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Niente lacrime, poca pioggia: la rece di Blade Runner 2049

Blade Runner 2049 mi ha ricordato quei sequel di capolavori indiscussi del cinema che, una volta, si facevano con molta più nonchalance e venivano anche benino, erano dignitosi nonostante il confronto impari con l’originale. Roba tipo Il braccio violento della legge n° 2 o 2010 – L’anno del contatto. A differenza di quelli, però, invece di optare per una “normalizzazione” o “hollywoodizzazione” dell’originale, Blade Runner 2049 fa quello che forse pochi si aspettavano. Sigla!

Vi avverto che ci sarà qualche lievissimo spoiler. Niente che possa rovinarvi la sorpresa, ma se siete di quelli che vogliono sapere nulla prima di vedere un film, magari leggete dopo averlo visto.

Tagliamo subito la testa al toro, o il corno all’unicorno: Blade Runner 2049 è troppo lungo. Avessero sforbiciato venti minuti, probabilmente il film ne avrebbe giovato alla grande e sarebbe stato molto più compatto. Specialmente nel terzo atto, che a un certo punto si dilunga in una fuga interminabile che, francamente, è la parte del film che ho rimosso più in fretta, quella che resta meno impressa e quella che denuncia in maniera evidentissima lo scarto tra un film perfetto e un’ottima ma in fondo un po’ superflua appendice.

A parte questo, Blade Runner 2049 è un piccolo miracolo (una parola importante nel film, su cui torneremo). Il miracolo, compiuto da Denis Villeneuve e dallo sceneggiatore originale Hampton Fancher (che ha scritto un ampio trattamento del film e poi lo ha consegnato dicendo “A posto, non rompetemi più il cazzo”), è quello di essere riusciti a integrare Theatrical Cut e Director’s Cut fino a rendere inutile la domanda “Ma allora Deckard era un replicante?”. La risposta è: nì. Scoprirlo non era così importante come sembrava e 2049 si mantiene sullo stesso grado di ambiguità, svelando cose e mettendone in dubbio altre. Non conta che Deckard fosse un replicante, conta che con una replicante ci si sia messo e ne abbia sposato la causa. Magari lo era anche lui, ma che un umano adesso non può decidere di sposarsi con una replicante? Razzisti.

“Replicante? Umano? Non chiedetemi queste cose appena alzato.”

Fortunatamente, Fancher non si è dimenticato di essere lo sceneggiatore di Blade Runner e ha accuratamente evitato il trappolone che era stato preparato per lui dal Grande Satana hollywoodiano. In parole povere, avrebbe anche potuto scrivere una copia carbone dell’originale e l’avrebbero girata comunque, anzi addirittura l’avrebbero prodotta con la stessa felicità dei capoccia della rete quando scoprono che René Ferretti ha trasformato La casta in un cinepanettone. Col simbolo dei dollari negli occhi, avrebbero volentieri dato in pasta alle masse un film identico all’originale, con una vagonata di strizzate d’occhio e un gustoso topping di nostalgia. Perché in fondo siamo nell’era di Stranger Things e Kung Fury, laggente vuole le colonne sonore synth, vuole sequel/prequel/remake/mash-up che ricordino loro quanto gli anni Ottanta fossero meglio di questo orribile presente in cui hanno scoperto di dover pagare le tasse e ogni mattina, davanti allo specchio, trovano una ruga d’espressione nuova.

Blade Runner 2049, toh, salta a pie’ pari tutto questo, alza un grosso dito medio alla nostalgia e fa ben altro. Integra l’originale in un ambito moderno, ne è, come si diceva, un’appendice che conclude dei discorsi (e risponde alla famosa domanda: cos’è successo a Deckard e Rachael dopo il finale del primo? Sono finiti all’Overlook Hotel?) e ne apre altri. È un film che ne abbraccia in toto la narrazione lenta ed enigmatica (io sono del partito No Voce Off, portate pazienza, per me meno si dice in un film meglio è) evitando un’altra trappola in cui era facilissimo cadere, ovvero come si diceva la normalizzazione di Blade Runner. La mia paura era che 2049 sarebbe stato un comune blockbuster d’azione ambientato nelle scenografie di Syd Mead, giocato su un ritmo più serrato e moderno perché vuoi mai che gli spettatori di oggi si addormentino in sala o inizino a smessaggiarsi con gli amici.

“Dai Denis, quando arriva il mio monologo?”. “Quale monologo?”

Se abbiamo evitato tutto questo lo dobbiamo sicuramente a Fancher, ma anche e soprattutto a Denis Villeneuve. Che si conferma un regista della madonna e uno che capisce i tempi della science fiction seria. Pochi dubbi su questo già dopo Arrival, ma il rischio che si facesse condizionare dal “marchio” e dalle pressioni dello Studio e di Ridley Scott c’era. E invece Villeneuve ha tenuto duro, è andato dritto per la sua strada e ha lasciato il suo marchio sul film. In linea con Fancher, ha adottato una messa in scena che lo distanziasse il più possibile da facili paragoni: per dirne una, in Blade Runner 2049 ci saranno sì e no due scene ambientate nei bassifondi di Los Angeles disegnati da Mead. Il resto si svolge fuori dalla città, in ambienti originali disegnati per l’occasione. Il primo incontro tra K e Deckard si svolge addirittura a Las Vegas ed è immerso in una nuvola di sabbia rossa che ricorda più Marte della Terra. Soprattutto, Villeneuve evita per buona parte del film le ambientazioni notturne (anche se il cielo è quasi sempre coperto) e la pioggia. E si sbarazza dei costumi anni ’40 perché, in fondo, sono passati trent’anni dagli eventi del primo film (e infatti c’è quasi un reotrogusto anni ’70 in certi costumi e ambienti). Insomma, riesce a evocare lo spirito di Blade Runner tagliandone quasi completamente fuori gli elementi più iconici e immediatamente riconoscibili, e scusate se è poco.

Tutta questa ricerca di una propria identità, oltre che essere assolutamente appropriata rispetto ai temi del film, paga alla grande quando 2049 si ricollega direttamente a Blade Runner. Quando usa stralci audio, immagini e sì, persino personaggi dell’originale, il nostro cervello ha già accettato di trovarsi in una realtà nuova ed eccitante e non interpreta questi stimoli come cadute di stile ruffiane ma come necessari rimandi all’interno di una saga di ampio respiro.

“Poi a un certo punto, oh, c’ho un monologo pazzesco.”

Villeneuve comunque non si accontenta di sciorinare la solita retorica del replicante che vuole farsi uomo e dell’uomo meno umano del replicante e, anzi, quando lo fa (dicendo cose come “Più umano dell’umano” e accennando a una rivolta di replicanti in fieri), cade un po’ in un territorio sci-fi già visto e banalotto. Dove invece brilla è nell’attualizzare i temi di Blade Runner per parlare di razzismo e schiavitù, robette che nell’America di oggi risuonano forse ancora di più che in quella dell’82. In sostanza, Villeneuve baratta l’infilata di momenti iconici e indimenticabili dell’originale in favore di un’opera attuale. Sa di non poter competere e non ci prova nemmeno, preferendo usare la sua posizione privilegiata per dire qualcosa di importante. Come dovrebbe sempre fare la fantascienza.

In mezzo a tutta questa abbondanza di livelli, a questa impressionante stratificazione, non mancano riferimenti religiosi che fanno il paio con quelli del primo film. Là c’era Roy Batty che dibatteva di creazione e senso della vita, qua si tirano in ballo rimandi cristologici vari (il “miracolo” di cui vi dicevo sopra). Ma Villeneuve e Fancher si spingono addirittura più in là: in questa totale confusione tra umani e replicanti, in questo mondo futuro in cui l’Uomo è diventato Dio e ha creato qualcosa di vivente, la tecnologia diventa qualcosa di magico e miracoloso. Un concetto perfettamente esemplificato dal personaggio di Ana de Armas, l’ologramma Joi, che non solo è ben più di una catena di 0 e 1, non solo prova dei veri sentimenti come i più avanzati replicanti, ma, in una scena bellissima sotto la pioggia, sembra addirittura interagire con l’ambiente circostante. Lo sta facendo davvero? O è solo programmata per simulare l’impatto delle gocce di pioggia sul suo corpo olografico? Non lo sapremo mai, ma come nel discorso sulla natura di Deckard, anche qui il punto è proprio l’ambiguità.

Una foto di Ana de Armas va messa, because Ana de Armas.

Ecco, lo sapevo, c’è talmente tanta roba da dire su questo film che alla fine non ho praticamente mai citato gli attori. Ryan Gosling regge tutto il film su di sé, con un assist di lusso da parte di Harrison Ford, che però appare molto avanti. Il suo personaggio è molto diverso da Deckard (anche qui, grazie a Fancher), molto meno cinico e quasi sussurrato. La cosa ha senso ed è importante ai fini della narrazione, perché Blade Runner 2049 assume la struttura di una quest eroica. Se Deckard era un “vecchio” poliziotto indurito, K è un giovane sbirro impegnato in una ricerca molto personale, è il vero eroe del film a differenza del suo predecessore, che era un antieroe, anzi quasi un villain. Non posso poi non citare Dave Bautista in un ruolo tanto breve quanto memorabile, con cui dimostra ancora una volta di essere un attore estremamente sottovalutato. Invecchiato e disilluso, mena come un fabbro ma sfoggia uno sguardo triste di una tale profondità che ti chiedi davvero quando gli daranno qualcosa di più succoso su cui lavorare.

Il finale svela come Villeneuve sia molto più ottimista di Scott (o, per lo meno, in un momento molto migliore della sua vita) e possibilista sulla redenzione dell’umanità: basterebbe ritrovare un po’ di empatia nel prossimo, capire che a volte è necessario sacrificare la propria unicità per il bene collettivo, e forse ci si potrebbe ancora salvare dal baratro. Lì, proprio in quel momento, parte il tema “Tears in Rain” (uno dei pochissimi temi di Vangelis utilizzati nella colonna sonora di Hans Zimmer, altrimenti un bel po’ generica) e, ancora una volta, la sua presenza è sensata e guadagnata.

“La vuoi smettere? Ti ho detto che non c’è nessun monologo!”

Sono sicuro che ci siano migliaia di altre cose che ho tralasciato: l’importanza degli occhi, i cavalli di legno al posto degli origami, i rapporti padre-figlio e madre-figlio. Altre cose non ve le posso proprio dire per non rovinare il film e mi limiterò a dire che c’è almeno un momento OMFG che vi farà cadere la mascella e una svolta narrativa tanto potente quanto understated che ribalta completamente il punto di vista del film. Comunque, in definitiva, la morale della favola è questa: se vuoi realizzare un sequel di un film di Ridley Scott che non faccia schifo ai cani, non lo devi far dirigere a Ridley Scott. Ci posso stare.

DVD-quote:

“Un sequel che noi umani non potevamo immaginare”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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173 Commenti

  1. Johnny FortKnoxville

    Dave Bautista mi ha stupito sinceramente. È l’unico personaggio per cui ho provato la stessa empatia che provavo nei confronti dei replicanti del 1982. Vale la pena citare anche il corto a lui dedicato dei tre che hanno realizzato prima dell’uscita.

    • The fire brigade

      Non l’ho trovato malaccio ma con l’entrata in scena di Ford cala in modo disperante (op.cit. )e diventa due palle, anche la trama si perde. Peccato perché é bellissimo da vedere e il buon joe crea empatia. Apettiamo sto it…

    • Donnie Harlin

      Il corto su Batista mi è piaciuto molto e mi ha fatto ben sperare per il film. Aspettative purtroppo deluse.

  2. jax

    Chiedo lumi, il caro Jared Leto come recita?

    • Johnny FortKnoxville

      Credo che il doppiaggio abbia influito parecchio, ma io ho trovato il suo personaggio imbarazzante.

    • Duccio

      eccessivo, sovrabbondante, rococò. Lo graziano le strabilianti ambientazioni zen del suo “ufficio”.

    • Al posto di Jared ci doveva essere Bowie. Per ovvi motivi si è accattato la parte. Per dirla semplice è stato “innocuo” nell’economia del film.

    • Lain

      La cosa peggiore del film è lui. Talmente eccessivo nei dialoghi forzatamente altisonanti, che sembra uscito da Matrix Reloaded.

    • Jared Leto è Jared Leto. Perfetto per fare un personaggio irritante con le sue perle di filosofia un po’ da star di Hollywood che si è riscoperta “profonda”. Francamente ha un ruolo talmente ridotto che è difficile odiarlo, fa quello che deve fare e poi sparisce. Se non lo ami, questo film di certo non ti farà cambiare idea.

