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Storie dal 1991: grosso guaio a Resa dei conti a Little Tokyo

Esiste.

Ci sarebbero tanti motivi per recuperare questo film proprio adesso.
Ad esempio: martedì Bruce Lee avrebbe compiuto 78 anni, e siccome abbiamo già coperto tutti i suoi film, è un’idea carina coprirne uno di suo figlio, il compianto Brandon.
Oppure: fra Creed 2 e Aquaman, Dolph Lundgren si trova a un inaspettato apice di carriera come non gli capitava dai tempi d’oro. Questo è uno dei suoi classici dei tempi d’oro.
Ma il vero motivo è un altro.
Ero al Lucca Comics & Games, in uno dei miei turni al firmacopie al banco di Magic Press, dove ogni tanto capita che si avvicina qualcuno che non ci conosce ed è semplicemente incuriosito da titolo e/o copertina.
In questo caso è un tizio che pare apprezzare seriamente il genere: sfoglia il Manuale di Cinema da Combattimento, scambia due domande, analizza l’indice.
Grosso guaio a Chinatown” dice, “gran film”.
“C’hai ragione” rispondo, e cominciamo a parlarne.
“Sottovalutato, decisamente sottovalutato”, dice.
“Vero,” rispondo, “all’epoca non fu capito”.
“Gran gnocca la tipa”, dice.
“Eh. Poi ha fatto Sex & the City…”
“Ah sì?”, pare completamente colto di sorpresa.
“Mah… non lo seguivo. E comunque che forza Brandon Lee!”, dice.
“Eh no, non era Brandon Lee”
“No?”
“No, magari ci assomiglia ma non era lui, era questo tizio, Dennis Dun, che poi non ha combinato gran ché”
“Sicuro?”
“Beh sì, sicurissimo”.
E insomma… salta fuori che il tipo in realtà intendeva Resa dei conti a Little Tokyo.
Ed ecco, non è che non capisco, sono titoli simili, è capitato sicuramente a diverse persone di confondersi, leggere Resa dei conti a Little Tokyo e pensare a Grosso guaio a Chinatown.
Ma MAI mi era capitato il contrario, ovvero di parlare con qualcuno che leggesse Grosso guaio a Chinatown, cult immortale di John Carpenter che vanta circa 800 passaggi su Italia1 e leggendari tormentoni che vengono tramandati da trent’anni, e pensasse come primo istinto a Resa dei conti a Little Tokyo, piccolo classico di Dolph Lundgren decisamente per fanatici di buddy cop e arti marziali.
E insomma: mi pare giusto rimediare.
Questa è per te, eroe.

Japanese-Swedish-Chinese-American standoff

1991. Annata magnifica.
Schwarzenegger è al top della forma.
Mel Gibson e Bruce Willis sono al top della forma.
Van Damme e Seagal sono in piena rampa di lancio.
Chuck Norris si sta ormai giocando le ultime carte, per ragioni sostanzialmente anagrafiche, e solo Sly arranca, per ragioni sostanzialmente ingiustificate.
Il genere che va più di moda nell’universo è il Poliziesco di Menare con le Splosioni (PMS).
Tutti a Hollywood fanno i PMS. Non costano tantissimo e chiunque un po’ grosso e gradasso ne può fare uno.
Alla Warner ad esempio a un certo punto un tizio scrive un PMS qualsiasi. Scrive… parola grossa, diciamo che prende la descrizione di “buddy cop” sul manuale di cinema, la appiccica sopra alla definizione di “film di vendetta” e ci mette dei nomi sopra. Ci mette dei nomi sopra… parola grossa, al protagonista ad esempio ci mette solo il cognome, lo chiama “Detective Kenner”. Detective… parola grossa, ma non parliamone adesso.
Comunque: questo tizio a un certo punto si droga e decide che il poliziotto cresciuto in Giappone debba essere un americano interpretato da uno svedese (Dolph Lundgren), mentre la spalla all-american che non sa nulla di cultura orientale debba essere un giapponese interpretato da un cinese (Brandon Lee).
Ora, io non so nulla dei retroscena di questo film. Non li ho cercati. È una cosa che normalmente amo fare, ma trovo questo film talmente spettacolare che non ho voluto intaccarlo andando a sbirciare in cucina.
Ma posso indovinarne uno: il ruolo del detective Kenner sembra scritto su misura per quel pomposo autoproclamato manifesto di multiculturalità che è Steven “Tranquilo” Seagal. Probabilmente è uno scarto suo. Probabilmente all’epoca aveva storto il naso davanti all’idea di fare un buddy cop. Probabilmente aveva detto “è il 1991, ho appena fatto Programmato per uccidere, non mi serve nessun buddy, bitch” (nessun sessismo, ha sicuramente detto “bitch” a un uomo, non credo che Steven Seagal lavori con delle donne).
Per cui, dopo il terzo bong, qualcuno ha detto:
“Facciamo fare il giapponese a Dolph Lundgren.”
“È l’idea più ridicola che abbia mai sentito. Ci sto.”
Dolph Lundgren quindi interpreta “Detective Kenner”, mentre Brandon Lee interpreta “Johnny Murata” (da non confondere con Alvaro Morata) e a casa sua cade improvvisamente in frantumi il poster originale incorniciato di Dalla Cina con furore.

