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Quel film lì sembra più un videogioco: Kill Switch, la rece dell’inesperto

Ciao a tutti, mi chiamo George A. Rohmer* e non gioco più a un videogame dal 1988. Non è vero, non sono proprio a digiuno di videogiochi, ma era per dire che non sono neppure un gamer. Al massimo faccio qualche giochino con l’iPad, e quando mi capita, certo, ne vengo risucchiato per settimane. Ma sto parlando di cose tipo Tetris e Worms, per capirci. Volevo semplicemente sgombrare il campo da ogni possibile incomprensione e, se in questa recensione noterete delle sviste madornali di concetto o terminologia, fatemelo sapere cortesemente nei commenti. Sappiate però che è tutto in buona fede. Non è che non giochi ai videogame perché li trovo stupidi o volgari o altro, semplicemente già vedo film e serie TV, leggo fumetti e colleziono dischi. Se mi mettevo anche a giocare non uscivo più di casa.

Per dire, loro lo recensivano sicuro meglio il film.

Ciò detto, passiamo a parlare del film del giorno, va’. Il film del giorno è Kill Switch e non è niente male. Si smorza un po’ progressivamente e ha un finale abbastanza moscio, ma non è niente male. Cos’è Kill Switch? Grazie per la domanda, lettore attento. È un film di fantascienza che, come il recentissimo Hardcore, esplora quello che si può fare raccontando una storia in soggettiva. A differenza di Hardcore, Kill Switch (aka Redivider) sceglie di dividere la narrazione in due parti: una “al presente”, che parte in medias res e ci cala quindi direttamente in mezzo a un casino terribile, le cui dinamiche il protagonista (Dan Stevens di Legion) deve ricostruire – questa è la parte raccontata in soggettiva. E una serie di flashback, girati invece alla vecchia maniera, in cui scopriamo come siamo arrivati al punto attuale.

La storia è quella di – non mi ricordo, aspetta che controllo su IMDb – ah, sì, Will Porter, una specie di boh, Maverick assunto da una società “europea” (siamo ad Amsterdam, ma non viene mai detto) che sta per lanciare the ultimate fonte di energia pulita per il futuro, una torre che spara i megarazzi lazer nello spazio. Non sto a dirvi perché o per come, visto che vi rovinerei il piacere della scoperta, ma a un certo punto Will si ritrova in una sorta di universo parallelo speculare al nostro, a otto chilometri di distanza dalla torre e deve arrivarci per un qualche motivo mentre intorno a lui la gravità comincia a fare la matta e un sacco di gente gli spara addosso per ragioni a lui ignote.

“Petta n’attimo, mi sono già perso.”

Rispetto a Hardcore, Kill Switch ci infila un bel po’ di roba in CGI in più – droni futuristici e incazzati, treni/navi che cadono dal cielo e/o vengono risucchiati da esso, cose grosse che esplodono – e una trama decisamente meno lineare che Will, come noi, deve ricostruire passo dopo passo. Ora, come detto, io non sono un habitué del passatempo di premere bottoni davanti a uno schermo al plasma, ma a qualche sparatutto in prima persona ci ho pure giocato e Kill Switch questo è. Ci sono persino gli HUD (grazie Stanlio) sulla schermata che ci informano sullo stato di salute di Will e sulle particolarità degli oggetti che trova lungo il cammino. Ci sono scene in cui trova armi nuove, altre in cui vede un telegiornale mentre sta passando nell’atrio di un palazzo e noi (insieme a lui) sentiamo informazioni vitali per capire il mondo circostante e mettere insieme i pezzi del puzzle.

Cose matte in sigiai.

Peccato che, una volta svelato il grosso del mistero, le cose vadano un attimino a sgonfiarsi, con un finale che, a cavallo di un paio di maccosa davvero grossi, commette un po’ lo stesso errore di Hardcore. Ovvero, non si rende conto che i corpo a corpo in spazi ristretti non funzionano per un cazzo con questo tipo di visuale. Risultano raffazzonati e frettolosi e confusi, soprattutto. Molto meglio quando Tim Smit (regista esordiente a cui dunque perdoniamo un paio di cazzate, tipo firmarsi “timSmit”) apre tutto e ci regala dei momenti di devastazione piuttosto ben congegnati e divertenti.

