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Come si confeziona un gran finale: Avengers – Endgame

INTRO di Nanni Cobretti

Che cos’è lo spoiler?
È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione, ma senza la fantasia e l’intuizione…
No ok, sinceramente: ognuno di noi ha definizioni diverse di spoiler, che vanno da “NIENTE è spoiler” a “un tizio per strada che dice ‘boh’ è uno spoiler”, per cui è matematicamente impossibile accontentare tutti.
Indipendentemente da come vi poniate a riguardo, va notato che a questo turno è successo qualcosa di davvero eccezionale: Endgame, pellicola cinematografica che punta a diventare uno fra i più grandi incassi di tutti i tempi se non il più grande, ha impostato l’intera comunicazione mostrando solo i primi 15 minuti del film, o brevissime scene adeguatamente modificate per non svelare nulla di quello che accade nelle successive due ore e tre quarti.
Di fatto, l’intera trama, se non addirittura l’intero genere del film, è stato trattato come uno spoiler.
Prima di entrare in sala, si sapevano solo gli aspetti fondamentali: gli Avengers rimasti in campo dopo Infinity War avrebbero raccolto le forze e in qualche modo avrebbero ribaltato la situazione. E non abbiamo la più pallida idea del come, tranne che qualcuno ci avrebbe lasciato le penne (c’è chi ha già salutato sui social).
Ma tanto è bastato per incassare in tre giorni quello che soltanto un pugno di film nella storia ha incassato in tutta la propria permanenza in sala.
Non male, in un panorama odierno in cui i trailer sembrano tornare agli anni ’60 in cui si raccontava tutto per filo e per segno.
Di conseguenza, parlare senza rivelare cose che accadono fuori dai (photoshoppatissimi) trailer è impossibile se vogliamo avere la speranza di dire cose vagamente interessanti: considereremo quindi come spoiler la definizione classica, ovvero le svolte a sorpresa, i morti, il finale, e non faremo niente di tutto questo.
Il resto invece potremmo menzionarlo, altrimenti si parla del vuoto troppo a lungo. È lunedì, e a giudicare dagli incassi molti di voi l’hanno già visto quattro volte.

Confido che nei commenti sappiate come regolarvi.
Buona lettura.

Il pezzo di Quantum Tarantino

Oh, Marvel, l’hai fatta di nuovo!
Proprio quando tutti credevano che il cinecomics avesse detto tutto quello che aveva da dire, proprio quando pensavamo che ormai il genere si fosse del tutto prosciugato, proprio quando le aspettative erano così basse che–ok, dai, basta cazzate. Avengers: Endgame era il film più atteso della storia da tutti quelli che hanno un minimo di gusto in fatto di film di supereroi, e come poteva non esserlo, dopo la bomba atomica che è stata Infinity War, con quel finale aperto e spiazzante che prendeva a schiaffi ogni regola del cinema mainstream. Endgame è la conclusione non solo di un dittico iniziato un anno fa, ma di un’operazione cinematografica decennale articolata in 21 film: ERA OVVIO che avrebbe funzionato, diversamente avremmo visto Topolino divorare ancora vivi i fratelli Russo mentre pezzi del cadavere squartato di Kevin Feige venivano trascinati su e giù per la Hollywood Walk of Fame.
Mi ero ripromesso di non parlare di “scommessa vinta” perché che noia ripetere sempre le stesse cose, ma anche perché, a ben guardare, quale scommessa? L’MCU ormai è una schiacciasassi col pilota automatico, un meccanismo a orologeria messo in moto anni fa e che da allora procede inesorabile in direzione di un obiettivo molto semplice: portare a casa il cinefumetto più grosso, più ambizioso e più riuscito di sempre. Il fallimento, banalmente, non è contemplato. Eppure. Che roba, ragazzi. Ogni volta riesce a sorprendermi.

Too big to fail

Quale sia il “segreto” di un film come Avengers: Endgame, è pure quella una cosa che ripetiamo da anni: dove gli altri insistono a fare film (brutti) in cui sembra capiti per sbaglio che i personaggi vengano dai fumetti, la Marvel fa fumetti con attori in carne e ossa. Senza imbarazzo, senza senso di colpa, con tantissimo calcolo, non c’è il minimo dubbio, ma con altrettanto cuore. E dove gli altri si piegano alle esigenze di un sistema produttivo che non era stato fatto per questo tipo di storie, la Marvel se n’è costruito uno su misura, mutuando le regole dalla carta stampata o spesso inventandosele da zero. Endgame è la sintesi perfetta di tutto questo, ma anche e soprattutto il film con cui l’MCU celebra il proprio successo, in cui torna fisicamente sui suoi passi per dirsi “grande vez, hai proprio fatto un bel lavoro”. E lo fa battendosene di chi non è ancora convinto, di chi non è in pari (all’amico — ce n’è sempre uno, non ho ancora capito come sia possibile — che chiede “posso vederlo anche se non ho visto quelli prima?” per la prima volta tocca rispondere con un secco no), di chi non si ricorda cosa succedeva nei film precedenti (mi ha sorpreso, per esempio, notare che il film non iniziasse con un riassunto). Mostrando persino più coraggio della sua controparte cartacea, la Marvel cinematografica ha smesso da anni di cercare di compiacere lo spettatore casuale o quello con poca memoria, di sforzarsi di essere accessibile a tutti: per quanto estremamente inclusiva e facile da approcciare, quello che offre ora è uno spettacolo per soli soci, dove Endgame è il premio fedeltà per chi ha raccolto tutti i punti.

Altra grande vittoria del franchise sta nel tono che ha scelto per mettere la parola fine a questo ciclo: Endgame è un film maturo, a modo suo, carico di gravitas ma che, a differenza di tanti capitoli finali di altrettante epopee cinematografiche, non cade nella trappola della serietà a tutti i costi, del pregiudizio per cui temi adulti possano essere raccontati solo se piove e tutti tengono il broncio, della logica che nella battaglia finale devi far morire almeno un tot di gente altrimenti non è epica. In Endgame c’è anche questo, sicuro, ma ciò che lo pervade dall’inizio alla fine è il senso dell’umorismo che ha sempre caratterizzato i film Marvel, un buonumore contagioso e mai forzato, un ottimismo che non cede neanche per un secondo allo sconforto. Quest’ultimo in particolare trova la sua manifestazione più vera nel tema, davvero insistito a questo giro, della genitorialità (il mio relatore dice che sarebbe più corretto parlare di generatività, ma io non ho fatto le scuole) che già caratterizzava le relazioni più riuscite fin da Infinity War. Che si tratti di parentele di sangue (la famiglia di Clint Barton o quella di Scott Lang) o rapporti più tortuosi ma non meno lampanti (Tony Stark e Peter Parker), l’essere genitori — come evoluzione, se vogliamo, del concetto di famiglia che era la vera ossessione di chi a questa saga ha dato i natali, Joss Whedon — ha assunto un ruolo sempre più centrale in quest’ultima fase, cosa che da un lato ci dice che tanto i personaggi quanto chi li scrive e chi li guarda è entrato in una fase più “avanzata” della propria vita, dall’altro fornisce il contesto perfetto per chiudere un’era raccontando un passaggio di testimone, a volte metaforico e altre letterale, alle nuove generazioni.

E ora che le cose istituzionali e sufficientemente astratte le abbiamo dette, io farei come i bambini grandi che tracciano la linea dello spoiler e iniziano anche a parlare del film, tipo.

Linea dello spoiler

Riporto qui di seguito l’elenco delle cose per cui ho pianto COME UNA FEMMINA:

  • Tony torna sulla Terra e la prima cosa che dice è “ho perso il ragazzo”
  • Scott Lang che abbraccia sua figlia
  • La semplice scritta “NEW YORK, 2012”
  • Thor che abbraccia sua madre
  • Ogni singolo personaggio torna in vita
  • Ma in particolare Peter Parker
  • Tony che dice “Io sono Iron Man”
  • I titoli di coda

Questi invece sono i momenti in cui mi dicono che ero in piedi sulla poltrona urlando CAZZO SÌ

  • “Heil Hydra”
  • Captain America vs Captain America (con lacrimuccia nel momento in cui il Cap più vecchio manda in tilt il Cap giovane dicendogli “Bucky è vivo”)
  • Cap, Thor e Iron Man caricano Thanos
  • Cap che brandisce Mjolnir
  • Cap che dice “Vendicatori uniti”
  • Thanos che le prende da Carol Denvers
  • Doctor Strange che fa il segno di “uno”
  • Tony che dice “Io sono Iron Man”

Tutto questo ci dice innanzitutto che io sono un allocco con l’emotività di un bambino dell’asilo, ma anche, come scrivevo più sopra, che Avengers: Endgame è una festa a cui tutti sono invitati, ma che è palesemente stata allestita per chi ha seguito e amato ogni momento di questa saga.
Che il viaggio nel tempo sarebbe stato la chiave per riportare le cose a posto dopo Infinity War l’avevano capito tutti, ma la scelta di far tornare i protagonisti alle origini (la base dello S.H.I.E.L.D. come luogo di nascita di Captain America, Asgard come “casa” nel senso più archetipico possibile, lo spazio dei Guardiani della Galassia perché è il film in cui abbiamo conosciuto e imparato a temere Thanos, e ovviamente la battaglia di New York dove tutto è iniziato) è un colpo da maestro e nella maggior parte dei casi uno spudorato tear-jerker.
Più scontata, ma non meno efficace, è la battaglia finale dove, almeno per quel che mi riguarda, ho sentito in sala lo stesso entusiasmo del primo Avengers, moltiplicato per sette anni di hype, il doppio del budget e il triplo dei personaggi coinvolti. In entrambi i casi, dietro il me adulto che urla in piedi sulla poltrona, c’era il me bambino che si preparava a questo momento da tutta la vita.

Non ha torto chi ha notato come si sia persa quella dimensione “intima” propria della poetica di Joss Whedon, gli Avengers di oggi non sono più un gruppo sgangherato di outsider che combattono fianco a fianco per una serie di circostanze random, ma un esercito coeso e stranamente organizzato, composto per tre quarti da praticamente semi-dei. Prima ci sentivamo parte di quella famiglia, ora, con tutto l’amore e l’ammirazione possibile, li possiamo solo guardare da lontano perché mentre loro diventavano “grandi” noi invecchiavamo e basta, ma è giusto così.

Simpler times

Non avrebbe avuto senso intestardirsi a mantenere uno status quo solo perché la prima volta aveva funzionato (che è un po’ il motivo per cui Age of Ultron fu un mezzo fiasco e uno dei film meno memorabili del pacchetto). Al contrario, dietro le evoluzioni dei personaggi principali possiamo scorgere un lavoro di scrittura di una raffinatezza e sensibilità che mai avremmo pensato di vedere in un blockbuster miliardario fatto di tizi in pigiama che sparano onde energetiche contro gli alieni. Tony, che incarna più di chiunque altro il concetto spidermaniano di poteri e responsabilità, si è diplomato all’università della vita e da irresponsabile scavezzacollo è diventato il padre che meritiamo e di cui abbiamo bisogno. Dopo anni passati nelle retrovie per evidenti limiti fisici e di carisma, Natasha non è più “la donna” del gruppo ma il cuore e il collante di una vera e propria famiglia. Hulk si è risolto una volta per tutte e, anche se ci ha resi orfani di tutti quei momenti di gioiosa distruzione fine a se stessa, ha ora qualcosa da aggiungere al dibattito che non siano le gag sul fatto che è stupido e irritabile. Thor è uscito dal dramma shakespeariano in cui l’avevano parcheggiato senza chiedersi di cosa fosse veramente capace Chris Hemsworth e in questa nuova, consolidata dimensione semi-comica ha trovato un ruolo che lo valorizza mille volte di più. E, incredibile ma vero, Cap ha finalmente conquistato quella credibilità per cui non solo puoi sinceramente fare il tifo per lui, non solo lo accetti come leader del gruppo per motivi che non sono “ha l’America nel nome”, ma impazzisci nel momento in cui impugna il martello di Thor perché in cuor tuo lo senti che è “degno”.

