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Un film per fratelli maggiori: The Babysitter

E insomma si fanno ancora film così.

Fa ridere perché due settimane fa ho scritto di Auguri per la tua morte che è un trionfo di “si fanno ancora film così”, e in quel pezzo già citavo The Babysitter, quindi è come se avessi fatto un loop, no? Capito? Eh? Dai, geniale, no? Il loop? Come nel film di cui si parlava in quel pezzo? Bellissimo, no?

Ecco, in The Babysitter McG, quel vecchio dentro di McG, fa così per tutto il film. È come se gli avessero fatto vedere Scott Pilgrim e Zombieland e lui fosse impazzito e si fosse messo a gridare «UOOOO che BOMBA questa cosa delle SCRITTE FLUO IN SOVRAIMPRESSIONE facciamo troppo un film così, postmoderno e brillante!» e avesse cominciato a usarle ovunque compresi i filmini con l’iPhone del compleanno del figlio (CAAAKE MOTHERFUCKER) che poi manda su WhatsApp a tutti i suoi contatti finché non lo bloccano tutti e lui va in depressione e si compra una decappottabile e va a fare le sgommate nel parcheggio del centro commerciale.

È straniante da vedere, una sensazione brutta e sporca anche perché sovrapposta a un film dolcissimo e spielberghiano di amicizia, pubertà e sacrifici umani. Una storiella preadolescenziale che incontra lo splatter e la home invasion, quasi strozzata in culla dalla mano pesantissima, goffa e fuori luogo del suo autore. Che si salva perché ha la decenza di sapersi fare da parte e limitarsi a fare il suo dovere quando conta davvero, e perché, come già successo nel caso di Auguri per la tua morte, ha la fortuna di avere un cast che da solo gli vale metà film. Sigla!

Quando ho scritto “film così” non ho specificato di quale così stessi parlando. Visto che ormai vale tutto, The Babysitter prende in egual misura da Mamma ho perso l’aereo, al quale ruba anche un certo approccio da film per famiglie alla scrittura dei personaggi, e da quelle robe volgarissime e guardone che trovano ogni scusa valida per celebrare il corpo della femmina di turno – nate con Weird Science e proseguite con qualunque possibile variazione sul tema, da La ragazza della porta accanto a, per tornare in tema con The Babysitter, Jennifer’s Body. A questo turno la scelta è caduta su Samara Weaving, che i più fortunati tra voi hanno già visto in Tre manifesti di McDonagh (vi odio) e che altri avranno invece apprezzato in Mayhem. Somiglianza inquietante con Margot Robbie a parte, Weaving è la babysitter del titolo, che insieme all’infermiera è sostanzialmente il capostipite dei cliché sull’immaginario erotico maschile. Il film, e lei stessa, non fanno nulla per distaccarsene neanche di un millimetro: vi ricordate quando facevano i “film per gli adolescenti segaioli”? Ecco, si fanno ancora film così.

È exploitation purissima, che mi rendo conto non essere la prima cosa che viene in mente pensando a “film spielberghiano e dolcissimo”. Mi piacerebbe dire che le due anime convivono armoniosamente in un miracolo di equilibrio, ma mi piacerebbe anche avere un attico da trecento metri quadri in cima a un grattacielo. La realtà è che The Babysitter è la storia dell’amicizia tra un ragazzino nerd e la sua babysitter altrettanto nerd (spielberghiana anch’essa nella misura in cui McG non ha alcuna finezza nello spiattellare l’idea che questa bionda mozzafiato che conosce Battlestar Galactica sia, di fatto, un’aliena e non qualcosa che può esistere davvero, perché se sei figa non ti può piacere la fantascienza), che si trasforma in un bagno di sangue nel momento in cui il sesso entra nel discorso.

Lo fa perché l’amichetta del giovane Cole, quella con la quale c’è chiaramente intesa ma inespressa (e per fortuna perché per pietà stiamo comunque parlando di tredicenni), gli suggerisce un pensiero peccaminoso: quando vai a dormire e la tua babysitter rimane sola al piano di sotto, gli dice, in realtà invita il suo ragazzo per fare il sesso. Incuriosito, la sera stessa Cole va a sbirciare quel che avviene al piano di sotto e scopre la terribile verità: la sua babysitter e i suoi amici vogliono evocare Satana. È qui che The Babysitter smette di colpo di essere quello che era stato fino a quel momento e diventa tutt’altro. Una completa schizofrenia creativa che colpisce McG in un momento molto chiaramente identificabile

e che lo porta, da lì in avanti, a buttare completamente nel cesso quanto fatto fino a quel momento per dedicarsi anima e corpo allo slasher più classico, salvo poi riprendere a sorpresa le fila dell’amicizia spielberghiana su un finale che a sua volta dimentica in toto quanto successo nell’ora precedente per abbandonarsi alla tenerezza. In sostanza The Babysitter è John Zorn alla fermata del 23 con la parte del sax pazzo che dura un’ora.

