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Live by Night o La legge della noia

Delle volte, no, sei lì che ti scervelli cercando le parole giuste per descrivere un film che hai appena visto, e scopri che avresti molto più da dire sul rituale di accoppiamento delle capre dello Yemen. La legge della notte è uno di quei film. Sigla!

Cazzo, è incredibile. Sono il primo a dirlo. Dopo tre film pazzeschi, con i quali l’ex moroso di J-Lo ed ex protagonista di Gigli aveva dimostrato al mondo che, alla fine della fiera, l’Oscar di Will Hunting era merito suo, redimendosi agli occhi di sei miliardi di persone, è arrivato Batman.

E sono arrivati i meme.

E #Batfleck improvvisamente è ridiventato il bersaglio preferito dei weburloni. Poco contava il fatto che non fosse colpa sua e che, dopo tutto, avesse fatto un buon lavoro nel ruolo: era bastato un passo falso percepito per far ricadere Ben in un passato da incubo, come un ex alcolista che fissa la bottiglia di bourbon appena comprata in un negozietto acca ventiquattro e si dice “Soltanto una goccia. Soltanto una goccia”.

Tutto questo cosa c’entra con La legge della notte? Non lo so esattamente, ma vedendo il film continuavo a pensare che l’avesse diretto uno con la testa da un’altra parte. Perché, dai, dopo tre film, non uno ma TRE, è abbastanza confermato che uno sia un bravo regista. Non ci credo che sia stato tutto un enorme caso. È La legge della notte la nota stonata in una filmografia di tutto rispetto e non viceversa. Perché da uno che ha fatto non tanto Argo, che qui c’entra poco, ma due noir dolenti come Gone Baby Gone e The Town, non ci si poteva aspettare QUESTO film.

La faccia di uno che ci credeva.

Che poi è davvero difficile fallire quando si fa un film di gangster ambientato negli anni ’20. Ci sono gli speakeasy. I gangster amanti del lusso e dell’eleganza. I poliziotti corrotti. Le storie d’amore tragiche. Le sparatorie coi mitra con sotto i caricatori tondi. Le macchine d’epoca. I borsalini. Come cazzo fai a realizzare un brutto film con tutto questo, quando sei il regista di The Town? L’unica spiegazione è quella che ho citato poc’anzi: eri distratto. Pensavi al divorzio con Jen. Pensavi “Avrò fatto bene a dire di sì a quell’altro film? Non è che poi magari viene una cazzata?”. Pensavi a tutto questo e non pensavi al film che stavi scrivendo/dirigendo. Ecco, La legge della notte è anche il primo film che Affleck si è scritto totalmente da solo (dal romanzo di Dennis Lehane, lo stesso di Gone Baby Gone e Shutter Island). E allora forse il merito di Will Hunting non era tutto suo, forse ha proprio bisogno di lavorare con qualcuno.

La legge della notte parte a bomba. Nei primi minuti c’è un inseguimento in auto tra banditi e polizia che levati. È girato come un inseguimento moderno, con sparatorie e derapate e montaggio frenetico, ma con le auto, le armi e i costumi anni ’20. Lì capisci che Affleck ci sa ancora fare. Ma dopo questo inizio lui che fa? Ti trasforma il film in una telenovela girata praticamente tutta in interni. Addio al fascino violento del proibizionismo, welcome gente che parla seduta su divani o dentro caffè. I personaggi iniziano a morire male, ma non te ne frega niente perché a Ben non frega più niente. Ci sono personaggi che muoiono fuori scena come se, a un certo punto, l’attore non avesse più dato disponibilità. Come nelle serie TV, quando tizio se ne va a metà della stagione 3 e ti inventi che è andato a fare il missionario in Burundi. Persino la Grande Storia d’Amore interrazziale è gestita malissimo. Il KKK fa sapere che non gli va a genio che un bianco stia con una “coloured” (Zoe Saldana), bruciano un crocefisso, fanno un po’ di clamore ma poi vengono fatti fuori in un montaggio, in maniera indiretta. Con la voce fuori campo che si limita a constatarlo dicendo una roba tipo “e così praticamente gli tagliammo le gambe”. Finisce lì. Fuori campo.

Io e te insieme to the wonder.

Tra l’altro anche il personaggio di Ben, Joe Coughlin, è ridicolissimo. Il gangster di buon cuore portato all’eccesso. Qual è il bello dei cinema sul proibizionismo? Quello di mostrare quanto è labile il confine tra legge e crimine. Film come Gli intoccabili o C’era una volta in America ci dimostrano, in fondo, quanto sia facile diventare fuorilegge: basta la legge stupida sbagliata. Ci raccontano vite di poliziotti pronti a morire per una causa futile seppur sancita dallo stato, e di criminali che dopotutto sono solo proprietari di locali che danno alla gente quello che uno stato miope e bigotto ha tolto loro. Però non è che ai tuoi gangster puoi togliere del tutto la carica dirompente. Devi renderli capaci di fare cose anche brutte, altrimenti che gangster sono? Ci sta che Joe sia un uomo tutto sommato retto che segue solo il codice di regole ritenuto “sbagliato” dalla società dell’epoca. Ma è pur sempre un fuorilegge, mentre Affleck lo dipinge di fatto come un eroe senza macchia, che ammazza solo i cattivi, non spara ai poliziotti e rispetta le donne. Siamo di fronte a un buco nero di carisma di portata Henry Cavill.

