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L’efficacia dell’evitare: la recensione di Man in the Dark

23859_320_470Fede Alvarez è uno che sto provando a capire, ma quel che ho capito è che il culo ce l’ha avuto. È uno che da Montevideo, Uruguay è arrivato con un cortometraggio poverissimo in cui si capiva che era bravo a fare i robot con il computer (e basta) e allora han ben visto di fargli fare il remake de La Casa, un film horror con tantissimi effetti speciali fatti a mano e, vado a memoria, una presenza di robot fatti al computer pari a zero. Fa strano, no, che tu ti faccia notare per una cosa e ti prendano per fare quella opposta. Ma non c’è mica nulla da dire: La Casa era divertente, violento e faceva le sue cose a modino, senza ovviamente cambiare un cazzo nel panorama horror moderno. Avrebbe potuto, e invece no. Qui andrebbe capito quanto Raimi e Tapert, produttori con la loro Ghost House, ci abbiano messo la mano, dalla visione alla realizzazione, perché a tratti m’è venuta l’impressione che Raimi si fosse messo lì dietro un angolo a controllare che “bravo sì ma non quanto me mi raccomando”.
Fede Alvarez potrebbe benissimo essere stato scelto perché un bravo ragazzone pieno di idee e capacità ma anche schiavo eccellente ai servizi del maestro, che ha voglia di fare i soldi con film horror piuttosto mainstream. Perché possiamo dire quello che vogliamo, ma La Casa costò 17 milioni e ne incassò 97. Il film successivo marchiato Ghoust House, Poltergeist, costò 35 e ne incassò 95. Ed era parecchio inutile. The Possession, anno 2012, 14 milioni per un ritorno di 85 e nessuna traccia di memorabilità. Sono 4 anni che Raimi e Tapert fanno i soldoni con film generici fatti bene che vanno a vedere tutti nell’illusione che quel pizzico di esagerato faccia di loro degli imperdonabili pervertiti.
Don’t Breathe, storia di ladruncoli che vanno a derubare il cieco sbagliato, non fa alcuna eccezione: costato 10, incassato 10 volte tanto. Idee buone, tecnica eccellente, freno a mano su qualsiasi cosa vada oltre il concetto maistream di film horror, un po’ di vaffanculo e un po’ di vabbè mi sono divertito, seguito a ruota da un altro vaffanculo.

"!!!, ha detto le parolacce!"

“!!!, ha detto una parolaccia!”

Mettiamola così: Don’t Breathe (che qui si chiama Man in the Dark ma il titolo è inutile tanto quanto) poteva essere memorabile, e invece non lo è. Si accontenta dell’eccelleza tecnica e lascia che la correttezza vinca su tutto. Questa storia di Raimi che chiude in gabbia i suoi autori, per me, è quasi vera. Li scatena quanto basta per mettere su una roba molto buona (d’altronde la sceneggiatura è sempre di Alvarez/Sayagues) e appena c’è da tirar su il gomito gli fa annusare la pappa e li riporta dentro. Non sono spaventati dal Rated R, ovviamente, ma guai a tirare in ballo moralità di alcun tipo. Non vogliamo mica sul serio traumatizzare i ragazzini ! Poi piangono!
Fare questo discorso sembra stupido: ovviamente quella di fare dei film classici in grado di essere distribuiti alla grandissima ovunque è una scelta precisa, e una volta accettata la cosa, al netto di film realizzati molto bene, non se ne dovrebbe lamentare nessuno. Diventa un discorso legittimo, invece,  quando gli elementi per qualcosa di più vengono lanciati a destra e a manca, solo per poi non essere mai raccolti o, peggio ancora, tirati indietro coperti di gommapiuma.
C’è un momento cruciale (che non starò a raccontare: facciamolo nei commenti sotto la grande scritta spoiler) in cui lo spettatore viene colto di sorpresa da un twist secondo me molto buono che tira fuori una roba inaspettata in uno scenario horror comune. Alvarez prende la rincorsa, costruisce tutta una serie di possibilità gustosissime, lascia che tu, persona esperta, possa pensare a tutte le cose bruttissime che possono accadere e appena inizia a correre urla SCOIATTOLO e torna indietro velocissimo. Ecco cos’è Fede Alvarez: il peggior centometrista della storia della corsa cinematografica. Un paraculo maledetto che ha venduto l’anima della scorrettezza al dio onnipotente della moralità perbenista. Poteva raggiungere il livello Martyrs del twist a gomito e invece no. Tutto questo a suon di violenza spacca ossa, perché va bene spezzare gambe ma per favore pensate ai bambini quindi inquadriamo lì ma non proprio lì, per 90 minuti, una sequenza dopo l’altra.

