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Speciale Jackie Chan: I due cugini (1982)

Il 12 novembre hanno consegnato a Jackie Chan un Oscar onorario alla miglior carriera di sempre.
Per celebrarlo, abbiamo deciso di dedicare questo mese ai suoi primi cinque film da regista, tra gag esilaranti, coreografie mozzafiato e storia del cinema.

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Sabato 12 novembre 2016 Hollywood ha finalmente capito che gli Academy Awards non possono essere considerati un premio serio se ne dai uno a Sandra Bullock, uno ai Three 6 Mafia e ben due a Iñárritu, e neanche uno a Jackie Chan che 1) è la cosa migliore capitata all’arte del cinema dopo i Lumière, e soprattutto 2) è ancora vivo e più che arzillo per ritirarlo.
Ma vediamo il filmato:

Tutto molto bello, tranne quando si vede Sly che da quando ha scoperto Instagram non mette giù il telefonino manco a pagarlo, manco a fargli notare che lo stanno inquadrando perché ringraziato durante un momento che passerà alla storia del cinema.

Ma passiamo al film, e partiamo subito con il proverbiale elefante nella stanza:

dragonlord

Se non ci leggi, pigiaci fortissimo sopra per ingrandire!!!

“I due cugini”.
Chi e perché abbia deciso, soltanto in Italia, che a un classico di arti marziali cinese andasse appioppato un titolo che lo facesse sembrare un film di Pupi Avati è e rimarrà per sempre un mistero imperscrutabile che neanche Alberto Angela riuscirà mai a decifrare.
Per cui perdonatemi, ma io da qua in poi lo chiamo Dragon Lord.
Non ce la faccio proprio a chiamarlo “I due cugini”.
Ho paura che spunti Silvio Orlando all’improvviso.

Dragon Lord, dicevamo.
Ormai Jackie Chan ha capito cosa vuol fare nella vita e ci ha preso il ritmo: qui il giochetto consiste semplicemente nel prendere la formula dei film precedenti e alzare il tiro.
Il personaggio di Jackie è sempre il solito: un imbranato poco di buono, disposto a qualsiasi cosa pur di non fare arrabbiare suo padre, tranne fare quello che gli chiede. Stessa situazione del Ventaglio bianco, ma anche di Drunken Master.
La prima sequenza è, anche qui, sportiva: ci sono quattro squadre che si sfidano durante una fiera di paese a correre verso una piramide, arrampicarcisi, prendere il pallone ovale dorato che sta in cima, scendere, correre verso la rispettiva base e inserirlo in una busta di tela. In mezzo: la totale mancanza di regole, botte a volontà, massacro. Una cosa assolutamente folle per il puro livello di stunt richiesti, che diventa sovrumana nel momento in cui Jackie si mette a coordinare coreografie complesse che buttano dentro arti marziali, circo, gag fisiche da cinema muto, sprezzo del pericolo, pernacchie a qualsiasi concetto di sicurezza sul lavoro, e una visione di insieme che vaffanculo Danny Boyle te e la tua cerimonia delle Olimpiadi demmerda (così, il primo che mi è venuto in mente). Se non ti casca la mascella perché è una sequenza incredibile di suo, lo fa perché dopo trent’anni ha ancora pochissimi eguali; se non lo fa manco per quello, lo fa perché Jackie Chan si è talmente superato negli anni a venire che quella scena in particolare viene, ingiustamente, a malapena ricordata. Nel 2003 viene giusto citata dall’incipit di Ong Bak che sostituisce la piramide in legno con un albero secolare, aumentando la pericolosità degli stunt ma non pareggiandola in nient’altro.

Buttarsi dai tetti, che divertimento

Buttarsi dai tetti, che divertimento

Il resto del film consta fondamentalmente in una serie di scuse che permettano a Jackie di fare il buffone e sfogare la sua vena creativa.
In un pezzo puramente comico il padre di Jackie (Feng Tien di Dalla Cina con furore) gli chiede di recitare una poesia che il nostro ovviamente non sa, ma che si è scritto all’interno di una scarpa; segue coreografia complessa alla Chaplin in cui il nostro adotta continuamente pose diverse che gli consentono di leggersi la scarpa senza farsi scoprire.
Piccolo off topic: secondo voi qual è la miglior partita di calcio mai vista al cinema?
VRONG! Ci siete cascati: non era un off topic, è sempre Jackie Chan, in questo film, che alla metà piazza una sfida di calcetto col volano al posto della palla che le pubblicità della Nike puppano la fava.