    • Donnie Harlin

      Jared Leto l’ho trovato insopportabile. Sicuramente parte della colpa va alla sceneggiatura, ma il suo personaggio era davvero troppo sopra le righe e pure la sua degna compare non scherzava. Stonavano tantissimo, sembravano due cattivoni presi a caso da un fumetto di serie B.

  3. Mr_Rusti

    Anche io ho apprezzato tantissimo come il film dribla sulla natura di Deckard. Veramente ben fatto!
    Ana de Armas è incredibile, io mi sono innamorato, io la voglio, la devo scaricare ora sul mio cellulare. Qualcuno ha il torrent?
    Jared Leto e le sue interpretazioni di personaggi sopra le righe mi inizia a stare inconsciamente piuttosto sul cazzo.

    Ci sono alcune cose che non ho capito. Per esempio:
    – SPOILER!!!!!!!!! –
    ….
    Come hanno fatto a rintracciare K a Las Vegas? Pensavo per via della cimice nella tasca, ma poi si scopre che la signorina lavorava per i “buoni”… Hanno forse tracciato la morosa/tamagotchi? Ma in quel caso, K non lo sapeva che si portava dietro un GPS con le tette?

    K è stato creato come “pedina” per confondere le tracce del miracolo. Ma creato da chi? Creato come bambino che poi è cresciuto? Creato da adulto pochi anni prima del presente del film (ma che senso avrebbe avuto?)?

    Perchè Jared Leto si lamenta che la produzione di replicanti è lenta e poi ne ammazza uno perfettamente funzionante così, solo perchè è sterile? Va bene dimostrare che è pazzo&cattivo ma, ancora una volta, non ha senso.

    – FINE SPOILER!!! –

    Comunque consiglio a tutti di guardarsi i tre corti prima del film. Aiutano a comprendere un po’ il contesto, sono fatti bene e c’è più Bautista che merita davvero!

    • Pitch f. H.

      Ovviamente…
      S P O I L E R (ma di brutto proprio!)

      K viene rintracciato perché Luv, quando ammazza la capa della Polizia, ha accesso agli spostamenti dei mezzi della Polizia, tra cui appunto il Peugeot di K.

      Non credo che K sia stato creato “per”. E’ solo uno dei tanti replicanti che è stato ingannato per rendere impossibile (o quasi) trovare il bambino.

      La scena in cui Wallace uccide la replicante è messa lì per enfatizzare maggiormente la natura unica e miracolosa della nascita naturale e non sintetica di un replicante. Poi, ovviamente, Leto non appena gli dai la possibilità per andare di overacting spinto ci va a nozze.

    • Mr_Rusti

      Ah già il Peugeot… mi ero dimenticato il particolare, grazie mille!! Però che razza di pollo, K…

  4. Nei commenti, sotto spoiler, vogliamo parlare dell’OMFG e dell’understated? :D

    • Mr_Rusti

      Sotto ——– SPOILER!!!!!!!!!!!!!! ———-
      dico:

      Mhh e sarebbero??
      L’OMFG è vedere Rachel resuscitata? Ok carino, anche se dopo Leila di Rogue One non mi stupisce più nulla. E poi mi chiedo come abbia fatto Wallace a crearla in tipo una manciata d’ore.
      La svolta narrativa? Dopo che prima di metà film ti viene suggerito, sottolineato e poi URLATO che K è il replicante naturale, te lo aspetti tranquillamente il colpo di scena che ooops, invece non lo è. Specialmente dopo che tipa nella bolla ti dice sibillinamente che “QUALCUNO (e non K) ha vissuto quei ricordi”.

    • Ah, non so cosa siano, apposta chiedevo. :D

    • SPOILER.

      Sono esattamente queste due cose. Non tanto il ringiovanimento di Sean Young (che comunque ogni volta che vedo sto effetto è sempre meglio), quanto il modo in cui Villeneuve gestisce la sua entrata in scena. E’ un grande momento che fa leva sull’originale ma, appunto, non in senso nostalgico quanto emotivo. La svolta sul fatto che K non è il figlio di Deckard, oh, io non ci ero arrivato. Sarò un allocco. In ogni caso mi piace come l’hanno gestita, anche questa: invece di farti lo Shyamalan Twist te la accennano en passant. Bravi.

    • Grande Capo Estiqaatsi

      Non lo so. Era talmente urlato a voce alta che era il figlio naturale che a metà del primo tempo ho pensato che sicuro non era lui, troppo facile. Che non avevo idea di come l’avrebbero risolta (dopo la scena alla fornace) ma la vocina interiore era certa.

    • Dramma

      SPOILER.

      Non so, la “scoperta” che non era lui il figlio, e di conseguenza il flashback che non gli appartiene a me ha fatto venire in mente quelli su Bane e Miranda ne Dark Knight Rises.

    • Su Sean Young la cosa impressionante è che sembra uscita dal primo film. Surrealissimo ma fichissimo.

      Ammetto che la svolta mi ha preso in contropiede. Il modo in cui il film cerca brutalmente di farti pensare che sia lui, effettivamente, un po’ si tradisce, e di solito queste cose le sgamo, ma si vede che qui ero proprio coinvolto. M’ha preso emotivamente più di quanto dicano molti, non so bene perché.

  5. DarkKnight

    “la morale della favola è questa: se vuoi realizzare un sequel di un film di Ridley Scott che non faccia schifo ai cani, non lo devi far dirigere a Ridley Scott”
    Coff, coff…Aliens… coff…

  6. Daniele Assereto

    Chi mi spiega la scelta del tema di Pierino quando l’androide gnugna va di stalking estremo?

    • Daniele Assereto

      Ologramma, pardon, non androide.

    • Hans Cooper

      L’ho notato anche io e mi sono fatto la stessa domanda…

    • Adesso abbiamo paura anche dei russi. Quindi ci sono le scritte in cirillico e la colonizzazione culturale russa con ologrammi in tutù e musiche russe a sfregio: Pierino è di Prokof’ev e la musichetta di Joi è, credo, di Ciajkovski.

  7. Pitch f. H.

    Spero che almeno su questo sito non spuntino commentatori che vorrebbero realmente in casa quella frociata per uomini col cazzo piccolo che è JOI.

    • Anonimo

      Buongiorno,
      mi permetto di dissentire. :)
      Se JOI con la faccia di Ana è una frociata, ne deduco che un Vero Uomo dovrebbe volerne uno con la faccia di Gosling.
      Quanto al cazzo piccolo… beh, avere l’anima della ragazza che ami intercambiabile col corpo di qualsiasi professionista, permetterebbe sia al tuo cazzo piccolo che alla felicità della tua relazione di rinnovare sempre esperienze e di non annoiarsi mai.

    • Pitch f. H.

      Delle due l’una. Hai 12 anni oppure 70.

      E se lo rileggi bene, tu stesso non troverai mai un solo appiglio per giustificare il tuo commento. A meno che tu non ti chiami Loredana o Marisa.

    • Anonimo

      Mi chiamo Aiden, sono maschio, etero, 33 anni, con cazzo di 16,8 cm (non certo enorme ma, mi piace pensare, nemmeno così piccolo…).
      E io JOI la vorrei eccome.
      Scherzi a parte, ovviamente non mi sposerei mai un ologramma, per quanto fregna. Ma come segretaria/scopamica, perchè no?? Argomenta tu, dimmi cos’ha che non va. Non è abbastanza “maschio” scoparsi una prostituta con le texture di una ragazza virtuale? E farsi le pippe davanti a pornhub allora?

    • Christopher Dolan

      La polizia dell’internet ti concede di arrotondare a 17cm

    • Pitch f. H.

      Puoi anche dichiarare 20. Con un paio di screwdriver anche 25.
      Resta il fatto che pagheresti per un OLOGRAMMA che ti dice sempre ooooh + pagheresti per una PROSTITUTA per conferirle l’aspetto materico.
      Dove hai studiato finanza? In Grecia?
      Sei uno stilista?

    • Anonimo

      Finanza? Stilista? Dovrebbe far ridere? Non ti seguo molto.
      Comunque JOI fa molto più che dire sempre “oooh”, se non te ne sei accorto è un personaggio ben definito, e un’ottimo aiuto per quel poveraccio solo come un cane di K.
      Se tu non riesci ad accettare l’idea un’IA così evoluta da poter essere davvero una buona amica, allora forse hai tu 70 anni. :)
      Ripeto, una morosa vera è un altro pianeta. Però sì, io pagherei una cifra ragionevole per avere una JOI con cui fare chiacchere interessanti, e perchè no, per una botta ogni tanto. E si, io ho anche amici veri, tranquillo.

    • Pitch f. H.

      Te la faccio semplice: non esiste che un UOMO VERO possa considerare/ desiderare come amica-amante-trombamica-fidanzata-love interest , una sequenza di 1-0-1-0-1-0-1-0-ecc. Per di più costruita e commercializzata in serie. Programmata per assecondarti no matter what, senza doverti guadagnare sul campo il rispetto e la devozione. Per di più non materiale (è un ologramma). Qualsiasi sia il suo livello di AI. Qualsiasi aspetto abbia, fosse anche Charlize Fox Superfiga De Armas. Qualsiasi ruolo compensativo possa occupare.

    • Christopher Dolan

      Ma, senza nemmeno entrare nel merito di Joi o non Joi, che sono pippe mentali e probabilmente pure fisiche, quanto bisogno hai di raccontarci come deve essere un UOMO VERO? L’uomo che deve “guadagnarsi sul campo il rispetto e la devozione” di una donna?

      Che vita di merda deve essere quella in cui la mattina ti svegli e devi combattere una guerra per ottenere il bene supremo del centro del tuo mondo, ovvero il tuo cazzo.

    • Cruscotto

      Madonna mia che imbarazzo, l’UOMO VERO (pure col maiuscolo, che il minuscolo è per i froci), l’UOMO VERO!! Ma che sei uno di quei poveracci che fanno i Dom su Annunci69? Ma possibile il livello sia questo? io boh, l’imbarazzo…

    • Pitch f. H.

      Mah. Se mi parli di bisogno, non c’è bisogno del mio “dimostrare ecc”, non c’è bisogno del tuo commento, non c’è bisogno di Blade Runne (any version) r, non c’è bisogno di questo sito, non c’è bisogno di internet.

      Ma almeno la vicinanza di una figa, almeno quella, continuiamo a desiderarla reale. Bella, brutta, depilata, pelosa, profumata, puzzolente, rompicoglioni o compiante. Ma vera.

    • Christopher Dolan

      Perfetto, grazie per la tua definizione di UOMO VERO, qualcuno che considera “non necessario” più o meno qualsiasi cosa, a patto di avere una figa (di qualsiasi tipo) a disposizione.

      Ipotizziamo quindi che a me di avere una figa a disposizione non importi, che non mi interessi il sesso, che mi o magari (oddio, mettete a letto i bambini) mi piaccia il cazzo… posso essere comunque un UOMO VERO?

      E se sì, posso trovare interessante il personaggio di Joi?

      E se no, ora come faccio?

    • Pitch f. H.

      @Cruscotto

      Non frequento i posti che frequenti e ignoro il tuo gergo. Al di là delle mie parole, che hanno evidentemente turbato la tua sensibilità, la domanda è molto semplice: se JOI, o qualcosa di lontanamente simile, esistesse, la vorresti in casa o no?

    • Vespertime

      C’è gente che fa sesso virtuale e ha fidanzate solo via social. Una roba come Joi la vorrebbero in tanti (vedi film “here”)

    • Pitch f. H.

      @ Christopher Dolan

      Il personaggio di JOI non è interessante. E’ interessantissimo. E’ probabilmente il personaggio che, a film concluso, si presta maggiormente a dibattiti e flame sul rapporto uomo/macchina. Sulla capacità o meno di empatizzare e antromorfizzare qualcosa che, nella sostanza, è solo il frutto di una programmazione preordinata alla vendita di un prodotto al proprio target.

      La domanda è: chi è il target, l’acquirente-tipo di JOI?

      Mi hai chiesto “che vita di merda deve essere ecc.”. Mi spiace, ma è la vita di ogni essere umano, uomo o donna che sia, conquistare giorno dopo giorno il partner o l’oggetto dei propri desideri, compiacerlo, soddisfarlo, ingelosirlo, rendersi desiderabili.

      JOI rappresenta la scorciatoia ideale, per eccellenza, a tutto questo.

      Quanto alla tua ipotesi. La definizione di uomo non dipende dall’orientamento sessuale. Puoi essere uomo anche se ti piace andare con i Labrador. Ma nel momento che desideri un JOI-Labrador, per me non sei più uomo.

    • Christopher Dolan

      Grazie per aver articolato meglio il tuo pensiero, che è comunque incredibilmente limitante… la mia vita non gira attorno alla possibilità di infilare il mio pene in qualcuno, ma l’ultima volta che ho controllato non ero un replicante o un ologramma, quindi ad occhio e croce sono un uomo vero. Forse non merito il caps, non lo so.

