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The Neon Demon: bello bello in modo assurdo

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Sempre per quel fatto che ho una vita che manco Gigi Rizzi nell’estate del ’68, l’altro giorno sono stato invitato allo IULM di Milano per l’anteprima di The Neon Demon, il nuovo film di Nicolas Winding Refn. Ovviamente mi gaso abbestia. Il giorno dopo mi travesto da giovine universitario à la page ed entro in sala confondendomi tra i tanti studenti presenti all’anteprima. Mentre sono lì seduto da solo che ripasso delle parole da giovane da usare il prima possibile (“panozzo nel gargarozzo, gallo di dio, spinello di droga”), succede una cosa incredibilissima: entra in sala Dario Argento. Eccitato, esclamo subito: “Togo!”. I ragazzi seduti nelle mie vicinanze mi riconoscono subito come un loro simile e insieme a me dedicano un applauso al Maestro. Dario Argento, regaz. Dario Argento all’anteprima milanese del nuovo film di Nicolas Winding Refn, sbandierato come un horror. Siccome il programma della giornata prevede visione del film e successiva Masterclass (che immagino sia una parola che usano i giovani dello IULM per dire tipo “dibattito”) e siccome ho doti deduttive che manco Sherlock, vado subito in “sbattella paiura” immaginando un incontro con entrambi i registi. Pensa che bello. Ma procediamo con calma. Applaudiamo tutti il Darione nostro che entra e si siede. Un po’ di miei coetanei di 23 anni vanno a farsi fare un autografo, un selfie (autoscatto), una stretta di mano. Dario sembra si sia svegliato da tre minuti e tratta tutti più o meno a fishes in the face. Dentro di me gli stringo la mano e gli dico telepaticamente: “Ma sì, ma che cazzo te ne frega? Hai fatto Suspiria, Profondo Rosso, L’Uccello dalle Piume di Cristallo…” Si spengono le luci in sala e inizia The Neon Demon. Chissà com’è…

Sangue

Ha ancora senso per noi de i400CALCI parlare del cinema di Refn? Il primo film che abbiamo recensito è stato Bronson, nel lontano 2009, anno di fondazione del sito. Da allora non l’abbiamo mai mollato: Valhalla Rising, Drive e pure Solo Dio Perdona. Li abbiamo visti tutti, li abbiamo recensiti e abbiamo sempre espresso il nostro dubbio: ma Nicolas fa i film di menare o no? Nicolas è un regista amico nostro o è – scusate – un artista? Anzi, doppio scusate, un Autore? Eh, mi sa che alla fine la risposta l’abbiamo sempre saputa, anche quando continuava a venire alle nostre feste alla Cobretti Mansion dicendo all’ingresso: “Oh, ma io ho fatto la triologia di Pusher!” Il Cinema di Nicolas Winding Refn è per noi un’eccezione ai limiti dell’accettabile. Ha alcuni elementi che possono rientrare nel cinema di genere ma lui utilizza quei temi e quelle figure – assassini, sparatorie, sangue, violenza, inseguimenti – con altri intenti. Con quello che solitamente leggete qui, ormai è chiaro, c’entra poco o niente. L’abbiamo capito noi e l’avete capito voi amici lettori. Pace fatta? Perfetto. Però The Neon Demon è qui, viene venduto come un film horror per cui una domanda sorge spontanea: com’è questo film?

