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Ridley Scott and the Alien Fassbenders: Alien: Covenant

«Se l’umanità della creazione onnipotente del dio prematurato con la tapioca si rimontasse, credi anche tu che scappellerebbe di svariati gradi sul piano dell’eclittica?».

Questo è più o meno ciò che ho capito dell’ormai manifesta svolta filosofica che Ridley Scott ha, con Covenant, impresso alla saga di Alien, che ora esiste principalmente per ricordarci che tra questa e Blade Runner il regista inglese è molto più fiero di aver girato il secondo.

Nulla di nuovo, era iniziato tutto con Prometheus che, possa piacere o meno (a me per esempio non piace), aveva messo abbastanza in chiaro che Scott avrebbe applicato il protocollo Lucas alla sua creazione, cancellando quelli che in un modo o nell’altro sono ormai considerabili dei fan movie, riprendendo le redini della sua creatura (ah-ah), decidendo che cosa tenere e che cosa cestinare dell’immenso universo costruito in quasi quarant’anni intorno al suo film, abbracciando l’ufficiale franchise-izzazione della sua opera e scegliendo di raccontare, visto che ha ottant’anni e non gliene frega più un cazzo, quello che pare a lui. E cioè: un universo con una cosmogonia a scatole cinesi fatta di creatori e creature che vanno in cerca dei loro creatori e che a loro volta creano nuove creature, un formicaio gigantesco nel quale gli Xenomorfi, il Mostro Originale™, il motivo per cui esiste la saga, sono solo un tassello di un puzzle più ampio – ambizioso o pretenzioso o semplicemente sciocco, ma quale sia delle tre lo scopriremo solo vivendo presumibilmente solo dopo il prossimo Alien, che nel rispetto della regola dei tre dovrebbe tirare le fila di una vicenda cominciata con l’androide David di Prometheus e proseguita con Fassbender che insegna a Fassbender a «finger the holes» mentre filosofeggia sull’immortalità.

Il paragrafo precedente è decisamente troppo lungo eppure non in modo spiacevole, poteva essere scritto in modo più sintetico ed efficace, contiene alcune parti molto belle e altre inspiegabilmente scritte malissimo. Alien: Covenant è così, solo forse un po’ più scemo. Sigla!

Trovo molto divertente una polemichina che ho visto nascere in giro man mano che scadevano gli embarghi e si aprivano le sale al pubblico, e che si ricollega al discorso precedente. Pare che Alien: Covenant abbia fatto incazzare un po’ di gente perché, parafrasando, «non è questo che ci è stato venduto nel trailer». Per qualche motivo, sembra che Prometheus sia stato rimosso dall’inconscio collettivo o derubricato a incidente di percorso, una di quelle brutte faccende delle quali nessuno parla e che vengono ignorate da tutti finché spariscono dalla storia. C’è “Alien” nel titolo! Nel trailer c’è la scena della doccia! Sicuramente Ridley Scott butterà nel cesso tutte le intuizioni e le riflessioni (per quanto stupide, lo so, anch’io le trovo molto stupide, ma non è questo il punto) del suo film precedente, il suo attesissimo ritorno alla forma, in favore di un remake del primo capitolo della saga completamente scollegato dalle vicende dell’androide David e degli Ingegneri, quei grossi omoni bianchi che si vedevano verso la fine del film e che nessuno aveva capito esattamente cosa rappresentassero!

E invece, incredibile dictu, Ridley Scott ha deciso di riprendere quella faccenda, di approfondirla, di ribadirci che oggi Alien è soprattutto questo e, come accade nei secondi capitoli delle trilogie, di cominciare ad accennarci il motivo per cui Prometheus e Covenant dovrebbero, alla fine di tutto, ricollegarsi ad Alien e allo Space Jockey.