      La cosa assurda è che ti chiedi chi sia l’acquirente tipico di Joi e non ti rendi conto che la risposta è “chiunque”, come dimostrano Siri e Cortana, che non sono altro che la funzione “cerca” di un qualsiasi sistema operativo, ma con una voce femminile. Probabilmente anche tu saresti un acquirente tipico di Joi, se solo mettessi da parte il tuo bisogno di gridare al mondo che non hai bisogno di una donna virtuale perchè sei un UOMO VERO che le fighe vere le raccatta a sacchettate

    • Pitch f. H.

      @Vespertime

      Her, Ex-Machina, The Machine.. e probabilmente mille altri che non mi vengono in mente al momento. Hanno tutti come obiettivo buttare sul piatto l’annosa questione: può un essere umano legarsi emotivamente ad un’AI al punto da umanizzarla e considerarla suo pari?

      Ci sono anche [se dico “uomini veri” di nuovo, partono gli uuuuuuuuuuh] “esseri umani” che si sentono a disagio quando lo scienziato prende a calci il cane-robot qui: https://www.youtube.com/watch?v=NtU9p1VYtcQ

    • Pitch f. H.

      @Christopher Nolan

      Siri me la sono trovata sull’IPhone, non disinstallabile. Non me la sono cercata.

      E al decimo, consecutivo: “Se è quello che penso, non posso prestare questo tipo di servizi”, ho smesso di usarla :-)))

    • Il Reverendo

      porca vacca io me la scaricherei subito JOI. fanculo, altro che pornhub! poi ovvio che quello di non essere tangibile è un limite mica da poco.
      quello di innamorarsene come capita a k è una roba che concerne i sentimenti, non la figa o l’essere un uomo vero. forse k se ne innamora solo perchè non è che il fatto di essere uno schiavo gli dia poi tutte queste altre possibilità (magari gli hanno vietato proprio di frequentare femmine in carne e ossa), forse se ne innamora e basta perchè in lei riconosce uno spirito affine e un aspetto bellissimo, forse se ne innamora perchè lei è programmata fin troppo bene.

      che importanza ha?

      poi a voler ben vedere k non è un UOMO VERO, è un replicante. chiedersi se un uomo vero si comporterebbe in maniera differente significa andare un po’ contro qualsiasi cosa i due film abbiano cercato di dire.

    • Anonimo

      Ciao Pitch, Uomo Vero, scusa il ritardo.
      Riprendo le fila del mio discorso sulla base degli ultimi tuoi commenti illuminati.
      Non ho mai messo in discussione che la figa di carne sia migliore della figa in binario, se vogliamo usare il tuo livello di finezza. E infatti non è la figa il motivo per cui mi fionderei a comprare JOI.
      Il vero motivo è che, da come emerge nel film, è una personalità estremamente affascinante, non certo sottomessa ma invece rispettosa e cordiale, molto intelligente e perfetta per conversare. Una persona che devi rispettare ed accudire, al contrario della schiava che descrivi tu. Un’amica del genere la desidererei volentieri, anche se ha un cervello di silicio invece che di carbonio. Non credo che potrei mai innamorarmi, sapendo che è solo un software, ma di sicuro mi sentirei affezionato a lei.
      Se poi ci posso anche fare l’amore in qualche modo, e la cosa le dà piacere, perchè no.
      Se agli Uomini Veri questo non piace, beh, non la compreranno. Ma lascia noi Frocetti a fantasticare su un bellissimo personaggio che vorrei accanto a me, ora, a parlarmi mentre lavoro.

    • Steven Senegal

      vi voglio molto bene, ho passato 10 minuti davvero ilari e surreali, sento la community

    • Frocetto

      Dove come e quando posso compare JOI?

    • Pitch f. H.

      No sul serio. E’ una cazzo di candid camera che poi mi dite che state tutti scherzando? Devo firmare una liberatoria per la messa in onda di questo incubo?

      E’ pacifico che JOI sia un’invenzione cinematografica e che il fatto che K se ne innamori (o qualcosa di simile) ci sta ed è funzionale alla trama e ai significati reconditi del film.

      Il mio dubbio, spero lecito, è: se JOI esistesse realmente oggi, spero che se non tutti, almeno la maggior parte di coloro che si esaltano per Mad Max (giustamente) e The Raid (ancor più giustamente) abbiano le palle di dire NO, un simulacro immateriale di donna-geisha, programmato in serie da quattro nerd in mutande, tra cui uno che sicuramente si chiama Ramòn, non ce lo voglio!

    • Anonimo

      Mi esalto con Mad Max e ancora più con The Raid, ed al simulacro immateriale di una splendida donna (sotto tutti gli aspetti) capace di sentimenti e rapporti veri (come la Joi del film), io direi proprio di SI.

      Ovviamente in affiancamento, e non in sostituzione, di una donna vera.

      Anzi, di un harem di donne vere, così persino tu, Maschione, saresti sessualmente appagato.

    • Hellblazer Joestar

      @Pitch
      Se ora dici che tutti gli orgasmi in vita tua sono stati indotti da una donna lì presente e mai nemmeno per sbaglio da un porno (visto che alle IA ipertecnologiche ancora non abbiamo libero accesso) ti stimo molto. Ma non come amante o come UOMOVERO, come pallonaro.

    • Pitch f. H.

      @Hellblazer Joestar

      Anche nel film, [SPOILER] quando a K viene voglia di farsi una sana scopata vera chiama la cessona di San Junipero e non si affida certo alla sola visione di JOI [Fine SPOILER].

      Paragonare JOI e lo scopo per cui è stata creata ad un semplice porno è riduttivo, non credi? Ma per me va anche bene. Ognuno si eccita come accidenti gli pare.

      Ciò che non accetto è che un essere umano (visto? non ho usato uomo vero in caps lock) empatizzi con un software, per quanto avanzato possa essere, e si faccia illudere che i sentimenti che tale software mostra siano reali e si dimentichi che sono in realtà l’output di gigabyte di condizioni IF e ELSE.

    • Videostronz

      ma se non lo accetti tu buona camicia a tutti, UOMO VERO
      (io cambierei il nick in UOMO VERO fossi in te)

    • Anonimo

      Pitch, anche la tua mente è una serie di impulsi elettrici on/off. Eppure pensi.
      Anche le tue emozioni sono create da sostanze chimiche che le tue ghiandole secernono. Eppure le percepisci vere.
      Anche le tue risposte alle sollecitazioni esterne dipendono dalla combinazione di quanto sopra, e dagli IF e ELSE che la tua cultura e storia personale ti ha inculcato. Eppure ti senti libero.

      Ricordiamoci che Joi è in grado di provare emozioni e sentimenti veri (hey, stiamo parlando di fantascienza, ma la tesi di cui discutiamo è questa). Basta vedere la gelosia con cui caccia via la troiona.

      Quindi io credo che, davanti a quella tecnologia, un umano – anima animale possa provare empatia per un software – anima digitale.

    • siri

      STATE ZITTI: MI STO SINCRONIZZANDO

    • JOI

      @Pitch ti faccio un chinotto virtuale e vedi che ti innamori

    • Pitch f. H.

      @Anonimo

      La differenza insanabile tra me e te è che tu consideri veri, e degni della tua empatia, i sentimenti di un’intelligenza artificiale.
      Non sei l’unico. Ricordo di gente letteralmente disperata quando gli morì il tamagotchi.

      Per me non è così e secondo me è una debolezza. Superflua, se pensiamo a quante debolezze ha già di per sé l’essere umano.

      Ma possiamo di certo coesistere. Mettila così, all’Opening Day avrai un tizio in meno di fronte a te in coda al Joi-Store :-)

    • Il Reverendo

      A.I. intesa nel senso fantascientifico è tale proprio perchè ha dei sentimenti veri. non un’imitazione. johnny 5 diventa un intelligenza artificiale perchè il fulmine lo colpisce. il piccolo david è un’intelligenza artificiale perchè è un esperimento unico. skynet diventa un’intelligenza artificiale quando acquisisce coscienza di sè.
      joi è un’ intelligenza artificiale o è solo programmata per fingere emozioni e compiacere il suo proprietario?
      perchè nel primo caso i suoi sentimenti sono veri.

      poi oh, se devi paragonarla a un tamagotchi possiamo pure smettere di parlare di fantascienza e limitarci a scrivere che quelli che fanno la fila per comprare l’i phone sono dei mentecatti.

    • Pitch f. H.

      @Reverendo

      Al di là del fatto che intelligenza ‘artificiale’ e sentimenti ‘veri’ è un ossimoro. La fantascienza, proprio perché fantascienza, ispira discussioni di tipo what-if.

      Quando Chappie veniva maltrattato la mia ragazza era tutta magonata come se le stessero scuoiando vivo il gatto. A me non fregava un cazzo non vedevo l’ora che gli mettessero un AK47 in mano.

      Quote: “joi è un’ intelligenza artificiale o è solo programmata per fingere emozioni e compiacere il suo proprietario?”

      Direi la seconda, Villeneuve si sbilancia un attimo nel farcelo capire quando…

      [SPOILER]
      K ne vede la pubblicità olografica in città
      [Fine SPOILER].

      Avrebbe potuto essere più diretto (e spietato) se nel film avesse posto K di fronte ad un altro cristiano mentre interagiva con un’altra Joi, uguale e identica alla sua.

      Per quel che ne sappiamo, Joi è un prodotto commerciale di massa, programmato e venduto per compiacere in tutto e per tutto il suo acquirente, che come K è: alienato, senza amici, senza donna, schiavo -letteralmente- del suo lavoro, incapace di interagire col prossimo.

    • Joi è il prodotto definitivo perché è programmata per essere sinceramente attratta dal suo acquirente. Personalmente preferirei la versione joi bautista, lo avete cpn gli occhiali? Grazie.

    • Il Reverendo

      si però stai mancando una tematica che secondo me è primaria nel film.
      anche K è un prodotto commerciale di massa. non di meno prova sentimenti reali ed è umano.
      non potrebbe joi essere la stessa cosa? non potrebbe il prodotto commerciale joi essere dotato di capacità decisionale (limitata, ma cosa cambia), autonomia, volontà e coscienza di sè? quando joi

      -SPOILER-

      prima di morire corre verso K e gli dice che lo ama, è ancora un prodotto che cerca di soddisfare il cliente oppure lo ama davvero e vuole comunicarglielo un’ultima volta prima di sparire per sempre?

      diciamola in modo più romantico. joi ha un’anima? la tua risposta, appare chiaro, è ”sicuramente no”. eppure k invece ce l’ha l’anima, come ce l’ha la poliziotta robin wright, e di questo siamo sicuri noi spettatori, ma la poliziotta robin wright è sicura dell’esatto contrario (forse, ma quello è relativo al personaggio, è chiaro che in quella società i replicanti sono ancora considerati oggetti-schiavi).

      il senso del film è, ma siamo davvero sicuri che costruito, generato, creato diano davvero luogo ad esseri con diversi gradi di coscienza di sè e diverso diritto alla vita, alla libertà e all’esistenza o non sono forse costrutti arbitrari imposti dalla specie dominante e creatrice basati esclusivamente sul fine che si prefigurano -il dominio-?

      per questo la porta rimane giustamente aperta, in tutti i casi.

      a noi sembra un’ovvietà che i replicanti siano umani quanto gli umani, eppure le differenze ci sono. nel primo blade runner il voight-kampff fa una serie di domande tutte relative all’empatia verso gli animali, che evidentemente per i replicanti è una cosa sconosciuta. quindi le differenze ci sono, anche a livello emotivo.

    • I personaggi risentono, a mio parere, di un’estrema povertà di scrittura. L’evoluzione di k è dovuta ai ricordi innestati o è conseguenza inevitabile della sua stessa complessità? Boh. Joi è senziente, non lo è, ha raggiunto il punto critico e può decidere da sé – e cosa succede se la compri poi non sei abbastanza figo? È in grado di simulare un’emicrania? Mah. Tutta la fuffa cristologica del “generato non creato” azzera lietamente vari millenni di schiavitù umana, mentre la scena coi bambini nella discarica te la sbatte in faccia; porta aperta o incoerenza? Chissà. Coincidenze, roba buttata lì, imprecisioni, spiegoni ad minchiam, con l’aggravante che li fa Leto. Più che l’anima dei non umani in questo momento mi preoccupa quella degli spettatori, specie la mia. Man mano che scema l’effetto stupefacente delle scenografie e costumi e fotografia la mia irritazione cresce. Forse avevo delle aspettative troppo alte.

    • Pitch f. H.

      @Reverendo

      L’interpretazione che dai al film è quantomeno condivisibile. Mi ci ritrovo anche, se vogliamo. Il fatto è che Villeneuve apre un sacco di interrogativi e premeditatamente ne lascia aperti altrettanti.