Un po’ tutti i personaggi del film sono così: stanno lì, nel mezzo, né carne né pesce. Non hanno una vera personalità, non ci credi che continuino a vivere quando non sono in scena. Sono dei cartonati umani che si limitano ad agire a caso facendo quello che serve per mandare avanti il plot, anche a costo di tradire completamente le loro azioni precedenti. E dire che a interpretarli, Big Ben ha chiamato gente tipo Elle Fanning, Remo Girone, Brendan Gleeson, Sienna Miller e Chris Cooper.

Nel finale, Ben tenta di metterci una pezza inserendo una sparatoria con body count abbastanza alto (rispetto al resto del film, sia chiaro) e un colpo di coda tragico. Ma ormai tu spettatore stai guardando l’orologio, pentito di non essere andato a vedere Logan nella sala accanto – da cui provengono rumori di esplosioni e squartamenti che ti fanno rodere tantissimo. Oppure di non essere rimasto a casa a guardare quell’interessante documentario sui riti di accoppiamento delle capre dello Yemen.

“Mmm… capre”

DVD-quote:

“Che cazzo fai qui? Vai a vedere Logan!”
Il calcista che è in te

>> IMDb | Trailer

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34 Commenti

  1. Rocco Alano

    Ben Affleck, invece, si è rivelato un ottimo Batman. Una delle poche cose su cui non ho nulla da dire relativamente a “B vs S” è la sua performance.

  2. Oliver Die Hardy

    L’equazione Hollywood.
    Attore Bello e Buono + Personaggio cattivo =
    “un eroe senza macchia, che ammazza solo i cattivi, non spara ai poliziotti e rispetta le donne”

    Già visto con quella calda, fumante [non è cioccolata], di Suicide Squad.
    Non ce la fanno… non ce la fanno

  3. sick a rio
  4. supertramp

    Di Affleck che fa Batman non me ne frega tre cazzi, ma di Affleck che fa il regista mi frega immensamente di più.
    Non ci credevo che Gone Baby Gone l’avesse diretto lui, è stato una rivelazione, poi quel filmone di The Town e Argo.
    Una tripletta incredibile.
    Forse le cose sono andate male per le troppe responsabilità, troppi ruoli decisivi tutti insieme e troppi problemi personali a peggiorare la situazione.
    Con ‘sto film puntava sicuramente a vincere almeno un paio di Oscar

  5. Axel Folle

    Purtroppo è stata una discreta delusione anche per me. Non posso dire di essermi annoiato, per me il film preso nei singoli momenti funziona quasi sempre, il problema è che visto interamente è sfilacciato, ogni momento sembra a sé stante e sembra mancare una vera ellissi narrativa. Il voice over oltretutto è sfiancante e sembra che cerchi di appiccicare con lo sputo una scena con l’altra. L’esempio che fa George quando parla degli attori che non vivono fuori dalla scena è calzante e da un’idea perfetta de “La legge della notte” che sembra un’ involontaria opera teatrale. Peccato. Peccato perché come ho detto le singole scene funzionano, Affleck soprattutto nelle scene di tensione si conferma un regista di razza e diverse soluzioni di regia sono veramente belle. Come attore invece giustifica quanto di male gli si dice con espressioni spaesate e tutto imbolsito com’è, stretto nei suoi abiti bianchi pare perennemente fuori ruolo e si aggiunge ai difetti grossolani di questo film.

    In questi giorni sto leggendo il romanzo di Lehane, un’autore che ho scoperto di recente e di cui mi sto appassionando, non è la sua opera migliore però la sua scrittura solida e incalzante rende il libro una piacevolissima lettura.

    • Jimmy McNulty

      Fatti in suol boccone la “collana” con Pat Kenzie ed Angie Gennaro. Thriller meravigliosi per trama, credibilità e protagonisti straordinari (se Angie fosse vera la sposerei) il tutto ambientato nella Boston che piace a noi (e ad Affleck….. Gone baby gone, the town, Will Hunting). I libri singoli, compreso mystic river, mi sono piaciuti meno.

    • Axel Folle

      Si ne ho letti un paio di quelli, anzi “Un cocktail prima di uccidere” è stato il primo romanzo che ho letto di Lehane.

  6. the Bat(Mat)

    Peccato davvero.
    Non mi aveva molto convito l’idea (non sono un gan del genere gangster/proibizionismo) ma dopo la tripletta Argo-The Town-Gone Baby Gone speravo fosse anche solo un “buon” film.

    OT (ma non troppo) la recensione di quella bombetta di The Accountant ce la possiamo proprio scordare?

  7. stefano

    Se ti pigiami perdi subito metá dei neuroni …Ok raddoppi il conto in banca…Ma se ti serve per far quella roba qua non so se ne val la pena.

  8. BohBeh

    ragazzi ma un articoletto sul primo trailer di Atomic Blonde o sul secondo di Fate of the Furious?

