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Dopo mesi di attesa: la recensione di Green Room

Green_Room_(film)_POSTERPoco tempo fa mi sono imbattuto in una citazione di Eric Rohmer che più o meno diceva “In questo momento odio la follia della cinefilia, la cultura cinefila, le persone che pensano solo attraverso film e che quando fanno film raccontano solo persone che esistono attraverso il cinema, sia attraverso vecchi film che persone del mestiere. Penso che il cinema sia alimentato da tutto quello che ne sta al di fuori, e direi persino che il cinema sia l’arte con meno bisogno di riferirsi a se stessa”. Insomma, il bello del cinema è l’essere un mezzo in grado di parlare di qualsiasi cosa, e limitarlo all’autoreferenzialità è un po’ uno spreco. Mi viene da pensare che questo pensiero gli sia uscito davanti a un film di Tarantino o qualcosa del genere, e onestamente non posso dargli torto. Posto che non ho alcun problema dei confronti di quello che fa Tarantino, sono più o meno della stessa idea, e mi rendo conto che il cinema che più mi piace esiste nella letteratura di Carver e nella musica dei Clash, così come la musica che più mi piace esiste nel cinema di Scorsese. Quando il cinema esiste solo nel cinema, il più delle volte, si finisce per raccontare i soliti cliché negli stessi quattro modi.
Quando ho sentito parlare di Green Room per la prima volta, ormai più di un anno fa, non mi sono esaltato perché fosse il nuovo film violento di Jeremy Saulnier, ma perché fosse un film violento con protagonisti i membri di una band punk. Mi sono esaltato perché quando c’è di mezzo il punk per me il cinema diventa incredibile, sia nella maniera più diretta di Suburbia, Repo Man e Hard Core Logo che nell’ispirazione più pura, come Strummer dentro Toro Scatenato. A volte diventa una cagata, ma solo perché chi ci sta dietro vede il punk come un ridicolo vezzo. Il punto, alla fine, è che nel punk ci sta del grossissimo divertimento. Ci stanno le botte, gli abbracci e la rivoluzione, e un ambiente del tutto positivo. A un concerto punk puoi farti male e qualcuno ad aiutarti ci sarà sempre. Pure se perdi gli occhiali, qualcuno te li ritrova. Insomma i concerti punk sono belli, quando non sono dei concerti di estrema destra. Saulnier questo lo sa benissimo, e la sua risposta alla questione è stata scrivere un film in cui una band di piccoli punk di periferia si ritrova impelagata negli affari loschi di un gruppo di neonazisti molto poco amichevoli, raccontandoci come si rovina una festa.

ABC del piccolo punk di periferia.

ABC del piccolo punk di periferia.

Dal punto di vista del film punk con giovani protagonisti a cui piace fare casino, Saulnier ci mette una sceneggiatura tutta fascino e gomitate che fa ridere e sorridere di gusto senza mai esagerare. Considerando poi che almeno in Blue Ruin nessuno parlava più di tanto, è bello vederlo alle prese con delle battute abbastanza brillanti (almeno nella prima parte). Insomma, è sempre carino sentir nominare i Minor Threat in un contesto giustificato (“I don’t think I wanna be in my 70’s still listening to Minor Threat”) o sentire Imogen Poots dichiarare Slayer e Madonna le sue band da isola deserta (a lei, tra l’altro, le battute migliori da che entra in scena, inclusa quella finale del tutto perfetta) (a lei in effetti tutte le scene migliori, action comprese). Le canzoni della band sono tra l’altro buonissime, e ovviamente a una certa suonano Nazi Punks Fuck Off, perché ovviamente. Poi diventano carne da macello, ovviamente.
Parliamo quindi della carne da macello, che è dove Saulnier dovrebbe essere più a suo agio, forse troppo. Quello che faceva Blue Ruin era prendere il concetto di revenge movie e raccontarlo a modo suo: con meccanicità e apatia, con toni scuri e un modo di agire inesperto ma senza via di uscita. Nello svolgersi della vicenda c’era un’inevitabilità che rendeva tutto di un tragico inaspettato, dando al film un tono personale e originale. Qui invece l’originalità viene un po’ messa da parte in favore di uno svolgimento più semplice (protagonisti subiscono, protagonisti si vendicano) ma anche più solido e d’effetto, grazie anche a una messa in scena esemplare. Per almeno un’ora intera gli eventi si srotolano freneticamente e inizia a perdere fiato solo quando smette di tirare fuori idee e svela tutte le sue carte (che non sono nulla di pazzesco). Il problema è che lo svoglimento più semplice è anche uno svoglimento più prevedibile, e finché c’è da chiedersi come usciranno da quella situazione funziona, ma a un certo punto diventa una caccia al topo fatta da dio, ma pur sempre una caccia al topo. Per fortuna la violenza senza fronzoli di Saulnier è qui ai massimi livelli, tra graficità sfrontata e dolore atroce. Non c’è un momento in cui non ci sia qualcuno ferito malissimo di fronte alla cinepresa, perché il cinema di Saulnier è mettere le persone di fronte alle cose brutte della vita: in Blue Ruin erano quei redneck che risolvono questioni a fucilate, qui i fasci. Non che i soggetti siano cambiati più di tanto.