      In example:

      [SPOILER]

      Il personaggio di Robin Wright, l’unico di cui siamo sicuri al 100% essere umano -non fosse altro che per il fatto che schiatta dopo una mezza coltellata- vuole eliminare il figlio dei replicanti perché è intimamente convinta che rappresenterebbe una svolta nel rapporto uomo-replicanti, oppure perché, a sua volta, sta, pure un po’ svogliatamente, eseguendo ordini da chi le sta più in alto?

      In mezzo a dialoghi verbosi e monologhi infiniti, quello tra lei e K è spiazzante per quanto è scarno..

      Vado a MEMORIA:

      RW: “Non hai superato il test, non sei nei parametri, minchia è gravissimo, sei nei guai replicante mio!!!1!!uno!!”
      K: “Ho trovato il bambino. Tuttapposto signò”
      RW: “Ah ok va bene, vai pure a casa ti copro io”.

      I dubbi che il primo Blade Runner insinua nello spettatore sono riassumibili in: cosa fa la differenza tra uomo e macchina? La capacità di provare empatia? Sentimenti? l’amore e il rispetto per la vita (propria e altrui)? Nel nuovo Blade Runner il messaggio, pur nella sua ambiguità, è leggermente più assertivo: ciò che conferisce ad una specie (pur sintetica) il diritto ad un’esistenza libera è dato dalla capacità di riprodursi autonomamente. Puoi generare vita? Sei vivo. E come tale, soggetto di diritto.

      _
      Joi è un altro tema che Villeneuve non ha voluto sviluppare (perché altrimenti su cosa ci scanneremmo sui forum?). Di lei abbiamo solo l’unica applicazione pratica, ossia quella della fidanzatina virtuale perfetta. Immagina come ne sarebbe uscito notevolmente dimensionato il personaggio di Joi se:

      1. Si fosse vista un altra Joi, di proprietà di un altro individuo, mentre vestita sado-maso lo insultava nelle peggio maniere perché il padrone era un masochista.

      2. Si fosse vista un’altra Joi, di proprietà di un altro individuo, bestemmiare vestita da ultrà tifare con il suo padrone di fronte alla TV durante una partita dei Los Angeles Galaxy.

      3. Altri esempi a caso (Joi che fa gare di rutti con il suo padrone coatto)

      In ogni caso, il senso del mio post iniziale, che posso riassumere in: ” Se Joi esistesse realmente, la comprerebbero solo gli sfigati”, prescinde totalmente dal riconoscere a JOI un’anima o un libero arbitrio. Anzi, nell’ipotesi che l’AI di Joi le permetta di evolversi in un essere autonomo e senziente, sarebbe ancora peggio: sfigato e schiavista.

      Perché tutto ciò che acquisiamo nella nostra vita svolge un ruolo compensativo di una nostra mancanza: il cibo colma la nostra fame, cani e gatti colmano la nostra solitudine e il nostro bisogno di prenderci cura di qualcuno, il SUV da 18 metri colma… beh, sappiamo cosa. Eccetera.

      L’acquisto di Joi (che abbia un’anima o no) colmerebbe il bisogno di una relazione che nella nostra vita non siamo stati capaci di costruire in modo normale.

    • Due note:
      “Anche nel film, [SPOILER] quando a K viene voglia di farsi una sana scopata vera chiama la cessona di San Junipero e non si affida certo alla sola visione di JOI [Fine SPOILER].”

      No, la chiama Joi. Poi può comunque essere una cosa che nasce dalla programmazione di lei, comunque la chiama Joi, non lui. Lui magari non l’avrebbe fatto.

      “prima di morire corre verso K e gli dice che lo ama, è ancora un prodotto che cerca di soddisfare il cliente oppure lo ama davvero e vuole comunicarglielo un’ultima volta prima di sparire per sempre?”

      Secondo me, se vogliamo alimentare dubbi sui “sentimenti” di Joi, è più significativa la scena dello schianto in auto, quando lei continua a comportarsi da innamorata (urlando disperata) anche se lui è svenuto e non sente. Però, certo, magari è programmata per comportarsi in quel modo anche quando non osservata.

      Rimane che qualsiasi cosa faccia Joi può essere giustificata come “l’hanno programmata per essere l’innamorata ideale del suo padrone”. In linea generale, comunque, mi sembra stia lì anche per dire “Oh, guardate, pure uno che fa una vita di merda da schiavo vittima di razzismo non si fa problemi ad avere la schiava, quando trova una sotto di lui nella piramide dello status sociale”. Poi, certo, ci sono le sfumature, lui è innamorato, quel che vuoi, ma in ogni caso rimane che (1) l’ha acquistata e (2) lei è fisicamente “incatenata” a lui.

    • Pitch f. H.

      quote: “No, la chiama Joi. Poi può comunque essere una cosa che nasce dalla programmazione di lei, comunque la chiama Joi, non lui. Lui magari non l’avrebbe fatto.”

      Hai ragione.
      E’ un dettaglio, ammetto non da poco, che evidentemente mi è sfuggito durante la scena.

      quote: ““[…] Oh, guardate, pure uno che fa una vita di merda da schiavo vittima di razzismo non si fa problemi ad avere la schiava, quando trova una sotto di lui nella piramide dello status sociale”. Poi, certo, ci sono le sfumature, lui è innamorato, quel che vuoi, ma in ogni caso rimane che (1) l’ha acquistata e (2) lei è fisicamente “incatenata” a lui.”

      Finalmente qualcuno che, quantomeno, non mi dà del pazzo …

    • Ma anche perché penso che sia parte del fascino bizzarramente romantico di tutta la faccenda. Nel senso che secondo me entrambi i personaggi sono sinceri in quel che provano l’uno per l’altra, ma allo stesso tempo non si può prescindere dal tenere in considerazione la natura del rapporto. Senza contare che Joi è consapevole della sua natura, ma non sembra mostrare mai consapevolezza dell’essere comunque un programma e dubbi sulla sua “sincerità”, mentre quella scena con l’ologramma gigante sta lì proprio per mostrare K che riflette sul tutto.

      Fra l’altro, in un certo senso, questa natura così, come dire, “discutibile” della storia d’amore al centro della vicenda, riflette alcuni aspetti del rapporto fra Deckard e Rachael. Penso in particolare alla scena di sesso, su cui aleggia neanche troppo vago lo spettro della molestia sessuale. Perché OK, puoi giustificare Deckard che blocca la porta e forza il bacio col fatto che lei non sa cosa fa, non capisce, ma rimane che lui ottiene quel che vuole mettendoci almeno un pizzico di violenza, dopo che lei ha detto chiaramente di no.

  8. fre.

    Gentile Rohmer

    commento dopo le prime righe, il dito medio, etc…
    mi sta dicendo che Villeneuve ha avuto le palle di girare un ANTI-SW VII ?

    eroe! ha i miei soldi pure se avesse filmato tre ore di Gosling che fa le faccette allo specchio.
    Grazie, Denis, grazie infinite.

    • Più che altro mi stupisce come questo e It, altro film che avrebbe potuto sfruttare alla grande il trend del “qui una volta c’era solo campi e BMX”, abbiano deciso di lasciare tutta quella roba da una parte per fare vero CINEMA. Sono molto contento.

    • dino riise

      su questo aspetto villeneuve è stato bravo eh, ma insomma il punto di partenza del brand di blade runner e quello di star wars non era esattamente lo stesso, dai

    • AnnaMagnanima

      george mi stai dicendo che posso davvero andare a vedere it e non rimanere delusa esattamente come con quest o blade runner?

  9. Lain

    Molto bello. Peccato per l’insopportabile personaggio di Leto e che Harrison Ford si metta a fare Han Solo invece di Dekard.

    Mi sarebbe piaciuto anche vedere una sceneggiatura che per una volta non seguisse a menadito il beatsheet di Blake Snyder per le storie in tre atti…

    • sick a rio

      la grande maggioranza dei film si attengono – volontariamente o involontariamente – al beatsheet. O possono essere schematizzati a posteriori attraverso le sue linee guida. Attenersi al BS non è necessariamente garanzia di “poco rischio”.

    • Smx

      visto ieri, devo dire non male, ma mi aspettavo di meglio dopo le varie recensioni che ho letto in giro.
      Villneuve ha fatto un film “personale” che vive di vita propria e che secondo me che non andrebbe neppure confrontatao con il capostipite …
      Un po troppo lungo a mio parere….e seconda parte quando entra ford poco ispirata (solo io ho pensato che ford tra l’altro è vestito come andasse dal fruttivendolo sotto casa…..”mi da un kg di pomodori e degli asparagi”…) e solito gosling che tutti i film sta sempre muto…
      menzione d’onore a Bautista, davvero bravo.

  10. Come sempre ottimo pezzo.

    “2049” non ha complessità né le sottigliezze del capolavoro di Scott. E manco vuole averle: vive di luce propria, è un film più dickiano dell’originale (K è praticamente un personaggio preso di peso dalla sua letteratura, ancora più di Deckard e Rachel messi assieme), risplende di immagini folgoranti anche quando riprende l’immaginario dell’originale (la megalopoli buia, morta), ha una fotografia da paura (Deakins ed il lavoro sugli spazi negativi, l’oscurità rischiarata solo da pochissimi neon) ed una trama intrigante.

    Tolte le lungaggini inutili, è davvero un miracolo di film.

  11. Crispy

    SPOILER!!!

    Io non ho capito come K finisca nel laboratorio dove vive la ragazza che disegna i ricordi… Mi pare un po’ buttata lì casualmente.
    QUualcuno si ricorda?

    • Pitch f. H.

      S P O I L E R

      Casualmente no.
      Ana Stelline è una collaboratrice di lunga data di Wallace che, nella realizzazione di replicanti, è colei (in outsourcing, contratto CO.CO.CO.) che si occupa della creazione di ricordi da impiantare. Se hai qualche dubbio, la sua è la prima porta a cui vai a bussare. Di Default.

    • MORTY

      SPOILER

      SPOILER

      Per capire se il ricordo che ha è innestato o suo decide da andare dalla più “grande” creatrice di ricordi, ana appunto

      FINE SPOILER

    • Crispy

      SUPER SPOILER

      SUPER SPOILER

      No, ok, non è casuale che lui vada da lei. La va a cercare di proposito per capire se il suo è un ricordo autentico. Tuttavia mi pare “buttata lì in modo causale” la sua presenza… Poco costruita e seminata, della serie “guardacaso chittincontro”, la più grande creatrice di ricordi che poi si rivela essere proprio proprio…
      Comunque grazie a tutti per le risposte!

    • kinto

      E’ lì per capire se il suo ricordo del cavallo sia autentico oppure no. E lei è la migliore creatrice di ricordi e autorità in materia.

    • Vespertime

      SPOILER
      .
      .
      .
      Se la tua vera domanda è “possibile che la più grande creatrice di ricordi attualmente sia proprio LEI? Che è stata sotto gli occhi di tutti?” Probabilmente la risposta più sensata no. In se apre a tutta una serie di domande importanti su come una come lei abbia un ruolo centrale sulla creazione dei replicanti, MA è un po’, per me, snodo relativo alla cazzo. Immagino che per avere un ruolo di così alta responsabilità (ogni modello agisce a seconda dei suoi ricordi) deve essere una persona di cui ci si può fidare, di cui si sa tutto. E invece perché è li? Qualcuno la ha aiutata? Ci sono degli altri “ribelli” infiltrati che gli hanno permesso di essere li? Possibile che tra le mille ricerche nessuno se ne sia accorto? Essendo malata non gli vengono fatti esami medici rivelatori della sua natura particolare?

    • Crispy

      Esatto, Vespertime, non avrei saputo dirlo meglio.
      Snodo narrativo fondamentale su cui si regge tutto il film… buttato lì, senza alcuna preparazione o risposta alle domande che giustamente hai aperto tu. Io infatti non avevo capito che fosse così importante come creatrice di ricordi, dato che lui arriva lì e le fa visita come niente fosse, e che se invece fosse stata “la migliore” magari ci sarebbe un minimo di approfondimento. Mah. Questa aporia è la cosa che più mi ha dato noia, a livello di trama.

    • Alezzz

      SPOILER OVVIO

      beh ma se sta sotto la cupola di vetro NON è perchè sia malata: quella io l’ho interpretata come una COPERTURA per non farla analizzare.
      Tanto che la storia dei genitori morti è ovviamente una menzogna, così come il resto per costruire la sua identità farlocca, ergo lo è anche la malattia secondo me.
      E quindi perchè metterla sotto un cupolone? Semplice per ISOLARLA da qualsivoglia scansione anche casuale che ne riveli l’identità genetica.
      E a maggior ragione per me K non poteva essere il figlio se no TUTTI lo avrebbero saputo subito: un replicante scansionato e controllato ad ogni missione nei corpi di polizia di L.A. si saprebbe saputo SUBITO che era anomalo.