“Lampshading”

La visione è ancora troppo fresca per chiedersi cosa resterà di questi 11 anni di buffoni in pigiama, ma due cose possiamo dirle con una discreta sicurezza: un modello nuovo e coraggioso di fare cinema, con cui chiunque vorrà fare intrattenimento ai massimi livelli da qui in avanti dovrà fare per forza i conti, e il ricordo di un’esperienza collettiva elettrizzante che non ha precedenti nella storia.

Blu-ray 4K quote:

“Peter Parker MVP 2019”
Quantum Tarantino, i400calci.com

Il pezzo di Xena Rowlands

Mi sembra una coincidenza incredibile che stiano finendo più o meno contemporaneamente gli Avengers e Game of Thrones (al momento in cui scriviamo non sappiamo ancora i risultati della battaglia di Winterfell; chi pensasse di spoilerare Game of Thrones nei commenti, riceverebbe il trattamento Theon Greyjoy o equipollenti, ndr). A pensarci hanno un sacco di cose in comune: mille milioni di personaggi e mille milioni di location, ovviamente, e la costante e generalizzata ansia da spoiler che generano, ma anche il fatto di esser partiti entrambi come materia “da nerd” ed essere diventati la cosa imprescindibile da vedere tutti quanti insieme il più presto possibile (l’unica, ormai?) di cinema e tv, rispettivamente. E nel frattempo, mentre macinavano incassi e ascolti, e scalavano la piramide dell’intrattenimento collettivo, trasformavano i rispettivi campi in maniera opposta e complementare: il Marvel Cinematic Universe ha portato il cinema a essere massicciamente seriale – con tutti gli altri blockbusteroni che lo rincorrono nella gare del franchise, mica solo la Warner/DC Comics – mentre Game of Thrones ha portato la tv ad assomigliare molto di più a un blockbuster, tra effetti speciali un tempo inimmaginabili sul piccolo schermo, budget sempre più elevati e spettacolarità varia.

In tv.

E ora che si concludono, si trovano di fronte entrambi allo stesso problema: la serialità è geneticamente concepita per durare, e per durare il più a lungo possibile, e ancor più lo è questa serialità franchise-izzata, dove ogni dettaglio di scena, ogni personaggio secondario, ogni easter egg può aprire la strada a un nuovo rivolo narrativo, uno spinoff un prequel un sidequel un qualcosa-quel. Come si fa a confezionare un finale che sia all’altezza delle aspettative, che regali una chiusura soddisfacente, sia a livello logico sia a livello emotivo? Come si chiude degnamente qualcosa disegnato per durare all’infinito? La risposta che darà Game of Thrones ancora non la so (ma sento già lamentarsi da ora il coro d’insoddisfatti), mentre quella del Marvel Cinematic Universe – per la precisione, il pezzo di MCU che riguarda gli Avengers – ora finalmente la sappiamo, ed è – forse inevitabilmente – una delle esperienze più meta che mi siano mai capitate. Non lo dico per forza in negativo, sia chiaro: forse la cosa più simile che mi viene in mente è Ready Player One, un film che mi è piaciuto un casino, ma Endgame è un passo ancora più in là. Endgame è qualcosa di diverso da un film: di più o di meno, dipenderà probabilmente dalla soggettività del singolo spettatore, ma è indubbiamente perfetto in quello che fa, nel suo essere prima di tutto un grande e catartico evento collettivo, nuovissimo eppure subito nostalgico, intrinsecamente legato al momento in cui esce, alla visione partecipata in sala, alle emozioni sedimentate per oltre un decennio negli spettatori, alla quantità di dettagli che recupera dai film precedenti per spremerne svolte inaspettate stampando un sorrisone di riconoscimento e soddisfazione nel pubblico. Insomma, celebrando prima di tutto il viaggio, perché in un’opera seriale è il viaggio a contare davvero: tutto quel che c’è stato anche tra un film e l’altro, negli interstizi di tempo, nelle elucubrazioni e nelle attese, qualcosa che in Endgame trova direttamente forma diventando un espediente narrativo perfino più spettacolare della mega battaglia in CGI.

The original team

Per forza di cose il film è un’opera discontinua, con tre atti che potrebbero essere altrettanti film distinti, e registri diversi che si sovrappongono e a volte si scontrano (primi fra tutti, naturalmente, il drammatico e il comico): non si tratta di errori, o tentativi malriusciti, anzi, è proprio il contrario, questo è probabilmente l’unico modo giusto di fare una cosa così. Ed essendo così variegato e disomogeneo (in modo paradossalmente funzionale) è possibile, quasi inevitabile, che possa suscitare reazioni diversissime a seconda dello spettatore, posizionando vette elevatissime accanto a note vagamente stonate, come una giostra in un parco a tema.

È un film in cui c’è quasi tutto per tutti, a patto di avere fatto almeno un pezzetto di quel viaggio (e d’altronde chi non? Almeno un paio di generazioni l’MCU le ha prese praticamente al completo): è un film sui viaggi nel tempo e quindi sulle seconde possibilità, una riflessione sul fallimento e sui diversi modi di affrontarlo, su passare il testimone ed elaborare il lutto, è un heist movie è un fantasy è uno spy thriller è un dramma intimista è una commedia demenziale e due o tre(cento) altre cose ancora.

TRIGGER

Nella mia particolare e personalissima esperienza, la battaglia finale non è riuscita a toccare in profondità tutti i tasti che mi sarei aspettata, ma chissenefrega. Le prime due ore mi hanno dato meraviglia in abbondanza, con quel modo incredibile di mostrare il “dietro le quinte” dell’universo cinematografico Marvel e rivelare che dietro all’MCU c’è… altro MCU! E l’ultima inquadratura, beh, per quanto mi riguarda è la perfezione. Non è un film per me, né per la metà dell’universo; è un film tutti, tutti insieme, contemporaneamente, ora, adesso: poi per forza non tutto tutto può piacere a tutti tutti, ma ragazzi quando ci ricapita?

Dvd quote suggerita:
“When you play the End-Game of Thrones, you win or you die”
Xena Rowlands, i400calci.com

Il pezzo di George Rohmer

Sono andato a vedere Avengers: Endgame all’IMAX di Orio. È un’oretta di strada, ma ne vale la pena per film evento che necessitano di essere visti su uno schermo più grosso del PIL del Wakanda. A un certo punto, quando quel certo personaggio impugna quella certa arma a sorpresa, è partito un applauso spontaneo, urla e cori da stadio. La cosa si è ripetuta un altro paio di volte. Così, dal nulla, la gente si è messa ad applaudire. L’ho visto accadere ai festival, l’ho visto accadere nei cinema americani, ma mai così in una proiezione generica in Italia.

E non è che fosse un pubblico di soli amanti dei fumetti Marvel. La sala è bella grande ed era piena, davanti a me c’erano dei tizi che si guardavano la partita sul telefonino fino a pochi secondi prima dell’inizio del film. Era un pubblico GENERICO. E ha applaudito in tre punti.

C’è anche il nostro pugno lì, tra quelli.

Per me questo è sufficiente per decretare senza ombra di dubbio il successo dell’impresa mastodontica di Kevin Feige. Nel bene e nel male, vi piaccia o meno la saga, è innegabile che quello che la Marvel ha fatto non abbia precedenti. Le prime volte in cui andavo a vedere un film di supereroi con gli amici, eravamo quelli che da ragazzini leggevano la posta dell’Uomo Ragno. Volevamo solo vedere in carne e ossa sul grande schermo gli eroi che amavamo. La priorità non era il film, ma la fedeltà a certe storie e la possibilità di vederle trasportate nel mondo “reale”.

Con Avengers: Endgame si compie invece un progetto che ha ribaltato questa prospettiva. Ora il pubblico è composto in gran parte da gente che quegli eroi ha imparato ad amarli grazie ai film. E al cinema ci si va per vedere come andrà a finire la saga cinematografica. Persino i fan, che una volta rompevano il cazzo con le infedeltà ai fumetti (mi ci metto anche io), oggi sono disposti ad accettarle perché Kevin Feige e i suoi minions hanno creato un universo coerente, indipendente, che ci appassiona come una grossa telenovela di menare.

Ho trovato Endgame un film superiore a Infinity War. L’altro era certamente miracoloso per come riusciva a infilare ventordicimila personaggi in due ore e mezza dando spazio a tutti quanti, ma alla fine era una quest eroica abbastanza canonica. Qui invece arriva all’apice quella capacità della Marvel di giocare all’interno dei generi, adattandoli al mondo dei supereroi. Il risultato è un film dal tono e dal ritmo davvero imprevedibili, in cui le interazioni tra i personaggi e la trama da Ocean’s Eleven dei supereroi funzionano meglio delle grosse battaglie, semplicemente perché quei personaggi ormai li conosciamo come fossero nostri amiconi. Non c’è più alcuna fretta di adattare al cinema storie famose, anzi, i Russo hanno la libertà totale di creare una storia originale e si prendono tutto il tempo necessario per farla respirare nei piccoli momenti (vedi la scena esilarante di Hulk che scende le scale). E soprattutto per DIVERTIRSI.

“Gialappalaaa…”

E a proposito di Ocean’s Eleven. Endgame è la riprova di come ogni tassello accumulato in questi undici anni sia fondamentale, anche una roba all’apparenza marginale come Ant-Man. Non solo Ant-Man, in quanto personaggio, dà il contributo più importante per sbrogliare la matassa, grazie alla tecnologia quantica. Ma da quel film, Endgame ruba la struttura da heist movie. Non sentite anche voi il rumore di un Edgar Wright che rosica?

Il pezzo di Nanni Cobretti

Anche il quarto Highlander si chiamava Endgame e parlava di un passaggio di consegne generazionale. Coincidenze? Non credo.

Serve davvero il parere cinico su un film del genere?
Sarebbe divertente, eh? Ma non sono sicuro.
Il Marvel Cinematic Universe in questi 11 anni ha fatto un sacco di scommesse niente male, e le ha vinte tutte.
Costruire un impero su un ex-tossico che non aveva un ruolo commerciale importante dal ’92? Fatto.
Riunire un gruppo di pretenziose star in un film corale di senso compiuto? Fatto.
Sfondare il botteghino con una roba su eroi sconosciuti tra cui un procione che parla? Fatto.
Incassare 600 milioni con una proposta insulsa come Ant-Man 2? Fatto.
E ora questa, che alla fine dei conti era la più facile di tutti: un film lungo tre ore di cui non vi hanno manco detto la trama. Risultato? Un miliardo e mezzo nel primo weekend.
Che gli si vuol dire?
Passato l’entusiasmo iniziale, che pure io ci sono cresciuto con quei fumetti, mentirei se dicessi che mi sono particolarmente appassionato alla saga. L’ho scritto più volte. Ho scritto forse l’unica recensione mondiale perplessa su Winter Soldier, anche se era al 90% una scusa per parlare d’altro.
Dopo un po’ si è capito l’andazzo.
Si è capito che un esperimento simile poteva probabilmente funzionare in un solo caso su 14 milioni, e quel caso includeva come minimo appiattire tutto sullo stesso tono, avvicinare il cinema alla tv, uscirsene con film dai titoli diversi incentrati su protagonisti diversi, ma che in realtà erano episodi di un’unica saga globale.
Gli Avengers sono come il gelato: puoi avere mille gusti diversi, ognuno distintivo e con la sua personalità, ma la base – gli ingredienti strutturali, la consistenza, la temperatura – non cambia. Inutile andare in gelateria e pensare di trovare una pizza o una bistecca. È per questo che Edgar Wright ha mollato Ant-Man: non poteva fare un film di Edgar Wright, avrebbe dovuto fare un gelato al gusto di film di Edgar Wright.
E dopo 21 film questi discorsi diventano inutili, probabilmente anche fastidiosi: ostinarsi ad andare a vedere Endgame, curiosità antropologiche a parte, significa accettarne le regole.

