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20.000 leghe sotto la soglia di tolleranza: la recensione di Black Water

Jean-Claude Van Silvio

Sylvester Lundgrone

Esiste una realtà cinematografica alternativa in cui Jean-Claude Van Damme è diventato il sosia di Berlusconi dopo un rave di tre giorni e prima dell’applicazione del cerone, mentre Dolph Lundgren si è trasformato nella versione bionda, enorme e con una dizione decisamente migliore di Sylvester Stallone. È una dimensione parallela creata da un signore canadese di nome Pasha Patriki: una lunga carriera da direttore della fotografia in patria culminata con Black Water, un esordio alla regia abbastanza mesto da fargli venire voglia di rispolverare la statuetta per la Miglior fotografia in un film Tv drammatico ai Canadian Society of Cinematographers Awards del 2017. In questo mondo da incubo, Jean-Claude Van Silvio recita (reduce da un after) in una produzione per cui ha firmato quando era reduce da un precedente after; Sylvester Lundgrone, invece, se la ridacchia con tracotanza, consapevole che presto Sly cederà alla sua proposta e accetterà di girare Rocky vs. Giga Rocky. Vengono prima sbattuti su una locandina che ricorda vagamente quella di Allarme rosso, quindi (per coerenza) vengono rinchiusi in un sottomarino in attesa che una modella in CGI e il figlio di Van Damme si decidano a liberarli. Tuffiamoci, dunque, in questo Sottosopra in cui pur partendo dai medesimi presupposti, praticamente tutto è speculare al buon cinema. Sigla!

«Se non fai rumore forse non si accorgono che stiamo facendo un film»

Black Water vuole tantissimo partire con le premesse giuste. Innanzitutto ci tiene a sottolineare che la prima lezione del corso di sceneggiatura (con tutto quello che è costato) è stata assimilata: via libera a un flashback superfluo, ma che fa atmosfera. Quindi vuole impostare il suo protagonista con la chiarezza e la rapidità dei veri film maschi: i primi sette minuti dell’agente CIA sotto copertura Jean-Claude Van Silvio non perdono tempo e ci forniscono informazioni preziose e dettagliate. Tipo che sa guidare e scendere da una macchina, sa fare all’amore con una collega di 40 anni più giovane, sa sospettare, sa tenere a bada con una pistola un commando di sedici Stormtrooper armati di fucili d’assalto, sa saltare nonostante l’età, sa mettere una SIM in uno smartphone e sa che il suo nome è Scott. Tutte queste conoscenze, comunque, non gli impediscono di essere catturato in tempo zero dalla CIA cattiva, che lo rinchiude in un sommergibile Guantanamo, invisibile e itinerante e da cui nessuno, zan zaaan, è mai scappato. Nel frattempo l’enorme Lundgrone, che interpreta con una casualità degna di Jeff Goldblum una spia tedesca di nome Marco, dalla sua cella dirimpetto a quella di Jean-Claude sorride sornione disegnando acquerelli e facendo flessioni, in attesa dell’inevitabile evasione.

Qui è dove Roger Deakins ha sentito il primo disturbo nella forza

JC è prigioniero perché in possesso della chiave per decrittare alcuni documenti non meglio specificati, archiviati in una USB in possesso della CIA cattiva – il Michael Keaton dei poveri Al Sapienza, l’unica cosa che non faccia venire l’orticaria in questo film – che ha intenzione di venderli a un generico stato canaglia. Al minuto 40 di 105 spunta il trick del pollice lussato per liberarsi delle manette e van Silvio fugge nei meandri del sommergibile, convincendo due burbe CIA – una modella evidentemente fuori ruolo e un tocco di manzo che a sorpresa è Kris Van Damme, nome d’arte del primogenito di JC che pure, all’anagrafe, sarebbe segnato sotto l’enorme KRISTOPHER VAN VARENBERG – ad aiutarlo a liberarsi dei cattivi. Stacco al minuto 70 di 105, quando anche Dolph viene liberato, dice le sue ultime smargiassate e può tornare a casa soddisfatto, sapendo che una carriera nell’ingegneria chimica non sarebbe mai stata così spassosa, che gli sarebbe toccato lavorare sul serio. Il resto del film si risolve in confusi inseguimenti in spazi chiusi, combattimenti al rallentatore, generiche frase sentenziose da epitaffio tipiche dello sceneggiatore becero che ha un’idea idiota dell’action, colpi di scena che lasciano indifferenti anche le prozie zitelle dei protagonisti che vengono a tutti i saggi di musica anche se non invitate perché non hanno di meglio da fare, il classico finale rattoppato a calci in culo e il bigliettino lasciato da JCVD sul frigo degli uffici di produzione un secondo dopo l’ultimo ciak: «L’iban lo conoscete, ci si vede in giro. Ma anche no».

Che premio vince un film che ha un’unica inquadratura salvabile?