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Quelli che li riconosci da lontano.

Alla fine se Green Room funziona così bene è anche grazie al precisissimo cast. Il compianto Anton Yelchin, Alia Shawkat e Joe Cole (tra le cose migliori uscite da Peaky Blinders) ci stanno benissimo come persone sbagliate nel posto sbagliato, e mentre Imogen Poots ruba il film a tutti prendendo in mano la situazione (oltre che a essere conciata nel modo migliore di sempre) i nazi si rubano la scena a vicenda perché troppo perfetti per essere finti. Macon Blair, quello di Blue Ruin, si ritaglia una particina giustissima, Eric Edelstein parla come se fosse un film horror fatto a persona e Patrick Stewart dirige la scena con la meccanicità che viene tanto bene a Saulnier. Più che come il capoccia di una banda di white supremacists Stewart si muove come un capo cantiere, sempre nella logica e mai nel sentimento, parlando di corpi e uccisioni come fossero impalcature e betoniere. Anche questo fatto qui, a volte, può essere un problema: esagerando sull’apatia e la motivazione a prescindere si rischia di staccarsi troppo dai personaggi rendendoli, appunto, delle macchine poco umane. E qui bisogna un po’ accettare la cosa, perché se da un lato è un modo di fare abbastanza brutale da essere perfetto per un thriller quasi slasher di questo tipo, dall’altro chi nel cinema ha voglia di personaggi un po’ più complessi rischia di trovarsi sotto la riga del “che cazzo me ne frega” dopo cinque minuti (concetto spiegato qui).
Forse mi aspettavo un film più punk, più musicale, perché mi sono fatto un po’ fregare da quello che speravo essere un film di Penelope Spheeris in chiave thriller ultraviolento, ma alla fine funziona come pochi film del genere visti recentemente, concludendosi col tono più giusto che potessimo sperare: una battuta arrogante in faccia a qualsiasi forzato sentimentalismo, come ogni punk che si rispetti.

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Ciao Anton.

DVD-Quote:

“Film punk (sul fatto che nella vita non ci si possa mai divertire in pace) dell’anno”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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21 Commenti

  1. Norton Antichrist

    E dunque dopo il film metal dell’anno (scorso) e il documentario grunge del decennio c’è anche il film punk dell’anno. In mezzo anche una serie rock che a me è piaciuta molto, nonostante non si farà una seconda stagione. Facessero anche un film hip hop migliore di Straight Outta Compton direi che le abbiamo tutte, con mio sommo gaudio.

  2. Dembo

    fotta ai massimi livelli, è da quando ne ho letto l’anno scorso su nocturno che provo a recuperarlo ma, ad oggi, risulta ancora introvabile (almeno con i sub ita)
    Blue ruin bombetta

    • CiccioPasticcio

      Non ho letto la recensione perchè vorrei E’ vero, sono proprio i sub che mancano, anche io sono in fremente attesa. Maledetta distribuzione, questo niente, cloverfield 2 e the neon demon per pochi giorni e orari assurdi.