Buddies

Altri retroscena non ne so e non mi interessano.
Non lo voglio sapere perché si chiama “Showdown in Little Tokyo”, un titolo talmente pigro che sembra essere stato scelto dal produttore pescandolo dall’ultimo punto di una lista che gli avevano fatto per sintetizzargli cosa succede nel film.
E non voglio sapere perché dura soltanto 78 minuti, di cui una decina occupati da titoli di testa e di coda.
Il punto è che è bellissimo così: è un inno all’essenzialità più brutale.
Anche se l’accento sta più su “brutale” che su “essenzialità”.
Resa dei conti a Little Tokyo non è il tipo di essenziale capace di dire molto con poco: è il tipo che dice poco, pochissimo, e sostanzialmente dà per scontato che il resto provenga dall’esperienza dello spettatore, dalla sua conoscenza della formuletta, dal suo accontentarsi di andare al sodo.
È il tipo di film che vorrebbe che tu fossi intrattenuto dai classici luoghi comuni del genere, anche quando si dimentica di metterli davvero in scena, di raccontarli per benino e in ordine.
Avete presente quegli action dove magari vi annoiate tra un botto e l’altro perché storia e personaggi magari non vi prendono, e allora fate fast-forward alle scene in cui si arriva al dunque?
Ecco, Resa dei conti a Little Tokyo non ha una trama per forza lineare: è un film che dovrebbe svolgersi in stile Arma letale, accompagnando contemporaneamente un’indagine e un rapporto tra colleghi diversi fra loro che prima si scontrano e poi imparano a collaborare e poi a stimarsi.
Solo che non ne ha davvero voglia, e allora fa il fast-forward al posto vostro.
Di base succede questo:

  • un giapponese fa fuori della gente;
  • a indagare viene chiamato il Detective Kenner;
  • Kenner quando era piccolo ha assistito all’omicidio dei suoi e ha sfregiato l’assassino;
  • Kenner va nel primo posto che gli viene in mente, trova un testimone;
  • gli affiancano un partner;
  • Kenner va nel secondo posto che gli viene in mente, trova il colpevole: è lo sfregiato. Lo minaccia ma non lo ammazza e non viene ammazzato.
  • Svariati agguati, aggravati dal fatto che Kenner si è pure portato via quella gnocca incredibile di Tia Carrere;
  • Showdown in Little Tokyo.