Ricapitolando. Nella testa di Pasha Patriki, Black Water doveva essere una cosa con due leggende del cinema manesco libere di maramaldeggiare in un film maschio tutto azione e con lo stretto indispensabile di trama, confinato in un adrenalinico e claustrofobico spazio chiuso e con il bonus di un paio di donne forti e indipendenti perché, ehi, non è più il 1987. Pensa la sorpresa del Patriki quando ha visto per la prima volta il film montato e si è ritrovato due icone bollite e poco motivate che tirano a campare in un film insipido tutto azione girata in maniera confusa e non sorretta da una trama generica, costretto in spazi incomprensibili e mal sfruttati, con il bonus di un paio di non attrici con la maglietta della salute di una taglia più piccola per enfatizzare la curva del seno perché, ehi, non è più il 1987. È impossibile dire bene di Black Water; ed è complicato persino dirne male, tanta è l’insipienza con cui è stato realizzato. Verrebbe da dirne e basta, ammettere che esiste e che non si può più tornare indietro. Dispiace, perché nonostante la trama rabberciata e qualche attore cane, da uno che per tutta la vita ha fatto il direttore della fotografia verrebbe quasi da pretendere quantomeno una certa chiarezza espositiva. E invece. Addio.

Che iddio ti maledica, Pasha Patriki

DVD quote:
«Un film che non vale l’inchiostro che verrebbe usato per una DVD quote»
(Toshiro Gifuni, i400calci.com)

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17 Commenti

  1. Che dire se non: “Trovi la roba, la squagli, la tiri su, e poi te la spari in vena. E poi ricominci: trovi la roba, la squagli, la tiri su…” (citazione dal videogioco “The Suffering: ties that bind).

  2. Ciak Norris

    bellissima rece!!!
    sto ancora ridendo
    mitico!

  3. Oliver Die Hardy

    Divertente, eh, però non dovreste storpiare i dialoghi del film. Quello della foto sotto la sigla, lo ricordo perfettamente era:
    “Ma che schifo! Ma che fai?!”
    “Taci, novellina, con questo cappero da 4 kili ci secco una guardia!”

  4. GGJJ

    Bella recensione.
    Mi ha fatto venire voglia di vederlo!

    Era questo lo scopo, no? :)

  5. Jesus strikes back

    Vivo nella speranza che Rocky vs. Giga Rocky arrivi quanto prima

  6. Sex de Fer

    sul Jean-Claude Van Damme sosia di Berlusconi e Dolph Lundgren versione bionda, enorme e con una dizione decisamente migliore di Sylvester Stallone mi sono ribaltatato sulla sedia…

  7. Axel Folle

    stupenda recensione

  8. David Kronenbourg

    Gran rece, peccato sia arrivata parecchio tempo dopo essermi sorbito ‘sta sciorda fumante di film.

  9. Pitch f. H.

    KRISTOPHER VAN VARENBERG. In maiuscolo. Considerando che non ha mai preso parte ad un film in cui non fosse coinvolto il padre, delle due l’una: o è talmente cagnazzo che gli sputano ad ogni provino, oppure di fare l’attore non gliene può fregar di meno ma si fa tirar dentro ogni volta per far risparmiare alla produzione i costi per la badante di JCVD.

  10. Cleaned

    Mi ha fatto simpatia solo rivedere il Van di fronte a L’uomo dei Sogni (Patrick Kilpatrick) di Colpi Proibiti <3

  11. Quindi niente: “Per fortuna che Jean-Claude Van Silvio c’è”? Peccato.

  12. JAMES VAN NOKER

    MA COME CAZZO è CHE OGNI VOLTA CHE VAN DAMME HA UN OCCASSIONE TRA LE MANI DI FARSI VALERE NON LA SFRUTTI???! O MEGLIO,COME CAZZO SI FA AD AVERE DUE LEGGENDE DELL’ACTION COME QUESTE TRA LE MANI E FARE UN FILM DI MERDA??! MA CHI CAZZO SONO STI REGISTI??! MA DATELI A ME DUE SOLDI E GLI STESSI ATTORI E VEDETE CHE VI COMBINO..!! VE LO POSSO GARANTIRE!!!

    CMQ STO FILM NON L’HO ANCORA VISTO MA MI VIENE SUBITO IN MENTE LO SPRECO CHE HA FATTO ERNIE BARBARASH CON VAN DAMME E ADKINS IN “ASSASSINATION GAMES” CHE CMQ ERA VEDIBILE MA DUE TALENTI SPRECATI… BOOOH!!!?

    • Riccardo Seimarcio

      Sì, ok, ma calmati. Non urlare. Mi è saltata persino un otturazione dallo spavento.

  13. Billy Bob Torto

    Si può avere la trascrizione fonetica di Lundgrone?

  14. jcvd

    L’inutilità di questa recensione, a mio giudizio pessima per un film da 6 pieno, é data dal fatto che l’autore non conosce nemmeno Kris Van Damme che, giusto per la cronaca, non é il manzo con cui si allea per fuggire…

    • Hai ragione su Van Varenberg, ma la mia versione è decisamente migliore. Almeno c’è una narrazione a cui appassionarsi. Ma sono contento tu sia così appassionato di JCVD da esserti fatto piacere il film, che è oggettivamente fatto davvero male. È importante tenere alto l’entusiasmo anche di fronte alle salite più irte.

  15. Enrico

    Van Damme e Lundgren devono fare solo una cosa, produrre un film con le rispettive figlie, possibilmente entrambe con vestisti succinti o al limite molto aderenti ai loro corpi statuari, una da vichingona al 100% che la vedrei molto bene in una puntata di Vikings e l’altra con il fisico da latina-mediterranea, cosi è anche politicamente corretto; le vedrei bene fare magari la coppia di ladre o modelle, che però fanno le modelle come copertura per i loro lavori governativi o cose del genere.
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