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Quel Pomeriggio Cinque di un giorno da cani: 211 – Rapina in corso

Mi stupisco sempre un po’ quando la gente, parlando di Nicolas Cage, mi dice che “è un attore incapace”, e che “ha una sola espressione”. Ma di cosa stiamo parlando? Nicolas Cage ha UN SACCO di espressioni diverse, brevettate in anni e anni di esperienza.

C’è quella classica da sciroccato, che è poi quella che gli attribuisce chi sostiene che ne abbia una sola:

E ok che questa lo ha trasformato in un meme, però ragazzi, guardate che cornucopia!

Espressione n. 13: “Dimentica Amnesty International”.

Espressione n 287: “Con sangue in fazza”.

Espressione n. 29: “Che diavolo stai dicendo Willis”.

Espressione n. 44: “Notte Bis”.

Che mimesi!

Espressione n. 324: “Con capelli” (e infatti è un’espressione di beatitudine).

Espressione n. 65: “Ma dove avrò messo Detective Comics n. 12?”

Ciononostante tutti si sforzano sempre e solo di ricordare la sua fazza in Stress da vampiro al grido di LOL CHE ATTORE BOLLITO MA IO LO DICEVO ANCHE QUANDO HA VINTO L’OSCAR. Chi ama Nicolas Cage, invece, lo ama per due ragioni principali e, mi pare, abbastanza ovvie e incontestabili: 1) Il suo nome d’arte viene da Luke Cage. 2) Ovunque lo metti, è sempre e comunque garanzia di gran divertimento. 3, ok 3 ragioni) Ha chiamato suo figlio Kal-El. 4) Gli hanno rubato una copia di Action Comics n. 1 ma lui L’HA RITROVATA.

Eppure tutte queste cose non servono a salvare più di tanto la baracca di 211 – Rapina in corso. Però, e va detto a scanso di equivoci, non è colpa di Nicolas Cage. Quella ricade esclusivamente sulle spalle del regista e sceneggiatore York Alec Shackleton. Il quale non è certamente al suo primo film, ma sembra che lo sia per come mescola senza ritegno e con poca sapienza elementi che provengono da cinema e serie TV, per mettere in scena quello che alla fine è un filmetto che puzza da sabato pomeriggio su Canale 5 a due chilometri di distanza. E che, ciononostante, tenta di vendersi come “End of Watch incontra Black Hawk Down”. MACCOSA, amici miei.

“Una rapina! Svelto, chiama Don Matteo.”

Nic interpreta Mike Chandler (winketi-wink), uno sbirro sul ciglio della pensione che ha da poco perso la moglie e per questo è in depre. Mike è un poliziotto vecchio stampo, tutto d’un pezzo, che odia gli smarfons e tutte quelle diavolerie moderne che documentano costantemente le nostre vite. Questo dettaglio sarà la scusa per una riflessione sull’impatto delle nuove tecnologie nel lavoro della polizia che fa un po’ ridere e infatti verrà lasciata cadere quasi subito, salvo essere ripescata in tempo per un finale esilarante in cui Mike dice “Massì, facciamoci un selfie!” e fa pace con IL DOMANI.

Ma torniamo a bomba. La mattina, Mike esce di pattuglia col genero Steve, che invece ha appena scoperto che sarà padre e quindi ha tutto da perdere. Cominciate già a vedere un certo schema al lavoro qui? Non è difficile capire quali saranno le dinamiche quando questi due, insieme a un ragazzetto che si devono portare appresso su richiesta dei servizi sociali (ha preso a pugni un compagno di classe, ma in realtà si stava difendendo dai bulli), si ritroveranno sulla scena della Più Violenta Rapina di Tutti i Tempi. E, credetemi, le cose accadono esattamente come i cliché richiedono, tra redenzioni, riavvicinamenti e le vite delle persone comuni coinvolte loro malgrado nel casino (mogli, madri, baristi e figli di tutti questi potenti).