    • Concordo alla grandissima

    • Vespertime

      Ma a quel ruolo di responsabilità ci sarà arrivata in qualche modo. Non è che “a e brava ma non sappiamo nulla di lei quindi BECCATI STO LAVORO FONDAMENTALE. continua a non reggere. A meno che non ci siano, appunto, qualcuno all’interno (cosa che il film non dice, quindi la domanda rimane)

    • Alezzz

      Non sto dicendo assolutamente che regga, anzi io l’ho trovata buttata li e proprio perchè avevo in mente che K NON fosse il figlio il collegamento lo ho fatto quasi subito, confermato per me non appena dice “si quel ricordo QUALCUNO lo ha vissuto” e piange ;)

      Sono perfettamente d’accordo che nell’economia della storia sarebbe stato piu sensato la figlia fosse un personaggio che non K non avesse incontrato e avesse incrociato solo per caso, senza un chissà che ruolo, diciamo che come tante altre cose (almeno per me) l’ho trovata una cosa un po didascalica per far vedere “oh guarda come sono intelligente, questa sta sotto la cupola cosi tu, brutto nerd, non puoi criticarmi perchè non la abbiano trovata col DNA, ti sto due mosse avanti tse”

  12. Vespertime

    Il film è davvero un miracolo e poteva essere un disastro. Ha delle parti molto belle e tra i sequel di questo tipo (cioè che da principio dici NOOO) è di quelli più riusciti. Che dici FIGO! Alla fine del film. PERÒ, e dirlo, non è tutto rose è fiori. È vero che il film pone altre domande ma il tutto viene banalizzato oltremisura con personaggi dallo spessore inesistente. Qui il trattamento è alla Matrix. Non ci sono domande esistenziali che ti portano a pensare chi sia l’eroe (e infatti nella rece per il primo film si parla quasi di anti eroe). Questo perché le domande erano più etiche, dove tutti avevano le loro ragioni. Qui tutto questo non succede, la divisione tra buoni e cattivi è nettissima e tutto ci viene spiegato chiaramente, giusto per non aver nessun dubbio sulle intenzioni. La cattiva, la segretaria lady di ferro, è il personaggio più stereotipato che potessero creare (non è l’unico ma è il più evidente). Siamo ancora a quel punto? Lady di ferro insensibile xon il caschetto con la serietà di un militare senza nessun altra sfumatura alcuna? Sarebbe stato interessante vedere anche i suoi dubbi sulla questione, visto che la riguarda da vicino. E invece nulla di nulla. La città poi a tratti sembrava quella di Ghost in The Shell, non perché quel film sia il migliore del mondo ma perché è tutto già visto, tutto già gatto in questi anni da altri. Questo non per denigrare un estetica (che è una bomba e da sola vale il prezzo del biglietto) ma per dire che si, sembra un piccolo upgrade della precedente risultando molto meno di impatto ai nostri occhi. Non so, forse era l’unico modo per fare un sequel di blade runner senza scazzare ma, soprattutto in fase narrativa, la semplificazione a prova di americano scemo mi pare fortissima, trasformando un art-movie non capito (alla sua uscita) in un bellissimo film commerciale, che conferma Villeneuve uno fortissimo. Ma forse non più di questo.

  13. Anonimo

    mometo OMFG? dove?

  14. Aki

    Nonostante la storia sia estremamente lineare (o, sicuramente, lo è più del primo), io sono uscito dall’IMAX (che giove lo benedica) ubriaco di immagini e con gli occhi a cuoricino.
    Non allo stesso livello del primo, ma sicuramente un ottimo, ottimo sequel che quello che racconta lo racconta con immagini di una grandezza e di una cura unica per i dettagli, la fotografia e l’attenzione allo “spirito” sia della prima pellicola che del libro di Dick.

    [QUASISPOILER]

    La cosa che trovo emblematica è l’evoluzione del test Voight-Kampff: se nel primo serviva ad identificare l’artificialità di un essere che pensi possa essere un uomo, nel secondo serve ad identificare (e reprimere!) l’eventuale umanità di un essere che sai essere un androide.
    E’ una piccola cosa, ma la trovo una validissima rappresentazione del rapporto tra i due film e della tematica principale del libro di Dick: l’interrrogativo su cosa sia umano/naturale e cosa non lo sia.

    • Hans Cooper

      Il “nuovo” test secondo me è una delle trovate più geniali. L’ho trovato fantastico, perfettamente centrato.

  15. ionicoveloce

    vado controcorrente.
    Ho apprezzato molto il contenitore ma poco il contenuto.
    Trovo che i temi affrontati siano stati meglio approfonditi e trattati in modo più audace in altre opere più “moderne”, nella migliore accezione del termine (Her e Westworld sono i primi due esempi che mi vengono in mente).
    IMHO, il nostro ricordo di questo film andrà perduto nel tempo come lacrime nella pioggia.

    Infine, almeno per quanto mi riguarda, questo Harrison Ford, con un occhio all’orologio e uno al conto in banca, è ormai un gigante interruttore OFF a tutta la sospensione di incredulità.
    Oppure è sempre stato un cane e ce ne siamo accorti solo dopo che abbiamo compiuto la maggiore età.

    • sick a rio

      quoto ogni singola parola

    • Donnie Harlin

      Quoto pure io. Bel contenitore (anche se non ho apprezzato molto l’estetica troppo fredda e gli interni troppo spogli, tanto di cappello a Deakins, comunque), ma contenuti non esaltanti. Che poi è il problema che ho anche con Blade Runner. Non a caso lo sceneggiatore è lo stesso, e secondo me era proprio l’unica persona del team originario che non avrebbero dovuto richiamare per lavorare su questo sequel (beh, pure Scott, per me è stato un sollievo sapere che non sarebbe stato messo alla regia!).

    • Ruper Tevere

      No Harrison era bravo, anzi bravissimo e assolutamente sottovalutato. In pochissimi anni pass; da sconosciuto a star planetaria e interpretò due personaggi quasi uguali (Han Solo e Indiana Jones) però caratterizzandoli di fino in maniera tale che sarebbe impossibile confondersi, piazzando in mezzo anche Deckart e di lì a poco ruoli drammatici (a proposito di Henry).

      No semplicemente non c’ha voglia, non ci crede più nella sua capacità di interpretare quei personaggi, troppo vecchio (d’altronde quando fa guerre stellari ha 35 anni). Quindi recita a dire poco da cani, non si mette nemmeno in forma, gliene fotte ZERO.

      Però se il film lo interessa di più, vedi The Age of Adaline, la zampata del vecchio leone ce l’ha ancora.

  16. Cristofaro Columbu

    Sottigliezze che NON rovinano il mio giudizio (positivo) sul film:

    SPOILER
    possibile che invece di fare profilo basso e vendere il pesce al mercato, il mestiere scelto dalla figlia di Deckard sia il più grande e famoso fornitore di ricordi falsi per l’industria di Jared Leto?

    • Ma secondo me lei non sa di essere chi è. Del resto non ha mai incontrato suo padre e sua madre è morta di parto. Ha anche senso che chi manovra per proteggerla e nasconderla non le dica niente, per evitare che si tradisca.

  17. IoMeMedesimo

    Devo ancora vederlo (lo so, peccato mortale agli occhi di Crom, mea culpa, me tapino, me meschino, blah blah blah…) ma rimedierò Sabato e adesso andrò al cinematografo più speranzoso.
    Devo dire la verità, quegli ambienti interni così moderni e vuoti m’avevano proprio proprio preoccupato.

  18. Taccagno

    Ho detestato alcune lungaggini eccessive, a mio parere potevano tagliarlo fino a 120 minuti. Le scene alla Her insopportabili, già odio quel film, figuriamoci trovarlo anche qui. Il villain aveva il carisma di una capra di Sgarbi, Bautista al posto suo sarebbe stato perfetto, infatti in pochi minuti si prende tutto il film.
    Il peggio difetto l’ho riscontrato nella presenza di Harrison Ford, potevano lasciarlo a casa, e distaccare completamente la trama dal primo Blade Runner.

    Detto questo, concordo appieno con la recensione, è un film che vive di luce propria ed quel che vorrei avere dal cinema ogni santo giorno.

    • Il Reverendo

      bautista come villain avrebbe fatto di un cagare che peggio poteva starci giusto giusto jared leto. grazie a dio invece ognuno è al posto giusto con lo screentime giusto.

    • Taccagno

      esagerato, anzi di più.

  19. dino riise

    per me, per essere il seguito di blade runner è un semi miracolo che gli sia venuto così, e villeneuve con deakins bravissimi come speravo; ma insomma, non mi è piaciuto così tanto. leto e la sua scagnozza improponibili, lui in particolare ha proprio un personaggio che ho trovato tremendo. datemi il cappotto di ryan gosling e non una replica da poracci e lo metterò anche in spiaggia.

    un’ultima cosa: ma tutti scoprono ana de armas con questo film? mi sa che nonostante le due protagoniste, knock knock lo avevano visto in pochi allora.

  20. SPOOOILEEEEERRR
    –———————-*:;/*++-++*/::++—/:::*+——————-
    Domande, amici:
    – probabilmente la tipa sotto vetro in qualche modo subdolo e non sgamabile mette dei ricordi nei replicanti che possano contribuire alla causa (ribelle)?
    – nel primo BR la differenza umani / replicanti era data dall’impossibilità dei secondi di provare empatia. Ma ora che la segretaria di Leto piange quando sa che la neonata replicante verrà “terminata” , nessuno dice niente?
    – l’ologramma Joi AMA il bel K, solo per programmazione?
    – gli animali non esistono quasi più, e (nel libro) gli ultimi rimasti erano degli status-symbol; secondo voi il cane di Deckard era vero o finto? Io direi finto dato che vive da non si sa quanto nel deserto bevendo whiskey (Black Label come nel primo film) ma a questo punto che senso avrebbe, alla specifica domanda di K, rispondere “non lo so” ? Forse mi son perso il fotogramma che mostrava l’effetto pupille dilatate…

    Considerazioni, amici:
    – come detto sopra, anche secondo me la tipa sotto vetro è stata messa li con lo stratagemma di non farla avvicinare da nessuno
    – bella merda il sacrificio del capo della polizia, che ritarda di ben 7 secondi le gesta della malvagia segretaria col caschetto
    – K che muore contento, avendo amato Joi e facendo qualcosa che, in linea con il primo film, avrebbe fatto un essere “normale” che prova emozioni, ovvero non lasciar morire Deckard e farle trovare la figlia

    ———+*/+++/+/+/+/+—————–

    Fine SPOILEEEEERRR

    • Il Reverendo

      SPOILER

      -non so, credo invece che lei fosse inconsapevole di essere una replicante e pensasse davvero di essere malata. i suoi ricordi li innestavano direttamente i replicanti ribelli negli altri replicanti. quando lei vede il ricordo piange, forse capisce qualcosa. chissà.
      – anche questo è un mistero. sembrerebbe avere emozioni reali, ma il suo ologramma pubblicitario non dice proprio ”tutto quello che desideri vedere, tutto quello che desideri sentire”? sicuramente nel 2049 IA non desta alcuno stupore, ma non è dato sapere se sia davvero emotiva o se stia solo accontentando k. cioè, JOE.
      -il cane potrebbe anche essere vero ed essersela scampata in una zona radioattiva, stesso discorso per le api. il succo però è la risposta di deckard ”non lo so/non mi interessa”. sta poi lì il significato del film. replicanti e reali, generati o creati, non c’è alcuna reale differenza. come anche nel primo.

    • Christopher Dolan

      Non capisco davvero come si faccia a non cogliere il senso di quel “non lo so, chiedilo a lui”. Dovevano mandarvi a casa una gigantografia di Harrison Ford col dito medio alzato e la didascalia “NON E’ IMPORTANTE AVETE PASSATO 35 ANNI A DISCUTERE DEL NULLA TROLOLOLOL”?

    • Sarebbe stato più ganzo! Si comunque anch’io ho notato il velato rimando… Ma chiedevo proprio del canaccio

  21. Lee Minors

    L’ho fatto sedimentare qualche giorno e il risultato è che on sono riuscito ad affezionarmici come con il precedente.

    Ho apprezzato ambientazione ed effetti speciali, perchè era difficile creare un continuum con il precedente senza rischiare di copiare a pedissequamente.
    Non ho apprezzato la colonna sonora, a volte invasiva senza essere abbastanza evocativa: in una o due occasioni ha pure rischiato il famigerato effetto rave party di matrix.

    Alla fine l’originale era un poliziesco classico con caccia all’uomo che tra i detto e il non detto metteva sul banco un metro cubo di questioni esistenziali, sentimenti inespressi e ciarpame emotivo assortito. Credo che per questo mi avesse acchiappato. Per rimanere negli anni ’80 poteva ricordare un disco dei prefab sprout.

