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Ricercati Ufficialmente Morti: Legend (1985)

In Legend non si vede quasi mai il cielo.

Una delle regole della buona scrittura vieta di cominciare un pezzo parlando in prima persona e citando memorie e ricordi dell’infanzia dello scrivente. Qui però stiamo parlando di Legend, uno di quei “film di quando eravamo piccoli” che va molto di moda rivisitare in varie forme – e siccome l’ho già fatto per Willow, presto lo farò per Labyrinth e Netflix ci ha recentemente fatto un mucchio di soldi, partirò proprio da qui, da quando ero piccolo, noleggiavo i film in VHS e pescavo sempre dal raccoglitore “fantasy/fantascienza” per decidere la mia prossima visione.

Il fatto che il raccoglitore avesse forse una ventina di pagine in tutto significa che i già citati Willow e Labyrinth, e i vari Krull, The Dark Crystal, Conan ed Excalibur, tutta la roba fantasy che a Hollywood sembravano avere appena scoperto insomma (un miracolo di breve durata il cui merito va, credo, in egual misura a George Lucas e Gary Gygax), è passata nel mio videoregistratore una quantità imbarazzante di volte.

In mezzo a quest’orda – così mi sembrava al tempo – di prodotti che portavano sullo schermo un immaginario che avevo imparato ad amare grazie a libri e videogiochi, c’era poi Legend. Ancora prima persona e ancora ricordi: io di Legend non ho mai capito un cazzo. Per me era il più debole del mucchio. C’era la storia d’amore in primo piano, innanzitutto, e ancora oggi fatico a non associare la faccia di Tom Cruise con i denti ancora storti a un sottile stato di noia e distacco, e gli occhi da perenne fattona di Mia Sara al disagio di non capire del tutto che cosa stesse succedendo nel film. Più di tutto ricordo la claustrofobia, e più precisamente una specifica e probabilmente solo mia forma di claustrofobia che associo, davvero, ai palchi teatrali.

Ora dirò una cosa curiosa: quando qualche anno dopo vidi per la prima volta Batman Returns provai la stessa opprimente sensazione di stare assistendo a una recita organizzata in una sorta di non-luogo, una curiosa dimensione parallela che esiste solo perché (e fino a quando) c’è qualcuno che ci si aggira. È probabilissimo che a un’ultima analisi non ci sia in realtà nessun legame tra Batman Returns e Legend, ma qualche giorno fa ho avuto modo di rivedere il film di Ridley Scott, nella versione cinematografica europea (poi ci torno).

La prima cosa che ho notato è che non si vede quasi mai il cielo. Sigla!

«Cosa cazzo è Legend è una domanda che si sono posti in molti nel corso della storia, primi fra tutti quelli che approvarono lo script, non prima di aver reagito alla lettura di una prima versione con la frase «you can’t have the villain fuck the princess!».

(se volete leggere qualcosa di più sulla produzione di Legend, oltre a quello che potete trovare su Wikipedia, vi consiglio questo bel pezzo del Telegraph, che parla tra l’altro di Tom Cruise che compra del vomito finto)

Legend è un film fantasy, apparentemente. Se uscisse oggi nessuno si sognerebbe di catalogarlo in questo modo, perché è paradossalmente molto più tolkieniano e molto meno tolkieniano di quello che siamo abituati ad associare a quel termine, almeno al cinema. Mi spiego.

Niente mi toglierà mai dalla testa che se oggi il cinema di genere (quantomeno una certa parte di esso) è diventato il regno dei franchise infinitamente ripetibili la colpa è anche di Peter Jackson. Il suo Signore degli anelli fu rivoluzionario perché, per la prima volta a quei livelli e con quel grado di successo, a venire adattato per la sala non era un romanzo ma un intero mondo, un luogo che esiste al di fuori dell’arco narrativo e che contiene infinite altre storie da sfruttare spremere raccontare. La spaventosa opera di world building di Tolkien (e della sua famiglia) è forse il suo maggior contributo alla nostra cultura; il suo potenziale economico una benedizione per i blockbuster, oppure la morte della creatività, questo decidetelo voi. Quel che voglio dire è che, concettualmente, il motivo per cui esiste la trilogia dello Hobbit è più o meno lo stesso per cui esiste Ant-Man, e non ne sto facendo una questione di statura.