È in quell’ora che McG dà il meglio e il peggio di sé. Del peggio abbiamo già detto: il meglio è che quando si tratta di abbandonarsi alla violenza gratuita e gioiosa il nostro giovane vecchio è persino capace di smetterla di rompere i coglioni con le sue gomitate e limitarsi a fare il suo mestiere, girando sequenze da thriller con il giusto grado di tensione e glorificando le fontane di sangue da cartone animato che punteggiano il film qui e là.

È aiutato in questo sia dalla coppia di protagonisti, che non hanno nessun problema ad adattarsi al cambio di registro e a calarsi nei loro nuovi ruoli, sia da un paio di chicche del cast di supporto, da quell’adorabile sciroccata di Bella Thorne a Robbie Amell, protagonista di quella che è probabilmente la scena più divertente del film nonché l’unico momento in cui la sceneggiatura di Brian Duffield riesce, forse per caso, persino a mordere. L’alchimia tra il cast riesce a elevare The Babysitter forse più di quanto si meriti, e sicuramente lo rende una visione piacevole e mai noiosa. Irritante sì, a tratti, per la maggior parte del tempo piuttosto innocua. Però boh, c’è della gente che muore male in modi divertenti e tendenzialmente se lo merita, quindi.

Non è che si possa odiarlo, non per questo almeno. C’è volendo un discorso di estetica da affrontare, di patina, di plastica, di questi corpi sempre perfetti e irreali e del gusto perverso di distruggerli o mutilarli, che è sempre stato il motore dietro allo slasher e del quale sembravamo aver celebrato il funerale con Quella casa nel bosco, ma che a quanto pare sta tornando prepotentemente di moda e sta tornando a popolare l’horror di Barbie e Ken invece che di esseri umani. Non so quale sia il motivo e se ce ne sia uno, non sono un sociologo, chiedete a un sociologo, constato solo che mi sembra che il rigurgito di sporcizia degli ultimi anni si stia riassorbendo; potrebbe, certo, almeno in questo caso, essere un semplice segno di pigrizia, un’aderenza pedissequa e su tutti i livelli alla formula di riferimento.

Mi piace di più pensare che si possa collocare il film, che è pur sempre una produzione Netflix, lungo un’ideale linea dell’età, esattamente nel punto in cui guardi Big Mouth con un pizzico di nostalgia e non guardi Master of None perché non vuoi pensare al futuro; che The Babysitter sia pensato per chi era Cole qualche anno fa, non per i Cole di oggi. Che sia rivolto ai coetanei della babysitter. Un film per fratelli maggiori. Se così fosse ci sarebbe forse da fare ulteriori considerazioni sull’idea che hanno a Netflix dell’arco di crescita di un maschio bianco adolescente, ma non conosco il loro catalogo abbastanza a fondo da escludere che ci possano essere dei controesempi altrettanto validi, quindi almeno su questo sospendo il giudizio. Su tutto il resto no, e ribadisco: è un prodotto inutile e pericolosamente retrogrado per il genere tutto, che ha la fortuna di avere almeno alcuni dei suoi elementi più strettamente filmici in una forma spaventosa, e di essere tutto sommato abbastanza stupido da andare dritto per la sua strada e non fermarsi quasi mai a mostrare i suoi difetti. Tempo buttato nel cesso, ma di qualità.

DVD quote:

«Ci sono modi peggiori per sprecare novanta minuti»
(Stanlio Kubrick, milanista)

IMDb | Trailer

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28 Commenti

  1. mei

    mica ho capito se me lo devo vedere…

  2. Kylo Kal

    bacio lesbico e un nanosecondo in costume

    ho visto più exploitation di jessica alba quando faceva la donna invisibile

  3. Pitch f. H.

    Note sparse:

    1. Il film inizia al minuto 28.
    2. E’ una trashata colossale.
    3. Però è più divertente di quella frociata di ‘Mamma ho perso l’aereo’.
    4. Leggi non scritte del cinema americano impediscono l’uccisione di bambini quindi il bullo negro del cazzo non muore male come dovrebbe.
    5. Featuring: Margot Robbie dei poverissimi.
    5.A. E’ più figa la milfona madre di Cole.
    6. E’ una commedia, non un horror.

  4. Steven Senegal

    qualche tempo mi son visto le prime 2 stagioni di una serie, si chiamava halt & catch fire ambientata inizialmente negli 80 (e poi a salire credo) e tipo nella 1a stagione inventavano i pc, nella seconda mi sa ideavano internet e poi ho mollato ma sicuro nella 3a subito dopo il web hanno inventato la nostalgia (perché io non ci credo che prima esistesse la nostalgia. Ok tra gli amici di mio nonno c’erano dei nostalgici del ventennio però una volta che nei ’60 si è fatto na casa dubito che fosse nostalgico di quando gli hanno coventrizzato la città). Poi non so se hanno fatto la 4a ma se c’è avrà di sicuro ibridato le diverse nostalgie e alla fine, alla fine sono tutti prodotti cavalli di troia maledetti vuoti: ti metti nella disposizione d’animo di vedertelo the babysitter perché la tua capa percepisce mood che sono un deja vu e sei pronto ad accoglierlo però appena ti rendi conto di questo fatto il film è finito e magari ti sei pure divertito però niente di nuovo = prodotto sterile. Però che ti devo dire ormai c’è sto gabbione dorato di gente che si ammazza di nostalgia con l’ibrido spielberg king stranger thing, con l’ibrido slasher – sci fi complotto governo di the guest, con l’ibrido nostalgico slasher spielberg scollacciato the babysitter.
    Boh, per rendere l’idea, è come se da noi uscisse un film con la ost dei di cristina d’avena ma la storia di un eroinomane che ruba autoradio. Che beninteso correrei a vedermelo. E va bene che ogni 20 anni si riciclano le mode e gli stilemi però mi sa che stiamo esagerando

