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Beh, io le mie vacanze le ho passate al Frightfest 2016 (la Top 10)

Ciao amici!
Non lo dico per scatenarvi l’invidia, ma mentre voi eravate in vacanza sotto il caldo sole di fine agosto spaparanzati in spiaggia davanti all’azzurro mare con un mojito in mano e una bella pupa / bel fusto al vostro fianco (detto così, con terminologia anni ’30), io ero chiuso in una buia sala sopra al centro commerciale più brutto di Londra a spararmi 24 film d’orrore (ventiquattro) uno in fila all’altro in meno di cinque giorni, nel contesto dell’attesissimo Frightfest 2016.
Eh lo so, sono un privilegiato nato col cucchiaio d’argento in mano.
Il minimo che posso fare a questo punto è un rapido recap sui 10 titoli più interessanti (per chi mi ha seguito sui social durante il festival: ho ritoccato paragrafi che per ovvi motivi vi suoneranno familiari).
Pronti via, rigorosamente in ordine di proiezione:

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Come ai concerti

1. Pet
Progetto del cuore per il famoso finto nano Dominic Monaghan, che cercava di realizzarlo da sette anni (anche se non è un’idea sua), Pet racconta una storia di stalkeraggio da manuale e intitolabile “Imbarazzo per conto terzi – The movie”, poi prende qualche svolta un po’ sporca che aggiunge comunque pepe alla faccenda trasformandola in una bella e violenta storia di sentimenti malati. Spettacolari sia il finto nano che la co-protagonista Ksenia Solo (bellaebbrava).

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A destra, il finto nano Dominic Monaghan

2. The Devil’s Candy
Ci ho messo un po’ a superare la delusione per il fatto che parte col riff di Am I Evil dei Diamond Head e poi invece è la cover inutilmente identica dei Metallica, ma a parte quello The Devil’s Candy è un filmone che, pur avendo una street cred metallara ballerina (ok i Sunn o))) a curare parte del commento sonoro, un po’ meno ok la fissa per i Mosciallica con tanto di bubblehead di Kirk Hammett sul cruscotto), rispetta lo spirito del genere. Memorabile il killer in tuta interpretato da Pruitt Taylor Vince, che sfrutta con risultati inquietanti la sua goffaggine fisica nonché la sua famosa, incredibile capacità di far tremare le pupille degli occhi. Sean Byrne ha stile e potenza e dovrebbe far passare meno tempo tra un film e l’altro.

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Consigli per l’arredamento

3. The Master Cleanse
The Master Cleanse è il piccolo metaforone dell’anno, tematicamente parlando una specie di versione leggera di Babadook. Parla del nerd famoso Johnny Galecki (è un nerd famoso lui, non il personaggio) che si iscrive a uno di quei ritiri di purificazione tra il dietetico e lo spirituale che a quanto pare tirano molto negli USA. Ovviamente le cose non vanno come previsto, grazie anche all’improvvisa comparsa dei mostricciattoli più fottutamente teneri che io abbia mai visto dai tempi di Gizmo. A fianco del nerd famoso il film “imbroglia” ingaggiando una fuoriclasse come Anjelica Huston e, cosa che succede troppo poco spesso, usa impeccabilmente una garanzia come Oliver Platt. Una bella storiella.

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Il nerd famoso Johnny Galecki

4. Sadako vs Kayako
Chi vincerà? Gli amanti dell’enigmistica o quelli degli sport avventurosi? A dispetto del titolo, questo “Sudoku vs Kayak” decide di ignorare la questione (se non vi fa ridere fa lo stesso, non è mia). Gags a parte, il film è una poverata che fa scontrare i noti fantasmi semi-intercambiabili di The Ring e The Grudge sapendo perfettamente di non avere la minima speranza di essere preso sul serio, per cui la butta in horror comedy con momenti di tensione molto soft ed altri intenzionalmente cretinissimi. Ha qualche calo di ritmo ma anche più di un momento divertente, e va benissimo per una serata in leggerezza.