Farsi sempre trovare pronti

Il film va talmente veloce che Dolph incontra Brandon Lee mentre sta già pistando gli scagnozzi del cattivo, e i due a loro volta si pistano al volo bypassando tutta la fase di reciproca conoscenza e persino la classica introduzione in caserma di polizia. Non vediamo nemmeno il capo! Resa dei conti a Little Tokyo non ha tempo di presentarci il classico “capo che urla”, che pure è una figura standard del buddy cop. Macché. Brandon si presenta dritto sul luogo dell’indagine, e non fosse che lo vediamo sfoggiare un distintivo e che dopo lo vediamo pure in caserma a interrogare il testimone, avremmo tutto il diritto di sospettare che sia un mitomane.
I due comunque si presentano rapidamente in auto: “ciao, sono il detective Kenner, sono cresciuto in Giapponia dove ho assistito all’omicidio dei miei da parte dello stesso sfregiato che dobbiamo arrestare” “ciao, sono Johnny Murata, fa ridere perché ho gli occhi a mandorla ma non so un cazzo di Giapponia e invece tu che sembri un armadio IKEA semovente sì”.
Alla scena due già si rispettano e il film non si preoccupa più di loro. E nemmeno dell’indagine, visto che Detective Kenner ha già scovato il cattivo al secondo tentativo.
Quello di cui si preoccupa il film è invece, di base, una cosa: che non ci sia una sola location in cui si ritrovino a passare i nostri protagonisti senza che non scoppi una rissa.
Non una sola location impunita.
Alla regia c’è pur sempre il veterano Mark L. Lester di Commando, uno con l’acceleratore sempre al massimo: il succo del film è fare uno showcase delle abilità marziali di Dolph e Brandon, contornarlo di battutacce e – crepi l’avarizia – una scena di sesso tra Dolph e Tia Carrere in cui lei delega l’uscita tette alla controfigura e lui è a disagio come non lo è mai stato in tutta la sua carriera. Del resto il Dolph del ’91 recita ancora come un fotomodello che non ci crede gli stiano dando un assegno per giocare a menare e sparare (troverà la sua vera vocazione/ispirazione solo l’anno dopo grazie a Emmerich nei Nuovi eroi), mentre Brandon cerca di fare del suo meglio ma dopo un po’ capisce che dalla regia gli danno buona la prima comunque, e perde motivazione. Tutte cose di cui col doppiaggio non vi accorgerete: per una volta, tenetevi stretto quello.
Ma le risse… Quelle fanno puntualmente il loro sporchissimo dovere. Dolph dimostra un’agilità insospettabile per uno della sua stazza. Brandon dimostra tutta la classe e l’eleganza di uno che avrà pure imparato le arti marziali “solo” a quattro anni, ma l’ha fatto dal migliore di tutti i tempi. Come sparring partner, solidissimi picchiatori come Toshishiro Obata, Simon Rhee, James Lew, Al Leong. Le scene d’azione sono quanto di più divertente e onesto possa offrire un action da appena 8 milioni di dollari di budget.

Resa dei conti al Lucca Comics

Nel finale, Dolph si prepara allo showdown vestendosi da samurai, che è una delle cose più ridicole che si siano mai viste in un PMS.
Cioè, già il concetto di far vestire uno svedese di due metri da samurai per andare a menare dei membri della yakuza in un complesso industriale è ridicolo di per sé, ma la vestita stessa è incredibile: enorme fascia in testa con sole rosso da kamikaze, specie di soprabito senza maniche a spalle larghissime sul petto nudo, pantaloni a zampone gigantesche. Nel 1991 non esistevano ancora i cosplayer, ma pure al me stesso esaltato 14enne che lo stava guardando al cinema disposto a perdonare la qualsiasi sembrò il cosplayer di un manga brutto che non conoscevo. Ma un costumista non poteva non rendersene conto: storsi il naso per circa un paio di minuti, poi mi accorsi che effettivamente era una pacchianata talmente grossa che aveva fatto il giro ed era diventata fa-vo-lo-sa.
Che bello che era il 1991. Potevi gettare uno scagnozzo in una vasca d’acido e poi, non contento, dichiarare “hai il diritto di rimanere morto” e gettarci un cerino per farlo esplodere.
E poi potevi avere una resa dei conti a Little Tokyo, in mezzo al carnevale, davanti a tutti, rubando una katana da un passante per infilzare Cary-Hiroyuki Tagawa in una grossa ruota di legno e farlo saltare in aria con i fuochi d’artificio.
Per cui finisce che, nonostante sembri in generale una specie di bozza coreografata, più un treatment filmato che un vero lungometraggio, è impossibile lamentarsi.
È uno di quei reperti d’epoca che sa talmente bene a che pubblico si rivolge da permettersi di sorvolare su tutto il grasso, anche se dal grasso finisce per tirare via anche gli ingredienti necessari a sviluppare storia e personaggi entro un minimo sindacale.
E forse infondo lo fa per evitare di evidenziare le proprie debolezze: a un certo punto che senso ha perdere tempo a far recitare due protagonisti ancora acerbi e senza affiatamento, o sentire come sviluppa un’indagine e un rapporto di amicizia lo stesso sceneggiatore che ha scritto battute come “Kenner, nel caso che ci ammazzino, volevo dirti che hai il cazzo più grosso che io abbia mai visto in un uomo”?
Resa dei conti a Little Tokyo ci risparmia queste inutili sofferenze, ed è disposto a sacrificare la propria dignità di racconto coerente per fare fast-forward dritto al sodo e concentrarsi a fare il proprio mestiere principale, in soli 78 comodissimi minuti.
È impossibile non volergli un bene grosso così.

