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Sangue, fatica, lacrime e sudore: la rece di Dunkirk

Permettetemi di darvi un consiglio: prima di leggere qualsiasi articolo, recensione, critica su Dunkirk, guardatelo. Nel pezzo che avete sotto gli occhi non è presente nessuno spoiler – meglio: niente che tecnicamente possa essere definito tale – ma comunque si vanno a svelare dei meccanismi alla base del funzionamento del film. Tutta roba che, per quanto mi riguarda, è meglio scoprire in sala. Ripeto e ribadisco: non sto per svelare l’assassino, non c’è nulla da spoilerare. Meglio guardare il film prima di leggere qualsiasi cosa.

C’è una sequenza misteriosa in Dunkirk. È messa quasi alla fine del film. Si vede un soldato inglese che si sveglia di soprassalto. Da solo, sul molo di questa città francese, dove è stato per una settimana intera, ad aspettare una barca che lo riportasse a casa. Non c’è più nessuno, sono andati via tutti: lui è il solo rimasto. Apre gli occhi e si guarda intorno, come sperduto, spaventato. È circondato dal grigio: cielo, mare, nebbia. Sulla spiaggia ci sono tanti elmetti, come i cappelli abbandonati nel bosco di The Prestige. Il soldato si sveglia, sente una voce, si gira e vede alla fine del molo un suo superiore, il Comandante Bolton (Kenneth Branagh). Gli dice qualcosa come “Ragazzo, sempre meglio noi che i nemici: andiamo!”. Lui sembra non capire ma si alza e se ne va. Sembra quasi un sogno. E se tu mi dici “sogno” e poi Christopher Nolan, io penso subito a Inception. Eppure non ci sono due film più distanti tra loro. O sbaglio?

Ho fatto un sogno stranissimo…

Quanto Inception era complesso e stratificato, quanto Dunkirk è (apparentemente) semplice e immediato. Pressati dai tedeschi, i soldati inglesi si ritirano sulla spiaggia della città di Dunkirk. Davanti a loro c’è il mare. Lì in fondo, si vede quasi, c’è casa. Basterebbe salire su una nave per mettersi in salvo. Ma bisogna aspettare che queste dannate navi arrivino. E bisogna anche sperare di non essere colpiti dalle bombe o da una scarica di mitraglietta di un aereo nemico. Un film d’assedio, puro e semplice, di quelli che piacciono a noi giovani e a John Carpenter. Immaginate una sorta di Distretto 13: Le Brigate della Morte ma su una spiaggia. E con 300 mila persone al posto del manipolo di coraggiosi del film del nostro baffone preferito. Semplice, no? Certo. Ma poi arriva Nolan.

Per quelli duri di comprendonio.

La colonna sonora di Hans Zimmer è costruita su un rumore semplice quanto ossessivo: il ticchettio di un orologio. Lo stesso orologio che il pilota Tom Hardy controlla in continuazione mentre tenta di calcolare mentalmente quanta benzina rimane nel serbatoio del suo Spitfire. Il tempo è la chiave di Dunkirk. All’inizio del film Nolan presenta tre linee narrative e ci dice la loro durata. Una settimana nella vita dei soldati che stanno sulla spiaggia. Un giorno per raccontare la storia di un papà (Mark Rylance) che insieme al figlio e a un suo amico prendono la loro barca per andare ad aiutare i soldati. Un’ora di Tom Hardy che battaglia nell’aria contro gli aerei tedeschi. Tre tempi differenti che Nolan si diverte a scomporre, accorciare, dilatare, mettere in parallelo. Come le scatole cinesi dei sogni di Inception. Ricordate? Un minuto nella realtà equivale a un’ora nel sogno. E se entro nel sogno del sogno, quel tempo si dilata ancora di più. Allo stesso modo un “tic, tac” che sento nella carlinga del mezzo di Tom Hardy, equivale a una notte intera per il soldato semplice Harry Styles, intrappolato su una barca in mezzo al mare. Nolan riesce a gestire questi tre piani narrativi dislocati temporalmente in maniera egregia, perfetta. Non solo: ci costruisce delle sequenze in montaggio parallelo con un crescendo di tensione quasi insostenibile. Alcuni eventi chiave poi – l’ammaraggio dello Spitfire, il ribaltamento della nave – vengono raccontati più volte con punti di vista differenti. E mentre guardi il film pensi: “ma come fai, dannato Nolan?”.

Hey papà, guarda, il cinema!

E in mezzo a queste sequenze perfette, clamorose, studiate nei minimi dettagli, con migliaia di comparse stipate su un molto stretto e piccolo, ti rendi conto che questa storia d’assedio tende sempre di più all’onirico, a trasformarsi in un incubo. Tempi differenti che fuggono via o si dilatano all’inverosimile e, soprattutto, l’impossibilità di andarsene. Sembra di stare in un episodio di Ai Confini della Realtà: per i soldati esisterà sempre e solo la spiaggia di Dunkirk. Possono nascondersi sotto il pontile, salire di nascosto su una nave, mettersi a nuotare: prima o poi apriranno gli occhi e saranno ancora lì, nel nulla, su una spiaggia popolata da gente senza faccia e senza nome che, come loro, aspetta. Aspetta qualcosa che non accadrà mai, aspetta un nemico invisibile, che incombe dall’alto o da dietro ma che non si vede mai, se non alla fine, mezzo sfuocato, su una collina in lontananza.