«Ah?»

Legend, al contrario, è un fantasy che, per ragioni creative e di budget, ignora completamente ogni contestualizzazione e opera di costruzione di un mondo, spesso anche di costruzione di dialoghi coerenti, per concentrarsi esclusivamente sull’impatto e sui simboli. È una fiaba, come l’avrebbero potuta scrivere i Grimm se fossero stati registi indipendenti del sottobosco goth-horror degli anni Ottanta. Procede per archetipi – e ne demolisce altrettanti senza nessuna vergogna – e non sequitur che sembrano sollevati di peso da un sogno, o se preferite da un qualcosa che sembra la risposta in salsa Lovecraft di Ridley Scott a Miriam si sveglia a mezzanotte del fratello, uscito un paio d’anni prima.

È anche un gran pastrocchio concettuale, che mette insieme mitologia mitteleuropea (goblin, elfi) con simboli che risalgono ad Harappa (l’unicorno…) e credenze pseudoscientifiche rinascimentali (… e il suo corno magico), innestando l’insieme su una base decisamente biblica fatta di Eden, tentazione, perdita dell’innocenza e caduta agli inferi, e – in ossequio alle più classiche interpretazioni psicanalitiche delle fiabe – innaffiando il tutto con una bella dose di sessualità, perdizione e una fissa per la carne e le sue perversioni che farebbe (ha fatto, immagino) la gioia di Cronenberg.

Nella foto: il trono di una principessa secondo Ridley Scott.

È materiale esplosivo (e comunque ben più educato di com’era uscito dalla penna di William Hjortsberg), e non sempre trattato con la dovuta delicatezza: fuori dai simboli, la storia che racconta è piuttosto sciocca, o quantomeno parecchio slavata – c’è una principessa (di dove? Non si sa, per tornare al discorso sul world building), c’è Mowgli, c’è un diavolo che vuole uccidere gli ultimi unicorni per far precipitare il mondo in un’oscurità perenne. Aiutato dalle creature della foresta, Mowgli si scoprirà un eroe e sconfiggerà il cattivo. Ogni ulteriore domanda a riguardo – per esempio, chi è il padre di Satana, e che parentela ha con Palpatine? – viene trascurata in favore dell’azione o dello spettacolo visivo, e aiuta in questo senso la presenza di due tonni nei ruoli principali; fa impressione pensare che di lì a poco Tom Cruise si sarebbe mangiato il mondo a colpi di carisma da Top Gun in avanti, meno scoprire che Mia Sara oggi scrive poesie. Hjortsberg, poi, sembra aver scritto il film senza pensare che un giorno qualcuno quelle battute avrebbe dovuto recitarle: è lo stesso problema che aveva dovuto affrontare Lucas con Star Wars, qui solo attenuato ma non risolto dalla generale rarefazione dei dialoghi e dal fatto che, più che stonare come unghie sulla lavagna, anche le declamazioni più assurde e altisonanti del più inespressivo Tom Cruise di sempre spariscono nell’orgia che è il resto del film.

The Revenant.

Non è solo la claustrofobia, che regna sovrana in un film girato interamente in studio (lo 007 Stage, che andò a fuoco durante le riprese) e composto per un buon 70% di inquadrature strettissime, dettagli e riprese dal basso. È la voglia di strafare di Scott, che riempie ogni set di centinaia di barocchismi e ninnoli di varia natura, che si diverte a infilare dettagli inutili ma gustosi in quelle poche inquadrature che effettivamente respirano (ho contato almeno tre “topi che scappano dall’angolo in basso a destra dello schermo” e quattro “colombe bianche che spiccano il volo”). È che Rob Bottin è un dio dorato e Scott lo ha lasciato libero di fare circa il cazzo che voleva, e che Scott doveva essere in fissa pesante con l’Excalibur di Boorman quando ha girato certe sequenze.