Una garanzia.

Gli Avengers – questo film come tutta la saga – hanno fatto una cosa notevole: hanno riportato al centro l’importanza della caratterizzazione dei personaggi e del loro viaggio emotivo, a scapito del resto. Ve lo dico io, che sono l’ultima persona a cui interessa: hanno capito che, sotto sotto, ciò che incolla la gente allo schermo e la riporta ogni volta in sala è l’umanità, il carisma, l’empatia. Sii coinvolgente, e ti perdoneranno (quasi) qualsiasi cosa. Il resto può essere semplificato. Cinque anni di cura Thanos e nessuno che controlli se il pianeta è davvero migliorato o no, prima di sacrificarsi per riportare tutto a com’era prima? Off topic, quelli sono problemi del mondo reale, rivolgetevi a Greta Thunberg. Tony Stark che inventa i viaggi nel tempo tirando due supercazzole, spingendo un bottone e urlando “FUNZIONA”? No problem, i megaprocedurali hard sci-fi stile Arrival li fanno in un’altra sala.
E dopo un name-dropping che infila Ritorno al futuro e Terminator come Timecop e Bill & Ted, messo lì come a dire “sappiamo tutto, ci siamo documentati, la coerenza è impossibile, stateci su di dosso”, l’unica cosa che conta veramente nei salti temporali dei nostri eroi è che ognuno di loro venga confrontato con qualcosa di importante, che non è tanto riprendersi le pietre quanto invece chiudere il proprio cerchio narrativo, trovare la soluzione ai propri conflitti interiori, maturare definitivamente. Questo è l’aspetto che la sceneggiatura di Endgame cura e dosa con la precisione di un robot, ed è questo il motivo per cui se ti importa dei personaggi – se ti è mai importato dei personaggi, se li hai seguiti per 11 anni, se sei addirittura cresciuto insieme a loro – ne esci devastato e soddisfatto.
Perché nel nome dello storytelling emozionale perfetto vengono fatte anche scelte che non tutti farebbero, come il finale più stronzo e meraviglioso di tutti i tempi (quello di Infinity War) o come, in questo, rinunciare allo star power e tenere mezzo cast di nomi grossi fuori fino all’ultimo momento, fuori persino dagli eventi promozionali. E pure quelli in campo subiscono un trattamento non scontato: Thor ciccione fa riderissimo la prima volta, poi ti accorgi che non torna magro, poi ti rendi conto che sembrava una gag ma non la era, era davvero lo sviluppo del personaggio, sensato e coraggioso e alla fine il più straziante di tutti. Hulk saggio è forse il meno convincente: se tutti gli Avengers imparano qualcosa di determinante durante il film, lui è l’unico che sembra impararlo prima ancora che il film inizi, e che alla fine sia qui solo per rendersi utile. Tra le nuove leve, Captain Marvel si dimostra già troppo scomoda e potente per rendere avvincente una storia del genere, e se la tira all’inverosimile: credo di essermici ufficialmente innamorato.
Ma sul resto c’è pochissimo da dire: le priorità sono chiare, la concentrazione è fortissima, l’amore è tanto.
Rimango cinico, ma davanti a un mestiere di questi livelli posso solo ammirare.
La mia generazione si è dovuta sorbire roba come La minaccia fantasma, Il regno del teschio di cristallo, Die Hard 4, Prometheus, Terminator Genisys: sotto sotto, a dirla tutta, sono persino invidioso.

Pensaci tu adesso.

Dvd-quote:

“Se solo anche Die Hard finisse così”
Nanni Cobretti, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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244 Commenti

  1. uqbal

    Vedo che tra le recensioni e i commenti c’è una certa discrasia: come talvolta su Rotten Tomatoes, il pubblico è più critico della critica.

    Io mi unisco al gruppo dei tiepidi. Il film fila via abbastanza liscio (ormai le menate sul viaggio nel tempo le abbiamo ampiamente mitridatizzate, tra l’altro io arrivo dritto dritto da Star Trek Discovery, figurarsi se mi faccio problemi)…ma al di là dei botti, dei colori, dell’azione e dello humour, ci rendiamo conto che è mostruosamente TELEFONATO (prevedibile, se il termine è da anziani)?

    C’è pure qualche incongruenza, anche se secondo me le uniche fastidiose sono due, le altre sono assai veniali. Due idee invece potevano essere assai originali, autoriali diciamo, e non sono state sfruttate.

    SPOILERS AHEAD.

    Il film parte benissimo: la vendetta degli Avengers, o quanto meno di Thor, su un Thanos che ormai è innocuo è una scelta originale cui mi levo il cappello. Tutti a paragonar Thor con Shrek, io suggerisco più umilmente personaggi come Silla o Diocleziano. In ogni caso, finalmente una cosa DAVVERO originale (l’altra cosa buona la dico dopo).

    Tutta questa cosa viene ammazzata dal fatto che con la storia del viaggio nel tempo si capisce subito che il cattivo vero è il vecchio Thanos e siamo da capo a dodici.

    Tutta l’elaborazione del lutto, a quel punto, è un semplice riempitivo. Anche di tutto il dolore di Hawkeye che ci importa? Si sa che tanto è temporaneo e tutto il Lacrimosa finisce per essere riempitivo.

    Molto più interessante, e questa è la seconda cosa buona (la prima è l’esecuzione di Thanos) è che a Stark il nuovo mondo potrebbe anche piacere: ha una figlia che gli vuole bene 3000. Invece salvano capra e cavoli: il viaggio nel tempo serve solo a recuperare le gemme, non a deviare il corso degli eventi, quindi Tony non deve rinunciare a niente. Yawn.

    L’altro problema è che Captain Marvel è fuori scala. Troppo potente: trova subito Thanos, se ne va senza addurre motivazioni plausibili, quando torna distrugge in mezzo secondo la nave di Thanos e nuclearizza qualsiasi cosa gli si avvicini. A quel punto tanto valeva che il guanto lo indossasse LEI e non sarebbe morto nessuno.

    Diciamocelo chiaro e tondo: è un fan service fatto e finito, ma ben confezionato quindi i fan si possono godere il loro guilty pleasure senza sensi di colpa e senza accorgersi che hanno visto l’ennesima riproposizione di: “Cattivo vuole distruggere il mondo/il sistema solare/la galassia/l’universo, i buoni glielo impediscono”.

    Sarebbe stato molto più divertente, ed autoriale se, ucciso Thanos e rimasti bloccati in quel mondo spopolato di merda, avessero dovuto usare i loro poteri non per combattere ma per COSTRUIRE qualcosa. Per non rendere questa cosa un drammone bergmaniano ciò si sarebbe potuto concretizzare in un mcGuffin ben pensato e con il mondo dei supereroi che si spacca sulla ricostruzione (magari perché il McGuffin si porta qualche dilemma morale).

    Ma è troppa roba e io non sono uno sceneggiatore di Hollywood.

    • Martino Scorsese

      sono D’accordo, hai espresso il mio pensiero. La prima parte mi ha stupito, un gran anticlimax realistico. Poi però il film non si rialza più in scelte interessanti. Restano tre ore che filano, però credo che, come il 90 % dei film marvel, ad una seconda visione mi annoierò.

    • Michele Gardini

      Idea che è abbastanza vicina, nello spirito, alla storia originale: Thanos che vuole il guanto per fare colpo sulla morte (o comunque per qualcosa di realmente malvagio e soprattutto meno stupido del capitan decrescita che dimezza l’universo per problemi di sovrasfruttamento: che minchia ha risolto? Ridimezza ogni tot? E come fa senza più gemme?). Dopo aver vinto capisce che non gli è servito a niente, riporta tutto indietro e rifila il pacco a chi potrebbe essere degno, il che ovviamente crea un mare di nuovi problemi (da grandi poteri eccetera…). Comunque qui in pochi hanno sottolineato come abbiano fatto uscire con eleganza Stark dalla continuity, e non è una perdita da poco (il bisteccone che faceva cpt stelle e strisce è molto più sostituibile). Ora vediamo cosa succederà. Speriamo non il valzer delle resurrezioni. Se c’è una cosa che fa svaccare una serie più ancora dei salti temporali, sono le persone che muoiono e tornano a piacere (magari sfruttando proprio salti temporali). Anche no, grazie.

    • Anonimo

      La risposta in realtà è a Martino scorsese (il sito non mi lascia rispondere direttamente, boh).

      Stark ha una grande intuizione. Nel massimo della disperazione lui dice: “Noi non preveniamo, noi vendichiamo, arriviamo dopo, non prima”. Dovevano ripartire dall’inutilità di essere vendicatori, ma la cosa muore lì.

    • Martino Scorsese

      Grazie anoninomo (immagino Michael :), lo immaginavo. Comunque si, sono stati bravi a togliersi il personaggio più grosso. Ora però restiamo che il più carismatico è Thor che si ritira coi Guardiani. Chi sarà il nuovo Stark? Molti puntano sulla Pantera. Spero di no, lo avevo a dir poco odiato nel suo film.

    • Martino Scorsese

      Comunque uqbal io mi ero fatto un’idea interessante (ma infilmabile come poche): speravo fino all’ultimo che non ci fossero viaggi paralleli di sorta, ma loro che scoprivano che gli altri eroi erano finiti in un altro universo e che, per salvarli, dovevano far implodere il loro, prendendo la scelta di sacrificarsi con il resto del mondo. Purtroppo si, sarebbe stato l’anticinecomic odiato da tutti (figuriamoci, BatmanVSuperman che era calciabile ma buttava giù qualche spunto autoriale concreto è stato demolito perché noioso). In più, credo che non avrebbero mai avuto le palle di far morire Rocket e Capitan Marvel.

    • uqbal

      no l’anonimo sono io!

  2. X Meh

    Alla fine mi sono pure divertito, ma da qua al capolavoro che leggo in giro ce ne vuole. Ultimamente mi sono un po’ stufato dei cinecomic, fino al primo guardiani della galassia salvo poco, dopo pochissimo. sono andato comunque a vederne qualcuno convinto da commenti e recensioni. Questo volevo vederlo perché chiudeva il ciclo, ma ero già deluso da infinity war, e questo mi è sembrato un po’ meglio. Continuo a non capire perché qua dentro vengano esaltati questi avengers,mentre criticati i Batman di Nolan, che restano a mio avviso nettamente superiori.

    • Shu-Shá

      Perché i Batman di Nolan se la giocano nel campionato dei film veri, qui (detto in tono assolutamente neutro) siamo da altre parti.

    • Martino Scorsese

      anch’io salvo poco, e infatti vorrei fare una domanda, un pò provocatoria lo ammetto: quanti cinecomic verranno ricordati in futuro? Badate bene, non parlo della saga, quella, un pò come tutte le mode, resterà nella storia. Parlo del film singolo. Io dico pochi, e punto sul primo Iron Man, il primo Avengers (ma è già invecchiato malino), Winter Soldier, Guardiani 1,2 e scommetto anche il 3, forse Thor Ragnarok. Ripeto, sono gusti personali, ma sono 6 o 7 su più di venti. Per dire, Ant Man, per quanto carino e godibile, non credo sia entrato nella storia. Men che meno roba come Capitan Marvel, Dottor Strange o Black Panther (tolti i premi dati dalla critica per il Politicaly Correct).
      E ho parlato solo della Marvel.

