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A grande richiesta torna il morbo della morte: la rece di Pandemic

Da qualche parte nel mio archivio di posta calcistica c’è una mail che non riesco a ritrovare (e forse è una misericordia) nella quale il sottoscritto dichiara il suo amore incondizionato per i found footage e la sua unicità nel panorama redazionale calcistico composto da a) gente sana di mente che si è rotta il cazzo di inquadrature ballerine e b) me.

Forse un giorno qualche archeologo nel pieno delle ricerche per la sua tesi di dottorato su “Come i400Calci cambiarono per sempre il nostro modo di vivere” la ritroverà e potrà sfottermi appendendo la mia foto a testa in giù in piazzale Loreto. Intanto, mentre attendo con pazienza che Indiana Jones Junior Junior contribuisca alla fine della mia dignità, succede che continuano a piovermi addosso found footage su found footage da vedere e recensire. E ogni volta c’è il trucchetto, la scusa, il gancio! Vi ricordate quando recensii The Den solo perché era un film che parlava di peni su Internet?

Nel caso di Pandemic, immagino che il gancio sia quella bellezza sopraffina di Rachel Nichols, il che in un film found footage girato tutto in prima persona dagli occhi della protagonista, che guarda caso è quella bellezza sopraffina di Rachel Nichols, fa capire quanto sia facile buggerarmi e convincermi a recensire qualsiasi cosa.

Le volte che si vede è struccatissima. E sempre stupenda.

Le volte che si vede è struccatissima. E sempre stupenda.

Sono ingeneroso: Pandemic è un horror che parla di pandemie e virus letali, e c’è qualcosa nei film su pandemie e virus letali che li rende automaticamente inquietanti. Credo si chiami ipocondria, qualcosa di cui grosso modo soffriamo tutti e che, immagino, non è altro che una versione educata e pure utile della nostra invincibile e insuperabile paura della morte, della mortalità e del decadimento del nostro corpo. Cioè: fare un film dell’orrore e metterci la gente che muore a causa del morbo della morte significa automaticamente entrare sottopelle allo spettatore – in misura variabile a seconda di quanto quest’ultimo ha la fobia delle malattie, ma la mia teoria è che una storia piena di colpi di tosse e febbri improvvise ed emorragie interne non può lasciare nessuno pienamente indifferente. Quella della pandemia mortale è, in altre parole, una quasi-scorciatoia verso l’orrore e la paranoia, al punto da venire spesso utilizzata al posto di invece che a complemento di.

È per questo che stimo molto il mio coetaneo John Suits (= Giovanni Abiti) e il suo sodale ed esordiente Dustin Benson, che hanno deciso di apparecchiare la tavola di Pandemic per una cena a base di virus letali e protocolli di contenimento, e poi, una volta pronta la simmetrica e regale composizione, di rovesciare il tutto, fare un gran casino, grondare sangue ovunque e girare uno zombie movie più classico del liceo dove si studia il greco antico. αρχικά!

Vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio che Pandemic è un film che razza QUALSIASI COSA da DOVUNQUE e A MANI BASSE e SENZA VERGOGNA ALCUNA. Che non esiste nulla di originale o mai visto prima in 90 minuti di girato. Che potremmo anche cominciare il gioco dei riferimenti e delle citazioni (Il primo Romero! 28 Giorni Dopo! The Walking Dead! Il secondo Romero!) e finire solo quando uscirà il sequel. E vorrei fosse anche chiaro che è un problema diffuso quando si parla di cose di zombie: in un modo o nell’altro si finisce sempre su Romero, e nella peggiore delle ipotesi su Shaun Of The Dead.

Le premesse perché non vorrei che la frase che segue venisse male interpretata: il riferimento narrativo, stilistico, tematico più evidente dietro a Pandemic è The Last Of Us, e Giovanni Abiti non si fa alcun problema a sbandierare il suo amore per i videogiochi in parecchie sequenze. Non che The Last Of Us di per sé trattasse l’apocalisse zombie (lo so, non erano zombie, ma ci arrivo) in maniera originale, gli elementi erano sempre quelli, il virus, la malattia, gli infetti e i non-infetti, la zona contaminata; e la gente non ha amato The Last Of Us perché rivoluzionario, piuttosto perché drittissimo e completamente non-ironico (qualcosa che nei film di zombie manca ormai da anni, e lo dimostra anche Romero), popolato di gente interessante e con più di un’ombra di narrativa post-apocalittica nascosta dietro alla facciata non-morta. La civiltà che collassa e la vita tra le rovine erano temi centrali di The Last Of Us tanto quanto “gli zombie mangiano la carne”, il titolo stesso suggeriva più riflessioni sulla perdita di umanità dei sani che sulla perdita di salute dei malati, persino il sacro Graal del “trovare la cura” era un McGuffin narrativo che perdeva rapidamente di senso e di centralità con il prosieguo dell’avventura di Joel ed Ellie.