#truestory

DVD-quote:

“Ti voglio bene”
Nanni Cobretti, i400calci.com

P.S.: si segnala una comparsata sullo sfondo della chiesa del Signore del male, per cui se volete un collegamento a Carpenter e a Dennis Dun c’è

P.S. 2: sì, mi sono accorto che IMDb dice che il personaggio di Dolph Lundgren si chiama “Sgt. Chris Kenner”, ma i titoli di coda della mia copia lo smentiscono

>> IMDb | Trailer

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39 Commenti

  1. arcibaldo

    Applausi, queste sono le recensioni che vogliamo da voi, lacrime agli occhi.
    Cinema che, purtroppo, non tornerà più. Quando la serie B era qualcosa di stupendo…

    • Fra X

      Già! Ti davano quello che volevi con 2 lire! Ora con 200 milioni a volte che noia ed irritazione! -.- XD

  2. Maxnataeleale

    Grande Nanni! Io da fan di Brandon ho sempre apprezzato di più drago d’acciaio(qua alla fine fa solo la spalla di Lundgren) , ma sono tanti anni che non li riguardo e me li rispolvero(nel senso che i dvd saranno ormai impolverati) tutti e due.

    • Donnie Harlin

      Grazie della rece Nanni, è un film che, nella sua essenzialità calcistica, ho sempre amato. Anzi, sai che ti dico, nel weekend mi rispolvero il DVD e me lo guardo, magari in abbinata con Rapid Fire (Drago d’Acciaio), anche se già so che mi salirà il magone per Brandon Lee, se n’è andato davvero troppo presto e prometteva grandi (se non enormi) cose.
      E’ da molti anni che non vedo Showdown in Little Tokyo, ma ne ho un bel ricordo e negli anni dell’università credo di non essermi perso neanche un ogni passaggio televisivo. Che poi con un Cary-Hiroyuki Tagawa d’annata nella parte del villain si va sempre sul sicuro!

      P.S. sono rimasto un po’ male nel sapere che a uscire le puppe non è la mitica Tia, ma una controfigura, la scena della vasca all’aperto è memorabile!

    • Donnie Harlin

      Ooops…ho fatto un po’ di confusione e ho postato in replica a un messaggio anziché in coda, sorry!

    • Anonimo

      Anche io preferisco Rapid Fire perchè preferisco il modo di lottare di Brandon Lee che quello di Lundgren.
      Peccato veramente che per colpa del Corvo non ci sia più il figlio di Chen.
      Ho il dvd di Rapid Fire ma non di Little Tokyo, del quale ho solo una obsoleta videocassetta che dovrei infilare in un obsoletissomo Videoregistratore.

      O.T. Esiste una rece qui di Arma non convenzionale (Dark Angel)?

    • Anonimo

      Anonimo = Toni Già

    • È un modo sottile per dirmi che la funzione di ricerca non si vede abbastanza?

