronte di questo la comunità dei pigiami inizia a interrogarsi sulla possibilità o meno di darsi una regolata, cioè rimettersi a un’autorità più alta che controlli il loro operato e alla quale rispondere dei propri errori.
Fin qui tutto bene, si tratta di un punto di vista sul genere supereroistico magari non nuovissimo, ma interessante e al passo coi tempi, con i suoi lampanti riferimenti al dilemma post-9/11 dell’uomo che si trova a dover scegliere, senza che ci sia una risposta esatta, tra la sicurezza e la libertà; peccato che per quelle vecchie volpi della Marvel una risposta esatta ci sia eccome, e infatti la saga si conceda un minuto di ambiguità per poi trascinarsi per sette mesi e qualcosa come cento testate in modo assolutamente banale e teleguidato: i personaggi a favore della regolamentazione, guidati da Iron Man, diventano quasi immediatamente I CATTIVI mentre quelli a favore del continuare a fare il cazzo che ci pare guidati da Capitan America I BUONI.
Non c’è spazio per dubbi di sorta o alcuna possibilità di sbagliarsi: la fazione di Iron Man costruisce campi di concentramento per i dissidenti e arriva ad arruolare criminali e assassini pur di stanare il povero, incompreso Capitan America — la cui unica colpa è stata quella di non smettere mai di lottare per la giustizia, la libertà e i bambini malati. In un esempio di autoironia involontaria veramente da manuale, lo slogan della saga ha il coraggio di chiederti “E tu da che parte stai?”: ma che cazzo di domanda è?! Da un lato i buoni sono carismatici e armati di ottime intenzioni, dall’altro i cattivi sono o degli ottusi burocrati quando non dei veri e propri fascisti!

"Zecca di merda!"

“Zecca di merda!”

Forse per chi non è un lettore di fumetti non sarà stato così evidente, o così importante, ma il principale pregio del Civil War cinematografico sta nell’essere stato in grado di dare voce a un’ambiguità e a una pluralità di punti di vista che non era riuscita agli autori che scrivono storie di Capitan America e Iron Man da 60 anni.

È vero, del resto, che se le linee guida sono le stesse del fumetto, la trama del film affonda le sue radici da tutt’altra parte: Civil War non è il terzo Captain America per modo di dire, è un seguito in tutto e per tutto rigoroso di The Winter Soldier e di The First Avenger, che porta a conclusione una storia, quella dell’amicizia tra Steve Rogers e Bucky Barnes, che è stata il tratto d’unione dei tre film su Cap; una conclusione che si affaccia però sul mondo Marvel nella sua interezza, diventando, di fatto, in una sorta di Avengers 3 apocrifo.

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Civil War non delude chi si aspettava una colossale scazzottata fra supereroi, introduce organicamente i partecipanti e si sofferma il giusto su ognuno, ma non porta mai l’attenzione troppo lontana da Steve, su cui non credo di esagerare se dico che gli sceneggiatori Markus e McFeely hanno fatto un vero e proprio miracolo, regalandogli finalmente un po’ di spessore senza bisogno degli occhialini 3D.
La storia di Capitan America si sposta dal particolare all’universale — il ragazzino che voleva solo fare la sua parte diventa l’eroe che salva il mondo due, tre, quattro volte — per poi tornare, con un’acrobazia narrativa tutt’altro che scontata, al particolare: dietro lo specchietto per allodole degli eroi che si menano, Captain America: Civil War parla dell’uomo che per salvare un amico ne tradisce un altro e per la prima volta in otto anni ci sfiora il dubbio che forse anche un personaggio come Cap può avere qualcosa di interessante da dire.

È l’ennesima conferma che la forza dei Marvel Studios non sta tanto nel fatto che, legalmente parlando, niente ormai gli vieta di fare un crossover tra gli Avengers e Star Wars, ma nell’aver messo in piedi un universo coeso e coerente con se stesso, al cui interno si muovono personaggi che hanno avuto non solo un’origine ma anche una crescita. Otto anni di lavoro hanno dato i loro frutti e dietro ogni pigiamone si nasconde un carattere ben definito, un personaggio col quale è possibile empatizzare, le cui posizioni, simpatie e antipatie sono chiare, le cui azioni seguono una logica, il cui punto di vista, condivisibile o meno, è sempre comprensibile.
Possiamo fare di meglio che ridurre l’intera questione sui film di supereroi a una scaramuccia per decidere chi è meglio tra Marvel e DC, ma se posso dire una cosa, una sola e poi basta perché davvero non è questo il punto, quando Batman e Superman si menano, tu sei uno spettatore che assiste allo scontro; quando si affrontano la fazione di Capitan America e quella di Iron Man, tu sei lì in mezzo, sei uno di loro.