In psicologia questa cosa si chiama evitamento: “una strategia comportamentale messa in atto allo scopo di sottrarsi dall’esposizione a situazioni, persone, eventi temuti, cioè che suscitano emozioni considerate negative per chi le sperimenta”. In altre parole: l’arte dell’evitare. E Alvarez evita come il bersaglio senziente di mille frecce colorate.
(in realtà non so un cazzo di psicologia quindi siate buoni, psicologi)

"Zitti, sento avvicinarsi della responsabilità"

“Zitti, sento avvicinarsi della responsabilità”

Non posso dire di non essermi divertito guardando Don’t Breathe. Mi sono goduto tutta la violenza ben messa e mi è piaciuto Stephen Lang in versione furia cieca, in un handicap gestito in maniera eccellente, molto meglio che la sordità di Hush. C’è una sequenza al buio abbastanza fenomenale che dimostra tutto quello in cui Alvarez eccelle e un’altra sequenza con cane che dimostra cosa si può fare in tre metri e un po’ d’inventiva quando si è capaci a girare dei film. E per quanto abbia dei problemi, per quanto faccia incazzare, per quanto poteva essere una mega bomba e invece è solo ok, preferisco quattro di questi che un altro metaforone alla It Follows.
Sono convinto che Alvarez prima o poi si libererà dalla schiavitù del fare i soldoni e diventerà il nostro regista horror di riferimento. Diciamo che lo spero.

DVD-quote:

“Poteva vincere la scorrettezza, e invece no”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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17 Commenti

  1. Zen My Ass

    Non e’ la prima recensione a sottolineare il potenziale sprecato, peccato… Evil Dead era divertente, ma incredibilmente stupido e innocuo… mi aspettavo piu’ coraggio da questo, e il soggetto lo lasciava credere.

    Siamo sempre nell’ambito dell’horror mainstream (e’ una produzione WB se non sbaglio)…

  2. Vidi il trailer al cinema prima di Lights Out e pensai: “Mah! Cos’è? Un remake de La Casa di Nera di Craven con il nonno di Matt Murdock?”. Poi uscì il nome di Alvarez e mi si stampò un si! nella testa.

  3. AnnaMagnanima

    bene bene. se non avessi avuto i figli piccoli sarei andata a vederlo sabato sera col marito.invece lo guarderò da sola al cinema in un pomeriggio mentre lui fa il babysitter

  4. Phon Connery

    Per me discreta bombetta (tranne il plot twist che sfocia nel maccosa). Stephen Lang è uno stramaledetto Terminator, veramente inarrestabile. Belle le sequenze al buio, tensione sempre alta. Peccato però per la mancanza di coraggio nella parte del colpo di scena.
    SPOILER per me un horror è un film dove il cattivo di turno deve vincere, sennò è una sega (sì, proprio in quel senso): anche perché i film horror devono iniziare in un modo e finire molto peggio per il protagonista. In questo (come in altri film del genere), il protagonista ne esce vincitore. Deve essere un film dell’ORRORE, mica DI FORMAZIONE, che cavolo! (so che molte volte le due cose coincidono, ma non in questo caso) /SPOILER
    Prevedo almeno la candidatura ai prossimi Sylvester nelle categorie attore e maccosa.
    Comunque concordo con JC: meglio un film del genere che It Follows.

  5. pasqualobianco

    A volte il fine di tutta la memorabilia nei movies siano LE SCENE WOW.
    (Slogan del lunedì)

  6. Zen My Ass

    Ola, gente… Spero che ci siano grandi cambiamenti in vista, perche’ 3 articoli alla settimana mi sembrano un po’ pochini, e anche le rubriche sono scomparse. Mi dispiace fare il rompicoglioni, ma ho una strana sensazione e vorrei sbagliarmi.