Solo che ha deciso di farlo nel modo più bizzarro e imprevedibile, forse addirittura anarchico, andando a pescare in egual misura da Blade Runner e dall’Isola del dottor Moreau e trapiantando il tutto sulla sceneggiatura più puramente horror-in-senso-classico che Alien abbia avuto dal 1979. E non parlo solo di sangue e violenza, che comunque abbondano: parlo di grammatica, stilemi, struttura, tropes, tutto. Per qualche inspiegabile motivo Alien: Covenant, che per molti versi è uno dei film più scemi che abbia visto da anni, è un horror di buon livello, sicuramente più divertente e sicuro di sé di Prometheus, con un cast migliore e una scrittura, almeno formalmente, di svariate spanne superiore.

Stai dicendo che…

Il problema è che è la coesistenza di queste due anime (quella filosofico-ambiziosa che vuole riflettere sulla condizione umana e quella in cui un gruppo di imbecilli fa di tutto per farsi ammazzare nei modi più scemi) rende Covenant un film schizofrenico. Realizzato con talento e idee – che però troppo spesso cozzano tra di loro, e danno l’impressione di un’opera indecisa e costantemente in bilico tra l’accontentare il nostro appetito di panem et budella e il lasciarsi andare a quello che davvero vorrebbe raccontare.

Che è, presumibilmente, da quel che si intuisce, considerando anche Prometheus, una sequela di stronzate da paranoici alla X-Files che arriva a tanto così dai rettiliani o da Xenu dittatore galattico. Covenant è un film che si apre con Guy Pearce e Michael Fassbender che discutono del loro rispettivo status di creatore e creatura in un gelido ufficio futuristico. La scena si svolge, presumibilmente, prima della partenza della Prometheus. Fassbender impara a suonare il pianoforte, poi chiede al signor Weyland che senso abbia creare la vita se tanto poi tu stesso devi morire, o qualcosa di simile. Stacco, e Fassbender è l’unica entità ancora sveglia a bordo della nave Covenant. Ah, e si chiama Walter.

Covenant.

(d’accordo, è chiaro che il metaforone biblico è sull’Esodo – la Covenant sta viaggiando nello spazio in cerca di un pianeta abitabile –, però non posso fare a meno di pensare a un’altra razza aliena, razze aliene, OK, che viaggia per lo spazio in cerca dei suoi creatori e scopre l’esistenza di un’altra razza di parassiti cattivissimi che ti mangiano la faccia. Soprattutto considerando quanto Alien sia ormai diventato come Halo sotto molti aspetti: un’epica spaziale con una mitologia vagamente confusionaria e un po’ scema, che ti distrae dai suoi difetti grazie al suo innegabile respiro epico e a un sacco di lucine colorate)

Il pianeta abitabile, per tornare a Covenant, ha il difetto di stare parecchio lontano dalla Terra – arriva ora il momento di specificare che nel film non viene fornita una spiegazione plausibile all’abbandono del nostro pianeta. Sappiamo solo che l’equipaggio della Covenant sta viaggiando da anni e anni e anni grazie al criosonno in direzione di Origae-6, e che insieme all’equipaggio l’arca trasporta anche duemila civili e svariate centinaia di embrioni, oltre a tutto il necessario per terraformare un pianeta. Il criosonno, però, è cinematograficamente un problema perché ci impedisce di interagire con l’equipaggio della Covenant: ecco che dal nulla, per salvare la situazione, spunta un’improbabile tempesta elettromagnetica che danneggia la nave, fa risvegliare tutti e soprattutto porta con sé un segnale radio che pare provenire da un pianeta vicino, abitabile e inspiegabilmente ignorato dagli scienziati terrestri al momento della scelta della destinazione finale della Covenant.

Nella foto: la destinazione finale.

È qui che il film ingrana la marcia dell’horror e non la molla più per la successiva ora e tre quarti: decisione disastrosa dopo decisione disastrosa, Covenant procede dritto verso l’inevitabile bagno di sangue.