E molto probabilmente sei Spider-Man.

Tu.

Lui.

Su questo cercherò di essere breve: nel momento in cui la scritta QUEENS riempie lo schermo, per me inizia un altro film, dura circa una trentina di minuti, si intitola “Il miglior film di Spider-Man che abbiamo mai visto” e dato che sono un tipo poco emotivo, mi sono commosso solo all’inizio, al centro e un po’ alla fine.
Peter Parker è quello lì, l’impacciato nervosetto logorroico e affabile Tom Holland. Non quel fighetto di Andrew Garfield, non quel babbeo di Tobey Maguire. Il costume è pieni di dettagli inutili, ma quegli occhietti che si stringono e allargano come l’obiettivo di una macchina fotografica vincono qualunque resistenza. I movimenti sono un altro centro, acrobazie fluide e spettacolari (finalmente della GCI che non ci restituisca uno Spider-Man che sembra fatto di gomma), esagerate e spericolate come te le aspetteresti da un ragazzino che non ha paura di un cazzo e non vede l’ora di mettersi in mostra, cosa che salta ancora più all’occhio nel confronto con i supereroi più esperti, più addestrati, ma anche più vecchi e meno fantasiosi. Ed è forte, accidenti, finalmente qualcuno che si ricorda che tra i poteri di Spider-Man c’è anche quello!
È pazzesco come la Marvel abbia azzeccato in un quarto d’ora più roba della Sony in due saghe diverse ma, oh, sono cose che capitano quando fai scrivere le robe a gente che sa di che cosa sta parlando.

Parentesi nella parentesi su Marisa Tomei, che compare brevemente nel ruolo di zia May. Molti avevano storto il naso di fronte a questa, effettivamente peculiare, scelta di casting, ma se ci pensate un attimo ha perfettamente senso per due motivi:
1) in un franchise che non fa una mossa senza aver programmato quelle dei successivi vent’anni, scritturare un’attrice già vecchia (quanti anni dovrebbe avere zia May nei fumetti, 120? 130?) significava vedersela morire di vecchiaia prima che Holland inizi a radersi;
2) non conosco una sola persona a cui zia May “classica” non stia sul cazzo.
Credo tra l’altro che il valore aggiunto nel prendere Marisa Tomei a fare la zia di Peter Parker sia che nel peggiore dei casi staremo comunque vedendo un film di Spider-Man con Marisa Tomei, quindi perché no?

Zia May! Ma lo sai che sei sempre stata il mio personaggio preferito?

Nel marasma generale, desta almeno un po’ di perplessità, se non proprio fastidio, il trattamento riservato a Black Panther, a cui è toccato il ruolo dello stronzo a cui basterebbe fermarsi a riflettere 30 secondi per rendersi conto di aver preso un granchio gigantesco, ma non lo fa, perché è uno stronzo. Riformulo quanto detto prima: 8 anni spesi a dare spessore e coerenza alle azioni di ogni singolo personaggio e poi arriva Black Panther, che si getta a casaccio all’inseguimento di Bucky perché l’ha detto Studio Aperto.

Una roba che passa inosservata e su cui si può chiudere un occhio solo perché la palma per la reazione più spropositata la vince il piano criminale di Helmut Zemo (nessuna parentela, a quanto pare, col criminale nazista omonimo dei fumetti), ennesimo cattivo da operetta con motivazioni risibili, talenti che sfiorano l’onnipotenza e un piano di una complessità pari alla sua ipocrisia (la tua famiglia è morta perché rimasta coinvolta accidentalmente nello scontro degli Avengers con Ultron, quindi uccidi volontariamente centinaia di persone solo per mettere gli Avengers l’uno contro l’altro nella speranza che si uccidano a vicenda? Ok, però non aspettarti che gli altri ti chiedano pure susa). Interpreto il suo monologo esplicativo posizionato esattamente negli ultimi 3 minuti di film come un invito, la prossima volta che lo vedrò, a stoppare semplicemente prima e fare finta che non succeda.

