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Il paese chiama, Peter Berg e Mark Wahlberg sparano – La recensione di Boston: Caccia all’Uomo

Quando la patria chiama Peter Berg e Mark Wahlberg rispondono. Quando c’è da issare la bandiera dell’onore sono lì a fare il saluto.

Lo so, è di un altro film. Ma ci siamo capiti

Lone Survivor era la prova generale, Deepwater Horizon il vero debutto dello stile-Berg per il catastrofico, cioè sfondare il muro del realismo con una dose di esplosioni e azione creata live, davvero. Il modo che quest’uomo ha di raccontare la realtà attraverso la lente del “cazzo quanto amo questo fottutissimo paese di eroi”. Eroi che hanno gli orologi grossi e la grana fina di Mark Wahlberg, tutti ragazzi semplici che desiderano solo la loro moglie fica e la loro auto sportiva d’epoca da riparare in garage, ma che purtroppo vengono tirati dentro una situazione terribile che finirà per testare il loro eroismo.

Prima un’operazione militare con gli amatissimi nemici talebani, pallottole, guerra e maledetti musulmani, e poi un incidente clamoroso di una piattaforma petrolifera, fiamme e uomini tutto d’un pezzo che si sacrificano gli uni per gli altri. Unite i due film e arriva Boston: Caccia all’Uomo, con questo titolo così imparziale. Uomini che si districano tra pallottole, bombe e musulmani per testare il proprio eroismo quotidiano in situazioni eccezionali.

Sento puzza di caccia al musulmano

Il film parte dall’urgente bisogno di raccontare l’attentato terroristico che ha avuto luogo durante la maratona di Boston del 2013, il coraggio dei cittadini, la forza indomita della polizia, le contraddizioni e le difficoltà della guerra al terrorismo ma soprattutto l’idiozia malvagia degli attentatori. Tutti i sentimenti che già sapete di essere in dovere di provare sono nel lungo inizio in cui un milione di personaggi diversi sono felici con un tappeto musicale felicissimo in sottofondo e vanno lieti alla maratona perché niente potrà andare storto in quest’occasione di giubilo stellestrisce. Un piccolo mondo probo e retto, amorevole e simpatico, chenonfamaleadunamosca.

I sentimenti da provare. Un tutorial

Questo montaggio è interrotto dal dramma: uomini che si tagliano la barba per sembrare ancor più americani, video didattici su come costruire bombe (sempre girati nelle caverne) visti su laptop e mogli velate maltrattate. Sono proprio cattivi.
Il resto dovrebbe essere accademia ma a sorpresa non lo è. Perché nelle due ore due di Boston: Caccia all’Uomo c’è spazio per almeno tre fasi. La prima, preparatoria, che include anche il momento dello scoppio delle bombe e i primi tentativi di porre rimedio. La seconda, di pura guerriglia urbana, e una terza piccola e in coda che è una specie di apologo della brava gente di Boston, vere immagini che prolungano la finzione. È il momento in cui si tirano le fila dello spirito indomito di una città e quindi di una nazione, capace di non arrendersi davanti a nulla e mostrare di non essere stata nemmeno scalfita dalla tragedia.
“Voi non vincerete”.

Corpo. Dio. Patria. Fica

Come nessuno oggi, Peter Berg fa vero cinema di propaganda, vero patriottismo messo su file digitale. Potrà anche non mostrare il numero di bandiere che si vedono altrove, ma nessuno come lui mira a raccontare la resistenza americana alle tragedia, il coriaceo spirito, la solidarietà umana e l’unione contro un nemico. Siamo compatti, non ci sconfiggerete mai.
A differenza di tanti suoi predecessori ed emuli però, Berg questo lavoro lo sa davvero fare. Boston: Caccia all’Uomo è impeccabile. Nonostante il senso di ridicolo dato dall’aderire eccessivamente al proprio stereotipo, la maniera in cui gestisce almeno 10 storie diverse è molto meglio di Valentine’s Day, Love Actually e tutti i film romantici con una valanga di personaggi, è più corretto e vario, più dinamico e capace di dare ad ogni storia un perché nell’economia generale. C’è chi come Wahlberg fa da filo conduttore, chi come Kevin Bacon rappresenta solo una parte (le istituzioni), chi sembra non entrare mai in gioco ma poi si rivela fondamentale, chi ancora serve solo a per una scena o ancora J. K. Simmons che sembra vivere in un film a parte, sembra prepararsi per tutto il tempo solo per una clamorosa entrata in scena.