L’esempio più clamoroso è probabilmente la scelta di popolare l’intero equipaggio della Covenant di coppie sposate. Escludendo che sia stata ispirata dalla necessità di colonizzare il nuovo pianeta (per quello ci sono i 2.000 civili), possiamo supporre che dietro questa decisione ci sia una ragione emotiva: lavori meglio con tuo marito/moglie che con un perfetto sconosciuto. La vera ragione della scelta di Scott, però, è narrativa: quando l’intero gruppo di protagonisti è composto da coppie, ogni crisi che si presenta può precipitare vertiginosamente, e spingere il film verso il massacro, perché una moglie/marito in pericolo significa un marito/moglie che perde completamente il controllo e agisce in maniera irrazionale, e significa anche che tutto il resto dell’equipaggio empatizza con la situazione («La prossima volta potrebbe toccare a me!») contribuendo al casino, invece di prendere a schiaffi tutti e riportare un po’ di sangue freddo.

Poi un giorno parleremo anche del parrucchiere di Katherine Waterston.

Il problema, mannaggia a Ridley Scott, è che poi di fatto questo apparente disastro narrativo funziona, sempre nell’ottica dell’horror classico dove un comportamento irrazionale è uno dei motori privilegiati per far proseguire la trama. E funziona anche perché la crew della Covenant, la loro alchimia e le loro interazioni sono uno dei punti di forza del film. Buona parte del merito va a come sono scritti i personaggi, che per una volta non ricadono (troppo) negli standard del genere e di genere. La mia povera, dolce Katherine, pettinata come un centravanti tamarro italiano degli anni Novanta, e io capisco che in Alien c’è la tradizione di fare i capelli pazzi alla protagonista ma con un viso così avrebbe funzionato molto meglio il cranio rapato rispetto a questo orrore, ma comunque Katherine Waterston è, al netto di qualche frignata melodrammatica di troppo, un’ottima surrogata di Ripley, e sorprendentemente a suo agio nelle scene action. Danny McBride, che il diavolo si porti via la sua anima nera, interpreta se stesso, e questo funziona alla perfezione in un contesto militare dove il cinismo, la volgarità e l’animo redneck sono di casa. Billy Crudup, che si sta lentamente trasformando in Willem DaFoe e del cui personaggio sappiamo solo che nessuno lo vuole come capitano «perché è religioso», riesce comunque a fare la sua bella figura, e ad aggiudicarsi tra l’altro il premio di “personaggio più incompetente del film”.

Sì lo so, è una foto di Prometheus. Scusate, c’è ancora poca roba di Covenant in giro.

E Fassbender? E David che ora si chiama Walter? Fassbender è

il vero protagonista del film e, ormai, della saga. Qui è insieme villain e deus ex machina, la cui importanza nel quadro generale come “primo robot senziente che si ribella al suo creatore” non può essere contenuta in un solo personaggio, e viene dunque sdoppiata: è stato (sorpresa!) il David di Prometheus a mandare il segnale che risveglia l’equipaggio della Covenant, ed è lui che ha portato gli Xenomorfi – scusate, Neomorfi, i loro antenati – sul pianeta e che sta cercando di creare la Creatura Perfetta ibridandoli con gli esseri umani. È, potenzialmente, un’interessante rilettura di quel tema della bellezza cosmica e incomprensibile all’uomo sul quale avevo scritto qualcosa parlando di The Void, ma perde la sua efficacia nel momento in cui, a fronte dell’approccio scientifico con cui David affronta la sua missione, non ci viene spiegato in alcun modo perché questa creatura dovrebbe essere perfetta o superiore, al di là della comunque validissima motivazione «se ti becca ti uccide».