C’è soprattutto che, derivativo o archetipico che sia, Legend si prende anche delle belle libertà, innanzitutto posticipando il più possibile l’immancabile rapimento della principessa Lili – al punto da comprimerlo, insieme alla sua soluzione, in quelle che di fatto sono due scene di numero – e rendendola parte attiva delle vicende, protagonista di un arco separato da quello dell’eroe, che poi è quello dove viene riversata la gran parte della componente psicanalitica ed erotica del film, tra corni di unicorno che se li tocchi (quando sei nei boschi, ovviamente) ti fanno perdere l’innocenza e Tim Curry diavolo arrapato con due enormi cazzi innestati in testa. Se non fosse ormai vietato da svariate convenzioni internazionali direi che quella di Lili è la metà più onirica del film, nella quale Scott si lascia andare all’ispirazione e alla destrutturazione narrativa, oscillando tra momenti di pura bravura e scene tagliate dal video di Total Eclipse of the Heart, spesso nella stessa sequenza.

A Jack, il già citato eroe, tocca invece l’arco più tradizionalmente epico e assimilabile a quello che oggi conosciamo come fantasy, un viaggio di formazione del quale Scott approfitta per introdurre di fatto nel genere la figura del comic relief nano – una fazione ampiamente rappresentata in Legend sia tra le file dei buoni (guidati peraltro dal diciannovenne più creepy dell’intera esistenza) sia tra quelle dei cattivi (i goblin malvagi ma in ultima analisi incapaci sono l’unico tentativo serio di alleggerire il tono del film e dare al reparto marketing qualcosa da vendere). A Jack toccano anche le poche vere sequenze d’azione di tutto il film, per le quali Ridley Scott non ha mai brillato e che qui vengono salvate dal clamoroso lavoro di Bottin, le cui maschere e creature artigianali sono integrali all’impatto del film, e informano anche il modo in cui è scritto: limitate nei movimenti (almeno quanto può esserlo un attore con addosso chili e chili di gomma rispetto a un mostrino in CGI), incutono comunque tutto l’orrore e il disgusto che devono perché hanno una personalità dirompente, e hanno una personalità dirompente perché sono per necessità scritte invece che semplicemente animate.

«All the heavenly angels must envy your beauty»

Le due storie, lo sapete tutti, convergono sul finale, ed è qui che tocca raccontare della director’s cut: a meno che non siate appassionatissimi del film (il mio disclaimer qui è che non lo vedevo da una quindicina d’anni), è molto probabile che quello che avete visto l’ultima volta non fosse Legend, almeno non come lo voleva Ridley Scott. La DC del 2002, oltre ad avere potenzialmente una colonna sonora diversa (quella originale di Jerry Goldsmith è stata sostituita da quella dei Tangerine Dream per la versione cinematografica americana, ma non per quella europea), contiene più di mezz’ora di girato aggiuntivo, perde qualche scena per strada ed è montato in maniera se non radicalmente quantomeno ragionevolmente diversa. Svela qualche mistero, mostra qualche sottinteso, rende meno brusco qualche taglio a cazzo ma soprattutto rivoluziona il finale, implicando che sia stato tutto un sogno di Lili e che i due non vivranno per sempre felici e contenti. Il consenso generale è che sia questa la versione definitiva del film, ed è innegabile che abbia generalmente più senso e fluisca meglio. Qualcuno potrebbe obiettare che fluisca troppo meglio e che in questo modo il film perda un po’ della sua natura surreale e disorientante. Qualcun altro che la colonna sonora dei Tangerine Dream fa schifo e questo basta a far vincere la DC. Se volete divertirvi, e farvi un’idea di quanto effettivamente siano diverse le versioni, andate qui. E tenete conto che metà di queste differenze spariscono se guardate la versione europea, che è in pratica una DC condensata. Insomma, è un casino.