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GHOSTFIGHT

5. Downhill
Downhill è il nuovo film di Patricio Valladares, dal Cile. E niente: passano gli anni e Patricio è sempre poverissimo, grezzissimo, gratuito. I suoi film non sono per tutti, sono imballati di inquadrature inspiegabili e montaggio che sembra fatto con le forbicine di plastica a punta tonda per bambini. Si fa un po’ fatica ad arrivarci in fondo. Però gli attori gli stanno dietro convinti qualunque cosa lui chieda, e ogni volta riesce a mettere su questa atmosfera anarchica da video nasty per cui ho un debole irresistibile. Una volta dicevo “racconta storie che mi interessano, ma troppo male”. Stavolta sembrava andasse nello stesso modo, ma gradualmente inizia a buttarci dentro di tutto, natura selvaggia, caccia all’uomo, infezioni virali, culti misteriosi, e all’ultimo tira fuori un finale satanico incredibile che viene da abbracciarlo. Degna di nota Natalie Burn, che è una specie di incrocio fra Megan Gale e Brigitte Nielsen, o una giovane Pamela Prati (non so se qualche pubblicitario della Vodafone mi sta leggendo e la vuole portare in Italia), coraggiosissima sia per le scene intense a cui si sottopone che per via del farsi gli stunt da sola.

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Natalie Burn

6. Johnny Frank Garrett’s Last Word
Johnny Frank Garrett’s Last Word è un progetto difficilissimo. Prende una storia veramente vera in stile Making a Murderer e la mischia a puttanate paranormal-superstiziose commerciali alla Blumhouse, ma poi si affida alla regia di Simon Rumley che – invece di crollare sotto le esigenze di un film su commissione come tanti suoi colleghi che vengono dall’indie – soffoca le puttanate più grosse curando ogni dettaglio e alzando il volume quando ncessario, e lo trasforma in oro puro. Che cazzo di bomba. P.S.: contiene una delle morti dell’anno.

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A destra, Jesse “The Body” Ventura- cioè, Simon Rumley

7. S i R E N
S i R E N è un film incentrato su una donna che rimane nuda per 90 minuti. Siren è ispirato a “Bachelor Party”, l’episodio più figo di V/H/S. Non è però un remake o la semplice estensione di un corto: si tratta di un altro regista, il redivivo Gregg Bishop di Dance of the Dead, che si limita a rubarne il personaggio protagonista e la base del plot incentrata su un addio al celibato, e lo trasforma in una commedia horror con atmosfere a metà fra il vecchio Vamp e Dal tramonto all’alba. E, come e forse persino più che in Dance of the Dead, l’ispirazione è alta e il mix è perfetto. Quella cosa della donna nuda l’ho messa subito perché so che vi piace vantarvi di aver smesso di leggere lì.

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Cazzo guardi

8. 31
31 è il ritorno di Rob Zombie che aveva voglia di ritornare a Rob Zombie visto che il resto non aveva ricevuto esattamente il feedback sperato. Trattasi dichiaratamente di progetto imbastito in vacanza e girato in 20 giorni coi soldi dei suoi zombers (immagino si chiamano così i fans di Rob Zombie prontamente volati sull’apposito kickstarter), in cui il nostro infila i suoi marchi di fabbrica senza vergogna e senza sforzarsi troppo: personaggi matti, Buzzurronia (sud degli USA), anni ’70, southern rock a palla, dialoghi densi e iper-cesellati, nani nazisti e pagliacci, vecchie star di culto dei film di genere, filastrocche sceme, freeze-frame alla Peckinpah, una sequenza epica costruita su una ballad iconica… Insomma, lo Stranger Things di se stesso. Il punto che è che di questi mix è capace solo lui, che anche quando gira con la mano sinistra e sovrappensiero rimane una gioia per gli occhi e per lo spirito nonché tre spanne sopra chiunque provi a fare le stesse cose. E in più gli bastano i primi due minuti per prendere un onesto caratterista sottovalutato come Richard Brake e lanciarlo nell’Olimpo dei personaggissimi memorabili alla Captain Spaulding.

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Sotto il faccione di Richard Brake: Richard Brake

9. Monolith
Monolith è un film che in Italia si carica di attese particolari per via dell’essere una co-produzione Sky / Sergio Bonelli che fa sbarcare per la prima volta al cinema un’idea di Roberto Recchioni. Il risultato non ha tutte queste pretese: è un bel thrillerino più che decoroso che gioca a nascondere la propria origine geografica e a mimetizzarsi con il tipo di roba che negli USA fanno circa una volta al mese. Costruisce una premessa high concept semplice e coinvolgente (donna bloccata nel deserto con un’auto high-tech impenetrabile che si è chiusa a cassaforte con dentro il figlio di due anni), si affida coraggiosamente a quella patata di Katrina Bowden al primo ruolo impegnativo della carriera (non sbalordisce ma tiene bene), si piglia qualche pausa di ritmo dovuta a una situazione che effettivamente non offre troppi sbocchi e a uno script che preferisce la strada dell’immedesimazione a quella dell’action a tutti i costi, ma azzecca anche due o tre momenti di tensione fatti come si deve. L’unico tocco inconfondibilmente italiano: l’auto (progettata da LRNZ) parla con la voce di Brooke di Beautiful.