Ecco, la spinta filosofica, l’ambizione cosmogonica di Scott si spengono qui, qui e di fronte alla banalità dei temi che Fassbender discute con Fassbender con un’altrimenti encomiabile serietà e compostezza. Questioni incredibilmente abusate come «ma se io sono un robot e sono immortale, vuol dire che sono meglio del mio creatore?» o «che cos’è l’arte?» vengono messe in bocca a uno dei due Fassbender e prontamente dimenticate, non tanto perché da lì in poi nessuno ne parla più, ma anche e soprattutto perché non hanno alcuna rilevanza ai fini della storia che Alien: Covenant racconta. Ai fini del piano quinquennale di Scott? Probabilmente sì, speriamo di sì, nel prossimo film dovremmo forse riuscire a scoprire le risposte di Scott alle Grandi Questioni, ma alla prova dei fatti e nel contesto di Covenant queste sequenze sono poco più che cutscene da videogioco inserite a forza tra una sparatoria e l’altra per dare una parvenza di serietà a un prodotto a cui gioverebbe piuttosto abbandonarsi definitivamente al suo lato più becero.

Siete appena tornati? Si stava parlando del lato più becero di Covenant. Che è senza dubbio l’Alien più violento e teso da svariati anni, con un paio di sequenze girate in modo magistrale ma anche, a far da contraltare, parecchie scene buie e confuse e montate in maniera incomprensibile; che immagino siano state realizzate così per amplificare il senso di spaesamento e confusione dei nostri dieci piccoli indiani spaziali, ma che risultano solo estremamente sgradevoli. Scott ormai funziona meglio quando può far respirare l’inquadratura e mostrarci da distanza di sicurezza una bella scena d’azione ben coreografata, o quando può rallentare e prendersela con comodo tra corridoi e laboratori sotterranei, e le scene più claustrofobiche e frenetiche assomigliano più che altro a dello svogliato fan service – «e questi, signori, sono i corridoi bui! Siete contenti?».

Non è gravissimo, e lo si dimentica in fretta di fronte ad altre delizie. Più grave, e qui una volta di più si entra nel territorio del gusto personale, è la scelta di derubricare gli Xenomorfi a mostri in CGI da mostrare in tutto il loro terrificante splendore. Non che gli Xenomorfi in CGI siano realizzati male: è che ormai hanno perso fascino. Sono mostri molto carini, perfetti per inseguimenti e sparatorie, abbastanza incazzati da garantire della sana e consapevole violenza, ma il loro impatto si esaurisce nel momento in cui gli si spara: sono, in fin dei conti, degli animali feroci ma prevedibili, dei quali sappiamo già tutto e possiamo prevedere ogni mossa. È chiaro che Covenant è il definitivo passaggio di testimone: il conflitto tra uomo e natura è diventato il conflitto tra uomo e macchina, e la paura dell’ignoto è diventata paura di essere obsoleti e di venire soppiantati da un’entità superiore.

È molto facile aggrapparsi al metaforone sull’Esodo per parlare di Covenant e di quello che Alien è diventato. Scott ha costruito un’arca e sta chiedendo ai suoi fan di abbandonare i loro beni terreni (fuor di metafora, il loro amore per il primo Alien e per quel modo di fare horror spaziali) e di seguirlo in un viaggio alla fine del quale il pensiero degli Xenomorfi che ti escono dalla pancia sarà solo un divertente ricordo d’infanzia, che impallidisce di fronte alla grandeur delle rivelazioni filosofiche sul chi siamo da dove veniamo dove andiamo. L’ha fatto prima timidamente e confusamente, con un film che neanche lui ha capito fino in fondo, e ora con un ibrido tra vecchio e nuovo che è tanto più efficace quanto più siete disposti ad accettarne le premesse.

Difficile da attaccare formalmente, il problema di Covenant è nella sostanza: personalmente sono convinto che la cosmogonia che Scott ci sta raccontando, popolata di Ingegneri, robot senzienti e le origini della vita, sia di una superficialità e di una scemenza imbarazzanti, e che sia arrivato per me il momento di scendere dall’arca e dedicarmi ad altro. Personalmente, però: questa è la storia voluta da Ridley Scott, non da Stanlio Kubrick, e in questo senso Covenant la racconta in modo molto più coerente e interessante del suo predecessore. Se quindi per qualche bizzarro motivo a voi interessa ancora, al cinema c’è un Fassbender che vi aspetta per assassinarvi un po’.