Non ascoltate, però, quelli che dicono che sono due film diversi, e che quello che è uscito al cinema è brutto. È arrogante e ingenuo, come si addice a un metaforone sulla perdita dell’innocenza peraltro, ma è anche una bomba di ormoni tradotta in simboli, un film che ha una gran voglia di fare e di essere e di scopare, adolescenziale nel senso più nobile del termine, umorale e casinista. D’altra parte nessuno inciampa per troppa prudenza, e Legend ha sempre troppa voglia di rialzarsi per perdere tempo dietro a un ginocchio sbucciato. È un film di matti in cui persino il Male perde la testa per troppa libido, in un mondo di fiori colorati e sotterranei con le pareti fatte di ossa e abitato da elfi deformi e fate ninfomani. È qualcosa che in un certo senso non aveva alcun diritto di vedere la luce e che l’ha invece abbracciata e sporcata e ha trattato il fantasy e la fantasia con una lascivia che pochissimi dopo di lui hanno anche solo provato a replicare.

In Legend non si vede quasi mai il cielo e sono felicissimo di aver scoperto vent’anni dopo che è proprio per questo che è una meraviglia.

DVD-quote:

«Ci sono Lovecraft, Cronenberg e Freud…»
Stanlio Kubrick, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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56 Commenti

  1. Bella lì, Stanlio.
    Giusto qualche tempo fa stavo ponderando se rivedere o meno Legend e, se sì, in quale versione. Ne possiedo due edizioni in BD, una UK e l’altra USA, e, sì, sta storia delle versioni è un gran casino. Se non ricordo male il BD degli States contiene la versione cinematografica USA e la Director’s Cut (mi sa che riguarderò questa), mentre la versione UK è la versione cinematografica europea.
    Da giovine non mi aveva preso tantissimo, suppongo perché ci fosse troppa poca azione e all’epoca ero più orientato su roba stile Conan, ma anche su discutibili “perle” di serie B tipo “The Sword and the Sorcerer” (conosciuto in Italia come “La Spada a Tre Lame”), ma ho un buon ricordo dell’ultima volta che l’ho visto, occasione nella quale l’ho rivalutato, e neanche di poco. Cupo, claustrofobico, barocco e magari pure un po’ malato, con un Tim Curry spettacolare nella parte del cornuto cattivone.
    Con due protagonisti più in palla e pestando l’acceleratore sull’epica e un bel po’ di azione splatterosa sarebbe stato qualcosa di epocale, ma anche così ha il suo bel perché e resta uno dei miei film fantasy stand-alone preferiti. Trovo anche che sia invecchiato molto meglio di tanti miti dell’epoca, tipo Ladyhawke, ad esempio, del quale serbavo uno splendido ricordo, ma che ora mi sa di finto e di poverata come poche (ottima storia, che, questa sì, avrebbe bisogno di un bel remake duro e crudo).
    @Stanlio grazie per la bella rece, mi sa che sto weekend me lo rivedo!

    • Axel Folle

      Poverata magari no ma rivedendo Ladyhawke di recente pure io ho storto il naso in qualche passaggio troppo tagliato con l’accetta.

    • Rivedendo Ladyhawke a me ha dato terribilmente fastidio la palese sensazione di finzione. E’ tutto artefatto. Le armature di latta, i vestiti immacolati e dai colori sgargianti, i combattimenti farsa, gli “effetti speciali” inguardabili (le trasformazioni non si possono proprio vedere e rovinano davvero la sospensione dell’incredulità e, peggio ancora, la presunta drammaticità di alcune scene).
      Per carità, la storia ha il suo perché e un potenziale non da poco, ma Ladyhawke è davvero un film che non riesco a rivedere con gli occhi di un adulto e me ne dispiace assai.

    • Secondo me non e’ invecchiato, ma e’ rimasto quello che e’ sempre stato: un BEL film romantico (e quindi un po’ all’acqua di rose) per adolescenti.

    • Kurtz Waldheim

      Bravissimo a citare “la spada a tre lame”, ignorato praticamente da tutti, ovviamente pieno di difetti eppure meritevole di maggiore attenzione (e di una recensione !!)