Cose atte a giustificare la categoria di genere horror

Cose atte a giustificare la categoria di genere horror

La storia: Jesse (Elle Fanning) è una bellissima ragazza di provincia che si sposta a Los Angeles per lavorare come modella. Siccome non è semplicemente “bellissima” ma possiede quel tipo di beltà che è più un superpotere, la capacità di attirare senza fare nulla l’attenzione di tutto il mondo su di sé e sul suo volto perfetto, trova subito lavoro e viene scelta dal più famoso fotografo del Mondo (Desmond Harrington) che ne vuole fare la sua nuova Musa. Questo la rende però la più odiata del Reame. Mentre una truccatrice (Jena Malone) sembra essere l’unica a volerla difendere in un mondo duro, difficile, basato sulla cattiveria e sulla superficialità, due sue colleghe (Bella Heathcote e Abbey Lee), che nulla possono contro il suo grado di perfezione assoluta, non la prendono bene. Lei è arrivata per farle sentire brutte, vecchie, inadeguate e loro questo non lo possono accettare. Per cui faranno di tutto pur di assorbire il superpotere di Jesse e toglierla di mezzo. Tutto qui? Sì, guarda, più o meno. C’è un aspirante fotografo (Karl Glusmanche si innamora di lei, il portinaio del suo motel (Keanu Reeves) che è un bruto pericoloso, Christina Hendricks che fa la vecchia volpe del mondo della moda e gente che straparla sul concetto di Bellezza. E basta. Eh, ma non ho capito: allora, com’è The Neon Demon?

La persistenza del triangolo (che ci esalta)

La persistenza del triangolo (che ci esalta)

La presenza di Argento in sala, cari amici, non era di certo casuale. The Neon Demon è una sorta di remake non dichiarato di Suspiria in cui si spinge a tavoletta sul pedale dell’Arty. La storia fondamentalmente è la stessa (togli Friburgo e metti Los Angeles, togli la danza e metti la moda) ma è impossibile non notare come Nicolas Winding Refn abbia deciso di rendere omaggio alla messa in scena di Argento. L’uso dei colori e la costruzione di certe inquadrature derivano inequivocabilmente da quel film. Il tutto però isolato, frantumato e riutilizzato dal danese in modo personale. Cioè, mentre guardando Suspiria – che NWR continua divertito a chiamare “the ultimate cocaine movie“- si è sempre consapevoli di essere di fronte a un horror con un apparato estetico bizzarro e affascinante, qui è esattamente il contrario.  Un esercizio di stile esteticamente e formalmente ineccepibile che a un certo punto – quando ormai nessuno se l’aspetta più – ha una svolta horror. Certo, qualcuno potrebbe limitarsi banalmente a dire che Refn, visto che dopo Drive ha fatto un bel po’ di pubblicità per grossi marchi di moda, abbia preso in prestito quel linguaggio e ci abbia costruito sopra un film. In realtà, se conoscete la sua filmografia, sapete che non è così. Lo stile di The Neon Demon è lo stesso di Solo Dio Perdona, di Valhalla Rising o di Fear X. Storie che funzionano anche senza dialoghi (e ogni tanto potrebbe essere pure meglio…), semplici al punto da poter essere descritte come banali. Quello che interessa al regista è evidentemente altro; lavorare a livello visivo ed estetico su scheletri narrativi. T’arrivo a dì che forse, della sua seconda parte di carriera, i suoi film più “calciabili” – Bronson e Drive – sono delle eccezioni. Perché non sono scritti solo da lui e c’è lo zampino di qualcun altro in sceneggiatura… E allora la cosa interessante della carriera di NWR è che Drive, il film che l’ha lanciato o consacrato come Autore è stata la sua condanna. Perché in realtà quello che vuole fare lui è far scomparire Elle Fanning in un triangolo di luci al neon mentre attorno c’è una luce blu o rossa mentre la musica di Cliff Martinez (solita colonna sonora BOMBATOMICA) si perde tra casse dritte e trilli spaventosi e sognanti. Per cui, cazzarola, ti ripeto per la terza volta la domanda: com’è The Neon Demon?

Sequenze belle in modo assurdo

Sequenze belle in modo assurdo

A me The Neon Demon è piaciuto. Perché, oltre a citare Suspiria, ha una potenza estetica e visiva invidiabile: sequenze come quella iniziale della festa, quella del primo photo shooting, quella della pantera o quella in casa verso la fine sono delle perle, rari esempi di cinema puro. Mi è piaciuto perché a un certo punto sono stato rapito dalle immagini e ho smesso di aspettarmi qualcosa che ormai so che non troverò più nei suoi film. Però mi rendo conto sia un caso. Non solo perché a fronte di alcune cose esaltanti ci sono delle cadute di stile piuttosto evidenti – l’insistita e metaforica presenza degli specchi, i dialoghi da Smemoranda e alcune metafore che il premio Albero della Vita ai prossimi Sylvester è già sicuramente suo  – ma perché quel giorno mi ero svegliato col piede destro. Se mi fossi svegliato col piede sinistro, magari il film mi sarebbe risultato indigesto. Perché ormai il cinema di Nicolas Winding Refn è più una questione di pancia e di cuore che di occhi. Quando vediamo i suoi trailer e pensiamo a Johnnie To, come nel caso di Solo Dio Perdona, lui ti frega, perché in realtà sta pensando a Matthew Barney. (Ricordate la gag straordinaria della tipa americana che he denunciato  quelli che hanno fatto il trailer di Drive perché lei è andata in sala convinta di vedere una roba tipo Fast & Furious e poi invece c’era un film d’autore?)