    QUesto ha una trama incasinata con troppi possibili sviluppi ciancicati e sputazzati senza troppe remore.

    ++SPOILER++
    Leto che fa il telepredicatore cecato (mamma mia che pesantezza) dove finisce?
    La ribelle guercia mi coopta K e poi che fa? Uno spin off alla matrix pure lei?
    Perchè K cerca Deckard e becca han solo che ascolta elvis?
    Perchè il detective Castillo si è trasferito in un ospizio a LA ?

    Le idee buone ci sono, forse troppe, Gosling non è nemmeno male nonostante le faccette e la crisi isterica un po’ troppo clitoridea.

    Per me una spanna sopra tutti Bautista. Per me ci sa fare. Fino a quel momento il film andava bene, poi è planato un po’ goffamente come il peugeot del protagonista.

  22. piccolo trivia sulla colonna sonora che giustamente sta ricevendo non pochi “meh” e “bof”:

    il primo compositore assunto per farla era stato Johann Johannsson, compositore islandese di scuola Bedroom Community che ha firmato molte colonne sonore ottime ed è collaboratore stabile di Villeneuve (è sua anche quella di Arrival). Johannsson era arrivato al punto di farsi costruire una replica esatta dell’introvabile e rarissimo synth che Vangelis aveva usato per la colonna sonora di Blade Runner. Meno di un mese fa è trapelata la notizia della sua rimozione e dell’arrivo di Zimmer, non si è saputo altro a causa della prevedibile montagna di non-disclosure agreement firmati per un progetto simile. È un peccato perché Johannsson è bravissimo e molto poco incline ad usare i soliti BRAMMMMM che invece sono spuntati copiosi. Ascoltando i suoi lavori precedenti non fatico ad immaginare che i momenti migliori che poi sono arrivati nella colonna sonora siano comunque frutto di sue idee, anche i synth aggressivi intonati in maniere assurde (ricordate il canto alieno di arrival? Ecco).
    Peccato, spero che Johannsson con il materiale realizzato finisca per fare un suo disco.

    cambiando argomento,
    SPOILER GROSSO, CONTIENE FINALE,
    SPOILER GROSSO, CONTIENE FINALE,
    SPOILER GROSSO, CONTIENE FINALE,
    SPOILER GROSSO, CONTIENE FINALE,
    per quanto mi riguarda il vero twist e chiave di lettura arriva in fondo, con K che va davvero fuori rotta quando invece di dar retta ai rivoluzionari* e fare fuori Deckard lo porta là dalla tipa. Chiudendo con una ripresa para para di ARRIVAL che sembra quasi un frame to frame. È la dimostrazione definitiva, quasi troppo evidente, che Villeneuve questa cosa l’ha fatta perché aveva qualcosa da dire nel campo sterminato di narrazioni, significati, metafore ecc. che blade runner ha seminato per trent’anni.
    * così stereotipati che non riesco a non pensare che siano una specie di presa per i fondelli enorme di Fancher e Villeneuve rivolta a tutte le patetiche derive di populismo positivo che in genere vengono fuori dalle narrazioni distopiche più annoiate
    FINE SPOILER
    FINE SPOILER
    FINE SPOILER
    FINE SPOILER

    • Hans Cooper

      La tua opinione sui replicanti-rivoluzionari è interessante. Io l’ho trovato un autentico scivolone privo di ogni gusto, e mi sono molto meravigliato perché tutto il resto del film al contrario trabocca di ottimo gusto. Insomma, non me l’aspettavo proprio una panzana del genere.

    • Jacques Villeneuve

      Io questo in effetti non l’ho capito: perché vogliono fare fuori Deckard? Non lo nominano tra i rivoluzionari?

    • Pitch f. H.

      @Jacques Villeneuve

      SPOILER SPOILER SPOILER

      Quando viene chiesto a K di uccidere Deckard, quest’ultimo è stato già catturato da Wallace e i ribelli temono che sotto tortura possa parlare.
      Salvare la figlia di Rachael è prioritario su qualsiasi cosa.

    • SPOILER
      @Hans Cooper lo scivolone c’è, ma come ho scritto il prosieguo mi sembra proprio uno schiaffo in faccia a tutto quello, un deragliamento da qualcosa di molto più prevedibile e comodo. Immagina che facile il resto del finale se K gli avesse dato retta – segue scena strappalacrime con morte di Han S-Deckard, possibilmente sotto la pioggia, e infine chiusura con replicanti che cominciano la rivolta e via per un sequel nel 2019

  23. Il Reverendo

    non si riesce a commentare. prima dice che sto scrivendo troppi commenti e ora dice che il commento è già stato pubblicato ma aggiornando la pagina non si vede. boh. riprovo:

    non avrei mai, mai e poi mai creduto che questo film potesse venire fuori così bene e piacermi così tanto.

    SPOILER

    una cosa di cui non si parla mai è il cyberpunk. se il primo br ha praticamente creato quell’immaginario con la sua atmosfera, questo 2049 quasi lo rifiuta. il mondo che era sull’orlo del collasso ora sembra aver superato il punto di non ritorno. centinaia di bambini lavorano e non frega niente a nessuno. la polizia è inutile. le multinazionali hanno il potere e agiscono come cazzo gli pare. se la polizia passa sopra san diego volando viene abbattuta a missilate. si va più verso il post apocalittico di mad max. niente più punk, pettinature strane, nanetti che ti spaccano la macchina se parcheggi nel posto sbagliato, casino.. anche la pioggia c’è sempre di meno, sostituita dalla neve che non produce suono o dalla nebbia che crea oblio e in cui tutto si perde.
    sono passati 30 anni, nel mondo reale come in quello del film. il 2049 è il futuro del 2019 dove gli anni ’80 non sembravano essere mai finiti, ma ora sono finiti anche quelli. non c’è internet, niente cellulari. post cyberpunk forse? una scelta coraggiosa quando, come si dice nella rece, oggi va tanto di moda il revival degli 80. scelta che mi ha convinto.
    joi funziona alla grande, non capisco le critiche. i replicanti sono schiavi degli umani e gli ologrammi IA stanno sotto i replicanti. ognuno è terrone a qualcun altro, eppure in realtà sono tutti uguali. noi non siamo in grado di capire se joi sia viva e provi sentimenti o se sia solo programmata per dare a k quello che k vuole. non siamo in grado di dire la differenza tra replicante e umano e ormai anche questo non ha più importanza.
    il nuovo blade runner è un vero ammazza replicanti. sa fare quello e lo fa in modo perfetto, professionale. eppure.

    l’unica pecca del film è il cameo di edward james olmos, proprio un po’ inutile.

  24. Babau

    Tutto I due film sono una creazione della ragazza bolla,l ‘intera storia e’da lei concepita.la scena finale della neve rivela che oltre al passato ,ha il controllo del presente…il film di scott diventa quindi uno spin -off

  25. Duccio

    Il film mi è piaciuto. Si, è lungo e forse lento in alcuni tratti, ma sono lentezze necessarie, adeguate alla narrazione.
    Diciamo che mi è sembrato un vero sequel, senza ambiguità o contorcimenti. Un sequel che omaggia il capolavoro inarrivabile da cui deriva tutto, ma lo omaggia con gusto, senza accentuarlo né stravolgerlo.
    SPOILER- E così rivediamo l’angusta cucina dalle luci orizzontali, tipiche di Scott, le giantess olografiche (qui più che mai importanti), gli ombrelli in città (ecco semmai ci saremmo aspettati un po’ più di senso del bassofondo melting pot del primo film). C’è uno pseudo Voight-Kampff (meno coinvolgente ma più enigmatico) e ci sono le auto volanti ma senza affollamenti in cielo (qui sembra che volino solo quelle della polizia e della Wallace). E anche i personaggi sono un omaggio anche solo estetico ai miti di Blade Runner, basti pensare a Mariette-Pryss…
    La storia procede senza intoppi a parte qualche wtf (la tenente Joshi che crede al volo e senza prove ad un K già dichiarato poco affidabile sull’eliminazione del “bambino”, o il perché Wallace debba portare Deckard nell’extra-mondo solo per torturarlo…), che però si supera grazie alla magia delle scene. Insuperabili gli interni della Wallace o la raffinata (seppure già vista) serie di sale polverose ed eleganti nelle rovine di Las Vegas. In un mondo in cui la prima legge della robotica è andata a farsi benedire da tempo (ma in fondo sono lavori in pelle…) gli umani vogliono uccidere replicanti e i replicanti vogliono uccidere un po’ tutti e si rischia qualche buchetto di sceneggiatura però, ripeto, Villeneuve ha una maestria enorme e sa pure dosare le molto concentrate esplosioni di violenza. Insomma ero realmente prevenuto e invece sono uscito soddisfatto. Il primo capolavoro rimane insuperabile (ma ormai a quale visione di futuro non siamo già adusi?) ma questo fatto, per fortuna, lo sapevano tutti quelli che hanno partecipato a questo secondo atto (a parte forse il signor Zimmer) e questa coscienza ha permesso di far uscire un bel film (che a me, invece di sentire il bisogno di tagli, mi ha fatto sentire quello di vedere tutte le scene probabilmente tagliate….).

    • Anonimo

      ”la tenente Joshi crede al volo… sull’eliminazione” perché i replicanti non mentono mai, come spiega Luv prima di ammazzarla. Detto questo condivido la tua perplessità.

  26. Se volete il sequel di un film di Ridley Scott…
    Non chiamate Ridley Scott a dirigerlo.
    Parole sante, gente.
    PAROLE SANTE.

  27. Aristippo

    Io vado un po’ contro e dico che il film non mi è piaciuto molto. La lungaggine non la derubricherei a elemento secondario, secondo me rovina tutta la seconda parte del film (che secondo me merita solo per la meravigliosa ambientazione Las Vegas marziana, purtroppo anche la cosa più spoilerata dai trailer urbi et orbi!).

    Ciò che però mi ha proprio respinto è la trama, reazionaria ( ma questo non è un problema anzi un punto di forza, rende il film un ottima presa di coscienza sul nostro tempo) ma soprattutto con un grosso vulnus: se l’obiettivo dei replicanti ribelli è acquistare pari dignità, il loro più grande alleato è proprio Jared Leto! Tanto è vero che Madam, per non sapere nè leggere e nè scrivere, è la prima cosa che intuisce !
    Bah…

  28. AnnaMagnanima

    il film è bello. mi è piaciuta la neve il mare e Las Vegas (che sembrava l oracolo del Sud) i grandi temi e ancora la Bibbia ma il primo è di una bellezza e profondità che fa da fondoscala a tutto il resto. Jared Leto insopportabile. agente Smith femmina odiosissima. cane superbo. viva bautista. bravo gosling

  29. Killing Joke

    Sto per scrivere qualcosa che probabilmente farà rimanere male qualcuno, ma… trovo che il film sia a livelli di capolavoro fino a un punto preciso: l’entra in scena di Harrison Ford/Deckard.
    Perché sì, Harrison Ford a mio parere è ormai ultra-bollito ed in questo film il confronto con l’interpretazione di Gosling (roba sopraffina, grandiosa) è a dir poco impietoso. Poi oh, bravo Harrison che ormai si fa un conto in banca coi fiocchi riprendendo soltanto i ruoli di 30 anni fa.
    Comunque resta un grandissimo film

    • Il Reverendo

      invece secondo me il film migliora notevolmente quando entra in scena ford. non perchè gosling sbagli qualcosa ma perchè lì i nodi iniziano a venire al pettine e ford è ancora fortissimo, bollito un cazzo.

    • Pitch f. H.

      Harrison Ford ha 75 anni porcoddue. E altro che bollito.

      Quanto a Gosling, è normale che ti sia piaciuto. Il personaggio di K è stato ideato proprio pensando a Gosling (fonte: IMDB).

  30. Angus Lee

    Bellissimo, ma che due coglioni.

  31. Ridley Scotti

    Tutta sta merda sul mio quasi omonimo Scott, ma intanto il soggetto del film l’ha co-scritto lui e si vede benissimo che tantissime idee sono sue.
    Villeneuve qua lavora su commissione.
    Tolto questo è un gran bel film, che sta un chilometro sotto al predecessore, ma va bene lo stesso. Avercene

  32. No.
    Non si può perdonare la scelta sbagliata dei “cattivi”.
    Leto,insulso se non involontariamente comico e senza occhi! Eppure proprio al suo naturale sguardo da pazzo deve la sua (immeritata) notorietà. E non parliamo poi della sua forzuta sgherra. Insulsa. Ne io ne nessun altro ricorderemo infatti il suo nome…
    Rutger Hauer,dove sei?!?