Pandemic funziona esattamente allo stesso modo: nonostante il titolo suggerisca grandi riflessioni su virus, vaccini e diffusione dell’infezione, il film inizia in medias res, l’origine del virus non viene mai spiegata, il mondo è già a puttane, gli infetti impazziti divenuti cannibali (non li chiamano mai “zombie”, ovviamente), i pochi sani rinchiusi dentro complessi militarizzati in cerca di una cura. Come in Day Of The Dead, vediamo tutto dagli occhi dei militari; come nello Stalker di Tarkovsky, l’intero motore della narrazione è un suicidio volontario, un gruppo di specialisti che si butta nella mischia in cerca di una manciata di superstiti che ha spedito un SOS. Non c’è nessuna vera speranza di una soluzione: il mondo è a puttane e si fa quel che si può per tirare avanti ancora qualche giorno.

Bella anche con il casco.

Bella anche con il casco.

Le premesse sono anche quelle che giustificano il formato registico – momento fondamentale per ogni found footage che si rispetti, quello in cui si capisce da dove cazzo arrivi il footage in questione. Nel caso di Pandemic, l’idea è: le tute dell’isolamento batterico hanno telecamere montate sul casco e riprendono costantemente tutto quanto, perché «queste immagini si sono dimostrate fondamentali nella nostra lotta», come dice il Generalissimo Galattico di turno, e come dimostra il fatto che stanno ancora tutti male. Grandissimo il Generalissimo, se solo ci capisse qualcosa. Voto alla giustificazione per il found footage: 4/10

Parte così la missione dei quattro sbandati di turno: Rachel Nichols, che se non fosse chiaro è bellissima, è “il medico”, Mekhi Phifer “quello con il fucile”, Missi Pyle (vi rendete conto? MISSI PYLE) “la navigatrice” e Alfie “Sono famoso perché in un telefilm mi hanno tagliato il cazzo” Allen è “il guidatore”. Non fossimo qui a parlare di cinema direi che è la squadra standard di qualsiasi sessione di Left 4 Dead, una riflessione che chiaramente perde di valore nel momento in cui ogni scena d’azione è girata in prima persona con l’arma in primo piano e ci sono persino due o tre (eccellenti) sequenze di zombieparkour. Per non parlare del fatto che i differenti gradi di gravità della malattia che ha colpito i non-zombie sono, di fatto, un modo per mascherare tematicamente la stratificazione della difficoltà nel corso del gioco film: gli infetti di livello 1 sono innocui, quelli di livello 2 pure ma con delle orride emorragie interne, a livello 3 diventano dormienti, poi ci sono i livello 4 che sono feroci e ovviamente i misteriosi e maivistiprima livello 5 che vengono introdotti à-la-Resident Evil – prima un esemplare isolato e pericolosissimo, poi due insieme, per finire con una stanza piena di mostri.

Ottima per farmare XP e livellare, immagino.

Ritorna l’estetica videoludica di cui parlavo sopra: momenti di quiete e brevi dialoghi per delineare la personalità dei quattro fanno da intermezzo tra un massacro e l’altro. Dovete immaginare una roba così, solo che non a 60fps:

Come dicevo: i succitati – e relativamente rari – momenti di pace sono usati, come succedeva in Hardcore, per scopi mutuati da un qualsiasi videogioco. Forniscono cioè spiegoni e orientamento ai personaggi e agli spettatori, generano nuovi obiettivi e nuovi luoghi da esplorare, aiutano chi guarda a prendere il fiato e assorbire un po’ dello scenario. Che sì, è la classica “Los Angeles devastata” già vista in milioni di altri qualsiasicosa, ma senza quell’aria di artificiosità e quell’approccio da palco teatrale che prevede che tutti i luoghi più interessanti della metropoli coincidano esattamente con il percorso dei Nostri. C’è il devasto, ma è casuale, indifferente, qualcosa a cui si butta un occhio distrattamente mentre ci si sposta da un luogo sicuro all’altro e si pulisce la canna del fucile per il prossimo massacro. Si ha sempre la sensazione che la camera di Suits* sia più interessata a stare attaccata alla nuca dei personaggi che a descrivere il mondo intorno – e questo nonostante il ragazzo faccia ampio uso di camere multiple e montaggio, due cose che solitamente nei found footage stanno bene come l’ananas sulla pizza.

