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On Wednesday We Wear Blood: la recensione di Assassination Nation

Si può sapere a chi è venuta quest’idea delle scuole superiori? Voglio dire, se c’è una cosa che il cinema e la televisione ci hanno insegnato – e senza ombra di dubbio è TUTTO VERO, perché mai dovrebbero mentirci? – è che le superiori sono un esperimento sociale deprecabile e fallimentare: lunghi corridoi muniti di armadietti, grandi sale mensa nauseabonde, spogliatoi al retrogusto di bullismo, aule chiaramente sottoutilizzate, il tutto stipato di un’orda di giovani esseri umani nel loro momento peggiore, ripieni di ormoni e di sfiducia in se stessi, privi di autocontrollo e di senso della realtà, e mediamente mai lucidissimi. Ma che idea è? Anche un bambino capirebbe che non può venirne nulla di buono. E infatti, che sia letteralmente la bocca dell’inferno o un incubo a tinte pastello in cui la protagonista in realtà è morta, ogni teen movie o teen serie sotto sotto può essere un horror; e non è neanche un’esclusiva degli ammerigani, che non vi sembra forse un horror Baby? Una serie dove si comincia cantando Tommaso Paradiso per consolare uno cui è morta la mamma e si finisce a seguire le appassionanti traversie del motorino di Damiano.

TOTALLY

La verità è che l’adolescenza, di base, è una merda (e pure la preadolescenza, a dirla tutta, ma come ha notato saggiamente Big Mouth è meglio raccontarla in forma di cartoon oppure sorvolare, ché le accuse di pedopornografia non piacciono a nessuno). La verità è anche che il genere teen, in tutte le sue declinazioni, è facilissimo da perculare o sottovalutare, ed è uno di quelli più perniciosamente capaci di produrre mediocrità a ripetizione, certo, ma è anche spesso territorio fertile per piccoli capolavori, indimenticabili cult o anche solo audaci esperimenti. Proprio perché cerca sempre di agguantare un pubblico giovane, misterioso e sfuggente, spesso fa la figura barbina di Steve Buscemi col cappellino rivoltato che parla come uno scemo, ma altre volte ci riesce, a stare sul pezzo, a fotografare il presente, e poi a fissarsi nell’immaginario collettivo, fosse anche solo come fenomeno generazionale.

Tutte cose cui Assassination Nation mira con la sottigliezza e la nonchalance di un tizio sotto acidi che, seminudo e armato di fucile a pompa, corre per i campi urlando GUARDATEMI GUARDATEMI SONO COSì RILEVANTE E CONTROVERSO CHE NON CI POTETE CREDERE. Un incipit in capslock degno di M¥SS KETA ci anticipa tutti i (tanti) temi che ci apprestiamo ad affrontare, ognuno di essi un possibile innesco per far esplodere qualsiasi timeline social, dalla A di ABUSE alla W di WEAPONS, passando per (spoiler), RAPE (ATTEMPTED), HOMOPHOBIA, SEXISM, TOXIC MASCULINITY e RACISM, tra le varie cose. Poi riavvolge il nastro, abbassa appena un filo il volume e prova a partire dal principio.

Assassination Nation è l’opera seconda di Sam Levinson, figlio poco più che trentenne di Barry Levinson (regista un po’ sottostimato, se chiedete a me, anche se bisogna ammettere che lui talvolta ci mette del suo). Il film è ambientato a Salem, Massachusetts, e racconta – pensa un po’! – una caccia alle streghe. Non figurata. Le sue quattro eroine sono l’ennesimo gruppetto di avvenenti teenager in grado di incedere all’unisono e in slow motion, degnissime eredi delle Heathers, giovani streghe, ragazze a Beverly Hills, mean girls e spring breakers che le hanno precedute, e pronte come loro a diventare immediatamente iconiche, se vorrete concederglielo. Le interpreti sono tutte brave e credibili, a partire dalla vera protagonista, Odessa Young (lo stesso non si può dire della divetta Bella Thorne, che appare in un ruolo secondario, fa una fine gustosissima e non saprebbe recitare neanche se ne andasse della sua vita). Come la maggior parte delle adolescenti, le ragazze non fanno una beata mazza tutto il giorno, se non affogare nell’usuale monotonia ipocrita e falsa della provincia americana, e nelle rispettive instagrammatissime solitudini.

AS IF

Finché esplode la BOMBA: qualcuno hackera computer e cellulari di svariati abitanti della città, prima cittadini più in vista e poi via via persone comuni, rendendo accessibili a chiunque chat, foto, video e cronologie di siti porno, e in un battibaleno questo Sixteen Candles fluo si trasforma in The Purge. Ma non mi va di raccontare troppo, perché Assassination Nation ha sì diverse imperfezioni, ma ha anche innegabili pregi, tra cui la capacità di sterzare improvvisamente più volte, di diventare un film diverso da quello che era fino a un attimo prima. Dopo l’inizio urlatissimo, per esempio, si prende tutto il tempo di costruire un ritratto della quotidianità dei ggiovani d’oggi™ sicuramente ironico, ma anche (per quello che ne so io, che non son più ggiovane d’oggi™ da un po’) sufficientemente verosimile seppur sopra le righe. A un certo punto vira verso la distopia violenta, poi verso l’exploitation esagerata e beffarda. Quasi nessuna di queste cose è originale, in sé, anche perché certa tv recente è riuscita ad arrivarci prima, magari di poco: la serie American Vandal, per esempio, pur con un dispositivo completamente diverso (è la parodia di un documentario true crime, se non l’avete già fatto guardatela ora, non perdete altro tempo, sta su Netflix) fa un discorso molto simile sulla pervasività del web in un contesto teen drama/high school e in forma di satira. Oppure, American Horror Story: Cult (cioè la settima stagione) aveva già ripreso pari pari le stesse suggestioni di The Purge per fare in modo ancora più sfacciato l’equivalenza con la politica trumpiana e il settarismo da social network, il tutto con la pacatezza e l’understatement che da sempre contraddistinguono le serie di Ryan Murphy.