Miaone, comunque!

Miaone, comunque!

Ma questo è rumore di fondo in una rock opera per il resto praticamente perfetta, orchestrata anche questa volta dai fratelli Russo.
Assunti a tempo indeterminato dopo il successo di The Winter Soldier e già prenotati per la parte 1 e la parte 2 di Avengers: Infinity Wars, i due registi di Community (fun fact: dopo la guest starring di Danny Pudi nello scorso Captain America, in questo c’era Jim Rash) si confermano, dal punto di vista della Marvel, l’alternativa ideale all’ingombrante e poco gestibile Joss Whedon: due onesti esecutori, svegli, intelligenti e preparati, bravi il giusto ma senza grilli per la testa o, almeno, privi di un approccio autoriale che possa mettere in discussione le direttive che vengono dall’alto.
Quello che invece premeva scoprire a noi, che abbiamo aspirazioni molto più modeste della Marvel, era come si sarebbero comportati nelle scene d’azione. La sfida era: sarebbero riusciti a girare una scena di botte
a) tenendo ferma quella cazzo di telecamera
b) mostrando il momento in cui i pugni colpiscono le facce?
La risposta è nì (che è sempre meglio di un no secco). Alla parkinson cam non si scappa (almeno quando le scene sono di massa e gli stunt fatti con troppi attori in carne e ossa), ma le botte, per una volta, si sentono tutte e una scazzottata come quella che chiude il film, feroce, sporca e disperata, vale da sola i soldi del biglietto.

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E ora, se volte scusarmi, vado ad aspettare che esca Spider-Man: Homecoming.

DVD-quote:

“Il film di supereroi di cui Avengers 2 ci aveva derubati”
Quantum Tarantino, I400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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171 Commenti

  1. Il pisciatoio

    Beh, dai Cap e Buck hanno una storia che va oltre la bromance. Dal modo in cui si guardano si capisce subito che appena restano soli Bucky canticchia “Al Cap non piace bere, non piace fumare, non piace fare l’amore, gli piace solo la punizione”. E giù sorriselli Findus :)
    (l’unica ad averlo capito secondo me è la Vedova, ma lei si sa è un caso di sfiga pancosmica, persino Hulk non glielo ha dato)

  2. Matmilan

    Ma… cioè… la Marvel sa che al resto de mondo di Captain America non importa più di tanto. Cioè capisco che 3 film sono il minimo… però … son d’obbligo. Cmq a furia di rispolverare villain per riempire i film e reclutare attori… quasi finisco i personaggi. Scontro di massa di Roian Rambol wow! Ripeschiamo di nuovo spiderman, cmq meglio di Amazing! Non lo so cmq a me la civil war sembra un tardo pentimento dopo l’euforia iniziale. Il film non è male ma non c’è nulla di davvero catastrofico… nessuna amicizia terminata… solo sospesa!

  3. zano30

    Mi va tutto benissimo e mi piace questa recensione, ma chi l’ha scritta quando ha visto lo Spider Man di Raimi forse si era fatto troppe canne… I primi due film di Raimi sono bellissimi, forse i più bei film di supereroi mai prodotti (esclusi ovviamente i batman di Nolan) se poniamo al primo posto i contenuti e non gli effetti speciali. E anche se lo Spider Man di Maguire può stare antipatico per quella faccia a pesce lesso che si ritrova, non si può negare la profondità del personaggio (tra l’altro neanche così distante da quello del fumetto). Perciò dire che “È pazzesco come la Marvel abbia azzeccato in un quarto d’ora più roba della Sony in due saghe diverse” è decisamente inappropriato: lo Spider Man di Raimi se non è perfetto ci si avvicina molto.

    • Shu-Shá

      Esattone.
      Fatevi le seghe quanto vi pare con Tom Holland (e mi unisco al vostro onanismo di gruppo, ci mancherebbe), ma non tocchiamo i primi due, soprattutto il primo, Spider-Man di Raimi.

    • Axel Folle

      Ma hai ragionissima

  4. Breddo

    Estrema delusione per questo Civil War dopo il buon Winter Soldier, praticamente butta via tutte cose positive che c’erano in CA2

  5. Werzan Herzpetek

    La sfida era: sarebbero riusciti a girare una scena di botte
    a) tenendo ferma quella cazzo di telecamera
    b) mostrando il momento in cui i pugni colpiscono le facce?
    La risposta è NO!