  9. david

    Se nom sbaglio Lehane è anche colui che ha scritto il romanzo da cui è tratto Mystic River, film che a vederlo somiglia a Gone Baby Gone

    • Jimmy McNulty

      Yes… anche Shutter Island peraltro. Ma Gone baby Gone è come romanzo addirittura superiore a Mystic River (orrendamente tradotto in “la morte non dienetica). Pat kenzie ed Angie Gennaro coppia di investigatori strordinari. Tra l’altro Lehane ha anche sceneggiato qualche puntata di “THE WIRE”. Insomma …. è un fratello giusto

    • supertramp

      Jimmy su Pat kenzie e Angie Gennaro che romanzi consiglieresti?

    • Jimmy mcnulty

      Il più bello è “buio prendimi per mano” insieme a Gone Baby Gone. Comunque Peschi sempre bene… solo pioggia nera è un po sottotono. Consiglio vivissimo: leggili in ordine di edizione dato che in “buio prendimi per mano” c’è un turning point notevole che condizione molto lo sviluppo del rapporto fra Pat e Angie (senza contare che nei libri successivi “il fatto” è citato spessissimo nonchè si ripete più volte il nome del colpevole)

    • Anonimo

      Grazie mille Jimmy i consigli di un calcista sono sempre apprezzati.

  10. Ciak Norris

    intanto, non scordiamoci, che Ben non dirige più il nuovo Batman.
    peccato, perché mi incuriosiva davvero tantissimo.

  11. Zen My Ass

    Ma come fai a non sbagliare tutto quando sei regista/sceneggiatore/produttore/attore di un film (impegno che dovrebbe tenere occupato chiunque per almeno due anni) e, al contempo, ti prepari fisicamente e non solo per interpretare Batman (in due film almeno), ne interpreti un altro (The Accountant) e mentri dovresti chiuderti in sala di montaggio per almeno sei mesi, se gia’ al lavoro sul set della Justice League…ci credo che e’ venuto una chiavica e non mi stupisce che Affleck abbia rinunciato a dirigere Batman dopo questo flop.

    • Esattamente il mio punto. Direi che gliela abbuoniamo e aspettiamo di vedere cosa combinerà la prossima volta, no?

    • Zen My Ass

      Ben Affleck ha sempre compiuto scelte sbagliate in campo professionale: perche’ mai abbia accettato di interpretare Batman nel momento stesso della massima consacrazione artistica e commerciale della sua carriera da regista (leggi: premio Oscar), e’ un mistero… Ti sei sputtanato la carriera dieci anni prima, ti sei reinventato come regista, hai ottenuto successo, hai vinto il massimo premio in circolazione e tu che fai? Torni indietro e ti metti a recitare in filmetti quando tutto quello che dovresti fare e girare un altro film… soprattutto quando hai la WB pronta a sostenerti in tutto e per tutto. Veramente un mistero.

  12. Cristoforo Nolano

    Per dirigere un film così ci vuole Ben Affleck!

  13. F.lli Edgar Wright

    Secondo me i film ambientati negli anni 20 spesso si trasformano in robe piatte e mosce. “Qualcuno ha detto Gangster squad????”

    BIG OT
    La grande schiacciata di bottoni?

    • Axel Folle

      ma no, come per tutto dipende dall’approccio. è una ambientazione molto suggestiva e dall’immaginario piuttosto forte (parlo ovviamente dell’america del proibizionismo), storicamente ottima per inscenare un racconto noir ma certo se uno pensa di affidare tutto all’ambientazione e di mettere in scena una storia loffia non c’è scenario che regga.

      Che comunque il film di Affleck cercherebbe anche di dare una profondità al personaggio ma non gli riesce e dal punto di vista della parabola criminale ha il fiato corto.

  14. Kaiser Zozzo

    Quando vedo sta roba rimpiango quel piccolo filmone di Nemico Pubblico by Mann così tanto bistrattato.

    • Axel Folle

      Guarda ci ho messo un paio di visioni ad apprezzarlo PE. La prima volta anzi mi deluse alla grande, non riuscivo ad inquadrare un film dall’ambientazione cosi classica ad uno stile di regia come quello di Mann così distante da quello che è il racconto epico con cui spesso ci si approccia a quel tipo di storie. Eppure rivedendolo ho capito quanto quell approccio fatto in quel genere di ambientazione fosse inedito (o almeno, non mi vengono in mente a me esempi precedenti analoghi) e quindi fresco, per questo ai tempi mi spiazzo molto e presumo di non essere il solo.

    • kaiser zozzo

      mi permetto una banalità: meglio tardi che mai. il maestro Mann ti benedice ;)

    • kaiser zozzo

      e comunque appena tornai dalla visione al cinema mi scaricai subito Ten Million Slaves di Otis Taylor, per dire…

    • Axel Folle

      Ah beh ma quello pure io. Ancora la tengo nel cellulare, fai tu.

  15. Ettore

    scusami tanto,non sara’ un capolavoro assoluto…ma che mi dici delle musiche (stupende),di una fotografia eccezionale…
    per me sono state due ore ben spese.

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