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Speciale Jackie Chan: Jacky Chan – La mano che uccide (1979)

Il 12 novembre verrà consegnato a Jackie Chan un Oscar onorario alla miglior carriera di sempre.
Per celebrarlo, abbiamo deciso di dedicare questo mese ai suoi primi cinque film da regista, tra gag esilaranti, coreografie mozzafiato e storia del cinema.

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Quando venne notato per la prima volta da un produttore di Hong Kong, Jackie Chan aveva già alle spalle anni di carriera come stuntman, avendo iniziato nel 1972 con Dalla Cina con furore. Bruce Lee era ancora l’atleta cinematografico di riferimento, e quando nel 1976, tre anni dopo la morte, gli venne data l’occasione di recitare in un film tutto suo gli toccò prendere la parte del nuovo Bruce Lee in un nuovo Fist of Fury chiamato New Fist of Fury, quindi Di nuovo dalla Cina con ancora più furore – Too Fist Too Fury, sempre diretto da Lo Wei. Gli cambiarono anche il nome in Sing Lung, che più o meno significa “diventa il drago”, per ricalcare ancora un po’ la figura di Bruce Lee. Scimmiottando sia stile che tono, Jackie Chan non era a suo agio con entrambe le cose e il film non ebbe molto successo. Anche i successivi film del filone Bruceploitation non portarono mai un gran ritorno di botteghino e nel 1978, per motivi economici, Jackie Chan fu prestato per due film alla Seasonal Film Corporation dove gli venne concessa completa libertà sugli stunt, sbancando così i botteghini con Il serpente all’ombra dell’aquila e inventando la commedia kung-fu. Il secondo film, Drunken Master, ebbe un successo ancora più clamoroso e consacrò Jackie Chan come miglior attore e stuntman vivente.
Fresco di un successo della madonna, Jackie Chan tornò allo studio di Lo Wei dove gli venne concesso di girare (con Kenneth Tsang) Jacky Chan: la mano che uccide, il suo primo film da regista altresì conosciuto come The Fearless Hyena. Quello che segue è un film dalla comicità quasi demenziale al ritmo di coreografie indimenticabili.

È abbastanza esemplare che una delle coreografie migliori del film (qui sopra) non utilizzi il kung-fu in un combattimento ma in un gioco di abilità con bacchette e pezzi di carne. Quasi come una dichiarazione di intenti, Jackie Chan dimostra la versatilità dello stile raccontandone movimenti e distanze in un ritmo lento e preciso, scandendo a colpi di bacchette una continua gag che non smette mai di funzionare.
Dietro a una cosa del genere, quasi semplice ed essenziale, ci sono probabilmente giorni di preparazione e numerose riprese. Si sa che uno dei motivi del suo successo sia la continua ed esasperata ricerca della perfezione: per girare sequenze d’azione a campo lungo staccando solo quando ce n’è bisogno tutto deve funzionare senza la minima scivolata. Se si sbaglia si ricomincia, si ricomincia e si ricomincia. La migliore commedia si fa con il massimo della serietà (qualcuno l’avrà detto). Questo metodo diventerà più evidente e costante quando, ormai famosissimo, girerà altri film con il suo gruppo di stuntman. In questo caso invece si vede che certe sequenze, per quanto riuscite, siano un po’ grezze e amatoriali, soprattutto in certe scelte di montaggio o movimenti di macchina (cosa che si porterà dietro anche nel film successivo, Il ventaglio bianco, dove a un certo punto partono delle zoommate imperdibili). Non ci sono le scelte che rivoluzioneranno tecnicamente il cinema d’azione, ma c’è tutto il resto.
La mano inesperta di Chan si vede in più riprese, soprattutto quando le coreografie lasciano spazio alla storia, ma questo è un genio, e i geni imparano in fretta. E giusto perché magari non ci si pensa: nel 1979 era solo un venticinquenne.

*perfezione*

*perfezione* *genio*

La mano che uccide racconta, in parole povere, la storia di un giovane babbeo che impara dai suoi errori, riscattandosi sul finale. Per arrivarci prenderà un sacco di botte, un’altra caratteristica che sarà poi presente in tutti i suoi film. I personaggi di Jackie Chan non partono come eroi imbattibili: sono persone e, in quanto tali, sono imperfette. Prendono botte, sudano e sanguinano, e se peccano di spavalderia ne pagheranno le conseguenze. La mano che uccide parte proprio da questa premessa, mostrando il protagonista come il più abile del villaggio, uno che non teme di infilarsi nei casini perché sa che ne uscirà sempre vincitore. È solo quando le sue azioni causeranno la morte del nonno che la lezione comincia, e così anche l’essenza dei film di Jackie Chan: il giovane, distrutto, imparerà l’arte del rispetto e cercherà vendetta, finendo in ginocchio, vittorioso, emaciato ed esausto.

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Dalle risate alle lacrime.

Ci arriva con un arco narrativo epico che però poggia i piedi quasi completamente sulle risate, cercando soluzioni assurde eseguite con la fisicità che già era di Buster Keaton e Charlie Chaplin. Ne fa da esempio la scelta di Chan di inventarsi per l’occasione quello che chiama kung-fu emotivo, un escamotage teatrale in cui i lottatori esprimono in maniera esagerata le proprie emozioni, che quindi ridono fortissimo o piangono disperatamente mentre se le danno di santissima ragione. È bene ricordare anche quel combattimento in cui, per sconfiggere un rivale che è anche un maniaco sessuale, si traveste da ragazza (un po’ ritardata) e inizia a sedurlo a suon di calci in faccia.
Insomma, è stupefacente come un film del genere, chiaramente imperfetto e dalla comicità non proprio intelligente, sia ancora così clamoroso. Tutto quello che Jackie Chan sarà come attore e regista è qui dentro, in una forma più semplice, a tratti acerba e un po’ ingenua, ma mai meno di incredibile.

