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A History of Adkins: la recensione di Eliminators

È un duro lavoro quello di chi, come me, deve stare dietro a Scott Adkins. Per un attore con una media di sei film l’anno, andarne a recuperare uno uscito nel 2016 ha il sapore di un viaggio nel tardo Pleistocene, ma quando poi ti ritrovi davanti un gioiellino come Eliminators sai che tutti quei soldi spesi in plutonio* sono stati messi a frutto.

L’ultima puntata dell’osservatorio Scott Adkins ci restituiva il ritratto desolante di un attore talmente a corto di ruoli fighi da trovarsi costretto a scriverseli da solo, con risultati peraltro disastrosi. La verità è che le ambizioni da attore “di prima fascia” di Scott non necessariamente corrispondono a uno scenario cinematografico ideale: è un discorso un po’ egoista, ma, posto che nessuno vuole vederlo fare a botte col mantello del Dottor Strange, non ce ne frega un cazzo neanche di vederlo farsi i seghini nel ruolo del James Bond dei killer a pagamento, quando possiamo godercelo non solo in robe come Boyka, ma anche in parti più modeste, anonime e sicuramente non memorabili come “Thomas McKenzie” di Eliminators.

Thomas McKenzie: segnatevi questo nome, perché tra dieci minuti ve lo sarete scordato

Tom è un affettuoso padre di famiglia che conduce una vita tranquilla e pure un po’ noiosa, finché una notte si trova per puro caso a dover lottare per proteggere sé stesso e i suoi cari. Ed è qui che salta fuori che Tom in realtà è una cazzo di macchina da guerra in incognito e in fuga dal proprio passato, un passato che non si è mai scordato di lui e che, proprio a causa dell’episodio di cui sopra, si mette nuovamente sulle sue tracce per chiedergli il conto. Tom si trova così costretto ad affrontare vecchi fantasmi, risponverare vecchie abitudini e ammonticchiare un po’ di cadaveri per riconquistarsi il quieto vivere e se la trama vi sembra famigliare è perché è la stessa di A History of Violence, con la sola differenza che invece di un trasformista come Viggo Mortensen ci troviamo davanti un energumeno con la faccia di Scott Adkins, per cui, pure se si mette la camicia nei pantaloni, è veramente difficile non indovinare dopo 13 secondi che si tratta di una macchina da guerra in incognito.
Il vantaggio, almeno per quel che ci riguarda, di Eliminators rispetto al film di Cronenberg è che Eliminators non ha innanzitutto nessuna intenzione di sorprenderci — si apre con un training montage in cui Scott si sveglia, fa mille flessioni, duemila addominali e fa vedere i sorci a un sacco da allenamento; la vera sorpresa è quando, un minuto dopo, scopriamo che è anche un padre amorevole — e, secondariamente, nessuna intenzione di esplorare attraverso un piccolo dramma famigliare il ruolo della violenza nella società americana contemporanea.

Scott Adkins riflette sull’evoluzione della famiglia nucleare

Quello che vuole fare Eliminators è mettere in scena, e poi sbarazzarsene il più in fretta possibile, una scusa plausibile per cui Scott Adkins, campione di calci volanti, e Wade Barrett, ex wrestler passato al cinema, si trovino uno di fronte all’altro e si diano tante ma tante ma tante legnate.
E lo fa di un gran bene, perché è questo che fanno i film della WWE: sono scemi, sono senza pretese e 9 volte su 10 sono un pretesto per far lavorare i suoi lottatori anche fuori dal ring, ma quanto ad azione arrogante e fracassona deludono raramente.

Eliminators è un film che sulla carta pareva puntare al massimo a essere “adeguato”, “senza sbavature”. Ma le performance di Scottone, di Barrett (che, per essere un ex wrestler con delle orecchie enormi, si comporta meglio di parecchi attori veri) e di un pugno di bravi caratteristi, la direzione degli stunt del solito onnipresente Tim Man**, lo sforzo registico del volenteroso James Nunn, la varietà di location (insolita per un DTV), le soluzioni spaziali e l’evidente egotrip del direttore della fotografia che illumina ogni scena con un colore diverso ne fanno un ottimo film d’azione, dal ritmo serrato e la durata perfetta, pieno di trovate interessanti e con un look fighetto che ti fa scordare in fretta di stare guardando un prodotto pensato per il mercato dell’home video.