  3. Dottor Festino

    La locandina è una citazionissimissima, eh

  4. Tapparella999

    Avessero suonato i brani del primo degli Skrewdriver, sarebbero rimasti tutti d’amore e d’accordo. E invece…

  5. Mi associo a Jean-Claude Van Gogh e Erik Romer sulla nausea a cui ci hanno portato i film meta-cinematografici.

    E come nasce un film, e allegorie più o meno ardite sulla libertà di espressione e sui meccanismi dell’industria, e che cavolo, possiamo avere un film che parli anche delle vite dei comuni esseri umani?

  6. 17 tutta la vita un cazzo

    arrivarci ai 70, e m’ascolto non solo i minor threat ma pure gli adolescents

  7. Zen My Ass

    Visto ieri sera e piaciuto abbastanza: veloce e teso, va subito al sodo e non si ferma piu.
    Concordo con la recensione quando dice che i personaggi sono troppo schematici e abbozzati… il contrasto e’ veramente troppo forte con un certo realismo perseguito dal film, nelle ambientazioni e nelle motivazioni. Si rischia davvero di non interessarsi piu’ ai personaggi (la morte dei primi tre membri della band avvengono troppo velocemente e di loro non si parla quasi piu’, anche quando i loro cadaveri sono mostrati la mattina dopo l’assedio).

    ALcune cose di sceneggiatura che non ho capito/non mi sono piaciute: i punk nazi entrano DUE volte nella green room con lo scopo di ammazzare tutti e regolarmente non lo fanno, si fermano inspiegabilmente (soprattutto la seconda volta). Anton Yelchin (RIP poveraccio) che combatte, corre, salta con un braccio quasi mozzato e’ troppo esagerato (va bene l’adrenalina, pero’).

    Buon film, poteva essere davvero migliore.

    • AnnaMagnanima

      Raccontaci anche il finale, please. Manca solo quello…

    • LemmyCaution

      A parte gli spoiler gratuiti per chi non ha visto il film, in realtà il motivo la seconda volta c’e’ ed oltretutto è un elemento chiave della trama del film…

    • Zen My Ass

      Scusate tanto, mi e’ scappato… la prossima scrivo Spoiler Alert grosso come una casa… o magari non scrivo niente e basta.

      Comunque, secondo non dovesse anche andare avanti.

    • Zen My Ass

      Mi e’ scomparsa una frase…

      “Comunque, secondo me sono due momenti non gestiti benissimo e un po’ forzati, e si sente, ma capisco anche che la storia dovesse andare avanti.”

  8. Wanderlei Wanderlui

    Ve vojo ben, ma “apaticità” anche no, dai. Il film una discreta bombetta.

  9. Bimbo Fango

    Ottimo film, avrei preferito ci fosse dentro più punk ma va bene anche così, ho passato comunque il pomeriggio ad ascoltare i Minor Threat e ad urlare al mio cane Nazi Punks Fuck Off.

  10. Lars Von Teese

    Totalmente d’accordo su Carver, mentre con i clash e con il “movimento” punk tutto farei un megafestival del napalm, ovviamente preceduto da quello su rap / hip-hop / R&B / soul

  11. Ratto reietto

    B movie teso come una corda di violino, mi ha fatto venire in mente gli anni 70… Trasforma i punk in capelloni e i nazi in redneck e il risultato non cambia
    Concordo meglio la prima ora , comunque avercene

  12. Tizio di passaggio

    SPOILER
    In questo film tutti fanno cose assurde e senza senso, i dialoghi sono ridicoli, persone semi amputate che saltano corrono e sparano,due su cinque li uccidono i cani che tutto avevano tranne un aspetto cattivo, i protagonisti sono così odiosi che speravo li uccidessero tutti a mezz’ora dall’inizio del film.L’unica cosa decente è la seconda canzone che suonano al concerto Nazi.

  13. World Up My Ass

    Dopo anni trovato su amazon… mi sono ricordato della vostra recensione e quindi ho buttato più di un’ora con sta disgrazia in cui non c’è niente da salvare, zero tensione, lento, ridicolo, personaggi insopportabili… si salvano solo il vinile dei fear ,che pensavo nemmeno esistesse, e un po’ di sangue. Vaffanculo

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