DVD-quote

“Meglio di Prometheus”
Stanlio Kubrick, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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153 Commenti

  1. Continua a non avere senso la coppia omosessuale però. Adozioni spaziali?

    • T87

      Erano addetti alla sicurezza della Covenant, non erano coloni nel senso COSTRUIAMO LA CASETTINA DI LEGNO MANNONTIRICORDICHETENEHOPARLATOOHMATUNONSEITUAIUDOAIUDOZZZZZ

      Alla fine non erano neanche le classiche macchiette. A parte una battuta sulle lezioni di Yoga e l’inquadratura delle fedi quando crepa uno dei due non si capisce che fanno coppia nella vita (del film), forse si intuiva di più nel prologo dell’ultima cena, che in molti non avranno neanche visto (prologo che ha il 50% di James Franco in più, tra l’altro)

      Non so neanche se sarà bandito (o cambierà classificazione) in Russia per questo. Forse no.

    • Quindi se quelli dell’equipaggio sono addetti alla sicurezza non ha senso che siano tutte coppie, tanto sono lì solo per proteggere i veri coloni che dovranno riprodursi e colonizzare.

    • T87

      leggo ora che il marito di “Rosenthal” non era nell’equipaggio, ma era uno di quei 2000 che dormiva, quindi boh.

    • Federico

      Coppie o non coppie speriamo che i coloni non siano deficienti come i loro predecessori. Altrimenti sul prossimo Alien ci sarà da ridere…

    • Cristofaro Columbu

      Si’ che ha senso che siano coppie: questi qui partono per molti anni, magari per non tornare mai più.

  2. overdoze

    Mamma mia che film brutto… andato senza aspettative ma così non credevo. Film svogliatissimo, fatto da un vecchio che, purtroppo, non ha più niente da dire. Visivamente bello anche se alcuni effetti speciali fanno un pochino tristezza, gli alien piccoli bianchi e quello che spunta dal petto soprattutto (diomio!) ma la regia non m’è sembrata niente di che. Scene confuse, ritmo a zero, si parlava di sta scena della doccia che è in realtà una cacatina vista cento volte meglio in altri film e poi i personaggi, dio i personaggi, dei totali imbecilli e una sceneggiatura che a me personalmente non me ne frega un cazzo di sapere ma soprattutto sapere quello che ci viene raccontato in questo film, ma che origini sono? Pippe filosofiche a casaccio e scene imbarazzanti, quella del flauto su tutte, forse. Ho rivalutato Prometheus, è tutto dire, almeno un po’ di ritmo li c’era. Vergognoso.

  3. Trasferimento alla Hohmann

    Il motivo per cui non bisogna mai mandare dei creazionisti a fare missioni spaziali.
    E sì… ero andato perché speravo in un Alien, ed invece ho trovato filosofia da terza asilo, personaggi stupidi che si meritano di morire perché fanno cose stupide, ed una nuova versione del liquido nero magico, stavolta in polvere.

  4. Christopher L'Onan

    Bella recensione. Ma ero già tuo al titolo <3
    Mi chiedo in quanti abbiano colto la citazione