  6. Chayton

    Ho visto solo la prima metà, cioè fino a che entra in scena uno sgonfiato Jeremy Renner (e già, non tutti reggono gli steroidi…), poi dovevo andare al lavoro. Stasera lo finisco, ma sino a questo punto a me le botte son piaciute, e dire che sono un tipo difficile è dir poco. Chi spacca davvero, comunque, è il solo Winter Soldier, grosso come un gorilla, con la faccia da bambolotto e gli occhioni celesti, di cui tutti hanno scaga perchè mena come un fabbro col suo braccio ‘de fero. Per non parlare della capigliatura unta e la barba sfatta che stanno tanto bene col disturbo post traumatico da internato/ibernato nei gulag. Se ne accorge anche il miserrimo Falcon, ennesimo clone di Will Smith, che vorrebbe, ma non può, esserne all’altezza, ed esprime tutta la propria frustrazione in quella che al momento è la mia scena preferita:
    Winter Soldier: “Potresti spostare il sedile un pò più avanti?”
    Falcon: “No.”
    Black Panther con la maschera fa la sua figura. Senza…bhè, non altrettanto.

  7. Chayton

    Wow!! Dimenticavo: Don Cheadle fa CAGARE!! Don Cheadle NON DOVREBBE ESSERCI!! DON CHEADLE FA SCHIFO!! MA CHI CE LO HA MANDATO?
    Mi sa che potrei passare per razzista, dato che ho parlato male di tre attori neri su tre, quindi forse è bene specificare che venero Idis Elba in “Luther”, che a parer mio, soprattutto nella terza stagione, strizza l’occhio al genere supereroistico in alcuni atteggiamenti del protagonista (Batman) e del suo contraltare, Alice (Un benevolo Joker).
    MA PORCOCANE CHE CAZZO CI FACEVA A GUARDIA DEL PONTE ARCOLBALENO NEL RUOLO DI UNA DIVINITA’ NORDICA? Era abbronzato dal riverbero dei raggi cosmici sulla superficie di Bifrost?

  8. Samuel paidinfuller

    il vero e probabilmente unico problema di tutta la partita marvel movies è che non sono riusciti a tirare su un parco villain all’altezza di quelli buoni.

    quindi, esclusi i film solisti, l’unica cosa che funziona è farli combattere tra buoni (cfr primo avengers e questo)

  9. Chayton

    Finito. Davvero un Filmone!! Che dire? Ormai che cisono, teniamoci anche i tre di cui ho sparlato prima, che comunque la loro parte la fanno (perfino Don Cheadle), anche se il ruolo di Black Panther spettava di diritto a Adewale Akunnoje Agbale-mr. Eko/Adebisi (previa tisanoreica, visto quanto é attualmente gnonfo)i. A quando il cross over Winter Soldier/Jeeg Robor: Vacanze Romane?

  10. Axel Folle

    Sono rimasto ben più che soddisfatto, non credevo sarebbe successo ma mi tocca ammettere che questo film è una vera e propria bombetta. Insieme ad I Guardiani forse il miglior film del MCU. Di fatto è un nuovo tassello del MCU e per comprenderlo appieno e per appassionarsi correttamente tocca aver visto gli altri film della saga ma tolto questo impiccio è roba veramente forte: la storia è appunto molto appassionante e come dice Quantum si crea la giusta ambiguità morale per far sì che uno possa appoggiare una delle due fazioni senza schierarsi con un “buono” o “cattivo” in senso assoluto, il ritmo del racconto è ottimo e… diamine le botte sono roba finalmente di gran smalto, gestite ottimamente quando grosse e catastrofiche e ben coreografate quando si gioca sul corpo a corpo, esteticamente la violenza è nascosta certo ma vedendole il senso di violenza traspare e questo è un gran risultato in un film Marvel che conferma la bravura dei fratelli Russo che con Civil War fanno meglio di quanto sia riuscito a fare Whedon con i suoi due pur buoni Avangers. Si parlava di epica sul post del blog di Jakie Lang e devo dire che qui ne ho trovata. Certo rimane imbrigliato nei parametri del blockbuster PG13 ma se la cosa non disturba questo film è una bella bombetta.,

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