COOL, BRO

Assassination Nation ha almeno due frecce al proprio arco: innanzitutto è girato da dio. Bravo Sam Levinson, fai presto altri film, Sam Levinson. È un film tutto stile, al neon e ralenti, ma in cui lo stile ha quasi sempre una motivazione, e quando non ce l’ha è comunque dannatamente figo. Adesso, io lo so che farsi le pippe sui pianisequenza fa un sacco studente del DAMS fuori corso, ma qua ce n’è uno che porca puttana, se quando finisce non ti viene da esclamare «wow» vuol dire che probabilmente non hai gli occhi nella testa. O all’inizio, in una lunga sequenza a una festa, c’è finalmente uno split screen utilizzato per produrre senso ed emozione (oltre che per riprodurre il formato verticale di uno schermo da telefonino, e quindi essere doppiamente significativo) e non così, tanto per fare il Soderbergh dei poveri (o, peggio, l’impossibile wannabe De Palma). Fotografia, montaggio e colonna sonora collaborano tutti allegramente a creare un senso di disagio costante, che è poi l’altro punto di forza del film.

Cioè il motivo per cui sono partita con tutta la menata sulle scuole superiori: è vero che Assassination Nation è un film cinico e dissacrante, che irride continuamente se stesso e i suoi personaggi e perfino le sue stesse velleità politiche, non prende sul serio niente e nessuno (fino – forse – al finale, dove SPOILER innesta una chiamata alla lotta che non si capisce bene se sia improvvisamente sincera oppure l’ennesima beffa. Di certo la “fumettosità” dell’impennata revenge, ricalcata sui pinky violence che tra l’altro le ragazze guardano in una scena precedente, sembra l’ennesimo espediente per fare dell’umorismo ipercinefilo e ultraconsapevole FINE SPOILER). Eppure non permette mai davvero all’ironia di fare da filtro rassicurante e distaccato, di farci sentire superiori nel nostro essere “adulti”, indenni a certe dinamiche adolescenziali. Assassination Nation, sfogliati tutti gli strati, anche quelli in cui va in contraddizione con se stesso, parla di una shitstorm che esce dagli schermi, che prende corpo e (fiumi di) sangue, che da virtuale diventa reale, e a quel punto tutto il mondo è teen drama, e non lascia scampo, sopravvivere all’adolescenza non basta più: le strade della città sono i corridoi della scuola, le piazze sono gli spogliatoi intrisi di bullismo, è un signore delle mosche totale e senza limiti d’età, una battle royale tra adulti che non sono più tali, e nessuna cerimonia di diploma arriverà a spalancare le porte di un rassicurante futuro fatto di logica, razionalità e pseudo sanità mentale.

BRING IT ON

Nemmeno questa è un’idea del tutto originale (vedi il già citato Schegge di follia, tra i tanti esempi), ma certo qui è declinata al nostro presente. E in questo filo di tensione e disagio, intessuto e tenuto teso per tutta la prima parte del film, nonostante gli sfottò, le iperboli, il sarcasmo e l’attivismo da hashtag, un filo che si consuma fino a deflagrare nell’ultraviolenza (notevolissima anche la scena del bagno, dove tutto quel sangue addosso a Lily evoca una lunga schiera di incontri tra la terrorizzante pubertà femminile e l’horror, da Carrie in giù), mi sembra che Assassination Nation riesca nel suo principale intento polemico (e pure in quello d’intrattenimento), salvandolo dalla quantità un po’ sproporzionata di carne al fuoco gettata sullo schermo nel frattempo. URLANDO, OVVIAMENTE.

E insomma, Assassination Nation alla fine è proprio come un adolescente: sguaiato, eccessivo, incostante, divertente, ugualmente propenso all’idealismo assoluto quanto al for the lulz. Irritante, certo, ma non si può rimproverargli di non averci avvertito. E comunque, tranquilli: children are the future.

OH SNAP

Dvd quote suggerita: «Una witch hunt da ricordare» Xena Rowlands, i400calci.com

Imdb | Trailer

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10 Commenti

  1. CARPENBERG

    SÌ MA PERCHÉ NON VEDO NIENTE SU UNA DATA DI USCITA IN ITALIA? (SCUSATE IL CAPS LOCK MI ADEGUO AL FILM)

  2. IoMeMedesimo

    Grazie per la quinta immagine.
    Ho capito che risparmierò i soldi.

  3. El Mariachi de Puerto

    Netflix o che?

  4. annadeimiracoli

    Che recensione perfetta per un film che parte in graziosa banalità e finisce in meravigliosa trucidità…un film potente, che in america è uscito almeno 6 mesi fa con clamore e anche ottimi risultati(essì, un po’ di merito è dovuto anche alla presenza di Hari Nef, che , diciamolo, pure ” in blood” -non solo “in bloom”-, è sempre la quintessenza del glam)

  5. Marienbad

    Atroce

  6. Maxnataeleale

    Cara Xena.. Io mi sarei guardato la prima puntata di American Vandal. Mi piace ma vorrei qualche incentivo se devo andare avanti.. Che dici merita veramente? Grazie ciao

  7. aaaaa

    andate a vedervi il trailer di Hobbs & Shaw che è il buddy movie fantascientifico del secolo.

    • Daniele Day-Levi Strauss

      Dici? Vedendo la presentazione con spiegazione del villain/Elba mi è venuto un brivido lungo la schiena…

  8. Che coglioni tutte queste GIF. Mi ballano gli occhi.

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