    • Bud Spacey

      eh infatti, 15 redattori zero articoli. Organizziamo una manifestazione di protesta nelle piazze di Valverde

  7. Rocco Alano

    Quindi non sono il solo a ritenere ‘It follows’ deludente e sopravvalutato

  8. Enricoe

    Film che ancora non ho visto ma che mi garba molto, ma la domanda che mi gira in mente è questa.
    Possibile che i nostri doppiatori dopo aver distrutto generazioni di film, ora si mettono anche a cambiare i titoli dei film?
    Cambiare i titoli dei film americani con titoli totalmente idioti l’hanno sempre fatto, ma qui praticamente stanno capendo che le molti ragazzi non guardano più i film doppiati e cominciano a storpiare anche i titoli inventandoseli in inglese?
    Qualcuno li fermi.

  9. AnnaMagnanima

    visto il film e piaciuto anche se effettivamente poteva essere molto di più.
    quasi.spoiler

    sarebbe stato bello vedere usare la pompetta per il sugo d’arrosto ma purtroppo non s’è potuto fare…peccato.

    fine spoiler

    dopo il grande lang migliore attore il cane.
    spero che decidano di fare “man in the dark 2 la vendetta” senza sconti.

  10. Appena visto. In effetti è girato molto bene, il ritmo è ottimo, c’è un gusto per l’inquadratura non comune, però è vero che, pur essendo solido in ogni comparto, ti rimane la tipica sensazione di compitino ben fatto senza mai uscire dai margini. Un vero peccato perché invece uscire dai margini è quello che deve fare l’horror. E It Follows per me lo faceva alla grande.

  11. Zen My Ass

    Visto ieri sera e non mi sento di maltrattarlo troppo: classico Home Invasion con twist interessantissimo a meta’ film che pero’ viene colpevolmente abbandonato. Il film dura il giusto, procede spedito, diverte e spaventa quando deve. Alvarez mi piace: ha un ottimo gusto dell’inquadratura e sa muovere bene la camera in spazi stretti creando tensione (e questo si era gia’ notato in Evil Dead).

    Come detto da tutti: il film cerca ipocritamente di far piacere i tre ragazzi protagonisti (tre bellocci costretti da una vita difficile a diventare topi di appartamento… e gia’ qui cascano un po’, ma vabbe’… speriamo comunque che muoiano male) e il finale riprende esattamente questo discorso, quando avrebbe dovuto accellerare con cattiveria e disperazione.

    Mega twist di meta’ film: peccato, davvero peccato… poteva portare la storia in una direzione del tutto diversa e molto piu’ assurda e horror, invece serve solo a creare un background per il cieco (un Stephen Lang immenso e spaventoso, inutile dire che si mangia tutto il film) e viene poi sottoutilizzato prima e poi dimenticato in fretta.

    Poteva essere molto di piu’ e meglio, ma nel suo essere un canonico Home Invasion, fa il suo lavoro abbastanza bene. Mi sono comunque divertito e aspetto Alvarez alla suo prossima opera.

  12. Axel Folle

    Dato che un paio di contatti autorevoli me ne avevano parlato con grande entusiasmo mi aspettavo qualcosa di più, alla fine è caruccio ma non andiamo troppo in là. Il plot è molto figo e lo si gioca bene, come han detto in tanti si trova anche il modo di infilarci un twist niente male anche se poi non viene sviluppato granché. Non ha particolari difetti, però il sentore di potenziale frenato l ha lasciato anche a me.

  13. Gianni Carpentiere

    L’ho visto, con ritardo clamoroso, solo due giorni fa e mi è piaciuto. Tecnicamente sopraffino, con il giusto grado di tensione, sorprese, ecc. Come giustamente detto sopra, nella recensione e in molti commenti, gli manca qualcosa per fare il salto di qualità, ma un bel 7 (su 10) se lo porta a casa senza problemi.
    Gli esterni sono identici ad alcuni di quelli di It Follows, e sarà per quello che, subliminalmente, si sono fatti paragoni con quel film: ma sono prodotti completamente diversi e non paragonabili (e It Follows è un gradino sopra, secondo me).

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