DVD-quote:

“La storia comincia qui”
Jean-Claude Van Gogh, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

Ciao baby

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23 Commenti

  1. attila finch

    Grazie per lo speciale su Jackie Chan.
    Già che ci sono, dato che repetita iuvant, metto questo link perchè ci sta bene, ed anche se lo abbiamo visto già tutti, è bene ripassarlo
    https://www.youtube.com/watch?v=Z1PCtIaM_GQ

  2. Colin Farth

    Spettacolo. Pezzone! :)

  3. Axel Folle

    Bel pezzo e ottima iniziativa, mi sarà molto utile visto che di Chan ho visto solo i classici che passavano a rotazione su Italia1 e dei primi il suo bel Police Story.

  4. Film visto millenni fa in tv, probabilmente un pomeriggio sull’allora TMC.
    Non ricordo quasi nulla se non il mostruoso divertimento.

    Che peccato che da vero Buster Keaton delle arti marziali quale era all’inizio, sia passato ormai da decenni ad esserne il Christian De Sica.

    • Bruce Qui

      In tv non è mai andato, dopo l’uscita in sala che fu un flop andò dritto al macero, forse ti confondi con La mano insanguinata, che era un film Frankenstein fatto con spezzoni del primo film di Jackie da protagonista (Master with cracked fingers, 1973, un fiasco) e con l’ausilio di una controfigura truccata come in La mano che uccide, in scene girate sei anni dopo per vendere il prodotto post-fama.

  5. Akuzo

    Lurko “i 400 calci” da anni, ed ho sempre aspettato uno speciale su Jackie Chan e su come ha rivoluzionato i film di arti marziali. Che dire, grazie di esistere.
    Questo sarà un mese molto interessante.

  6. supertramp

    Io sapevo che Jackie Chan dopo vari insuccessi al botteghino (colpa dell’idea assurda dei cloni di Bruce Lee) e visto che per contratto doveva fare ancora due film con quel pazzo di Lo Wei, gli chiese praticamente di fargli fare a modo suo per gli ultimi film. Quello che voglio dire è che fu una scelta voluta da Jackie visto che tutti quei progetti lo stavano affossando e allora con Yuen Woo-ping sfornò quei due film che sappiamo tutti, poi torno con un nuovo contratto con Lo Wei, stracciato subito dopo questo The Fearless Hyena che chiuse praticamente una specie di trilogia.
    Anche per me questo mese sarà interessante.

  7. AnnaMagnanima

    no però non ci siamo: lo sfondo della striscia dovrebbe essere rosso.
    (unico disappunto possibile leggendo quest articolo)

  8. Pronto MacReady

    che sorpresa! grazie!

  9. Toni Già

    Li ho visti quasi tutti i film con Jackie Chan però sinceramente dei primi non sopporto l’esagerata teatralità dei combattimenti come se fossero un’esibizione fine a se stessa.
    Almeno in quelli più recenti, o addirittura in quelli americani, anche se sempre presente il lato comico, i combattimenti non sembrano esibizioni.

  10. Ciak Norris

    in tutto questo ricordiamo che J.C. dovrebbe affiancare Sly (e viceversa) in una prossima produzione.
    forse.
    Escape Plan 2?

  11. Dr. Stranamorte

    Che bello! Uno speciale dedicato a Jackie Chan!

  12. Blackporkismo

    Purtroppo ho visto solo il Ventaglio Bianco dove c’era anche l’attore che faceva il cattivo nei I 3 dell’Operazione Drago

  13. kaiser zozzo

    Tra i primi film della sua carriera the young master ha un finale della madonna…
    Fearless Hyena non è mai stato un granché. diversamente drunken master e il serpente all’ombra dell’aquila sono “seminali”.

  14. fre.

    Ecco quindi quella scena di Po in Kung Fu Panda.

    Si, ammetto di essere ignorante su Jackie Chan.

  15. X-meh

    Ho aspettato tanto qualcosa su JC su queste pagine

  16. Massimo

    Fantacalcistico!

  17. avdf

    A quando un più generico speciale shaw brothers? :D
    quante perle girate in “shawscope”..

  18. Enzo

    Lo vidi al cinema doppiato in italiano. Estate 1982. Non ebbe successo ma lo vidi due volte: In prima al Supercinema di Roma e poi al Bologna vicino Termini. Che ricordi! C’erano i Mondiali e in sala eravamo si e no 4. Mi emozionai nel riconoscere James tien che faceva il nonno. All’epoca nessuno aveva familiarità coi nomi cinesi ma io si e me ne vantavo.

  19. Bruce Qui

    Jackie ringraziò molto l’attore che fa il mendicante che lo erudisce, Chan Wai Lau, un veterano maestro d’armi che girò un botto di roba (fece anche il gioiellino Boxer dalle dita d’acciaio/A girl fighter, 1972) e che lo aiutò a creare la 8 Genji Boxing (mi pare si scriva così, boh) cioè il “Kung-Fu Emotivo” col quale disorienta e uccide il Cattivo (Yuan si Kwan). E’ anche buffo che il nonno (o era lo zio?), insomma il finto vecchio con cui vive nella capanna era in realtà il giovane James Tien, co-star di Bruce nei primi due kung-fu di Lee, che avrà avuto meno di 40 anni. Film superdivertente, il migliore della prima sfornata di successi jackiecianici, quelli in costume, l’unico uscito al cinema in Italia fra quelli.Ma nessuno se ne accorse.

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