Dragon Lord arriva dopo la prima gita di Jackie Chan a Hollywood (Chi tocca il giallo muore e La corsa più pazza del mondo) ed è, in sostanza, più o meno tutto qui: un puro raffinarsi della formula.
Che nel caso di Jackie Chan è già diventata una gara con se stesso.
Più o meno come quando negli anni ’80 non ti chiedevi se Sergey Bubka avrebbe vinto la gara di salto con l’asta, ma va, staccava tutti regolarmente di mezzo metro, ma ti chiedevi soltanto se avrebbe superato o meno il suo record dell’anno precedente.
Dragon Lord ribadisce inoltre la sua particolare figura di eroe che non solo ama la commedia quasi quanto le arti marziali ma che, pur avendo l’abilità tecnica dei migliori, fa dell’umiltà la sua caratteristica distintiva. Qui ad esempio il suo personaggio non è il più grande picchiatore della città, e non c’è nessuna fase di addestramento o di apprendimento di chissà quale colpo speciale; quando comparirà il mega-cattivo-fortissimo e lui sarà costretto ad affrontarlo, lo farà di pura grinta, furbizia, cuore, (finta) assenza di tecnica che diventa imprevedibilità e inarrestabile testardaggine. E cose folli tipo combattere aggrappato a una ringhiera nel vuoto, che va tutto bene finché ci riesce ma poi durante i titoli di coda ti fanno vedere che si era sbagliato ed era caduto di schiena tre metri sotto senza protezione e quindi bisognava rigirarla, pure la beffa di fare stunt pazzi involontari quando la scena richiedeva di non fare nulla…

Acrobazie che servono a farsi male in modo più difficile

Acrobazie che servono solo a farsi male in modo più difficile

Sapere comunque chi altri si ricorda di questo Chan pseudo-minore?
Gareth Evans.
Indovinate da dove ha rubato l’idea del combattimento finale di The Raid.

DVD-quote:

“Ong Bak incontra The Raid, qualche decennio prima”
Nanni Cobretti, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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19 Commenti

  1. AnnaMagnanima

    “I really won won”
    …e Si si alla fine si è ricordato anche di TUTTI NOI

  2. supertramp

    Ma quanto cazzo è brutale e folle il finale di Dragon Lord ? Non ho parole,
    assurdo. Hwang In-shik è devastante, il solito fuoriclasse. Mars Eroico.
    Il “segreto” è ripetere ripetere e ripetere ancora, praticamente un mantra di Jackie in ogni intervista da decenni, ne è l’esempio perfetto questo film per sottolineare il lavoro mostruoso (la sequenza del Jianzi è stata ripetuta 2900 volte) fatto per girare le scene che si vedono nei suoi film, che sicuramente non possiamo paragonare con il tempo a disposizione per le stesse scene in produzioni hollywoodiane.
    Vedere Gaterth Evans citare ogni volta che ne aveva la possibilità
    Dragon Lord come fonte di ispirazione per The Raid, mi fece pensare a quanto Jackie”PREMIO OSCAR”Chan fosse avanti coi tempi in maniera impressionante.

  3. maxnataeleale

    mica l’ho visto questo!!recupero subito
    grazie bellissimo questo speciale

  4. Ryan Gossip

    Fantastico, me lo riguardo appena riesco. I canali Sky/Cielo avevano dedicato un bel ciclo al nostro Jackie, spero si ripetano presto.
    Doveroso però ricordare chi diresse quello spot con i brasiliani in aeroporto…

  5. Marlon Brandon

    Uno dei grandi misteri cinesi, sono un miliardo e mezzo, giocano in tanti a Pallone nei campi e campetti. Durante le pause pranzo anche in inverno sono tutti li’ che fanno palleggi col cosiddetto “volano” , donne e uomini, giovani e vecchi, roba che dici sti qua a calico sono dei fenomeni. Poi arrivano le gare per le qualificazioni a qualunque competizione e le prendono da tutti in Asia, anche dalla Siria…

  6. Axel Folle

    La recensione spinge fortemente alla visione, peccato che non lo trovo in streaming e manco in download, mi sa che mi faccio regalare il dvd ora per natale…

  7. Steven Senegal

    se anche si è ispirato al fight finale di dragon lord, lo ha preso – lo ha squassato – lo ha moltiplicato per 10 – l’ha reso ineluttabile, un meccanismo ad orologeria perfetto, violento – ha reso l’idea che quel figlio di troia ciascuno dei 2 fratelli col cazzo che lo batteva da solo – ha reso tutto in maniera cruda e realistica con praticamente solo camera a mano ravvicinata ma mega dinamica e montaggio serrato. Il regista o il dop non stanno riprendendo lo scontro, sono parte della coreografia, stanno danzando e schivando i cartoni di quei tre matti. Mentre di là chiacchiere, rallenty, grandangolo e mulinare braccia a caso
    Di Dragon lord ha preso solo l’idea dello scontro a 3 mi sa. Che poi per la maggior parte è 1vs 1. E sì, Hwang In-Shik è immenso però alla fine il fight non mi ha mai soddisfatto del tutto per lo stesso motivo per cui jackie chan mi è simpatico (un simpatico coglione) ma non mi fa impazzire: l’inseguire la sboronata, l’esagerazione inutile, la pagliacciata e la stupidera, l’enfatizzare con la slow mo o addirittura con le scene degli stunt post credit
    insomma nel paragone tra i 2 fight c’è tutto il perchè non mi piace pazzescamente j c,
    dovessi dire un titolo snuff movie figlio di dragon lord avrei detto born to fight e mai the raid.
    Però evans così parlò e ovviamente il coglione sono io