e che cazzo gli devi dire?

e che cazzo gli devi dire?

E NWR se ne fotte. Se ne fotte del fatto che noi ci ostiniamo a chiamare questa sua fase “hollywoodiana” quando è evidentemente che fa film con budget con cui a Hollywood non ci paghi manco il catering. Se ne fotte del fatto che i titoli di coda del film siano, sulle note di una zamarrata di Sia, sembrino volontariamente una pubblicità di uno shampoo. Se ne fotte del fatto che film del genere sono destinati ad essere dei suicidi commerciali. Anzi, ho quest’idea: secondo me se l’è proprio cercata. Sembra quasi che il successo di Drive l’abbia spiazzato, spaventato e che i due film successivi siano dei tentativi evidenti di fuggire da quel tipo di cinema, di mondo, di aspettative di un pubblico che l’ha unanimamente riconosciuto come un Genio. Forse è una forma si autolesionismo, una presa per il culo, the Great Nicolas Winding Refn Swindle

Paghi la mossa

Si riaccendo le luci in sala e, col pubblico giustamente diviso tra quelli soddisfatti e quelli che hanno visto i loro testicoli rotolare tra le file della sala cinematografica, ci spostiamo nell’Aula Magna dello IULM per la Masterclass con i due registi, condotta da Gianni Canova. L’ottimo risultato lo potete vedere su Sky. In due parole: NWR dice sempre le stesse cose, Dario Argento era un po’ imbarazzato perché secondo me il film non gli era mica piaciuto…

Coincidenze? Non penso proprio

Coincidenze? Non penso proprio

DVD-quote:

“The Great NWR Swindle”
Casanova Wong Kar-Wai, i400Calci.com

>> IMDb Trailer

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134 Commenti

  1. alessandro

    Siete veramente dei figli della merda, tutti voi che criticate una perla del genere… capisco che dobbiate riempirvi la bocca di vocabili che dimostrino la vostra cultura di “figli di papà”, capisco pure che troviate sfogo verbale in spazi come questo, ma non capisco e, personalmente, non tollero, l’ignoranza di avere il coraggio di voler a tutti i costi criticare un film di una bellezza estasiante, che lascia in bocca il sapore delle immagini e dei suoni per giorni e giorni.
    Vi meritate i soliti mattoni da Leone d’oro. Quest’arte non fa per voi, grandissimi figli della merda.

  2. Appena appena visto, cioè…











    Boh.

  3. L' Uomo di Nanto

    Bel film. Secondo me non centra un kaiser con Suspiria, e io quel film e Dario Argento… li mastico come i tedeschi hot dog e crauti.
    Ecco dicevamo, bel film. Non certo capolavoro, quello è Suspiria.
    Un film ipnotico, onirico, che ha immagini e momenti estranianti davvero unici e con un finale horror disturbante che spiazza dopo un ora e mezza di pellicola visiva e messaggistica. Ma un bel film dopotutto, noioso in varie parti, politicamente non corretto, forse lunghetto, troppo. Anche un po lento. Ma un 6.5 glielo diamo.
    Suspiria… Bhe altra storia.
    Ma The neon demon, a tratti inspiegabile e sicuramente non da tutti è comunque un film “carino”, tanto per fare autocitazionismo…..

  4. Fabrizio

    capolavoro

  5. Ruper Tevere

    Appena rivisto in coda a suspiria. Eh niente, vuoto, Suspiria sta su un altro pianeta. Ciao NWR, saluti a casa

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