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Dalli all’untore: Radius, ovvero quando è la TV a influenzare il cinema

“Ciao, sono David S. Goyer, ed è sempre colpa mia anche quando non c’entro un cazzo.”

A meno che non abbiate trascorso gli ultimi quindici anni a studiare antiche arti marziali in un monastero sul cucuzzolo di una montagna in Thailandia, insieme a un gruppo di monaci severi ma in fondo di buon cuore, sarete a conoscenza di ciò che in gergo viene definita “Golden Age of Television”. Ovvero l’epoca d’oro nata sul finire degli anni ’90 con I Soprano e più o meno proseguita finora (anche se c’è già chi parla di Silver Age, ora che supereroi, remake e reboot hanno fatto il loro ingresso in scena).

Il concetto che è stato un po’ ripetuto allo sfinimento nello scorso decennio è circa “La TV è la nuova frontiera dello storytelling di qualità”. In un’era in cui il cinema era stato invaso dai grossi marchi e praticamente le produzioni basate su idee originali erano sparite, era stata la sorellina del cinema a riempire quel vuoto con storie high concept e persino sperimentali. Ovviamente uno dei capisaldi della nuova epoca d’oro televisiva è stato Lost: che si ami o si odi, la sua influenza sulla TV a venire è stata capillare, specialmente nel modo in cui ha preso un’idea tanto potente quanto bizzarra e l’ha usata per costruire una narrazione non lineare con colpi di scena continui e misteri sempre più assurdi, perfezionando l’arte del cliffhanger a livelli inauditi. A prendere nota ci fu anche quel dannato paraculo di David S. Goyer, che si inventò Flashforward. Non un successo come Lost ma sicuramente modellato su quello.

“Tutto chiaro fino a qui?”

Perché vi sto tediando con questo lungo preambolo? Perché il film di cui vado a parlarvi oggi non sarebbe esistito senza Lost e Flashforward. Radius è la storia super-high concept di un tizio (Diego Klattenhoff, e ommioddio ogni volta che lo vedo non posso fare a meno di gridare “MATT DAYMEN”) che si risveglia nella sua auto dopo un incidente e non si ricorda manco dove sta il suo buco del culo. Uscito dall’auto scopre che laggente ci vengono gli occhi bianchi e muore male sul colpo. Dopo un po’ capisce che la colpa è sua: è lui l’untore, il portatore sano del morbo della morte, e se le persone gli si avvicinano oltre un certo raggio (da qui il titolo. Clever!), lo contraggono seduta stante. Che diamine sarà successo, perdincibaccolina? La risposta potrebbe trovarsi nell’altra tizia che era con lui in macchina, pure lei immune al morbo della morte e pure lei smemorina…

La prima mezzora di Radius potrebbe essere tranquillamente la prima mezz’ora del pilot di una serie scritta da un Goyer/Lindelof/Cuse a caso, e ti accorgi che non lo è solo quando vedi che non estende il campo oltre i due protagonisti. Non cerca di creare antagonisti o introdurre comprimari perché ovviamente a Caroline Labrèche e Steeve Léonard (registi e sceneggiatori praticamente esordienti) non interessa, tanto la storia non andrà oltre questa ora e mezza.

E per la prima ora tutto fila liscio. Il plot intriga, tiene segrete le cose quanto basta e le rivela via via col contagocce. Un flashback qui, un indizio là e il puzzle piano piano prende forma. I due tornano al luogo dell’incidente e trovano un enorme cerchio di vegetazione bruciata. Saranno stati gli alieni? I cerchisti nel grano? I terrapiattisti? La nonna di Jason Statham che ha mangiato fagioli? Il bello è proprio scoprirlo e fin lì avevo una faccia tipo così:

Niente di inedito, eh? Però dignitoso. Poi a un certo punto arriva il terzo atto e tutto se ne va a schifio alla velocità della luce. Vi spiegherò perché prima senza spoiler e poi traccerò un’ampia Linea dello Spoiler e mi addentrerò nei dettagli, perché si dà il caso che qui subentri il METAFORONE che, similmente, si addentra nella vostra fazza con l’arroganza dello stolto.

LA SPIEGAZIONE SENZA SPOILER:

Ok, c’è un metaforone di girl-empowerment perché è un argomento che tira. Va benissimo. Però me lo dovete mettere meno a cazzo di cane, cari Labrèche e Leonard. Non è possibile che il metaforone serva da scusa per non spiegare affatto il grosso mistero che è la colonna portante del vostro film. Cioè qui non siamo in territori da fantascienza pseudo-biblica alla Prometheus, dove puoi giocarti la carta del “più domande che risposte” e lasciarci a elucubrare nell’ambiguità facendoci sentire intelligenti. Qui abbiamo un bel misterozzo semplice semplice da Twilight Zone, che se non mi sveli alla fine mi fai anche incazzare. Se non lo fai, mi puzza più di mancanza di idee che di precisa scelta di campo. E c’è anche un altro problema: il grosso twist che ribalta completamente la lettura del film è interessante, però va anche totalmente in contrasto con lo sviluppo dei personaggi fino a quel momento. I twist riusciti sono quelli che ti fanno comprendere a posteriori una serie di particolari seminati nel corso del film. Il twist di Radius invece è di quelli che tolgono coerenza al film; ti dà una martellata in testa, ti offre un piatto di merda e spera che il trauma cranico sia sufficiente a fartelo scambiare per budino al cioccolato.