  3. jax

    Nanni, come non darti ragione su quello che è stato dato alla nostra generazione…..che dolore a ripensarci.
    Ai tuoi “fatto” aggiungerei il più importante (per me): tirare fuori oltre un miliardo di dollari di incasso da Black Panther e riuscire a farlo candidare agli Oscar come miglior film.

  4. Martino Scorsese

    anch’io salvo poco, e infatti vorrei fare una domanda, un pò provocatoria lo ammetto: quanti cinecomic verranno ricordati in futuro? Badate bene, non parlo della saga, quella, un pò come tutte le mode, resterà nella storia. Parlo del film singolo. Io dico pochi, e punto sul primo Iron Man, il primo Avengers (ma è già invecchiato malino), Winter Soldier, Guardiani 1,2 e scommetto anche il 3, forse Thor Ragnarok. Ripeto, sono gusti personali, ma sono 6 o 7 su più di venti. Per dire, Ant Man, per quanto carino e godibile, non credo sia entrato nella storia. Men che meno roba come Capitan Marvel, Dottor Strange o Black Panther (tolti i premi dati dalla critica per il Politicaly Correct).
    E ho parlato solo della Marvel.

    • Ma in che senso? Black Panther è uno fra i dieci maggiori incassi di tutti i tempi e oggi c’è gente che si disturba perfino a fare il remake di Linea mortale…

    • Martino Scorsese

      va bene, ma tolto il colore della pelle e un cattivo un minimo sopra la media cos’ha di differente da un qualsiasi altro film di supereroi? Pure uno spaghetti western qualsiasi quando c’era la moda poteva fare un grande incasso, ma di quel genere quanti film ricordiamo, una decina?

    • Cioè secondo te l’ottavo maggiore incasso di tutti i tempi (non di settimana scorsa) non verrà ricordato? In un mondo in cui è appena uscito un altro adattamento di Cimitero vivente e ha pure incassato bene?

    • Ruper Tevere

      Ma sai che l’appoggio anche io il commento di Martino Scorsese? Sai bene, peraltro, che molto dell’incasso è stato generato dall’hype, maggiore a fine saga (molta gente ha avuto modo di recuperare). Scommessa vinta? Certo. Ma resta comunque possibile che il film (il film in sè, non il momento in cui è uscito, gli incassi etc etc) sia dimenticabile. Così come in fondo è dimenticabile Avatar, o no?

      Nel continuo guardarsi l’obelico della cultura pop nowadays, mi pare che Avatar sia una delle cose meno cagate di tutti i tempi.

    • Basta capirsi su cosa si intende per “dimenticabile”. Non definirei dimenticabile una roba a cui hanno appena concesso mille miliardi di dollari per girare quattro sequel tutti insieme a distanza di 10 anni dall’originale, anche se a me personalmente ha lasciato indifferente.

    • Ruper Tevere

      “Non definirei dimenticabile una roba a cui hanno appena concesso mille miliardi di dollari per girare quattro sequel tutti insieme a distanza di 10 anni dall’originale”

      No certo, per la casa di produzione non è dimenticabile. Ma quello che dici qui sopra mi sembra sia più il contorno che il film in sè, ovvero la sua trama, la sua messa in scena, etc etc.

      Per dimenticabile intend che il suo impatto culturale (dove rientra anche tutta la cultura pop) è prossimo allo zero. Non crea immaginari, mode, eroi da imitare, storie incredibili. Per me è niente in tutto, ma tralasciando la mia opinione personale, mi sembra oggettivamente avere avuto poco impatto. Paragonato con un Jurassic Park (che pure non ha lo stesso peso di un back to the future) per il quale si è parlato per anni di dinosauri e clonazione – e ho detto il primo che mi è venuto in mente.

      Black Panther poi è proprio triste, un film che vorrebbe essere politically correct (e quindi morto nella culla, arte e politica non centrano un cazzo insieme, anzi) e che risulta, almeno a me, beceramente razzista nella triste e stupida riproposizione dei peggio stereotipi.

    • Ruper Tevere

      E poi Nanni (ma qui l’esperto sei tu, quindi correggimi se dico cazzate) credo che i dati sugli incassi maggiori di tutti i tempi siano, almeno in parte, falsati dal fatto che ci sono mercati di una duemiliardata di persone che fino a 15 anni fa non c’erano (o erano molto ridotti). Mercati che peraltro hanno, per forza di cose, un gusto cinematografico che ha avuto molto meno tempo e chance per affinarsi (non fraintendermi: magari un cinese medio è di una cultura e una raffinatezza che noi ce le sognamo – non credo ma in verità non ho esperienze dirette – e magari quando vedono “la puttanata occidentale” non distingunono bene tra puttanata e puttanata).

      Commento basato solamente su mie supposizioni e scarsi approfondimenti.

    • Quindi insomma, anche aldilà degli incassi mostruosi, il fatto che ci sia gente che gira per strada a dire “Wakanda forever” e un’intera minoranza etnica di colpo gasata a mille – e se non è la definizione di impatto culturale questo io non lo so – conta una sega? A me pare di leggere un gigantesco caso di “a me e ai miei amici ha lasciato perplessi”, di per sé legittimo e ci mancherebbe, che però si cerca con violenza di inserire in una sottospecie di dato universale per giustificarlo. Cacciate delle definizioni precise, ma precise precise, se no non vi seguo proprio.

    • Cioè son proprio discorsi che non capisco, i bianchi fanno guadagnare i fantamiliardi alla saga di Twilight, di che raffinatezze stiamo parlando?

    • (altro consiglio: se proprio devi per forza andare di supposizioni e scarsi approfondimenti, risparmiati almeno la figura del bianco che spiega ai neri che sbagliano a fomentarsi)

    • Ruper Tevere

      ma scusa, per quello che ne sai tu potrei essere nero anche io. A parte questo, non mi permetterei mai una cosa del genere, ognuno si fomenti per quello che vuole. Personalmente e a mia sensibilità, se una cosa fomenta solo i bianchi o solo i neri, non è una storia di respiro universale (e comunque tutti i discorsi valgono anche per la saga di twilight, sia chiaro).

      Se prendi ad esempio un Blade io, personalmente, da europeo, non mi accorgo neppure che il protagonista è nero, non la vedo una cosa rilevante. E mi sembra molto più efficace, ma sbaglierò per carità, per combattere il razzismo (un po come star trek che senza tanti pipponi ti faceva vedere una società terrestre multietnica senza razzismo, senza spiegare nulla, così e basta). Io non mi permetto di fare nessun discorso “da bianco” (peraltro: un italiano è un bianco negli USA? – ma chissene frega in ogni caso), non credo che la società sia divisa in tribù ma sia fatta di persone che fanno cose, di cui sono personalmente e individualmente responsabili.

      Però, sul tutto parlavo, più di avatar e gli scarsi approfondimenti si riferivano al tema dei record di incassi e i nuovi mercati.

    • Ruper Tevere

      AH peraltro me lo sono visto da solo e in aereo, non ricordo di averne parlato con nessun amico se non il buon Arno Schwarznegger con cui commentavamo che a noi parava proprio che gli amici yankee quando vogliono fare gli antirazzisti non gliela fanno, e quindi Wakanda super moderno ma i guerrieri hanno le lance, il re si sceglie con una lotta all’ultimo sangue, in cima ai grattacieli ci stanno le capanne di fango…insomma la gioia di un qualsiasi fascio nostrano, di quelli che fanno uh uh allo stadio.

      Che ci sia gente che urla Wakanda Forever fomentata dal film non mostra nessun impatto culturale di lungo periodo, eddai. Vediamo tra qualche anno comunque, ovviamente posso avere torto.

      p.s. a me fa piacere che i temi sociali spuntino qui e lì anche nel sito più bello del mondo, ma please non fate come certuni che danno del fascio razzista a chiunque.

    • Ruper, non ho dato del fasciorazzista a nessuno, mi dispiace che c’hai dovuto scrivere due commentoni sopra. Non ho detto niente di diverso dal fatto che ad esempio io non mi metto a discutere su Twilight che non è abbastanza romantico e le donne non ci dovrebbero fantasticare. Tu mi pare che hai individuato due/tre aspetti superficiali e per qualche motivo hai deciso che erano sufficienti per giudicare e contraddire le reazioni di un’intera comunità etnica a cui non posso sapere se appartieni ma per coincidenza ci ho indovinato lo stesso. A te non piace. A me non piace. Ma stiamo parlando di memorabilità, e capisco sempre meno quali sono le basi su cui ti formi questi sospetti quando tutto là fuori ti contraddice, dagli incassi, ai tormentoni, alle nomination ai premi, alle reazioni generali, al fatto che non è sicuramente piaciuto a tutti ma è davvero piaciuto trasversalmente. Sono sicurissimo che parti da curiosità genuine, ma o mi spieghi meglio cosa intendi o posso solo indovinare che non sarà memorabile per te e per me. Ma per me pure Dirty Dancing è sempre stato un film insulso, e 30 anni dopo invece ce l’abbiamo ancora in mezzo ai maroni.

    • Ruper Tevere

      Ok, hai ragione Nanni, chiarisco: istintivamente credo che sia un film che verrà dimenticato o comunque non sarà mai citato come una pietra miliare di niente, nemmeno dei cinecomics. La risposta la sapremo fra trent’anni, si ci ricorderemo di esserci fatti la domanda almeno. E giusto per dare un minimo argomento: è troppo superficiale e sciocchino per essere memorabile. Ma chiaramente è un mio parere, più istintivo che altro.

      Dirty Dancing è una porcheria, ma posso capire che per alcuni sia memorabile (non argomento solo per non ammorbare) . Ahinoi, chiaramente.

    • Boh, eppure lo è già. Primo cinecomic nominato come Miglior Film agli Oscar. E non è il primo cinecomic con eroe nero, ma è sicuramente il primo kolossal commerciale dove tutti i protagonisti e gran parte del cast sono neri, che per di più parlano con forte accento africano e relegano i bianchi a ruoli secondari semi-insulsi, che fino a ieri era esattamente il tipo di roba che Hollywood ti impediva di fare per paura appunto che non fosse abbastanza trasversale. Questo per dire le prime cose che mi vengono in mente. Noi due probabilmente non ce lo riguarderemo, accontentiamoci.

    • Ruper Tevere

      Però capo tu sai benissimo che non dico la storia del cinema ma l’intera storia dell’arte è costellata di personaggi famosissimi in vita e totalmente dimenticati post mortem (e viceversa). Tu dici lo è già, e in parte hai ragione, ma lo è per i motivi sbagliati, che non centrano nulla con il film in sè, con la storia, con la recitazione, il montaggio, la fotografia, il risultato finale. E ci sono forti motivazioni politiche che spingono e lo dico ripeto e ribadisco: la politica ammazza l’arte (a meno che non piaccia l’arte nazista).
      Non dico di avere ragione ma mi paiono tutti buoni argomenti.

      Poi certo, ci sarebbero discorsi a monte da fare, sulla qualità del cinema in generale di questi tempi (meglio di 10 anni fa ma in ogni caso sta porcheria di Endgame non è stata stroncata neppure qui…e peraltro, io sono andato a rileggermela la recensione di Winter Soldier, magnifica lezione sulla violenza al cinema, ma non è vero che fosti così perplesso e, almeno leggendo, non mi pare che ti lasciò del tutto indifferente se è vero come è vero che nei commenti discuti la trama, le scelte dei buoni e dei cattivi etc.), sulla società che è cambiata, sulle fratture in mezzo occidente (dai Gilet gialli, alle statue di Colombo tirate giù etc).

      Chiosa finale: mi pare che siamo cresciuti tutti con i Robinson, 8 sotto un tetto, Mr. Cooper, Willy il Principe di Bel Air. In qualche modo vecchie ferite mi sembrano riaperte e anche questo probabilmente è frutto di uno scontro politico.