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Il regista Ivano Silvestrini

10. Red Christmas
Red Christmas, per quel che mi riguarda, finora è lo slasher dell’anno. Lo sceneggiatore/regista Craig Anderson riesce a farci empatizzare sia con una famiglia disfunzionale e un pranzo di Natale a disagio che a confronto You’re Next è una commedia con Julia Roberts, sia con un killer che riesce a sembrare contemporaneamente innocuo e micidiale, estremizzando la tradizione di certi freaks old school. E il tutto viene annaffiato su uno di quei temi delicati che un filmmaker normale non toccherebbe in un film simile neanche coi guanti di un altro, trattato sia con forza e passione che con un invidiabile spirito “fottesega” a riguardo di qualsiasi questione di tatto o meno. Gli omicidi splatter forse sono un po’ troppo cheap e cartooneschi, ma godibilissimi. Dee Wallace è commovente. La vera sorpresa del festival.

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Good times

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41 Commenti

  1. Donnie Harlin

    Bella Nanni!
    Grazie per esserti sottoposto per noi a questo tour de force anziché restartene spaparanzato tra Katrina Bowden e Jessica Lowndes sulle esotiche spiagge di Val Verde, apprezzo il tuo sacrificio.
    Sono piuttosto in fotta per un bel po’ di questi titoli, anche se so già che sarà dura reperirli. Ormai mi tocca rivolgermi sempre più spesso al mercato tedesco (ove pare che TUTTO esca in Blu-Ray, persino i peggio filmacci di nicchia ignoti persino agli addetti ai lavori), con la pecca che i sottotitoli in inglese sono spesso una grande utopia.
    Ora che ci penso, devo pure recuperare un bel po’ di roba meritevole uscita negli ultimi anni e che ho lasciato indietro…
    @Nanni, rimembrando i vecchi tempi, durante i quali compravo a scatola chiusa praticamente qualunque horror uscito in DVD in UK, volevo chiederti che ne pensi di The Hills Run Red, ma ho pensato che magari ne avevi già parlato tempo addietro e così sono andato a controllare e in effetti l’avevi pure recensito. Ho letto che anche tu hai apprezzato, io ne ho un bel ricordo, ma non l’ho più visto dai tempi dell’uscita in home video, mi sa che una di ste serie me lo riguardo.

    • Ho riguardato The Hills Run Red neanche un mese fa e tiene ancora benissimo, è uno di quei film che fa sempre piacere ripassare, un po’ come Ammazzavampiri. Viva i bluray tedeschi.

    • Basterchiton

      Si, è proprio figherrimo The Hills Run Red. Anchio l’ho rivisto ultimamente e la scena con la tipa che canta la canzoncina a babyface è veramente fantastica.

    • Donnie Harlin

      Dovrò rispolverarlo, in effetti ho una selva immane di horror (alcuni davvero di pregio) che non vedo da anni e anni…appena il tempo andrà in vacca mi chiuderò in casa per recuperare.

  2. Clockwork Alex

    Leonard Hofstadter in un horror? che fottuta chicca.
    Attesa spasmodica per l’uscita italiana di 31…

  3. AnnaMagnanima

    Capo grazie per il riassuntone. Io qualcuno dei tuoi post di fb me l’ero perso a con questa raccolta sarà molto più facile il recuperone.

    Ma perché non torni più spesso? Questo ring è vuoto senza di te…

  4. Rocco Alano

    Quando parlavo di articoli più interessanti, intendevo roba come questa :)

  5. Zen My Ass

    Bentornato, Nanni. Sempre un piacere leggerti su queste pagine…

    31, Red Christmas e The Devil’s Candy mi intrigano, li vedro’ di sicuro.

  6. Marlon Brandon

    madonna quanta carne sul fuoco…e io che credevo che Nanni in realta’ i film de paura un po’li snobbasse…grazie!

  7. Rocco Alano

    E, comunque, se c’è un tizio di Big Merd Theory in un horror spero crepi male.
    Il mio sogno è Sheldon Cooper sottoposto alla cura Martyr

  8. Calvin Clausewitz

    OT: e’ uscita la season 2 di Narcos

  9. Solocomun Kane

    Dopo il tentennante Lords of Salem sono curioso di vedere Zombie tornare a qualcosa più nelle sue corde.

