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Doctor Wu: la recensione di Kung Fu Traveler

La duttilità di Tiger Chen: due ciuffi, una sola espressione

Sapevate che Cobretti Nanni® dispone di un plotone di pretoriani Oompa Loompa? Proprio come Keanu Reeves, anche i membri di questa squadra speciale sono stati addestrati alle arti marziali dal misterioso Tiger Chen, uomo dall’età indefinita talmente riverito dai suoi allievi (guardate i livelli di bromance che suscita nella gente) che gli Oompa Loompa, durante il jogging mattutino, marciano a tempo di una celebre canzoncina valverdiana:

«Tiger Chen, Tiger Chen
Does whatever Keanu Reeves does
Can he act? No he can’t
But he’ll kick you in da fazza
Look out
Here comes the Tiger Chen»

Perché a Val Verde si vuole molto bene a uno come Tiger Chen, che da quando ha otto anni ha dedicato la vita alle arti marziali diventando prima un campione di wushu, la stessa disciplina di Jet Li, per quindi volare in America a tentare la fortuna senza sapere una parola di inglese e finendo con il campare lavando piatti, partecipando a esibizioni di arti marziali nel tempo libero. In una di queste gare fu notato dal padrino di tutti i coreografi di menare, Yuen Woo-ping, che lo scritturò nel suo team di stuntmen. Leggenda vuole che fu una performance livello guarda mamma senza mani coreografata da Yuen ed eseguita da Tiger Chen a convincere i vertici di Warner Bros. a investire tutti quei soldi in un action stracolmo di arti marziali cinesi come The Matrix. Tiger Chen è uno del popolo, che si è fatto cent’anni di gavetta (compreso questo Kung Fu Traveler) e alla fine ha vinto un ruolo in Triple Threat, il film calciante più impaccato di belle persone degli ultimi anni. Prima, però, bisogna farsi la reputazione giusta con i ragazzi e spararsi almeno un paio di filmacci alla cicoria. Sigla!

Come tutta la serie B cinese che si rispetti, anche Kung Fu Traveler inizia con la corretta ignoranza di una voce fuori campo che spiega con parole semplici, stile Panfilo Maria Lippi, la premessa. È il 2147, la terra sta per soccombere all’invasione di brutti alieni scovati fra le idee scartate di Neill Blomkamp. L’ultimo avamposto della resistenza umana è situato in una Cina che ricorda sinistramente la zona industriale di Busto Arsizio. In un combattimento che punta più sui filtri di Instagram che sul dramma, il comandante Tiger Chen scopre che gli extraterrestri, immuni a tutte le armi a proiettili o a energia, sono vulnerabili al combattimento all’arma bianca. In un momento di logica inoppugnabile, i leader della resistenza deducono che l’ultima speranza per salvare l’umanità sia quella di mandare indietro nel tempo (nel 1885) un robot con le fattezze di Tiger Chen, farlo diventare un maestro di arti marziali, caricare tutte le conoscenze acquisite in un chip, farlo nascondere in un posto concordato, recuperarlo nel 2147, installarlo in svariati robot, guardarli prendere a calci gli alieni mentre il buon senso, basito, va al bar a farsi iniettare un gallone di gin direttamente nel fegato.

Dovrebbe essere l’apice del dramma, in realtà (giuro) sta facendo questo:

Quando il film si sposta nel passato, diventa all’improvviso normalmente stupidotto e molto meno irritante. Tiger Chen è privo di espressione, giustificato dalla geniale idea di fargli interpretare un robot e mascherarne così la recitazione da dingo impagliato che per osmosi, dopo anni e anni di lavoro a stretto contatto, ha assorbito da Keanu Reeves. Tiger Chen robot viaggiatore nel tempo – d’ora in poi ribattezzato Doctor Wu, perché da queste parti i riferimenti comici o sono vecchi di sessant’anni o non ci piacciono – deve convincere il grande maestro dello stile del sud a insegnargli l’arte del menare. Ma il maestro non se la sente: ha appena perso il suo allievo preferito e più talentuoso, scomparso nella guerra per il controllo del Vietnam del Nord tra la dinastia Qing e l’esercito francese.