    • Martino Scorsese

      a scanso di equivoci mi spiego anch’io (visto che sta discussione l’ho fatta partire con un mio commento): ammetto che forse ho sbagliato a citare Black Panther come film non entrato nella storia del cinema: almeno in quella del decennio c’è. Mi baso semplicemente sul fatto che il film è relativamente identico a un qualsiasi film marvel, al di là di quello che sia il messaggio politico/accalappiacritica (qui sono d’accordo con Rupert, più che Pro Integrazioni sembra di guardare il film di un Radical Chic che pensa che i neri siano tutti poveri, brutti e ignoranti e che lui debba aiutarli; Blade, col suo non trattare la cosa e dando per scontato che il protagonista potesse essere Nero e non cambiava nulla comunque, è anni luce allora).
      detto ciò, sono pure io prontissimo ad essere smentito e a trovarmi tra vent’anni con figli che citano tra i cult del genere questo film.

    • Raga, vi ho chiesto delle definizioni, non me le state dando e continuate a dire di non essere d’accordo con non ho ancora capito cosa, sinceramente non so cosa vi devo dire. Anche aldilà che state fraintendendo Black Panther con una violenza davvero inaudita.

    • Ruper Tevere

      Nanni, capo, lìder supremo, re di valverde, che definizione vuoi? a parte che non capisco cosa intendi per
      violenza inaudita, perché? il film non è un granché e mi mangio il cappello che tra trent anni non se ne ricordera nessuno, perché mi chiedi una definizione? cosa devo definire?

    • Non ho capito cosa intendete per film memorabile, nel momento in cui gli incassi non contano, il gradimento generale non conta, l’impatto culturale non conta, i premi non contano, le novità contestuali non contano, le mille discussioni intorno non contano, ecc… Se con memorabile intendete che voi due non ve lo riguardereste perché non vi è piaciuto sì, avete ragione, non è memorabile.

    • Ruper Tevere

      Conta tutto quello che dici ma a distanza di tempo, che poi, per analogia, è la differenza tra una cosa che va di moda e un classico. E, tornando al film campione di incassi di cui parlavo, non lo trovo mai citato, richiamato, additato, da nessuna parte in nessun prodotto mediatico, che siano videogiochi, film o serie tv.
      Io capisco che questo sito sia stato fondato anche per combattere un certo snobismo, ma nelle mie parole non c’è né vuole esserci.

    • Ruper, mi piacerebbe davvero aiutarti, ma finché non cacci una definizione un minimo misurabile onestamente non ho ancora la più pallida idea di quello che intendi con “memorabile”, al punto che non sono nemmeno sicuro che tu voglia dire “memorabile”, forse vuoi solo dire “più brutto di Jurassic Park”. Avatar è stato maledettamente ubiquo per oltre un anno, ora ha un normale periodo di pseudo-stanca come lo ha avuto letteralmente ogni film di questo mondo, incluso Jurassic Park, escluso forse solo Guerre Stellari, tra un po’ usciranno quattro sequel che qualcuno ha ritenuto furbo finanziare e non di sicuro perché interessavano solo a lui. Aiutami ad aiutarti.

    • GGJJ

      Tra l’altro mi sembra che si stia clamorosamente sottovalutando l’impatto che ha avuto Black Panther per una percentuale non indifferente dell’umanità, ovvero tutte le persone di colore. Anche il tenente Uhura nella serie originale di Star Trek era un elemento pressochè decorativo, ma fu addirittura Martin Luther King a chiedere all’attrice di continuare ad interpretarlo, perchè era importante mostrare come anche i neri avrebbero fatto parte a pieno titolo del futuro.

      Black Panther di per sè, come trama e messa in scena non è nulla di eccezionale per essere un film di supereroi? Vero. Ma mostrare non solo un supereroe nero, ma addirittura un paese africano come la parte più evoluta, socialmente e tecnologicamente, del mondo è palesemente una forma di riscatto (seppur per procura) per tantissima gente che viene trattata quotidianamente come pezza da piedi. E’ un’operazione furba ed interessata dato l’attuale momento socio-politico americana? Probabilmente si, e allora?

    • Ruper Tevere

      No capo, non c’è nulla da aiutare e non ti capisco neppure . A me sembra di essere stato chiarissimo, cioè “non mi capacito che sta merda abbia avuto il successo che ha avuto, è tutto un grosso equivoco e sarà dimenticato”, al che tu – peraltro esperto di cinema a cui pure non è piaciuto ma soprassediamo – mi dici no perché gli incassi, la minoranza etnica, i sequel finanziati e porti dati che definisci oggettivi. Peccato che quei dati oggettivi mostrano il gradimento immediato e mi permettono comunque di dire (probabilmente sbagliando ma non c’è dato oggettivo che tenga) che nel tempo sarà dimenticato. L’intera storia dell’arte è costellata di fenomeni del genere. Nel dirlo faccio una supposizione istintiva e non c’è nulla di oggettivo, le preferenze non sono oggettive e si mostrano solo nel momento in cui si realizzano e anche in tal caso, se Tizio preferisce X a Y non saprà mai, né lui né chiunque sul pianeta, di quanto la preferisce.

      E poi: campione di incassi, gente che urla Wakanda Forever per le strade (agghiacciante: a me non è mai passato per la testa di urlare Cawabonga, nonostante sia un grido di battaglia di tutto rispetto), un abboccamento al marketing sempre maggiore…non è che semplicemente le masse sono più numerose e rincoglionite di una volta? E quanto pesano i mercati asiatici, di cui ti ho domandato nel primo commento, nel fare questi record di incassi? E quanto vale il giudizio di massa se la massa (ipotesi) si è rincoglionita? Masse pavloviane, Dio santo. Ricordi quando è morto Bowie? Tutto un RIP etc su Facebook e social vari, da proprio tutti tutti (parlo di gente normale, non dei VIP) tranne le persone che di Bowie ascoltavano i dischi e in generale nessun mio amico che suonava.

      Si potrebbero dire tantissime cose a fronte dei tuoi dati oggettivi, ma tu non vuoi discutere e vedere se ne esce qualcosa di nuovo da cui possiamo imparare entrambi (o anche solo io) – evidentemente, ma avere ragione. La quale cosa afferisce più alla retorica che, passami il termine, alla verità.

      (Guerre Stellari comunque in Italia è sempre stata considerato una cosa da sfigati, non c’era un mio amico che fosse uno a cui piacesse da ragazzino).

    • Ruper Tevere

      “Ma mostrare non solo un supereroe nero, ma addirittura un paese africano come la parte più evoluta, socialmente e tecnologicamente, del mondo è palesemente una forma di riscatto (seppur per procura) per tantissima gente che viene trattata quotidianamente come pezza da piedi. E’ un’operazione furba ed interessata dato l’attuale momento socio-politico americana? Probabilmente si, e allora?”

      Si certo, peccato che sia una cosa completamente inventata. Dove cazzo era il Wakanda quando le navi negriere (o “di coloriere?”) imbarcavano mezz’africa? A casa mia questa roba si chiama catarsi, si chiama “schiavo ama le tue catene”. Ma sarà anche stato fatto tutto in buona fede, è comunque imbarazzante. E ci fai pure i soldi.

    • Ruper, al mondo c’è chi considera Crossroads con Britney Spears il suo film della vita e chi non ha mai visto Ghostbusters perché non gliene frega un cazzo. Ci sono film che non sono mai usciti in Italia che altrove fanno proiezioni continue per i loro anniversari ed edizioni homevideo deluxe (tipo Bill & Ted con Keanu Reeves, dal sequel in lavorazione). Howard il papero è appena uscito con uno stracazzo di cofanetto. Un cofanetto! Ed è uno dei flop più famosi della storia che nessuno ha rivalutato! Mi vuoi dire che la gente si ricorderà di Howard il papero più di Avatar e Black Panther? Lo si può definire memorabile? Sì? Oppure no? E perché? Sono valide entrambe le risposte, a patto che mi dici dove metti l’asticella, perché io sulla base di questo definirei Howard il papero tranquillamente memorabile (è del 1986!) e di conseguenza sono abbastanza sicuro già da ora che la gente si ricorderà di Avatar e Black Panther ben più facilmente che di Howard. Ma se metti l’asticella a Ritorno al futuro allora non so, probabilmente non ci si qualifica neanche un Marvel preso singolarmente, ma riduciamo la rosa a quattro film in croce. Probabilmente la vuoi mettere da qualche parte in mezzo? E dove? Che ne so, Tango & Cash è memorabile? Die Hard è memorabile, anche se è più famoso oggi di quanto lo fosse allora e nel ‘91 non ci avrebbe scommesso nessuno? The Killer di John Woo è memorabile, anche se la gente pensa che le sparatorie fighe le abbia inventate Matrix e non esiste uno straccio di bluray serio in circolazione? Aldilà di questo si rischia di finire molto facilmente a parlare di gusti personali e non so onestamente che cazzo dire, un film memorabile per te non lo è per me e uno che non lo è per entrambi lo è per un altro miliardo di persone. Capisci, spero, finalmente, perché fatico ad aiutarti?

    • GGJJ

      Ruper, certo che è inventato. E’ chiaro. Ma il cinema è TUTTO inventato, anche quando afferma di narrare storie vere, cosi come sono inventate tutte le canzoni, i quadri, le sculture etc. etc. insomma, la gran parte delle opere d’arte. Ciononostante possono essere d’ispirazione o, per usare un termine romanaccio-calcistico fomentanti. Ora ho capito che, per varie ragioni, nessuno riuscirà a farti capire perchè se sei un nero, meglio ancora se giovane, Black Panther possa essere “fomentante” o d’ispirazione, ma ti prego di credermi sulla parola (pur essendo bianco anch’io). Lo può essere e lo è; per un nero, americano o africano, Black Panther non è, non può essere e non sarà mai “solo” un film di supereroi.

      Non si tratta di amare le proprie catene. Vatti a leggere (o rileggere) le opere fantasy di Robert E. Howard, il padre di Conan. Veri e propri capolavori del genere, realizzato da un grandissimo scrittore, nei quali però i personaggi di colore erano invariabilmente o malvagi o subumani ai limiti dell’animalesco. Stessa cosa per le opere non di genere fantastico dell’epoca. Oggi (vabbè nel 2018) esce un film nel quale per salvare il mondo i più potenti eroi dell’universo devono chiedere aiuto ai neri africani. Poco importa che questo sia un sintomo più che una causa del cambiamento (però una mano la da), è cmq qualcosa che se sei un ragazzino di South Central o di Brazzaville ti esalta, punto.

    • Ruper Tevere

      Che bello sentirti snocciolare film capo. Ciò detto, io capisco benissimo quello che dici. Giuro. Fin dal primo post. E ogni volta mi vengono solo risposte lunghe, che aprono argomenti su argomenti, il contrario esatto della definizione precisa che cerchi. Quello che era partita come una pura inferenza bayesiana (“per me, sulla base del mio istinto, etc.”) mi ha poi stimolato ulteriori riflessioni. Howard il Papero (di cui ricordo perfettamente il bell’articolo che facesti qui) in confanetto in effetti fa ridere. Eppure in qualche modo entrò nell’immaginario. E’ perché c’erano meno film e la televisione (da noi italia 1) lo trasmetteva a ripetizione? Centra forse il fatto che i ragazzini degli 80/90 sono i primi esponenti di una “nuova” generazione che però conservava ancora un certo gusto mentre adesso “le masse” si sono date alla pacchianeria? Sono tutte cazzate e mere impressioni personali? Esiste in effetti un film memorabile, per come mi sono espresso, negli ultimi 15 anni? Chi, nel senso di quale pubblico, rende memorabile un prodotto, ovvero quali voci contano di più? E’ successo al cinema quello che è successo alla musica, ovvero il definitivo passaggio a industria e tanti saluti?