Un’ora a fare niente e perdere tempo per 10 minuti di ruolo di fuoco. Avete scelto l’uomo giusto

Su tutto regna il momento centrale, cioè la sparatoria con gli attentatori, che è girata radicalmente in un altro modo rispetto al resto del film. Macchina a mano, digitale a bassa qualità ma alta maneggevolezza, è un kombat film puro, una delle migliori scene di guerra dell’anno. Senza regole, con un filo di umorismo e un’attenzione al sound design e un certo realismo (fino a dove è possibile almeno) impressionanti davvero. Dopo aver mostrato una muscolatura narrativa di ferro, Berg flette anche i bicipiti dell’azione ed impressiona di nuovo. L’espressione “guerra al terrorismo” non la fa dire a nessuno ma la rende immagini, lo capirete da soli cos’è questa cosa qua e perché va definita così.

Peter Berg in una riunione di sceneggiatura

Di fatto Boston: Caccia all’Uomo è creazione di mitologia, quella per l’appunto della città eroica, della polizia eroica, del governo che si domanda sempre quale sia la cosa più giusta da fare. Tra una lacrima per un bimbo morto e una scarica di mazzate agli attentatori (addirittura, senza nessuna riserva morale l’atterramento finale viene mostrato al rallentatore, perché ne dovete godere tutti di quando gli facciamo male) viene qui messo in mostra il miglior controllo narrativo su piazza e una delle migliori scene di guerra di gruppo viste negli ultimi anni. Da levarsi il cappello.

La firma sono le foto dei veri protagonisti nel finale. Non c’è costruzione del mito senza il piccolo reminder che è tutto vero.

DVD-quote:

“Tutto abboston”
Jackie Lang, i400calci

>> IMDb | Trailer

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24 Commenti

  1. Maxnataeleale

    Non so se sia normale ma a me leggendo la recensione è venuta voglia di rivedere Team America!

  2. John Matrix Reloaded

    Film cazzutissimo, forse il più cazzuto dell’anno. Io voglio essere posseduto da J.K. Simmons e dai suoi baffoni, chi mi paga il biglietto per andare a LA e provarci?

  3. avdf

    mi sfugge il “guerra di gruppo”.
    comunque sono incuriosito di come abbiano potuto farci un film su una roba del genere, visto che alla fine si è trattato di uno scontro con i 2 fratelli ceceni con la morte di uno dei due e di una guardia.

    • Un film di guerra può essere individuale o riguarda un piccolo numero di persone che stanno tutte insieme (Rambo, Black Hawk Down, Il Treno, Il grande uno rosso, Salvate il soldato ryan), oppure essere di gruppo cioè che racconta tante storie di tante persone diverse, che non si conoscono tra di loro, nel contesto della guerra.

    • Norton Antichrist

      Reagan negli anni ’80 avrebbe dato il culo perché Altman gli girasse un film del genere.

    • Stephen Ciao

      infatti, quoto. Un episodio minore, una scaramuccia, una cazzata. Come hanno fatto a farci un film così gonfio e patriottico e cazzone? Questo mi interessa… ;)

    • Donnie ¥

      Qui da noi la questione è stata vissuta in maniera marginale e tutto si risolse in pochi giorni, ma quei pochi giorni furono molto molto intensi e concitati. All’epoca dei fatti avevo una persona a cui ero molto legato che viveva lì e ho ancora bene in mente di come Boston e i quartieri limitrofi fossero equiparati a una “zona di guerra”. Ci fu una vera caccia all’uomo con la polizia che pattugliava le strade con piccole colonne di mezzi e uomini; gli uffici e le scuole erano chiusi (e se non ricordo male anche i mezzi pubblici come la metro e i bus) e le persone erano “caldamente invitate” a non uscire dalle loro abitazioni; la sua stessa università mandava costanti comunicazioni ed aggiornamenti sulla situazione tramite mail e messaggi sul cellulare, tutti quanti con la specifica raccomandazione a restare chiusi in casa.
      Quindi ok episodio minore però non è che non ci fosse nulla da raccontare. Poi certo, dato in mano a Berg il patriottismo sale…
      Rispondo anche alla questione del titolo originale del film posta poco più sotto: si chiama così anche perché la maratona di Boston si corre sempre nel “Patriots’ day” che è un giorno di festa in tutto lo stato del Massachusetts.