    • Toni Già

      No è un modo sottile per dire che poi cercando l’ho trovato da solo!
      Sono pigro :)

    • Fra X

      DD’A… quello dove lei dice “Mi dispiace per tuo padre” e 2 secondi dopo si mettono a fare sesso! O-O XD Sic!

  3. Maxnataeleale

    Brandon Lee avrebbe fatto grandi cose.. Rip

  4. Non lo vedo da 25 anni, ma a fine recensione mi è rimasta la sensazione tu sia stato addirittura troppo critico e direi che questo è tutto, vostro onore.

  5. The Mat(Bat)

    Mamma mia, la zarrata della vestizione di Dolph me la ricordo ancora!
    A me era piaciuto, ma avevo 20 anni e vedevo tipo 1-2 film noleggiato al giorno, bastava ci fossero botte/poliziotti/mostri/alieni.

    Aquaman me lo vedo solo per Dolph che fa il re di Atlantide.

  6. arcibaldo

    Drago d’acciaio ha, ancora oggi, delle ottime scene action, fra l’altro coreografate proprio da Lee. Fra l’altro diretto da altro regista cult anni 90, Dwight H. Little. Quandi fantastici mestieranti c’erano all’epoca, gente che ci ha regalato cult per poi finire diretta nel dimenticatoio :(

  7. Cpt. Impallo

    Film incredibile. Mi accodo ai delusi per le fake puppe della Carrere.

    • Le regole di Hollywood in casi come questo sono 100% semplicissime: no tette e fazza nella stessa inquadratura = controfigura.

    • Mi fai riflettere sulle tre tre scene (in film action) che in gioventu’ piu’ mi hanno fatto s… sognare:

      – David Keith che ficca la faccia tra tette e culo di Pamela Anderson in “Raw Justice”: era lei

      – lo spogliarello in bagno della surreale sceriffa/coniglietta di Playboy che Dolph Lungrden sequestra in “Joshua Tree”: non era lei :(

      – Van Damme che spia le tette e il pelo di Rosanna Arquette in “Accerchiato”: non mi ricordo, ditemi che era lei per favore!

    • Che poi qui si potrebbe aprire un dibattito sulle motivazioni che portino alla controfigura sulle tette.
      Nel senso, posto che l’attrice possa sentirsi a disagio a recitare poppe all’aria di fronte ad una pletora di addetti ai lavori, deve in qualche modo andarle bene che il mondo pensi l’abbia fatto, deve andarle bene pensare che tutto il mondo l’ha vista nuda tranne quei venti cristiani che erano presenti.
      Non so, c’è materiale per un approfondimento psicologico della questione?

      (Poi oh, magari è la produzione che ha deciso le sue tette non fossero ok per la scena. Può succedere?)

    • Maxnataeleale

      E la eleniak in trappola in alto mare no?

    • Fortebraccio

      Eeeeeeeeeeeeeeggggià!

    • Fra X

      Già! Come quando scoprii che pure Megan Gale aveva la controfigura in “Vacanze di Natale 2000”! -.- XD

    • manq l’hacker: vero.
      Io poi detesto l’ipocrisia tipica di molte attrici americane, che diventano famose in un ruolo hot e immediatamente dopo rinnegano la “vocazione”. Caso tipico: Sharon Stone. Cioe’, sei famosa per Basic Istinct e poi per il resto della carriera mi diventi piu’ pudica di una Meryl Streep?
      Preferisco l’onesta’ di una Pamelona Anderson, che anche al massimo della fama non ha mai fatto finta di non sapere per quali doti era diventata famosa.

      Maxnataeleale, va beh nessun dubbio in quel caso che fosse tutta roba della Eleniak. Comunque Seagal non mi ha mai fatto impazzire e “Trappola in alto mare” non e’ mai stato un mio gran cult. Anche perche’ mi viene piu’ da tifare per Tommy Lee Jones.

      Ah, ho rivisto la scena della Arquette in “Accerchiato”: sembrerebbe lei e non ci sono stacchi, ma la scena e’ un po’ in controluce. Diventa una questione di fede: io voglio crederci.