      Ecco, volevo, forse con arroganza, fare una discussione del genere, non certo pretendere di avere ragione, non so cosa farmene davvero. Tanto meno tirarti per la giacchetta. Per me il successo di Avatar è un mistero, una cosa su cui interrogarmi – idem black panther e tanti altri.

    • Ruper Tevere

      GGJJ, possibile che pecchi io di sovrainterpretazione. Possibile che, ripensando a quello che fece Mohammed Ali per l’Africa e i neri (rumble in the jungle), mi venga stupidamente il latte alle ginocchia, io che non centro un cazzo. E possibile anche che le mie preoccupazioni circa il fatto di raccontare storie etnico/identitarie – ovvero che sia una cosa pericolosetta – siano solo un parto della mia testa (eppure cavolo: gli italiani, i francesi, i tedeschi, gli americani, gli spagnoli, gli inglesi, …., i neri…mmmm). In ogni caso, grazie dei consigli letterari, son proprio in vena di letture in questi mesi (dopo anni di litigi coi romanzi). Chiederò a qualche amico coloured che ne pensa, in ogni caso, mi sono incuriosito.

    • Per Avatar c’era la gente che faceva praticamente l’abbonamento per riguardarlo a giorni alterni. È moda se vai e lo assaggi perché te lo dicono tutti, ma non è moda se ci torni di continuo fino a fargli guadagnare i miliardi di dollari. E Avatar smise di guadagnare solo perché a un certo punto le sale erano state prenotate da altri film grossi. Qua a Londra dovettero tenere l’IMAX aperto 24 ore per tre mesi, col sold out continuo, e poi tirarlo via solo perché avevano promesso la sala all’Alice di Tim Burton. Se ho imparato una cosa gnocchissima da 30 anni che vado al cinema è che quasi qualsiasi film ha un picco di fama iniziale, poi un vago momento di stanca, e infine dopo 20 anni per un motivo qualsiasi (una citazione, un meme, passaggi televisivi, uno show nostalgico, il semplice compimento dei 30 anni di età) la gente si ricorda qualsiasi cosa. QUALSIASI. COSA. Pure i flop, se rumorosi/simpatici abbastanza. Figurarsi un film che fino a ieri era il più visto della storia con un distacco del 40% sul secondo. La scommessa al limite è se davvero riesce a reggere quattro sequel in un mondo in cui Star Wars fa mezza cappella e già il terzo rischia di fare meno soldi del previsto, ma a parte quello Avatar e Black Panther, con quello che hanno già fatto, saranno ampiamente i film più facili da ricordare dell’Universo. Non c’è proprio neanche gusto a scommettere. Le cose divertenti sono, al limite: c’è qualche film che ha incassato meno ma che fra 30 anni avrà un impatto culturale più grosso? Tipo la differenza che ci sta ora fra Ghostbusters e Beverly Hills Cop quando all’epoca fu quest’ultimo – comunque tutt’altro che dimenticato – a incassare di più?

    • Ruper Tevere

      “Le cose divertenti sono, al limite: c’è qualche film che ha incassato meno ma che fra 30 anni avrà un impatto culturale più grosso? Tipo la differenza che ci sta ora fra Ghostbusters e Beverly Hills Cop quando all’epoca fu quest’ultimo – comunque tutt’altro che dimenticato – a incassare di più?”

      Maaaaa…te incazzi tanto se dico che in fondo parlavo di questo e quel dimenticabile non era in senso strettamente letterale (in fondo anche i dimenticati della storia dell arte non sono letteralmente dimenticati)? :D

    • Sì.

    • Ruper Tevere

      beh si in effetti non mi pare che tu abbia mai mostrato altri sentimenti oltre la rabbia.
      è stata una discussione per me interessante, grazie Nanni. vado a spararmi baffo di Mel
      Gibson

    • ste

      Black panther me lo ricorderò eccome…e tutte le persone sane di mente e con un briciolo di gusto lo ricorderanno esattamente per una delle più grandi iperstr…..e mai prodotte e recitate dal genere umano. Otre a questo sarà anche ricordato come una giusta e doverosa trovata commerciale per soddisfare i teen ager afroamericani.. addirittura sorpassati da quelli orientali (per ovvi motivi economici) nella lista delle priorità dei produttori ultrawhite di Los Angeles e dintorni. Che un film che ha come target ad esagerare dei diciannovenni diventi bandiera per questo o quello é bellissimo, fantastico e anche deprimente. (Un po’ come se dirty dancing fosse il film manifesto dell’emancipazione femminile o waterworld un documentario sul cambiamento climatico). Wakanda Forever! e sempre viva i 400 calci dai

  5. Jo Condom

    Il primo Iron Man del 2008 riuscì nel miracolo di scrollarmi di dosso una trentina d’anni, facendomi rivivere le stesse emozioni di quando, adolescente, facevo fuori la paghetta all’edicola per accattarmi tutti gli albi della Corno sui supereroi e divorarmeli avidamente sui gradini dell’ingresso di casa. Questo mega-polpettone, invece, mi ha ricordato perché pochi anni dopo i supereroi li ho mollati: viaggi nel tempo, morti e resurrezioni, team-up a iosa, segretarie che diventano supergirl, puttanate a go-go perché tanto “quel che conta è divertirsi”.

    Sono favorevole a ripristinare una versione riveduta e corretta del Codice Hays che vieti categoricamente i viaggi nel tempo nelle produzioni hollywoodiane. Cristo, non è possibile che gli sceneggiatori debbano svaccare tutto con questi stramaledetti salti temporali, solo perché si infilano volutamente in situazioni da cui poi non sanno uscire se non in questo modo.

    Ha ragione chi dice che i “maccosa” ci sono in tutti i film e che, se il prodotto è ben fatto, non danno fastidio. Ha pienamente ragione, condivido. A patto che i suddetti “maccosa” siano scivolate di sceneggiatura che non toccano l’impianto principale. Ma qui, signori, tutto il film si regge su una gigantesca, incommensurabile puttanata.

    Già quando Ant-Man dice che, dato che per lui 5 anni sono state 5 ore, era possibile tornare indietro nel tempo, non ci volevo credere. Come se ci fosse una correlazione logica tra le due cose. Mi chiedevo: possibile che sceneggiatori tanto professionali si siano ridotti a questo?

    E per cosa, poi? Per giustificare il secondo tempo della partita contro Thanos, di nuovo con tutti i giocatori in campo e con l’aggiunta di Marvel-CR7, che però viene lasciata in panchina fino ai supplementari senza alcuna spiegazione valida, se non quella di non accorciare il film da 3 ore a 40 minuti scarsi.

    Di minchiate in questo film ce ne sono davvero a nastro, e tante sono state già evidenziate, quindi mi limito a una soltanto: se alla fine del film Cap deve tornare indietro nel tempo a rimettere a posto tutte le gemme per non alterare il continuum temporale (e ci sta), nessuno si è posto la domanda che oltre alle gemme mancava anche qualcos’altro da riportare nel passato, ossia proprio Thanos? Se il Thanos del 2014, con tutti i suoi generali ed esercito, si è spostato nel 2024 e lì viene polverizzato, come cavolo fa poi ad arrivare nel 2018 e schioccare le dita? Riportare le gemme indietro non altera quanto accade successivamente, quindi nemmeno i salti temporali compiuti, giusto? Il finale di Endgame semplicemente rende impossibile tutto quanto visto in Infinity War. Mi sbaglio, forse?

    Per quanto riguarda i protagonisti, mi limito soltanto ai tre Vendicatori (si vede che sono vecchio?) principali.

    Se Iron Man ha una fine degna delle migliori aspettative e il suo personaggio compie un percorso esemplare, da eroe e da uomo, il Thor panzone che molla tutto nelle mani di Valchiria e va a fare lo svalvolato-on-the-stars con i Guardiani mi ha fatto cascare le palle. Quanto a Cap, che ho adorato fino al film precedente (fankulo gli “eroi” tormentati e piagnoni, W quelli massicci e determinati), il ritorno al passato tra le braccia della sua amata sarà stato bellissimo per lui, ma ha totalmente distrutto il personaggio. Perché con quella bella trovata abbiamo che Cap non è mai stato congelato, quindi il mondo ha avuto Capitan America senza soluzione di continuità almeno fino agli anni settanta/ottanta, ma nessuno se n’è minimamente ricordato e, soprattutto, non ha avuto la minima influenza sugli eventi successivi, compresa la corruzione dello Shield, evidentemente avvenuta sotto i suoi occhi. Bella conclusione per Il Primo Vendicatore, davvero bella!

    Il filmone ha sicuramente mantenuto la promessa di intrattenere. Tre ore e non mi sono annoiato un minuto, lo ammetto. Ma qualcuno ha giustamente detto che il valore di un film si giudica da quante volte lo si riguarda. Il primo Avengers l’ho visto almeno 5 o 6 volte. Questo, sarà tanto se arriverò a due.

    Una saga spettacolare per durata, impegno, attori coinvolti e complessità dell’intreccio narrativo, che si sarebbe meritata una conclusione migliore di un fottuto viaggio nel tempo, tirato fuori proprio all’ultimo. Non avrei mai pensato di rivalutare la coerenza di Ritorno al Futuro sull’argomento.

    • Jo Condom

      Scusate, non ho messo SPOILER, ma spero vivamente che nessuno sia così pazzo da leggersi due paginate di commenti senza avere ancora visto il film. ;-)

    • sniffo

      Riguardo ai problemi che citi causati dai salti temporali trovi in internet un bello schemetto che spiega il funzionamento delle linee temporali. Semplicemente ogni personaggio che è tornato indietro ha creato in quel punto una linea temporale diversa. Il Thanos, la Gamora e la Nebula che ritornano nella linea temporale principale (quella del film) appartengono ad una linea temporale diversa.
      Il GPS quantico non serve solo a trovare il periodo giusto ma anche la linea temporare giusta dove tornare (soprattutto nel caso di Cap. che deve restituire le gemme e il martellone).

      Molto probabilmente il prosieguo delle linee temporali alternative sarà diverso da quella del MCU dei film. In una addirittura Thanos scompare.

      Basta che la cosa finisca qui, altrimenti diventa una puttanata come i film degli X-men.

    • Toni randine

      Il film non è un capolavoro, ma proprio non hai capito nulla della loro teoria sui viaggi nel tempo.

      Tutte le contestazioni che stai facendo sono stile ‘ritorno al futuro’, ossia cambio il passato e spacco il presente.
      Questo film è alla dragon ball, cambio il passato e creo diverse linee temporali (fanno anche il disegnino)

      In poche parole anche se cap andasse indietro nel tempo e sparasse in faccia alla propria madre gravida, non si troverebbe nella soluzione di non essere mai nato, tutti i fatto successi in tutti i film rimarrebbero esattamente come sono

    • “Perché con quella bella trovata abbiamo che Cap non è mai stato congelato, quindi il mondo ha avuto Capitan America senza soluzione di continuità almeno fino agli anni settanta/ottanta, ma nessuno se n’è minimamente ricordato e, soprattutto, non ha avuto la minima influenza sugli eventi successivi, compresa la corruzione dello Shield, evidentemente avvenuta sotto i suoi occhi.”

      Il Cap che torna nel passato è quello del futuro. Quello del passato è congelato e resta congelato. Quello del futuro è un cap più maturo di una decina d’anno che torna dalla sua amata e, tra l’altro, dice abbastanza chiaramente che torna a farsi gli affari suoi, non a fare il supereroe.

      Per altro, questo probabilmente crea COMUNQUE una linea temporale alternativa, perché è una linea temporale in cui Peggy non ha vissuto da sola ma si è sposata con Steve, ma insomma.