  4. supertramp

    Il patriottismo di Peter Berg per me funziona ancora, ma solo Berg ci riesce.
    Prima fa il culo a gli alieni poi ai talebani, poi a un disastro ambientale e adesso i bombaroli. Gli americani vogliono un nemico non gli interessa se sei un russo, un nazi, talebano, meteorite, cibo piccante, quelli importanti sono loro, già solo leggere il titolo originale ti fa venire voglia di ammaestrate un aquila, comunque, di questo sono convinto, sono solo film ed è giusto pensarla assolutamente come loro per quelle 2 ore.

  5. jax

    @jackie hai perfettamente reso il Berg-style direi. Soprattutto mi fan sempre morire le interviste finali, o le scritte finali per certificare ancora che è tutto vero…perfetto. Poi oh Berg spacca veramente i culi a girare, niente da dire.

    Se posso aggiungere, alla carrellata di film preparatori ci metterei anche Battleship (da voi magistralmente recensito: http://www.i400calci.com/2012/04/battleship-the-sunny-side-of-the-bay/ ringrazio ancora Casanova per la definizione di “Jeff” che mi fa sempre morir dal ridere).

    P.s. fa una comparsata anche in questo film? In Deepwater Horizon faceva il tecnico della Slumberge che chiacchierava con Wahlberg e Russell andando via dalla piattaforma. Bellissimo.

  6. Gabriel Puntello

    E a proposito di patriottismo di Berg, non dimentichiamo che il titolo originale del film è PATRIOTS DAY (tanto per fugare ogni dubbio)…

  7. Biondo83k@hotmail

    Dico solo che scrivere corpo dio, involontario o meno, confonde.

  8. Djenco Unchained

    Il film lo evito perché mi pare proprio il bignami di tutto quello che mi dà fastidio in un action, ma la GIF di Mr. T mi ha svoltato la giornata e la userò ad imperitura memoria :)

  9. yo mama

    solito commento OT del cazzo:

    ma Life non lo recensite?

  10. Tizio

    Cristo, se ci mettessero due esplosioni acclamereste come capolavoro pure “Süss l’ebreo”…

  11. Axel Folle

    Lo vedrò sulla fiducia: Lone survivor mi parse figo, Deepwater Horizon l ho apprezzato pur non amando il genere catastrofico, non credo rimarrò deluso.

  12. lo spacciatore

    è uscito john wick 2 da più di una settimana e voi continuate a fare recensioni di film inutili? Vi ripigliate?

  13. Stephen Ciao

    Com’è che di berg nessuno ricorda l’ottimo The Kingdom?!

  14. Axel Folle

    Film solidissimo (qualunque cosa significhi) e molto bello. Regge totalmente la sua durata senza mai mostrare il fianco, sempre coinvolgente. Tanta roba, recuperatelo.

  15. supertramp

    Ero pronto ad aspettarmi un film più razzista, non è che lo volessi, ma alla fine penso che sia tutto perfetto. Mi sento tutto Americano.
    Fare di meglio era impossibile, tutti i momenti più importanti sono gestiti alla grande e in modo diversissimo, nonostante Berg mantenga tutto insieme per più di due ore, persino i due bombaroli sembrano esseri umani non mostri, anche fragili, ridicoli, ma radicalizzati al massimo. Sono persone che passano inosservate non intelligenti ne preparatissime alla guerra ma in grado di fare un gran casino, parte più importante della storia.
    Quel piccolo pezzo al rallentatore nel finale non credo che abbia il significato che riscontri, ma credo che sia semplicemente un vezzo.
    La goduria vera è vedere il video originale unito alla finzione, come per tutto il film, del terrorista con il puntino rosso del mirino sulla fronte, vederlo che si arrende distrutto. o la sua faccia da tonno nella cella.
    Non so voi che avete visto il film, ma per me scoprire che il personaggio di Wahlberg non esiste è stato bellissimo, praticamente rappresenta la giustizia, o una cosa del genere oppure lo spirito di tutta la città, un agente che compie le azioni di altri dieci fantastico.

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