    • Trasferimento alla Hohmann

      Per la miseria!! Zak McKraken! Come ho fatto a non accorgermene subito? :D

  5. Anonimo

    Qualcuno mi appoggia se dico che Walter aveva già scelto per conto suo di essere re nell’inferno piuttosto che vassallo nel cielo? che aveva fin dalla sua creazione questa Possibilità, ancor prima che suo il suo vecchio gemello gliela mostrasse e gli insegnasse a padroneggiare questa sua insita armonia creatrice\distruttrice nella metafora del flauto?
    Voglio dire, mi prendo solo schiaffi se scrivo che il buon Walter, secondo me, c’ha messo il suo perché si creassero le condizioni per dirottare la nave verso la nuova destinazione? Solo a me è parso estremamente inefficiente nell’emergenza iniziale, non prendendo provvedimenti all’allarme di Mater, lasciando che le vele solari si sbracassero nel punto di ricezione, che l’onda provocasse un numero sufficiente di perdite da fargli cambiare idea nel passare altri 7 anni tombati a freddo, causando(?) un cambio di timone, che il Branson se no sarebbe proseguito a cazzo dritto verso la meta prestabilita, e rimanendo evasivo come un assassino alle domande di Crudup? Il tutto appena prima di mettere in un contenitore criogenico un embrione attraverso una procedura emergenziale. -Che a me quell’embrione non mi torna, l’ho perso proprio; si collega agli embrioni xeno messi dal David?-
    Io l’ho vista così, il Walter che è l’accompagnamento annunciato da Weyland, …perché suonare di solo piano l’Entrata degli Dei nel Valhalla fa un po’ cacare, David. Il perché non lo so, ipotizzo una conseguenza dell’amore, come suggerisce David che la sa lunga.
    O è solo che non volevo ammettere a me stesso che stavo già urlando bestemmie nello spazio al primo quarto d’ora di film e la mia sospensione del dubbio si è aggrappata a random?

  6. Kylo Kal

    visto prometheus ieri…..qualcuno si è fatto cacciare dal cinema alla scena del calamaro? un CALAMARO. mi son scoppiato a ridere perche altro non si poteva fare.

    roba che se la faceva un altro regista diventava una meme con gli edit della pancia della rapace.

    poi complimenti a sti scenziati che non ci capiscono una fava mentre IDRISELBA scende sul pianeta 5 minuti e subito sentenza che è un pianeta test per armi chimiche.

    • Simone

      Visto anche io, sono l’unico che durante la visione ha pensato a stargate (film)?

    • AndreaGnarluz

      anche a me ha riportato alla mente Stargate: non al film, però ma alle puntate più povere della serie SG-1

    • Simone

      Io ho visto solo il film, quindi non so, ma diciamo che una scena con Idris Elba che prende a pugni un ingegnere al grido di “salutami Tutankhamon stronzo!” avrebbe aiutato

  7. AndreaGnarluz

    ho visto Covo: sono ancora incerto su filmino dell’asylum con i soldi o fan film di malati terminali solo ed esclusivamente di prometheus/Scottiani Ortodossi (gente che nell’86 usciva dal cinema disgustata dalla visione di Aliens)? (p.s. una cosa che ancora non ho capito e SPOILER per chi volesse SUBIRNE LA VISIONE: ma l’ultimo alien fassbender/pseudoalien classico come ha fatto ad arrivare a bordo quando stavano scappando dal pianeta? In che modo ha potuto germinare dentro il marines ferito in maniera differente da quella del capitano, avendo quella forma? Tuttora non riesco a spiegarmelo….).
    Un ultimo OT: di Covenant Leo Ortolani potrebbe fare il suo capolavoro umoristico nel suo blog!

  8. dirty harryhausen

    Boh dico la mia.
    Guardando Covenant mi sono annoiato, e anche parecchio. I personaggi sciocchi, la mancanza di tensione (si salvano davvero pochi secondi), il filosofeggiare sulla creazione (per me non stupido, ma molto superficiale e del tutto scollegato dall’azione, come ha sottolineato la recensione), mi hanno più volte portato fuori dal film.

    – Ho detestato e detesto Prometheus, che era comunque più interessante di questo: attori migliori, svolte meno prevedibili, scenografie e costumi più belli. Covenant ha una sceneggiatura con meno idiozie (morte a Lindelof) ma è una magra consolazione.

    – l’antro di David sarà anche un bel richiamo al dottor Moreau ma a me sembrava un po’ ridicolo e mi aspettavo di veder uscire Frau Blucher da dietro le tende.

    – I primi 4 film sono fantastici perché diversi l’uno dagli altri, con il primo tra i capolavori riconosciuti del cinema.

    – Aliens di Cameron all’epoca in sala mi esaltò come pochi e resta un gran film però secondo me è invecchiato peggio degli altri, per via degli effetti speciali.

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