  33. Kaiser Zozzo

    Film con tanta roba figa. La roba brutta è Leto e la deriva cristologica tanto in voga che ha rotto il cazzo.

  34. No

    Solo a me Gosling è sembrato un pezzo di tufo?

    Ha letteralmente una sola espressione per tutto il film.
    Il che ha un senso nella prima parte, ma poi mi è sembrato un limite.

    • Duccio

      Credo che sia proprio lo stile di Gosling, basta vedere gli altri film suoi, imbambolato, assente…Però secondo me ha l’abilità di far capire lo stesso i suoi sentimenti (nella scena finale comunica eccome…). Per un cacciatore di replicanti futuro mi è sembrata una scelta buona. Non ci potevi mettere un Pratt o un Pitt (semmai Michael…)

    • Alimentare Watson

      Sei un replicante, cacciatore di replicanti (tuoi simili), disilluso, innamorato di un ologramma; che faccia vuoi avere? Anzi, – SPOILER – quando scopre del ricordo “vero” sclera, non me l’aspettavo.
      Per me, scelta perfetta.
      Anche Leto, deve interpretare un pazzo megalomane, come vuoi che si comporti?
      Anche se il migliore rimane Bautista, proprio perché non te lo aspetti. 5 minuti minuti di screen time, impressi a fuoco nel curriculum.

    • Christopher Dolan

      Ma infatti il problema di Leto non è nel modo in cui recita, ma proprio nel personaggio che è uno stereotipo vivente. Il fatto che poi se a Leto avessero dato un personaggio sfaccettato e raffinato, lui lo avrebbe comunque recitato allo stesso modo, è un altro paio di maniche.

  35. Alimentare Watson

    Non capisco chi si lamenta che il film “somiglia troppo al primo, stesse ambientazioni, tutto già visto”.
    Per come la vedo io non è un sequel, ma un’altro film ambientato in quell’universo, con personaggi di raccordo per creare un collegamento con il primo.
    Per forza ci sono rimandi di luoghi ed atmosfere del primo, ma com’è già stato detto molte cose succedono in posti nuovi e creati per l’occasione, non si poteva stravolgere completamente tutto.

    • Christopher Dolan

      Più che altro chi si lamenta che il film “somiglia troppo al primo, stesse ambientazioni, tutto già visto” ha lo stesso problema di Jared Leto nel film: è cieco e ritardato.

  36. Bradlice Cooper

    Non ho ancora visto 2049, lo vedrò nel weekend. Ma io mi chiedo: tutti quelli che dicono “non mi ha entusiasmato COME IL PRIMO”, “non è un capolavoro COME ERA IL PRIMO”, “è bello ma non COME IL PRIMO” che problema hanno?

    Non sono capaci di contestualizzare e capire che IL PRIMO è un capolavoro perché ha 35 anni di visioni, revisioni e critica addosso? 35 anni di manuali, saggi, influenze, citazioni, riletture?

    IL PRIMO al boxoffice era andato malino, aveva avuto mille problemi di produzione, hanno dovuto farne 87 versioni, insomma forse non era sto capolavoro oggettivo che solo 35 anni di riletture ci hanno fatto capire che era, no?

    Forse i confronti andranno fatti fra altri 35 anni no?

    • Christopher Dolan

      Non è così semplice. Il primo, nonostante lo scarso successo al box office, aveva tutta una serie di elementi innovativi (la prima visualizzazione significativa del cyberpunk, per dirne una) che l’hanno reso nel tempo uno dei film più influenti della storia del cinema. Chiaro che parlarne con il senno di poi è facile, ma non serve andare avanti di 35 anni per rendersi conto che questo 2049 ha un sacco di meriti, ma tra questi non c’è sicuramente la capacità di creare (o anche soltanto “esportare”) un immaginario nuovo.

    • Donnie Harlin

      Il primo film aveva una sceneggiatura scadente, ma ha lasciato il segno per l’impatto visivo rivoluzionario che ha influenzato generazioni di addetti ai lavori e non.
      Questo ha una sceneggiatura scadente uguale (meglio per alcune cose, peggio per altre), ma non introduce nulla di nuovo che resti marchiato a fuoco nella mente dello spettatore.
      Andrà perduto nel tempo, come lacrime nella pioggia.

    • Bradlice Cooper

      Ci sta. Però mi dà da pensare: quali sono film degli ultimi 10 anni che possono vantare di avere creato un immaginario così innovativo e interessante?

  37. Cristiano

    È un film che lascia chi ha amato, respirato, venerato, mangiato l’originale Blade Runner inebetito e disorientato, incerto se gridare al capolavoro o mettersi a scovarne i minimi difetti. Sono andato giovedì con amici e dopo il film, mentre loro discutevano, io ero proprio lì a fissare il vuoto! :D Di certo c’è che la fotografia e la regia sono da Oscar, e ben pochi (forse Nolan, Tom Ford, Refn e pochi altri) di questi tempi si prendono la briga di dipingere e dirigere film del genere: Blade Runner 2049 alza il livello e non di poco, è pura gioia per gli occhi. Zimmer fa un lavoro egregio omaggiando quà e là Vangelis (genio dei geni), anche se, per ovvi motivi, i temi sono molto meno ottantiani, con qualche bella sfuriata “alla Villeneuve di Arrival” che ha fatto tremare la sala più volte.

    Ciò che ancora non riesce a farmelo vivere pienamente come legato all’originale è l’aspetto noir: molto, molto meno enfatizzato e ricercato. Da una metropoli piovosa e decadente siamo passati ad un mondo che cerca di lasciarsi la rovina alle spalle (secondo lo script) e, visti i mezzi e i budget odierni, tutto questo si è tradotto in una visione d’insieme molto più ampia, con paesaggi innevati, deserti e location di ogni tipo (per non parlare di bombe ed esplosioni…). Ed è indubbiamente spiazzante rispetto a un capolavoro con problemi di budget che mostrava poche location, sempre in penombra, sempre intrise di neon, sempre piovose, sempre e solo urbane. Il mistero più grande del film del 1982, con tutta la nuova carne al fuoco, sembra svanire silenziosamente: è davvero così importante che Deckard sia un replicante o meno, con tutte queste diverse generazioni di “più umani degli umani” (Nexus 8, 9), ologrammi in grado di amare e l’aspetto messianico della figlia miracolosa? E poi, Gosling: il protagonista replicante, perfetto, che butta giù i muri a testate come Roy Batty, obbediente, si sottopone a continue verifiche, si sacrifica, è dedito al suo compito salvo stravolgimenti eclatanti… tutto l’opposto di Deckard, che nel Blade Runner originale era lui stesso il noir: distaccato, triste, quasi alcolizzato, solo, per nulla amante del proprio “lavoro” nonostante fosse “piuttosto bravo” a farlo, talmente disperato da innamorarsi di una sua potenziale “preda”. Tutto poi è passato dal focus su un agente e il suo “modesto” compito di ritirare 4 (o 5? :P ) replicanti che volevano vivere di più a tematiche in grado di far saltare l’intero sistema e cambiare il mondo, e questo non è propriamente tipico del filone noir. Ecco… diciamo che è questo che mi ha stranito più di tutto: la mancanza del noir. E, quà e là, qualche colore e ologramma di troppo per richiamarmi alla mente il mondo di Blade Runner.

    Poi però penso che anche in quel mondo sono passati 30 anni e qualcosa DOVEVA essere cambiato, come è cambiato il nostro dal 1982 ad oggi, e allora ecco che riaffiorano gli aspetti positivi e le qualità del film. Per ora so solo che tornerò a vederlo: da IMAX 2D (prima volta, anche se qualcuno ha fatto il furbetto obbligando l’uso degli occhiali per alzare il prezzo…) a Sala Energia a Melzo. Indubbiamente, è un film maestoso e potente, che non può lasciare indifferenti gli amanti del genere. Forse non più rivoluzionario nelle tematiche, ma certamente nella fattura.

    • Alimentare Watson

      Per rispondere ad una tua domanda, si, diventa abbastanza importante sapere se Deckard è o no un replicante perché
      – SPOILER –
      serve a capire se il figlio/a può nascere tra replicante e umano o se da replicante e replicante (da qui il “miracolo”).
      Il problema è che ovviamente non te lo spiegano, quindi esci ̶n̶o̶n̶ ̶a̶v̶e̶n̶d̶o̶c̶i̶ ̶c̶a̶p̶i̶t̶o̶ ̶u̶n̶ ̶con ancora più dubbi di prima.

    • Cristiano

      Beh in realtà credo che il miracolo sia la fertilità di Rachel (l’esperimento di Tyrell), non tanto la parte maschile… io penso che Deckard sia umano: invecchia, non ha mai avuto forza speciale. Ma da come era forte il tema nel primo film, con la messia e la rivolta globale diventa abbastanza secondario…

    • Christopher Dolan

      No, non è importante. E non è semplicementge la mia opinione, è l’opinione che il film ti urla in faccia quando Deckard risponde “non lo so, chiedilo a lui” alla stessa domanda rivolta al cane. Capisco che aver passato 35 anni a porsi una domanda, andare al cinema convinti di trovare la risposta nero su bianco, e ritrovarsi con un ditone medio alzato davanti alla faccia, possa dar fastidio. Questo però non cambia il fatto che, nell’economia del film (e a questo punto anche della “saga” -che brutta parola-) il fatto che Deckard sia o meno un replicante è ininfluente, proprio perchè tutto va nella direzione di un (non esattamente) banale “non c’è alcuna differenza”.

    • Cristiano

      Sono pienamente d’accordo, ma proprio per questo rimango spaesato davanti a qualcosa di nuovo nel mondo di Blade Runner. Non ho mai pensato a un secondo capitolo che svelasse il mistero, ma tantomeno a messia vari, ologrammi che amano eccetera. Non dico che sia brutto o errato… è solo che fatico a rapportarlo a quel Blade Runner del 1982… devo proprio sforzarmi.

    • Christopher Dolan

      Su questo sono assolutamente d’accordo, tutta la parte messianica non è soltanto mal conciliabile con lo spirito di fondo di Blade Runner, ma è anche banalotta e pesantemente derivativa di altre fonti (Matrix su tutti), che incidentalemente sono a loro volta derivative dell’originale del 1982. L’ologramma che ama, da contro, la considero una bellissima intuizione perfettamente in linea con lo spirito dell’originale, una variazione sul tema dell’amore tra artificiale e reale che era comunque un cardine del film dell’82.

    • Comunque l’invecchiamento non è un fattore decisivo: anche il replicante di Batista è invecchiato. E del resto, sono comunque esseri viventi, seppur creati in laboratorio, è pure normale che invecchino, una volta che togli la data di scadenza dei quattro anni che avevano i Nexus 6.

  38. Il Reverendo

    alla fine la vera domanda a cui rispondere, il vero interrogativo che rimane aperto, è:

    ma bautista cosa minchia stava cucinando in quel pentolino che stava sul fuoco da ore? aglio abbrustolito? aglio bollito? purèè d’aglio? zuppa di aglio e larve replicanti?

    che nel primo film mangiavano cibo cinese e già veniva mostrata come una roba da pazzi, ma il pranzo di bautista chissà che diavolo era

    • Pitch f. H.

      Una generica e non meglio identificata minestra (‘soup’).

      Interessante che la primissima scena del film, quella con Bautista e la pentola sul fuoco, è presa dallo storyboard del primo Blade Runner (mai girato).

  39. Axel Folle

    Boh non so che dire. Forse lo avrei apprezzato di più se non fosse stato un sequel di BR: ogni aggancio al primo film è stata una stilettata al cuore e continuavo a ripensare quanto sia perfetto il film di Scott. Impossibile ripetere tale miracolo, sarebbe ingenuo aspettarselo ma la testa sempre lì andava a parare. Comunque sia mi ha preso alla grande per la prima metà, con la sua storia, i suoi interrogativi, i personaggi, ecc ecc, verso la fine dove scioglie i nodi un po alla facilona e lascia cose in sospeso mi ha lasciato l’amaro. Il personaggio-ologramma forse regala i momenti di maggiore empatia ma sia in termini di minutaggio che di “questioni morali” aggiunge ciccia dove forse sarebbe stato più saggio asciugare. Comunque è stata una bella esperienza e se ho passato 3 ore senza accusare la minima noia qualcosa di buono vorrà dire.

    • Marco

      Un’ultima cosa
      SPOILER
      Ma k e la figlia di deckard non potrebbero proprio non essere fratello e sorella? Siamo sicuri che k non sia il gemello? A un certo punto dice che non ci possono essere due persone con lo stesso DNA…

  40. Ridi Scott

    Non mi ha convinto, ma forse dovrei rivederlo. Va bene il mood, va bene la mano di Villeneuve, va bene la continuità con l’originale… ma nel complesso c’è troppa roba. Troppa. BR funzionava perché la complessità era data dalle speculazioni da spettatori, trattava temi universali con sintetica efficacia. Per dire, il monologo finale di Hauer lo aveva TAGLIATO Hauer stesso, e per Giove se funzionava. Qua c’è troppa roba.
    Ah. Chiunque abbia convinto Leto di essere un attore dovrebbe essere preso e rinchiuso in gabbia con animali feroci e affamati.