Il nemico è scappato, è vinto, è battuto. Dietro la collina non c’è più nessuno

Ma non è solo il nemico ad essere invisibile, lo sono anche i protagonisti. Certo, li vedi, tutti bellissimi ed elegantissimi, ma non sai i loro nomi, non li conosci, non sai cosa hanno fatto prima e non sai cosa faranno dopo. Sono soldati anonimi e muti (anche perché se parli viene fuori che non sei manco inglese…), militi ignoti che nel momento in cui vengono tratti in salvo, vengono accolti da un cieco. Al loro fianco ci sono civili altrettanto anonimi, la cui foto – senza nome – verrà pubblicata su un giornale se le cose andranno male.

Dunkirk è una lezione di cinema. Un film rigoroso, preciso, matematico che proprio grazie alla sua perfezione formale si permette il lusso di puntare dritto verso il metafisico. Ragazzi, registi del genere non ne fanno più. Prima di Dunkirk hanno fatto vedere il trailer di Valerian di Luc Besson che per inciso non vedo l’ora di vedere. Una volta che si sono accese le luci m’è tornata in mente quella sequenza di Sogni d’Oro in cui Nanni Moretti incontra quello che sta girando il musical sul Vietnam che gli dice, “bè, in fondo siamo colleghi” e lui, secco: “No”. Ecco, una cosa del genere. Questo è Cinema. Onoratelo in 70mm. Più volte.

DVD-Quote:

“Miglior film di Nolan?”
Casanova Wong Kar-Wai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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157 Commenti

  1. Visto davvero fuori tempo massimo, ma almeno l’ho visto in 70mm.
    Che dire, ho ripreso a respirare 15′ dopo i titoli di coda.
    Credo finirà insieme a Gravity nell’elenco di quei film che non rivedrò mai più perchè fuori dal contesto CINEMA risultano monchi.

  2. Schiaffi

    Piú che il ticchettio continuo e i disastri navali, l’ansia me la stanno mettendo i commenti da professorini allocchi

  3. Ruper Tevere

    Minchia, chiunque abbia osato criticare il filme è stato massacrato, SOPRATTUTTO se si è permesso argomentare. Qualcuno qui si è bevuto il cervello.
    Film della madonna bla bla bla. Mi passa nemmeno per la testa di rivederlo. Mi sto guardando or ora il bambino d’oro che non ha NULLA dei tecnicismi esaltati in Dunkirk ma umilmente lo trovo un miliardo di volte più piacevole.
    Che ie vuoi dire a Dunkirk? nulla. appunto. ma lasciate non emozionarmi per cose che ho vissuto di più e meglio in videogiochi di 15 anni fa.

    • Steven Senegal

      eh mo’ “massacrato” suvvia non esageriamo

    • Ruper Tevere

      A te non ti hanno massacrato. ma tu sei tu steven :)

    • Steven Senegal

      guarda, io sono un lettore come altri, probabilmente la discriminante sta nel come sono state argomentate le critiche e nel peso che si è dato a determinate cose.
      Davvero raga, sei in questa sezione commenti è volato del sangue mi sa che mi sono addormentato e non me ne sono reso conto. Possiamo fare di meglio

    • Ruper Tevere

      no in effetti circa il sangue si poteva fare di meglio

    • La Pescheria di Corrado

      A dirla tutta, questo integralismo in un ambito, quale è il cinema, che dovrebbe essere di “svago” mi sembra un comportamento che puoi aspettarti quei soggetti che dan di matto ai limiti della pericolosità sociale perché hanno trovato nel piatto risi e bisi ed è venerdì anziché mercoledì. Oppure da certi personaggi che trovi alle fiere del fumetto, vestiti da supereroi. Che spesso e volentieri coincidono coi primi. Non so se rendo l’idea. Ognuno si accalora per ciò che ritiene opportuno, pace

  4. Stefano

    Sono tra quelli a cui non è piaciuto.
    Per carità 2 ore di tensione, anche grazie/per colpa della musica, mi sono sentito sollevato qiando è finito, quindi sì, mi ha emozuonato, sono contento di averlo visto, ma non vorrò revederlo.

    Con Med max fury road ho avuto la stessa “tensione” ma appena finito avevo voglia di rivederlo.

    Ps di Cinema non ne so un cazzo.

  5. Videostronz

    Raga mi fate rimpiangere ciobin

  6. Scusate….per me una insopportabile retorica da Brexit. Zero drammaticità, imbarazzanti le file dei soldati in piedi davanti ad un mare vuoto. Al soldato protagonista mancava la fuga in mongolfiera e le aveva provate tutte. Il pilota sbruffone che abbatte 42 aerei tedeschi pilotati da cretini dopo interminabili avvicinamenti. Un vero eroe che a motore spento va avanti e indietro sulla spiaggia per ricevere l applauso dei soldati e già che c’è abbatte anche lo Stuka, poi vira ,atterraggio perfetto….messa così potevano finire la guerra in una settimana….neanche gli aerei erano originali. Gli Spitfire si, i Me 109 erano la versione spagnola, coi motori Hispano-Suiza che certo non combatterono in Fancia. I soldati francesi, anche loro un po’ imbecilli e insensibili. Brutto film. Naturalmente senza offesa per quelli a cui è piaciuto.!!

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