“Ne vedrete di tutti i colori”

Certo rimangono diversi misteri irrisolti tipo perché in tutti i poster ci sia un elicottero alle spalle di Scott nonostante non se ne veda neanche mezzo per tutto il film. O perché Scott Adkins, che è inglese, insista a fingersi americano pure in un film che è ambientato a Londra, ma, al netto di questi dubbi che ci porteremo nella tomba, resta un’esperienza spassosa e elettrizzante.

uellaaaa

Un film come Eliminators è la dimostrazione che quando nessuno rompe i coglioni, la Ford mette un casino di cash per comparire quasi in ogni inquadratura e ognuno fa il proprio mestiere con umiltà — e cioè gli attori fanno gli attori, i wrestler fanno gli attori, gli stagisti fanno i registi e NESSUNO fa lo sceneggiatore — anche il cinema di serie B ha tutto il diritto di farsi chiamare cinema, pure quando non passa al cinema.

DVD-quote:

“Vedi, Scott, che quando non ti impegni ce la fai?”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

*Capita? Perché la macchina del tempo si alimenta a plutonio! Dai che tra poco esce Ready Player One, vi voglio tutti sul pezzo su queste cose di trent’anni fa!

**Dopo Ninja II, Boyka e Accident Man, oltre all’imminente Triple Threat, direi che possiamo ufficialmente considerare Tim Man un’estensione di Scott Adkins — e viceversa.

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22 Commenti

  1. GGJJ

    Vabbè ma in Italia si trova?

  2. Pete Bondurant

    Sto Arrivando.

  3. Alimentare Watson

    Mi spiace un sacco per Scottone che faccia così fatica ad “emergere”, ieri mi sono rivisto Boyka e lo scontro a tre è una roba che mammamia.
    Come avevo già detto, facciamo una petizione o un crowdfundin per una bella serie action su Netflix o su Amazon Prime.
    Se la merita.

  4. Pitch f. H.

    Proiezione in corso…

    • Pitch f. H.

      Ok visto.

      La trama è quella che è, ma anche chi se ne frega.
      I combattimenti (sono un coatto, quelli guardo) sono ottimi, specie i due tra Adkins e Barrett.
      Alcune parti sono eccessivamente dilatate, ma il tasto FWD lo hanno inventato proprio per questo.

      Ottimo Wade Barrett, la faccia da badass non gli manca; fisicamente più asciutto e atletico adesso da attore che quando stava in WWE.

  5. Steven Senegal

    dopo una fase di sconcerto e derisione della “carriera” di scottie, mi ha ri-fatto simpatia e punto a diventare completista, quindi segno.
    dopodiché, ma essendo tin man un’estensione di adkins e viceversa; ed essendo adkins senza barba, il mento di ben affleck; abbiamo forse un Cerbero delle capacità attoriali con 3 teste e tutti cani?

  6. Lucio Leoni

    Giusto perché siete voi io l’ho fatta, ma no n so come si posta…

  7. Kairos

    Quella gif è ipnotica.

  8. Akira Knightley

    Alle locandine con gli elicotteri sono morta! Poi ho realizzato che
    a- ‘Ritorno al futuro’ è veramente uscito 30 anni fa (ho googlato per sicurezza, non ci volevo credere)
    b- io l’ho visto al cinema
    e una parte di me è defunta davvero…
    Buona Pasqua & calci volanti a tutti!

  9. Jotaro

    E’ una gran cagata di film

    • Lolly

      Concordo con Jotaro… non bastano i due combattimenti a risollevarlo, questo film è proprio pessimo.

      SPOILER

      …e poi… il piccone… ecco, mi sono detto… quel piccone rimane lì apposta… (infatti rimaneva lì apposta, che fantasia gli sceneggiatori…)

      Non vale la pena neanche una visione, meglio rivedersi un qualsiasi combattimento di Merantau.

  10. David Kronenbourg

    Tra le cose migliori di Adkins degli ultimi anni.

    @Quantum carissimo, l’elicottero c’è eccome, l’hai pure messo nell’ultima gif…

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