    • Jena Pistol

      Manq l’acker ,immagino sia semplicemente una questione di soldi, ” se mi dai abbastanza soldi io le esco,altrimenti cercati una controfigura ” . Questo film per dire è costato solo 8 milioni,forse non ci stavano abbastanza soldi per la Carrere ?

  8. Ciak Norris

    Ahahhahahhahahahahahaahahahahahhahahahha risate e lacrime al tempo stesso!!!
    Sei proprio un fottuto mito del cazzo nanni cobretti.
    Si hai capito bene:mito del cazzo.
    Ti adoro.
    Anni irripetibili. Epoca magica e maestosa.

  9. Ma, che bisogno c’era di specificare “…in un uomo”?

    No, niente.

  10. Santissimo Cielo Nanni!!!
    Cosa mi hai tirato in ballo! Resa dei conti a Little Tokyo!!!
    Questo, Drag d’ Acciaio e Passenger 52 me li feci regalare in VHS ai tempi d’oro e le ho consumate a forza di vederle.
    Nella scena in cui Dolphone salta l’auto se mandi al rallentatore si vede chiaramente una rampa a molle che lo spinge in alto!!!
    Sono commosso, grazie.

  11. Zavits

    Ma…e Le Basi su Nicholas Cage? Almeno una filmografia essenziale?

    Eh?

  12. Fra X

    Questo ed il già recensito “Arma non convenzionale” per me il top di Dolph! XD I1 ci regalava gioiellini così a pacchi! Questi due non sono costati neanche 10 milioni e sono divertenti. Oggi invece abbiamo costosi kolossal a volte noiosi e con poco carisma!
    Inusuale, visto il genere, la generosità di nudi femminili! Non ricordavo durasse così poco!

  13. Werzan Herzpetek

    Ho riso come non mai. E questo film non lo conoscevo, quindi prima o poi me lo vedo. Grazie Nanni. E grazie 400 calci

  14. Marlon Brandon

    Mi unisco ai complimenti per la recensione, nonostante il film non lo abbia visto, siete sempre quelli con il pisello piu’ ingombrante di tutti!

  15. JAMES VAN NOKER

    eeeh che bei tempi quelli…! non so quante volte avrò rivisto little tokyo in vhs dopo che lo trasmise italia 1… cmq è vero: semplice, essenziale, corto e godibile.
    gustoso qui Brandon, penso il film in cui Dolph sia al massimo della forma fisica, stauario e poi troppo bona Tia CARRERE!!! E chi se lo scorda infine il cattivo Tagawa?? Grande!
    cmq anche per me Rapid Fire (drago d’acciaio) e più bello e atleticamente migliore il compianto Brandon Lee !!

  16. Shu-Shá

    Film vistoo UNA volta a metà ’90 a un passaggio su Italia 1 (e dove se no?) e me lo ricordo comunque A MEMORIA.

    Metro di giudizio del capolavoro del genere.

  17. Pitch f. H.

    Si stava meglio quando si stava meglio.
    Film imprescindibile. Il tre di briscola nelle gare di cazzodurismo tra fan degli action movie.

  18. Enrico

    Questo film lo sempre visto a pezzi, per la troppa pubblicità, ma mi ricordo la scazzottata nel bar dove i protagonisti si sono incontrati, la scena iniziale della prostituta decapitata e le battute chiaramente omosessuali di Brandon Lee verso Dolph Lundgren, non ne fanno più di questi film.
    Comunque qualche riga su Cary Hiroyuki Tagawa la potevate spendere, per me rimarrà sempre lo Shang Tsung del primo e unico Mortal Kombat, ma in realtà è un attore discreto con una discreta filmografia, bravo in tutti i ruoli anche importanti, tra l’altro in questo film con svedesi che fanno gli americani cresciuti in Giappone e Cinesi-americani che fanno i giapponesi, lui ci stava benissimo, basta leggere la prima riga della sua pagina di wikipedia italiana:

    “Cary-Hiroyuki Tagawa (田川 洋行 Tagawa Hiroyuki?; Tokyo, 27 settembre 1950) è un attore statunitense naturalizzato russo di origini giapponesi”

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