211 è in realtà ispirato liberamente a una rapina avvenuta nel 1997 a Los Angeles, ma davvero molto liberamente visto che si svolge oggi in una cittadina di provincia. Non so nemmeno dove finisca la realtà e dove inizi la finzione, posso però dirvi che i rapinatori del film sono dei mercenari badass che vogliono recuperare il denaro che si sono guadagnati in maniera losca in Afghanistan e che il loro committente si è fregato (credo sia questa la parte che vale come “quota Black Hawk Down” del film). Alle loro calcagna c’è una agente CIA che pare Claire Danes in Homeland ma non è Claire Danes in Homeland. Però è figa e, teoricamente, sa il fatto suo. Solo che, una volta che l’ha fatta convergere sul luogo della rapina accanto a Nicolas Cage, Shackleton non sa più che farle fare e la parcheggia lì, tra una battuta superflua e un reaction shot.

“Te lo do io il reaction shot. YAR HAR HAR!”

211 non è un heist movie in senso stretto, perché la rapina in sé è molto basilare. Non c’è un piano super-ingegnoso ma solo un gruppo di tizi grossi e cazzuti che entrano armati e iniziano a sparare a tutti. Non è nemmeno un vero film di negoziazione, in quanto le parti non si parlano quasi mai. Assomiglia più un docufiction che tenta di ricostruire realisticamente lo scenario di una rapina con un linguaggio comprensibile anche alla casalinga media che ha appena finito di vedere La vita in diretta. Ciò include: drammi personali banalissimi, pochissima tensione (ché non vogliamo mica che zia Rosetta si agiti troppo e zio Adalberto si distragga dal cruciverba) e una percentuale di sopravvivenza dei protagonisti bella alta.

MA, e qui sta il MA grosso come una casa, in realtà Shackleton è un cerchiobottista paraculo o semplicemente indeciso e infarcisce il film di una violenza che sembra davvero fuori posto in questo regno del pomeriggio in famiglia. A un certo punto c’è persino un attentato esplosivo in cui muore un sacco di gente innocente, ci sono litri di sangue, ostaggi uccisi con una facilità sconcertante e quasi sempre a favore di obbiettivo, una carneficina allegra e spensierata che dal tono davvero non ti aspetti. E che è un po’ l’unica salvezza, l’unico guizzo di vitalità che ti fa dire “Poffarbacco!” quando ti stavi già scervellando sul 15 verticale, “Antica arte marziale praticata in Indonesia”.

E in tutto questo, Nicolas Cage? Nicolas Cage purtroppo qui ha un’altra espressione del suo vasto repertorio, l’espressione “DOVE STA L’ASSEGNO CAZZO È TARDI A DOMANI”.

Espressione n. 847: “DOVE STA L’ASSEGNO CAZZO È TARDI A DOMANI”.

Che è un po’ l’unica espressione delle sue che non mi piace affatto. Ha un solo momento di gloria quando si trova a fare il cazziatone a un suo superiore, lo sfrutta abbastanza bene ma non è materiale in grado di farlo volare. Ah, vi ho detto che nel cast c’è anche quella faccia da manzo lesso del suo figlio black metaller Weston? Ecco, su Weston mi vengono due riflessioni: 1) Non ho mai ascoltato i suoi dischi, ma sono certo che come musicista black metal sia meglio che come attore. 2) Quando suo padre lo ha concepito, ha inventato un’altra espressione del suo vasto repertorio.

Espressione n. 69: “Weston”.

DVD-quote:

“Senti anche tu una strana puzza di palinsesto Mediaset?”
George Rohmer, i400Calci.com

>> IMDb | Trailer

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11 Commenti

  1. marco

    Allora Rohmer che fa, batti?

  2. L’ozio è il

    Se Cage non esclama “Sono troppo vecchio per queste stronzate!” allora non so se il film valga…

  3. Comunque io ve lo dico, casomai non lo sapeste. La fama di attore di merda in Italia secondo me è al 90% colpa del suo doppiatore, Pasquale Anselmo. Vedete un suo film mediocre in lingua originale e poi ditemi se non ho ragione…

  4. Zen My Ass

    L’unico film con Cage che sto aspettando e’ Mandy, ho visto il trailer e mi ha gasato abbestia…

  5. Albi

    “Odio quest’uomo. Ogni volta che recita in un film che mi sembra interessante, salta fuori che il film fa schifo”.
    Mio padre, 1998 .ca

  6. Hellblazer Joestar

    Il ritrovamento di Action Comics da solo basta a esaurire tutto il culo disponibile nella famiglia per altre venti generazioni.

  7. Iena Kinski

    Mi hanno trascinato al cinema a vederlo: a confronto la fantozziana Corazzata Kotiomkin era un capolavoro.

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