Introducing Ruggero dei Timidi

L’ex allievo, che per comodità chiameremo Ruggero dei Timidi, farà presto il suo ritorno travestito da Zorro, sabotando il quartier generale cinese con furtivi attacchi assassini. Sì, perché Ruggero è il rullo di tamburi di Kung Fu Traveler: non è morto in guerra. E, per cortesia, trattenete gli svenimenti e riservateli per quest’altra svolta: il suo corpo esanime è stato posseduto dallo spirito di un alieno che ha viaggiato nel tempo per fermare la missione del Doctor Wu. È davvero difficile volere sul serio male a un film che pesca dalla mitologia di Scientology per il suo grande colpo di scena. Quando Ruggero viene smascherato, si dà alla pazza gioia e comincia a massacrare tutti, compreso il grande maestro dello stile del sud e la di lui figlia. A Tiger Chen sale la violenza e tutto è pronto per la grande battaglia finale, caratterizzata da una citazione a caso del combattimento a tre di The Raid, da un’inspiegabile mancanza di comparse nelle scene di massa e dall’inquadratura sotto riportata, probabilmente lo screenshot migliore del 2018.

La bellezza di lavorare per i400calci

Kung Fu Traveler non può essere veramente disprezzato, sarebbe fin troppo politicamente scorretto. Certo, bisogna fare in modo di ignorare la solita malizia della serie zeta cinese, che con pigrizia cerca di evitare inutili problemi con la censura. La tattica è sempre la stessa: fare della Cina la patria di tutti gli eroi, unica speranza per l’umanità intera, sola contro tutti. Qui le premesse patriottiche si risolvono in due assiomi. Primo, il solo strumento per salvare l’umanità è il frutto della millenaria cultura cinese, roba che i demoni occidentali se la sognano, tanto gli alieni li hanno già spazzati via: divertitevi con la vostra atomica, we know kung fu. Secondo, adesso si spiega perché nel 1885 i cinesi persero la Guerra del Tonchino e con essa il Vietnam del Nord: l’esercito francese era posseduto da spiriti alieni viaggiatori nel tempo maestri di arti marziali. Il revisionismo fantastorico come arma di propaganda, un altro dei motivi per cui il dominio cinese sulla civiltà umana sarà esilarante.

Dove si scopre che la pedina del Monopoli non è una botte, bensì una molotov cinese

Il patriottismo di Kung Fu Traveler è talmente smaccato che la cultura cinese fa la figura del mormonismo nel musical che i due matti di South Park hanno scritto qualche anno fa. È tutto meno divertente perché non c’è autoconsapevolezza, ma la tenerezza è la stessa e le pizze in faccia sono sensibilmente superiori. Per concludere, un appello rivolto agli amici montatori italiani: avete difficoltà a trovare lavoro in patria? Stanchi di essere precari e sottopagati? Volate a Pechino. Sarete accolti come divinità, esseri mitologici in grado di unire coerentemente un’inquadratura all’altra, statue equestri verranno erette in vostro onore. Pensateci.

DVD quote:

«Kung Fury, ma sul serio»
(Toshiro Gifuni, i400calci.com)

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10 Commenti

  1. Rocco Alano

    Eppure io ai cinesi non riesco a voler male. Nella storia hanno preso bastonate praticamente da tutti- compresi loro stessi.

  2. avdf

    Triple Threat O_O

  3. El mariachi

    Scusate l off topic.. Ma quando esce thripe treat? E il nuovo action americano di garet evans??

  4. Maxnataeleale

    Ma scusa le botte però meritano la visione?

  5. First197

    Anche se non è sbagliato dire che “il wushu è la stessa disciplina di Jet li”, tecnicamente wushu è il termine con cui si indicano le arti marziali cinesi in generale, sostanzialmente un sinonimo di quello che in occidente intendiamo con Kung fu (in origine Gong fu), termine nato in occidente per identificare i film di mazzate cinesi ma che letteralmente significa qualcosa tipo “allenamento duro”.

  6. Anonimo

    Non riesco a smettere di ridere. grazie.

  7. Kurtz Waldheim

    Comunque quello del Monopoli e’ un fiasco, non una botte !

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