    • Barone Zelo

      Io personalmente sara’ il mio essere un romantico ma Ladyhawk lo trovo un film magnifico e raffinato
      lo ho rivisto recentemente (sotto le feste un paio di volte) e trovo che sia un di una classe immensa
      mi sono piaciute tante cose e andrò controcorrente ma ho sempre amato le trasformazioni
      trovo che il fatto di prediligere il fattore romantico e drammatico a quello spettacolare e horror sia una scelta vincente e sopratutto nella messa in scena un misto tra un film sperimentale (Nouvelle Vague?) e qualcosa alla uomo lupo di Waggner
      a mio parere le trasformazioni alla Manimal avrebbero stonato
      tra tutte ve ne e’ una che mi fa’ sempre commuovere sopratutto il finale con Navarre che grida disperato questa per intenderci https://www.youtube.com/watch?v=Hl-8npL-vUA

      e sopratutto una colonna sonora stratosferica e controtendenza

      https://www.youtube.com/watch?v=fi87Y8o33uI

  2. Davide Linciaggio

    La versione disponibile su Netflix Italia quale sarà? Europea?

  3. Past

    sempre amato sto film, tra i più sottovalutati di sempre, ottima recensione.

  4. Axel Folle

    Stanlio penso che questa sia la recensione più bella che leggo sui Calci da diverso tempo a questa parte e non certo per demerito delle altre. Bellissima davvero. Il film l’ho rivisto di recente purtroppo nella versione europea, quindi il mio giudizio va a quella e che dire, pure io ho ricordi forti di visioni di “Legend” fatte da ragazzino, momenti magici misti di paura, senso dell’avventura e coraggio, forse è proprio per queste cosette stupide e per nulla “oggettive” che per quanto possa essere un film sbagliato si vede anche il mestiere enorme che c’è dietro e alla fine mi ritrovo ad amarlo follemente pur così sgangherato com’è.

    • Axel Folle

      postilla, l’aggancio visivo di Legend ad Excalibur pure a me è sempre venuto automatico

  5. Ottima analisi.

    Film sottovalutato, straniante, strambo. Scott stesso lo definì come un’allucinazione da marjuana. E mi sa che ne aveva ragione.

    • Ma infatti per pure ragioni filologiche il film andrebbe visto sotto effetto, OVVIAMENTE il mio non è un consiglio né un endorsement ANZI ricordatevi tutti che chi ti droga ti spegne.

    • supertramp

      “chi ti droga ti spegne”
      Questa frase non ha senso.
      Googolo curiosamente.
      Scopro l’origine e guardo il video.
      La frase continua orgogliosamente a non avere senso, ma adesso molte cose mi sono decisamente più chiare.
      Senti Stanlio ma con te ha funzionato?

    • Sì sì tantissimissimo, al punto che al momento sono uno dei principali nemici della droga AL MONDO, roba che alle riunioni internazionali della droga mi citano sempre come nemico pubblico numero uno. E sono infatti assolutamente non spento! Anzi brillo di luce propria come una stella dell’amore.

    • supertramp

      Cazzo se ha funzionato.
      WOW Stanlio”nemico pubblico”Kubrick è una storia rivelatrice e al contempo davvero emozionante.
      Un bel giorno ne verrà fuori un film che brillerà di luce eccetera eccetera.

    • AnnaMagnanima

      anche io brillo così tanto che mi sento una costellazione. ogni tanto mi incontro pure coi caValieri dello zodiaco. e ovviamente non mi spengo mai.

  6. Bakahero

    EVVAI! Era da troppo tempo che aspettavo un pezzo come quello su Willow! Stanlio ottimo, come sempre…

  7. Rocco Alano

    Da piccino non lo vidi mai per intero, ma solo qualche scena qui e lì. Solo l’anno scorso mi sono preso la briga di guardarlo (durava circa 90 minuti- non so quale versione fosse). Un suggestivo pastrocchio: in qualche modo, anch’io avevo visto elementi teatrali (“Sogno di una Notte di Mezza Estate” su tutto).

  8. Rocco Alano

    E, se vogliamo parlare di sesso, droga e fantasy, ho il ricordo di una cosa intitolata “Il Fungo Duro di Baby Japan”- anche se, ogni tanto, mi convinco di averlo solo sognato strafatto e stra-arrapato

  9. the Bat(Mat)

    Bellissima recensione!
    Devo rivederlo, ho – appunto – un ricordo molto onirico di tutto il film con scene bellissime (vedendolo anche a me era venuto subito in mente Excalibur) tutte un po’ scollegate fra loro. E giuro che non riuscirei a riordinale a memoria.