Pensi che questa possa essere l’opera di due contadini con una corda e un paletto?! SVEGLIAAAA!!11!

LA SPIEGAZIONE CON SPOILER:

Eccoci qui, cari amici che o avete già visto Radius oppure non ve ne frega un cazzo di vederlo. Partiamo dal colpo di scena: il fatto che Liam sia in realtà un serial killer e che Jane fosse la sua vittima designata prima dell’incidente non sta né in cielo né in terra. Essere un serial killer psicopatico presuppone che anche nell’amnesia più nera si resti comunque vagamente stronzi. Liam invece fa proprio un tre-e-sessanta e diventa Mr. Nice Guy. Ma del tipo che cerca di impedire alle persone di avvicinarsi perché gli pigliano dei rimorsi mostruosi quando muoiono. E ok che anche l’idea del cattivo che diventa buono per un’amnesia non è nuova, ma qui stiamo proprio parlando di un sociopatico, per giunta in un film che tenderebbe a essere ambientato nella realtà di tutti i giorni. Dai.

Alla fine questa cosa viene inserita solo per scoprire le carte del metaforone. Ovvero: Liam tenta di sedare Jane con una siringa, scatta la colluttazione, la macchina va fuori strada. E poi… e poi un lampo piove dal cielo, genera una bolla di energia che altro non è se non un grosso dito indice che denuncia a tutti come Liam sia un bastardo assassino. Facendo letteralmente piombare a terra morte le persone che gli si avvicinano. E il lampo di luce dovrebbe essere boh, la presa di coscienza di Jane che decide di reagire e mettere alle corde il suo aggressore. Tutto legittimo, per carità. Un po’ troppo didascalico ma legittimo. Solo che, appunto, QUESTA è la spiegazione dell’Evento. Non è uno dei livelli di lettura intessuti in un racconto sci-fi, perché il racconto sci-fi si annulla nell’esatto istante in cui dovrebbe invece arrivare al dunque, e viene sostituito da un dramma di denuncia neanche tanto efficace.

Ma che gli farà mai alle donne?

LA FINE DEGLI SPOILER.

Qualunque sia la ragione, resta il fatto che Radius ci illude con la promessa di un buon racconto di fantascienza senza pretese e finisce invece per accartocciarsi proprio per colpa di pretese eccessive e fuori luogo. Poi uno dice che il cinema è sempre meglio della TV.

DVD-quote:

“Un buon film di fantascienza che finisce come un mediocre dramma di denuncia”
George Rohmer, i400Calci.com

“MATT DAYMEN”
Matt Damon, AmericaFuckYeah.com

>> IMDb | Trailer

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9 Commenti

  1. dirty harryhausen

    no ma cioè dai… veramente?!? Vade retro!

  2. the Mat(Bat)

    Grazie, non ho rischiato un ora e mezza della mia vita ; )

  3. Paolo Vintaggio

    Boh, a me è piaciuto molto.

    ——————SPOILER? —————–
    Non sono uno psicologo, ma magari la bolla lo ha resettato completamente…
    ——————FINE SPOILER —————–

    si poteva fare di meglio ma sono soddisfatto :)

  4. AnnaMagnanima

    io ho fatto gli occhi bianchi quando è entrato nella casa e poi mi sono risvegliata quando il film era già finito. quindi ho fatto bene a dormire.

  5. Kairos

    Sulla golden age della TV, secondo me è un ni. L’obiettivo di tutti è trovare una hit che abbia il potenziale di imporsi nell’immaginario e durare n stagioni. Questo vuol dire un proliferare di idee effettivamente intriganti e magari di buone prime stagioni. Ma che “storytelling di qualità” coincida con la logica di mera dilatazione che prende piede da lì in avanti, ho serissimi dubbi.

  6. Anonimo

    Mi ricorda “Mani in Alto” di Maccio Capatonda…

  7. Anonimo

    Mi ricorda “Mani in Alto” di Maccio Capatoònda…

  8. Landis Buzzanca

    >> Liam invece fa proprio un tre-e-sessanta e diventa Mr. Nice Guy.

    (irrilevante, mi rendo conto, ma) sarebbe un centottanta :)

  9. Anonimo

    A legger le prime righe mi ha ricordato “Stink bomb” di Otomo.
    https://www.youtube.com/watch?v=odADH_6FOcQ
    Però niente metaforone, solo una causa surreale ma concreta.

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