    • Jo Condom

      “Il Cap che torna nel passato è quello del futuro. Quello del passato è congelato e resta congelato. Quello del futuro è un cap più maturo di una decina d’anno che torna dalla sua amata e, tra l’altro, dice abbastanza chiaramente che torna a farsi gli affari suoi, non a fare il supereroe.”

      Ci avevo pensato anch’io, che tornasse a fare il maritino e basta, il che però è in totale contrasto con la sua personalità.
      Lui, il più idealista di tutti, che rinuncia a usare i poteri conferitigli dal super-siero e lascia che la gente se la cavi da sola contro il crimine?
      Ecco perché parlavo di triste fine per il Primo Vendicatore.

    • Jo Condom

      Sniffo: “Semplicemente ogni personaggio che è tornato indietro ha creato in quel punto una linea temporale diversa. Il Thanos, la Gamora e la Nebula che ritornano nella linea temporale principale (quella del film) appartengono ad una linea temporale diversa.”
      Semplicemente? ;-)
      Io, ancora più semplicemente, speravo che questa non fosse la spiegazione, ma che la linea temporale restasse unica, sia pure con salti e interruzioni (come i due Cap che lottano tra loro, non sono gli stessi, dato che uno è più anziano dell’altro).
      Ma, se sposiamo questa versione, le linee temporali non sono “create” dai crononauti, bensì già esistono. Ce ne sono infinite, tutte parallele e ben distinte, almeno fin quando qualche genio decide di far viaggiare i personaggi dall’una all’altra, creando potenziali casini incommensurabili.
      Pensa solo a Strange alla fine di Infinity War, che viaggia in 14 milioni di possibili futuri fin quando ne trova uno dove vincono. Se le linee temporali alternative si “creassero” solo quando viaggiano indietro nel tempo, allora Strange non avrebbe avuto alcun futuro da esplorare.
      Io pensavo (speravo?) che Strange avesse viaggiato attraverso 14 milioni di linee temporali alternative, fino a quando ne trova una dove vincono e a quel punto capisce che cosa fare, praticamente “copiando” la strategia vincente sulla SUA linea temporale; ovviamente erano viaggi “mistici”, di pura osservazione, senza alcuna influenza diretta sulle diverse linee.
      Se invece si comincia a zompare dall’una all’altra, cambiando il corso degli eventi, si crea un macello senza fine. Credo che “Infinity War” fosse un titolo molto più azzeccato di “Endgame”. “End” decché? Bah.

  6. Shu-Shá
    • Toni Randine

      Il film non è un capolavoro, ma proprio non hai capito nulla della loro teoria sui viaggi nel tempo.

      Tutte le contestazioni che stai facendo sono stile ‘ritorno al futuro’, ossia cambio il passato e spacco il presente.
      Questo film è alla dragon ball, cambio il passato e creo diverse linee temporali (fanno anche il disegnino)

      In poche parole anche se cap andasse indietro nel tempo e sparasse in faccia alla propria madre gravida, non si troverebbe nella soluzione di non essere mai nato, tutti i fatto successi in tutti i film rimarrebbero esattamente come sono

    • Fortebraccio

      E il Cap vecchio sulla panchina? Una svista voluta per forzare il finale?

    • Fortebraccio

      Non ho capito però la necessità di riportare le gemme se l’inetervento di sottrarle nel passato ha semplicemente creato una realtà alternativa e divergente rispetto a quella con le gemme e il martello allora????
      ammetto però di essermi distratto durante la spiegazione.

    • Jo Condom

      Concordo. Se inseriamo gli universi paralleli e le linee temporali alternative, allora non c’è alcun bisogno di riportare indietro le gemme. Anzi, si scopre che ci sono in giro infinite gemme, una per ogni linea temporale, e dato che ormai si può andare avanti e indietro a piacimento, possiamo fare tutto quel che ci pare, tipo portare una decina di Iron Man nella linea principale.
      Mi spiace, ma con questa cazzata hanno rovinato tutto.

    • Jo Condom

      Toni Randine: “Il film non è un capolavoro, ma proprio non hai capito nulla della loro teoria sui viaggi nel tempo.
      Tutte le contestazioni che stai facendo sono stile ‘ritorno al futuro’, ossia cambio il passato e spacco il presente.
      Questo film è alla dragon ball, cambio il passato e creo diverse linee temporali (fanno anche il disegnino)”

      Probabile che non abbia capito nulla, visto come l’hanno spiegata bene.
      Non contesto nulla in stile Ritorno al Futuro. Lo dicono chiaramente che tornare nel passato non cambia il presente, perché se viaggi nel passato “il passato è il tuo futuro”. Altrimenti, appunto, bastava tornare indietro e uccidere Thanos in fasce, invece di fare tutto quel casino per riprendere le gemme.
      Ma le linee temporali multiple sono una cazzata ignobile, perché possono giustificare qualsiasi cosa. Tipo, come ho detto in un altro commento, tornare indietro e pigliare l’Iron Man della settimana prima, oppure un giorno vedersi comparire una dozzina di Thanos da altrettante linee temporali. Significa che niente accade in modo definitivo e tutto può essere rimesso in gioco ad libitum.

  7. In questo film ci sono tanti passaggi comuni ad altri fantasy:
    – l’inizio mi ha ricordato “Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate”. Il film precedente “Lo Hobbit – La desolazione di Smaug” era incentrato sul drago, finiva con il panico generato dal drago e creava aspettativa; nel film finale il drago muore al minuto 10 e quindi tutta l’aspettativa va a farsi benedire e comincia un altro film. Qui uguale: “Infinity War” ti dà l’idea che Thanos sia invincibile e invece in “Endgame” muore al minuto 10.
    – il ritorno nel passato si è già visto in 2000 film. In questo caso lo stile ricorda molto “Men in black 3” oppure “X-men giorni di un futuro passato”. A questo si aggiunge che la pianificazione non è il loro forte perché se avessero voluto fare le cose in modo efficace, non avrebbero spedito ciascuno nel suo passato, ma si sarebbero mescolati, in modo da non avere distrazioni.
    – la battaglia finale ricordava moltissimo “Il signore degli anelli – Il ritorno del Re”, con tanto di corsa dei nostri contro i nemici. Peccato che sia 16 anni dopo e quindi ti aspetti qualcosa in più. Manca il discorso epico di Captain America, che avrebbe bisogno di uno spin doctor migliore.
    – il passaggio di testimone (e di scudo) tra Captain America e Falcon ricorda molto il finale di “Il cavaliere oscuro – Il ritorno” in cui Batman chiede a John Blake di continuare la sua missione e questo diventa Robin.

    Aspetti deludenti della trama sono stati:
    – Capitan Marvel è una specie di deus ex machina che risolve tutti i problemi quando non sanno più come venirne a capo. E allora viene da dire “poteva metterci molto meno a sconfiggere Thanos”.
    – in “Infinity War” Thanos è invincibile perché ha le gemme. Ma in “Endgame” dà l’impressione di essere invincibile anche senza le gemme. E allora ‘sti Avengers sono dei bei brocchi.
    – Hulk è veramente un personaggio privo di senso: ora non ha nemmeno più l’istinto animale e sembra un cactus miope.
    – Vedova nera è cambiata nel corso dei film: da pseudo-robot (che ricordava Jennifer Garner in “Alias”) diventa una tenerona che fa a gara per morire prima. In ogni caso, muore senza confessare il suo amore per Occhio di falco, quando tutti si aspettano il bacio appassionato prima di buttarsi dal dirupo.

    Aspetti irrisolti o non mostrati:
    – tecnicamente quando Captain America torna indietro a riportare le gemme, dovrebbe anche riportare il martello di Thor al Thor del passato, ma forse si è affezionato e non lo fa più vedere.
    – Gamora non è sull’astronave con i Guardiani alla fine del film, quindi viene da pensare che sia stata polverizzata dallo schiocco di dita di Ironman, ma è solo un’ipotesi.

    • Martino Scorsese

      Wow, divertente che parti con un elenco di cose relativamente negative e poi fai “aspetti deludenti del film poi…” Del tipo “Quello è stronzo, stupido, codardo, rompipalle, ma ha anche dei difetti eh”!
      Comunque sono d’accordissimo sul primo punto: I primi quindici minuti sarebbero un film perfetto. Poi il resto è solo fanservice e una battagliona finale, tutto divertente, però già alla seconda visione chi lo sa se regge. Tranne Vedova e Occhio di Falco, quella scena è ai livelli dei primi dieci minuti.

    • Cap lo riporta il martello, eh…
      Gamora è semplicemente scappata: Quill guarda infatti le possibili destinazioni che può aver preso, prima che arrivi Thor a rompergli le scatole

    • Jo Condom

      Più che altro non ci fanno vedere la faccia di Thor, convinto di essere l’unico a poter brandire Mjolnir, che se lo vede restituire da Cap come fosse un giocattolo. ;-)

  8. Martino Scorsese

    Wow, divertente che parti con un elenco di cose relativamente negative e poi fai “aspetti deludenti del film poi…” Del tipo “Quello è stronzo, stupido, codardo, rompipalle, ma ha anche dei difetti eh”!
    Comunque sono d’accordissimo sul primo punto: I primi quindici minuti sarebbero un film perfetto. Poi il resto è solo fanservice e una battagliona finale, tutto divertente, però già alla seconda visione chi lo sa se regge. Tranne Vedova e Occhio di Falco, quella scena è ai livelli dei primi dieci minuti.

    • Martino Scorsese

      Dio, sti doppi commenti… Scusate, era chiaramente la risposta a quanto scritto sopra venuta 2 volte.

  9. Gino Rattuso

    Mah non saprei… Tutto sommato bello, però non sarà uno di quei film che mi rimarranno dentro. Sarà che non sono mai stato un fan sfegatato del genere, sarà che i supereroi mi stanno uscendo dalle orecchie, sarà quello che volete ma non è un film che rivedrei.
    Troppe buffonate e scene improbabili che smontano il pathos dell’inizio, Thanos veramente insipido (per usare un altro aggettivo non comune, cit. la polemica su “ineluttabile”) rispetto a Infinity War, personaggi incastrati a forza oppure che non funzionano bene come prima (Rocket senza la sua “spalla comica” Groot è abbastanza irritante), un meccanismo senz’altro ben oliato ma per gridare al capolavoro ce ne passa.
    Aggiungo solo che secondo me il tema del viaggio nel tempo era stato sviluppato meglio in The LEGO Movie 2, ingiustamente poco visto e sottovalutato, con un Chris Pratt in splendida forma e autoironico che prende in giro tutti i suoi ruoli più celebri (sì, anche e soprattutto Star-Lord).

  10. Matthew

    Confezionato ad arte. Il viaggio nel tempo era l’unico modo per porre rimedio.
    L’unico modo per risolvere tutti i problemi. Un pò scontato.
    Spiace per l’addio di Ironman (cuore pulsante) e Cap (leader indiscusso).
    Thor ormai non ha più niente di Thor (non mi riferisco al fisico).
    Epica la battaglia finale ma personaggi come Cap. Marvel risultano quasi superflui (inseriti Ad Hoc per futuri sequel).
    Mi sono emoziona per alcune scene site nel passato ma alla fine l’epilogo risulta scontato. Il film è lungo ma bello… Anche se scontata l’unica strada percorribile… Ciao Ironman, porti via con te parte di me…

  11. GGJJ

    Allora, parti emozionanti ce ne sono, su tutte quelle fatte dagli attori veri, la scena di Hawkeye e Black Widow ma anche e soprattutto quella in cui, solo con lo sguardo, Dr. Strange dice ad Iron Man “Si, è cosi. Perchè vinciamo ti devi sacrificare” e lui si sacrifica. Terminando il percorso da figlio scavezzacollo a padre premuroso. Ma ci sono e sono evidenti anche i difetti. Su tutti il morbo della Resurrezione, che non a caso è il motivo principale (e non credo solo per me) per il quale da ragazzino smisi con i comics Marvel (e DC). Che palle quando chi muore, buono o cattivo che sia, non sai mai se rimarrà morto.