    Tra le creature, per me menzione d’onore alla strega della palude, Meg Mucklebones. Era modellata sulle fate/steghe acquatiche che affogavano e mangiavano bambini, tipo Jenny Greenteeth (da bimbo, le illustrazioni di Brian Froud mi facevano cacare sotto…)

  10. DarkKnight

    @Stanlio scusa il leggero ot, ma mai letto “La Luna d’Ombra” ? E’ il sequel di Willow, scritto da George Lucas e Chris “X-Men” Claremont.

  11. Cristoforo Nolano

    Pur essendo cresciuto a pane e fantasy anni ’80 Legend mi ha sempre fatto cagare a spruzzo. Mi ricordo pischello ad apprezzare il realismo di Willow (oh, avevo tipo 8 anni) in confronto a questo guazzabuglio di unicorni, robe sbrilluccicose e diavoloni del cazzo.

    Ciò nonostante… Stanlio ti amo, gran bel pezzo.

  12. Già che ci siamo e visto che mi sono dimenticato di scriverlo nel pezzo (no, non è vero, è solo che non ci stava nel discorso), una considerazione: oggi un film del genere lo potrebbe fare forse solo Guillermo del Toro, se solo tornasse all’ispirazione della Spina del diavolo/Labirinto del fauno.

  13. BohBeh

    “Rob Bottin”

    Si possono fare i premi Jimmy Bobo retroattivi?

  14. Guy Ricci

    Ma sbaglio o la statua nell’ultimo screen con le inquadrature nella palude è Pazuzu?

  15. udokier

    Difficile rendere il giusto merito ad un film così, con gli immaginari preconfezionati con libretto d’istruzioni che ti vendono oggi.
    Gran pezzo, Stanlio. Fichissimo l’aggancio con Excalibur, che non sembra e invece.

  16. Anch’io all’epoca gli preferivo un fantasy piu’ “concreto” come quello di Conan, Il drago del lago di fuoco, Willow, Labyrinth, ecc.

    Legend, insieme a Dark Crystal e Exalibur faceva parte invece di un fantasy piu’ onirico e weird che non capivo fino in fondo, che non mi prendeva a livello emotivo, ma che lo stesso mi affascinava e mi turbava ad un livello piu’ profondo.

    Oggi per me Legend e’ tipo il miglior film fantasy di sempre. Nonostante la trama stupidina e i personaggi a una dimensione. Perche’ e’ l’unico che sa dare coerenza ad ogni inquadratura e ad ogni cosa che mette in scena. E perche’ lo fa con strumenti puramente cinematografici: inquadrature, montaggio, luci, effetti sonori.
    Con tutti i suoi fantastilioni e tutte le nuove tecnologie a disposizione Peter Jackson otterra’ un risultato sicuramente impressionante, ma assolutamente non altrettanto totale e potente.

    Se i primi tre film di R. Scott sono dei capolavri, questo non e’ un capolavoro, ma e’ comuque grande cinema. Dirigera’ altri bei film, ma non rivedra’ mai piu’ quei livelli, manco col cannochiale.

    • John Blacksad

      Sono d’accordo ma sposterei il tuo discorso un pò più in là
      includendo Black Rain.
      Dopo possiamo dire che non rivedrà mai più quei livelli

  17. AnnaMagnanima

    film bellissimo. magico. incantato e tenebroso. sono molto affezionata a questo film. la recensione è bellissima come la considerazione che in questo film non si vede mai il cielo.
    comunque, per aggiungere qualcosa che non è stato detto -credo. non ho ancora letto i commenti- nel film compare 2 volte la statua di pazuzu. la foto numero 8 di questa recensione ne è la prova.