    • Diversissimi, vero, ma come ammette lo stesso Gareth ha fregato anche l’idea di uno squilibrio di forze e di un buono che per vincere deve letteralmente martellare e immobilizzare un cattivo altrimenti imbattibile, metterci anima e cuore, non dargli spazio e non dargli fiato. Tutt’altro stile, ma si vede. E anche il modo in cui finisce lo scontro di Dragon Lord l’ho trovato micidiale, una specie di versione simpatica di Terminator (due anni prima).

  8. BohBeh

    oh sì, Jackie Chan in La corsa più pazza d’America. mi pare che lui e l’altro tizio interpretassero due giapponesi, che però parlavano in cantonese sottotitolato.

  9. Gianbiscuì Chiwawa

    Gran film. Nello scontro con il tipo vestito di arancione ho capito che si stava arrivando al livello finale quando Jacky gli da una boccata al fianco e poi sputa persino i pezzi. Ho trovato geniale l’idea che il tizio, altrimenti invincibile, venga sconfitto a causa del sangue negli occhi che gli impedisce di vedere bene e che gli cola dalla fronte che è stata colpita da un sasso che Jackie gli ha lanciato addosso con un calcio. Ma c’è di più: sotterrare il nemico sotto i sacchi, saltandogli addosso ripetutamente. Altra cosa geniale.
    Non sono d’accordo con quello che dice Steven Senegal su Regista e Dop che le prendono insieme agli attori e sono parte della coreografia. La regia è molto distaccata, con quel classicismo da ripresa a cavalletto. I piani sono regolari, la fotografia impeccabile. Ogni tanto ci sono degli scarti, come le riprese fortemente angolate dall’alto, tipo dal loggione o la soggettiva dal vano di scarico quando Jackie vi si butta, dopo averci scagliato dentro il tizio vestito di arancione. Questo aspetto per me è fondamentale nei film d’azione. Devono essere ripresi così, con classicismo, senza trovate strane o stacchetti musicali o cose fatte per fare figo. La regia deve sparire e far venire fuori l’azione incontaminata. Certo, è anche il caso di dire che attori (atleti) di questo livello non se ne trovano più e si cerca di mascherare questo vuoto come si può.

    • Steven Senegal

      in quel paragrafo lì parlavo di the raid

    • Gianbiscuì Chiwawa

      Ah, oki allora. Siccome parlavi dei due fratelli avevo erroneamente collegato al film di Jackie. Ora tutto torna.

    • Steven Senegal

      in the Raid il final fight è 2 bro vs il mostro di fine livello, se ancora non lo hai visto: male, molto male

    • Gianbiscuì Chiwawa

      Oki, lo ammetto, mi manca. So di doverlo vedere da tempo immemorabile come quegli impegni che rimandi senza mai dimenticarli ma al tempo stesso senza mai portarli a termine. Mi cospargo il capo di cenere e mi butto nel torrente.

    • Gianbiscuì Chiwawa

      L’ho visto. MINCHIA

  10. supertramp

    @Steven
    Scusa ma “lo ha moltiplicato per 10” solo se sei di parte.
    Dragon Lord rimarrà clamoroso per sempre, poi ovviamente non essendo fan di Jackie Chan per te The Raid è il massimo della vita (giustamente, per qualità, ma anche per l’approccio completamente opposto ai film di Chan), ma sbagli nel confrontare in quel modo i due combattimenti finali manco fossero stati girati nello stesso periodo. Paragonare un film del 2012 con uno di trent’anni prima è assurdo, perché nel 1982 non ESISTEVA ancora quello stile di montaggio e di ripresa, Sammo e Jackie non lo avevano ancora inventato (ma lo fecero di lì a poco). Nel corso di tutti gli anni ottanta perfezionarono le coreografie dei combattimenti fino a renderle insuperate ancora oggi, quello che si vede in The Raid non è nulla che non sia già stato fatto. The Raid è incredibile, per me uno dei migliori film di sempre (il sequel ancora meglio), ma non è assolutamente Rivoluzionario. Gareth Evans ha alzato il livello, riportandolo a quello dei classici.

  11. Steven Senegal

    bè sì che sono di parte, l’ho detto chiaramente mi pare

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