    In fondo la recensione suggerisce qualcosa d’importante e, credo, vero. Questo film potrebbe essere il canto del cigno del MCU, hanno fatto qualcosa di ENORME, ma mi sa che hanno anche finito le idee.

    • Martino Scorsese

      Boh, ora si possono giocare i F4 e gli X Men. Poi possono continuare a riproporsi all’infinito, vedremo.

    • GGJJ

      Si, ok, già devono venire i Celestiali, poi puoi giocarti un ruolo nella guerra Kree-Skrull e millantamila altre cose che puoi prendere dai fumetti (ad esempio, Adam Warlock che cominciava ad apparire alla fine dei Guardiani della Galassia, che fine ha fatto?). Però sono le soluzioni narrative e gli schemi che sono SEMPRE gli stessi. Come peraltro avviene nei comics, che immagino alla lunga non abbiano stufato solo me.

      E’ un pò il gioco della soap-opera. A meno che non si decida di mandare completamente in anestesia il cervello (cosa che gli appassionati/e del genere spesso fanno consapevolmente e volontariamente) puoi vedere un numero finito di volte gli stessi personaggi morire,rinascere,sposarsi cornificarsi, divorziare e ricominciare il ciclo, poi mandi tutti affanculo.

      Quante volte abbiamo visto, direttamente o indirettamente Batman contro Joker, in varie salse? Quante volte abbiamo visto Magneto incazzarsi perchè i mutanti sono trattato come minoranza oppressa? L’universo esteso MCU ovviamente propone più varianti, ma alla fine in questi 22 film di possibilità ne abbiamo esplorate, e riproporle in modo leggermente diverso non funzionerebbe altrettanto bene. E non so se un’alternativa altrettanto forte ce l’hanno.

    • Martino Scorsese

      Boh, infatti per questo sono un pò poco convinto che oltre a Far Frome Home riusciranno ad andare avanti, tolti forse i Guardiani 3. Per quanto riguarda gli Eterni boh, mentre il film su Vedova Nera potrebbe essere interessante. Ci sono altri film programmati?

    • GGJJ

      I seguiti di Dr. Strange e Black Panther e Shang-Chi. Per il quale veramente, che Dio ce la mandi buona.

    • Al di là del fatto che bisogna vedere quanto vorranno aspettare prima di infilare dentro tutto il mondo mutante, sicuro come il sole che sorge che uno dei prossimi sarà un film sui Fantastici 4, che con il nuovo corso “cosmico” ci stanno a pennello, mentre è assai molto probabile uno su Adam Warlock.
      Si parlava come molto probabile, un film su Nova e uno sugli Inumani.
      Poi mi pare che i personaggi siano finiti

  12. Negrotti

    Dopo 2, dico DUE visioni perché non volevo capacitarmi di quello che avevo visto, mi ritrovo sconsolato a dire che (ovviamente nella mia opinione personale e becera) è un film del menga.
    E il problema grosso, grossissimo insormontabile per me, è la pura e semplice mancanza di un villain. Se Nebula avesse aggiornato il firewall Endgame sarebbe stato un film senza scontri.
    Ok, la chiusura delle storie dei personaggi, ma davvero a qualcuno interessa il dialogo *SPOILER* fra la vedova e nonocchiodifalco per il sacrificio richiesto dalla gemma dell’anima? *FINE SPOILER*
    No, da lettore dei fumetti e da amante delle botte, un documentario sui viaggi del tempo secondo la Marvel non è il film che voglio vedere a conclusione della saga delle gemme.
    Pur con tutte le sue scene memorabili e i suoi momenti di risate, sono uscito dal cinema (al contrario di infinity Wars) con un senso di vago disappunto. Non un fallimento, quanto l’aver aspettato un menù degustazione da 30 portate, e aver mangiato solo antipasto e dessert.

    • Jo Condom

      “davvero a qualcuno interessa il dialogo *SPOILER* fra la vedova e nonocchiodifalco per il sacrificio richiesto dalla gemma dell’anima? *FINE SPOILER*”
      Tu che l’hai visto due volte, sai dirmi se, quando si formano le tre squadre a spasso nel tempo, sanno già della storia del sacrificio per la Gemma dell’Anima? Io non ne sono sicuro, ma mi sembra di no, vista la scena melodrammatica che mettono in piedi dopo che Teschio Rosso li informa. Quindi, anche qui caxxata memorabile, nel senso che per puro caso (?) vanno a prendere la Gemma dell’Anima proprio gli unici due che hanno qualcosa da sacrificare. Pensa che bello se ci finivano, chessò, Rocket e Hulk.

    • Shu-Shá

      In quel caso tocca al procione, Hulk non muore cadendo da lì.

  13. Lobo

    La cosa che più mi salta agli occhi è l’analisi sui recenseori vedendo i pezzi così vicino tra lopro e le analisi dai vari angoli.
    Nanni so’ ampiamente come la pensa e scrive, per il resto viva Quantum.

    Io sono Lobo

  14. Luc

    Il film funziona alla grande ed è la degna conclusione di 10 anni di emozioni. Battaglia finale epica, con trovate che mi hanno letteralmente fatto urlare in sala. Ma nessuno parla del modo in cui è stato trattato hulk dai Russo’s? Il personaggio per quanto mi riguarda è rovinato. Già professor hulk nei fumetti era una cacata pazzesca, figurati a riproporlo al cinema, ma poi neanche una scena d’azione, un pugno, un “hulk spacca”. Con tutti i fan service che hanno fatto, uno per il gigante verde lo potevano anche mettere, almeno una semi-redenzione-2o round con thanos era dovuta. Era nettamente il personaggio più forte dell’MCU nel 2012, adesso sembra shrek, e pure nella versione pacifica. Battuto dall’hulkbuster(!!!!!!), Thor, Thanos, e ha quanto pare gli rimane pure il braccio mozzato perché la rigenerazione canonica di hulk non gliela mettiamo che non l’abbiamo ancora umiliato abbastanza. Spero che qualcuno metta a posto la situazione in futuro, ruffalo dovrebbe avere un altro film sul contratto se non sbaglio.

  15. Manu

    Ai recensori dico solo una cosa: voglio venire al cinema con voi.

  16. annadeimiracoli

    visto ieri, nella pace del pomeriggio, in una multisala quasi deserta (tranne 5/6 bambinetti mediamente molesti)…che dire, inaspettato per la scansione dei tempi, per la gestione dei personaggi e pertanto…coinvolgente. Emozionante. Zero noia zero per tutte le 3 e passa ore, compresa la battaglia finale e il sottofinale strappacuore.
    abbiamo applaudito…in 12, forse 14 , ma tutti, compresi gli under 10 a totale digiuno di mitologie antecedenti ( e che infatti ipotizzavano parentele inverosimili, ma fantastiche, tra i vari personaggi….)
    Un finale che riscatta tutti i momenti bassi, e definisce l’MCU con un grosso punto e capo. Bellissimo.

  17. Giulio

    Che dire. L’articolista ha veramente fatto un bel sunto sulla questione, non solo “Avengers”, ma cinecomic e cosa significa, anche se in modo parallelo e indiretto. Mi trova discorde solo sulla «questione Hulk»: – che ha trattato con troppa (ma troppa diplomazia), la quale ritengo la vera cagata pazzesca di tutto il film Endgame. Ovviamente riconosco validi i motivi già espressi nella recensione, ci mancherebbe, e che quindi sottoscrivo; il punto è che quelli sono solo i motivi marginali per la questione Hulk; e del perché sia ed è una cagata pazzesca. Hulk, ridotto a essere fondamentalmente un PIRLA. Voglia di bestemmiare a tremilla (dotta citazione). Cosa che, nonostante sia una forzatura, per la “grassitudine” di Thor, invece, quella sì è una scelta coraggiosa, forzata, va riconosciuto, però portata avanti con coraggio e senza mai tradirne la logica, tenuta sempre PERFETTAMENTE in equilibrio, e nella messa in scena e nel crescendo, e nelle dinamiche della e per conto della narrazione. Sta pure ben che Capitan Marvel arrivi all’ultimo secondo, se no… se no: BYE BYE finale epico con la giusta epicità! quella «epicità e miticità» (sempre per fare citazioni dal lessico scorretto e magnificamente cinematografico), quella MITICITA’ dicevamo, che serviva l’inevitabile momento TOPICO; e quindi diciamo ed è così e sarà sempre così: gli eroi è giusto che facciano l’ingresso al momento giusto, stiamo sempre parlando di un fumetto; ma HULK NO! … non è inserbile in nessuna di queste (e altre) licenze; bastava semplicemente, ma VERAMENTE semplicemente, che la sua crisi di identità (e il coraggio per esplodere nel suo VERDE che più verde non si sarebbe potuto) fosse continuata così come iniziata in War Infinity; bastava fare in modo che la notizia della morte della Vedova Nera (me ne invento una seduta stante, e non sono pagato milioni di dollari per idearla, non mi sono serviti undici anni per elaborarla, pensa quanto ci sarebbe voluto), dicevamo, bstava che la notizia della morte della nostra NATASHA gli arrivasse al momento giusto, e creare così uno sconvolgimento e una catarsi indicibile per Dottor Banner. E potevano tranquillamente lasciarlo nella sua forma umana, prima di tutto ciò, cioè a fare lo scienziato sconnesso con se stesso, così come ha fatto, sempre lì lì sul ciglio del burrone psicologico. Aumentandone la tensione e l’empatia con lo spettatore. Cosa mi sono dovuto sorbire invece??!!!! Ecco cosa!: Hulk che accetta di essere IBRIDATO tra “Hulk” e NON-SI-SA-COSA. Questa è un’offesa schifosamente penosa e vigliacca, un insulto privo di ogni rispetto. Thor, infatti, come si diceva, era profondamente in conflitto abbandonandosi a sé stesso, proprio perché paradossalmente sapeva di non poter essere più Thor poiche aveva smesso di crederci, MA NON PERCHE’ AVEVA SMESSO DI ESSERLO! … invece Hulk è stato umiliato, depauperato della sua essenza, normalizzato a un mostro di serie B dei puffi; un umano ingigantito del menga, un wrestler da cinepanettone o di fantozziana memoria; è stata ANNICHILITA la sua bellezza (intesa di personaggio e carisma); disattivato il suo pathos, svilita la sua energia finanche filosofica (che spero di si debba spiegarne la portata). Spero che qualcuno ne paghi il prezzo e lo paghi caro. Detto ciò, una cosa mi ha veramente soddisfatto, AH DIO SIA LODATO; quelle MERDISSIMISSIME-CINEPANETTONATE di Nolan e il Bat-cretino di Nolan, che pure vogliono passare per “cinefumetti” d’autore (non si può stare seri a sentirla)… siano per sempre seppelliti dalla Marvel! Dicesi Nolan: il più grande truffatore e imbonitore per boccaloni nella storia del cinema. Se ancora non si è capita la differenza tra Imbonitori professionisti e professionsti veri, non c’è da stupirsi se ancora adesso c’è gente che non s’innamora di un amore senza fine per Kubrick, Kurosawa, Bergman o Leone. Nolan, datti all’ippica, compresa quella BARACCONATA di Interstellar. Vai a fare propaganda da un’altra parte, grazie.

    • Ruper Tevere

      “Vai a fare propaganda da un’altra parte, grazie.”

      Bravo cazzo

    • Shu-Shá

      Hulk è stato fatto così per farci un film in futuro, perché è stato ampiamento provato che un film con quelle verde e stupido non ci riesci a farlo. Non un film di questi, ecco.

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