  18. Affro

    È un film gigantesco. Da piccolo l’accostavo per ragioni vagamente mistiche proprio a Krull, sarà per il villain tenebroso / fumoso, sarà per l’aura nefasta, poi a un certo punto questo mi ha vinto tutto dentro per erezione precoc… fascinazione dell’oscurità, vuoi per la rima dell’adattamento italiano intatta – putrefatta. Mia sorella, oltre alla claustrofobia ci ha sempre tenuto a sottolinearmi la densità dell’aria, perché non c’è scena in cui l’atmosfera non sia piena di neve, pulviscolo, vapori e pappataci. Tutto alveolare e oscuro e quella cosa che il fantasy parla alle parti più sepolte e non sequenziali, tipo i denti di Tommaso Crociera all’epoca. E niente, tutto bello.

    • John Blacksad

      E’ bello rivederti da queste parti

    • “Krull” l’ho rivisto recentemente dopo secoli e in effetti ha molti punti di contatto con “Legend”, soprattutto nella parte della principessa rinchiusa in una fortezza-incubo, assediata e tentata da una forza maligna. Poi e’ un film molto piu’ normale e ingenuo, per quanto decisamente tetro e mortifero.

      Molto bella l’annotazione sulla “densita’ dell’aria”.
      Ecco, quello che manca a tanto cinema fantastico (ma non solo) moderno e’ proprio quello: un’atmosfera palpabile e “fisica”.

    • Barone Zelo

      Krull ha pure una colonna sonora da sballo

      https://www.youtube.com/watch?v=51vdPsLHal4

    • Barone Zelo

      “vuoi per la rima dell’adattamento italiano intatta”
      “Più dolce di un Giuleppe” una frase che mi ricordo dalla prima visione

    • Affro

      Ahahahahha grazie per il caloroso benvenuto anche, seguo ancora assiduamente, ma per commentare il tempo è parecchio tiranno e anche un po’ sauro, gh!

    • John Blacksad x Affro
  19. Scusate i pluri-messaggi, ma mi e’ venuto in mente un film fantasy che i 400calci dovrebbero ASSOLUTAMENTE recuperare: “The Dungeonmaster” (Il demone delle galassie infernali), per altro coevo di “Legend”. Serie B, forse anche C, scatenata, ma un compendio di tutto cio’ che fa fantastico anni 80 da lasciare straniti nella sua puntiglio completezza: sembra il film fantasy che Turbo Kid potrebbe vedere nel suo film.

  20. Marlon Brandon

    Recensione appassionata. Film che ho visto molte volte, ho un animo un po’gotico e Stanlio ha definito perfettamente le atmosfere e le sensazioni di questo film.

  21. Trapador

    Rob bottin , il premio jimmy bobo definitivo

  22. Krug

    Mi raccomando, per Labyrinth voglio almeno un paragrafo intero sulla palude che scoreggia.

  23. Legend ai tempi non son mai riuscito a vederlo decentemente perchè rai e canale 5 mi comprimevano il 16:9 in formato weight watchers, come se il film non fosse abbastanza claustrofobico di suo.

    Però il diavolaccio era molto scenografico.

    Per favore recupertemi il fantastico Kaan principe guerriero, con Marc Singer che non combatteva ancora i visitors, e, soprattutto, la meravigliosa Tanya Roberts che tante diottrie mi fece perdere

  24. pasqualobianco

    Perlamadonna, fate ascoltare li vostri filgioli ai dischi girati li contrario;)))))

  25. Brainiac

    Io mi sono andato a comperare il bluray, questa bella recensione ha fatto girare -anche se di soli 8 euro- l’economia.

  26. Axel Folle

    Pure io mi sa che mi prendo il dvd ora. Rivedendolo me ne sono innamorato.

  27. JAMES VAN NOKER

    BELLA RECENSIONE! PERSONALMENTE MI è SEMPRE PIACIUTO, SIA X L’ATMOSFERA GOTICA KE PROPRIO PER L’ARIA STRANA, SURREALE E NON DEFINITA CHE HA.. SCOTT ALLA REGIA è SEMPRE STATO UN MOSTRO TANTO BELLO QUANTO IL DIAVOLONE DI TIM CURRY!
    E POI BELLISSIMA LA CANZONE ASSOCIATA AI TITOLI DI CODA “IS YOUR LOVE STRONG ENOUGH” DI BRIAN FERRY… MI FA RICORDARE PROPRIO L’ARIA MAGICA DEGLI AANI 80 DI QUANDO ERO BAMBINO….

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