  10. goat

    Obbligato, me li segno (quasi) tutti.
    Una precisazione: quella di Pruitt Taylor Vince non è una capacità, è affetto da nistagmo.

    • Beh sì lo immaginavo che non è una cosa per cui vai in palestra, ma è in giro da oltre vent’anni e l’ho visto più volte in ruoli in cui faceva solo quello, suppongo e spero di non sbagliarmi che non stia malissimo

    • goat

      Non so, magari con l’età qualche problemuccio potrebbe averlo, ma credo sia tipo nascere con un piede equino (circa): te lo tieni e amen.
      Lui comunque è mitico, attorone come pochi.
      Mi sbaglierò, ma la prima volta lo vidi in un episodio di X-Files, e sì: i suoi bulbi ballerini, quando interpreta il personaggio giusto, danno ‘na spinta incredibile.

    • supertramp

      Io punto tutto su the devil’s candy, con Pruitt che finalmente mette le sue pupille al servizzio di un ruolo da killer. Come si fa ha non volerlo vedere subito… come?

  11. Alessio

    So che non ne hai parlato perchè ampiamente gia dibattuto in questi mesi e perchè qua si volevano presentare i nuovi titoli.
    Comunque da gente che conosco che è stata al fright fest e dai commenti sui social (twitter,fb) uno dei titoli che è piaciuto di piu è stato LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

    • Purtroppo non ho potuto osservare in diretta, ho preferito guardarmi qualcosa che non avessi già visto, ma sono contento perché sul programma per qualche motivo lo avevano introdotto malissimo spacciandolo come un mix tra Deadpool e Toxic Avenger

  12. Ruper Tevere

    Ciao Capo, grazie Capo, sempre bello leggerti

  13. Shame White

    Giusto Nanni. Segnalerei anche “My father die”, un bel revenge su una vendetta figlio vs padre (anche qui quanto a famiglie disfunzionali non scherziamo) che si consuma nella brutalità e “Mercy”, thriller senza un filo di sangue ma con l’espediente del rewind a metà film con punto di vista differente e un twist finale che mi pare molto azzeccato.

  14. Giulio

    Pensavo che quella bomba di “My father die” trovasse un posto nella tua top ten. Per il resto, mi raccomando: recupera “Mercy” asap. A beneficio di Alessio qui sopra, confermo l’ottima accoglienza di Jeeg Robot. Di fianco a noi c’erano un argentino e un paio di ragazze inglesi: per loro Jeeg è stato tra i migliori del festival. Infine, ringrazio per la citazione di Pamela Prati! :-)

    • Nella prima bozza avevo messo 16 film su 24, poi mi sono accorto che non aveva senso e ho dovuto fare scelte difficili. La lista qui sopra include un misto fra i migliori e quelli su cui mi e’ stato maggiormente chiesto un parere. Grazie per Pamelona, sorry, mi ero dimenticato chi me l’aveva suggerito… Mi raccomando il prossimo anno, ora che hai visto che ne vale la pena!

  15. Buonasera Capo Nanni, é sempre un piacere leggerti. Volevo farti una domanda, relativa alla visione d’insieme di questi film: come la vedi la posizione in campo di Banega? Grazie.

  16. Landis Buzzanca

    [PESANTE OT]
    …ma é per caso in strada il nuovo Kickboxer? :)

    ho avuto (ahem) modo di vederlo e per me un poco merita…

    highlights personali:

    – JCVD in un gustoso role flip e con recitazione al minimo sindacale (per me é stato sul set tipo due giorni :)

    – Bautista che recita al minimo *biologico*, assolutamente invendibile come tailandese ma che mena tutto il tempo

    – Gina Carano malvagia! (che non mena, dannazione)

    – il nuovo pischello un po’ Van Damme “hipsterizzato” ma molto (molto) sulla scia di Scott Adkins

    – l’accenno buddy movie!

    – la tanto attesa e sicuramente meritata vendetta di JCVD sulle malvagie noci di cocco (lacrimuccia)

  17. dirty harryhausen

    Grazie, di questi ho visto solo Devil’s Candy e confermo che merita parecchio, recupererò 2 o 3 degli altri.

  18. lele

    la maggior parte dei film che citate sono irreperibili in streaming!peccato!

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