    • Cort

      “ost di Cristina D’Avena ma la storia di un eroinomane che ruba autoradio”

      Non vorrei darti un dispiacere ma l’hanno già fatto. Si chiama Hooked e sta su youtube

    • samuel paidinfuller

      @steven

      ma parli di babysitter?
      perchè su effetto nostalgia ci marcia pochissimo, praticamente nulla se confrontato con stranger things o il blog di manhattan

    • Steven Senegal

      @samuel: sì, chiaro. Era più una riflessione generale che partiva dal fatto che il film pesca da alcuni filoni anni 80, ma i prodotti smaccatamente nostalgici sono altri. E anzi mo’ si sta arrivando pure a fare mischioni nel tentativo di tirarci dentro più gente.
      Ecco, il blog di manhattan è l’esempio più lampante di questo andazzo: dalla bibitina ai fumetti ai giochi ai cartoni animati è tutto un ripensare agli anni d’oro del grande real, gli anni d’oro di happy days e della RAF. Poi oh buon per lui, il prodotto funziona, è leggero e ha buon seguito però quando ho letto qualcosa pareva di vedere i miei quando dicevano “ah la spuma che buona era” “eh ma non si trova più la spuma, che buona che era”
      poi rimettono in commercio la spuma e – spoiler – era chinotto

  5. Rocco Alano

    90 minuti di applausi per la citazione del Santarita Sakkascia!

  6. Chayton

    Ma dai, che pur con i suoi limiti è un film praticamente perfetto!
    Avercene.

  7. Dave

    Credo sia in assoluto il film che più ho odiato quest’anno. Un horror con il filtro di MTV fatto da chi dell’horror non frega niente. Troppo sopra le righe, troppo compiaciuto di se stesso, non mi ha fatto ridere, non mi hanno esaltato le morti, funziona solo come vetrina per Samara Weaving effettivamente brava e #wouldbang.

  8. Cialtron Eston

    Beh… no.

    Nel senso che, come da rece, è un film che ti fa venire in mente altri film, da Quella casa nel bosco in poi.

    è tutto molto finto, prevedibile, tipo “non posso far vedere più roba zozza perchè sennò dicono che è zozzo, non posso far vedere morire male la gente sennò dicono che è gore”.

    se possibile è il primo horror/commedia totalmente politically correct che vedo, sembra di leggere la rivista “internazionale” o vedere una pubblicità benetton anni ’90, ti fa dire: sì ok ho capito, tutto molto bello, però no!

    Sembrano tanti video scemi di youtube uno attaccato all’altro.

  9. Rocco Alano

    Però Scott pilgrim di ’80 aveva solo i riferimenti ai cabinati. Per il resto, come il fumetto, è un concentrato di anni zero.

    • Il punto era il giochino delle scritte fluo sympa in sovraimpressione. Ho detto Scott Pilgrim e Zombieland ma puoi sostituirli con quello che vuoi che usi lo stesso trucchetto.

  10. Ridley Scotti

    Film che arriva con vent’anni di ritardo, piattissimo. Sono che dico che McG dovrebbe fare altri mestieri, che non è capace

  11. Si può espandere l’elenco delle “robe volgarissime e guardone che trovano ogni scusa valida per celebrare il corpo della femmina di turno”?
    E’ per un amico.

    Grazie.

  12. Jack Brutton

    mi ha irritato a morte, film inconcludente e brutto girato da un poveraccio che, dopo aver ucciso la saga di Terminator, prova ancora a fare il regista!

  13. ramaya

    Brignoli.

  14. Giorgio Clone

    Ma a proposito del citato “Tre Manifesti”, non è una gran eccezione meritevole?

  15. c’è la gnocca, c’è il sangue, mi son fatto due risate. Mi va davvero benissimo così.

  16. Marsellus Wallace

    La rece più schizzofrenica della storia. Stò film è da vedere o no?

  17. Akira Knightley

    Con amici e la dovuta birra in corpo… È una cazzatona (abbastanza) divertente, ma l’atmosfera so80s a me piace, il regazzino è bravissimo… poi sarà che siamo anime semplici e abbiam fatto la ola ad ogni sottotitolo fluo…

  18. mah come intrattenimento funziona sicuro, ma io a modo suo l’ho trovato anche abbastanza coraggioso, per quanto possa essere coraggiosa una produzione commerciale netflix nell’accostare il concetto “tredicenne con il frangettone” ai concetti di “morti brutte” e “sesso tra/con minorenni”.

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