Kill Switch è un piccolo film che va dritto per la sua strada, spende del tempo a costruire una mitologia interessante e poi la butta un po’ via, ma in fondo non dispiace. Resta la domanda: che senso ha ricostruire pedissequamente un FPS al cinema, dove manca l’interattività? Ma soprattutto dove si andrà mai a finire con tutti questi videogiochi al cinema, signo’? Che una volta al posto di tutte queste Playstation c’erano solo prati.

MA È UN VIDIOGIOGO!!1!

*La “A.” sta per “Aspettachearriva”.

DVD-quote:

“Schiacci i bottoni ma Dan Stevens fa comunque i cazzi suoi!”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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14 Commenti

  1. Johnny Cloaca

    Mò dicono “Sparatutto in prima persona”. Ai miei tempi se chiamava voja de scopà, vero signò?

    Per carità, Hardcore (e immagino anche questo) sono esperimenti interessanti, ma il cinema dovrebbe essere L A R G O .

  2. Cristoforo Nolano

    Come Hardcore! ma senza Sharlto Copley con i baffoni? Vabbé lo guarderò ma non sarà la stessa cosa…

  3. mki

    anche per me hardcore era ok.. se capita vedrò anche questo

  4. Brainiac

    Hardcore mi ha dato la nausea, ma non concettuale, nausea vera, quella che dopo vomiti. Se l’effetto è quello dopo 5 minuti passerò. Recensione leggera e spassosa.

  5. supertramp

    Hardcore l’ho visto illegalmente (non sia mai) per curiosità, ma alla prima rissa ho tolto tutto. La ripresa in soggettiva fa cagare per i combattimenti, anti tutto quello che ha fatto fatica ad entrare in testa a registi senza gli occhi a mandorla negli ultimi millemila! anni. Spero non diventi una moda, anche se quel tipo di ripresa per qualche esplosione, o altre belle cose, penso che ci stia benissimo.
    Dan Stevens sarà il protagonista in un film di Gareth Evans, l’ho scoperto due minuti fa, non so se essere felice o meno.

  6. “Aspettachearriva”

    “That is the coolest name of all time!”

  7. T87

    Che buffo, su PS2 c’era un gioco che si chiamava davvero Kill Switch, ma era in terza persona. Anzi ha pure introdotto il sistema di copertura utilizzato da ventordicimila giochi usciti dopo.

  8. Videostronz

    è il momento del lamento: ma che fine ha fatto violenza domestica? era un bel modo di fare il punto della situazione.
    ho questa teoria: state trascurando il sito per dedicarvi alla versione cartacea, vero?

    • Dembo

      Non è l’unica rubrica che è sparita senza una spiegazione e, per me, è diventato anche inutile lamentarsi… non sembra che importi molto alla redazione del nostro punto di vista. Mi domando poi che senso avrebbe la versione cartacea e, soprattutto, chi la comprerebbe dato che in pochi mesi sono riusciti a disaffezionare un sacco di lettori e commentatori storici.
      Boh, per quanto mi riguarda sto sito è morto

    • T87

      … stanno facendo una versione cartacea?

    • Anonimo

      no non credo escano in edicola, è una cosa che mi dico per tenere buona la scimmia.
      fa brutto lamentarsi, dato che qua è sempre tutto aggratis e di qualità, però la grandezza del sito era data anche dalla varietà di rubriche oltre che dalle recensioni.
      basta fine momento polemica

    • Jena Pistol

      Nei miei sogni bagnati vorrei facessero un libro dei 400Calci,all’interno rece su classiconi tipo Terminator 2 e magari un paio di LE Basi,magari su John Carpenter per dirne una.

  9. james hetfield

    non pensavo di dover insegnare cio.
    la visuale umana non ha nulla a che fare col pov o soggettive classiche.
    noi in una rissa vediamo a 180 gradi senza fish eye fx
    quindi basta avere 3 cam in sequenza unite in una ripresa diminuendo il framing.
    quello che fanno vedere loro e’ tipo rissa guancia a guancia che non esiste.
    non puoi usare le lenti come occhi,non e’ fattibile ne conveniente.

    la formula e’ 100 mq reali sono 50 mq al cinema
    devi raddoppiare lo spazio.
    se fai la soggettiva cosi i 30 cm rissa spazio sono 15 cm cinema.

    o vai a 60 cm( ma i colpi sono distanti) oppure aumenti la visuale( senza fish eye)

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