Eppure funziona! Funziona quasi tutto! Perché funziona? Sospetto sia perché Pandemic parte a cazzo dritto e non si rammollisce mai, non si concede mai deviazioni di tono o stile (se escludiamo una certa scena nella quale c’è della colonna sonora assolutamente non giustificabile) e vuole solo mettere in piedi una storia  ragionevolmente coinvolgente, con un paio di colpi di scena che vale la pena scoprire e con un finale amaro e molto stephenking, una notevole botta emotiva nonostante sia un rimando piuttosto esplicito a The Last Of Us, peraltro neanche al finale di The Last Of Us ma a un’altra sequenza piuttosto famosa, il che è doppiamente curioso. Non è che sia un capolavoro o un gran film o che, è che Pandemic ha un’idea semplice in testa e una gran voglia di eseguirla a modo.

Anche il fatto che ci siano almeno due scene di violenza purissima che mi hanno fatto pensare «OK, ora basta eh che sto male?» sicuramente aiuta.

Bella anche armata.

Bella anche armata.

DVD-Quote:

«Il morbo della morte colpisce ancora!»
Stanlio Kubrick, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

 

• CI HO PENSATO SOLO ORA, LA SUITS CAMERA È QUELLA CON CUI IL REGISTA HA GIRATO IL FILM MA È ANCHE QUELLA CHE STA SULLE TUTE DEI PROTAGONISTI E OMMIODDIO È UN DOUBLE ENTENDRE DIVERTENTISSIMO SEPPUR NON ZOZZO.

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28 Commenti

  1. AndreaGnarluz

    da estimatore di codesti filmazzi in cui si muore male in una svariata categoria di modi, me lo vedrò anche in originale.
    Comunque Dustin Benson in Italiano è “Figlio di Beniamino nella polvere”

  2. DarkKnight

    Credevo di essere l’unico ad essermi reso conto che Rachel Noichols è tipo la donna più bella del mondo. Iniziavo a pensare di avere una disfunzione agli occhi e invece no, ce l’hanno tutti gli altri XD

  3. ermenton kazzuriza

    A quale parte figa “non finale” di LOU ti riferisci?

  4. Shinkai

    Typo: *farmare* XP

  5. pasqualobianco

    Rachel Nichols, 3 foto 3 domande 1 risposta;

    – Struccata è bellissima? Sì.
    – Sotto il casco ha il rossetto? Sì.
    – Armata difende il suo rossetto? Sì.

    [Voglio un suo calendario, SUBITO]

  6. Darren Aaroneckart

    La Nichols é la figa della vita da quella cacata del remake di Amityville…cmq a parte questo, come fa a non essere il film dell’anno con una rece così? Minchia!

  7. badbadwiz

    OT: voglio speciale e commenti sul trailer di The Neon Demon! : D

    • the Bat(Mat)

      Mi associo! : D

    • AnnaMagnanima

      anche io vorrei sapere la vostra opinione

    • Il pisciatoio

      Oh, vedo che la mia lightining idea di mettere più trailer è condivisa. Sul nuovo Refn è presto detto. Un lungo videoclip con pezzi di fica astronomici e colori fluorescenti di cui nessuno sentiva il bisogno e che farà lasciare le palle sulla sedia anche a chi non ce le ha.

    • badbadwiz

      Aahahahaha, dai però c’è un cazzotto nei denti, il peluche trudy sul letto, i citati colori da epilessia diretta, ma soprattutto la comparsata di Keanu Reeves che fa malissimo. Curioso da matti che minchia ci fa Reeves li dentro… ho una paura fottutissima!

  8. the Bat(Mat)

    Comunque grazie Stanlio.
    Sei riuscito a suscitare un discreto entusiasmo in me che disprezzo abbastanza i found footage e odia i FPS (terza persona di spalle all the way!).

  9. Enrico

    Rachel Nichols campa di rendita dai tempi di P2, dove se ne va in giro in baby doll e seno al vento per metà film, forse è per questo che l’hanno considerato ingiustamente un dei peggiori film della storia, perché pensavano che tutto l’interesse del film si basava sulla scollatura della Nichols, oppure perché i recensiori e critici erano solo donne(l’invidia femminile la conosciamo tutti), invece per me merita molto come film, dove c’è anche un bravo attore sottovalutato come Wes Bentley, anzi strano che non avete recensito P2 su 400 calci
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    Comunque questo film non lo visto e non credo che lo vedrò a questo punto più divertente il videogioco del filmato.

    • DarkKnight

      Pare che inizialmente in P2 dovesse andare in giro con abiti ancor più succinti. Fu la stessa Nichols ad opporsi alla cosa. :P
      PS
      Comunque è vero. Wes Bentley è praticamente sparito come neanche Nicolas Vaporidis.

    • Enrico

      Dopo un fiasco come P2 ai botteghini, immeritato ma sempre fiasco per un attore si mette male.
      La Nicholas ancora più spogliata in P2 era praticamente nuda.

  10. Ciak Norris

    Daje

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