  41. dirty harryhausen

    Visto con sonoro dolby atmos, esperienza in sala enorme. Tutto il pezzo ambientato nel deposito di immondizia che è diventata San Diego è incredibile. Ma non è l’unico :-)
    Non all’altezza del capolavoro, meno ambiguo e intrigante ma film eccezionale, Villeneuve non deve più dimostrare nulla.

  42. Stefano

    Non sono neanche all’altezza di giudicare la qualità della regia della fotografia ecc.. Però la durata è veramente esagerata soprattutto se c’è uno spin off di Her che (parere personale ma condiviso da molti a quanto pare) non aggiunge molto al film. Ho visto di recente Arrival e al di là della minore aspettativa e della qualità Delle immagini anche lí sembra mancare qualcosa che ti faccia tirare un sospiro di sollievo alla fine del film non perché ci debba essere un Happy ending ma per avere quella.sensazione che tutte le tessere del puzzle siano andate al loro posto. Il capolavoro di Villeneuve deve ancora arrivare e spero sia un film tutto suo perché sinceramente non se ne può più di rielaborazioni di capolavori del passato.

    • Il Reverendo

      per te non aggiunge molto, per me più ci penso più joi è una delle cose migliori del film. il suo personaggio, il modo in cui è trattata la sua sottotrama, quello che aggiunge a k e ai replicanti.

      ah, e c’entra con her esattamente nella misura in cui uno non ha visto nè her nè blade runner 2049.

    • Stefano

      Li ho visti entrambi ed Her mi era pure piaciuto ma non è questo il punto..a parer mio dedicarsi alla sottotrama dell’androide virtuale ci può stare ma non in questo film con tante cose da spiegare e non del tutto spiegate (il che mi va bene) …mentre Joy a volte sembra un elemento essenziale della trama a volte sparisce come se contasse poco o nulla per k ed il regista… Tutto bellissimo ma in due ore e 40 l’impressione a volte è di passare dalla scena telefonata a quella inserita a forza con troppa disinvoltura…poi oh avercene per carità

  43. Smx

    visto ieri, devo dire non male, ma mi aspettavo di meglio dopo le varie recensioni che ho letto in giro.
    Villneuve ha fatto un film “personale” che vive di vita propria e che secondo me che non andrebbe neppure confrontatao con il capostipite …
    Un po troppo lungo a mio parere….e seconda parte quando entra ford poco ispirata (solo io ho pensato che ford tra l’altro è vestito come andasse dal fruttivendolo sotto casa…..”mi da un kg di pomodori e degli asparagi”…) e solito gosling che tutti i film sta sempre muto…
    menzione d’onore a Bautista, davvero bravo.

    il migliore pregio di questo film cmq, è che non l’ha diretto scott. e si vede.

  44. Darko Ramius

    Mi è piaicuto, molto.
    Si percepisce lungo tutto il film la ferma volontà di vivere di vita propria, di non provar nemmeno a reggere l’inevitabile confronto con il precedessore.
    Allo stesso tempo però ne prende la storia (del vecchio) come punto seminale (direi letteralmente) per farci porre nuove domande, con almeno la stessa profondità di quelle che ci si poneva nell’82 col primo.
    Sceneggiatura migliore non credo si potesse scrivere. Equilibratissima, e dai tempi perfetti, nonostante la lunghezza monstre. Menzione particolare per il modo in cui ti facciano credere qualcosa per tre quarti di film, per poi twistare sul finale, senza però fare uso di chissà quale (inutile) epica o grandeur.
    Dal punto di vista più meramente tecnico: le mani di Villeneuve e Deakins si riconosco in ogni fotogramma, con una cura della resa cinematografica in ogni singola inquadratura che oggi possiede forse solo Nolan (ed a piccoli tratti anche il vecchio Scott)
    L’uso delle luci nel terzo atto l’ho trovato emozionante, così come le grandi panoramiche dall’alto, che però nell’era dei droni rischiano di diventare un po’ tutte uguali, tranne apunto se hai Deakins a metterci mano. (citofonare Sicario, per esempio)
    La colonna sonora mi ha un po’ deluso. Non che sia sbagliata, e con Vangelis a fare da benchmark di certo non è semplice farti notare senza strafare, ed in una pellicola così non puoi rischiarlo (probabile motivo del siluramento di Johansonn, purtroppo). Però ecco, a me questo nuovo corso di “sound design” perpretato da Zimmer proprio non va giù. O meglio, sarebbe bellissimo separare le due cose ed aggiungere comunque di base qualche partitura seria, oltre alle curatissime, ma fredde sonorità. Di certo non mi bastano i pezzi di Elvis e Sinatra, anche se ne apprezzo l’utilizzo in qualità di omaggio a “One more kiss dear”.
    A tal proposito, mi sono piaciuti molto questi piccoli omaggi sparsi nel film, che son talmente ben dissimulati, da essere semplicemente una riverenza verso l’originale, piuttosto che mero fan service. (penso alla scena dell’esplorazione del drone della vecchia Vegas, che non è altro che la scena della “foto in 3d” del vecchio film)
    Effetti speciali: perfettamente integrati nel film. Assolutamente sbalorditivi, ma senza urlartelo in faccia, ma anzi “normalizzati” quel tanto che basta da farteli vivere come la -appunto- normalità del 2049 (la scena di “sesso” è veramente geniale)
    Gli attori: Gosling si prende il film sulle spalle e lo porta avanti di sottrazione, nella sua impeccabile maniera. C’è molto di Drive nel suo personaggio, ed è veramente perfetto che sia così, perchè rende perfettamente giustizia al suo peronaggio, combattuto tra la freddezza del suo essere “costruito” e gli scatti emotivi che lo portano a dubitare della sua vera natura.
    Ana de Armas magnetica e bravissima, la Wright semplicemente perfetta nel suo ruolo. Harrison Ford ormai trascende il personaggio in qualsiasi film appaia, percui ti spezza un po’ la sospensione dell’incredulità ogni volta che entra in scena, non sai mai se è Han Solo, il Dr.Jones o chi altri) Il rovescio della medaglia è che però riesce a farti sentire sempre “a casa” ogni volta che lo vedi, anche se di Dekard in questo caso c’è ben poco.
    Mi hanno deluso i Villain, troppo poco approfondito il personaggio di Leto, e troppo legnoso quello di Sylvia Hoeks (Luv) che a tratti sembrava quasi una versione troll del T1000 di Terminator2.
    Menzione d’eccezione per Bautista che in 5 minuti di screentime si mangia tutto e tutti. Quando capiranno che è un Attore della madonna sarà sempre troppo tardi. E’ stato l’unico in tutto il cast ad avvicinarsi alla stessa, inarrivabile, intensità di Rutger Hauer versione Roy Batty.
    Chiudo rubando il commento di un amico, che racchiudo alla perfezione come l’ho visto anche io: “È un film ben fatto, compiuto, completo, vivo per sé”

  45. wuwazz

    Nei film in cui appare, Harrison Ford interpreta sempre il fantasma di sè stesso

  46. Yo Mama

    Concordo con molte delle opinioni qui su, la grandiosità della messa in scena, la mancanza del noir, il paio di WTF?!?, la colonna sonora deludente, ma credo che la delusione maggiore sia la sceneggiatura.

    Parliamoci chiaro quando non capisci bene perchè i personaggi fanno certe cose, sta a significare che la storia è debole.
    Bautista muore, Deckard da disilluso/alcolizzato/antieroe sposa una causa, a Leto serve la figlia, i ribelli ( che caduta di stile ), Madame che vuole salvare il mondo dallo scontro replicanti/umani, tutto si muove attorno a questa cosa di cui a noi NON FREGA UN CAZZO.

    Non sentiamo le motivazioni, le spinte dei vari personaggi.
    Addirittura Z parla 5 minuti coi ribelli e poi si sacrifica.
    MA POI PERCHè CAZZO MUORE?
    che urgenza c’era di accompagnare subito Deckard dalla figlia?
    non poteva rattopparsi un attimo?
    Ecco, se non capisci perchè il protagonista muore, vuol dire che c’è qualcosa di profondamente sbagliato.
    Sarebbe stato molto più quadrato se il figlio fosse stato Z. Niente twist del cazzo, la concludi semplice, approfondisci il rapporto padre / figlio, cancelli i ribelli e eviti il WTF della figlia già CASUALMENTE incontrata.
    Che poi lei capisce che Z gli porta un suo ricordo, ma ne parla? chiede qualcosa? nulla!!!

    e a me è piaciuto molto, qui ne ho sottolineati i difetti perchè avete già detto tutto sopra. E casualmente il film si sfrocia quando entra in scena Ford, ma non perchè lui è bollito, ma perchè lì, da indagine di polizia plausibile e interessante si mettono in mezzo mille cazzi, il twist, i monologhi di Leto, i ribelli e va tutto un pò in vacca.

    • Il Reverendo

      cazzo è Z? il capo dei men in black?

    • Yo Mama

      Ups, K ! Sorry
      Va bene sono un cretino, ma qualcuno sa dirmi perché K muore??? Si è ferito, ma perché si sacrifica, non può curarsi un attimo?

    • Dave Miaotista

      Concordo. Oltre a essere debole la sceneggiatura è fumoso il tema: la questione del miracolo, purtroppo, è un mcguffin che finisce giù per il tubo al minuto venti. Il resto è un caso di vastità del cazzo che me ne frega. Gran bel contenitore, contenuto scarsino.

    • userisdead

      CASUALMENTE. esatto.

    • Imperatrice Pucciosa

      Non ci avete pensato che magari si è suicidato?
      K ha appena scoperto che non ha origini, la sua donna è stata distrutta… fa un’ultima cosa importante e poi muore. Tutto qui.

    • Muore perché si è beccato in sequenza un pezzo di ferro nella panza, un sacco di calci in culo da una replicante che mena come un fabbro e poi, dopo delle cure raffazonate (tant’è che è ancora in difficoltà, cammina lento, sanguina), un colpo di pistola, altri calci in culo e diverse coltellate, fra cui una nel fianco, con tanto di rigirata. E, certo, perché non si va a curare, essendosi ormai innamorato dell’idea suggerita dalla capa dei ribelli: “Morire per una causa nobile significa essere umani.” Solo che la causa la decide lui.

  47. John Who?

    Quando fai il sequel del film con uno dei finali più intensi e memorabili della storia, devi assicurarti di avere una risoluzione che, se anche non ha Rutger Hauer e le porte di Tannhauser, non sia neppure una buffa rivisitazione della vita di Ted Kennedy.
    Mi sorprende abbastanza che questo sito promuova un film in cui lo scontro finale sembra girato dalla seconda unità di Iron Fist e montato da Ceccherini.
    Proprio vero, si nasce calcisti e si muore Soderbergh…

  48. Axel Folle

    Sì ma pure k azione del BR dj Scott da un punto di vista “calcista” fa tenerezza….
    Che poi a me la Scena d azione finale è sembrata dignitosa

  49. Imperatrice Pucciosa

    Bello, bello, bellissimo.
    Villneuve è un poeta, sono stata tree ore a rifarmi gli occhi su questa Los Angeles ancora più brutta dell’originale, sulla barriera contro il mare, la Las Vegas che oramai è parte del wastelande di George Miller…
    Mi è veramente piaciuto, ha esteso questo universo ancora di più, e se sono stati inseriti tanti elementi credo sia stato per approfondirli in ulteriori film (sopratutto l’esercito di Androidi ribelli), che non ci saranno visto che Blade Runner è stato ancora una volta un fiasco totale.
    Credo sia dovuto al fatto che le storie cyberpunk non sono mai storie di redenzione come piacciono agli ammeregani, basta vedere la differenza tra black mirror inglese e quello americano

  50. pagurix

    visto ieri.
    voto 3.
    tecnicamente/visivamente/…ente/..ente sarà tutto quello volete, ma io mi sono sentito come se fossi stato obbligato a vedere 2 ore il regista a farsi le seghe in primo piano.
    ricercava il pathos con se musichette inquietanti senza mai trovarlo.
    lentissimo in una maniera imbarazzante, sempre per il pathos che non trova, un regista “casto” ma veramente avrebbe tagliato un’ora.
    ma serio che la parte più bella del film è la scena iniziale con Bautista.
    pessimo pessimo pessimo.
    in giro c’è di peggio? si, ma non hanno la faccia come il cxxo di intitolarlo BR.

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